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ordine del giorno


Lunedì 17 novembre, alle 17.00

    1. Cambiamenti climatici - Rel. Rolf Linkohr (PSE D)
    2. Dichiarazione della Commissione sulla 3a Conferenza sul cambiamento climatico
*    3. Unione doganale con la Turchia - Rel. Peter Kittelmann (PPE D)
**I    4. Qualità dell'istruzione - Rel. Renate Charlotte Heinisch (PPE D)

Martedì 18 novembre, alle 9.00

    1. Corte dei Conti: relazione annuale sul bilancio 1996
    2. Discussione congiunta:
    - Encefalopatia spongiforme bovina (ESB) - Rel. Reimer Böge (PPE D) e interr. varie
    3. Sistema di partecipazione dei lavoratori - Rel. Winfried Menrad (PPE D)
    4. Discussione congiunta:
**I    - Accordo sul lavoro a tempo parziale - Rel. Karin Jöns (PSE D)
    - Occupazione in Europa - Rel. Jorge S. Hernandez Mollar (PPE E)
**I    5. Sicurezza degli aerei - Rel. Antonio Gonzàlez Triviño (PSE E)
    6. Coesione economica e sociale - Rel. Juan de Dios Izquierdo Collado (PSE E)
*    7. Fondo internazionale per l'Irlanda - Rel. Antoni Gutièrrez Diaz (SUE/SVN E)
***II    8. Esercizio dell'avvocatura - Rel. Nicole Fontaine (PPE F)
**I    9. Uguaglianza uomo-donna e cooperazione allo sviluppo - Rel. Karin Junker (PSE D)
    10.Ora delle interrogazioni (alla Commissione)

Mercoledì 19 novembre, alle 9.00

    1. Trattato di Amsterdam - Rel. Dimitris Tsatsos (PSE GR) e Iñigo Méndez De Vigo (PPE E)
    2. Dichiarazioni del Consiglio e della Commissione sulle relazioni UE/USA
    3. Ora delle interrogazioni (al Consiglio)
    4. Piano d'azione in favore del mercato unico - Rel. Karl von Wogau (PPE D)
    5. Prodotti da costruzione - Rel. Werner Langen (PPE D)
***I    6. Programma FISCALIS - Rel. Carlo Secchi (PPE)
***III    7. Reti numeriche e mobili - Rel. Manuel Medina Ortega (PSE E)

Giovedì 20 novembre, alle 9.00

    1. Discussione congiunta:
    - Lotta contro la criminalità organizzata - Rel. Charlotte Cederschiöld (PPE S)
*    - Corruzione nel settore privato - Rel. Rinaldo Bontempi (PSE)
*    - Rete giudiziaria europea - Rel. Rinaldo Bontempi (PSE)
*    - Impegni internazionali - Leoluca Orlando (VERDI)
*    - Incriminazione - Rel. Leoluca Orlando (VERDI)
*    - Finanziamento - Rell. Leoluca Orlando (VERDI)
*    - Cooperazione nel settore della giustizia e affari interni - Rel. Hartmut Nassauer (PPE D)
*    2. Programma ODYSSEUS - Rel. Wilmya Zimmermann (PSE D)
    3. Politica energetica - Rel. Umberto Scapagnini (UPE)
    4. Problemi di attualità

Venerdì 21 novembre, alle 9.00

***    1. Accordo ECE - Rel. Peter Kittelmann (PPE D)
    2. Sviluppo e interventi strutturali in Belgio - Rel. Francis Decourrière (PPE F)
*    3. Pesca nell'Antartico - Rel. Patricia McKenna (VERDI IRL)
    4. Discussione congiunta: Pesca - Rell. Josu Jon Imaz San Miguel (PPE E), Manuel Medina     Ortega (PSE E), Heinz Kindermann (PSE D), Honorio Novo (SUE/SVN P)

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in primo piano


     * La sessione che si svolgerà a Strasburgo dal 17 al 21 novembre presenta un ordine del giorno quanto mai "carico". Ancora una volta, in attesa del Vertice straordinario europeo sull'occupazione, previsto per il 20 e 21 novembre a Lussemburgo (e quindi in concomitanza con la tornata dell'Europarlamento), si affronterà il problema della lotta alla disoccupazione e delle misure sociali ad essa collegate. Il bilancio presentato dall'Esecutivo per il 1996 non lascia purtroppo spazio a facili ottimismi: nonostante la ripresa economica sono stati creati nello scorso anno solo 600mila posti di lavoro in tutta l'Unione e questo a fronte di quasi 20 milioni di disoc cupati.

    * E' un "sì" accompagnato da molti "ma" quello che l'Aula esprimerà sul trattato di Amster dam sottoscritto il mese scorso e che dovrà ora essere ratificato dai singoli Stati membri. In particolare si lamenta la mancanza di un'ormai indilazionabile riforma istituzionale che permetta di procedere all'ampliamento dell'Unione europea. La Commissione viene sollecitata ad elabora re le relative proposte entro la fine del prossimo anno e a presentarle al Parlamento europeo e ai Parlamenti nazionali.

    * Si sono conclusi i lavori della commissione temporanea di inchiesta incaricata di controllare il seguito dato dall'Esecutivo alle richieste formulate nel febbraio scorso dall'Assemblea per combattere la malattia della mucca pazza (ESB) ed evitare i rischi di nuove epidemie. I risultati sin qui conseguiti sono abbastanza soddisfacenti ma permangono gravi lacune, specie per quanto concerne gli indennizzi alle famiglie delle vittime e le sanzioni a carico dei funzionari della Commissione responsabili del propagarsi dell'ESB. Carenti anche i controlli operati dalle autorità portuali britanniche sull'embargo alle esportazioni di carne inglese, controlli ai quali dovrà essere associato l'Esecutivo di Bruxelles.

    * Il Consiglio ha presentato un programma d'azione per la lotta contro la criminalità organiz zata che prevede una serie di misure comuni per combattere il fenomeno. Su di esse si è pro nunciata favorevolmente la commissione affari interni deplorando però che i ministri si siano orientati più su un rafforzamento della cooperazione intergovernativa - la quale ha sin qui offerto scarsi risultati - che sul varo di un'effettiva politica comune.

    * Segnaliamo infine la presentazione, da parte del presidente Friedmann, della relazione annuale della Corte dei Conti e della dichiarazione di garanzia concernenti il bilancio 1996, così come le dichiarazioni del Consiglio e della Commissione sull'esecuzione della nuova agenda transatlantica in vista del Vertice UE-USA che si terrà il 5 dicembre.

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ESB


I lavori della commissione
per la verifica delle misure
adottate contro l'ESB
Rel. Reimer Böge (PPE D)
e interr. varie
(martedì 18 novembre)

La commissione temporanea incaricata di verificare il seguito dato dall'Esecutivo alle raccomandazioni del Parlamento concernenti l'ESB (encefalopatia spongiforme bovina come epidemia della mucca pazza) ha concluso i suoi lavori ed ha approvato una relazione nella quale si compiace delle misure avviate dalla Commissione nel campo della politica d'informazione per ottenere la massima trasparenza possibile in relazione alla politica di lotta contro l'ESB, sia per quanto riguarda le relazioni sulle ispezioni che per quanto ri guarda l'attività dei comitati scientifici (inserimento su Internet, accesso a documenti, esposizione dei pareri di minoranza).

