Adottando con 429 voti favorevoli, 71 contrari e 125 astensioni, la relazione Camiel EURLINGS (PPE, NL), il Parlamento sottolinea anzitutto che il rafforzamento dei legami tra la Turchia e l'Unione europea «è di fondamentale importanza per l'UE, per la Turchia e per tutta la regione». Rammenta, d'altra parte, che la capacità dell'UE di integrare la Turchia mantenendo nel contempo l'impulso dell'integrazione «è un aspetto importante», nell'interesse generale dell'UE e della Turchia. Pertanto, i deputati giudicano della massima rilevanza che l'Unione europea «fissi i presupposti istituzionali e finanziari a tempo debito per l'adesione della Turchia». E, a tale riguardo, ribadiscono che il Trattato di Nizza «non costituisce una base accettabile per ulteriori decisioni sull'adesione di nuovi Stati membri». Insistono quindi affinché le riforme necessarie «siano attuate nell'ambito del processo costituzionale». Ricordano poi che l'impatto dell'adesione della Turchia sul bilancio può essere pienamente valutato solo nel quadro delle prospettive finanziarie dal 2014 e attendono «con impazienza» che la Commissione europea presenti la relazione sulla capacità di assorbimento dell'Unione, prima del Consiglio europeo del dicembre 2006.
Per i deputati, inoltre, l'apertura di negoziati costituisce il punto di avvio di un processo duraturo, «che per sua stessa natura è aperto e non porta automaticamente e a priori all'adesione». A differenza dei precedenti negoziati, è anche precisato, «sarebbe necessario informare l'opinione pubblica europea continuamente e diffusamente in merito ai negoziati stessi e ai progressi della Turchia». Osservano peraltro che, nonostante l'obiettivo dei negoziati sia l'adesione della Turchia all'UE, «la realizzazione di tale ambizione dipenderà dagli sforzi di entrambe le parti». In proposito, ricordano che, in caso di grave e persistente violazione dei principi della democrazia, del rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali, dello stato di diritto e dei principi del diritto internazionale, la Commissione potrebbe raccomandare la sospensione dei negoziati al Consiglio. D'altra parte, il Parlamento ritiene che, indipendentemente dall'esito dei negoziati, le relazioni tra UE e Turchia «debbano garantire che la Turchia resti saldamente inserita nell'ambito di strutture europee».
A tale riguardo, i deputati deplorano il rallentamento del processo di riforma in Turchia, evidenziato «da persistenti carenze e progressi insufficienti» soprattutto nell'ambito della libertà di espressione, dei diritti religiosi e delle minoranze, delle relazioni civili/militari, dell'applicazione della legge in concreto, dei diritti delle donne, dei diritti culturali e della rapida e corretta esecuzione delle decisioni in materia giudiziaria da parte dei servizi statali. D'altra parte, accogliendo favorevolmente l'iniziativa del governo di riprendere il processo di modifica legislativa, con la presentazione al parlamento turco del nono pacchetto di riforme legislative, formulano una serie di suggerimenti.
La Turchia è quindi invitata a garantire l'uguaglianza dinanzi alla legge di tutti i cittadini turchi nel corso dell'intero procedimento giudiziario, compresa la fase investigativa, il processo, la sentenza e la detenzione, «senza deroghe per i funzionari del governo, il personale militare o i membri delle forze di sicurezza». Dovrebbe inoltre abrogare o modificare, in tempi brevi, le disposizioni del codice penale che consentono interpretazioni arbitrarie da parte dei giudici e dei pubblici ministeri e conducono a sentenze contrarie alla libertà di espressione e alla libertà di stampa, «rappresentando pertanto una minaccia per il rispetto dei diritti umani e delle libertà, con ripercussioni negative sul progresso della democrazia».
Nel prendere atto dei miglioramenti apportati alla legislazione grazie agli sforzi compiuti dal governo turco, a partire dal 2002, con la politica di tolleranza zero nei confronti della tortura e della diminuzione dei casi di maltrattamento, i deputati sottolineano che occorrono misure attuative più efficaci, come evidenziato dal perdurare delle segnalazioni di torture e maltrattamenti commessi da funzionari di polizia e dall'impunità di cui spesso tali funzionari godono. Nutrendo «gravi preoccupazioni» in merito alla prosecuzione, «per non dire la rinascita», del ruolo dell'esercito nella società turca, sottolineano poi che la separazione costituzionale, netta e chiara, dei ruoli politici ed istituzionali tra civili e militari in Turchia «è una condizione necessaria per poter parlare in modo serio di adesione turca all'UE».
