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525 Sì al Trattato di Lisbona, per un'UE più democratica e efficiente

Trattati - 20-02-2008 - 13:41
Sessioni plenarie
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Il Parlamento approva il trattato di Lisbona ©BELGA/AFP/Eric Feferberg

Il Parlamento approva il trattato di Lisbona

Il Parlamento approva il trattato di Lisbona esortando gli Stati membri a ratificarlo entro fine anno ed a informare i cittadini in vista delle elezioni europee del 2009. L'UE sarà così più democratica, efficiente e capace di decidere, rafforzando i poteri del Parlamento e i diritti dei cittadini, senza diventare un Superstato. Resta il rammarico per la rinuncia all'approccio costituzionale e ai simboli, le deroghe alla Carta dei diritti fondamentali e il seggio aggiuntivo concesso all'Italia.

Adottando con 525 voti favorevoli, 115 contrari e 29 astensioni la relazione di Richard CORBETT (PSE, UK) e Íñigo MÉNDEZ DE VIGO (PPE/DE, ES), il Parlamento approva il trattato di Lisbona. Una standing ovation ha salutato l'esito della votazione e il Presidente Hans-Gert PÖTTERING si è compiaciuto della vasta maggioranza raggiunta e si è quindi congratulato con i deputati che «esprimono la libera volontà dei popoli che rappresentano». Il trattato, ha aggiunto, fornisce all'UE maggiore democrazia e capacità di agire».

 

Per il Parlamento, nel complesso, il trattato rappresenta «un miglioramento sostanziale rispetto ai trattati vigenti». Esso, infatti, aumenterà la responsabilità democratica e la capacità decisionale dell'Unione (mediante un rafforzamento del ruolo del Parlamento europeo e di quello dei parlamenti nazionali), rafforzerà i diritti dei cittadini europei nei confronti dell'Unione e migliorerà l’efficacia del funzionamento delle sue istituzioni. Il trattato di Lisbona, d'altra parte, «fornirà una struttura stabile che permetterà ulteriori sviluppi dell'Unione in futuro».

 

I deputati sottolineano inoltre la necessità che tutti gli Stati membri dell'Unione procedano alla ratifica del trattato in tempo utile affinché possa entrare in vigore il 1° gennaio 2009. In questo modo, infatti, i cittadini potranno effettuare le proprie scelte politiche con piena conoscenza del nuovo quadro istituzionale dell'Unione in occasione delle elezioni europee del 2009. Al riguardo, il Parlamento ribadisce la sua richiesta di realizzare «tutti gli sforzi possibili» - da parte delle istituzioni dell'UE e delle autorità nazionali - «per informare i cittadini europei in modo chiaro e obiettivo sul contenuto del trattato». Chiede inoltre l'immediata pubblicazione dei trattati consolidati riveduti dal trattato di Lisbona, per fornire ai cittadini «un testo comunitario di base più chiaro».

 

La relazione approvata illustra nel dettaglio tutti gli aspetti positivi del nuovo trattato, soprattutto riguardo alle accresciute competenze del Parlamento europeo, ma il Parlamento non rinuncia a formulare qualche preoccupazione. A quest'ultimo riguardo, si dice consapevole «del diffuso rammarico» imputabile al fatto che, per garantire un nuovo accordo fra i 27 Stati membri, è stato necessario abbandonare l'approccio costituzionale e l'inclusione nel trattato della bandiera e dell'inno europeo, nonché posporre l'entrata in vigore di un nuovo sistema di votazione in seno al Consiglio e aggiungere "freni d'emergenza" alla procedura legislativa ordinaria in taluni settori. Ma anche introdurre nel trattato un protocollo che limita gli effetti della Carta sul diritto interno di due Stati membri (Regno Unito e Polonia, ndr) e «il seggio parlamentare supplementare attribuito a uno Stato membro (Italia, ndr), in deroga al principio della proporzionalità degressiva».

