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Iran: stop all'arricchimento dell'uranio e rispetto dei diritti umani
Relazioni esterne - 13-10-2005 - 15:53
Il Parlamento non crede alle finalità pacifiche del programma nucleare iraniano e perciò sollecita la sospensione di ogni attività di arricchimento dell'uranio. Nel chiedere all'Iran di riprendere il dialogo e di cooperare con l'AIEA, esclude però il ricorso ad una soluzione militare del contenzioso. Sul fronte dei diritti umani, condanna l'applicazione della pena di morte ai minorenni, chiede maggiori garanzie per la libertà d'espressione e l'eliminazione delle discriminazioni contro le donne.

 
Adottata dalla Plenaria con 499 voti favorevoli, 43 contrari e 89 astensioni, la risoluzione comune proposta da popolari, socialisti, liberaldemocratici e dall'UEN, sottolinea che la conclusione di un accordo commerciale e di cooperazione tra l'Iran e l'UE dipende dal conseguimento di «miglioramenti sostanziali» della situazione dei diritti umani nel paese, nonché dalla «piena cooperazione» dell'Iran con l'AIEA e da «garanzie oggettive» circa la natura pacifica del suo programma nucleare.
 
Nucleare: dialogo e cooperazione per uscire dall'impasse
 
Il Parlamento esprime pieno sostegno alla risoluzione adottata il 24 settembre 2005 dal Consiglio dei governatori dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica che critica l'Iran per la non ottemperanza allo statuto dell'AIEA e «sottolinea la conseguente mancanza di fiducia nel fatto che il programma nucleare iraniano abbia finalità esclusivamente pacifiche».
 
I deputati, peraltro, deplorano il fatto che si applichino «due pesi e due misure» ai paesi dotati di armi atomiche e a quelli che ne sono sprovvisti. A loro parere, soltanto «mediante misure credibili di disarmo nucleare» è possibile rimediare a questa situazione e, per tale ragione, invitano l'Unione a prendere l'iniziativa per fare uscire i negoziati dall'attuale impasse. D'altra parte, accogliendo un emendamento proposto dall'UEN, è stato soppresso dalla risoluzione un paragrafo in cui erano riconosciute «le legittime preoccupazioni» dell'Iran per la propria sicurezza, «visto che è circondato da paesi o da basi militari dotati di armi nucleari, inclusi paesi come il Pakistan, Israele, l'India e l'Afghanistan».
 
Inoltre, il Parlamento si compiace vivamente dell'impegno per giungere a una soluzione negoziata del contenzioso. In vista della prossima riunione del Consiglio dei governatori dell'AIEA, pertanto, invita l'Iran a riprendere il dialogo con la troika dell'UE, «in buona fede e senza alcuna coercizione o minaccia».

I deputati, peraltro, nell'appoggiare il continuo sostegno dell'UE ad una soluzione diplomatica ai fini di una distensione della situazione, ritengono che «non va presa in considerazione alcuna opzione militare per la soluzione dell'attuale crisi». Accolgono quindi con favore la dichiarazione del Ministro degli esteri Jack Straw, secondo cui né gli Stati Uniti né l'Europa prevedono il ricorso ad azioni militari contro l'Iran per il suo controverso programma nucleare, «poiché ciò non risolverebbe la questione».
 
Ritenendo che l'Iran «abbia il diritto di sviluppare il suo programma nucleare» se questo è conforme al TNP, il Parlamento appoggia le proposte dell'UE di cooperare con questo Paese in merito all'utilizzazione a scopi pacifici dell'energia nucleare. Il Parlamento esorta quindi l'Iran a ristabilire «la sospensione totale e permanente» di tutti gli aspetti delle sue attività di arricchimento dell'uranio, compresi gli esperimenti o la produzione presso l'impianto di conversione dell'uranio a Isfahan, e a consentire al Direttore generale dell'AIEA di riapporre all'impianto i sigilli che sono stati rimossi.
 
