Comunicati stampa

Scarica l'articolo in formato PDF
Una politica europea coerente per l'immigrazione
Giustizia e affari interni - 28-09-2006 - 14:53
Il Parlamento chiede che l'UE si doti di una politica trasversale che, garantendo la sicurezza delle frontiere, contempli anche l'apertura di canali di immigrazione legale, l'integrazione dei migranti e l'aiuto ai paesi d'origine. Scettico sull'utilità a lungo termine delle regolarizzazioni di massa, sollecita maggiore assistenza per gli Stati confrontati ai flussi migratori e l'adozione della direttiva sui rimpatri. Vanno modificati i principi sullo Stato responsabile delle domande d'asilo.

Con 295 voti favorevoli, 271 contrari e 14 astensioni, il Parlamento ha adottato una risoluzione comune - sostenuta da PSE, ALDE/ADLE, Verdi/ALE e GUE/NGL - che nota anzitutto la mancanza di una politica europea coerente in materia di immigrazione. Ritiene quindi che l'Unione europea debba adottare un approccio trasversale per una politica dell'immigrazione che comprenda il partenariato con i paesi terzi, la sicurezza delle frontiere esterne per lottare contro il traffico degli esseri umani e una politica equa in materia di rimpatri. Tale politica, inoltre, deve anche contemplare l'apertura di canali di immigrazione legale, incoraggiare l'integrazione dei migranti nella società di accoglienza e consentire il co-sviluppo dei paesi d'origine al fine di rispondere alle cause profonde dell'migrazione.
 
Facendo proprio un emendamento proposto dai Verdi, il Parlamento afferma che ritiene che la massiccia immigrazione «sia la conseguenza di economie mal funzionanti, impoverimento della popolazione, violazione dei diritti umani, degrado ambientale, divario crescente fra paesi ricchi e paesi poveri, guerre civili, guerre per il controllo delle risorse naturali, persecuzioni politiche, instabilità politica, corruzione e dittatura in molti dei paesi d'origine».
 
Visti l'emergenza umanitaria in vari Stati membri situati alle frontiere meridionali dell'Unione europea, «dove migliaia di migranti sono morti nelle acque del Mediterraneo», e il massiccio afflusso di immigrati, il Parlamento riconosce i drammi umani e le difficoltà che alcuni Stati membri si sono trovati ad affrontare nella gestione dei massicci flussi migratori degli ultimi anni e deplora «gli elevatissimi costi umanitari». Ritiene quindi che la ripartizione delle responsabilità e degli oneri finanziari tra gli Stati membri debba costituire «parte integrante» della politica dell'Unione europea in materia di immigrazione e del regime comune europeo in materia di asilo.
 
L'Unione europea dovrebbe quindi assumersi un ruolo più ampio nella gestione delle emergenze umanitarie connesse ai flussi migratori e ai richiedenti asilo. Pertanto i paesi interessati devono usufruire dell'accesso all'assistenza tecnica e ai finanziamenti previsti dai fondi e dai programmi comunitari (come ARGO, il Fondo europeo per i rifugiati, il Fondo europeo per le frontiere esterne, il Fondo europeo per l'integrazione e il Fondo europeo per i rimpatri per il periodo 2007-2013).

La Commissione, inoltre, deve proporre al più presto la creazione di un fondo d'emergenza per finanziare "team di esperti di sostegno" che forniscano un'assistenza concreta al momento dell'accoglienza alle frontiere e nell'affrontare le crisi umanitarie negli Stati membri. Dovrebbe poi integrare nei nuovi fondi per il periodo 2007-2013 un meccanismo d'emergenza che consenta di fornire assistenza finanziaria nelle situazioni d'urgenza. Per i deputati, d'altra parte, occorre poi mettere a disposizione maggiori risorse per le ONG che operano sul campo,
 
Il Parlamento sottolinea, inoltre, che qualsiasi approccio globale all'immigrazione deve offrire possibilità concrete di immigrazione legale nell'Unione europea e predisporre piani precisi per lo sviluppo e gli investimenti nei paesi di origine e transito, compresa l'elaborazione di politiche commerciali e agricole che promuovano opportunità economiche, anche per evitare «una massiccia fuga di cervelli». Ricorda, in proposito, che la politica europea deve anche essere accompagnata da una politica di integrazione che preveda, fra l'altro, un'integrazione regolare nel mercato del lavoro, il diritto all'istruzione e alla formazione, l'accesso ai servizi sociali e sanitari nonché la partecipazione degli immigrati alla vita sociale, culturale e politica. E, al riguardo, ritiene che nell'Unione europea sia inammissibile che delle persone vengano sfruttate in un contesto di lavoro forzato e che, pertanto, gli Stati membri debbano garantire che pratiche del genere non possano esistere.
 
