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Rassegna : 13-09-99(s)

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Sommario


Pag.

Affari Istituzionali
La riforma della Commissione

5

La Commissione Prodi
5

Il Consiglio straordinario di Tampere (15/16 ottobre)
15

Il gruppo tecnico dei deputati indipendenti
18

Relazioni esterne
L'indipendenza di Timor Est

20

La ricostruzione del Kosovo
22

La crisi finanziaria in Russia
24

Bilancio
Progetto di bilancio per l'esercizio 2000

26

Temi vari
Condoglianze

29

Le urgenze
29

Altri documenti approvati
29

Allegato: Ordine del giorno della prossima seduta (Strasburgo, 4-8 ottobre 1999)

30

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La riforma della Commissione


La riforma della Commissione

In Aula è stata discussa la seconda relazione del Comitato dei saggi sulla riforma della Commissione. Essa si conclude con diciannove raccomandazioni rivolte al nuovo Esecutivo che ribadiscono, innazitutto, la necessità di una chiara attribuzione di compiti e di deleghe, in particolare per quanto riguarda la responsabilità collegiale.

Si sottolinea, inoltre, l'opportunità di ridurre la consistenza numerica dei gabinetti, di renderli multinazionali e di garantire la trasparenza delle nomine. Si raccomanda di prevedere adeguate sanzioni per i commissari che compiano favoritismi o che non agiscano in maniera indipendente ed imparziale.

Il Comitato invita ad assicurare la massima trasparenza delle decisioni della Commissione ed a prevedere una tutela per i funzionari che segnalino irregolarità. Si auspica, anche, la creazione di un Comitato indipendente sulle norme cui attenersi nella vita pubblica, con il compito di fornire consulenze su questioni etiche e di condotta. Su quest'ultimo aspetto dovrebbero essere organizzate delle formazioni professionali rivolte a tutto il personale della Commissione.

Per quanto riguarda, specificatamente, l'attività dei commissari, si ricorda la responsabilità individuale dei membri dell'Esecutivo per le azioni del proprio servizio e il divieto rivolto ai membri dei gabinetti di intervenire a nome dei rispettivi commissari.

Parimenti, incombe sulla Commissione un obbligo di rendiconto nei confronti del Parlamento, cui consegue il dovere di fornire all'Assemblea tutte le informazioni utili per svolgere questo controllo, pena la dimissione dei commissari che scientemente celino al Parlamento importanti informazioni.

Il Presidente della Commissione dovrebbe disporre del potere di congedare singoli commissari o di modificarne le competenze e l'organizzazione. Egli è, perciò, responsabile nei confronti del Parlamento per ogni azione o inazione in tale contesto.

Infine, si raccomanda al Consiglio di attribuire maggiore priorità politica alla raccomandazione annuale sullo scarico di bilancio, così come di assicurare, insieme all'Assemblea, le risorse necessarie allo svolgimento dei compiti assegnati alla Commissione. D'altro canto, si ribadisce che il solo responsabile della gestione finanziaria dei programmi comunitari è l'Esecutivo, mentre nessun potere, in questo senso, deve essere affidato ai comitati composti da rappresentanti degli Stati membri.

Dichiarazione dell'Esecutivo uscente

Lo spagnolo Manuel Marin, vicepresidente della Commissione Santer, ha dato una valutazione positiva del secondo rapporto dei saggi sulla gestione amministrativa dell'Esecutivo comunitario.

Marin ha precisato che il collegio uscente non è stato in grado di approfondire l'analisi del documento, volto soprattutto ad orientare l'azione futura della Commissione.

Il gabinetto Santer ha, però, collaborato in modo leale e costruttivo all'esame approfondito dell'organizzazione ed il funzionamento delle strutture di gestione di Bruxelles.

Per Marin ci sono almeno due osservazioni di questo secondo rapporto che giustificano, in parte, l'operato dell'Esecutivo dimissionario.

Da un lato la squadra di Santer ha dovuto assumere una marea di obblighi, sotto la pressione dell'opinione pubblica, del Parlamento europeo e degli Stati membri, disponendo di risorse umane molto limitate.

Dall'altro, la stragrande maggioranza del personale dell'Istituzione è uscita indenne da critiche dal vaglio degli esperti che, al contrario, hanno sottolineato l'alta qualità umana e professionale della funzione pubblica europea.

Ricordando che l'Esecutivo di Bruxelles è il frutto di 40 anni di storia europea, durante i quali ha subito i contraccolpi di tutte le crisi che si sono succedute, Marin ha perorato la causa della futura Commissione, affinché sia un collegio forte e indipendente con effettivi poteri d'impulso e non solo di controllo.

Le raccomandazioni contenute nel rapporto in discussione possono rivelarsi utili in tal senso. Per Marin, occorre, però, distinguere dalle semplici modifiche di prassi interna e dalla revisione dei meccanismi gestionali, le riforme radicali delle basi giuridiche e delle stesse norme dei Trattati. Queste ultime hanno inevitabili ripercussioni sull'ordinamento costituzionale di alcuni Stati membri.

Il cammino verso le riforme è, quindi, vasto ed irto di ostacoli, per cui, il vicepresidente uscente ha auspicato che i suoi successori dispongano del tempo necessario per avviarle con successo.

In conclusione, Marin ha chiesto anche al Parlamento europeo di dar prova di pazienza, senza stringere i tempi della stagione delle riforme.

Dichiarazione del vicepresidente per le riforme istituzionali

Neil Kinnock, a nome della Commissione, ha esordito garantendo l'impegno del nuovo Esecutivo ad attuare le raccomandazioni del Comitato degli esperti. Si tratta, infatti, a suo avviso, di una ricetta da seguire poiché non ci si può adagiare su quanto è già stato avviato, su progressi sporadici e non così tempestivi come dovrebbero.

Il limite maggiore, però, delle riforme iniziate è stato il fatto che fosse poco spiegata la strategia di fondo. E' difficile motivare e spronare funzionari anche molto preparati se non viene chiarita l'esigenza di ammodernamento, in maniera abbastanza forte da vincere una cultura esistente.

Nessuna misura può risolvere il problema di fondo, quello della mentalità. Occorre, per questo, una strategia ben costruita che si focalizzi sugli obiettivi, sulla professionalità, su principi e procedure meritocratiche.

Per avviare questa riforma la Commissione gode, però, di un grande vantaggio: quello delle tante persone che vogliono contribuire ad un cambiamento radicale.

In particolare, il nuovo Esecutivo, se sarà confermato dall'Assemblea, si impegna ad agire per rispondere a tutte le questioni sollevate dalla relazione ed in particolare ad avviare un controllo ex-ante; a garantire la trasparenza nelle assunzioni e nello sviluppo di carriera ed a istituire un comitato etico, possibilmente interistituzionale.

La regola, insomma, che dovrà dettare la riforma sarà l'efficienza, la trasparenza e la buona gestione, perché questi sono i miglioramenti che i cittadini dell'Unione si attendono.

Il dibattito

Aprendo la discussione, Hans Gert Poettering (PPE-DE-D) è insorto contro il rilievo critico di Marin sull'impazienza che il Parlamento avrebbe dimostrato nei confronti di Santer ed ha ribadito che il futuro Esecutivo deve, piuttosto, dar prova di cooperazione. Questo compito spetta in particolar modo a Neil Kinnock, responsabile delle riforme amministrative.

La commissione parlamentare per il controllo di bilancio esaminerà, nel merito, la relazione degli esperti predisponendo un proprio rapporto. Quanto al successore di Santer, questi dovrà rinunciare a qualsiasi forma di arroganza verso l'Istituzione parlamentare, delimitando le sfere di responsabilità dei componenti del suo governo e vigilando affinché risposte motivate siano fornite in tempi debiti a tutte le richieste pervenute dai cittadini europei.

Johannes Swoboda (PSE-A) ha esortato a spingere lo sguardo verso il futuro, per migliorare gli strumenti e le procedure gestionali ed a sottrarsi, quindi, all'errore di generalizzazione delle irregolarità del passato, continuando a fustigare quei commissari che rappresentano gli elementi di continuità fra l'Esecutivo Santer e quello Prodi.

L'oratore ha ripreso alcune critiche dei saggi al vecchio modello della Commissione, che deve anche farsi carico della responsabilità finanziaria del proprio operato. Quanto a Kinnock, il futuro commissario delle riforme, dovrà trovare un punto di equilibrio fra i due sistemi di responsabilità, collegiale e individuale dei commissari, che, di fatto, legano i componenti del futuro governo europeo.

Swoboda ha, infine, chiesto una maggiore trasparenza ed apertura come rimedi per combattere la fuga di notizie ed il discredito delle Istituzioni presso i mass-media.

Jan Mulder (ELDR-NL), ha rilevato, positivamente, che nel rapporto dei saggi si citano casi e non si denunciano persone. Egli ha, però, rilanciato l'accusa, già emersa nel primo rapporto, sul clima generale di deresponsabilizzazione che imperversa a Bruxelles.

Ha ricordato, come esempio di frode evidente, il caso delle esportazioni di burro verso l'ex URSS dei primi anni novanta. Tale caso, Mulder ha aggiunto, è tutt'altro che chiuso e non lo sarà fintantoché il Parlamento non si pronuncerà nel merito.

L'oratore ha, anche, sottolineato che la tendenza recente della Corte dei conti a negare la dichiarazione di affidabilità sull'esecuzione del bilancio non deve essere sottovalutata dall'Assemblea.

Bart Staes (Verdi/ALE-B) ha espresso il proprio rammarico per il ritardo con cui il presente rapporto è stato pubblicato rispetto al calendario delle audizioni dei commissari. Esiste, così, il rischio che il suo contenuto venga sminuito dalla futura Commissione, il cui Presidente, secondo Staes, avrebbe già dichiarato che il documento non ha valore giuridico.

L'oratore ha, anche, sollecitato la procedura di reintegrazione del funzionario della Commissione, le cui rivelazioni sono state all'origine delle dimissioni di Santer.

Per Francis Wurtz (GUE/NGL-F), le carenze strutturali emerse sul conto dell'Esecutivo non sono di natura tecnica, ma affondano le radici in una logica difettosa che ha portato la Commissione di Bruxelles a disinteressarsi delle conseguenze dei suoi atti, al di fuori delle proprie aree di competenza. Wurtz ha, anche, citato un rapporto interno della cellula di analisi della Commissione, che dovrebbe essere reso pubblico.

