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Resoconto: 18-11-98(1)


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Il discorso del presidente polacco


Il discorso del presidente polacco

"Ci saranno sicuramente delle difficoltà, ma non bisogna ingigantirle e farsi paralizzare da eccessive paure che porterebbero a soluzioni incomplete e quindi contrarie ai principi del mercato unico e dell'Unione monetaria". Così ha esordito il presidente polacco Aleksander Kwasnieski, che si è rivolto all'Aula nel corso di una seduta solenne, sostenendo l'esigenza di un rapido ingresso della Polonia nell'Unione.

Il futuro dell'Unione europea - egli ha proseguito - non è pensabile senza l'Europa centrale e, soprattutto senza la Polonia, il suo paese più grande, la quale condivide lo spirito europeo e i principi della stabilità, della democrazia, della tolleranza e del mercato unico. Il Paese sta facendo tutto il possibile per trasformare l'economia e le strutture politiche e sociali per potersi integrare nell'Unione.

Secondo Kwasnieski la Polonia sarà pronta ad entrare nell'Unione europea entro la fine del 2002, sempre che il processo di ampliamento non venga rallentato da falsi timori, quale quello che l'agricoltura polacca potrebbe costituire un pericolo per la politica agricola comune o quello sulle carenze della Polonia in materia di protezione dell'ambiente, settore che invece è in pieno sviluppo e assorbe il 10% degli investimenti produttivi.

Il presidente ha infine ringraziato tutti i deputati che credono nell'adesione della Polonia, ritenendola parte integrante della storia europea; nel periodo attuale di enormi cambiamenti, la nazione polacca vuole evolversi ed entrare a far parte a pieno titolo di un'Europa solidale ed unita.

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Agenda 2000


Agenda 2000
Dichiarazione del Consiglio e
della Commissione

A nome del Consiglio il sottosegretario agli esteri austriaco Benita Ferrero Waldner ha fatto il punto sui progressi compiuti per l'attuazione dell'Agenda 2000 e per realizzare il difficile equilibrio tra un bilancio dell'Unione austero da una parte e la ricerca di nuovi fondi per rafforzare le politiche comuni, dall'altra. Per quanto concerne le nuove prospettive finanziarie sembra delinearsi un accordo sulla durata di 7 anni (2000-2006) e sul tetto dell'1,27% del PIL.

Per la riforma delle politiche strutturali vi è già un accordo in seno al Consiglio sui seguenti punti: concentrazione degli interventi, riduzione da 7 a 3 degli obiettivi, semplificazione e accelerazione della pianificazione, fissazione delle priorità (occupazione, concorrenzialità e sviluppo), riduzione delle iniziative comunitarie e priorità per Interreg.

L'importanza politica dell'Agenda 2000, ha osservato il presidente della Commissione Jacques Santer è tale da rendere essenziale la sua approvazione entro marzo 1999, come proposto dal Consiglio, per evitare una perdita di cedibilità delle istituzioni comunitarie ed eventuali difficoltà legate ad una nuova legislazione. Questa approvazione deve essere accompagnata, secondo l'Esecutivo, da un accordo interistituzionale che faciliti il passaggio dalla procedura di cooperazione a quella di codecisione e da un nuovo accordo sul bilancio, parte integrante dell'Agenda 2000. Infine Santer ha auspicato che il consiglio di Vienna chiarisca almeno tre aspetti fondamentali dell'Agenda: quelli tecnico-legislativi; quelli più politici quali la riforma agricola ed i fondi strutturali e quello relativo alle implicazioni finanziarie delle riforme.

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Strategia dell'ampliamento


Strategia dell'ampliamento
Rell. Enrique Baron Crespo (PSE E),
Ralf Walter (PSE D),
John Tomlinson (PSE RU) e
Jan Sonneveld (PPE NL)
Docc. A4-397, 382, 388 e 383/98

Il processo di ampliamento dell'Unione richiede, secondo la Commissione, un regolamento per le politiche strutturali di preadesione dei paesi candidati per stabilire con chiarezza i criteri d'accesso in Europa, così come un coordinamento dell'assistenza ai futuri paesi membri.

In questo contesto, sono state presentate due relazioni, una della commissione per la politica regionale e una della commissione per gli affari esteri, la sicurezza e la politica di difesa. La prima insiste sulle politiche strutturali di preadesione (SSPA), l'altra su un programma di sostegno finanziario per l'agricoltura, l'ambiente, l'educazione ecc. ai futuri paesi dell'Unione

Nel primo caso, come ha sottolineato il relatore Ralf Walter (PSE D), la volontà dell'Unione europea è quella non soltanto di accogliere i paesi candidati o di assicurare loro l'accesso al mercato interno, ma di renderli Stati membri a pieno titolo e, a tal fine, di comprenderli fin da ora nell'obiettivo primario della coesione economica e sociale, simbolo della solidarietà fra i paesi membri più forti e più deboli e unica garanzia di uno sviluppo armonioso dell'intera Unione. La commissione regionale è d'accordo con questo obiettivo e con il ruolo del Parlamento che sarà quello di sorvegliare l'esecuzione del SSPA.