 

Maggiore responsabilità democratica

 

Il Parlamento si compiace del fatto che il controllo democratico e la capacità decisionale saranno rafforzati, «per cui i cittadini saranno in grado di controllare meglio l'operato dell'Unione europea». Ciò sarà possibile grazie al fatto che tutta la legislazione europea sarà soggetta, con poche eccezioni, alla duplice approvazione del Consiglio e del Parlamento europeo. Questa procedura legislativa "ordinaria" (che ricalca l'attuale codecisione) si applicherà a 50 nuove basi giuridiche, per giungere a un totale di 86. Tra i settori che vi rientreranno figurano lo spazio di libertà, sicurezza e giustizia, l'agricoltura e la pesca.

 

Saranno inoltre rafforzati la verifica preliminare dei parlamenti nazionali su tutta la legislazione dell’Unione e, mediante un nuovo sistema di supervisione, il controllo democratico sulle competenze legislative delegate alla Commissione. Verrà poi istituita una nuova procedura di bilancio «più semplice e più democratica» che, con l'abolizione della distinzione tra "spese obbligatorie" e "spese non obbligatorie", assicurerà «la completa parità tra Parlamento e Consiglio» nell'approvazione dell’intero bilancio annuale. Al Parlamento sarà inoltre garantito il diritto di approvazione del quadro finanziario pluriennale giuridicamente vincolante.

 

Il Presidente della Commissione verrà eletto dal Parlamento europeo, su proposta dei Capi di Stato e di governo e tenendo conto dei risultati delle elezioni, mentre l'Alto Rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, in qualità di membro della Commissione, dovrà essere sottoposto alla procedura di investitura parlamentare prevista per tutti i commissari. Sarà poi necessario il parere conforme del Parlamento europeo per l’approvazione di un’ampia serie di accordi internazionali firmati dall’Unione. Anche la procedura di revisione dei trattati sarà, in futuro, più aperta e democratica, e vedrà un ampio coinvolgimento del Parlamento europeo.

 

Rafforzamento dei diritti dei cittadini

 

Il Parlamento si compiace che i diritti dei cittadini saranno rafforzati, grazie al fatto che la Carta dei diritti fondamentali dell'UE diventerà giuridicamente vincolante. Nuove disposizioni agevoleranno la partecipazione di cittadini e associazioni alle deliberazioni dell'Unione e sarà incoraggiato il dialogo con le parti sociali, le comunità religiose e le organizzazioni non confessionali. L'introduzione nel trattato di un'iniziativa dei cittadini europei consentirà a questi ultimi di formulare proposte su questioni per le quali ritengono che un atto giuridico a livello dell’Unione sia necessario. Sarà poi rafforzata la tutela giudiziaria dei cittadini, grazie all'estensione della giurisdizione della Corte di giustizia dell’UE ai settori libertà, sicurezza e giustizia, e alle  maggiori possibilità per le persone fisiche e giuridiche di avere accesso ai procedimenti della Corte.

 

Maggiore chiarezza, l'UE non è un "superstato"

 

I deputati accolgono con favore il fatto che il trattato stabilisca in modo più chiaro e più visibile i valori sui quali si fonda l'Unione, nonché i suoi obiettivi e i principi che ne governano l'azione e le relazioni con gli Stati membri. Più in particolare, il trattato fornisce una chiara definizione delle competenze dell'Unione nei confronti degli Stati membri e finirà la confusione tra "Comunità europea" e "Unione europea" poiché l'Unione europea diventerà un'unica struttura ed entità giuridica.

 

Allo stesso tempo, il trattato fornisce «garanzie sufficienti che l'Unione non diventerà un "superstato" onnipotente e centralizzato». Prevede infatti l'obbligo di rispettare l’identità nazionale degli Stati membri e include i principi delle competenze conferite (in base ai quali l'Unione dispone solo delle competenze che le sono conferite dagli Stati membri), della sussidiarietà e della proporzionalità. Contempla poi la partecipazione degli Stati membri al sistema decisionale dell'Unione e alle decisioni in merito a eventuali sue modifiche, nonché il riconoscimento a ciascuno Stato membro del diritto di uscire dall'Unione.