D'altra parte, pur rendendosi conto che, in assenza di una politica comune dell'Unione europea in materia di immigrazione, gli Stati membri possono adottare approcci differenti «al problema della presenza di centinaia di migliaia di immigrati clandestini che lavorano illegalmente e senza alcuna protezione sociale», ritiene tuttavia «che la regolarizzazione in massa degli immigrati illegali non costituisca una soluzione nel lungo termine, dal momento che tali misure non risolvono i veri problemi di fondo». Facendo proprio un emendamento avanzato dal PPE/DE, inoltre, il Parlamento ribadisce che qualsiasi decisione di allentare le norme in materia di immigrazione presa in uno Stato membro «esercita ripercussioni sulla situazione negli altri Stati membri». Pertanto, gli Stati membri «hanno l'obbligo di consultare e informare, in uno spirito di cooperazione leale, gli altri Stati membri in merito a misure che potrebbero avere un impatto sulla situazione dell'immigrazione».
 
Invitando poi gli Stati membri ad intensificare la cooperazione nel quadro di Frontex e a definire meglio la missione di tale agenzia, il Parlamento ritiene tuttavia che i controlli alle frontiere e le azioni volte a combattere l'immigrazione illegale rappresentano solamente un aspetto della politica dell'Unione europea verso i paesi terzi. Chiede quindi l'adozione di un approccio improntato al partenariato con i paesi di origine e transito al fine di assicurarsi il loro attivo contributo nella gestione dei flussi migratori, nel contenimento dell'immigrazione illegale e nell'organizzazione di campagne d'informazione efficaci sulle condizioni nei paesi di accoglienza dell'UE, inclusi i criteri per l'ottenimento dell'asilo.
 
D'altra parte, i deputati sottolineano che tutte le misure volte a combattere l'immigrazione illegale e a intensificare i controlli alle frontiere esterne, anche se in cooperazione con paesi terzi, «devono essere compatibili con le garanzie e con i diritti fondamentali dell'individuo». Mettono quindi in guardia contro i pericoli dell'esternalizzazione della gestione delle frontiere esterne dell'Unione europea.
 
Il Parlamento, peraltro, riconosce la necessità di adottare una direttiva sui rimpatri «improntata all'equità» e invita il Consiglio a intensificare gli sforzi per assicurarne l'adozione.
Si dice inoltre consapevole del fatto che, in assenza di canali di migrazione legale, i sistemi di asilo sono sottoposti a una sempre maggiore pressione in quanto modalità di insediamento legale. Nel chiedere quindi agli Stati membri di rispettare gli obblighi loro incombenti in tale materia, affinché garantiscano l'accesso alla procedura di asilo e applichino le disposizioni della direttiva sull'accoglienza «in modo armonizzato e coerente» e affinché le domande di asilo «siano trattate in modo rapido ed efficace». Sollecita poi la Commissione a rimettere in causa, nel pertinente regolamento, il principio secondo il quale lo Stato membro responsabile dell'esame di una richiesta d'asilo è il primo paese d'accesso. Per i deputati, infatti, ciò «rappresenta un onere insopportabile per i paesi del Sud e dell'Est dell'Unione europea»,
 
Infine, il Parlamento osserva che, a sette anni dal Vertice europeo di Tampere e malgrado le reiterate richieste del Parlamento, oltre a non aver definito una politica comune in materia di immigrazione, il Consiglio ha invece mantenuto il voto all'unanimità e la procedura di consultazione per tutte le questioni attinenti all'immigrazione legale. Ma - con 249 voti favorevoli, 302 contrari e 3 astensioi - è stato soppresso il paragrafo che lo esortava a mettere in atto con urgenza le disposizioni, come le clausole passerella, che autorizzano il passaggio alla procedura di codecisione e al voto a maggioranza qualificata.
 
Si noti che prima di adottare questa risoluzione - con 234 voti favorevoli, 316 contrari e 26 astensioni - l'Aula aveva respinto quella avanzata dal PPE/DE.
 