La proposta di regolamento dell'assistenza preadesione, ha fatto rilevare il secondo relatore Enrique Baron Crespo (PSE E), mira invece a favorire le sinergie e l'integrazione fra tre strumenti legislativi: lo strumento strutturale preadesione, il regolamento per il sostegno nel settore agricolo e quello PHARE. Il fondo strutturale preadesione fornirà finanziamenti nei settori dell'ambiente e delle infrastrutture di trasporto. Quanto al programma PHARE, i finanziamenti si concentreranno sul recepimento del patrimonio comunitario, soprattutto per quanto riguarda la capacita' amministrativa e istituzionale dei paesi candidati.

La commissione esteri prende atto delle proposte dell'Esecutivo e ne approva le finalità, pur manifestando alcune perplessità quanto alla scelta di uno strumento legislativo estremamente composito, mentre la predisposizione di uno strumento unico ne avrebbe senz'altro migliorato l'impatto.

Fondo di garanzia

La Commissione ha presentato il primo bilancio del Fondo di garanzia per le azioni esterne, fondato il 31 dicembre 1994 dietro insistenza del Parlamento, preoccupato del fatto che altri obblighi di bilancio ordinari potessero essere messi a repentaglio nel caso in cui la Comunità dovesse finanziare dal bilancio generale la copertura delle inadempienze di paesi beneficiari di garanzie.

La conclusione principale è che il Fondo ha funzionato in debito modo e che è stato conseguito l'obiettivo di tutelare l'esecuzione regolare del bilancio. Tuttavia, l'Esecutivo avanza una proposta per migliorare il funzionamento del fondo. Tre sono i temi, sui quali si articola tale proposta: l'importo obiettivo del Fondo potrebbe essere ridotto all'8% dell'esposizione totale in capitale della Comunità; la dotazione del Fondo dovrebbe passare dall'attuale 14% al 6% del valore capitale di ciascuna operazione; la gestione finanziaria del Fondo dovrebbe essere affidata alla Commissione, anziché, come sinora, alla Banca europea per gli investimenti.

Il parere della commissione per i bilanci - illustrato dal presidente Detlev Samland (PSE D) - è che l'esperienza di questi ultimi anni ha dimostrato che l'importo obiettivo e il tasso di copertura del Fondo possono essere ridotti. Tuttavia, per poter far fronte a un eventuale aumento considerevole delle inadempienze, deve essere possibile ritornare ai parametri iniziali nel caso evidente di una riduzione eccessivamente rapida delle riserve del Fondo. E' opportuno lasciare, inoltre, la gestione del Fondo a professionisti dei mercati monetari e finanziari e, pertanto, va mantenuto immutato l'attuale articolo 6 che affida la gestione finanziaria del Fondo alla Banca europea per gli investimenti.

Agricoltura

Gli aiuti agricoli a favore dell'Europa centrale ed orientale si sviluppano nel quadro di un pacchetto coordinato di sostegno alla preadesione che comprende anche i Fondi strutturali e il nuovo programma PHARE. Il loro primo obiettivo, osserva la commissione per l'agricoltura, è il miglioramento del mercato e della competitività nel settore per poi, in una seconda fase, sostenere più ampie riforme sociali nelle campagne.

Le misure previste però, ha sottolineato il relatore Jan Sonneveld (PPE NL), devono essere ben definite quanto all'applicazione e riguardare direttamente l'integrazione nel mercato mondiale e nel mercato europeo. Dopo questa prima fase si potrà sviluppare la capacità delle autorità nazionali di elaborare programmi di sviluppo rurale. E' poi necessario stabilire quali settori saranno interessati prioritariamente dall'aiuto, poiché l'importo limitato non consente di rivolgersi a tutti i produttori. I primi che dovranno beneficiarne sono quei comparti in cui è sufficiente un minimo di riorganizzazione per partecipare al mercato interno. Inoltre misure significative devono essere indirizzate all'istruzione, alla formazione agricola, al catasto, alle imprese sperimentali e al finanziamento dell'agricoltura primaria.

In questa prima fase le misure si limiteranno a due tipi di strumenti: quelli diretti a migliorare il funzionamento del mercato, nel rispetto dell'ambiente, e quelli volti a sostenere i poteri pubblici competenti allo sviluppo di tale mercato.