 

Una maggiore efficacia

 

Il Parlamento plaude al fatto che il nuovo trattato «rafforzerà la capacità delle istituzioni dell'Unione di svolgere i propri compiti in modo più efficace». Infatti, aumenteranno notevolmente gli ambiti in cui il Consiglio decide a maggioranza qualificata, anziché all'unanimità, «consentendo all'Unione di 27 Stati membri di funzionare senza essere bloccata da veti». Un nuovo sistema di doppia maggioranza, inoltre, «faciliterà il processo decisionale in seno al Consiglio». Mentre la distinzione fra strumenti legislativi ed esecutivi sarà chiarita e una nuova definizione di atti delegati consentirà di semplificare e di razionalizzare la legislazione dell'Unione.

 

La struttura a pilastri sarà abbandonata, «consentendo unità d'azione nei vari campi di attività dell'Unione, con meccanismi e strumenti semplificati». Verranno inoltre definiti con maggiore chiarezza gli obiettivi e le competenze dell'Unione in diversi settori: cambiamento climatico, diritti dei minori, politica europea di vicinato, aiuti umanitari, energia, spazio, ricerca, turismo, sport, salute pubblica e protezione civile. Se la politica commerciale comune è riconosciuta di competenza esclusiva dell’Unione, per una serie di altre questioni sarà possibile applicare metodi decisionali più efficaci.

 

Il Consiglio europeo, poi, diverrà un'istituzione dell'UE a tutti gli effetti e la sua Presidenza di turno semestrale sarà sostituita da un Presidente eletto per un periodo di due anni e mezzo, «consentendo una maggiore coerenza nella preparazione e nella continuità dei suoi lavori». Dal 2014, inoltre, il numero dei membri della Commissione sarà ridotto a 2/3 del numero di Stati membri, «il che migliorerà la capacità d'azione» e «indicherà ancora più chiaramente che i Commissari rappresentano gli interessi europei e non quelli dei loro paesi d'origine».

 

Per i deputati, infine, il trattato accrescerà anche la visibilità e la capacità dell'Unione in qualità di attore globale. Grazie, in particolare, alla fusione delle cariche di Alto Rappresentante per la politica estera dell'Unione europea e di Commissario per le relazioni esterne, e alla istituzione di un unico servizio di azione esterna composto di funzionari della Commissione, del Consiglio e dei servizi diplomatici nazionali.

 

Con 67 voti favorevoli, 441 contrari e 30 astensioni, l'Aula ha bocciato un emendamento della GUE/NGL volto a respingere il trattato di Lisbona «soprattutto perché non propone progressi verso l'Europa sociale e la democrazia, accelera la liberalizzazione dei servizi pubblici e dell'occupazione e rafforza la militarizzazione dell'Unione europea». E' stata anche respinta a larghissima maggioranza una lunga serie di emendamenti presentati dall'IND/DEM che contenevano centinaia di domande di chiarimenti sul testo del trattato rivolte ai governi, alla Commissione e al Consiglio per permettere ai deputati «di sapere su cosa si vota».

 

La "motivazione" allegata al testo della relazione (e le sue appendici) forniscono un'ampia descrizione delle novità introdotte dal trattato di Lisbona.

 
Dibattito in Aula
 
Dichiarazione dei relatori
 
Richard CORBETT (PSE, UK) ha spiegato che la relazione in discussione valuta se il Trattato migliora la situazione attuale dell'UE, se la rende più efficiente e democratica e conclude che la risposta è senza dubbio affermativa. In proposito ha sottolineato il ruolo che il trattato attribuisce ai parlamenti nazionali e, soprattutto, al Parlamento europeo. Quest'ultimo sarà un legislatore con poteri pari a quelli del Consiglio, anche in materia in bilancio, eleggerà il Predidente della Commissione, potrà ritirare le deleghe alla Commissione e avrà più voce nell'ambito degli accordi internazionali. Sottolineando l'importanza della Carta dei diritti fondamentali, il relatore ha poi evidenziato che il trattato chiarisce le competenze dell'UE, impedendo che questa diventi un superstato. Pur riconoscendo che taluni possano essere rammaricati dall'abbandono dell'approccio costituzionale, ha concluso sostenendo che il trattato di Lisbona rende l'UE più trasparente e più vicina ai cittadini.
 