Il Parlamento rileva anche i progressi realizzati in materia di diritti delle donne, in seguito all'entrata in vigore del nuovo codice penale. Tuttavia, nota che il mancato rispetto dei diritti delle donne in Turchia «resta una questione molto preoccupante» e ribadisce la necessità di sforzi ulteriori «per sradicare le pratiche discriminatorie e la violenza contro le donne». La Turchia è quindi invitata a intensificare gli sforzi per garantire alle donne l'esercizio del diritto all'istruzione e alle opportunità di lavoro. I deputati, inoltre, prendendo atto di alcuni progressi nella lotta contro il crimine di onore, esprimono però la loro preoccupazione sul rapido aumento dei presunti suicidi di donne nel sud-est della Turchia. Nel prendere poi atto del dibattito sul velo in Turchia, e sottolineando che non esistono norme europee in materia, la relazione auspica che si trovi un compromesso sul foulard indossato sui capelli dalle studentesse nelle università.
I deputati deplorano anche l'assenza di progressi in materia di libertà di culto e rinnovavano l'invito rivolto alle autorità turche a compiere passi concreti per eliminare gli ostacoli che le minoranze religiose affrontano, segnatamente per quanto attiene al loro status giuridico, alla formazione del clero e ai diritti di proprietà. Nel condannare poi con forza l'assassinio del sacerdote e missionario italiano don Andrea Santoro, la relazione sollecita la tutela dei diritti fondamentali di tutte le minoranze e comunità cristiane in Turchia (ad esempio i greci di Istanbul, Imvros e Tenedos). D'altra parte, facendo proprio un emendamento proposto dal PPE/DE, il Parlamento esprime l'auspicio che la prossima visita del Papa in Turchia «contribuisca a rafforzare il dialogo interreligioso e interculturale fra il mondo cristiano e quello musulmano». Inoltre chiede che l'educazione religiosa sia volontaria per tutti e che ciò non riguardi soltanto la religione sunnita, e che a coloro i quali non intendono avvalersi dell'educazione religiosa sia offerto un insegnamento alternativo che affronti i valori, le norme e le questioni etiche.
Il Parlamento esprime profonda preoccupazione per le tensioni nel sud-est del paese ritenendole una grave minaccia per la pace e la stabilità della regione. Sottolinea quindi l'importanza di compiere ulteriori progressi al fine di assicurare che le riforme siano sostenibili e credibili. Condanna inoltre con fermezza la recrudescenza degli atti di terrorismo commessi dal PKK, al quale chiede di decretare e rispettare un cessate il fuoco immediato. D'altra parte i deputati, evidenziano l'esistenza di «numerosissimi processi» ancor oggi in corso ai quali sono sottoposti esponenti della società civile, nonché le pratiche quotidiane di intimidazione verso costoro, come ad esempio nei confronti di Mehdi Zana, marito del Premio Sacharov del Parlamento europeo, Leyla Zana.
Il Parlamento ribadisce il convincimento che una Turchia moderna, democratica e secolare, pur allineandosi progressivamente alle politiche degli Stati membri dell'UE, «potrebbe svolgere un ruolo costruttivo e stabilizzatore nel promuovere la comprensione tra civiltà e tra l'Unione europea e i paesi della regione circostante la Turchia», particolarmente il Medio Oriente. E, in tale contesto, si compiace della decisione del governo turco di partecipare ai corpi della pace ONU in Libano.
Accogliendo con 320 voti favorevoli, 283 contrari e 40 astensioni, un emendamento avanzato dal PSE e dall'ALDE/ADLE, il Parlamento ha soppresso il paragrafo in cui era chiesto alla Turchia di riconoscere il genocidio armeno, ergendo tale atto a «condizione preliminare» della sua adesione all'Unione europea. Tuttavia, sottolinea che, sebbene il riconoscimento del genocidio armeno in quanto tale non costituisca uno dei criteri di Copenaghen, «è indispensabile che un paese che si avvia all'adesione accetti e riconosca il proprio passato». Prendendo quindi atto della proposta della Turchia di istituire una commissione di esperti per superare la tragica esperienza, chiedono alle autorità turche di facilitare il lavoro dei ricercatori, degli intellettuali e degli studiosi che lavorano su tale questione, garantendo loro l'accesso agli archivi storici e fornendo tutti i documenti utili. La Turchia è inoltre sollecitata a compiere, «senza condizioni preliminari», i passi necessari a stabilire relazioni diplomatiche e di buon vicinato con l'Armenia, a ritirare il blocco economico e ad aprire la frontiera terrestre quanto prima.