 
Dibattito in Aula
 
Dichiarazione del Presidente della commissione per le libertà civili, giustizia e affari interni
 
Jean-Marie CAVADA (ALDE/ADLE, FR) ha ribadito il sostegno del Parlamento all'attivazione della "clausola passerella" poiché i tempi sono maturi per ridurre il deficit democratico coinvolgendo il Parlamento europeo, rafforzare lo Stato di diritto e migliorare l'efficienza del processo decisionale rinunciando all'unanimità. Ha quindi affermato che questa tematica sarebbe meglio affrontarla nel quadro del Trattato Costituzionale, tuttavia la situazione è tale che non è più possibile attendere.
 
Dichiarazione del Consiglio
 
Kari RAJAMÄKI ha illustrato all'Aula i principali esiti del Consiglio informale di Tampere, sottolineando l'importanza della cooperazione tra gli Stati membri su queste materie e insistendo sul fatto che l'efficienza del processo decisionale necessita di un cambiamento di rotta. Dopo aver accennato agli orientamenti decisi a Tampere in merito all'agenzia dei diritti fondamentali e alle misure per il controllo delle frontiere, il Ministro ha insistito sull'importanza di definire strumenti volti a garantire la sicurezza, assicurando sempre il rispetto dei diritti fondamentali.
 
Sul tema dell'immigrazione, ha sottolineato che si tratta di una responsabilità condivisa che contempla la fiducia reciproca e la ripartizione degli oneri. Occorre quindi offrire la solidarietà dell'UE agli Stati membri che devono affrontare i flussi migratori e, in proposito, ha ricordato l'iniziativa Frontex e la proposta di istituire una squadra di intervento rapido alle frontiere. Ma il problema dell'immigrazione, per il Ministro, va anche trattato aiutando i paesi di provenienza attraverso una politica di sviluppo a tutto campo. In merito alla lotta al terrorismo, ha affermato che il Consiglio segue da vicino gli sviluppi riguardo alle prigioni segrete della CIA e ha ribadito la necessità di fronteggiare la questione garantendo sempre il rispetto dei diritti fondamentali.
 
Dichiarazione della Commissione
 
Franco FRATTINI ha sostenuto che l'obiettivo politico strategico è di raggiungere un equilibrio tra l'esigenza di una maggiore sicurezza e la difesa dei diritti individuali. Le priorità per l'Unione, ha aggiunto, sono la lotta al terrorismo e l'immigrazione. Riguardo al primo, ha spiegato, occorre contrastare il reclutamento e il ricorso a Internet, garantire la sicurezza delle infrastrutture e predisporre un piano di reazione. E' poi necessario che le misure per garantire la sicurezza aerea siano proporzionate, «altrimenti sarebbe una vittoria per i terroristi».
 
In merito alla questione dell'immigrazione, il Vicepresidente ha ricordato che è stato istituito un gruppo di commissari che tratterà questo tema in modo orizzontale nell'ambito di tutte le pertinenti politiche comunitarie. L'approccio dovrà essere omnicomprensivo e trattare l'immigrazione illegale come quella legale e garantire la solidarietà agli Stati membri che devono fronteggiare i flussi migratori. Occorrerà anche rivolgere l'attenzione all'immigrazione proveniente dall'Est e non solo a quella africana. Lamentando poi la dotazione finanziaria esigua di Frontex, ha illustrato una serie di raccomandazioni che dovranno presto essere approvate e che sono volte a rafforzare la capacità dell'UE di gestire e prevenire gli eventi, dare una risposta immediata che preveda la condivisione delle responsabilità e degli oneri, dimostrando così «una solidarietà europea tangibile». Il commissario ha quindi sostenuto la necessità di proteggere i rifugiati e garantire il rimpatrio nei paesi d'origine degli immigrati illegali, nel rispetto della dignità delle persone.
 
Ma, a suo parere, occorre anche lottare contro il lavoro nero che rappresenta una delle principali cause dell'immigrazione illegale. Dovrà quindi essere valutata l'opportunità di armonizzare a livello europeo le sanzioni penali da infliggere ai datori di lavoro che ricorrono a questo tipo di manodopera. Per la Commissione, ha aggiunto, una delle priorità è l'attuazione del piano d'azione per l'immigrazione legale. A tale proposito, ha sottolineato la necessità di prevedere misure d'ingresso volte a favorire un circolo virtuoso che permetta di sviluppare l'economia europea e contrastare l'invecchiamento della popolazione. Occorre inoltre che, contrariamente a quanto avviene adesso, l'Europa diventi un polo d'attrazione per migranti dotati di qualifiche professionali e, per questo, andrebbe introdotta una sorta di "carta verde".
 