Georges Berthu (UEN-F) ha affermato che la teoria dell'indipendenza della Commissione, sostenuta dai federalisti europei, è stata terreno fertile che ha favorito il diffondersi dei casi di cattiva amministrazione.

E' necessario, perciò, limitare l'autonomia di gestione delle Direzioni generali, sottoponendole a stretti controlli da parte dei commissari ed instaurare nuovi controlli contabili parlamentari e commissioni d'inchiesta sugli effetti delle sovvenzioni comunitarie.

Nigel Farage (EDD-RU) ha deplorato il fenomeno dilagante della produzione di documenti da parte delle Istituzioni comunitarie ed ha preso posizione critica riguardo alla creazione di una Procura europea con poteri di delega alle autorità nazionali, come indicato nella valutazione dei saggi.

Gianfranco dell'Alba (TDI-I), pur elogiando l'ottimo rapporto del gruppo di esperti, ha invitato lo stesso Parlamento a far autocritica, poiché la proposta di investitura dei saggi fu approvata con contrasti in seno ad alcuni gruppi.

Inoltre, dalle conclusioni del comitato, emerge un'inerzia delle autorità di bilancio nei confronti dell'Esecutivo ed una certa dose di responsabilità per aver chiesto la soppressione dei minibilanci, senza avvedersi che il rimedio sarebbe stato peggiore del male.

Diemut Theato (PPE-DE-D) ha sottolineato la necessità di una profonda riorganizzazione dei servizi della Commissione. La relazione, pur essendo un po' teorica, descrive bene la prassi che ha guidato in questi anni l'operato dell'Esecutivo e le linee guida di una futura riforma.

Importante, in questo senso, è soprattutto la proposta di creare una Procura europea che si occupi, nell'Unione e negli Stati membri, delle frodi a danno degli aiuti comunitari. Perché, però, i controlli siano efficaci, oltre a nuovi strumenti, occorre un Parlamento forte.

Secondo Margrietus van den Berg (PSE-NL) ci troviamo di fronte ad una situazione paradossale. Da un lato, i cittadini accettano il progetto europeista, dall'altro non capiscono il funzionamento delle Istituzioni e chiedono meno dibattiti e più soluzioni concrete.

Sullo sfondo della relazione si colloca una visione diversa della burocrazia, focalizzata su un minor centralismo ed una maggiore delega. Per fare ciò, occorre una nuova cultura amministrativa. In questo senso, la proposta della Procura sembra interessante.

Louisewies van der Laan (ELDR-NL) ha sottolineato l'esigenza di agire in fretta, riflettendo sui motivi che hanno portato alla crisi della Commissione. Occorre fare "autocritica"' e far pulizia all'interno, se si vuole, in seguito, intervenire sulle irregolarità esistenti a livello nazionale.

Herman Schmidt (GUE/NGL-S) ha criticato la relazione dei saggi, a suo avviso superficiale e che non affronta il nodo principale. Quello che deve essere definito è il futuro di una burocrazia politica, come quella della Commissione, che non rispetta i canoni classici di separazione fra livello burocratico e politico, ma che, al tempo stesso, necessita di una maggiore democrazia interna. Si tratta, dunque, di sciogliere questo nodo attraverso la trasparenza.

Secondo Rijk van Dam (EDD-NL) fidarsi è bene, non fidarsi è meglio. In quest'ottica deve essere letta la relazione dei saggi, che pone come forte priorità la lotta alla frode. Non si tratta di espandere i compiti della Commissione ma, al contrario, di limitarsi a quelli esistenti per eseguirli bene. Viene, inoltre, accolta con favore l'idea di definire un codice di condotta interistituzionale.

Gerhard Hager (NI-A) ha ricordato come solo procedure legali che garantiscano l'intervento del Parlamento nell'iter di attribuzione della responsabilità ad un singolo commissario, possano evitare la discrezionalità del Presidente dell'Esecutivo e, quindi, il rischio di accordi informali.

Secondo Roberto Bigliardo (NI-I) ci troviamo di fronte ad una bell'analisi, ma poco costruttiva. Bisogna, infatti, partire dal rafforzare il controllo del Parlamento europeo sulla Commissione, se si vuole che queste linee direttrici portino a qualcosa di concreto.

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La Commissione Prodi


La Commissione Prodi

Romano Prodi, Presidente designato dell'Esecutivo, ha presentato al Parlamento il suo programma di governo, accennando, nel preambolo, alla nuova crisi internazionale di Timor est, che comporta gravi rischi per la pace.

Dopo lo svolgimento delle audizioni, la procedura parlamentare di approvazione della Commissione volge al termine e Prodi si è dichiarato convinto che la sua squadra di commissari sarà in grado di guidare l'Esecutivo nei prossimi cinque anni.

La nuova Commissione, se sarà confermata, è pronta a rimettere ordine, attraverso un vasto piano di riforme.

Gli obiettivi principali di queste saranno l'apertura e la trasparenza, affinché i cittadini possano constatare che a Bruxelles vengono seguiti ed affrontati i problemi che stanno loro a cuore.

La nuova "trasparenza" varata da Prodi si baserà sulla migliore prassi vigente in campo europeo; un primo esempio sarà l'apertura al pubblico del registro di corrispondenza della Commissione, in linea con le esperienze amministrative più avanzate.

Il Presidente designato ha preannunciato che, a gennaio, oltre alle linee programmatiche per il prossimo quinquennio ed al piano di lavoro per il 2000, presenterà un rapporto politico- economico sullo stato dell'Unione che condenserà ed aggiornerà il contenuto di una serie di studi della Commissione. Scopo precipuo sarà di creare un elemento unificante nel processo di elaborazione delle politiche.

L'integrazione europea ha raggiunto uno stadio maturo, dopo l'instaurazione dell'unione doganale, del mercato unico, dell'unione economica e monetaria e di un Parlamento europeo forte, eletto direttamente dai cittadini. Secondo Prodi si deve ora aprire un nuovo cantiere per edificare "l'unione dei cuori e degli intelletti", cementata dal sentimento diffuso della comune cittadinanza europea.

L'ampliamento, la riforma delle Istituzioni europee, il consolidamento della crescita economica con riflessi positivi sull'occupazione e lo sviluppo sostenibile, sono i traguardi più ambiziosi dei prossimi cinque anni di lavoro.

Sul primo punto Prodi ha premesso che, pace, stabilità e prosperità sono sempre stati beni comuni della concezione europea. Perciò, l'Unione deve ora trovare il coraggio per offrire agli Stati extracomunitari la condivisione, a medio-lungo termine, di prospettive di convivenza civile e politica.

Il nuovo Esecutivo è chiamato, quindi, a lanciare una strategia globale, alzando anche la soglia dell'ampliamento, per il prossimo quarto di secolo, fino ad una quindicina di nuovi Stati aderenti.

A tale risultato si potrà pervenire modulando l'azione con la gradualità nei confronti dei partner più preparati, che devono poter contare su date precise (eventualmente abbinate a lunghi periodi transitori); la flessibilità verso i paesi che dovranno fare una più lunga anticamera e l'attenzione ai problemi degli Stati temporaneamente esclusi. Secondo Prodi, si può ipotizzare, per questi ultimi, una partecipazione virtuale, ad esempio, all'UEM, alla cooperazione in materia di sicurezza e nelle relazioni internazionali.

L'Unione europea è, poi, tenuta a seguire da vicino la transizione verso la pace delle regioni balcaniche coinvolte nel recente conflitto. Essa, in particolare, deve essere una guida morale e politica per quei popoli alla ricerca di un "modus vivendi" pacifico al loro interno.

Il Presidente designato ha, anche, menzionato la cooperazione strategica con la Russia, l'Ucraina e con i paesi mediterranei e del Medio Oriente, dove è necessaria una collaborazione fra le culture per estirpare il conflitto fra civiltà religiose che si contendono Gerusalemme.

Infine, la cooperazione transatlantica rinforzata prenderà nuovo vigore con il varo del "Millenium round", su cui Prodi ha garantito lungimiranza.

Un'altra sfida di questo fine secolo sarà la preparazione della Conferenza intergovernativa (CIG), indetta per colmare le lacune in campo istituzionale del Trattato di Amsterdam.

A questo riguardo, Prodi si è impegnato a bloccare ogni riforma minimalista che immetterebbe il processo europeo in una spirale senza fine, con spreco di energie ed obiettivi del tutto incomprensibili ai cittadini. In un'ottica costruttiva, il gabinetto Prodi presenterà al Vertice di Helsinki un rapporto di riforme ad ampio raggio.

Non minor importanza ha la grande sfida economica e sociale dei prossimi anni. A tal fine è necessario che la crescita sia sostenibile sotto il duplice profilo ambientale ed occupazionale.

La ripresa dell'economia europea deve poter continuare sulla spinta dell'euro e dei programmi di stabilità degli Stati membri. Si impongono, però, degli aggiustamenti strutturali che ne amplino gli effetti. Si dovrà tener conto, altresì, delle tendenze demografiche al ribasso e delle loro ripercussioni sociali, aumentando la produttività per addetto e l'entità numerica della popolazione attiva.

La ricostruzione del mercato interno dovrà essere portata a termine potenziando la concorrenza nel settore delle merci e, soprattutto, dei servizi.

Prodi ha, infine, dato risalto al settore di punta della tecnologia dell'informazione, sul quale gli Stati Uniti hanno costruito il rilancio della loro economia negli anni novanta.

La conoscenza è la chiave del successo per le generazioni future e quelle europee rischiano di perdere i potenziali di ricerca che in questo campo l'Unione ancora detiene in ambito mondiale. Perciò, ad Helsinki, una grande iniziativa sulla società dell'informazione sarà presentata dalla Commissione, nell'interesse di tutta la gioventù europea.

Altro campo di azione della Commissione sarà la salvaguardia del sistema di sicurezza sociale europea, con i necessari adattamenti per renderlo fruibile anche ai nostri figli.

Il livello europeo, nelle conclusioni del Presidente designato, è quello privilegiato per affrontare efficacemente le problematiche a lungo termine, mediante strategie europee concertate, sul modello di quella per l'occupazione, lanciata a Lussemburgo nel 1997. E' questo, anche, un ottimo strumento per creare vasti consensi nell'opinione pubblica sull'opportunità di far avanzare l'integrazione europea.