Esortandola a impegnarsi a favore di buone relazioni di vicinato, la relazione ricorda alla Turchia che deve astenersi da qualsiasi minaccia contro i paesi vicini nonché da attività militari che favoriscono la tensione e «potrebbero influenzare negativamente il processo di adesione». A tale proposito, i deputati citano la minaccia di "casus belli" nei confronti della Grecia in merito al suo diritto di determinare i limiti delle proprie acque territoriali e le continue violazioni dello spazio aereo nazionale greco.
I deputati, infine, ricordano alla Turchia che il riconoscimento di tutti gli Stati membri, compresa la Repubblica di Cipro, «è un elemento necessario del processo di adesione». Pertanto chiedono alla Turchia di prendere misure concrete per normalizzare quanto prima le relazioni bilaterali con Cipro, di dare piena attuazione alle disposizioni contenute nell'accordo di associazione e nel suo protocollo aggiuntivo nonché alle priorità derivanti dal partenariato per l'adesione. Particolare delusione è infatti espressa per il mantenimento dei divieti imposti a navi e aerei ciprioti in Turchia nonché del veto alla partecipazione della Repubblica di Cipro alle organizzazioni internazionali e agli accordi multilaterali. I deputati invitano quindi le autorità turche a mantenere un atteggiamento costruttivo per ricercare una soluzione globale della questione di Cipro nel quadro delle Nazioni Unite, accettabile sia per i greco-ciprioti che per i turco-ciprioti.
Dibattito in Aula
Intervento del relatore
Camiel EURLINGS (PPE, NL) ha sottolineato che il Parlamento, adottando la relazione sui progressi della Turchia, potrà influenzare la posizione della Commissione, anche se quest'ultima ha collaborato in modo costruttivo. Il deputato ha definito «giusta e severa» la propria relazione. Giusta perché «si basa sui fatti», severa poiché critica il rallentamento nel processo di riforma e sottolinea le lacune tuttora presenti nel Paese, in particolare per quanto riguarda le libertà di espressione e di religione. A quest'ultimo proposito, ha esortato le autorità turche a restituire i beni confiscati a chiese e monasteri o ad offrire delle compensazioni, e le ha invitate a riaprire i seminari. Per il deputato, infatti, è importante che in Turchia sia facile costruire chiese cristiane quanto lo è aprire moschee in Europa.
Pur condannando il terrorismo, il relatore ha sottolineato che occorre sviluppare il dialogo nel sud-est del Paese. Ha poi posto l'accento sulla necessità che la Turchia rispetti il protocollo di Ankara, garantendo la libertà di circolazione ai beni e alle persone di Cipro. Nel ricordare il «disagio» che taluni hanno provato in merito ai paragrafi relativi al riconoscimento del genocidio armeno, ha difeso il testo licenziato dalla commissione parlamentare definendolo «fermo ma realistico».
Dichiarazione del Consiglio
Paula LEHTOMÄKI ha voluto sottolineare la necessità di incoraggiare i cittadini turchi e europei a svolgere un ruolo attivo nel processo di adesione ed ha affermato che la Presidenza terrà certamente conto delle osservazioni del Parlamento. Ha infatti sostenuto di condividere le preoccupazioni dei deputati in merito al rallentamento del processo di riforma e della sua attuazione e, in particolare, per quanto riguarda le libertà d'espressione e religiosa, i diritti delle donne e il problema della tortura.
Il Ministro poi, pur condannando il terrorismo, ha rilevato la necessità di sviluppare il dialogo nel sud-est del Paese ed ha sottolineato che le riforme dovranno garantire l'uguaglianza a tutti i cittadini turchi. La capacità di realizzare progressi, ha aggiunto, sarà valutata anche nell'applicazione del Protocollo di Ankara e la loro mancanza potrebbe avere ricadute negative su tutto il processo negoziale. I requisiti richiesti alla Turchia, ha concluso, sono gli stessi di quelli applicati per l'ultimo ampliamento e l'Unione continuerà ad aiutare il Paese. Ma i progressi dipendono dalla volontà turca.