In merito alla "passerella", il Vicepresidente ha sottolineato che la posizione della Commissione è molto vicina a quella del Parlamento: si tratta di uno strumento appropriato per garantire maggiore responsabilità e legittimità democratica. Rilevando che alcuni Stati membri temono che tale questione rilanci il dibattito costituzionale, ha quindi affermato che, in mancanza della Costituzione, la "passerella" potrebbe rappresentare l'unico strumento atto a fronteggiare le emergenze. Certamente, ha aggiunto, la Costituzione sarebbe la soluzione migliore, ma attendere la sua adozione rischia di provocare la paralisi.
 
Intervento in nome dei gruppi
 
Per Ewa KLAMT (PPE/DE, DE), la gestione dei flussi migratori è uno dei problemi principali dell'UE. La soluzione, ha quindi sottolineato, va aldilà dei confini nazionali e non bisogna limitarsi ad un approccio unicamente europeo. A suo parere, inoltre, il sostegno ai paesi d'origine fornisce solo una risposta parziale al problema.  La deputata ha quindi insistito sulla necessità di una politica solidale degli Stati membri e, a tale proposito, ha criticato la pratica di legalizzare in massa immigrati clandestini senza informare preventivamente i partner dell'UE per poi chiedere un aiuto comunitario al fine di fronteggiare le conseguenze di queste scelte.
 
Martin SCHULZ (PSE, DE) ha anzitutto ricordato che l'ultima volta che è intervenuto sul tema degli affari interni è stato in occasione della Presidenza italiana. Ha poi sottolineato che, già sei anni addietro, la Commissione aveva presentato una tabella di marcia che, di fatto, è rimasta lettera morta, visto che ora si parla degli stessi argomenti. Ha quindi auspicato che si ricorra alla "passerella" e precisato che, pur non volendo intervenire in procedimenti nazionali, non è possibile progredire senza regole comuni.
 
Ponendo poi l'accento sul fatto che l'intervento dell'UE non deve riguardare solo misure restrittive ma anche azioni positive in materia di sicurezza e immigrazione, il deputato ha spiegato che gli Stati membri non vogliono progressi in queste materie per non rinunciare alla loro sovranità. E, in proposito, ha concluso sostenendo che, vista la gravità dei problemi, la rinuncia alla sovranità sarebbe il male minore.
 
Graham WATSON (ALDE/ADLE, UK) ha sottolineato che, a tanti anni dal primo Consiglio di Tampere, non vi sono stati progressi, poiché gli Stati membri frenano ogni miglioramento della situazione.  A suo parere, invece, se non si attiva la passerella l'Europa non può avere una politica credibile in materia di giustizia e affari interni. «Seduti sui loro fasti medioevali» gli Stati membri «hanno i ponti levatoi saldamente alzati» e «in nome della sovranità nazionale stanno promuovendo l'anarchia globale», mentre i cittadini «chiedono di meglio».
 
Ha infatti sottolineato che i cittadini si chiedono perché non esiste una politica di immigrazione che prevenga questa «tragedia umana» che si consuma sulle coste meridionali, perché non si condividono le informazioni in materia di terrorismo, traffico di droga e traffico di esseri umani e perchè non vi sia accesso alla giustizia per le vittime del crimine transnazionale. Il deputato, citando il caso CIA, ha poi concluso ponendo l'accento sull'importanza dei valori europei e del rispetto dei diritti fondamentali.
 
Monica FRASSONI (Verdi/ALE, IT) ha esordito ricordando che il suo gruppo è sempre stato a favore del passaggio di questi temi alla procedura comunitaria, fin da quando il trattato di Maastricht «inventò» la procedura dei pilastri «che in teoria doveva essere provvisoria ma in realtà si è rivelata abbastanza definitiva». Ha quindi aggiunto che, oggi, la priorità sembra essere «quella di ridurre, respingere, costringere ed eliminare» ed ha ritenuto indicativo che il dibattito sia stato avviato dal Commissario «parlando di terrorismo e affermando che la sicurezza deve essere la priorità assoluta». «Nonostante le frontiere, gli orribili rischi, la tolleranza sempre maggiore per le violazioni del diritto internazionale», ha proseguito, «non riusciremo a fermare l'immigrazione».
 