L'organo parlamentare ringrazia le Commissione - in particolare la commissaria Bonino, che è politicamente responsabile, e il direttore generale della DG XXIV, competente per il merito - per l'aperta e costruttiva cooperazione con la commissione temporanea ed insiste sulla partecipazio ne di parlamentari europei ai lavori dei comitati scientifici.

Per quanto concerne il rafforzamento dei meccanismi comunitari di controllo e d'ispezione comunitari allo scopo di garantire il rispetto del diritto comunitario e la protezione della salute della popolazione e degli animali nel mercato interno, la relazione riconosce che è necessario prevedere un'adeguata dotazione finanziaria e in termini di personale dei servizi d'ispezione della Commissione, ma ricorda nel contempo che l'attuazione della legislazione comunitaria è di competenza degli Stati membri e che quindi il compito della Commissione può solo consistere in un controllo integrativo e nel particolare monitoraggio di evidenti settori problematici.

La Commissione viene criticata per non aver effettuato un tempestivo controllo ex post sull'applicazione del divieto di esportare carni bovine dal Regno Unito, nonostante le evidenti e note carenze, e viene sollecitata a presentare una proposta per migliorare il sistema dei controlli.

Apprezzamento viene espresso per l'ampliamento dei compiti della Direzione generale "Politica dei consumatori e protezione della salute" (DG XXIV) della Commissione all'interno della quale fondamentale importanza ai fini di un efficace sistema di preallarme riveste l'efficienza della nuova divisione "Valutazione dei rischi sanitari".

La Commissione ha recepito le giuste richieste del Parlamento europeo per quanto riguarda un'applicazione globale della procedura di codecisione, presentando alla Conferenza intergover nativa le opportune proposte, anche se queste sono poi state solo parzialmente accolte.

Positive sono giudicate anche le misure finora adottate dalla Commissione ai fini dell'elaborazione di una direttiva quadro sul diritto alimentare europeo e di una direttiva che disciplina la responsabilità per i prodotti agricoli di base.

La commissione d'inchiesta sottolinea la necessità di coordinare a livello europeo e promuovere finanziariamente  le attività di ricerca sulle encefalopatie spongiformi trasmissibili (EST) in generale e sulla nuova variante del morbo di Creutzfeld-Jakob (CJD) in particolare, dato che sussistono tuttora notevoli lacune e che l'interesse privato e commerciale alla ricerca in questo settore è molto limitato.

Una severa critica viene rivolta all'Esecutivo per quanto riguarda la mancata attuazione della raccomandazione della commissione d'inchiesta sull'ESB relativa al risarcimento delle vittime del morbo CJD; bisognerà ora presentare senza indugio una proposta concernente detto risarci mento, senza per questo esonerare il Regno Unito dalla sua responsabilità primaria.

Il "riciclaggio" di carcasse e sottoprodotti della macellazione per la produzione di farine animali rappresenta, in termini economici, ecologici e sanitari, la migliore alternativa; tuttavia il rispetto di norme di lavorazione sicure costituisce un presupposto indispensabile per il funzionamento di questo circuito economico tradizionale.

La definizione di dette norme - sottolinea il documento - non riguarda solo la lotta all'ESB bensì, in termini di profilassi delle epidemie, anche l'efficace eliminazione di tutti i potenziali agenti patogeni. Agli Stati membri che non vogliono o non possono rispettare norme rigorose nella lavorazione delle carcasse rimane solo l'alternativa dell'incenerimento.

Inoltre esistono tuttora gravi lacune per quanto riguarda la ricerca di base sulle farine animali ed occorre dunque sviluppare ulteriormente e potenziare i programmi di ricerca in materia, garan tendo una partecipazione equilibrata degli istituti di ricerca competenti e interessati.

Il tutto fermo restando il principio che le farine animali non possono essere somministrate ai ruminanti e che devono essere etichettate di conseguenza. Occorre inoltre adottare opportuni provvedimenti, atti a impedire che, nella produzione, esse vengano miscelate ai mangimi con centrati per ruminanti. Non è infatti ammissibile tornare indietro rispetto alle norme di lavorazione e utilizzazione attualmente vigenti per le farine animali (133° C, 20 minuti, 3 bar; divieto di som ministrazione ai ruminanti) e la Commissione deve assicurare senza indugio l'applicazione del diritto vigente in tutti gli Stati membri.

Per quanto riguarda il necessario ed auspicabile avvio di procedure di infrazione nei confronti di determinati Stati membri, la Commissione, per evitare inutili allarmismi dovrà valutare e rendere sempre noto il diverso livello di rischio derivante ai consumatori dalla mancata applicazione.

Il principio di sussidiarietà - conclude la relazione - presuppone la volontà da parte degli Stati membri di recepire e applicare il diritto ma il Regno Unito, fino a poco tempo fa, non aveva dato prova della risolutezza necessaria per poter superare rapidamente e completamente la crisi ESB e la Commissione dovrebbe dunque presentare una proposta per migliorare il sistema britannico di controllo per quanto riguarda il rispetto del divieto di esportazione di carni bovine.

Tutti i maggiori gruppi politici dell'Assemblea hanno approntato sul tema una serie di interroga zioni indirizzate al Consiglio e alla Commissione, che verranno trattate in discussione congiunta con la relazione Böge.

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lotta alla criminalità


Programma di lotta alla criminalità
Rel. Charlotte Cederschiöld (PPE S)
Doc. A4-333/97
(giovedì 20 novembre)

La tratta di esseri umani, gli abusi sui bambini, i traffici di armi e di droga, la corruzione, il riciclaggio di denaro sporco, le frodi: sono questi i principali campi di azione della crimina lità organizzata per combattere la quale il Consiglio ha presentato un programma d'azione da realizzare a livello europeo.

Su tale programma si è pronunciata la commissione affari interni e libertà pubbliche deplorando che il sistema di cooperazione giudiziaria e di polizia sin qui attuato dagli Stati membri dell'Unione non abbia portato i risultati sperati nella lotta alla criminalità: è ormai indispensabile un'azione comunitaria che dovrà partire dalla ratifica in tempi brevi (al più tardi entro la fine del 1998) di tutte le convenzioni e gli altri strumenti giuridici vincolanti elaborati in questo settore.

Nel deplorare la mancata associazione del Parlamento europeo nell'elaborazione del programma da parte del Consiglio, l'organo parlamentare, pur felicitandosi per l'iniziativa dei ministri, ne mette in evidenza alcune carenze, a cominciare dalla mancata scelta tra una rafforzata coopera zione intergovernativa o l'armonizzazione delle disposizioni di procedura penale vigenti nei Paesi membri. Il miglioramento della cooperazione tra Stati potrebbe infatti, alla luce dell'esperienza sin qui acquisita, non essere sufficiente.