Dichiarazione della Commissione
Olli REHN ha affermato che l'intenzione della Commissione è di consolidare l'allargamento dell'Unione con tutto il sud-est europeo. Occorre essere cauti in merito a nuovi impegni ma «pacta sunt servanda» e quindi tali paesi potranno aderire una volta che sarà accertato il rispetto dei criteri. Riguardo alla Turchia «l'obiettivo è la piena adesione» ma, ha precisato, «si tratta di un processo aperto, senza automatismi». Il commissario sottolineando quindi la fondatezza del progetto di relazione in esame, ha tuttavia rilevato che non bisogna dimenticare i progressi degli ultimi 10 anni. Una Turchia integrata nell'UE, stabile, democratica e prospera - ha aggiunto - è nell'interesse di tutti ed è quindi importante prendere nuove iniziative e ottenere risultati concreti prima dell'8 novembre, data alla quale la Commissione presenterà la propria relazione annuale.
Il commissario ha quindi stigmatizzato il fatto che è tuttora vigente l'articolo 301 del Codice penale che minaccia fortemente la libertà d'espressione in Turchia. In proposito ha peraltro affermato di non concepire «uno Stato membro dell'UE che non rispetta il principio fondamentale della libertà di espressione». Dopo aver accennato alla necessità di una riconciliazione con l'Armenia e all'importanza di garantire la libertà di religione, il commissario ha quindi sottolineato il clima di violenza nel sud-est del Paese che «mina gli sviluppi positivi degli ultimi anni». Condannando il terrorismo - «nemico comune dell'UE e della Turchia» - ha affermato che una politica fondata unicamente su considerazioni legate alla sicurezza non è sufficiente e che la Commissione si aspetta l'adozione di una strategia volta ad affrontare i bisogni della regione. Chiamando al rispetto del protocollo di Ankara, ha quindi concluso sostenendo che «è nostro interesse reciproco che il processo di adesione prosegua», affinché la Turchia rappresenti un baluardo della civilizzazione.
Intervento in nome dei gruppi
Elmar BROK (PPE/DE, DE) ha anzitutto voluto sottolineare che il progetto di relazione all'esame dell'Aula «è equilibrato». Dei negoziati sono in corso, ha aggiunto, e devono essere portati avanti in modo costruttivo. Sostenendo poi la prospettiva europea della Turchia, ha tuttavia sottolineato che persistono delle lacune nel processo di riforma. Secondo il deputato, per aderire all'UE è necessario rispettare i criteri e dare seguito agli impegni. Tuttavia, ha concluso, è anche molto importante che l'UE abbia la capacità istituzionale e finanziaria di procedere ad un ulteriore allargamento.
Per Jan WIERSMA (PSE, NL), la Turchia è un partner importante nella regione e dev'essere ancorata all'UE. Per tale ragione occorre sostenere i riformatori. E' necessario negoziare con la Turchia attraverso un dialogo critico ma costruttivo, ha aggiunto, avendo l'adesione come obiettivo finale. Pur riconoscendo che vi sono ritardi nell'attuazione delle riforme ed esprimendo preoccupazione per le lacune persistenti, il deputato ha deplorato l'approccio del progetto di relazione. La questione armena, ha affermato, non deve diventare una precondizione per l'adesione, mentre occorre che la Turchia ratifichi il protocollo di Ankara.
Anche Andrew DUFF (ALDE/ADLE, UK) ha criticato l'approccio del progetto di relazione. A suo parere, infatti, il ruolo del Parlamento nel processo di adesione dovrebbe essere di promuovere la crescita della democrazia parlamentare e, pertanto, le sue critiche devono essere costruttive al fine di incoraggiare la modernizzazione del Paese. Occorre poi essere «coerenti, giusti ed equi» per quanto riguarda le questioni cipriota e armena. Il deputato ha quindi sottolineato l'importanza per l'UE della candidatura turca che, se volge all'insuccesso, «allontanerebbe l'Islam e la Cristianità, per tornare ai secoli bui». Ha poi concluso sostenendo che la Turchia potrebbe dare un contributo fondamentale allo sviluppo della politica estera e di difesa comune.