La responsabilità di tali programmi deve essere affidata esclusivamente al ministero per l'agricoltura dei paesi candidati, per evitare lentezze e ritardi, mentre un'interazione costante con la Commissione europea potrebbe essere assicurata da un comitato consultivo, che avrebbe anche compiti di preselezione dei progetti.

Infine occorre sottolineare che la ripartizione delle risorse fra i diversi paesi deve basarsi precipuamente sul criterio della data di ingresso nella Comunità, mentre le percentuali di cofinanziamento saranno legate soprattutto al tipo di misure proposte e alla redditività o meno dei progetti.

Ernesto Caccavale (UPE) ritiene che l'ampliamento dell'Unione verso l'Europa dell'est costituisca di fatto la più grande sfida politica attuale e che ridurla ad una questione contabile sia alquanto limitativo. Ciò che invece deve fare l'Unione è adeguare le proprie istituzioni al futuro allargamento per esportare modelli democratici nei paesi che si stanno preparando all'adesione ed assicurare così anche nei futuri Stati membri i diritti dei cittadini e lo stato di diritto.

Amedeo Amadeo (NI) ha osservato che il rispetto dei criteri di Amsterdam per l'adesione (stato di diritto, democrazia, economia di mercato, acquis comunitario), appare fondamentale. Proprio per questo motivo l'Unione politica avrebbe dovuto precedere quella economica, così da offrire ai nuovi aderenti un quadro istituzionale chiaro e definito. La mancanza di un approccio politico ha favorito scelte prettamente economiche e contabili, preoccupate solo di non far aumentare il bilancio comunitario. Tutto ciò, secondo l'esponente di Alleanza Nazionale, rischia di nascondere le reali esigenze di riforma e tale atteggiamento va dunque modificato.

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Veicoli per il trasporto passeggeri


Veicoli per trasporto passeggeri
Doc. A4-424/98

L'Assemblea si è pronunciata sulla direttiva concernente i veicoli adibiti al trasporto passeggeri con più di otto posti a sedere sottolineando come essa inauguri un nuovo approccio alla legislazione tecnica. Questa direttiva, infatti, avrà un'applicazione facoltativa: sarà il costruttore dei veicoli a decidere se vuol vendere automaticamente in tutta l'Unione e, di conseguenza, se ritiene opportuno rispettare gli standard necessari per l'omologazione.

Il Parlamento osserva inoltre che l'obiettivo della direttiva è la tutela della sicurezza dell'utente dal momento in cui sale sul veicolo, a quello in cui ne scende: occorre dunque stabilire sia obiettivi generali che standard tecnici di attuazione attraverso la creazione di un gruppo di lavoro misto, formato da operatori del settore, ordini professionali degli ingegneri, consumatori, associazioni dei disabili e organismi europei di normalizzazione.

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Linguaggio gestuale


Linguaggio gestuale
Doc. B4-985/95

A seguito della discussione svoltasi in plenaria il 23 ottobre scorso, il Parlamento ha approvato la risoluzione sui linguaggi gestuali. Nell'Unione europea mezzo milione di persone sono colpite da sordità grave e per il momento solo quattro Stati su quindici riconoscono ufficialmente il linguaggio gestuale. L'introduzione di questo nuovo mezzo di espressione sarà sostenuto da finanziamenti pari a 500.000 ecu. Il Parlamento invita, inoltre, la Commissione ad assicurare nuovi programmi educativi e multimediali, una legislazione appropriata e una sensibilizzazione generale sul tema.

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Specifiche tecniche delle monete euro



Specifiche tecniche
delle monete euro
Rel. Irene Soltwedel-Schäfer (VERDI D)
Doc. A4-401/98

Le monete metalliche da 50 e da 10 centesimi di euro vanno modificate per rispondere alle obiezioni sollevate dai fabbricanti di distributori automatici e dall'Unione europea ciechi. E' quanto richiede l'Assemblea che vuole rendere più pesante la moneta da 50 centesimi e modificare i pezzi da 50 e 10 centesimi. Il Parlamento ha anche rivotato l'emendamento, già proposto nel passato, con il quale si chiede che sia coniata una moneta simbolica in oro, d'un valore nominale di 100 euro.

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Gli altri documenti approvati


Gli altri documenti approvati

L'Assemblea ha inoltre adottato le seguenti relazioni: van Velzen (A4-417/98) sull'occupazione, Hughes (A4-381/98) sul programma di azione sociale, Peter (A4-392/98) sul dialogo sociale, Mann (A4-387/98) sul nuovo mercato transatlantico.

 
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