Positivo il giudizio espresso dalla commissione interni su alcune raccomandazioni approvate dal Consiglio, in particolare per quanto concerne la sensibilizzazione della popolazione riguardo alla criminalità, la maggior cooperazione tra i Quindici e l'UCLAF (Unita anti-frode della Commissio ne), il riavvicinamento delle legislazioni nazionali tramite fissazione di norme minime, la possibili tà di creare un fondo europeo per aiutare le vittime della criminalità organizzata e per prevenire le infrazioni utilizzando i beni sequestrati ai criminali.
Inoltre vengono viste con favore alcune misure che permetterebbero alle categorie professionali minacciate dalla criminalità (avvocati, notai) di rivolgersi alle autorità giudiziarie; utile anche il perfezionamento degli strumenti che consentono lo scambio diretto di prove e documenti tra le autorità nazionali competenti, ad esempio superando le barriere linguistiche.

Infine bisognerà prevedere un controllo giurisdizionale centrale e, al momento di aggiornare la Convenzione Europol, fissare per questo organismo l'obbligo di presentare regolarmente una relazione sulle sue attività al Parlamento europeo e a quelli nazionali.

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incriminazione ad organizzazioni criminali

Incriminazione per i partecipanti
ad organizzazioni criminali
Rel. Leoluca Orlando (VERDI)
Doc. A4-349/97
(giovedì 20 novembre)

Nel quadro del programma presentato dal Consiglio per lottare contro la criminalità orga nizzata figurano alcuni progetti di azione comune: uno di essi concerne l'incriminazione per partecipazione ad un'organizzazione criminale.

La Commissione interni accoglie favorevolmente le proposte del Consiglio ma chiede di ampliare il numero dei crimini in esse contemplati aggiungendo al terrorismo, al traffico di droga e a quello degli esseri umani anche il riciclaggio di denaro sporco e altre forme di criminalità finanziaria. Inoltre va meglio precisata la definizione di contributo ad attività penalmente perseguibili e bisognerebbe rendere penalmente responsabili anche le persone morali. Infine va riconosciuta la competenza della Corte di giustizia della Comunità europea a statuire sulla validità e l'interpretazione dell'azione comune.

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impegni internazionali per la lotta alla criminalità


Valutazione delle misure
avviate a livello internazionale
Rel. Leoluca Orlando (VERDI)
Doc. A4-355/97
(giovedì 20 novembre)

Un ulteriore progetto del Consiglio riguarda la creazione di un meccanismo per valutare l'applicazione e l'attuazione degli impegni internazionali in materia di lotta alla criminalità organizzata.

Anche qui il giudizio di massima è positivo anche se l'approccio del Consiglio alla tematica è ispirato da una visione intergovernativa che dovrebbe essere sostituita da quella comunitaria. In tal senso la commissione interni chiede che venga rafforzato il ruolo dell'Esecutivo nell'insieme della procedura di valutazione. Inoltre il Parlamento dovrebbe essere informato ogni sei mesi sui lavori e le raccomandazione del "Gruppo multidisciplinare di lotta contro la criminalità organizza ta" e su quelli dello stesso Consiglio.

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corruzione nel privato

Corruzione nel privato
Rel. Rinaldo Bontempi (PSE)
Doc. A4-348/97
(giovedì 20 novembre)

Sempre nel programma d'azione comune del Consiglio, figura un progetto sull'incriminazione della corruzione nel settore privato.

La commissione interni sottolinea il forte legame esistente tra criminalità organizzata e corruzio ne che minaccia i principi democratici sui quali è fondata l'Unione europea. Per lottare contro la corruzione gli Stati membri devono adottare sanzioni penali efficaci, proporzionate e dissuasive ivi inclusa, nei casi gravi, la detenzione e l'estradizione. Vanno inoltre definite le responsabilità penali delle persone morali basandosi sulla Convenzione che tutela gli interesse finanziari della Comunità. Infine si esortano i Quindici a rafforzare la cooperazione e a riconoscere le competen ze della Corte di giustizia europea in materia pregiudiziale.

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rete giudiziaria europea


Rete giudiziaria europea
Rel. Rinaldo Bontempi (PSE)
Doc. A4-351/97
(giovedì 20 novembre)

La commissione interni esprime un parere favorevole sulla proposta di decisione del Consiglio concernente la creazione di una rete giudiziaria europea.

Si tratta, infatti, di rendere più efficace l'azione contro ogni forma di criminalità grave migliorando la cooperazione giudiziaria tra Stati membri e facilitando lo scambio di esperienze e di informa zioni.

Concretamente dovrebbe essere creato un repertorio informatico delle procedure di cooperazio ne già concluse o ancora in corso che permetterà anche una maggiore trasparenza e faciliterà il controllo parlamentare.

Secondo la commissione interni coloro che saranno chiamati ad operare pe questa rete giudizia ria dovranno possedere ottime qualifiche sia in termini di formazione che di esperienza profes sionale. Al Consiglio si chiede di precisare le interconnessioni tra le azioni di cooperazione giudiziaria e i compiti di Europol.

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trattato di amsterdam


Trattato di Amsterdam:
mancano le riforme istituzionali
Rel. Iñigo Méndez De Vigo (PPE E) e
Dimitris Tsatsos (PSE GR)
Doc. A4-347/97
(mercoledì 19 novembre)

Il Trattato di Amsterdam va ratificato poiché rappresenta una nuova tappa nel cammino verso la costruzione di un'unione politica, ma esso presenta gravi lacune specie in materia istituzionale.

Questo il messaggio lanciato agli Stati membri della commissione per gli affari istituzionali che spiega come tale grave negligenza metta a rischio il funzionamento democratico dell'Unione in vista del futuro allargamento ad altri Paesi.

Qualsiasi adesione, insiste l'organo parlamentare, dovrà essere preceduta da una riforma istituzionale che contempli una nuova ponderazione dei voti in seno al Consiglio; il numero dei membri della Commissione; il voto a maggioranza, sempre relativamente al Consiglio, che dovrà diventare la regola generale mentre l'unanimità sarà limitata alle decisioni di carattere costituzio nale; le altre riforme necessarie in previsione dell'ampliamento.

L'Esecutivo viene dunque sollecitato a presentare le relative proposte entro la fine del 1998, che dovranno essere trasmesse anche ai Parlamenti nazionali. Il Parlamento europeo dovrà essere associato a pieno titolo alla prossima conferenza intergovernativa e il futuro trattato, prima di entrare in vigore, dovrà essere approvato dall'Assemblea.

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occupazione in europa


L'occupazione in Europa nel 1997
Rel. Jorge S. Hernandez Mollar (PPE E)
Doc. A4-353/97
(martedì 18 novembre)

Il numero di posti di lavoro creati in Europa è ancora troppo basso rispetto alle cifre ocea niche della disoccupazione, che colpisce ormai tra i 25 e i 30 milioni di persone.

E' quanto afferma la commissione economica dopo aver esaminato la relazione per il 1997 dell'Esecutivo sull'occupazione in Europa dalla quale risulta che, nello scorso anno, sarebbero stati creati solo 600 mila nuovi impieghi.

Commissione, Consiglio e Stati membri vengono invitati dunque a rivedere gli accordi di politica fiscale e sicurezza sociale, incoraggiando la creazione di lavoro e favorendo gli investimenti nelle piccole e medie imprese.