Pur condividendo la serie di rilievi formulati nei confronti della situazione in Turchia, anche Joost LAGENDIJK (Verdi/ALE, NL) ha lamentato lo squilibrio del progetto di relazione nei pragrafi dedicati alle questioni cipriota e armena. Ha quindi annunciato all'Aula di aver presentato una serie di emendamenti tesi propri a ristabilire questo equilibrio. Una relazione che, a suo parere, deve essere «critica e equa» per far sì che il Parlamento appoggi coloro che lottano per far progredire la Turchia e non, come adesso, gli oppositori alle riforme.
Vittorio AGNOLETTO (GUE/NGL, IT), dopo aver ricordato che il suo gruppo ha votato a favore dell'apertura dei negoziati con la Turchia, ha sottolineato che al centro di questi negoziati «debba esserci l'attenzione al rispetto dei diritti umani e della democrazia» e che questo rispetto «debba essere legato in modo indissolubile alla soluzione politica e diplomatica della questione curda». Facendo riferimento alla sua partecipazione alla missione della sottocommissione per i diritti umani in Turchia, ha affermato di aver trovato nel Kurdistan turco «una situazione drammatica .... in una zona totalmente militarizzata ».
Un conto, ha aggiunto, «è la condanna da parte di tutti noi del terrorismo», altro «è considerare un popolo intero terrorista, incarcerare ragazzini minorenni solo perché hanno salutato con le dita a "V", continuare nella logica delle torture e spostare quei magistrati che indagano su poliziotti ritenuti responsabili di un attentato». Come Parlamento, ha quindi detto «dobbiamo appoggiare la richiesta del DTP per la cessazione del fuoco e invitare il PKK a rispondere positivamente a questo appello». Al governo turco, inoltre, deve essere chiesto di avviare direttamente dei colloqui col DTP per trovare una soluzione politica, in quanto non è possibile alcuna altra alternativa.
Il deputato ha quindi accennato ai problemi legati alla libertà d'espressione, sostenendo che, pur avendo gioito per la soluzione del caso di Elif Shafak, come in precedenza per Pamuk, «questo rischia di essere uno specchietto delle allodole unicamente per l'occidente» visto che «vi sono almeno altri ottanta tra scrittori e giornalisti che sono sotto processo». Ha poi stigmatizzato il fatto che il parlamento turco abbia approvato nella sua formulazione originale la legge antiterrorismo, «nonostante il parere in direzione opposta espresso non solo dall'Europa, ma anche dalle Nazioni Unite», come pure la permanenza di settemila guardiani del villaggio nella regione di Hakkari in Kurdistan, che rispondono direttamente al governo.
Ha quindi concluso chiedendo l'impegno a proseguire i negoziati con la Turchia, ponendo però al centro i diritti umani «e non unicamente, dibattiti ideologici o interessi economici». Il futuro può prevedere un'Europa «multietnica e multireligiosa» ma, ha ribadito, «sempre nel rispetto dei diritti umani».
Per Konrad SZYMAŃSKI (UEN, PL) il progetto di relazione è sì «freddo in molti punti», ma rappresenta anche la realtà. Dopo quaranta anni, ha aggiunto, la Turchia è ancora in conflitto con i paesi confinanti, tra i quali figurano alcuni Stati membri. Sottolineando poi la «tragica situazione delle minoranze cristiane» in Turchia, ha sostenuto il diritto dell'UE di chiedere alla Turchia miglioramenti nel loro trattamento. Il deputato ha quindi definito «scandalose» le reazioni di alcuni membri del governo turco alla lettura del Papa di Ratisbona. «Per compiacere le frazioni islamiche estreme», ha affermato, «la Turchia ha fatto due passi indietro». Ha poi aggiunto che la cooperazione con la Turchia può anche realizzarsi senza giungere all'adesione e, in proposito, ha lamentato il fatto che l'UE acceleri i negoziati con la Turchia mentre frena le discussioni con l'Ucraina.
Bastiaan BELDER (IND/DEM, NL) ha sottolineato la «flagrante mancanza di libertà di religione» in Turchia e il fatto che gli appartenenti alle minoranze religiose siano trattati come stranieri in Patria. Ha anche accennato all'assassinio di padre Santoro.