Dibattito

Hans-Gert Poettering (PPE-DE-D) ha esordito ricordando come solo una Commissione efficiente possa affrontare le sfide che si trova di fronte l'Europa in questa importante fase di sviluppo. Bisognerà, perciò, superare per sempre i tempi della mancanza di trasparenza ed avviare una nuova era nei rapporti fra Esecutivo e Parlamento.

Il PPE, del resto, si dichiara soddisfatto per l'accettazione da parte di Prodi delle cinque condizioni poste dal Parlamento: rispetto del calendario parlamentare, che deve aver la priorità su ogni altro impegno della Commissione; trasformazione in iniziativa legislativa della risoluzione che l'Assemblea voterà sulla trasparenza; dimissioni di singoli commissari colpiti da un voto di sfiducia; creazione di un dialogo costruttivo fra Istituzioni, consultazioni regolari del Parlamento e focalizzazione sulle riforme istituzionali della Conferenza intergovernativa. Queste condizioni devono, del resto, essere accettate da tutti i membri dell'Esecutivo.

Poettering ha, poi, lamentato il deficit democratico, provato chiaramente da una composizione dell'Esecutivo che non rispetta i risultati elettorali ed ha ricordato gli interrogativi ancora esistenti su singoli commissari. Occorre, perciò, elaborare una nuova procedura che eviti di trovarsi, nelle prossime audizioni, a dover affrontare gli stessi problemi. Il PPE, ha concluso, deciderà se votare o meno per l'investitura della nuova Commissione solo dopo aver ascoltato le risposte di Prodi su tutte queste questioni.

Secondo Enrique Baron Crespo (PSE-E), l'obiettivo prioritario di questa fase è il superamento della crisi che, da quasi un anno, paralizza l'Unione. Su questa base il gruppo PSE ribadisce il proprio appoggio a Prodi, pur non condividendo la sua biografia politica.

L'oratore ha poi indicato alcuni degli impegni prioritari che la nuova Commissione deve assumere: la stesura di un programma politico quinquennale, accompagnato da rapporti annuali; una maggiore concretizzazione della coesione, della lotta all'occupazione, dell'ammodernamento delle economie, del coinvolgimento nel mediterraneo e della tutela dei diritti umani; l'elaborazione di un'accordo quadro sui rapporti istituzionali; la previsione di una responsabilità individuale dei commissari e l'analisi delle proposte dei tre esperti sulla riforma istituzionale prima di Helsinki.

Le audizioni sono state un esercizio di trasparenza che permette al PSE di votare l'investitura del nuovo Esecutivo senza riserve mentali, pur non rinunciando alle prerogative di controllo del Parlamento.

Patrick Cox (ELDR-IRL) ha affermato di condividere interamente le prospettive di Prodi per l'oggi e per il domani, alla vigilia di un nuovo inizio nei rapporti fra Esecutivo e Parlamento. Ha, anche, sottolineato l'importanza di ribadire il principio di collegialità, di fronte ai tentativi di mettere in discussione, durante le audizioni, singoli commissari.

Nonostante ciò, appare essenziale, per il futuro, rivedere la procedura di investitura, per consentire un esame più approfondito delle nomine da parte del Parlamento.

Occorre, anche, nel redigere il programma politico, rispondere ad alcuni interrogativi sollevati dalla sovrapposizione di competenze; dalla separazione fra controllo ex-ante ed ex-post; dalle dimissioni in caso di procedure penali e civili contro singoli commissari e dall'attuazione del principio di trasparenza e di accesso ai documenti.

La fiducia a Prodi sarà condizionata alle garanzie offerte a proposito dei rapporti fra Commissione e Parlamento, ha affermato Heidi Hautala (Verdi-ALE-FlN). Occorrono, perciò, ancora alcuni chiarimenti, in particolare sulla responsabilità individuale dei commissari, sulla rappresentanza delle donne, sulla consultazione del Parlamento nelle nomine, sul rispetto degli emendamenti parlamentari nelle iniziative legislative e sul coinvolgimento della società civile nella riforma istituzionale.

Inoltre, bisogna garantire al Parlamento una maggiore partecipazione alla conclusione di accordi internazionali, attraverso, per esempio, consultazioni continue sui negoziati OMC.

Francis Wurtz (GUE-F) ha negato, a nome del suo gruppo, la fiducia alla nuova Commissione che, se si è dimostrata capace di riconquistare il rapporto con il Parlamento, non ha saputo fare altrettanto per quanto riguarda la società civile ed il suo rifiuto del neo-liberalismo, la disoccupazione ed i rapporti con il Sud del mondo. Le risposte dell'Esecutivo sono apparse, in questo campo, "più che classiche", mentre manca l'ambizione dei grandi progetti.

Secondo Gerard Collins (UEN-IRL) il vero nodo dei prossimi anni è il mantenimento di rapporti armoniosi fra Parlamento ed Esecutivo, unica garanzia per l'attuazione di un programma di lavoro che deve permettere un'efficace applicazione del principio di codecisione, la definizione di obiettivi comuni ed una razionalizzazione del processo decisionale.

Jean-Peter Bonde (EDD-DK) ha chiesto di conoscere gli interessi economici dei commissari designati e di capire meglio quale accesso ai documenti dell'Esecutivo verrà effettivamente garantito. Ha, poi, dichiarato che il suo gruppo continuerà ad esercitare un'opposizione costruttiva, volta, in particolare, a garantire la trasparenza.

Secondo Francesco Speroni (NI-I) non si può accordare fiducia ad un uomo come Prodi che, quando è stato presidente dell'IRI, ha dilapidato i soldi dei contribuenti padani. Del resto, appare paradossale che quelle stesse forze politiche che hanno votato la sfiducia a Prodi come Presidente del Consiglio italiano, siano oggi disposte ad appoggiarlo.

Nuova trasparenza, nuova politica comune e, soprattutto, Istituzioni europee riformate e rafforzate sono, secondo Paolo Costa (ELDR-I) condizioni necessarie per uscire dalla crisi, avvicinare i cittadini all'Europa e garantire la pace nel mediterraneo. Egli accorda, perciò, piena fiducia alla Commissione ed auspica una positiva cooperazione con il Parlamento.

Pasqualina Napoletano (PSE-I) ritiene che la lunga crisi istituzionale debba concludersi con un'investitura chiara e senza riserve, per dare vita ad un Esecutivo forte. A tal fine, è importante il recupero di un'alleanza strategica con il Parlamento, che sappia far predominare gli interessi comunitari su quelli nazionali. Su questa base, Napoletano ha augurato alla nuova Commissione pieno successo e buon lavoro.

Il voto del nostro gruppo non è frutto di un'avversione personale, ma di una valutazione del programma, il cui merito appare inaccettabile, ha affermato Fausto Bertinotti (GUE-I).

La nuova Commissione, infatti, sembra incapace di proporre un nuovo disegno di politica economica e sociale come anche una nuova strategia internazionale, che emancipi l'ONU dall'USA e dalle contradizioni evidenziatesi nella vicenda di Timor.

Manca un discorso originale sul terreno della cultura e della comunicazione di massa ma, soprattutto, appare poco convincente la riproposizione di un'ortodossia monetarista che, propugnando la flessibilità lavorativa e la deregolamentazione, provocherà l'aumento della crisi sociale ed un ulteriore allontanamento dei cittadini dalle Istituzioni.

Secondo Cristina Muscardini (UEN-I) occorre una Commissione forte e capace di garantire le aspirazioni dei cittadini europei. Questo sarà possibile solo se l'Esecutivo agirà in collaborazione continua con il Parlamento ed eviterà di divenire un segretariato del Consiglio.

Le riforme interne e la riorganizzazione devono avvenire sulla base della trasparenza e del controllo da parte del Presidente sui singoli commissari. D'altro canto, l'Esecutivo dovrà affrontare i prossimi negoziati dell'Organizzazione mondiale del commercio in maniera da garantire la difesa dell'ambiente, la tutela dei diritti umani e la protezione del consumatore.

Occorre, inoltre, ridare fiducia ai cittadini, colmando il distacco, sempre più accentuato, nei confronti della politica ed avviando un approfondito dibattito sull'ampliamento.

Antonio Tajani (PPE-DE-I) ha apprezzato, del discorso di Prodi, l'insistenza sul tema dell'identità europea comune ed ha dichiarato, a nome di Forza Italia, che è giusto impegnarsi per tale battaglia, legata anche a valori cristiani, affinché gli europei condividano civiltà, patria e destino.

Guido Bodrato (PPE-DE-I), citando le crisi del Kosovo e del Timor est, ha affermato che nel mondo c'è bisogno di Europa. Una crisi istituzionale, quindi, toglierebbe autorità allo stesso Parlamento europeo. Prodi, secondo l'oratore, è stato convincente e merita un voto di fiducia per dare a tutta l'Unione la prospettiva di un nuovo inizio.

Marco Pannella (NI-I) ha motivato il proprio dissenso a Prodi nella sua triplice veste di federalista europeo, che trova inaccettabile il silenzio sui caratteri di sovranazionalità dell'Unione; di liberale e liberista, che avversa ogni trasposizione a livello europeo dell'eredità post-corporativa della partitocrazia nazionale; infine di cittadino italiano, che paventa l'esportazione del modello di lottizzazione dei partiti dalla penisola al centro dell'Europa.

Per Claudio Martelli (PSE-I), invece, la nuova Commissione merita fiducia senza riserve. In particolare, egli ha posto l'accento sulla necessità di assicurare la pace su tutto il continente. Un obiettivo che già tiene salda l'Europa dei popoli.

L'oratore condivide, in particolare, la strategia globale tratteggiata dal Presidente designato che s'incentra sull'ampliamento e prevede un sistema di relazioni internazionali a cerchi concentrici. Egli non esclude, però, difficoltà d'intesa con gli USA sul tema della difesa europea.

Martelli ha, infine, chiesto una carta dei diritti ed una maggiore cooperazione europea sul tema di immigrazione e asilo per porre fine alle discrepanze delle leggi nazionali.

Carlo Fatuzzo (PPE-DE-I) si è dichiarato impressionato favorevolmente dall'accenno del Presidente designato ai problemi dei pensionati e dalla solidarietà esternata verso gli stessi. L'oratore chiede che Parlamento e Commissione uniscano le loro voci per garantire i redditi da pensione a tutti i lavoratori che versano contributi.

