Indice 
Resoconto
06-07-2005
Il Parlamento «cancella» la direttiva sulla brevettabilità dei software
Nuova politica di coesione
Maggiore impegno nella lotta alla povertà
Iraq: forze ONU al posto delle truppe straniere?
La Turchia rispetti i diritti delle donne
Bilancio 2006 a un livello realistico
Protezione dei passeggeri
Sostanze pericolose
Registro europeo delle sostanze inquinanti
Parità di retribuzione per uomini e donne
Quale legge in caso di litigio transfrontaliero?
Protocollo CEE-ONU sulle sostanze inquinanti

Mercato interno

Il Parlamento «cancella» la direttiva sulla brevettabilità dei software
 
Michel ROCARD (PSE, FR)
Relazione relativa alla posizione comune del Consiglio in vista dell'adozione della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla brevettabilità delle invenzioni attuate per mezzo di elaboratori elettronici
Doc.: A6-0207/2005
Procedura: Codecisione, seconda lettura
Dibattito: 5.7.2005
Votazione: 6.7.2005

Il Parlamento ha respinto a grandissima maggioranza - 648 voti favorevoli, 14 contrari e 18 astensioni - la posizione comune del Consiglio sulla controversa proposta di direttiva sulla brevettabilità dei software. L'Aula ha salutato l'esito della votazione con un lungo applauso. Si tratta della prima volta nella storia che il Parlamento respinge una proposta legislativa in seconda lettura della procedura di codecisione. Altre cinque volte, peraltro, i deputati avevano respinto delle proposte in terza lettura, in Plenaria o in comitato di conciliazione.

Prima di procedere alla votazione, il relatore Michel ROCARD (PSE, FR) aveva preso la parola per annunciare la molto probabile reiezione della posizione comune del Consiglio dovuta, non tanto alla convergenza di vedute dei deputati, quanto al fatto che i diversi «schieramenti» presenti in Parlamento preferiscono la reiezione all'adozione degli emendamenti presentati dai gruppi avversari.

Il relatore ha anche colto l'occasione per esprimere la forte disapprovazione sull'atteggiamento, definito «scandaloso», tenuto dalla Commissione e dal Consiglio nei confronti del Parlamento nella gestione di tale questione. Disprezzo e anche sarcasmo sulla posizione espressa dai deputati in prima lettura, assenza di consultazione in seconda lettura e tentativi di impedire il dialogo tra i governi, sono i principali addebiti. La crisi che attraversa oggi l'Europa, ha aggiunto, è dovuta anche al deficit democratico e, su tale questione, il Consiglio ha grandi responsabilità. «Che la reiezione gli serva da lezione!», ha quindi esclamato.

Sul merito, il deputato ha sottolineato la necessità di approfondire il dibattito in quanto la normativa «non è matura». In ogni caso, la reiezione sarà un chiaro messaggio all'ufficio europeo dei brevetti: il Parlamento ha rifiutato di legalizzare le recenti derive volte ad ampliare il campo d'applicazione della brevettabilità a taluni software. Se queste derive dovessero continuare, ha concluso, è chiaro che una maggioranza parlamentare emergerebbe per opporvisi.

Dopo la votazione, Hans-Gert POETTERING (PPE/DE, DE) è intervenuto per ricordare che la Commissione aveva annunciato la sua indisponibilità a presentare una nuova proposta in caso di reiezione. Tuttavia, ha aggiunto, l'Accordo interistituzionale prevede che la Commissione debba prendere iniziative qualora il Parlamento lo chiedesse. Il deputato si è quindi detto certo che ciò sarà fatto.

Monica FRASSONI (Verdi/ALE, IT) ha tenuto a precisare che non è automatico che il Parlamento richieda all'Esecutivo una nuova proposta che, ha detto, rischia anche di essere molto simile a quella precedente.

A nome della Commissione, Benita FERRERO-WALDNER ha affermato di rispettare il diritto democratico del Parlamento di respingere la posizione comune. Tuttavia, ha sottolineato che gli uffici nazionali dei brevetti continueranno a rilasciare brevetti al di fuori di un quadro armonizzato e senza la possibilità di controllo della Corte di Giustizia. L'Esecutivo, ha aggiunto, intavolerà delle discussioni con le commissioni parlamentari competenti e ripresenterà una proposta qualora ciò venga richiesto. La commissaria ha concluso sostenendo che il futuro brevetto comunitario «è nella mani del Consiglio» che sta valutando una serie di opzioni percorribili.


Politica regionale

Nuova politica di coesione

A seguito di un ampio dibattito tenutosi in Plenaria, il Parlamento ha adottato una serie di relazioni sulla nuova generazione di Fondi strutturali che, più in particolare, riguardano le priorità della nuova politica di coesione e i principi generali ad essa applicabili, il quadro normativo del Fondo regionale, dello strumento di coesione e del fondo a favore della pesca, nonché la nuova politica di cooperazione transfrontaliera.

Principi generali e priorità della politica di coesione

Konstantinos HATZIDAKIS (PPE/DE, EL)
Relazione interlocutoria sulla proposta di regolamento del Consiglio recante disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo e sul Fondo di coesione
Doc.: A6-0177/2005
Procedura: Parere conforme

Con 574 voti favorevoli, 45 contrari e 44 astensioni, l'Aula ha adottato la relazione di Konstantinos HATZIDAKIS (PPE/DE, GR) sulla proposta di regolamento recante disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo e sul Fondo di coesione.

I punti chiave di questa relazione riguardano: il finanziamento della politica di coesione che deve giungere allo 0,41% del PIL comunitario, l'opposizione a qualsiasi modifica importante della struttura generale della proposta della Commissione (in particolare a qualsiasi tentativo di rinazionalizzare parzialmente o totalmente la politica regionale dell'Unione), proteggere la politica di coesione nei negoziati sulle prospettive finanziarie, opposizione a ogni tentativo di operare tagli drastici alle spese comunitarie.