Interventi dei deputati italiani
Antonio TAJANI (PPE/DE, IT) ha voluto soffermarsi sul tema del dialogo interreligioso che, in questi giorni, «si trova sotto i riflettori di tutto il mondo per quello che è accaduto, per le polemiche che ci sono state, per l'attenzione che è stata rivolta alle parole pronunciate da Benedetto XVI in Germania e per le reazioni del mondo islamico». Ha quindi ricordato che la vigilia si è tenuto un incontro a Castel Gandolfo «che ha dimostrato quanto sia importante per tutti noi il dialogo costruttivo e positivo tra i rappresentanti di religioni diverse, ovvero tra cristiani e musulmani».
L'incontro, ha spiegato, si è basato sul principio di reciprocità, secondo cui è diritto di ogni parte sostenere la propria tesi, difendere i propri valori, poter manifestare il proprio credo, «per i musulmani dove sono in maggioranza i cristiani, e per i cristiani dove sono in maggioranza i musulmani». All'incontro con il Papa, ha aggiunto, era presente anche l'Ambasciatore turco e si è parlato a lungo di questi temi e, per tale ragione, è «di fondamentale importanza il viaggio che Benedetto XVI svolgerà in Turchia» perché «favorirà il dialogo tra cristiani e musulmani, tra una maggioranza musulmana e una minoranza cristiana, sia essa cattolica, protestante od ortodossa, che vive in Turchia».
Il deputato ha poi informato di aver presentato un emendamento - sostenuto anche dal relatore a da altri colleghi- che intende «incentivare il dialogo tra cristiani e musulmani, tra cristianesimo e islam». «Lasciamo fuori l'estremismo, isoliamo i fondamentalisti», ha esclamato, «e dialoghiamo tra chi veramente vuole costruire la pace in Medio Oriente e in Africa». Ha quindi concluso sottolineando che «è interesse della stessa Turchia» sostenere le riforme e favorire il dialogo tra cristiani e musulmani. I progressi di questo paese nel cammino verso l'Unione europea, infatti, «si misurano soprattutto dai risultati ottenuti nel dialogo interreligioso, nel rispetto dei diritti delle minoranze e nel rispetto dei diritti civili di tutti coloro che vivono in Turchia».
Francesco SPERONI (NI, IT), ricrodando che il Primo Ministro turco ha «pesantemente criticato la lezione tenuta dal Pontefice all'Università di Ratisbona», ha sottolineato che si trattava di una lezione «basata sulla religione con fondamenti di teologia e non di politica» e il fatto che sia stato il Primo Ministro e non un esponente religioso turco a criticare il Papa, «denota come in quel paese ci sia ancora una commistione inaccettabile fra sacro e profano, fra politica e religione». Non c'è, insomma, «quella separazione cui siamo abituati nella nostra Unione europea». Questa confusione, per il deputato, fa sì che, anche per questo motivo, «la Turchia non debba entrare nell'Unione europea». Ma il motivo principale che non sarà mai eliminabile, ha concluso, è che «la Turchia non deve entrare nell'Unione in quanto la Turchia non è geograficamente in Europa».
Per Pasqualina NAPOLETANO (PSE, IT), la valutazione dei progressi della Turchia nel processo di adesione all'Unione dovrebbe concentrarsi maggiormente sul merito delle valutazioni proprie ai criteri stabiliti a Copenaghen e dei dossier legati all'acquis comunitario. Occorre quindi evitare «di introdurre diversivi, nuovi criteri che non aiutano un processo già di per sé difficile, che richiede da parte nostra trasparenza, coerenza ed obiettività». Per tale motivo, ha affermato di condividere il paragrafo sulla questione del genocidio armeno, così come proposto dal relatore.
La deputata, sottolineando quindi il ruolo cruciale della Turchia in quell'area, ha sostenuto la necessità di «incoraggiare gli sforzi di quanti lavorano per una Turchia democratica e pacifica». A suo parere, occorre quindi «essere puntuali nei giudizi» e «richiedere al governo turco, all'insieme degli apparati e delle istituzioni, alla società turca, di impegnarsi a fondo su temi rispetto ai quali i progressi devono essere più significativi e costanti». In particolare, sui diritti civili, politici e sociali, le libertà di espressione, i diritti delle minoranze e delle donne.