Rispondendo alle domande che gli sono state rivolte, il Presidente designato ha informato il Parlamento dell'esito fruttuoso di un colloquio telefonico con il Presidente indonesiano Habibie, il quale si è formalmente impegnato a consentire l'accesso a Timor est a tutti i giornalisti stranieri e ad appoggiare incondizionatamente l'intervento ONU.

Romano Prodi, nel prendere atto di questa disponibilità, ha ribadito che l'Unione controllerà il rispetto di tutti gli impegni e vigilerà affinché i diritti dei cittadini dell'isola siano rispettati.

Un altro passo avanti verso la piena fiducia al nuovo Esecutivo sono state le dimissioni presentate dal commissario Frits Bolkestein da presidente titolare dell'organizzazione internazionale dei liberali, come chiesto dagli europarlamentari durante le audizioni.

Infine, Prodi ha nuovamente affrontato il problema della responsabilità individuale dei commissari e delle eventuali sanzioni (non previste dai trattati), in caso di comportamenti non conformi a standard di correttezza.

A questo riguardo, il Presidente - pur distinguendo la fattispecie di imputazioni penalmente rilevanti a carico di un membro della sua squadra da quella della perdita di fiducia parlamentare di un commissario - ha detto che l'esame di ogni singolo caso da parte sua sarà severissimo, ed il giudizio finale si baserà su una precisa e profonda conoscenza dei fatti, fermo restando l'impegno assunto da ciascun commissario di dimettersi.

Mandato della Commissione Prodi
(Docc. B5-65/99 e B5-64/99)

Il Parlamento europeo, a seguito del dbattito, ha approvato, con 508 voti favorevoli, 51 contrari e 28 astensioni, una risoluzione comune in cui definisce gli impegni programmatici della Commissione Prodi nel processo di costruzione europeo.

Si chiede al nuovo Esecutivo di realizzare politiche maggiormente rivolte ai cittadini; di presentare, in tempi rapidi, il suo programma politico e di proporre, congiuntamente al Parlamento europeo, l'introduzione nel Trattato della responsabilità individuale dei commissari.

La squadra di Prodi dovrà concordare con il Parlamento i contenuti della revisione del Trattato di Amsterdam e l'Assemblea sarà associata alla preparazione e alle decisioni concernenti le riforme istituzionali.

Tra i punti chiave della risoluzione figurano i contenuti di un accordo interistituzionale con il Parlamento europeo per l'instaurazione di un nuovo codice di condotta nei rapporti tra le due Istituzioni.

In particolare, l'Aula insiste sull'obbligo di sospensione immediata di un membro della Commissione e di dimissione "qualora (nei suoi confronti) venga mossa un'accusa grave, penalmente rilevante, in particolare di corruzione".

Inoltre, si invita l'Esecutivo ad adottare una normativa a tutela di quei funzionari che "trasmettano informazioni ingiustamente occultate, a chi di diritto, dall'autorità gerarchica diretta o indiretta".

Il Parlamento chiede, anche, di essere consultato tempestivamente e di potersi pronunciare sui codici di condotta concernenti i commissari e l'alta gerarchia dell'Esecutivo.

Infine, la risoluzione elenca in dettaglio una serie di condizioni per assicurare la trasparenza, l'apertura e l'affidabilità della nuova Commissione.

L'organo parlamentare competente stabilirà urgentemente la procedura con cui l'Assemblea potrà emettere un voto sfavorevole alla permanenza in carica di un singolo commissario ed obbligarlo, conseguentemente agli impegni assunti, a dimettersi.

Il voto

Romano Prodi, commentando la risoluzione, ha osservato come le Istituzioni si trovino in un momento decisivo di quello che è stato un grande esercizio di democrazia ed il punto di partenza di un nuovo rapporto fra Parlamento e Commissione.

Ribadendo, quindi, il suo impegno per la trasparenza e l'efficienza, come anche sulle cinque condizioni stabilite dal Parlamento nel documento, ha osservato però, che alcuni aspetti della risoluzione dovranno essere temperati. In particolare, per quanto riguarda le dimissioni di un membro della Commissione oggetto di procedura penale, che devono essere valutate sulla base della presunzione di innocenza.

Ugualmente, i codici di condotta, che saranno il primo evidente segnale della riforma amministrativa, non possono essere considerati immutabili. Per quanto riguarda l'impegno a consultare il Parlamento sugli accordi internazionali, questo dovrà essere messo in atto in maniera compatibile con l'efficacia dei negoziati.

Sul tema della trasparenza, dell'informazione del Parlamento e dell'accesso ai documenti, occorrerà stabilire regole certe, soprattutto per i casi in cui l'accesso verrà negato.

Nessun impegno può, invece, assumere l'Esecutivo per l'accesso ai documenti dell'OLAF, che, come stabilito, gode di una totale indipendenza dalla Commissione.

Infine, appare fondamentale sancire, in maniera formale, i doveri ed i diritti dei funzionari che denuncino casi di irregolarità.

In conclusione, Romano Prodi ha chiesto la fiducia del Parlamento, sulla base dei tre obiettivi del suo collegio: la crescita economica; la tutela della qualità della vita dei cittadini e la coesione sociale.

A favore della fiducia a Prodi si sono dichiarati: Hans-Gert Poettering (PPE-DE-D), per il suo gruppo, sulla base degli impegni assunti dalla Commissione, pur con le perplessità già espresse; Enrique Baron Crespo (PSE-E), che ha riaffermato il consenso accordato dal suo gruppo alla Commissione e Patrick Cox (ELDR-IRL), che ha ribadito l'impegno per un cambiamento radicale.

Hanno, invece, ripetuto l'impossibilità per i rispettivi gruppi di accordare la propria fiducia al nuovo Esecutivo, Francis Wurtz (GUE-F) e Jean-Peter Bond (EDD-DK).

Paul Lannoye (Verdi-ALE-B) e Gerard Collins (UEN-IRL) hanno, dichiarato che i membri dei due gruppi voteranno secondo coscienza.

Infine, Emma Bonino (NI-I), a nome dei sette membri radicali, ha dichiarato l'intenzione di astenersi, in segno di protesta contro la decisione sul Gruppo Tecnico dei Deputati Indipendenti.

Si è, in seguito, proceduto al voto sul progetto di decisione presentato dalla Conferenza dei Presidenti dei gruppi politici.

Il primo paragrafo, relativo alla nomina di Romano Prodi sino al 22 gennaio 2000, è stato approvato con 446 voti favorevoli, 123 contrari e 23 astenuti, mentre il secondo, sulla nomina della Commissione, con 427 voti favorevoli, 138 contrari e 29 astenuti.

I due successivi paragrafi, relativi alla nomina di Prodi ed a quella della Commissione fino al 22 gennaio 2005, sono stati approvati rispettivamente con 426 voti favorevoli, 134 contrari e 32 astenuti e con 404 favorevoli, 153 contrari e 37 astenuti.

La decisione nel suo insieme, infine, è stata approvata con appello nominale, come del resto i paragrafi, con 414 voti favorevoli, 142 contrari e 35 astenuti.

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Il Consiglio straordinario di Tampere (15/16 ottobre)


Il Consiglio straordinario di Tampere

(15/16 ottobre)

La Presidenza in carica del Consiglio, nella persona del ministro degli Esteri finlandese, Tarja Halonen, ha riferito sulla preparazione del prossimo Vertice dei Capi di Stato e di governo.

L'obiettivo è la creazione di uno spazio di giustizia, sicurezza e democrazia sul territorio dell'Unione applicando, se possibile, la procedura comunitaria.

L'armonizzazione delle legislazioni nazionali, l'emanazione di un corpo di regole comuni, il principio del reciproco riconoscimento, fanno parte di questa strategia, le cui basi sono state gettate ad Amsterdam per una maggiore collaborazione dei Quindici in materia di sicurezza e di affari interni e, per una visione globale, delle relazioni estere. In tale contesto, il Consiglio dei ministri opera di concerto anche con il Consiglio d'Europa e l'OCSE.

Il Consiglio europeo di Tampere verterà sui temi seguenti: diritto di asilo e d'immigrazione, lotta alla criminalità organizzata e creazione di uno spazio giuridico uniforme.

A Vienna, lo scorso anno, fu varato un piano di azione per il futuro. In base ad esso, la politica comune di asilo e di sicurezza deve assumere una dimensione europea, nel solco tracciato dalle previsioni di Amsterdam, in materia di asilo e d'immigrazione (art.63), sulla base della Convenzione di Ginevra del 1951 sul primo punto e del protocollo del 1967 relativo allo status dei rifugiati.

Tarja Halonen ha ribadito l'esigenza di porre regole minime che offrano un alto grado di protezione e garantiscano la tutela dei diritti dell'uomo. Sul fenomeno profughi, la Presidenza finlandese ritiene opportuno che l'Unione intervenga rapidamente, collaborando con i paesi di accoglienza e prevedendo stanziamenti a titolo di solidarietà europea.

La lotta contro l'immigrazione illegale necessita, altresì, un coordinamento maggiore, senza pregiudizio, però, dei diritti degli immigrati regolarmente residenti, che devono poter disporre di uno status giuridico e sociale equo.

Quanto al rimpatrio dei clandestini nei rispettivi paesi d'origine, Tarja Halonen ha proposto di intervenire finanziariamente utilizzando fondi di bilancio a titolo di cooperazione allo sviluppo.

Sul fronte della repressione della criminalità transfrontaliera, il Vertice di Tampere dovrebbe incoraggiare la formazione di commissioni di indagine, operanti aldilà delle frontiere nazionali, in collaborazione con le autorità locali.

Il Consiglio europeo dovrà, inoltre, potenziare Europol per affrontare l'emergenza della criminalità organizzata proliferante nell'Unione, quali la violenza sulle donne, sui bambini ed il riciclaggio dei capitali sporchi.

L'Unione deve giocare anche la carta della prevenzione e, soprattutto, della dissuasione dei giovani dal crimine, facendosi però carico del risarcimento delle vittime degli atti illegali.

Infine, l'avvento di uno spazio giuridico uniforme per la tutela dei diritti dei cittadini è imperativo, dopo che l'introduzione della moneta unica ha impresso un'accelerazione allo scambio di beni e di servizi fra paesi membri aderenti all'UEM. Maggiori investimenti oltre frontiera, ed anche matrimoni misti fra cittadini dell'Unione, esigono una rimozione rapida degli ostacoli amministrativi e giuridici propri di 15 ordinamenti civili e processuali diversi.