Per quanto riguarda il finanziamento, i deputati hanno adottato un emendamento che chiede «una soluzione politica» che preveda speciali meccanismi di compensazione a favore delle regioni o degli Stati membri confrontati a perdite finanziarie sostanziali dovute alle disparità provocate dall'esecuzione della proposta della Commissione riguardante l'assegnazione delle risorse finanziarie.

D'altra parte, il Parlamento deplora il mancato raggiungimento di un accordo sulle prospettive finanziarie in seno al Consiglio ed «esprime la propria preoccupazione per le possibili ripercussioni negative sulla politica di coesione». L'incertezza riguardo al finanziamento delle politiche strutturali, a parere dei deputati, può «ulteriormente minare la fiducia dei cittadini nel progetto europeo». Di conseguenza, insistono affinché il Consiglio prenda «quanto prima» una decisione e, in ogni caso, prima della fine del 2005, anche per dare un periodo di tempo adeguato alle regioni e agli Stati membri per la preparazione dei nuovi programmi operativi.

Criteri di ammissibilità

In merito ai criteri di ammissibilità, i deputati respingono qualsiasi tentativo di introdurre fra le spese cofinanziabili dai Fondi quelle non collegate a investimenti, come quelle per gli alloggi. Tuttavia, ritengono che dovrebbero essere ammissibili quelle relative alla ristrutturazione di alloggi sociali ai fini del risparmio energetico e della protezione dell'ambiente.

I deputati prendono poi una chiara posizione a favore della proposta della Commissione volta a infliggere sanzioni alle imprese che, dopo aver ricevuto l'aiuto comunitario, decidono di delocalizzare l'attività. Occorre quindi istituire dei sistemi di monitoraggio per quantificare i costi economici e sociali di ogni delocalizzazione, affinché possano essere definite penalità appropriate. Al contempo, chiedono che siano adottate tutte le misure giuridiche necessarie volte a garantire che le aziende destinatarie dei finanziamenti comunitari non delocalizzino per un periodo «lungo e predeterminato».

La relazione, inoltre, respinge qualsiasi riduzione dei massimali per gli aiuti di Stato alle regioni interessate dall'obiettivo "convergenza", comprese quelle soggette «ad effetto statistico» (essendosi ridotto il PIL medio dell'Unione a seguito delle ultime adesioni, alcune regioni vengono a trovarsi al di sopra della soglia di ammissibilità dell'obiettivo 1). Per le regioni interessate dall'effetto statistico, inoltre, i deputati chiedono che dispongano di un livello di finanziamento pari all'85% delle risorse destinate alle regioni di piena convergenza all'inizio del periodo di finanziamento. Tale quota, dovrà poi scendere al 60% entro il 2013.

Trasparenza e lotta alla corruzione

In merito alla trasparenza e alla lotta contro la corruzione, i deputati notano che, per quanto riguarda i Fondi strutturali, la Commissione e gli Stati membri assumono una responsabilità condivisa. Essi invitano questi ultimi a presentare annualmente una dichiarazione di affidabilità che attesti che «il denaro del contribuente europeo è stato speso in modo, regolare, legale e trasparente». Queste dichiarazioni, inoltre, dovrebbero essere firmate dal Ministro delle finanze di ciascuno Stato membro. La Commissione, poi, dovrebbe definire con chiarezza che cosa intende per «irregolarità» ai fini della rendicontazione degli Stati membri.

I poteri del Parlamento

Il solo potere del Parlamento è quello del parere conforme, ossia quello di accettare o respingere, senza modifiche, la proposta della Commissione. Tuttavia, il relatore è ricorso all'articolo 75 del regolamento del Parlamento che ha consentito la redazione di una relazione interlocutoria che espone le priorità, prima che l'Aula decida di conferire o meno il parere conforme.

Fondo per lo sviluppo regionale

Giovanni (Claudio) FAVA (PSE, IT)
Relazione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo al Fondo europeo di sviluppo regionale
Doc.: A6-0184/2005
Procedura: Codecisione, prima lettura

Sulla proposta di regolamento relativo al Fondo europeo di sviluppo regionale il Parlamento codecide assieme al Consiglio. La relazione di Claudio FAVA (PSE, IT), adottata dalla Plenaria con 605 voti favorevoli, 37 contrari e 13 astensioni, prevede di non ammettere al finanziamento del Fondo i costi relativi all'IVA. Le spese per gli alloggi sociali sono invece ritenute ammissibile qualora siano legate alla ristrutturazione degli stessi con lo scopo di realizzare dei risparmi energetici e proteggere l'ambiente. La Commissione, al contrario, escludeva l'ammissibilità di ambedue i tipi di spesa.

Il Parlamento, inoltre, amplia il campo d'applicazione del regolamento alle zone urbane e rurali, a quelle dipendenti dalla pesca, alle regioni periferiche o insulari e frontaliere, alle zone di montagna e che soffrono di gravi svantaggi naturali o demografici.

D'altra parte, i deputati propongono di stanziare dei fondi destinati a promuovere l'accesso e il ricorso efficace alle tecnologie dell'informazione e di comunicazione per le piccole e medie imprese attraverso, ad esempio, la creazione di infrastrutture nelle regioni periferiche. L'accento è anche posto sulle attività di ricerca e sviluppo e sull'accesso ai suoi risultati da parte delle PMI, nonché sulle azioni volte alla salvaguardia dell'ambiente.

Fondo sociale europeo

José Albino SILVA PENEDA (PPE/DE, PT)
Relazione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo al Fondo sociale europeo
Doc.: A6-0216/2005
Procedura: Codecisione, prima lettura

Il Parlamento appoggia la proposta della Commissione riguardo al regolamento del Fondo Sociale Europeo (FSE) dal 2007 al 2013. I deputati, tuttavia, vorrebbero vedere rafforzati alcuni aspetti, quali l'inclusione sociale, la non-discriminazione e la parità di genere.