E, in proposito, ha affermato di non gradire il fatto che il commissario abbia parlato «troppo spesso» di solidarietà per riferirsi soprattutto alla necessità di «aiutare gli Stati membri a respingere alle frontiere gente che arriva disperata e senza diritti». In questo modo, secondo la deputata, non si elimina il rischio che il respingimento alle frontiere di gente in arrivo su imbarcazioni «non violi gravemente il diritto di molti di chiedere l'asilo». Le regolarizzazioni sono un risultato diretto di una politica che ritiene possibile "l'immigrazione zero" ma, ha aggiunto, che nasconde il fatto che l'Europa ha bisogno di immigrati. Esprimendo quindi dubbi sul fatto che la maggior parte degli immigrati che giungono nell'UE siano privi di qualifiche, ha poi criticato l'intenzione di favorire l'immigrazione di persone che, invece, possono aiutare i loro paesi d'origine a uscire da una situazione di sottosviluppo.
 
La deputata ha quindi chiesto alla Presidenza e al commissario di pronunciarsi sul tema degli accordi con i paesi terzi. Ha quindi espresso preoccupazione riguardo al fatto che alcuni Stati membri - come Francia, Spagna e Italia -  stanno negoziando, «in modo segreto e solamente attraverso intese di polizia», accordi con paesi terzi - come la Libia - «che non danno nessuna garanzia di rispetto dei diritti» dei loro cittadini, ma anche dei migranti.
 
Giusto CATANIA (GUE/NGL, IT) ha sostenuto che, «dopo il fallimento del Vertice informale di Tampere», si mescolano lotta al terrorismo, i voli della CIA, il PNR ela cooperazione di polizia con l'immigrazione. In proposito ha quindi affermato che «solo quando si capirà che il tema dell'immigrazione deve essere slegato dalle politiche repressive, dalle azioni di criminalizzazione dei migranti e dalle pratiche di lotta al terrorismo e alla criminalità organizzata, sarà possibile discutere seriamente di una politica comune dell'Unione europea in materia di immigrazione».
 
A suo parere, occorre anche bandire dal dibattito «il tema dell'invasione», poiché si tratta di un concetto falso e infondato. Al riguardo ha spiegato che solo il 15% dell'immigrazione irregolare arriva via mare dall'Africa mentre il resto arriva via terra o in aereo, compreso in Spagna e in Italia. E' poi necessario «ripartire dai canali legali» e, ricordando che il Libro verde della Commissione secondo cui vi è il bisogno di 20 milioni di lavoratori immigrati entro il 2030, ha chiesto di agire per permettere loro l'ingresso nell'UE, invece di farli morire in mare. L'Europa, ha esclamato, «non può essere quella dei respingimenti di massa né si può tollerare che l'Atlantico e il Mediterraneo siano un cimitero a cielo aperto».
 
In conclusione, ha proposto al commissario di erigere un monumento, «monito perenne alle stragi di migranti in mare» e «simbolica tomba collettiva per uomini e donne senza nome morti in mare perché cercavamo un futuro migliore», in occasione del 10° anniversario dell'affondamento di una nave con quasi 400 emigranti al largo di Porto Palo tra Malta e la Sicilia.
 
Romano LA RUSSA (UEN, IT) ha anzitutto ribadito «l'urgente necessità» di una politica comune sull'immigrazione ed ha preso atto «con soddisfazione» delle recenti iniziative intraprese a livello comunitario e del recente sblocco di fondi destinati agli Stati colpiti da emergenze. Ha quindi sottolineato che molti Stati membri hanno realizzato solo tardivamente che i fenomeni migratori non riguardano più esclusivamente gli Stati periferici dell'UE e che gli obiettivi generali di crescita economica «possono essere ottenuti soltanto in un clima di sicurezza generale». Questa consapevolezza, ha aggiunto, «potrà finalmente convincerli a ripartire equamente responsabilità ed oneri finanziari per la gestione delle frontiere». Si tratterà di impegno reale, ha spiegato, «testimoniato anche dalle maggiori risorse finanziarie che l'UE metterà a disposizione per i prossimi sette anni nel quadro del consolidamento di uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia».
 