Per Tarja Halonen, la tecnologia dell'informazione potrà facilitare l'accesso alla protezione giuridica dei cittadini europei e far progredire sulla via del riconoscimento degli strumenti probatori e delle decisioni giudiziarie fra i Quindici, anche sulla base delle convenzioni internazionali già vigenti.

Infine, al Vertice europeo di Tampere, si entrerà nel merito dell'attuazione della carta dei diritti fondamentali dell'uomo, lanciata dal Consiglio europeo di Colonia, seguendo la procedura prevista dall'articolo 13 del nuovo Trattato sulle misure per combattere ogni tipo di discriminazione.

La Presidenza finlandese ha comunicato che l'ordine del giorno definito dal Vertice sarà stabilito prossimamente e che, comunque, a Tampere sono sin d'ora invitati il Presidente del Parlamento europeo e i rappresentanti delle ONG per dar voce a tutti gli esponenti della società civile.

Il vicepresidente uscente della Commissione Santer, Manuel Marin, si è limitato ad aggiungere che l'Esecutivo condivide la strategia della Presidenza del Consiglio per la riunione straordinaria di Tampere.

L'imminente investitura della nuova Commissione faciliterà il passaggio di consegne in vista del Vertice, affinché l'Esecutivo entrante possa presentare proposte specifiche per la realizzazione di uno spazio di libertà, giustizia e sicurezza europea.

Il dibattito

Hubert Pirker (PPE-DE-A), rallegrandosi delle altisonanti proposte del Consiglio, ha espresso il timore che restino lettera morta, come già successo in passato. Ha, poi, indicato tre fronti su cui è essenziale intervenire: l'elaborazione di strategie più composite per il controllo dell'immigrazione, che consentano una maggiore integrazione e prevedano una ripartizione degli oneri, oltre all'attivazione di Eurodat; la lotta contro la criminalità organizzata, attraverso una piena operatività di Europol e lo sviluppo della cooperazione giudiziaria, per mezzo, fra l'altro, dell'individuazione di rapide procedure penali transfrontaliere.

Secondo Bill Miller (PSE-RU), il nodo da sciogliere al Vertice di Tampere è quello dalla contraddizione fra libera circolazione e timore, da parte dei cittadini, che questa provochi un aumento della criminalità. Proprio per questo, occorre rafforzare la cooperazione giuridica e di polizia, in particolare per quanto riguarda la prevenzione del crimine, e coinvolgere tutti i protagonisti nel processo di creazione dello spazio comune, rendendolo così trasparente.

Tre sono, a detta di Graham Watson (ELDR-RU), i temi fondamentali che Tampere dovrà affrontare. Il primo è sicuramente quello dei profughi. Occorre trovare, infatti, un equilibrio fra tutela ed integrazione economica, che garantisca standard comuni, ed alti, di protezione.

Un secondo aspetto fondamentale è quello dello spazio giuridico europeo, che deve riguardare non solo il diritto civile ma anche norme comuni per quanto riguarda il diritto penale ed il trattamento carcerario, formazioni comuni dei magistrati e la creazione di un sistema europeo per la libertà vigilata.

Infine, un'altra questione fondamentale è quella della lotta alla criminalità, che deve essere attuata non solo attraverso Europol ma, anche, prevedendo un "college" europeo per la polizia e l'armonizzazione del sistema penale.

Matti Wouri (Verdi/ALE-FIN) ha sottolineato come l'obiettivo dello spazio giuridico comune sia potenziare i diritti civili e non limitarli, o restringerli. La valutazione secondo cui quanto più un sistema è sicuro tanto meno lo sono i cittadini non deve trovare spazio in un sistema maturo, volto a creare un'Europa dei cittadini. In quest'ottica, occorre garantire un sistema che protegga i diritti di tutti, compresi immigrati e minoranze, secondo la Convenzione di Ginevra

La riservatezza è un diritto umano che non può essere violato, ha affermato Esko Olavi Seppänen (GUE/NGL-FIN), ricordando come esistano nuove tipologie criminose legate alle violazioni della privacy, delle quali si rendono colpevoli le autorità europee ed, ancor più, quelle americane. Occorre lottare contro questi nuovi reati, che contrastano con la Carta Europol e con la base stessa della cooperazione di polizia, attraverso una maggiore apertura e trasparenza del sistema giuridico.

Mogens Camre (UEN-DK) ha manifestato la volontà del suo gruppo di votare contro la proposta di risoluzione, che esula, a suo avviso, dalle competenze dell'Unione ed appare contraddittoria. Non è, infatti, possibile combattere contro la criminalità smantellando i confini degli Stati o risolvere il problema delle popolazioni più povere favorendone l'arrivo in Europa. Occorre, invece, migliorare e modificare le condizioni di vita e democratiche nei paesi di origine.

Secondo Johannes Blokland (EDD-NL), "sono state create delle aspettative eccessive sull'Unione che non possono essere soddisfatte". L'agenda di Tampere rafforza questa sensazione che esistano possibilità concrete ed è, quindi, destinata a creare nuove delusioni. Certo, una politica di asilo comune è necessaria, per evitare un afflusso incontrollato di profughi, ma ancora per molto tempo non sarà possibile realizzarla concretamente.

Charles De Gaulle (NI-F) ha ricordato come siano sempre di più quelli che dubitano dell'opportunità di un'integrazione europea a tappe forzate e che si chiedono quale sia il valore aggiunto dell'Unione. E' questo il motivo per cui l'oggetto della prossima CIG non dovrebbe essere rafforzare le competenze istituzionali, ma limitare i compiti della Comunità.

I movimenti migratori, comunque inarrestabili, sono alla base della storia dell'umanità, ha esordito Giuseppe Di Lello Finuoli (GUE/NGL-I). Lo spazio comune europeo deve ispirarsi alla solidarietà ed all'inclusione.

Non dobbiamo costruire un'Europa pacifica ed opulenta al suo interno ma impenetrabile all'esterno. Sarebbe un'illusione, poiché escludere i "diversi" destabilizza la pace e rafforza nei cittadini la diffidenza ed il razzismo. Occorre, invece, garantire a tutti, cittadini e non, i diritti civili e, soprattutto, sociali.

Secondo Roberta Angelilli (UEN-I), la domanda più pressante dei cittadini, dopo quella del lavoro, è l'emergenza sicurezza. Non basta una carta dei diritti umani ma occorre una volontà reale e pratica di prevedere tutte le misure utili per la realizzazione di una cooperazione giudiziaria e di polizia.

E' necessario, perciò, rafforzare progressivamente le Istituzioni comunitarie, attraverso la cooperazione intergovernativa e non le decisioni a maggioranza qualificata.

L'obiettivo è semplice, ha affermato Elena Pacciotti (PSE -I): fare insieme quel che da soli i singoli Stati membri non sono in grado di attuare efficacemente, come la lotta alla criminalità organizzata. Una maggiore prevenzione e repressione del crimine deve, però, accompagnarsi alla tutela dei diritti di tutti, poiché non esiste legalità senza giustizia. Occorre, perciò, combattere le disuguaglianze e garantire i diritti delle minoranze.

Giorgio Napolitano (PSE-I) ha ricordato come la decisione di Colonia, volta ad elaborare una Carta dei diritti umani, impegnerà a lungo il Parlamento. E', però, urgente stabilire subito la procedura che porterà alla deliberazione di tale Carta.

Per quanto riguarda, invece, la lotta alla criminalità e la regolamentazione dell'immigrazione, è necessario accelerare il cammino verso norme comuni, sulla base del documento redatto dalla Presidenza austriaca, nel 1998.

La risoluzione
(Doc. B5-0116/99)

L'Assemblea, a conclusione del dibattito, ha approvato due risoluzioni. La prima, presentata dalla commissione affari costituzionali e da quella per le libertà ed i diritti dei cittadini, riguarda l'elaborazione della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea.

Si tratta di una priorità comunitaria, che deve coinvolgere le due Istituzioni sulle quali si fonda la legittimità dell'Unione: il Parlamento ed il Consiglio. Si auspica, perciò, un approccio aperto ed innovatore per quanto concerne il carattere della Carta e la natura dei diritti che vi figureranno.

Da un punto di vista procedurale, si chiede che il numero dei rappresentanti del Parlamento sia uguale a quello dei governi nazionali e che sia garantito un'efficace sistema di consultazione delle Assemblee nazionali.

Infine, si ribadisce l'esigenza di assicurare la trasparenza dei lavori e la partecipazione delle ONG e dei cittadini e si auspica la presentazione del progetto prima del Consiglio europeo del dicembre 2000.

La seconda risoluzione, proposta dalla commissione per le libertà ed i diritti dei cittadini, sottolinea come la creazione di uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia rappresenti una delle maggiori sfide del prossimo futuro e debba avere come finalità anche la promozione dei diritti delle persone, delle libertà fondamentali e delle garanzie democratiche.

Si chiede, perciò, che il processo di attuazione di tale spazio europeo rispetti le prerogative del Parlamento e della Corte di giustizia; coinvolga le ONG e la società civile; tuteli il principio di trasparenza e punti a promuovere la protezione delle garanzie democratiche e della vita privata.

Nel votare questa seconda risoluzione, sono stati approvati due emendamenti, che prevedono un richiamo all'articolo 13 del Trattato sulle azioni contro le discriminazioni, ed un emendamento volto ad affrontare solidarmente l'afflusso massiccio di profughi.

Inoltre, è stato respinto il paragrafo 6 sulle procedure in seno al Consiglio ed è stato modificato il paragrafo 14, aggiungendo la richiesta di un gruppo di lavoro ad alto livello sull'asilo e sul l'immigrazione.

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Il gruppo tecnico dei depuati indipendenti


Il gruppo tecnico dei deputati

indipendenti


La Presidente Nicole Fontaine ha annunciato la decisione adottata lo scorso luglio dalla commissione costituzionale secondo cui l'istituzione del gruppo tecnico dei deputati indipendenti non è conforme al regolamento parlamentare (art. 29, par.1).