Auspicano, inoltre, la promozione della cooperazione transnazionale e di azioni innovative. Il FSE dovrebbe sostenere alcune misure d'informazione e di sensibilizzazione del pubblico con l'obiettivo di combattere le discriminazioni. Gli Stati Membri, da parte loro, dovrebbero informare i cittadini sulle attività che potrebbero essere finanziate.

La proposta di regolamento sul FSE per il periodo 2007-2013 fornisce un quadro dettagliato degli interventi in tutta l'Unione europea. Stabilisce, inoltre, alcuni provvedimenti specifici riguardo il tipo di attività che potrebbero essere finanziate dal Fondo. La proposta della Commissione prevede che vengano intraprese azioni differenti a seconda che si tratti di obiettivi legati alla "Convergenza" o alla "Competitività regionale e all'occupazione".

Nell'ambito dell'obiettivo di convergenza andrebbero attribuiti maggiori fondi e promosse ulteriori azioni per migliorare gli investimenti in capitale umano, nonché per lo sviluppo della capacità istituzionali e l'efficienza delle amministrazioni pubbliche. Per entrambi gli obiettivi, comunque, il FSE fornirà il sostegno necessario, anche in vista di poter anticipare e gestire cambiamenti economici e sociali. Per i deputati, infine, le azioni previste nell'ambito di questi obiettivi andrebbero estese a tutti i paesi del Fondo di coesione.

Verso una nuova politica di cooperazione transfrontaliera

Jan Marian OLBRYCHT (PPE/DE, PL)
Relazione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo all’istituzione di un gruppo europeo di cooperazione transfrontaliera (GECT)
Doc.: A6-0206/2005
Procedura: Codecisione, prima lettura

Con 622 voti favorevoli, 31 contrari e 15 astensioni, il Parlamento ha adottato la relazione di Jan OLBRYCHT (PPE/DE, PL) con la quale sostiene un nuovo metodo per promuovere la coesione territoriale. Il nuovo strumento finanziario proposto permette l'istituzione di gruppi transfrontalieri che potranno beneficiare di finanziamenti europei allo scopo di trovare soluzioni ai problemi amministrativi, giuridici o legati alle diverse tradizioni in uso nella gestione dei programmi e dei progetti transfrontalieri.

Un Gruppo europeo di cooperazione territoriale (GECT) può essere costituito da un gruppo cooperativo. Può essere anche composto da Stati membri e/o da organismi pubblici locali e/o da altri organismi operanti su base no profit, ai quali partecipano enti regionali/locali e Stati membri. I membri, è precisato, costituiscono il GECT come entità giuridica separata ed esso può affidare le proprie funzioni a uno di loro.

Aiuti ai pescatori

David CASA (PPE/DE, MT)
Relazione sulla proposta di regolamento del Consiglio: Fondo europeo per la pesca
Doc.: A6-0217/2005
Procedura: Consultazione legislativa
Dibattito: 5.7.2005
Votazione: 6.7.2005

Il Parlamento chiede all'Esecutivo di modificare le sue proposte di riforma del sistema d'aiuto finanziario ai pescatori. Pur approvando i principi alla base di questa riforma, ossia la conservazione delle risorse, i deputati ritengono infatti che si debba anche tener conto del suo impatto socioeconomico.
E' questa la sostanza della relazione di David CASA (PPE/DE, MT) adottata dalla Plenaria con 524 voti favorevoli, 89 contrari e 50 astensioni.

La proposta prevede la sostituzione dell'attuale strumento finanziario con un Fondo europeo per la pesca (FEP), dotato di 4,963 miliardi di euro per i 25 Stati membri, Bulgaria e Romania, per il periodo 2007-2013. Il FEP riguarderebbe i seguenti campi principali: l'adeguamento della flotta, l'acquacoltura, la trasformazione e la vendita, le misure d'interesse comune, lo sviluppo durevole delle zone costiere e l'assistenza tecnica.

I numerosi emendamenti adottati dai deputati sono l'oggetto di un pacchetto di compromesso predisposto dal relatore su alcune tematiche sensibili: il ritiro definitivo dei pescherecci, il finanziamento degli equipaggiamenti e gli investimenti nell'acquacoltura.

Più in particolare, per i deputati, le sovvenzioni pubbliche dovrebbero essere utilizzate per la demolizione dei pescherecci, come propone la Commissione, ma anche per la riconversione verso attività diverse dalla pesca, per la creazione di iniziative comuni oppure per l'esportazione a condizione che i pescherecci non siano più utilizzati nella pesca. Il Fondo, inoltre, dovrebbe contribuire al finanziamento di premi globali per gli equipaggi di navi interessate dal ritiro definitivo dall'attività.

Riguardo agli equipaggiamenti, i deputati ritengono che l'accento debba essere posto sui pescherecci più piccoli e vecchi. I fondi dovrebbero sostenere il rinnovamento della flotta «per quanto riguarda la sostituzione delle imbarcazioni di lunghezza complessiva inferiore a dodici metri» e per la sostituzione dei pescherecci di oltre 20 anni che non «hanno i necessari requisiti di sicurezza».

Sull'acquacoltura, la commissione propone che il FEP finanzi gli investimenti relativi a tutta la catena di produzione: costruzione di nuovi impianti, nonché espansione e ammodernamento di quelli esistenti o delle imbarcazioni per la pesca di mitili esistenti. Lo scopo sarebbe di aumentare la produzione di specie con buone prospettive di mercato e di migliorare le condizioni di igiene, nonché le condizioni di vita e di lavoro dei lavoratori del settore. I contributi del Fondo, tuttavia, non devono generare capacità eccessive di produzione.

Riguardo allo sviluppo delle zone costiere, i deputati hanno respinto la proposta della Commissione che limita l'intervento del Fondo ai comuni con più di 100.000 abitanti.

Infine, per aiutare i giovani pescatori, la relazione suggerisce il versamento di premi individuali alle persone di età inferiore ai 35 anni che dimostrano di aver lavorato almeno 5 anni e che intendono diventare proprietarie di un peschereccio.