Per il deputato, un altro elemento da considerare positivamente è la creazione di un programma specifico volto a regolare i flussi migratori con fondi ad hoc destinati ai rimpatri, ai rifugiati e all'integrazione. Altrettanto importante è la creazione di un'agenzia delle frontiere esterne che «purtroppo non dispone ancora di un organico adeguato» e, in proposito, ha auspicato che potrà «gradualmente godere di maggiori attenzioni e finanziamenti». Si è anche augurato che, di questo passo, si possa arrivare alla creazione di norme minime comuni per combattere l'immigrazione illegale e regolamentare l'immigrazione legale e che si possa realizzare una politica credibile, rispettosa dei diritti del singolo.
 
Ma una politica credibile, ha spiegato, «non può che essere rigorosa» e, in proposito, ha affermato che «non può esistere una politica europea che favorisce regolarizzazioni di massa e che elargisce i diritti di cittadinanza in modo indiscriminato». E' ormai risaputo, ha aggiunto, che «le sanatorie, non solo non consentono di risolvere i problemi senza migliorare le condizioni degli immigrati, ma che invece quasi sempre le peggiorano, alimentano solo emarginazione e fenomeni diffusi di delinquenza che spesso sfociano in terrorismo». In conclusione, ha affermato che "essere credibili" significa «riaffermare gli ideali di solidarietà e di tutela delle libertà proprie dell'UE, vincolando al rispetto della legalità». L'UE, quindi, non negherà mai l'aiuto ai bisognosi e a chi vorrà veramente integrarsi, tuttavia «per chi pretende di esportare la violenza, la cultura, i valori e le religioni dovrà valere il principio della "tolleranza zero", non è auspicabile, ma talvolta risulta indispensabile».
 
Per Hans BLOKLAND (IND/DEM, NL), il Vertice di Tampere ha chiarito che gli Stati membri non sono d'accordo su come affrontare l'immigrazione che, a suo parere, è un problema che necessita una soluzione europea. Favorevole a una politica di lotta all'immigrazione clandestina, ha criticato la legalizzazione di massa avvenuta in Spagna. Infine, ha chiesto di essere informato in quali Stati membri si sono realizzate carceri segrete della CIA.
 
Interventi dei deputati italiani
 
Secondo Mario BORGHEZIO (NI, IT), in una situazione in cui, in Italia, la prima decisione del nuovo governo Prodi è stata regolarizzare cinquecentomila clandestini - che «diventeranno facilmente almeno un milione con le politiche sul ricongiungimento familiare», mentre, in Spagna, la stessa operazione porta alla regolarizzazione di settecentomila clandestini, «gli altri paesi dell'Unione europea hanno un buon diritto a domandarsi a che cosa siano finalizzati simili provvedimenti se non alla demagogia politica». C'è da domandarsi, ha aggiunto, «come mai le Istituzioni europee non hanno il coraggio di chiamare alle loro responsabilità questi governi».
 
Il deputato ha poi stigmatizzato il fatto che il governo italiano abbia modificato la legge comunitaria per dare la possibilità di richiedere l'asilo politico «anche in situazioni che prescindono dalle motivazioni serie» e, quindi, concedendo i privilegi legati all'asilo politico «anche per l'immigrato che non provenga da paesi a rischio, dove non sono rispettati i diritti umani, o dalle zone di guerra». Queste politiche, ha affermato, sono contrarie a quello che oggi viene delineato dalle Istituzioni europee e, «mai si può sostenere che ciò possa diventare un grimaldello per oltrepassare le norme, mirate appunto a regolare il fenomeno» dell'immigrazione. Il deputato, inneggiando alla Svizzera, ha quindi concluso esclamando: «Basta con la demagogia in Europa sull'immigrazione!»
 
Nicola ZINGARETTI (PSE, IT) ha sottolineato l'importanza «di evitare un dialogo tra sordi su un tema così delicato», ritenendo invece utile iniziare a stabilire alcuni punti fermi. Rammentando gli eventi di questa estate a Lampedusa e nelle isole Canarie, ha quindi affermato che il tema dell'immigrazione «rappresenta un impegno di tutti per tutti». Ecco perché «non si tratta di un'emergenza solo umanitaria o di un evento eccezionale », poiché è soprattutto «un fenomeno strutturale che interroga tutta l'Unione europea e la sua capacità di mettere finalmente in campo una politica europea di immigrazione, non per fare un favore a qualche paese membro, ma perché tutta l'Unione ne è coinvolta».
 