Per contribuire, poi, a creare maggiore fiducia nella natura esclusivamente pacifica del suo programma nucleare, l'Iran dovrebbe anche riconsiderare la costruzione di un reattore di ricerca moderato ad acqua pesante nonché ratificare ed «applicare prontamente e in pieno il protocollo aggiuntivo». Inoltre, per i deputati, l'Iran dovrebbe «cooperare pienamente» con gli ispettori dell'AIEA e attuare misure di trasparenza «che vadano al di là» dei requisiti formali dell'accordo di salvaguardia e del protocollo aggiuntivo, consentendo l'accesso alle persone, alla documentazione in materia di acquisizioni, al materiale a duplice uso, a talune installazioni di proprietà militare e ai siti di ricerca e sviluppo.
 
Nel sottolineare, poi, l'importanza della cooperazione con gli USA, la Russia, la Cina e i paesi non allineati per raggiungere con l'Iran un accordo globale sui suoi impianti nucleari e sul loro uso - «tenendo conto delle preoccupazioni dell'Iran quanto alla propria sicurezza» - il Parlamento ritiene che tale accordo dovrebbe contribuire a un sistema di sicurezza regionale sostenibile comprendente l'India, il Pakistan e altre potenze nucleari.
 
Diritti umani: pena di morte, libertà d'espressione e diritti delle donne
 
I deputati chiedono all'Iran di riprendere il dialogo con l'Unione europea in materia di diritti umani e invitano il Consiglio e la Commissione a seguirne da vicino gli sviluppi e ad affrontare nel quadro di tale dialogo casi concreti di violazioni dei diritti umani. La Commissione, inoltre, dovrebbe fare un uso efficace dell'iniziativa europea per la democrazia e i diritti umani al fine di intensificare i contatti e la cooperazione con la società civile e i media indipendenti iraniani. Occorre poi che, congiuntamente al Parlamento europeo, appoggi la democrazia e il rispetto dei diritti umani in Iran.
 
La risoluzione comune «condanna fermamente» le sentenze capitali e le esecuzioni di minori, in particolare se inflitte a causa di atti o orientamenti sessuali, ed esorta le autorità iraniane a sospendere immediatamente quelle già comminate a tre diciassettenni e a due sedicenni. I deputati, chiedono poi che la maggiore età in Iran sia portata a 18 anni e sollecitano l'Iran a rispettare le disposizioni della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo, che prevede la pena capitale per reati commessi da persone minori di 18 anni al momento dei fatti.
 
In merito alla libertà di stampa, il Parlamento condanna gli arresti e la carcerazione di cibergiornalisti e di weblogger e la parallela censura di numerose pubblicazioni in rete, di weblog e siti internet nonché i recenti arresti arbitrari di giornalisti e le gravi restrizioni imposte ai media in Iran. Invita pertanto le autorità iraniane ad ottemperare agli obblighi che incombono loro ai sensi della Convenzione internazionale sui diritti civili e politici, e in particolare a consentire la libera espressione delle opinioni in siti internet, nei weblog e sulla stampa.
 
Alla Presidenza del Consiglio e ai rappresentanti diplomatici degli Stati membri in Iran, è chiesto di avviare «con urgenza» un'azione concertata a favore della liberazione immediata dei giornalisti, cibergiornalisti e weblogger sottoposti a procedimenti penali o condannati per reati di stampa e di opinione. Le autorità iraniane sono quindi invitate a «rilasciare incondizionatamente» Akbar Ganji, il cui stato di salute è gravemente compromesso dopo più di cinque anni di carcere per reati di stampa e opinione e 60 giorni di sciopero della fame.
 
Il Parlamento sollecita l'Iran a firmare la convenzione sull'eliminazione di qualsiasi forma di discriminazione contro le donne e «condanna l'intensificarsi di arresti e punizioni di donne per uso scorretto del velo».
 
I deputati, infine, condannano il trattamento riservato a minoranze quali i curdi, «vittime di discriminazioni e vessazioni sulla base delle loro convinzioni religiose e dell'appartenenza etnica».

13/10/2005
Risoluzione comune sull'Iran
Doc.: B6-0537/2005
Procedura: Risoluzione comune
Dibattito: 12.10.2005
Votazione: 13.10.2005

RIF.: 20051007IPR01161

Per ulteriori informazioni :Risoluzione AIEA del 24 settembre 2005
Risoluzione del PE del 10 marzo 2005
Ultimo aggiornamento: 27 novembre 2007Avviso legale