Fondo di coesione

Alfonso ANDRIA (ALDE/ADLE, IT)
Relazione interlocutoria sulla proposta di regolamento del Consiglio che istituisce il Fondo di coesione
Doc.: A6-0178/2005
Procedura: Parere conforme

A seguito dell'allargamento, il Fondo di coesione si applica ai dieci nuovi Stati membri e, fino alla fine del 2006, a Grecia, Portogallo e Spagna.

Adottando la relazione di Alfonso ANDRIA (ALDE/ADLE, IT) - con 580 favorevoli, 45 contrari e 47 astensioni - i deputati sostengono l'aumento dei finanziamenti a circa 63 miliardi e chiedono una ripartizione più equilibrata tra i settori ammissibili dell'ambiente e delle infrastrutture di trasporto, unitamente a una maggiore flessibilità d'intervento. Il Parlamento, d'altra parte, pur non prevedendo l'introduzione di un meccanismo transitorio a favore delle regioni che subiscono l'effetto statistico, chiede che sia trovata una soluzione politica a tale questione.


Sviluppo e Cooperazione

Maggiore impegno nella lotta alla povertà
Risoluzione comune sulla povertà
Doc.: B6-0398/2005
Procedura: Risoluzione comune
Dibattito: 6.7.2005
Votazione: 6.7.2005

A seguito delle interrogazioni orali presentate da Luisa MORGANTINI (GUE/NGL, IT) e del successivo dibattito tenutosi in Aula in vista di tre importanti vertici internazionali a livello G8, ONU e OMC, il Parlamento ha adottato una risoluzione comune sulla povertà con la quale chiede maggiore impegno per l'alleggerimento del debito, sostiene la necessità di aumentare i fondi per l'aiuto allo sviluppo e di fare migliore uso di quelli esistenti, nonché di garantire l'accesso ai mercati ricchi dei prodotti dei PVS nel quadro dei negoziati commerciali.

La Plenaria, innanzitutto, si compiace con la Presidenza britannica per l'impegno preso per privilegiare lo sviluppo e la lotta contro la povertà, con un'attenzione particolare per l'Africa subsahariana che «non ha ancora raggiunto, né è avviata a raggiungere entro la scadenza del 2015, nemmeno uno degli otto OSM» (Obiettivi di sviluppo del Millennio) e invita il Regno Unito, ad avvalersi della Presidenza del G8 per mettere la povertà al centro dell'agenda internazionale ed europea.

L'Aula, in particolare, «plaude alle proposte del G8 relative alla cancellazione dei debiti dei paesi poveri fortemente indebitati», ricordando, tuttavia che questa cancellazione «esclude vari paesi a basso reddito comunque indebitati». A tale proposito, i deputati esortano gli Stati membri «ad assicurare che l'alleggerimento del debito sia complementare agli impegni in materia di aiuti» e che «i fondi così guadagnati dai governi interessati vengano destinati all'assistenza ai gruppi più poveri delle loro comunità». Chiedono, quindi, al Regno Unito di insistere su questo aspetto al prossimo vertice del G8 con gli Stati Uniti, «che hanno assunto impegni in materia di alleggerimento del debito a scapito di impegni più generosi in materia di aiuti».

Il Parlamento ritiene che «un'effettiva lotta contro la povertà richieda la definizione di una politica di sviluppo globale e sostenibile» e che «debba basarsi sul riconoscimento del diritto di un paese o di una regione a definire democraticamente le proprie politiche, priorità e strategie per tutelare i mezzi di sussistenza e i diritti sociali, economici e culturali della popolazioni». A tale scopo il ruolo delle le organizzazioni della società civile risulta «fondamentale» per «generare una pressione della base affinché i leader tengano fede ai loro impegni».

I deputati sottolineano in seguito la necessità di aumentare gli investimenti nei Paesi in via di sviluppo. Al contempo, però, chiedono che l'Unione europea stabilisca un controllo sulle multinazionali per quanto riguarda i finanziamenti «dei conflitti armati, lo sfruttamento delle materie prime, e il rispetto dei diritti delle comunità locali», nonché il commercio delle armi.

Il Parlamento si compiace che il Consiglio abbia ribadito l'impegno a destinare almeno lo 0,7% del PIL agli aiuti entro il 2015 e lo 0,56% entro il 2010 e che i nuovi Stati membri abbiano affermato di voler «conseguire un rapporto APS/RNL dello 0,17% entro il 2010 e dello 0,33% entro il 2015».

Inoltre invita la Commissione e gli Stati membri a destinare almeno il 20% degli aiuti allo sviluppo alla salute e all'istruzione nonché ad impegnarsi maggiormente per «aumentare il sostegno ai programmi di vaccinazione e ai programmi di lotta contro malattie quali l’AIDS, la tubercolosi e la malaria».

I deputati chiedono poi «che si faccia un uso migliore degli aiuti esistenti, in particolare riordinando le priorità per concentrare l’azione sugli OSM e migliorando il controllo sui fondi pubblici erogati dall’Unione europea». E' necessario, inoltre, «che le strategie comunitarie di coordinamento e complementarità includano anche il settore privato e i rappresentanti della società civile».

Pertanto accolgono con favore la proposta della Commissione «di presentare una relazione periodica sullo stato dell'Unione riguardo all'efficacia degli aiuti, in collaborazione con gli Stati membri» ed invitano questi stessi «a rendere note le attività delle loro agenzie di credito all'esportazione, ai fini di una verifica trasparente e democratica».

Nel quadro dei negoziati commerciali - programma di Doha per lo sviluppo - i paesi industrializzati sono esortati a «non lesinare gli sforzi per conseguire un risultato favorevole allo sviluppo», garantendo un migliore accesso al mercato sia per i prodotti agricoli e industriali che per i servizi, «fissando un calendario per l'abolizione degli aiuti alle esportazioni agricole che producono distorsioni dei flussi commerciali e garantendo un vero trattamento speciale e differenziato ai paesi in via di sviluppo».