Investire preventivamente sulle risorse umane: questa la parola d'ordine lanciata dalla commis sione economica che vuole un aggiornamento dell'istruzione e della formazione professionale così come il rafforzamento della competitività delle imprese.

L'organo parlamentare auspica poi severi provvedimenti contro i paradisi fiscali e contro le distorsioni della concorrenza derivanti da alcune misure fiscali adottate in varie regioni o Paesi membri.

Tra gli strumenti per una corretta valutazione dei tassi netti di creazione di lavoro, delle ore lavorative, della percentuale di PIL destinata alla protezione sociale e delle misure positive attuate dai Quindici sul mercato del lavoro, debbono figurare anzitutto indicatori socio-economici comparabili tra gli Stati membri. In tale ottica va vista anche la minaccia di chiudere i rubinetti dei finanziamenti comunitari per quei paesi incapaci di migliorare il loro sistema statistico riferito al lavoro.

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lavoro a tempo parziale


Accordo sul lavoro a tempo parziale
Rel. Karin Jöns (PSE D)
Doc. A4-352/97
(martedì 18 novembre)

Nel giugno scorso le parti sociali - rappresentate da UNICE, CEEP e CES - hanno sotto scritto un accordo quadro concernente il lavoro a tempo parziale con il duplice obiettivo di eliminare le discriminazioni delle quali è vittima la categoria dei lavoratori a tempo parziale e di facilitare lo sviluppo di tale attività lavorativa su base volontaria per agevolare un'organizzazione più elastica del tempo di lavoro.

La commissione lavoro e affari sociali dell'Assemblea approva la lotta alle discriminazioni ma deplora che l'accordo si limiti al tempo parziale ed escluda altre categorie di lavoro atipico. Inoltre non è stato approntato il tema della sicurezza sociale, che dovrà essere disciplinato tramite legislazione. Tali carenze - sottolinea l'organo parlamentare - lasciano aperta la strada ad interpretazioni di comodo e a deroghe, che andrebbero invece evitate.

L'accordo costituisce dunque una base sulla quale lavorare per cancellare ogni tipo di discrimi nazione per tutti i lavori atipici e la Commissione dovrà elaborare al più presto una proposta di direttiva comunitaria che disciplini la sicurezza sociale dei lavoratori interessati all'attività a tempo parziale.

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partecipazione dei lavoratori


Sistemi di partecipazione dei lavoratori
Rel. Winfried Menrad (PPE D)
Doc. A4-354/97
(martedì 18 novembre)

L'Aula è chiamata ad esprimersi sulla relazione finale del gruppo di esperti relativa ai sistemi europei di partecipazione dei lavoratori (Relazione Davignon). Nella proposta di risoluzione elaborata dalla commissione per gli affari sociali si appoggia l'intenzione previ sta dalla relazione e dalla proposta di compromesso lussemburghese di creare un organo transnazionale di rappresentanza dei lavoratori per rispondere alle particolare esigenze della Società europea (SE) per quanto riguarda l'informazione e la consultazione dei lavo ratori.

Il relatore sottolinea altresì la necessità di condurre le contrattazioni collettive tra gli organi delle società partecipanti alla fondazione e l'"organismo speciale negoziale dei lavoratori" parallela mente al processo di fondazione della SE. Si chiede poi che vengano garantiti anche per la SE tutti i diritti sindacali segnatamente all'accesso e ai negoziati nonché ai diritti di elezione, propo sta e nomina, sanciti dalle leggi e dagli usi nazionali in materi di partecipazione aziendale.

Si sottolinea infine che, una volta elaborate le opzioni relative alla partecipazione dei lavoratori, lo statuto della società europea dovrà acquisire quanto prima un carattere legislativo poiché, soprattutto per le piccole e medie imprese, vi è una forte necessità di questa forma di impresa per la cooperazione nell'ambito dell'Unione.

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programma fiscalis


Programma FISCALIS
Rel. Carlo Secchi (PPE)
Doc. A4-344/97
(mercoledì 19 novembre)

Al fine di meglio garantire il funzionamento dei sistemi IVA e accise la Commissione ha deciso di lanciare il programma FISCALIS, che incorpora e integra vari programmi già esistenti in tale ambito fornendo un quadro unico globale per tutte le azioni comunitarie e per tutte le spese comunitarie afferenti azioni e spese che prima venivano effettuate senza reali forme di coordinamento.

Tre gli obiettivi di fondo: l'acquisizione, da parte dei funzionari del settore delle imposte indirette, di un elevato livello comune di conoscenze in materia di diritto comunitario; una cooperazione ampia ed efficace tra gli Stati membri e tra questi e la Commissione; un miglioramento continuo delle procedure amministrative, per tenere conto delle esigenze tanto delle amministrazioni quanto dei contribuenti.

Al fine di conseguire detti obiettivi il programma FISCALIS opera su due diversi fronti: la forma zione del capitale umano e la realizzazione di una infrastruttura informativa comunitaria nel campo della imposizione indiretta.

Da un punto di vista finanziario, il programma FISCALIS ha una dotazione per il periodo 1° gennaio 1998 - 31 dicembre 2002, di 45 milioni di ecu, con le spese operative ripartite tra la Comunità e gli Stati membri.

Il giudizio complessivo sul programma - afferma la commissione economica - non può dunque che essere positivo, trattandosi di un tentativo serio e concreto di coordinamento delle azioni della Comunità nel campo della fiscalità indiretta, al fine di garantire un migliore funzionamento dell'attuale sistema di tassazione, e costituire un valido presupposto per una sua armonizzazio ne, esigenza questa più volte espressa ed auspicata dal Parlamento europeo.

Occorrerebbe però includere nel programma, ove si parla dello scambio dei funzionari e dei rapporti che questi faranno ai rispettivi Stati membri, un ruolo più attivo per questi ultimi e per la Commissione, volto a raccogliere gli elementi emersi dalle diverse esperienze mettendoli a frutto nell'elaborazione delle proposte legislative.

Un'ulteriore forma di coordinamento delle attività legate alla formazione di funzionari nel campo dell'imposizione indiretta potrebbe essere data dalla costituzione di un network permanente di cooperazione tra le scuole ed accademie nazionali a questo scopo preposte.

Occorre dunque - conclude la relazione - considerare il programma FISCALIS non solo come uno strumento volto ad un migliore coordinamento del sistema tributario esistente, o un mero strumento di costruzione di "fiducia reciproca" tra le amministrazioni tributarie nazionali in vista dell'adozione del regime definitivo IVA, ma piuttosto come un vero e proprio laboratorio di analisi e confronto per la identificazione di misure volte ad una migliore armonizzazione dei sistemi tributari.

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accordo ece


Accordo ECE
Rel. Peter Kittelmann (PPE D)
Doc. A4-342/97
(venerdì 21 novembre)

Nel 1958, anno di fondazione della CEE, alcuni Stati rappresentati nella Commissione economica per l'Europa delle Nazioni Unite (ECE) conclusero un'accordo relativo all'adozione di condizioni uniformi di omologazione ed al riconoscimento reciproco dell'omologazione di accessori e parti di veicoli a motore. Obiettivo di tale accordo era quello di consentire, mediante l'elaborazione di disposizioni tecniche uniformi, il riconosci mento reciproco delle omologazioni di tipi di veicoli a motore tra le parti contraenti, libera lizzando in tal modo il commercio degli stessi.