Tale deliberazione si basa sull'assenza del requisito di un minimo "di affinità politiche" che ogni gruppo deve possedere, a norma del citato articolo. Al contrario, nella sessione costitutiva di luglio, il gruppo tecnico aveva espressamente dichiarato che le sue differenti componenti rivendicavano una reciproca indipendenza politica, vietando ai membri del gruppo di parlare a nome del suo insieme.

La decisione della commissione costituzionale vale come interpretazione del regolamento e come tale integrerà le norme citate.

A seguito di tale annuncio, Gianfranco dell'Alba (NI-I) ha sollevato opposizione alla decisione di non conformità regolamentare del gruppo tecnico, ai sensi dell'articolo 180 del regolamento.

Il voto sull'opposizione ha dato il seguente esito: 412 voti favorevoli alla decisione della commissione costituzionale e, quindi, contrari alla costituzione del gruppo interessato, 56 voti contrari alla decisione e 36 astensioni.

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L'indipendenza di Timor Est


L'indipendenza di Timor Est

Il ministro degli Esteri finlandese, Tarja Halonen, ha riferito sul sostegno europeo alla battaglia per l'indipendenza di Timor Est nei confronti dell'Indonesia. Anche per il futuro, l'Unione europea manterrà il proprio piano di aiuti ed il Consiglio ha già dato mandato all'Esecutivo comunitario per assicurare Istituzioni democratiche e programmi socioeconomici di sviluppo per il lembo martoriato dell'isola.

Tarja Halonen ha ringraziato il personale delle Nazioni Unite per la presenza sul terreno degli scontri, nonché i ministri degli esteri olandese e britannico, per avere rappresentato l'Unione nell'area regionale, teatro delle stragi.

Attualmente, si calcola che sulle montagne dell'isola si aggirano intorno a 200 - 400 mila persone, bisognose di aiuti umanitari.

I rappresentanti di ECHO hanno effettuato una prima valutazione del fabbisogno urgente degli isolani: cibo, coperte, generi di prima necessità, saranno paracadutati nella regione montagnosa.

Il Presidente in carica del Consiglio ha ribadito che l'Indonesia è responsabile dei disordini degenerati in violenza, per non aver garantito la sicurezza e l'ordine nella regione, nella settimana successiva allo svolgimento del referendum sull'indipendenza.

Tarja Halonen ha aggiunto che esistono prove a carico dell'esercito e della polizia indonesiani, complici di azioni terroristiche, che hanno, fra l'altro, provocato l'allontanamento forzato del personale ONU.

Queste responsabilità evidenti hanno indotto il recente Consiglio degli Affari generali a vietare le esportazioni di armi europee in Indonesia, per i prossimi 4 mesi, prevedendo, se necessario, il rinnovo del bando.

Carlos Costa Neves (PPE-DE-P) ha ricordato che l'occupazione violenta dell'isola da parte di Giakarta si protrae da 24 anni e proprio quando la popolazione indigena si è espressa massicciamente a favore dell'indipendenza, l'Indonesia non ha rispettato gli impegni assunti davanti alla comunità internazionale di mantenere l'ordine in loco.

Al contrario, ha istigato le violenze macchiandosi di crimini, per cui un tribunale internazionale dovrà perseguire i responsabili. L'invio di una forza internazionale di pace è improrogabile se si vogliono evitare naufragi di imbarcazioni grondanti di profughi.

Mário Soares (PSE-P) ha citato, come esempio di solidarietà umanitaria, lo sdegno unanime manifestato dalla popolazione e dal Parlamento portoghese verso il governo indonesiano, dopo che il 98% della popolazione di Timor Est si era recata alle urne, sanzionando l'indipendenza del territorio con il 75% di voti favorevoli, mentre per tutta risposta le milizie di Giakarta scatenavano l'inferno sul popolo in festa.

L'ex Presidente della Repubblica portoghese ha fatto sua la recente condanna espressa dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, ha invitato a riconoscere il diritto all'indipendenza del popolo timorense ed ha perorato la causa dei profughi e dei sacerdoti, ancora in balia delle violenze, sollecitando, oltre all'invio degli aiuti, il ritorno immediato in loco degli osservatori ONU e dei mass-media.

Jules Maaten (ELDR-NL) ha elogiato la dichiarazione della Presidenza finlandese, che ha inviato sull'isola una delegazione in rappresentanza dell'Unione ma ha messo in guardia contro queste pur lodevoli iniziative, se ad esse non seguiranno fatti concreti come: invio di aiuti di prima necessità nell'immediato e sostegno allo sviluppo economico a più lungo termine, dopo l'indipendenza del paese.

L'oratore ha concluso affermando che le pressioni sul governo indonesiano sono un obbligo morale per l'Unione europea e per questo Parlamento.

Heidi Hautala (Verdi-ALE-FIN) ha ringraziato il Consiglio per la determinazione dimostrata, in occasione del referendum nel Timor orientale. L'errore della presenza internazionale è, forse, stato quello di focalizzare la propria attenzione sul voto, sicuramente una sfida vinta, piuttosto che sul controllo successivo. E' importante far arrivare quanto prima gli osservatori umanitari e, se possibile, inserire il Timor nei programmi ECHO.

Ilda Figueiredo (GUE/NGL-P) ha osservato come il Timor orientale sia illegalmente occupato dall'Indonesia da 24 anni. E' necessario, con la massima urgenza, intervenire per fermare quanto sta accadendo ed apportare aiuti umanitari. Occorre che l'Indonesia accetti l'entrata della forza di pace, perché questa situazione di violenza non si prolunghi. La popolazione di Timor, ha concluso, ha bisogno del nostro appoggio.

Il dibattito sul Timor, ha detto Paulo Portas (UEN-P), giunge solo dopo 10 giorni dall'inizio del genocidio. La rapidità della violenza non corrisponde con la lentezza della reazione della comunità internazionale. Il popolo di Timor merita una particolare considerazione per il coraggio dimostrato, tornando a votare, per affermare la propria volontà di libertà.

L'Indonesia, d'altro canto, deve essere condannata, perché ha messo in atto un vero "progetto" di genocidio. Si è, poi, chiesto: "se la gente di Timor parlasse tedesco o finlandese, avremmo tardato tanto ad intervenire?"

Secondo Bastiaan Belder (EDD-NL), occorre smettere di parlare con la lingua diplomatica delle Nazioni Unite ed intervenire, quanto prima, per condannare l'Indonesia.

Francesco Speroni (NI-I) ha invitato i quindici paesi dell'Unione ad aiutare il Timor, nella sua condizione di Stato indipendente e sovrano, proprio per ribadire che non si tratta di ingerenza negli affari interni dell'Indonesia ma di sostegno ad un paese autonomo.

La risoluzione
(Doc. B5-0067/99)

Il Parlamento, a seguito del dibattito svoltosi in seduta, ha approvato una risoluzione comune su Timor Est, in cui, dopo essersi congratulato con la popolazione del paese per il comportamento esemplare dimostrato durante il referendum, per l'elevato tasso di partecipazione e per l'aver manifestato, in maniera inequivocabile la volontà di indipendenza, chiede alle Nazioni Unite di far fronte alle responsabilità assunte con l'accordo di New York.

Si domanda, di conseguenza, al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite di non ritardare l'invio della forza internazionale di pace e si sollecitano gli Stati membri a dare il massimo sostegno logistico e finanziario a questa iniziativa.

L'Assemblea, dichiarandosi soddisfatta per la decisione del FMI e della Banca Mondiale di sospendere l'erogazione di prestiti all'Indonesia, chiede di bloccare, anche, la cooperazione militare, l'esportazione di armamenti e gli aiuti economici a questo paese, con la sola eccezione degli aiuti umanitari e di sostegno alla democratizzazione.

Si sottolinea, inoltre, l'esigenza di provvedere, al più presto, ad inviare aiuti umanitari di urgenza alle popolazioni del Timor orientale, a favorire il rimpatrio dei profughi e degli sfollati ed a ottenere l'accesso nella regione di osservatori internazionali, ONG e giornalisti.

Infine, si chiede al Consiglio ed agli Stati membri dell'Unione di riconoscere lo Stato di Timor orientale e di allacciare, quanto prima possibile, relazioni diplomatiche.


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La ricostruzione del Kosovo


La ricostruzione del Kosovo

La dichiarazione della Commissione

Il commissario Neil Kinnock ha riferito sugli sforzi in atto da parte di Bruxelles e degli altri partner internazionali per il ripristino della pace nel Kosovo.

Premesso che l'Esecutivo comunitario sostiene l'aspetto multietnico della società kosovara e si oppone fermamente ad ogni forma di violenza, Neil Kinnock ha indicato come opere prioritarie della ricostruzione in atto, le infrastrutture e le assi di sviluppo della società civile.

Alla realizzazione di tali obiettivi l'Unione europea sta contribuendo, coordinando le attività con gli altri responsabili internazionali.

Sul piano finanziario, il bilancio totale del 1999 per i cantieri in corso ammonta a 187 milioni di euro, di cui 47 già impegnati. La stima del fabbisogno finanziario per il 2000 si attesta a 500 milioni di euro e degli importi non inferiori sono prevedibili per i 2 anni successivi.

L'Agenzia locale di ricostruzione del Kosovo, si avvale, sin d'ora, dell'opera di una "task force", che sta preparando il terreno per il suo insediamento.

In particolare, una prima fase di lavori, già avviata, prevede lo sminamento del territorio, la ricostruzione delle dogane e quella degli edifici pubblici ed istituzionali più urgenti, come gli ospedali. Negli stadi successivi si procederà alle opere stradali in previsione dell'inverno, nonché ai gemellaggi.

La Commissione esecutiva ha già dato corso, provincia per provincia, alla valutazione dei dati bellici, e, dopo un primo rapporto di luglio, ne presenterà un altro entro la fine dell'anno. Bruxelles sopporterà le spese di ricostruzione in concorso con gli altri donatori, in primo luogo la Banca mondiale.

Sono in gioco miliardi di euro che finanzieranno, in una prospettiva di ricostruzione ad ampio raggio, basata su quattro pilastri della comunità internazionale, l'assestamento del sistema bancario, la riattivazione delle reti di trasporto e investimenti a medio termine e l'edilizia istituzionale, per porre le basi idonee al mantenimento della democrazia.

Neil Kinnock ha, infine, affrontato l'aspetto delle sanzioni economiche nei confronti della Iugoslavia, confermando che saranno aboliti l'embargo petrolifero ed il divieto di sorvolo.