La Plenaria si compiace dell'impegno assunto dalla Commissione di concedere «maggiore assistenza tecnica e finanziaria ai produttori del commercio equo» e di rafforzare la coerenza tra le varie politiche, soprattutto per migliorare l'efficacia e la qualità degli aiuti in settori quali il commercio, l'ambiente, l'agricoltura e l'immigrazione.

Il Parlamento ha, inoltre, deciso di sostenere la campagna "Appello globale all'azione contro la povertà", lanciata dal Presidente brasiliano Lula da Silva, i cui obiettivi sono di promuovere il commercio equo, la cancellazione del debito e l'aumento della qualità e della quantità degli aiuti.

Simbolo di questa iniziativa è un nastro bianco senza alcun tipo di logo. Durante la sessione plenaria, per dimostrare il sostegno a tale iniziativa, ne è stato posto uno intorno all'Emiciclo, ment e un secondo circondava i coni adiacenti l'Aula ed è stato firmato dai deputati che hanno così mostrato la loro adesione alla causa. Anche Jack Straw, Louis Michel, Luisa Morgantini e il Presidente BORRELL prima di recarsi alla conferenza stampa lo hanno firmato ed il Ministro britannico lo porterà alla riunione del G8.

Background

La campagna "Appello globale all'azione contro la povertà" è stata lanciata dal Presidente del Brasile Lula da Silva all'apertura del Forum mondiale sociale nel gennaio 2005. Nelson Mandela ha lanciato la stessa campagna in Gran Bretagna nel febbraio 2005. Da quel momento, più di seicento ONG di tutto il mondo hanno aderito alla campagna e stanno cercando di ottenere l'appoggio di governi e personalità pubbliche. Gli obiettivi possono essere riassunti in 3 punti: incremento della quantità e qualità degli aiuti, cancellazione del debito, commercio equo e solidale.

La campagna è stata lanciata in un anno cruciale per la lotta contro la povertà nel mondo: il vertice annuale del G8 a luglio (Scozia), che vede l'Africa tra i temi prioritari all'ordine del giorno; la Sessione plenaria ad alto livello dell'ONU a settembre (New York), che prevede una grande verifica della realizzazione della Dichiarazione del millennio ONU e i progressi verso gli OSM; la Conferenza ministeriale dell'OMC nel dicembre 2005, un passo potenzialmente decisivo per rimettere in moto la tornata negoziale per lo sviluppo. Questi tre grandi vertici internazionali dimostrano l'importanza del 2005 per la lotta contro la povertà.

L'Europa a 15 si è impegnata a dedicare lo 0,51% del RNL agli aiuti allo sviluppo entro il 2010 e lo 0,7% entro il 2015. Gli Stati dell'allargamento, peraltro, hanno accettato di dedicare lo 0,17% del proprio RNIL nel 2010 e lo 0,33% nel 2010 agli aiuti pubblici allo sviluppo.

Link utili

Comunicazioni della Commissione "pacchetto OSM":
- Il contributo dell'Unione europea
- Accelerare il ritmo degli aiuti ( francese e inglese)
- Coerenza per le politiche di sviluppo
Obiettivi del Millennio (inglese)
Campagna "Appello globale contro la povertà"
Sito G8
Sito del Live 8


Relazioni esterne

Iraq: forze ONU al posto delle truppe straniere?
Giorgos DIMITRAKOPOULOS (PPE/DE, EL)
Relazione su "L'Unione europea e l'Iraq" – Quadro per l'impegno"
Doc.: A6-0198/2005
Procedura: Iniziativa
Dibattito: 6.7.2005
Votazione: 6.7.2005

Adottando la relazione di Giorgos DIMITRAKOPOULOS (PPE/DE, EL), il Parlamento ritiene che andrebbe esaminata la possibilità di sostituire le truppe straniere stanziate in Iraq con le forze di pace dell'ONU e l'Unione europea dovrebbe promuovere una nuova risoluzione del Consiglio di Sicurezza che vada in questa direzione. Occorre anche istituire una commissione indipendente - formata da esperti iracheni, delle Nazioni Unite e dell'Unione europea - che investighi su crimini contro l'umanità perpetrati nel paese. L'Europa deve anche inviare osservatori in occasione delle elezioni e contribuire alla ricostruzione del Paese.

La relazione d'iniziativa, adottata con 345 voti a favore, 109 contrari e 167 astensioni, esprime «forte rammarico per gli oltre 100.000 civili e per i 1.700 militari statunitensi che si stima siano morti dall'inizio dell'invasione nonché per il tasso di decessi che è in costante crescita». Inoltre, sottolinea «la sua viva preoccupazione davanti al deterioramento delle condizioni di sicurezza in Iraq da quando è stata dichiarata la cessazione delle operazioni di combattimento» e si augura che le lezioni ricevute dalla guerra porteranno in tutto il mondo a una gestione dei conflitti «maggiormente multilaterale, democratica e orientata sul risultato». In proposito, è peraltro evidenziata la necessità di rafforzare il parternariato transatlantico - «attraverso la condivisione degli oneri» - nel quadro di un effettivo multilateralismo che inclusa paesi musulmani e vicini.

I deputati, d'altra parte, sono del parere che la caduta del regime di Saddam Hussein abbia aperto la strada ad un futuro di pace, sicurezza e democrazia per il popolo iracheno. Tuttavia, data l'attuale situazione di insicurezza ed il crescente numero d'attacchi sia terroristici, sia contro le truppe straniere, la commissione ritiene che la comunità internazionale «abbia l'obbligo morale e politico di reagire».

All'Unione è chiesto di prendere in esame la possibilità di sostituire le truppe straniere presenti in Iraq con una forza di mantenimento della pace dell'ONU, tenendo conto in particolare del fatto che «tutte le formazioni politiche che hanno partecipato alle elezioni hanno richiesto il ritiro delle truppe straniere». Comunque, è precisato, ogni decisione riguardo al ritiro delle forze militari «dovrà essere applicata in modo progressivo in base ad un calendario chiaramente definito». Inoltre, una nuova risoluzione ONU dovrebbe prevedere la possibilità che i paesi non associati alle operazioni militari contribuiscano alla formazione di forze armate e di polizia irachene.