Per il deputato, inoltre, occorre evitare l'errore di creare confusione tra immigrazione e terrorismo, «perché è questo che innanzitutto genera nel popolo europeo paure e timidezze». Andrebbe, invece, introdotta la relazione tra immigrazione e schiavismo, «cui molti di questi immigrati cominciano a essere associati in alcuni paesi membri». L'Unione deve quindi compiere un salto culturale e sul tema dell'immigrazione: «non si tratta di un problema di alcuni o di un problema marginale, è un impegno nuovo che l'Unione deve assumere come uno dei nuovi compiti del millennio». E il Parlamento, ha concluso, può avere un ruolo importante ne vincere le resistenze di molti governi, ricostruendo la fiducia tra l'Unione e i cittadini, ovvero dimostrando che «l'Unione esiste ed è presente».
 
Per Sepp KUSSTATSCHER (Verdi/ALE, IT) l'immigrazione «avviene che lo si voglia o meno». E' quindi inutile chiudersi in una fortezza, anche perché l'Europa ha bisogno degli immigrati. A suo parere, inoltre, la pratica di respingere gli immigrati è «inumana e eticamente irresponsabile». Ha quindi concluso sostenendo che sembra che l'Europa abbia dimenticato il significato delle parole "uguaglianza" e "fratellanza".
 
Secondo Lapo PISTELLI (ALDE/ADLE, IT) si è di fronte a politiche in cui appare chiaro ciò che l'Europa potrebbe fare e dovrebbe fare: «un sistema comune d'asilo, regole comuni sull'immigrazione legale, la gestione comune delle frontiere esterne». E' chiaro, ha aggiunto, «che gli sforzi nazionali non bastano più, perché semplicemente non funzionano». A suo parere, è anche chiaro «che l'opinione pubblica sosterrebbe questa diversa idea di una sovranità efficace, in quanto europea», e ciò nonostante il fatto che i «troppi interventi» di deputati italiani facciano credere che il problema dell'immigrazione sia esclusivamente mediterraneo.
 
Ha poi ironizzato sul titolo del comunicato stampa finale del Vertice di Tampere secondo il quale "I ministri chiedono maggiore solidarietà e cooperazione". Ha allora chiesto alla Presidenza a chi dovrebbero chiederle «se non a se stessi». Sostenendo l'idea della Costituzione europea, si è poi chiesto se «c'è qualcuno nel Consiglio ha un'idea diversa dall'applicazione rapida della passerella e a chi giova invece questo surplace istituzionale».
 
Jas GAWRONSKI (PPE/DE, IT) ha sottolineato che «molti avvenimenti nuovi minacciano la nostra sicurezza e la nostra libertà e l'immigrazione incontrollata è certamente uno di questi». Ma il pericolo maggiore e più recente, ha spiegato, viene dal terrorismo. In proposito ha affermato che, come coordinatore del suo gruppo nella commissione temporanea sulla CIA, ha affrontato il problema ed è giunto alla conclusione «che possiamo fare molto poco e purtroppo abbiamo fatto molto poco per scoprire nuove verità, nuove responsabilità, nuovi colpevoli». A suo parere è quindi necessario concentrarsi sul futuro, sui mezzi e sugli strumenti «per evitare che si ripetano situazioni di illegalità che espongono a maggiori rischi la nostra libertà e la nostra sicurezza».
 
Per il deputato è «essenziale» avviare iniziative per rimediare alla mancanza di fiducia fra Stati membri. Ci vuole quindi un maggiore scambio di informazioni per combattere il terrorismo all'interno dell'Unione, «anche con i nostri principali alleati, primi fra questi gli Stati Uniti con i quali di recente abbiamo avuto qualche problema». Uno scambio, ha precisato, «su un piano di parità e di reciproca fiducia».  Occorre anche un maggiore controllo sulle attività dei servizi segreti di un paese nel territorio di un altro. E, al riguardo, ha sostenuto che «i servizi segreti debbono rimanere segreti per operare con efficacia, ma entro un certo limite». Notando che la commissione CIA del Parlamento europeo non ha poteri d'inchiesta, ha affermato che occorre allora insistere affinché siano i parlamenti nazionali a investigare su eventuali violazioni dei diritti umani e sulle minacce alla nostra sicurezza e libertà. Spetterà poi al Parlamento europeo il compito di coordinare le ricerche per giungere a soluzioni compatibili sul piano europeo.
 