A 40 anni di distanza , dinanzi al rapido progresso tecnico dell'industria automobilistica e alla crescente compenetrazione commerciale internazionale, si è reso necessario un dispositivo normativo riconosciuto a livello internazionale per l'omologazione dei tipi di veicoli a motore.

Le disposizioni essenziali dell'accordo riveduto riguardano la procedura di concertazione relativa all'adozione di nuove normative, ovvero l'adeguamento di quelle esistenti al progresso tecnico. Inoltre la Commissione propone l'adesione della CE - per motivi giuridici è la CE e non l'UE a divenire parte contraente, dato che l'UE, a differenza della CE, non dispone di una personalità giuridica internazionale - all'accordo.

La commissione per le relazioni economiche esterne si dice favorevole alla revisione dell'accordo ECE e all'adesione allo stesso della Comunità.

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il mercato interno


Il mercato interno
Rel. Karl von Wogau (PPE D)
Doc. A4-356/97
(mercoledì 19 novembre)

Rendere più efficaci le regole in vigore, eliminare gli ostacoli agli scambi e all'integrazione del mercato, far sì che i cittadini siano coscienti dei propri diritti e conoscano i mezzi per farli rispettare: questi gli obiettivi che si prefigge l'Esecutivo in tema di mercato unico e che sono contenuti nel relativo piano d'azione.

La commissione economica approva le proposte dell'Esecutivo ed insiste affinché venga final mente completata la libera circolazione delle persone, eliminando i controlli dei passaporti alle frontiere interne dell'Unione. Inoltre si sollecita la creazione di un nuovo sistema IVA basato sul principio del paese d'origine, principi comuni per tassare i capitali, misure per le imposte tran sfrontaliere e la riduzione di quelle che incidono sui redditi da lavoro.

L'efficacia delle infrastrutture - prosegue l'organo parlamentare - è una premessa indispensabile per il buon funzionamento del mercato interno. Di qui l'esigenza di completare le reti transeuro pee nei settori dei trasporti ferroviari ad alta velocità, delle telecomunicazioni e dell'energia. Inoltre si chiede la fusione dei tre istituti europei responsabili per le norme, la semplificazione della legislazione in vigore, una migliore protezione della proprietà intellettuale, l'adozione dello statuto per la società europea, misure che facilitino i movimenti transfrontalieri delle imprese.

Da ultimo la commissione economica ribadisce che un mercato unico necessita di un'unica moneta e di una politica economica che rispetti l'ambiente e gli equilibri sociali.

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prodotti da costruzione


Prodotti da costruzione
Rel. Werner Langen (PPE D)
Doc. A4-350/97
(mercoledì 19 novembre)

L'Esecutivo ha presentato una relazione nella quale mette in evidenza i ritardi nell'attuazione della direttiva sui prodotti di costruzione del 1988. Tale direttiva ha un campo d'azione particolarmente ampio e abbraccia tutti i prodotti immessi sul mercato e commercializzati ai fini dell'incorporazione permanente in opere di edilizia e d'ingegneria civile.

Il relatore sottolinea che l'elaborazione di norme per i prodotti da costruzione è un processo lungo e complesso la cui conclusione è oggi insoddisfacente. Senza norme armonizzate ed altre specifiche tecniche non si potrà parlare di una libera circolazione dei prodotti da costruzione i quali devono continuare a soddisfare i diversi requisiti nazionali. Si sottolinea comunque che, a causa della struttura dell'industria della costruzione, caratterizzata da una miriade di piccole e microimprese, occorre prestare attenzione a che la normalizzazione su scala europea non comporti costi insostenibili per le imprese.

Si invita pertanto la Commissione a conferire al più presto i mandati di normalizzazione e a prendere le decisioni esecutive per la maggior parte dei gruppi di prodotti da costruzione non ancora contemplati entro il primo semestre del 1998 e si chiede che l'elaborazione dei mandati agli istituti di normalizzazione europei duri il meno possibile. Agli Stati membri si chiede di mo strarsi più cooperativi ai compromessi in seno l comitato permanente per la costruzione. Infine gli organismi di normalizzazione sono chiamati ad accelerare l'adozione di norme e a superare il divario tra proprie priorità e mandati di normalizzazione.

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coesione economica e sociale


Coesione economica e sociale
Rel. J. de Dios Izquierdo Collado (PSE E)
Doc. A4-324/97
(martedì 18 novembre)

L'Aula è chiamata ad esprimersi sulla prima relazione triennale dell'Esecutivo in materia di coesione economica e sociale. La commissione per la politica regionale presenterà una proposta di risoluzione in cui analizza la situazione della coesione in Europa, gli effetti che le varie politiche ed i futuri ampliamenti hanno o avranno su di essa, nonché gli strumenti che mirano alla coesione e i loro metodi di attuazione. Secondo l'organo parlamentare la coesione economica e sociale è un principio essenziale della costruzione europea. E' quindi fondamentale consolidare la coesione per assicurare la piena parità delle opportuni tà di tutti i territori e gruppi sociali.

Il relatore manifesta preoccupazione per il fatto che nel documento dell'Esecutivo si dimostra la frequente incoerenza e l'insufficiente coordinamento di numerose politiche comunitarie nei confronti dell'obiettivo del rafforzamento della coesione. Ciò si riscontra in particolare nel conte sto della politica agricola comune (PAC) dove perdura la concentrazione degli aiuti su un nume ro ristretto di agricoltori e la scomparsa delle piccole e medie aziende. Gli aiuti al reddito dovreb bero essere collegati più strettamente con la coesione, principio di cui occorrerà tenere conto nella futura riforma della PAC. Nel settore della pesca bisognerà fornire sostegno di lungo periodo alle zone più povere, cofinanziando le misure socioeconomiche, gli investimenti che accrescono la competitività e quelli destinati all'ammodernamento delle flotte di pesca.

In materia di ricerca e sviluppo occorrerà approfondire gli sforzi affinché il Quarto Programma quadro garantisca con tutte le sue azioni gli obiettivi della coesione facendo convergere i diversi livelli tecnologici e favorendo politiche scientifiche che consentano la massima partecipazione delle regioni meno favorite. Le reti transeuropee dovranno tener conto in modo prioritario dei criteri di accessibilità e rafforzamento delle reti regionali. Le politiche dei trasporti e delle teleco municazioni dovranno essere formulate in modo tale che la liberalizzazione attualmente in corso comporti reali benefici ai consumatori e alle imprese in tutto il territorio dell'Unione.

La politica di concorrenza ha avuto, secondo il relatore, un'influenza negativa sulla coesione poiché ha consentito aiuti statali eccessivi ad alcuni settori e non ha previsto, nella normativa generale, un trattamento differenziato a favore delle regioni meno sviluppate. L'Esecutivo è quindi invitato ad intraprendere un riesame di tale politica che preveda un sostegno differenziato.