Nell'auspicare poi una ferma condanna per il terrorismo e l'applicazione del protocollo di Ankara nei tempi stabiliti, ha quindi concluso rivolgendo l'invito ad attenersi al merito nonché ad essere «credibili ed efficaci» per continuare ad influenzare positivamente gli sviluppi interni della Turchia e il suo ruolo esterno di stabilizzazione pacifica «in un'area esplosiva dove sono concentrate le più gravi minacce alla pace».
Lapo PISTELLI (ALDE/ADLE, IT), non volendo soffermarsi ulteriormente sulle «buone ragioni» che hanno spinto a votare a favore dell'avvio dei negoziati con la Turchia per arrivare un domani all'adesione, ha sottolineato che, oltre ai ritardi nella realizzazione delle riforme, è aumentata la freddezza delle opinioni pubbliche nei confronti dell'adesione. Dicendosi quindi contrario «ai matrimoni combinati», ha posto l'accento sul fatto che «il governo turco deve compiere sforzi maggiori nelle proprie riforme e anche nella diffusione presso la propria società».
Osservando poi come la relazione sia «molto dura» in questo senso, ha comunque sottolineato che «è giusto che il negoziato sia duro e leale». Tuttavia anche in Europa cresce lo scetticismo sull'ulteriore allargamento dopo Bulgaria e Romania «se le regole non cambieranno». E si tratta di uno scetticismo, ha ammonito, «che rischia di travolgere anche i Balcani occidentali». Per questo motivo, ha concluso, «non dobbiamo bloccare l'allargamento ma rilanciare piuttosto la riforma delle regole». La domanda sulla Turchia è, infatti, «anche una domanda su ciò che vogliamo essere».
Per Marco CAPPATO (ALDE/ADLE, IT), la relazione e il dibattito sono «il segno di un'Europa che si chiude» ed ha esortato alcuni dei colleghi ad avere il coraggio di dire più apertamente che ritengono l'Europa «un fatto e uno spazio religioso» e, quindi, «la morte dell'Europa politica». Ha invece affermato che, al contrario, ha sempre creduto che le ragioni di ispirazione e della nascita e il sogno federalista europeo, «fossero proprio di allargare lo spazio di Stato di diritto e di democrazia». «E' questa la grande offerta che dovremmo fare alla Turchia», ha detto, «proprio in un momento in cui il fondamentalismo islamico cresce nel mondo».
E questa dovrebbe essere concretizzata in una relazione per accelerare il processo di adesione. Solo in questo caso, ha spiegato, «le critiche, anche le più dure, potrebbero avere un senso». Ha invece sottolineato che non si sta configurando la piena adesione della Turchia, ma piuttosto accordi di cooperazione rafforzata, «tutte cose che non hanno dalla loro parte la forza del messaggio politico e della piena adesione». Il deputato ha quindi ammonito che, se si seguirà questa strada, «indicata purtroppo anche dal Presidente Barroso nelle sue dichiarazioni», «non avremo solo la responsabilità di allontanare la Turchia, ma anche di allontanare l'Europa politica».
Replica del Consiglio
Paula LEHTOMÄKI ha ribadito che il Consiglio ha più volte sottolineato la necessità per la Turchia di rispettare i criteri d'adesione ed ha affermato che la Turchia è ben cosciente della sfida. Ha quindi nuovamente sostenuto che la Turchia deve ratificare il Protocollo di Ankara e che è importante trovare una soluzione globale alla questione cipriota, anche nel quadro dell'azione dell'ONU.
Replica della Commissione
Louis MICHEL ha affermato che la relazione che la Commissione presenterà l'8 novembre «sarà rigorosa, obiettiva e senza accondiscendenza» e terrà conto dei dati forniti dalle autorità turche, dalle ONG e dagli organismi internazionali. Per il commissario, «l'UE ha bisogno della Turchia come polo di pace, democrazia e prosperità» e l'attualità dimostra ogni giorno l'importanza strategica del Paese.
La Turchia deve accettare il pacchetto di riforme concordate, bisogna dargliene l'opportunità senza cambiare le regole in corso d'opera. In proposito ha quindi voluto ricordare che il processo durerà ancora diversi anni e, pertanto, «è ingiusto fare un fermo immagine sulla situazione attuale». D'altra parte, pur sottolineando il dovere della memoria, il commissario ha sottolineato che la questione armena non è mai stata posta come condizione per l'adesione e, sollevarla ora, sarebbe vista come un pretesto per bloccarla. La riconciliazione, ha concluso, è un processo interno che non può essere imposto dall'esterno.