Per Marco CAPPATO (ALDE/ADLE, IT) i progressi dello spazio di sicurezza e di libertà «sono finora scarsi e insufficienti per un problema di fondo». Sul tema della libertà, ha spiegato, da anni il Consiglio ha deciso di fondare la propria azione sul mutuo riconoscimento, «come se i sistemi di giustizia, i sistemi di polizia, i sistemi dei servizi segreti dei singoli paesi europei potessero necessariamente cooperare sulla base del mutuo riconoscimento». A suo parere, invece, i fatti dimostrano che questo principio «non basta» e che occorre «il coraggio di armonizzare alcune politiche affinché divengano politiche europee, in particolare in materia di libertà».
 
Il deputato ha quindi sottolineato lo stallo sulla direttiva antidiscriminazione, sull'osservatorio sul razzismo, sulla decisione quadro sui diritti processuali e sulle garanzie in termini di rispetto della privacy nel trasferimento dei dati dei passeggeri aerei. Ha quindi concluso sostenendo che «è sul tema delle libertà che manchiamo di garanzie comuni in quanto Unione europea e su questo tema non basta la cooperazione tra gli Stati nazionali». 
 
Stefano ZAPPALÀ (PPE/DE, IT) ha osservato che anche quest'estate si è assistito ogni giorno a sbarchi e naufragi che hanno causato centinaia di morti nelle acque europee. Il flusso di imbarcazioni che tentano di raggiungere le coste dell'Unione, ha aggiunto, «non accenna a diminuire, anzi aumenta e «la situazione è ormai di obiettiva e vera emergenza». Ancora oggi, ha spiegato, sono tre o quattro i paesi membri «che si trovano a dover fronteggiare da soli questi sbarchi», mentre Malta, Italia e Spagna «mettono a disposizione di tutta l'Unione le proprie forze soffrendo in totale solitudine». Secondo i deputato, vanno abbandonati gli egoismi nazionali ed è ora di iniziare a considerare l'emergenza immigrazione come un problema dei 25 Stati membri e non solo di quelli che per la loro posizione geografica «si trovano quotidianamente a dover recuperare cadaveri in mare».
 
Plaudendo alla Commissione che sta predisponendo proposte concrete d'azione e sta cercando di implementare i programmi già in essere, ha sottolineato che spetta al Consiglio la decisione di affrontare «quella che già da tempo è diventata una tragedia umana». Ha quindi deplorato il fatto che «il Consiglio continua a prendere in giro l'Europa», non assumendosi «la responsabilità di dare un segnale forte ed efficace per rendere comunitario il problema». A tal proposito, ha quindi rinnovato l'invito a svolgere un Consiglio straordinario "Affari interni" sull'isola di Malta e ha concluso esclamando «bando alle chiacchiere, l'Unione europea, attraverso il Consiglio, deve dimostrare di esistere concretamente».
 
Per Lilli GRUBER (PSE, IT), insieme alla lotta al lavoro nero, la priorità è quella di aprire canali legali d'ingresso, tenendo conto della domanda di mercato dei singoli Stati membri. Si potrà così affrontare con pragmatismo il complesso fenomeno dell'immigrazione, «con un'azione europea comune, un impegno corale, uno sforzo collettivo». Ha pero precisato che occorre «uscire dall'ipocrisia delle grandi, quanto teoriche, dichiarazioni di principio nei vertici del Consiglio» e rinunciare alla strumentalizzazione dell'immigrazione «ai fini di politica interna». Una pratica che, a suo parere è inaccettabile e irresponsabile. In questa ottica, è «cruciale» applicare finalmente la clausola passerella, poiché solo così «saremo in grado di agire con efficacia laddove abbiamo già accumulato troppi ritardi».


25/09/2006
Risoluzione comune sulla politica comune dell'Unione europea in materia di immigrazione
Procedura: Risoluzione comune
Dibattito: 27.9.2006
Votazione: 28.9.2006

RIF.: 20060922IPR10897
Ultimo aggiornamento: 3 dicembre 2007Avviso legale