Un'Unione economica e monetaria vincente potrebbe avere l'effetto di consolidare i vantaggi del mercato unico, ma al contempo quello di aggravare le disparità regionali. Conseguentemente si chiede all'Esecutivo di elaborare annualmente una relazione sugli effetti regionali dell'UEM.

Quanto poi alla prospettiva dell'ampliamento, il relatore sottolinea che esso dovrà avvenire a condizioni vantaggiose tanto per gli Stati membri che per i futuri candidati. Occorre quindi una preparazione idonea che comporti adeguamenti orizzontali in tutte le politiche comunitarie per garantire regimi transitori agevoli ed un sostegno all'adeguamento strutturale delle economie dei futuri membri mediante uno strumento finanziario distinto dai fondi strutturali.

Gli strumenti finanziari per la coesione dovranno anzitutto disporre di una dotazione maggiore: sarà necessario consolidare lo sforzo di bilancio dell'Unione per mantenere le risorse dei fondi strutturali quali esse sono attualmente. Un aumento delle stesse in prospettiva dovrà basarsi esclusivamente sulla riorganizzazione del bilancio.

Il relatore sottolinea i risultati positivi delle politiche strutturali dell'Unione e ritiene che la prossi ma riforma dovrà consolidare tali risultati e contrastare ogni velleità di rinazionalizzazione delle stesse politiche strutturali. Essa dovrà rafforzare i principi di semplificazione, trasparenza, sussidiarietà e flessibilità oltre che il partenariato con gli enti locali e le regioni. Si ritiene inoltre necessaria la riduzione del numero degli obiettivi dei fondi a vantaggio dell'efficienza e della concentrazione. Nella fase attuale l'eccessiva dispersione dei programmi è particolarmente evidente, specie per le iniziative comunitarie. Queste ultime dovrebbero essere orientate in futuro sulle problematiche non coperte dagli strumenti di programmazione di iniziativa personale e sui temi di interesse comunitario.

La risoluzione richiama poi altri criteri ai quali la politica strutturale dell'Unione dovrà rifarsi: la promozione della parità tra i sessi, la semplificazione del rapporto fondo/obiettivo mediante l'uniformazione dei procedimenti delle procedure amministrative dei vari Fondi, la cooperazione con gli enti locali e con le amministrazione regionali, l'informazione dei beneficiari circa le oppor tunità offerte dai fondi, la decentralizzazione dell'amministrazione dei fondi e maggiori controlli da parte dell'Esecutivo con una reale capacità di sanzione.

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interventi strutturali in belgio


Interventi strutturali in Belgio
Rel. Francis Decourrière (PPE F)
Doc. A4-321/97
(venerdì 21 novembre)

Il Belgio, sebbene si collochi tra gli Stati membri il cui PIL pro capite è superiore alla media comunitaria (113%), registra sensibili disparità di sviluppo che vanno dal 77% per l'Hainaut al 183% per la regione di Bruxelles; l'insieme dei Fondi strutturali destinati al Belgio am monta a 2 miliardi di ecu, vale a dire circa il 3% dell'insieme degli stanziamenti dei Fondi strutturali (periodo 1994-1999).

Proprio l'Hainaut - fa notare la commissione per la politica regionale - registra da numerosi anni un ritardo di sviluppo considerevole dovuto al peso di una specializzazione industriale tradiziona le (tessile e siderurgica) e a carenze strutturali quali un'insufficiente diversificazione economica, un potenziale tecnologico troppo ristretto e una manodopera spesso scarsamente qualificata.

Nonostante le impellenti necessità, gran parte degli stanziamenti comunitari destinati a questa regione è rimasta inutilizzata. Di qui l'invito alla Commissione ed alle autorità regionali e locali interessate affinché prendano i provvedimenti del caso per rimediare rapidamente all'evidente sottoutilizzazione dei fondi che rischia di compromettere il buono svolgimento e l'efficacia della politica europea di coesione economica e sociale in Belgio.

Le autorità locali dovrebbero ridurre la complessità degli iter amministrativi e la lentezza che ne deriva nell'attuazione dei programmi, in termini sia di processo decisionale sia di liquidazione dei fondi, ed erogare senza indugio le contropartite pubbliche indispensabili all'esecuzione di proget ti, in particolare quelli infrastrutturali.

La Commissione dovrà garantire un'applicazione più rigorosa dei criteri di selezione dei progetti, rafforzare l'assistenza tecnica e fornire un'informazione più completa agli operatori e agli organi smi incaricati della messa in opera delle azioni.

Da ultimo la relazione sottolinea l'importanza dei comitati di sorveglianza per quanto concerne non solo il controllo e l'esecuzione dei programmi, ma anche lo sviluppo di una dinamica tra le regioni interessate, alla quale associare anche le parti sociali, le amministrazioni locali e le iniziative di inserimento private.

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fondo per l'irlanda


Fondo per l'Irlanda
Rel. Antoni Gutièrrez Diaz (SUE/SVN E)
Doc. A4-317/97
(martedì 18 novembre)

L'Irlanda del Nord vive ormai da troppo tempo in una situazione di violenza che ha portato con sé tutta una serie di problemi socio-economici (mancanza di investimenti, disoccupa zione, emarginazione sociale) che sono un ostacolo insormontabile alla prosperità della regione.

Il Fondo internazionale per l'Irlanda intende contribuire alla riconciliazione e alla pace tramite il sostegno finanziario ad azioni di sviluppo socio-economico basate sulla cooperazione tra le due comunità, unionista e nazionalista, e sulla cooperazione transfrontaliera tra l'Ulster e le contee irlandesi di frontiera.

Il Fondo è stato creato dal trattato anglo-irlandese del 12 settembre 1986 ed è costituito come un ente internazionale del quale sono membri i due governi, inglese e irlandese.

La Commissione presenta ora una proposta che ricalca le linee generali del regolamento in vigore dal 1994, alla cui elaborazione il Parlamento europeo aveva partecipato in ottima intesa con il Consiglio, che inserì nel testo di legge tutti gli emendamenti proposti dal Parlamento.

La principale novità rispetto al testo precedente è costituita dal riferimento al programma di iniziativa comunitaria PEACE che, come noto, persegue gli stessi obiettivi del Fondo. La propo sta della Commissione mira a garantire la coerenza fra i progetti finanziati dal Fondo e quelli che ricevono l'appoggio di suddetta iniziativa e, con piccole modifiche, viene approvata dalla com missione per la politica regionale.

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politica energetica


La politica energetica
Rel. Umberto Scapagnini (UPE)
Doc. A4-308/97
(giovedì 20 novembre)

La Commissione ha presentato una comunicazione, "Panoramica della politica e delle azioni energetiche", che pone le basi per lo studio e la valutazione delle componenti di tale politica e che consentirà un miglior coordinamento degli strumenti di cui dispone oggi l'Unione europea per realizzare i compiti che il Trattato le affida a beneficio dei suoi cittadi ni e della competitività delle sue imprese.

Tale il giudizio espresso sul testo dell'Esecutivo dalla commissione energia e ricerca la quale chiede la fusione delle politiche energetiche europee nel quadro di un capitolo sull'energia nel trattato CE e che a tutte le decisione della Comunità in materia di politica energetica partecipi il Parlamento europeo attraverso la procedura di codecisione.