L'Aula, poi, sottolinea l'importanza della lotta contro l'impunità e la necessità di «processare tutti i responsabili di gravi violazioni dei diritti umani nel paese». I deputati si compiacciono, quindi, della decisione presa dalle autorità irachene di aderire allo Statuto di Roma del Tribunale penale internazionale, e tornano a chiedere di «abolire la pena di morte, garantire adeguate condizioni di detenzione e creare un efficace apparato giudiziario per perseguire penalmente tutti i colpevoli».

L'assistenza dell'Unione europea dovrebbe porre rimedio alle carenze del passato e «portare ad una migliore comprensione delle dinamiche e delle realtà sociali irachene». Il futuro politico del paese deve riflettere il volere degli iracheni e preservare l'unità nazionale in uno stato federale. La democrazia, i diritti delle minoranze e delle donne e lo stato di diritto sono ancora motivo di preoccupazione per i deputati. Tuttavia, essi stessi constatano dei progressi, come il fatto che al governo partecipino membri della minoranza sunnita, e che l'Assemblea Nazionale di transizione sia costituita dal 31% di donne.

L'Unione europea deve impegnarsi seriamente per sostenere le elezioni generali previste per dicembre, finanziando l'assistenza elettorale e mandando degli osservatori. Deve, inoltre, offrire il proprio aiuto alla preparazione di una nuova Costituzione. Anche gli Stati vicini all'Iraq possono svolgere un ruolo importante nel processo di pace, preservando l'unità del paese e sostenendo il processo democratico.

I deputati sottolineano, tuttavia, che il contributo alla ricostruzione da parte dell'Unione non deve andare a scapito dell'assistenza fornita ad altre zone. Pertanto la Commissione dovrebbe redigere comunicati completi, regolari e trasparenti sull'effettivo andamento dell'assistenza. L'Unione è incoraggiata a concretizzare il proprio aiuto fornendo i servizi primari, come la sanità, l'istruzione, l'accesso all'acqua potabile e fognature adeguate. Occorre, poi, una più stretta collaborazione con le autorità locali e per la lotta al terrorismo.

Il Parlamento sottolinea peraltro che la condizione fondamentale per la ricostruzione economica irachena è «l'esercizio di una piena autorità e di un pieno controllo sulle risorse naturali del paese e un uso dei proventi della vendita del petrolio che permetta il loro reinvestimento in Iraq». Rileva, poi, «con sorpresa» che i fondi destinati alla ricostruzione siano in parte gestiti dal World Bank Trust e non unicamente dalle Nazioni Unite. Esprime quindi la sua preoccupazione per il fatto che tale ente «abbia utilizzato soltanto una minima parte dei fondi raccolti». Infine, «vista la corruzione massiccia esistente nel paese», i deputati raccomandano un audit indipendente sull'utilizzo di tali fondi.


Pari opportunità / Diritti della donna

La Turchia rispetti i diritti delle donne
Emine BOZKURT (PSE, NL)
Relazione sul ruolo delle donne in Turchia nella vita sociale, economica e politica
Doc.: A6-0175/2005
Procedura: Iniziativa
Dibattito: 5.7.2005
Votazione: 67.2005

I diritti delle donne e la parità dei sessi appartengono all'acquis comunitario che la Turchia dovrà accettare nel quadro del processo d'adesione all'Unione Europea. Nella relazione di Emine BOZKURT (PSE, NL) adottata dalla Plenaria con 573 voti a favore, 19 contrari e 32 astensioni, i deputati insistono sul fatto che i progressi realizzati dalla Turchia in materia di legislazione devono ora essere messi in pratica.

L'Aula sottolinea che «i diritti delle donne dovranno essere al centro dei negoziati con la Turchia» e pone l'accento sul ruolo fondamentale della società civile turca nel portare avanti le recenti riforme legislative. I deputati ritengono che la classe politica nel suo insieme nonché i media, le organizzazioni della società civile e le comunità religiose dovranno unire i loro sforzi per favorire gli opportuni cambiamenti democratici.

La violenza sulle donne è un altro dei temi dalla Plenaria, che chiede al Governo turco di prendere misure in difesa delle donne in pericolo e di fornire loro un facile accesso alla sanità e protezione giuridica. Secondo le ONG locali, nel 1995 tutte le donne che vivevano nelle aree svantaggiate di Ankara sono state vittime di violenze domestiche, mentre un sondaggio condotto tra 1990 e 1996 ha rilevato che l'88% delle donne ha dichiarato di vivere in un ambiente violento.

Il Parlamento rileva poi che, in alcune zone della Turchia, la registrazione dei neonati non è immediata, pertanto l'età delle giovani donne è a volte fissata arbitrariamente permettendo così di dichiararle maggiorenni per «legittimare "de facto" matrimoni coatti».

Tra gli altri motivi di preoccupazione è segnalata la scarsa partecipazione femminile alla vita politica turca (solo il 4,4% dei parlamentari del Paese sono donne, con la rappresentanza dell'1% a livello locale) nonché le difficoltà che esse incontrano nell'accesso all'istruzione e al mondo del lavoro. Secondo la Fondazione europea per il Miglioramento delle Condizioni di Vita, solo il 27% delle donne turche hanno un impiego. Il Parlamento invita dunque la Turchia a ratificare il Protocollo aggiuntivo n°12 della Convenzione europea dei Diritti dell'Uomo che mira ad impedire le discriminazioni.

I deputati, infine, affermano la loro intenzione di monitorare la situazione delle donne in Turchia da vicino e di redigere una relazione annuale attraverso la commissione per i diritti per le donne, invitando la Commissione europea a fare altrettanto.


