Ma la sfida è anche politica: un consenso, dapprima considerato improbabile, è stato finalmente raggiunto, grazie in particolare al ruolo svolto dal Parlamento europeo.
La direttiva servizi era stata presentata dalla Commissione europea nel gennaio del 2004, con l'obiettivo di eliminare gli ostacoli alla libertà di stabilimento dei prestatori di servizio e alla libertà di prestazione degli stessi negli Stati membri dell'Ue.
La decisione di assicurare la libera circolazione dei servizi nell'Ue risale al Trattato di Roma del 1957, quando gli allora sei Stati membri fondatori, si erano impegnati a realizzare un grande mercato in cui potessero circolare liberamente le persone, i beni, i capitali e i servizi.
Oggi, cinquant'anni più tardi, la libertà di circolazione dei servizi non è ancora stata realizzata. Con la direttiva attuale, un'azienda che volesse ad esempio costruire o gestire un hotel o un negozio in un altro Stato membro, non dovrà più rivolgersi a una moltitudine di autorità nazionali, regionali e locali. Le aziende avranno inoltre la possibilità di offrire i loro servizi su base temporale o occasionale, questo vale ad esempio per i servizi legati al turismo, come le guide di montagna, l'affitto di barche a vela e motore o i corsi dei maestri di sci.
Accordo sugli obiettivi, disaccordo sui mezzi
La nuova direttiva si inserisce nel quadro della "Strategia di Lisbona", in favore della crescita e per la creazione di posti di lavoro. Permetterà all'Unione europea di recuperare in quelle aree che meglio possono avvantaggiarsi del potenziale del suo mercato interno. Più crescita, più lavoro e più scelta fra i servizi per i consumatori, questo in fin dei conti lo scopo.
Sebbene nessuno contesti l'obiettivo di realizzare un vero e proprio mercato interno dei servizi nell'Ue, sono emerse delle divergenze quanto ai mezzi per raggiungerlo.
Il progetto, più conosciuto all'epoca come "direttiva Bolkestein", dal nome dell'allora commissario europeo che l'aveva proposta, è stata contestata da molti eurodeputati. É stata inoltre criticata in certi Paesi europei come la Francia, dove ha provocato una vera e propria crisi, al punto di compromettere il dibattito sull'avvenire del progetto di Costituzione europea.
Al di là delle divergenze tecniche, è rimasto il problema politico di fondo, e cioè come trovare, da una parte, un equilibrio fra la necessità di aprire il settore dei servizi alla concorrenza, e dall'altra, di conservare il modello sociale europeo.
Compromesso possibile?
Al Parlamento europeo ne hanno discusso dieci commissioni parlamentari, anche se solo la commissione per il mercato interno e quella per la protezione dei consumatori ne erano responsabili per il merito, con la deputata socialista tedesca Evelyne Gebhardt relatrice del testo. Nella prima lettura, malgrado un dibattito iniziale alquanto controverso, la maggioranza dei grandi gruppi politici hanno alla fine raggiunto l'accordo di compromesso sui punti chiave della direttiva.
La fine di un lungo percorso
Il voto di questa settimana si basa essenzialmente su due compromessi, quello concluso dal Parlamento lo scorso febbraio e quello firmato a luglio dagli Stati membri, che modifica qualche elemento del testo adottato dai deputati europei. Fra i punti chiave da prendere in considerazione, forse uno dei più controversi è stato il principio del Paese d'origine, secondo il quale il prestatore di servizio deve seguire la legislazione vigente nel Paese dove si stabilisce, anche se potrebbe offrirli anche a un altro Stato membro dell'Ue.
Con la soluzione trovata, i fornitori avranno il diritto di offrire servizi in un altro Paese dell'Ue diverso da quello in cui sono installati. Allo stesso tempo, tuttavia, gli Stati membri potranno adoperare misure "non discriminatorie, proporzionali e necessarie" qualora si evidenziasse un problema di ordine pubblico, salute e ambiente. Va chiarito, inoltre, che i servizi di interesse generale e la pubblica istruzione, ad esempio, non sono interessati da questa direttiva, e neppure i servizi di interesse economico generale, come la fornitura di acqua e gas. Così varrà per le leggi attuali del lavoro vigenti nei differenti Paesi dell'Ue, che non subiranno alcuna modifica in seguito all'adozione di questa nuova direttiva.
Sebbene siano poche le differenze fra il testo adottato dal Parlamento europeo nella prima lettura e la posizione del Consiglio, molti sono i dubbi espressi dal relatore, in particolare sul significato di certe modifiche apportate dal Consiglio. É attesa una dichiarazione della Commissione europea prima della sessione plenaria per rispondere a tali preoccupazioni.
Il dibattito e il voto in plenaria è atteso per domattina. Una volta adottato, il testo ritornerà al Consiglio. Qualora il Parlamento non lo modificasse, quest'attesa direttiva sarebbe approvata probabilmente già entro fine anno.