Per lo sviluppo degli orientamenti della politica energetica bisognerà rafforzare il ruolo dell'Osservatorio europeo dell'energia e procedere a valutazioni ed analisi periodiche delle politiche energetiche e ambientali seguite negli Stati membri al fine di studiare e aggiornare il grado di compatibilità raggiunto fra gli obiettivi energetici e ambientali nazionali e quelli adottati dall'Unione europea.

L'organo parlamentare deplora infine i drastici tagli apportati dal Consiglio al capitolo del bilanci comunitario relativo all'energia, tagli che mettono a rischio i programmi ALTENER, THERME o SAVE e quelli destinati alla cooperazione internazionale in questo campo.

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cambiamenti climatici


I cambiamenti climatici
Rel. Rolf Linkohr (PSE D)
Doc. A4-343/97
(lunedì 17 novembre)

Nel maggio scorso la Commissione ha presentato una comunicazione sulla dimensione energetica del cambiamento climatico, sulla quale si pronuncia la commissione energia e ricerca.

L'organo parlamentare critica il ritardo dell'Unione e dei suoi Stati membri rispetto agli obiettivi che essi stessi si erano prefissi in fatto di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra, e invoca una strategia vincolante che indichi chiaramente gli obiettivi quantitativi e i tempi per la loro realizzazione e che comprenda l'elaborazione dei necessari strumenti di carattere regola mentare e finanziario.

Alla Commissione si chiede di studiare l'introduzione di alcune autorizzazioni negoziabili per quanto riguarda l'emissione di CO2 e di creare le condizioni necessarie per la conclusione di accordi negoziati tra l'amministrazione e il settore energetico, volti a ridurre le emissioni di CO2 e di altri inquinanti dell'atmosfera. La riduzione delle emissioni di gas a effetto serra dovrà esse re prioritaria rispetto ad altri obiettivi di politica energetica.

La relazione auspica poi un massiccio aumento delle risorse comunitarie destinate al finanzia mento della ricerca, dello sviluppo tecnologico e dei progetti dimostrativi nel settore dell'energia con riferimento all'efficienza energetica, ai risparmi energetici e alle altre fonti energetiche rinnovabili.

Nel documento che presenterà entro la fine del 1997 su una strategia per il controllo dei muta menti climatici, l'Esecutivo dovrà includere proposte concrete su programmi di gestione di residui dell'allevamento, al fine di ridurre le emissioni di CH4; programmi di miglioramento dei trasporti pubblici; programmi di promozione della cogenerazione nelle industrie che fanno gran de consumo di energia, negli ospedali e in altri centri di servizi ad alto consumo energetico; programmi per l'isolamento di abitazioni, uffici e altri edifici al fine di risparmiare l'energia nel settore domestico e dei servizi.

La commissione energia torna alla carica su un argomento che sta particolarmente a cuore all'Assemblea: un'imposta sull'energia a livello comunitario; inoltre chiede l'introduzione di valori vincolanti più bassi per il consumo degli autoveicoli e il trasferimento al settore ferroviario del traffico di mezzi pesanti.

Da ultimo propone la creazione di un'Agenzia internazionale del clima con funzioni consultive, incaricata di raccogliere informazioni sui progetti rilevanti ai fini del clima; un primo passo in tal senso potrebbe essere costituito dal potenziamento del segretariato della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, con sede a Bonn, in attesa che tale segretariato si converta nell'Agenzia internazionale del clima.

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qualità dell'istruzione


La qualità dell'istruzione
Rel. Renate Charlotte Heinisch (PPE D)
Doc. A4-358/97
(lunedì 17 novembre)

Dopo una ricerca durata alcuni anni e corroborata da vari progetti pilota, l'Esecutivo pre senta una proposta per rafforzare la cooperazione europea in materia di garanzia di qualità nell'istruzione superiore, che è stata esaminata dalla commissione per la cultura e l'istruzione.

Innanzitutto - fa notare l'organo parlamentare - bisognerà creare sistemi trasparenti di valutazio ne e garanzia della qualità basati sull'indipendenza degli organi di valutazione, l'adeguamento delle procedure al profilo dell'istituto, la partecipazione di tutti gli interessati e la combinazione degli elementi valutativi interni ed esterni, la pubblicazione di rapporti di valutazione.

Gli Stati membri dovranno inoltre garantire interventi successivi che assicurino elevata priorità allo scambio permanente di informazioni tra di essi e con le associazioni internazionali di istituti superiori. La raccomandazione agli Stati membri non dà alcuna indicazione in merito alle possi bilità di finanziamento, che sono di esclusiva competenza nazionale.

La Commissione è chiamata ad istituire una Rete europea per la garanzia della qualità costituita dalle autorità competenti per la valutazione della qualità e da associazioni che posseggano l'esperienza richiesta nel campo della certificazione qualitativa dell'insegnamento superiore.

Sebbene le idee che stanno alla base della proposta siano senz'altro da salutare con favore, la commissione cultura rileva che la garanzia di qualità e la cooperazione fra gli istituti possono attecchire soltanto su una base di fiducia e che un sistema qualitativo dell'istruzione superiore non può essere reso obbligatorio né a livello nazionale né a livello della Comunità.

In tutte le iniziative e proposte occorre inoltre vigilare a che la diversità culturale, che si riflette nella diversità dei sistemi d'istruzione, venga mantenuta al pari dell'autonomia e del profilo specifico di ciascun istituto di insegnamento. Nello sviluppare e attuare i sistemi valutativi occor re che i tanto problematici principi di trasparenza e sussidiarietà siano pienamente recepiti e che la metodologia prescelta sia tale da potersi adattare alle situazioni specifiche.

Di qui gli emendamenti al testo dell'Esecutivo, soprattutto per sottolineare più chiaramente il principio dell'autonomia degli istituti di istruzione, la considerazione delle rispettive situazioni istituzionali e finanziarie e la tutela della loro specificità didattica.

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uguaglianza uomo-donna


Uguaglianza uomo-donna
e cooperazione allo sviluppo
Rel. Karin Junker (PSE D)
Doc. A4-318/97
(martedì 18 novembre)

La proposta di regolamento relativo all'integrazione della tematica uomo-donna nella cooperazione allo sviluppo, presentata dall'Esecutivo, è - a giudizio della commissione sviluppo - un'iniziativa importante ma insufficiente. Il regolamento infatti non può essere avulso dall'attuazione della Convenzione di Lomé, dei vari accordi di cooperazione con l'Asia e l'America latina, del programma MEDA, ecc., che potranno essere efficaci solo se comprenderanno il rafforzamento dei diritti della donna e la loro normale inclusione ("ma instreaming") in tutte le misure e fasi della cooperazione allo sviluppo, quali elementi chiave per lo sviluppo sostenibile, specialmente dei paesi più poveri.

