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Le donne devono partecipare alla prevenzione e alla risoluzione dei conflitti
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Diritti delle donne/Pari opportunità - 24-02-2006 - 11:14
Le donne possono indicare la strada per la risoluzione dei conflitti

Le donne possono indicare la strada per la risoluzione dei conflitti

Le donne devono partecipare come gli uomini alla prevenzione e alla risoluzione dei conflitti, così come alla costruzione della pace, hanno dichiarato i deputati e gli esperti invitati all’audizione indetta lunedì al Parlamento europeo dalla commissione per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere. Diversi oratori hanno caldeggiato la partecipazione delle donne ai negoziati di pace, mettendo in luce i diversi effetti prodotti dai conflitti armati su uomini e donne.

"Le donne sono le protagoniste della pace. La loro partecipazione ai processi di pace è una conditio sine qua non," queste le parole di Véronique De Keyser, deputata socialista belga che sta preparando una relazione d’iniziativa sulla situazione delle donne nei conflitti armati e il loro ruolo nella ricostruzione e nel processo democratico  nei paesi dopo un conflitto, che sarà votata dalla commissione parlamentare nel mese di giugno.
 
Le donne svolgono tutti i ruoli nei conflitti: sono vittime di guerra, meri strumenti per perpetrare violenze, si occupano di prestare assistenza e sono anche soldatesse, ma devono assumere un ruolo più attivo sulla strada che porta alla pace. Il principio della “partecipazione paritetica e del pieno intervento in ogni sforzo di mantenimento e promozione della pace e della sicurezza", come recita la risoluzione 1325 (2000) adottata dal Consiglio di sicurezza dell’ONU, non è però rispettato e le donne sono spesso assenti dal processo decisionale per la prevenzione e la risoluzione dei conflitti.
 
Eppure, le donne e i bambini sono quelli  più duramente colpiti da un conflitto armato. Durante l’’audizione, è intervenuta in nome di Amnesty International, Tracy Ullveit-Moe, dichiarando che si stima che il 70-90% delle vittime di guerra siano civili, in larga  maggioranza donne e bambini. Inoltre, l’80% dei profughi è composto da donne e bambini. Le donne nei conflitti armati sono anche vittime di violenze di genere e di altre forme di soprusi. I problemi, poi, si sommano gli uni agli altri: per esempio, gli stupri di massa hanno contribuito alla diffusione dell’HIV.    
 
"Noi donne rifiutiamo di essere nemiche" ha affermato Luisa Morgantini, membro italiano del gruppo GUE/NGL che ha invitato alla cooperazione e al dialogo per eliminare la guerra dalla storia. La presidente della commissione, Anna Záborská, ha affermato quanto sia importante educare i bambini delle famiglie devastate dalla guerra, per dare loro la possibilità di crescere con maggiore apertura mentale e di conseguenza contenere il loro desiderio di vendetta.
 
Elisabeth Rehn (ex ministro dela difesa e delle pari opportunità finlandese, nonché Rappresentante speciale dell’ONU in Bosnia-Erzegovina) ha menzionato il Ruanda come esempio in cui le donne stanno svolgendo un ruolo attivo, ai primi posti al mondo per la parità nei parlamenti nazionali, ponendo l’accento sulla democrazia come chiave di giustizia e uguaglianza. Un altro esempio, evidenziato da Simone Süsskind, membro del gabinetto del viceprimo ministro belga e ministro della giustizia, è stata la commissione internazionale delle donne per una pace israelo-palestinese giusta e sostenibile, coalizione formata da donne palestinesi, israeliane e di altri paesi. Johanna Clara Degeller (della Lega internazionale delle donne per la pace e la libertà, Paesi Bassi) ha dichiarato che la ricerca dimostra come le forze di pace che sono composte da donne e uomini siano più efficaci nelle situazioni di conflitto. Il reclutamento delle forze di pace con una prospettiva di genere, inoltre, può essere un passo avanti nella lotta contro gli abusi sessuali, in contesti in cui chi dovrebbe proteggere diventa il persecutore.

RIF.: 20060223STO05632
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Ultimo aggiornamento: 30 novembre 2007Avviso legale