Anche Íñigo MÉNDEZ DE VIGO (PPE/DE, ES) ha osservato che il Parlamento aveva maggiori ambizioni nella riforma istituzionale, ma ha sottolineato che la soluzione trovata - l'unica possibile - ha mantenuto le caratteristiche essenziali della Costituzione. Non è certamente la stessa cosa, ha spiegato, ma rende l'UE più democratica ed efficace e fornisce un plusvalore ai cittadini. Grazie al trattato, infatti, l'UE si dota degli strumenti per rispondere alle attese dei cittadini e affrontare le sfide di oggi, come i cambiamenti cliamatici.
 
Dichiarazione della Presidenza
 
Janez LENARČIČ ha auspicato che il trattato possa entrare in vigore il 1° gennaio 2009 e ha quindi sottolineato che la priorità va posta nella ratifica da parte di tutti i ventisette Stati membri. Nell'augurarsi che ciò avvenga senza complicazioni, ha affermato che il trattato permetterà all'UE di affrontare le sfide che l'attendono.
 
Dichiarazione della Commissione
 
Per Margot WALLSTRÖM, l'elemento chiave del trattato è il fatto che conferisce una maggiore legittimità democratica all'UE, assegnando più poteri al Parlamento europeo, prevedendo un maggiore coinvolgimento dei parlamenti nazionali e introducendo anche elementi di democrazia diretta. La rinuncia al carattere costituzionale, ha osservato, è stata necessaria per trovare il consenso. In merito alle ratifiche, la vicepresidente della Commissione ha evidenziato che non si tratta di un processo ovvio ed ha auspicato che il trattato possa entrare in vigore nel 2009. Ha poi ricordato che la Presidenza slovena ha già iniziato a esaminare taluni atti che saranno necessari per dare attuazione al trattato, come ad esempio le norme relative all'iniziativa dei cittadini. Ha quindi concluso sottolineando la necessità di informare i cittadini, in modo chiaro e obiettivo, sui contenuti del trattato.
 
Interventi in nome dei gruppi politici
 
Joseph DAUL (PPE/DE, FR) ha ribadito che, per il suo gruppo, il trattato è importantissimo per rilanciare la dinamica europea. Il trattato, infatti, rende l'UE più democratica, efficace, trasparente e visibile e, pertanto, ne aumenta l'influenza nel mondo. Insomma, il trattato «marca il ritorno della politica in Europa». Ha quindi sottolineato i maggiori poteri conferiti al Parlamento europeo e l'importante rafforzamento della sussidiarietà grazie al maggiore coinvolgimento dei parlamenti nazionali. Il leader dei popolari ha giudicato con favore il fatto che il trattato conferisce il diritto d'iniziativa ai cittadini e la protezione dei loro diritti grazie alla Carta europea, permette inoltre all'UE di svolgere un maggiore ruolo internazionale e fornisce una base giuridica per una politica energetica a livello europeo.  Ha quindi invitato i governi a seguire l'esempio dei cinque Stati membri che hanno già ratificato il trattato, auspicando che questo entri in vigore nel 2009.
 
Il Parlamento europeo, secondo Martin SCHULZ (PSE, DE), si accinge a pronunciarsi su un aspetto fondamentale dell'integrazione europea. Ha quindi voluto porre in luce i motivi per i quali l'Unione europea ha bisogno del trattato di Lisbona. In proposito ha ricordato la situazione dell'Europa prima dell'integrazione europea: Hitler, Auschwitz, Stalin, la guerra fredda, il muro di Berlino. A suo parere, l'unica opportunità per gli Stati di esercitare influenza nel mondo per promuovere la democrazia e la stabilità sociale è quella di agire assieme, anche per affrontare grandi attori come USA e Cina. L'unità, ha enfatizzato, «rende più forti», mentre chi resta sa solo «è destinato a perdere». Ha poi affermato che cento anni di storia europea dimostrano che il nazionalismo non è la soluzione perché, citando quanto detto dal Presidente Mitterand in Aula, «il nazionalismo significa guerra». Il leader socialdemocratico ha quindi concluso annunciando il sostegno del suo gruppo al trattato che ha come obiettivo la comunità dei popoli.
 