In tal senso dovranno operare i responsabili dell'Unione creando un quadro di riferimento che contenga i seguenti obiettivi: migliorare le condizioni di vita delle donne soprattutto nei paesi più poveri; consentire un'attiva partecipazione delle donne alle azioni in materia di sicurezza alimen tare, risanamento dei quartieri degradati, sviluppo dei servizi sanitari essenziali, nonché alle campagne di informazione, all'istruzione di base, alle misure volte ad assicurare l'approvvigionamento di acqua potabile, ecc.; fornire alle donne, oltre all'istruzione scolastica di base, una formazione professionale e artigianale nonché un know-how tecnico; mantenere e ampliare, creando maggiori sbocchi commerciali e incrementando la capacità concorrenziale, le opportunità occupazionali tradizionalmente a disposizione delle donne, ad esempio nel commer cio al minuto o nel settore della trasformazione alimentare.

Il riconoscimento del carattere trasversale degli obiettivi della politica della donna e delle esigen ze che essa pone alla cooperazione allo sviluppo - sostiene l'organo parlamentare - presuppone la partecipazione delle donne, su un piano di parità, alla pianificazione, alla realizzazione, al controllo e alla valutazione di tutte le azioni. Attraverso il sostegno alla politica e alla democratiz zazione si deve rendere chiaro in modo inequivocabile che non vi può essere democrazia senza la parità giuridica, economica, politica e sociale delle donne.

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sicurezza degli aerei


Sicurezza degli aerei
Rel. Antonio Gonzàlez Triviño (PSE E)
Doc. A4-335/97
(martedì 18 novembre)

La commissione europea per l'aviazione civile (CEAC) ha elaborato una procedura - "SA FA" (Safety Assessment of Foreign Aircraft - valutazione della sicurezza degli aeromobili non comunitari) - che forma la base di una proposta dell'Esecutivo.

Se esiste il sospetto che un aereo non rispetti le norme ICAO (Organizzazione internazionale dell'aviazione civile) si possono effettuare ispezioni su di esso e raccogliere prove al fine di presentare formale ricorso alle autorità aeronautiche competenti per il controllo dei propri opera tori nazionali con l'obiettivo finale che sia disposto il fermo di determinati aeroplani oppure sia vietato a certe compagnie aeree di utilizzare aeroporti comunitari. Nei casi di violazione grave delle norme di sicurezza, le autorità nazionali avranno inoltre la facoltà di decretare immediata mente il fermo dell'apparecchio senza dover previamente consultare gli altri membri dell'UE.

Gli elementi maggiormente innovativi della direttiva sono i seguenti: le autorità aeronautiche comuni raccolgono tutte le informazioni concernenti le ispezioni a terra, comprese quelle sulle azioni intraprese; vengono stabilite le circostanze specifiche in cui si deve effettuare un'ispezione a terra; si prevede la possibilità per la Commissione di decidere di adottare un'azione comunitaria collettiva, che può andare dalla definizione del contenuto delle ispezioni a terra e delle relative procedure all'imposizione di ispezioni a terra sistematiche o di divieti nei confronti di determinati operatori.

Con alcuni emendamenti la commissione trasporti accoglie la proposta dell'Esecutivo anche se giudica che può contribuire ad individuare alcuni abusi attualmente ignorati, ma non costituirà una panacea ai fini della sicurezza degli aeromobili.

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contingenti per l'antartico


Contingenti per l'Antartico
Rel. Patricia McKenna (VERDI IRL)
Doc. A4-315/97
(venerdì 21 novembre)

La Commissione per la conservazione delle risorse biologiche nell'Antartico, riunitasi un anno fa in Australia, ha adottato alcune misure concernenti l'apertura di attività di pesca nella zona di sua competenza e che interessano l'Australia, la Corea, l'Inghilterra, la Nuova Zelanda e il Sud Africa: si tratta principalmente delle quote di cattura dell'austromerluzzo.

La Commissione europea propone un regolamento per tener conto di tali decisioni, nonché di altre che vertono sull'eliminazione di residui plastici prodotti dai pescherecci e alcuni accorgi menti tecnici per evitare la cattura accidentale di uccelli marini. La commissione pesca, pur con lievi modifiche, accoglie favorevolmente il testo dell'Esecutivo.

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accordo con la guinea


Accordo con la Guinea
Rel. Josu Jon Imaz San Miguel (PPE E)
Doc. A4-300/97
(venerdì 21 novembre)

L'Assemblea è chiamata a pronunciarsi sul rinnovo del protocollo sulla pesca con la Guinea-Bissau per il periodo 16 giugno 1997 - 15 giugno 2001.

Vengono aumentate, rispetto all'accordo precedente, le possibilità di pesca per gamberetti e tonni mentre, si riducono quelle per pesci e cefalopodi. Il costo totale del protocollo è di 34 milioni di ecu, cifra con la quale verranno finanziati anche programmi di pesca artigianale e programmi di sorveglianza marittima. Inoltre verranno sostenute le attività del locale ministero della pesca. La commissione pesca esprime un giudizio positivo sul protocollo chiedendo che vengano introdotte solo lievi modifiche.

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esercizio dell'avvocatura


Esercizio dell'avvocatura
Rel. Nicole Fontaine (PPE F)
Doc. A4-337/97
(martedì 18 novembre)

Facilitare l'esercizio permanente della professione di avvocato in uno Stato membro diver so da quello in cui è stata acquisita la qualifica: questo lo scopo della proposta di direttiva sulla quale il Parlamento è chiamato ad esprimersi in seconda lettura.

La relatrice si dice soddisfatta della sintonia tra le posizioni dell'Esecutivo, del Consiglio e del Parlamento. Più in particolare il Consiglio ha accolto nella sua posizione comune la maggior parte degli emendamenti proposti in prima lettura dall'Assemblea. Si tratta, tra gli altri, dell' emendamento relativo alla facoltà di rifiutare la dispensa per accedere alla professione di avvo cato dello Stato membro ospitante qualora la prova di tale attività non venga fornita. Il Consiglio nella sua posizione comune chiarisce poi la nozione dell'"attività effettiva e regolare della durata di almeno tre anni nello Stato membro ospitante", rende obbligatorio il colloquio dell'avvocato candidato all'assunzione con l'autorità competente dello Stato membro ospitante e prevede l'obbligo per l'Esecutivo di presentare entro al massimo 10 anni dall'entrata in vigore della diretti va una relazione sullo stato di applicazione della normativa in questione.

La relatrice invita l'Aula ad approvare la posizione comune sebbene alcuni emendamenti del Parlamento non siano stati accettati dal Consiglio. Tra questi quello che tendeva ad accogliere i termini "procuratore" per i Paesi Bassi e "procuratore legale" per l'Italia.

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unione doganale con la turchia

Unione doganale con la Turchia
Rel. Peter Kittelmann (PPE D)
Doc. A4-276/97
(lunedì 17 novembre)

Nel luglio 1996 il Parlamento ha adottato una relazione sull'unione doganale con la Tur chia. In quell'occasione venne approvato un emendamento con il quale si chiedeva che il Parlamento europeo fosse informato mediante una relazione annuale della Commissione in merito alle decisioni adottate dal Comitato misto.

Il Consiglio lo ha accettato ed ha deciso di modificare la base giuridica della proposta. La com missione esteri esprime un parere positivo su tale modifica poiché una volta accolto da parte del Consiglio l'emendamento il quale garantisce il diritto all'informazione del Parlamento, la questio ne della base giuridica non riveste particolare importanza.

 
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