Bilancio

Bilancio 2006 a un livello realistico
Gianni PITTELLA (PSE, IT)
Relazione sul mandato per la procedura di conciliazione sul bilancio 2006 per la prima lettura del Consiglio
Doc.: A6-0223/2005
Procedura: Iniziativa
Relazione senza discussione ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento del Parlamento
Votazione: 6.7.2005

Il Parlamento ha adottato la relazione di Gianni PITTELLA (PSE, IT) sul «mandato per la procedura di conciliazione sul bilancio 2006 per la prima lettura del Consiglio dell'Unione» con la quale sottolinea che «un livello realistico di pagamenti è essenziale per il bilancio 2006».

Il Parlamento dichiara il suo pieno impegno a raggiungere gli obiettivi fondamentali per il 2006, come stabiliti nella sua risoluzione sulla strategia politica annuale. Al contempo, sottolinea la sfida di concludere con successo gli impegni sottoscritti nelle prospettive finanziarie attuali e alla conciliazione del novembre 2004. Pertanto, reputa «molto modesta» la proposta della Commissione. Essa, infatti, rappresentando l'1,02% del prodotto nazionale lordo (PNB), ossia 1,19 miliardi di euro, «è molto inferiore al tetto di 1,08% delle attuali prospettive finanziarie» e deve essere confrontata «con i bisogni reali e la capacità di esecuzione».

Agricoltura

Nel dichiarare poi l'intenzione di rendere possibile il trasferimento di fondi dalla sottovoce 1a alla sottovoce 1b è necessario prima che questi importi possano essere inclusi nel progetto di bilancio del Consiglio, i deputati pensano di attenervi attraverso una revisione formale dei massimali parziali.

Inoltre, gli importi del progetto preliminare di bilancio, sia per le spese di intervento sui mercati agricoli e gli aiuti diretti, che per le spese connesse allo sviluppo rurale, per i deputati «costituiscono dei minimi assoluti». A loro parere, inoltre, ogni decremento «rischierebbe di danneggiare seriamente il settore» e troverebbe tanto minore giustificazione in quanto esiste già un margine abbondante nei termini delle prospettive finanziarie come modificate nel dicembre 2004.

Azioni strutturali

Gli stanziamenti di pagamento per le azioni strutturali, per i deputati, devono fondarsi su bisogni reali e ritengono che la valutazione globale dell'esecuzione degli stanziamenti di pagamento che la Commissione deve effettuare prima della fine di luglio, «possa fornire l'opportunità di rivalutare i bisogni di pagamento e garantire che i bisogni reali siano interamente iscritti a bilancio per il 2006».

In merito alla nuova sfida rappresentata dalle ultime adesioni, i deputati sottolineano la necessità che la politica di coesione «si concentri maggiormente sulle regioni» al fine di evitare «possibili futuri conflitti fra i nuovi Stati membri che beneficiano di tale politica e le regioni meno sviluppate dell'UE a 15».

Strategia di Lisbona e giovani

Per il Parlamento, il progetto preliminare di bilancio della Commissione non riflette sufficientemente le ambizioni politiche concordate, specialmente per quanto riguarda la strategia di Lisbona, «in particolare l'importanza di rafforzare la posizione delle piccole e medie imprese». Pertanto, i deputati invitano il Consiglio ad intraprendere con il Parlamento un dialogo «serio e costruttivo» sui modi per rispettare tali impegni politici.

Il capitale umano «costituisce il bene più grande dell'Europa» e - specialmente in seguito ai referendum recenti - il Parlamento ritiene «più importante che mai stabilire un contatto con i giovani». In questo senso, approva pienamente il Patto per i giovani sottoscritto dal Consiglio europeo e desidera impegnarsi con il Consiglio per un incremento delle voci codecisione per i programmi Socrates e Youth.

Azioni esterne

Nell'evidenziare i programmi di accresciuta assistenza esterna non previsti al momento dell'adozione delle attuali prospettive finanziarie, come l'Afganistan, l'Iraq e la ricostruzione delle regioni colpite dallo tsunami, il Parlamento esprime preoccupazione sul bisogno di finanziare nuovi partenariati strategici. Il Consiglio dovrà quindi impegnarsi a trovare un accordo sulle nuove priorità senza compromettere le politiche tradizionali.

Sottolineando poi l'importanza della politica europea di vicinato, i deputati esprimono delusione in particolare per il ridimensionamento dell'iniziativa europea per la democrazia e i diritti umani, considerato da essi «l'unico programma esterno che può trovare esecuzione senza il consenso del paese interessato».

Il Parlamento, poi, pone l'accento sul bisogno di un maggiore ruolo internazionale dell'Unione nel campo della politica estera e di sicurezza comune e della prospettiva di sviluppo del territorio europeo.

Ricordando, inoltre, che le Istituzioni europee hanno sottoscritto l'impegno di sostenere gli obiettivi di sviluppo del Millennio (MDG) delle Nazioni Unite e si apprestano a sostenerli nel bilancio 2006, i deputati si rammaricano del fatto che manchi, nei massimali attuali, «lo spazio per mandare avanti efficacemente tali obiettivi o fornire misure di sostegno collegate alla riforma dello zucchero».

Personale e amministrazione

I deputati evidenziano il bisogno di usare le risorse finanziarie ed umane in maniera efficiente e razionale e di identificare tutti i possibili risparmi al fine di garantire "value for money" e rigore finanziario. Inoltre, insistono nella richiesta che il Consiglio applichi gli stessi principi di rigore anche alle agenzie decentrate e al proprio bilancio.

Prossime scadenze

Il Consiglio dovrebbe adottare la sua posizione sulla proposta di bilancio, in prima lettura, verso metà luglio, mentre il Parlamento dovrebbe pronunciarsi nel corso del mese di ottobre. Le seconde letture sono previste per i mesi di novembre e dicembre.