Per Andrew DUFF (ALDE/ADLE, UK), il mondo si aspetta un'Europa con maggiore forza di agire sulla scena internazionale. Ha poi auspicato che si ponga fine alle polemiche sul sistema europeo di governo per potersi concentrare sul miglioramento delle politiche UE. In proposito, ha sottolineato che il trattato, una volta entrato in vigore, collegherà i cambiamenti politici alle riforme necessarie degli strumenti e delle procedure. Ha quindi deplorato che taluni auspicano bocciare il trattato «per tornare a Nizza» o, peggio ancora, alla situazione di 100 anni fa. Ha poi espresso rammarico per le clausole di opt-out richieste e ottenute dal Regno Unito.
 
Secondo Brian CROWLEY (UEN, IE) il trattato garantirà che l'UE continui a progredire nei prossimi anni, le permetterà di rendere più stabile l'economia europea e quindi darà maggiore slancio all'Europa. Ha quindi sottolineato che il mercato unico è uno degli sviluppi più importanti degli ultimi 30 anni ma che, allo stesso tempo, è necessario modificare le regole per adeguarsi a un'Unione che è cresciuta. Ponendo poi in luce tutti i vantaggi che l'Irlanda ha tratto dalla sua appartenenza all'UE, si è detto sicuro che i suoi concittadini approveranno il trattato.
 
Johannes VOGGENHUBER (Verdi/ALE, AT) ha sottolineato le conquiste importanti ottenute con il trattato, che pongono le basi per la prima democrazia sovranazionale, che contempla una Carta dei diritti fondamentali, tutela l'Europa sociale e con un ruolo nel mondo. La vera sfida, ha aggiunto citando Kissinger, è di superare il problema di trasferimento di parte della sovranità. Ha però paventato la perdita dello spirito europeo e della forza di conquistare i cittadini e di offrire nuove soluzioni, a causa dell'atteggiamento reazionario dei governi. Al di là delle conquiste reali del trattato, ha concluso, occorre trasformare l'UE in un'unione dei cittadini per dimostrare che è capace di dotarsi di una nuova identità.
 
Mary Lou McDONALD (GUE/NGL, IE) si è chiesta anzitutto perché si temono i referendum. Ha sottolineato che, mentre si parla di pace, il trattato invita a un aumento delle spese militari, mentre ci si vanta di essere i primi donatori di aiuti allo sviluppo, si firmano accordi che penalizzano i paesi più deboli. Il trattato, inoltre, erode la democrazia e i diritti dei lavoratori, promuovere le liberalizzazioni e la militarizzazione.
 
Per Nigel FARAGE (IND/DEM, UK) il Parlamento, con il dibattito, non fa altro che un esercizio pieno di bugie perchè intende evitare i referendum e imporre la politica sui cittadini. A suo parere, infatti, il trattato è identico alla costituzione, consentendo all'UE di legiferare su tutti gli aspetti della nostra vita. Si è quindi augurato che gli irlandesi, con il referendum, boccino il trattato.
 
Interventi dei deputati italiani
 
Per Mauro ZANI (PSE, IT), il trattato di Lisbona «pone fine ad uno stallo prolungato e pericoloso». A suo parere si esce dalla crisi «con una struttura istituzionale stabile, più efficace e aperta ad ulteriori sviluppi» ed ha auspicato che in questa nuova fase «potrà riaprirsi anche il cammino di una Costituzione per l'Europa». A tal fine, ha spiegato, «è necessario un impegno straordinario per promuovere la cittadinanza europea a partire dalla Carta dei diritti». Ha infatti osservato che, «ben al di là del computo demografico, che risponde ad una logica nazionale e intergovernativa, è proprio la cittadinanza europea la pietra angolare attorno a cui costruire in futuro l'edificio politico dell'Europa». Questa, ha aggiunto, «è anche la sola via per recuperare un'anima a questo Trattato». Il futuro, ha concluso, «è anzitutto affidato a una grande alleanza tra il Parlamento e i cittadini europei nella loro pienezza di diritti e di doveri» e la prima prova, forse, di quest'alleanza «è proprio la scelta della nuova figura del Presidente dell'Unione».
 
18/02/2008
Íñigo MÉNDEZ DE VIGO (PPE/DE, ES) e Richard CORBETT (PSE, UK)
Relazione sul trattato di Lisbona
Procedura: Iniziativa
Dibattito: 20.2.2008
Votazione: 20.2.2008
RIF.: 20080219IPR21733