Ha anche accennato a tre temi sensibili, che richiedono la collaborazione delle autorità civili del Kosovo: la prevenzione delle frodi, il risarcimento delle vittime e la persecuzione degli autori dei crimini di pulizia etnica.

La relazione di Doris Pack (PPE-DE-D)
Doc. A5-0013/99

E' stata approvata una relazione sulla proposta dell'Esecutivo che istituisce l'Agenzia europea per la ricostruzione del Kosovo, mentre è stato rinviato il voto sulla risoluzione legislativa.

La relatrice, Doris Pack (PPE-DE-D) ritiene fondamentale il ruolo dell'Agenzia nell'opera di ricostruzione della regione, devastata dalla guerra, tanto più che la proposta dell'Esecutivo prende le mosse dalle non poco penose esperienze accumulate in sede di ricostruzione della Bosnia-Erzegovina.

Tuttavia, nella relazione, si sottolinea l'importanza che il centro operativo dell'Agenzia sia posto a Pristina, capitale del Kosovo.

In tal modo si distinguerebbe l'organo esecutivo, dotato di sufficiente autonomia, dall'Agenzia che ha sede a Salonicco, in Grecia, e che presiede alla ricostruzione dei paesi balcanici interessati dal Patto di stabilità per l'intera area. Ciò servirebbe a garantire l'efficienza dell'azione. Il Consiglio, invece, nella sua posizione del luglio scorso, senza attendere il parere del Parlamento, ha optato per Salonicco.

Un'altra importante modifica proposta da Pack, riguarda la struttura del comitato di gestione dell'Agenzia che, secondo la proposta originaria, è composto da 17 membri, 15 dei quali rappresentano gli Stati membri dell'Unione e, i due restanti, l'Esecutivo comunitario.

La relatrice propone, invece, un comitato ristretto di 5 membri, in qualità di esperti indipendenti nominati dall'Esecutivo. Si eviterebbe, così, ogni pressione diretta da parte degli Stati membri sull'attività dell'Agenzia, facendo posto, però, ai rappresentanti nazionali in un apposito comitato consultivo, senza poteri di gestione.

La relazione conclude auspicando un legame funzionale fra l'Agenzia e il Patto di stabilità per i Balcani, in modo che vi sia coerenza fra le iniziative europee nella regione. Inoltre, considerando le sostanziali divergenze fra le posizioni del Parlamento e quelle del Consiglio, si sollecita l'avvio di una procedura di concertazione, in considerazione dei risvolti finanziari della proposta.

Dibattito

La ricostruzione del Kosovo non è ancora cominciata e, già, gli Stati membri si chiedono cosa possono guadagnarci, ha osservato Arie Oostlander (PPE-DE-NL). E', infatti, evidenti come il Consiglio tenda ad agire più sulla base degli interessi particolari che di quello comunitario. Serve, invece, una ricostruzione efficace, che consenta la crescita economica del Kosovo e dei paesi vicini. Proprio per questo il Consiglio deve modificare la sua posizione, sulla base della volontà espressa dal Parlamento.

Johannes Swoboda (PSE-A) ha sottolineato la volontà comune del Parlamento di respingere la posizione inaccettabile del Consiglio. Non si possono ripetere gli errori del passato, né sprecare denaro. I cittadini europei sono disposti, infatti, a contribuire alla ricostruzione del Kosovo ma non ad assistere, ancora una volta, a spese inutili.

Il problema, ad avviso dell'oratore, non è tanto costituito dalle due sedi (Pristina e Salonicco), quanto dalla previsione di una direzione, in cui vengono rappresentati tutti i Quindici, apparentemente solo per garantire un'"equa" divisione della torta fra di loro. Occorre, inoltre, essere più disponibili alla partecipazione delle popolazioni locali.

Soprattutto, però, è necessario ribadire che l'impegno dell'Unione non è volto a sostituire un gruppo etnico con un altro. Se erano inaccettabili le violenze contro i kosovari, lo sono, parimenti, quelle contro i serbi.

Bertel Haarder (ELDR-DK) ha critica l'idea che la lotta alla frode passi per la centralizzazione di ogni decisione a Bruxelles o, peggio, a Salonicco. Occorre, invece, saper delegare, se si vuole ricostruire in maniera efficace. In questo senso, ha contestato la collocazione dell'Agenzia a Salonicco ed ha chiesto di coinvolgere, nel processo di ricostruzione, i rappresentanti civili del Kosovo, anche per fermare lo strapotere dell'UCK.

Secondo Daniel Cohn-Bendit (Verdi/ALE -F) occorre fare attenzione a non mescolare problemi di principio e di organizzazione. La questione non è tanto quella della sede dell'Agenzia. Piuttosto, occorre discutere sulle modalità di ricostruzione, sulla maniera più efficiente per sviluppare delle strutture autonome e, soprattutto, su come ricreare una società civile che sfugga alle tentazioni militariste dell'UCK. Bisogna, quindi, stimolare l'attivazione della popolazione a tutti i livelli ed evitare una burocratizzazione a Bruxelles legate, esclusivamente, a logiche interne di funzionamento dell'Unione.

Ioannis Theonas (GUE/NGL-GR) ha ricordato alla comunità internazionale l'importanza delle sue responsabilità. Il vero problema è che mancano progetti di ricostruzione e che la politica americana appare catastrofica, sia perché appoggia le attività criminose dell'UCK, che perché punta alla definitiva dissoluzione della Iugoslavia. Oggi, occorre chiedersi quale ricostruzione e quale pace si vuole per i Balcani e parlare di una ricostruzione economica che non si basi solo sugli interessi degli Stati membri.

Secondo Mauro Nobilia (UEN-I), l'atteggiamento del Consiglio nega lo spirito stesso delle decisioni assunte dal Parlamento. Non solo sono valide le obiezioni sollevate rispetto alla scelta di Salonicco ed alla possibilità, unilateralmente rivendicata dal Consiglio, di estendere le attività dell'Agenzia a regioni diverse dal Kosovo, ma tutto ciò appare in contrasto con un presunto controllo trimestrale del Parlamento.

Baastian Belder (EDD-NL) ha sottolineato come la ricostruzione debba avvantaggiare sia i kosovari sia i serbi, proprio per facilitare la rinascita del tessuto sociale. Occorre, inoltre, considerare prioritarie le zone più colpite e, soprattutto, provvedere al mantenimento dell'ordine pubblico, anche collegandosi a quella sorta di governo-ombra albanese che esiste già da dieci anni.

La priorità, in questo momento, non è procedere alle elezioni ma pacificare la situazione.

Serve una risposta concreta ed operativa, ha sottolineato Giovanni Pittella (PSE-I). Per questo, l'Agenzia dovrebbe essere agile, efficace, concreta ed autonoma. Il nodo, però, reale resta quello della revisione di bilancio, senza la quale la Comunità avrà scarsa credibilità non solo in Kosovo ma in tutte le zone di crisi. Il Mediterraneo, ha concluso, merita la nostra attenzione, anche finanziaria.

Raffaele Fitto (PPE-DE-I) ha invitato a porsi il problema della ricostruzione nell'intera regione. Pur non lasciando, infatti, che prevalgano gli interessi degli Stati membri, occorre valutare il danno economico subito, a causa della guerra, da alcune regioni comunitarie transfrontaliere e, soprattutto, cercare una soluzione complessiva per il bacino mediterraneo, che comprenda anche il problema dei profughi.

Il commissario Neil Kinnock ha dichiarato che l'Esecutivo condivide con il Parlamento gli obiettivi della rapidità e dell'efficienza, nonché della trasparenza di bilancio nel funzionamento dell'Agenzia.

In particolare sul punto controverso della sede, Kinnock, esprimendo una riserva nei confronti della scelta del Consiglio a favore di Salonicco, ha detto di sostenere un compromesso basato sulla distinzione dei servizi operativi, insediati a Pristina, dalle restanti strutture dell'Agenzia, che rimarrebbero a Salonicco.


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La crisi finanziaria in Russia


La crisi finanziaria in Russia

Neil Kinnock, a nome dell'Esecutivo, ha succintamente riferito sullo stato dell'economia russa, dopo le ultime notizie sugli scandali finanziari.

La Russia, dopo la crisi di svalutazione del rublo dello scorso anno, sembrava aver beneficiato di una boccata d'ossigeno, per effetto della ripresa industriale e, soprattutto, dell'aumento di prezzo delle esportazioni petrolifere.

Kinnock ha chiarito che, nonostante ciò, le piaghe della disoccupazione e della povertà, tipiche della società russa, non si erano affatto rimarginate.

Su questo marasma si innesta la speculazione recente dei mass-media, sui gravi abusi dei fondi forniti dall'Occidente ed, in particolare, dai paesi del G7 per gli aiuti alimentari e non ai russi.

L'Unione europea, attraverso il programma TACIS, ha devoluto alla Russia importanti somme, utilizzate soprattutto per i pagamenti delle ditte europee che forniscono know-how.

Soltanto 4 milioni di euro, su un totale di 140, sono passati per i canali moscoviti di approvvigionamento dei mercati alimentari. Il fenomeno più allarmante dell'attuale crisi, secondo Kinnock, è rappresentato dalla fuga di capitali dalla Russia che, da una parte, giustifica i sospetti sulla fonte illegittima di tali risorse, frutto di corruzione, dall'altra è una conferma del basso livello di protezione di cui godono gli investimenti.

La Commissione continuerà ad assistere la Russia, fornendo in particolare un'assistenza tecnica nella lotta alla criminalità organizzata, che è un fenomeno europeo, ed al riciclaggio del denaro. Una maggiore cooperazione si è già instaurata fra l'Unione europea e l'amministrazione in campo doganale.

Kinnock ha concluso auspicando una riforma del sistema bancario. Sul fronte delle indagini sugli scandali finanziari, egli giudica positivamente l'invio da parte di Mosca negli USA di una missione di alto livello per collaborare con le autorità inquirenti americane.

Il dibattito ha fatto emergere altri aspetti e fermenti della situazione attuale: in primo luogo l'incertezza giudica di cui è specchio la debole tutela del diritto di proprietà (Johannes Swoboda PSE-A), quindi la necessità di approfondire la cooperazione a livello locale, specie nelle regioni limitrofe alla frontiera dell'Unione (Paavo Väyrynen ELDR-FIN e Jean Lambert Verdi-ALE-RU).