Varie

Protezione dei passeggeri
Enrique BARÓN CRESPO (PSE, ES)
Raccomandazione sulla protezione dei passeggeri in caso di collisione
Doc.: A6-0218/2005
Procedura: Parere conforme
Relazione senza dibattito ai sensi dell'articolo 43 del Regolamento del Parlamento
Votazione: 6.7.2005

La raccomandazione è stata approvata.


Sostanze pericolose
Risoluzione sulla proposta della Commissione relativa a una decisione del Consiglio che modifica, ai fini dell'adeguamento al progresso tecnico, l'allegato della direttiva 2002/95/CE del Parlamento europeo e del Consiglio sulla restrizione dell'uso di determinate sostanze pericolose nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche
Doc.: B6-0392/2005
Procedura: Risoluzione
Relazione senza dibattito ai sensi dell'articolo 81 del Regolamento del Parlamento
Votazione: 6.7.2005

La risoluzione è stata approvata.


Registro europeo delle sostanze inquinanti
Johannes (Hans) BLOKLAND (IND/DEM, NL)
Relazione sulla creazione di un registro europeo delle emissioni e dei trasferimenti di sostanze inquinanti
Doc.: A6-0169/2005
Procedura: Codecisione, prima lettura
Relazione senza dibattito ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento del Parlamento
Votazione: 6.7.2005

La relazione è stata approvata.


Parità di retribuzione per uomini e donne
Angelika NIEBLER (PPE/DE, DE)
Relazione sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio riguardante l’attuazione del principio delle pari opportunità e della parità di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione e impiego
Doc.: A6-0176/2005
Procedura: Codecisione, prima lettura
Dibattito: 5.7.2005
Votazione: 6.7.2005

La relazione è stata approvata.


Quale legge in caso di litigio transfrontaliero?
Diana WALLIS (ALDE/ADLE, UK)
Relazione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sulla legge applicabile alle obbligazioni extracontrattuali ("Roma II")
Doc.: A6-0211/2005
Procedura: Codecisione, perima lettura
Dibattito:5.7.2005
Votazione: 6.7.2005

La relazione è stata approvata.


Protocollo CEE-ONU sulle sostanze inquinanti
 
Johannes (Hans) BLOKLAND (IND/DEM, NL)
Relazione sul protocollo UNECE sui registri delle emissioni e dei trasferimenti di sostanze inquinanti
Doc.: A6-0169/2005
Procedura: Codecisione, prima lettura
Relazione senza dibattito ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento del Parlamento
Votazione: 6.7.2005

La relazione è stata approvata.


Redazione: Federico Rossetto
Stagiaire: Cecilia Pera

Segretariato: Elsa Fossati

              Chiusura di redazione: Mercoledì 6 luglio 2005, ore 15.00

Codici delle procedure parlamentari

Serie A

Relazioni e raccomandazioni

Serie B

Risoluzioni e interrogazioni orali

Serie C

Documenti di altre Istituzioni

*

Procedura di consultazione

**I

Procedura di cooperazione, prima lettura

**II

Procedura di cooperazione, seconda lettura

***

Parere conforme

***I

Procedura di codecisione, prima lettura

***II

Procedura di codecisione, seconda lettura

***III

Procedura di codecisione, terza lettura

Abbreviazioni

- Gruppi politici: vedere pagina seguente

BE

Belgio

IT

Italia

PL

Polonia

CZ

Repubblica ceca

CY

Cipro

PT

Portogallo

DK

Danimarca

LV

Lettonia

SI

Slovenia

DE

Germania

LT

Lituania

SK

Slovacchia

EE

Estonia

LU

Lussemburgo

FI

Finlandia

EL

Grecia

HU

Ungheria

SE

Svezia

ES

Spagna

MT

Malta

UK

Regno Unito

FR

Francia

NL

Olanda

   

IE

Irlanda

AT

Austria

   

Deputati al Parlamento europeo
Situazione al 6.7.2005

 

PPE/DE

PSE

ALDE/ADLE

Verdi/ALE

GUE/NGL

IND/DEM

UEN

NI

Totale

BE

6

7

6

2

     

3

24

CZ

14

2

   

6

1

 

1

24

DK

1

5

4

1

1

1

1

 

14

DE

48*

23

7

13

7

     

98*

EE

1

3

2

         

6

EL

11

8

   

4

1

   

24

ES

24

24

2

3

1

     

54

FR

17

31

11

6

3

3

 

7

78

IE

5

1

1

 

1

1

4

 

13

IT

23*

15

12

2

7

4

9

5

77*

CY

3

 

1

 

2

     

6

LV

3

 

1

1

   

4

 

9

LT

2

2

7

     

2

 

13

LU

3

1

1

1

       

6

HU

13

9

2

         

24

MT

2

3

           

5

NL

7

7

5

4

2

2

   

27

AT

6

7

1

2

     

2

18

PL

19

10

4

   

9*

7

4

53*

PT

9

12

   

3

     

24

SI

4

1

2

         

7

SK

8

3

         

3

14

FI

4

3

5

1

1

     

14

SE

5

5

3

1

2

3

   

19

UK

27

19

12

5

1

10

 

4

78

Totale

265*

201

89

42

41

35*

27

29

729*

Deputati uscente
Antonio DE POLI (PPE/DE, IT) (16.5.2005)
Filip ADVENT (IND/DEM, PL) (26.6.2005)
Armin LASCHET(PPE/DE, DE) (4.7.2005)

Gruppi politici

PPE/DE

Gruppo del Partito popolare europeo (Democratici-cristiani) e dei Democratici europei

PSE

Gruppo socialista al Parlamento europeo

ALDE/ADLE

Gruppo dell'Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa

Verdi/ALE

Gruppo Verde/Alleanza libera europea

GUE/NGL

Gruppo confederale della Sinistra unitaria europea/Sinistra verde nordica

IND/DEM

Gruppo Indipendenza/Democrazia

UEN

Gruppo "Unione per l'Europa delle nazioni"

NI

Non iscritti

Ultimo aggiornamento: 6 luglio 2005Avviso legale