L'Europa ha rivelato, inoltre, una conoscenza superficiale della classe politica russa, di cui sono noti soltanto alcuni uomini o partiti (Reino Paasilinna PSE-FIN).

E', comunque, stato commesso, da parte dell'occidente, un errore di valutazione della controparte al momento dell'erogazione degli aiuti alimentari (Esko Seppänen GUE-NGL-FIN), mentre per Francesco Turchi (UEN-I), la crisi offre un'occasione per il rilancio della PESC e le Istituzioni comunitarie sono tenute ad indagare sull'utilizzo di tutti i fondi elargiti, tramite commissioni d'inchiesta, a cui partecipi anche il Parlamento europeo.


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Progetto di bilancio per l'esercizio 200


Progetto di Bilancio per

l'esercizio 2000


Introducendo il progetto di bilancio, Suvi-Anne Siimens, a nome del Consiglio, ha ricordato come esso sia stato, in qualche misura, stravolto dalle esigenze di impegnarsi economicamente nella ricostruzione in Kosovo e dall'aiuto ai paesi terremotati.

Il progetto preliminare di bilancio generale delle Comunità europee per il 2000, trasmesso dalla Commissione al Consiglio, comporta globalmente 92.784 milioni di euro di stanziamenti per impegni e 89.663 milioni di euro a titolo di pagamenti.

L'ammontare totale delle risorse proprie, necessarie al finanziamento delle spese previste nel progetto, corrisponde all'1,11% del PIL comunitario. Comparando questi dati con quelli del presente esercizio finanziario si può constatare una riduzione del 4,3% sul fronte degli impegni ed un aumento del 4,8% su quello dei pagamenti.

Il Consiglio dei Ministri, votando a maggioranza qualificata il progetto di bilancio, lo scorso luglio, ha effettuato una leggera riduzione delle spese previste dall'Esecutivo, fissando i crediti per gli impegni e quelli per i pagamenti rispettivamente a 92.361 ed a 87.945 milioni di euro.

Di conseguenza, il divario con le cifre globali del 1999 si accentua per difetto, in relazione agli impegni (-4,7%), mentre si riduce la differenza in eccesso sui pagamenti (+2,8%).

Erkki Likanen, a nome della Commissione, ha osservato come il progetto di ricostruzione del Kosovo, che prevede 500 milioni di euro, sia necessario ma non debba far dimenticare i precedenti impegni internazionali. Occorre, dunque, cercare dei finanziamenti complementari per adempiere gli obblighi assunti nei Balcani.

Incoerente appare, inoltre, la scelta di aumentare il bilancio della Commissione soltanto dello 0,9%, fidando in una copertura dei posti vacanti che appare in contrasto con la scelta di ridurre l'organico, propugnata dal Parlamento e dall'Esecutivo.

Terence Wynn (PSE-RU), a nome della commissione bilanci, ha esordito contestando l'affermazione del Consiglio secondo cui questo progetto sarebbe basato sulla fiducia reciproca. Le decisioni prese, infatti, in merito alle categorie 1 e 3 non solo sono inaccettabili; esse rappresentano un pessimo esempio di collaborazione.

Dopo aver analizzato criticamente i tagli alle varie categorie di bilancio ed, in particolare, la mancata revisione delle prospettive finanziarie in vista della ricostruzione del Kosovo, ha sottolineato come il Parlamento non voglia scontri istituzionali, ma non sia neanche disposto a rinunciare alle priorità legate ad un'efficace politica comunitaria.

Secondo Jean-Louis Bourlanges (PPE-DE-F), se il progetto preliminare presentato dall'Esecutivo non era "seducente", quello del Consiglio è deludente, poiché i tagli praticati non corrispondono ad alcuna reale valutazione dei bisogni della politica comunitaria.

Parimenti, appare inaccettabili il tentativo di fare rientrare spese come quelle del Kosovo nella categoria 4, sacrificando, così, le priorità definite dalle autorità legislative e di bilancio.

Più in generale, questo progetto nega le priorità stabilite in passato, dimentica i crediti di pagamento presenti e ignora, con grande disinvoltura, le sfide in materia di riforma amministrativa e di pensioni.

Bourlanges ha concluso osservando che il Parlamento è d'accordo a cooperare con il Consiglio, ma solo a patto di non sacrificare le priorità fondamentali della Comunità.

Kyösti Virrankoski (ELDR-FIN), dopo aver ricordato come occorra gestire l'eredità del passato in materia di austerità delle spese amministrative, ha sottolineato la centralità della politica del personale per lo sviluppo delle Istituzioni.

Il Parlamento è chiamato, in questo campo, ad essere di esempio, elaborando delle linee direttive per le future spese amministrative, che comprendano il controllo a tutti i livelli, l'autonomia dei decisori locali, la riduzione dei ritardi nei pagamenti e la responsabilità dei funzionari.

Per questo, ha concluso, appare necessario elaborare quanto prima un nuovo Statuto del personale comunitario.

Nella seguente tabella sono riprodotte le cifre disponibili allo stato attuale della procedura, secondo la consueta nomenclatura.

PROCEDURA BILANCIO 2000

(importi arrotondati in migliaia di euro)



BILANCIO 1999 PROSPETTIVE FINANZIARIE 2000
PPB COMMISSIONE 2000
PB CONSIGLIO 2000
(prima lettura)
Impegni Pagamenti Impegni Pagamenti Impegni Pagamenti Impegni Pagamenti
1.    PAC 40 440 40 440 41 738 40 901 40 901 40 526 40 526
2.    AZIONI STRUTTURALI 39 001 30 423 32 678 32 678 32 000 32 678 30 977
    Fondi strutturali 35 878 27 541 30 019 29 200 30 019 28 177
    Fondi di coesione 3 118 2 877 2 659 2 800 2 659 2 800
Altre azioni 5 5
    
3.    POLITICHE INTERNE
5 886 5 048 6 031 5 937 5 626 5 808 5 410
    Ricerca 3 450 2 990 3 630 3 600 3 630 3 475
    Reti 585 452 656 522 656 522
    Altre 1 851 1 606 1 651 1 504 1 522 1 413
4.    AZIONI ESTERNE 4 535 3 146 4 627 4 479 3 368 4 611 3 437
5.    SPESE AMMINISTRATIVE 4 502 4 502 4 798 4 716 4 716 4 664 4 664
6.    RISERVE 1 192 1 192 906 906 906 906 906
7.    AIUTI PRE-ADESIONE 1 372 807 3 174 3 167 2 146 3 167 2 025
TOTALE 96 929 85 558 93 952 91 312 92 784 89 663 92 361 87 945
    SO 39 793 39 867 39 015 39 102 38 757 38 837
    SNO 57 136 45 691 53 769 50 561 53 604 49 108


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Condoglianze


Condoglianze

La Presidente, Nicole Fontaine, ha dato notizia della morte, per incidente aereo, del vice ministro degli Esteri, Yannos Kranidiotis, che era stato europarlamentare per una parte della IV legislatura.

Sono state inoltre ricordate le vittime del terremoto in Grecia ed in Turchia e delle violenze a Timor.

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Le urgenze


Le urgenze

L'Aula ha approvato i seguenti documenti: una risoluzione comune sul terremoto in Turchia (Doc. B5-72/99) ed una su quello di Atene (Doc. B5-74/99); una risoluzione comune sul conflitto armato nella Repubblica del Dagestan della Federazione russa (Doc. B5-71/99); una risoluzione comune sull'incarcerazione di cittadini kosovari (Doc. B5-80/99); una risoluzione comune sulla Birmana (Doc. B5-81/99); una risoluzione comune sui prigionieri accusati di spionaggio in Iran (B5-79/99); una risoluzione comune sulla violazione dei diritti umani in Togo (B5-83/99) e una risoluzione comune sull'accordo di cessate il fuoco di Lusaka per la regione dei Grandi Laghi (Doc. B5-70/99).


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Altri documenti approvati


Altri documenti approvati

Sono stati inoltre adottati, con procedura senza discussione, i seguenti documenti: relazione Frahm (A5-12/99) - Libertà, diritti dei cittadini, giustizia e affari interni; relazione Rocard (A5-6/99) - Occupazione e affari sociali; relazione Jackson (A5-4/99) - Ambiente, sanità pubblica e politica dei consumatori; relazione Graefe zu Baringdorf (A5-11/99) - Agricoltura e sviluppo rurale; relazione Hatzidakis (A5-5/99) - Politica regionale, trasporti e turismo e relazione Theorin (A5-7/99) - Diritti della donna e pari opportunità e con procedura normale le relazioni Dührkop Dührkop sul bilancio (A5-9/99); McKenna (A5-3/99) - Inquinamento marino dovuto a cause accidentali; Jackson (A5-2/99) - Ispezioni ambientali e Morgantini (A5-10/99) - Decima convenzione CE-UNRWA (1999-2001).

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Ordine del giorno della prossima seduta di Strasburgo (4/8 ottobre 1999)


L'ordine del giorno definitivo della seduta di Strasburgo non è stato ancora definito. Presentiamo, perciò, l'avan-progetto stabilito dalla Conferenza dei Presidenti, ma suscettibile di modifiche.

Lunedì 4 ottobre, alle 17.00

1.    Apertura della sessione

Martedì 5 ottobre, alle 9.00

1.    Interrogazioni sulla salute pubblica:
    a)    sicurezza alimentare e diossina
    b)    AIDS
2.    Promozione delle fonti di energia rinnovabili - Rel. Werner Langen (PPE-DE-D)
3.    Aiuto macrofinanziario alla Bulgaria, alla Macedonia ed alla Romania - Rel. Nuala Ahern (Verdi/ALE-IRL)
4.    Accordo di commercio, di sviluppo e di cooperazione UE-Sudafrica - Rel. Glenys Kinnock (PSE-RU)
5.    Tempo delle interrogazioni (alla Commissione)

Mercoledì 6 ottobre, alle 9.00

1.    Rapporti fra Unione europea e Turchia
2.    Processo di pace in Medio Oriente
3.    Millenium Round:
    Dichiarazione della Commissione
4.    Conferenza sui cambiamenti climatici di Kyoto:
    Dichiarazione del Consiglio
5.    Tempo delle interrogazioni (al Consiglio)

Giovedì 7 ottobre, alle 10.00

1.    Problemi di attualità, urgenti e di notevole rilevanza

 
  Avviso legale