Prospettiva nazionale - Comunicati stampa
Il Parlamento all'ascolto dei cittadini: le petizioni sono uno strumento supplementare per l'esercizio dei diritti democratici
Petizioni - Italia - 14-09-2005 - 10:23
Cos'hanno in comune le grandi scimmie, gli organismi geneticamente modificati, i sacerdoti britannici, le protesi mammarie, i brevetti software e la città di Torino? Niente? Sbagliato! Sono tutti oggetto di petizioni che cittadini hanno presentato al Parlamento europeo affinché possa difendere i loro diritti sanciti dalla legislazione comunitaria. Tra il marzo 2003 e lo stesso mese del 2004, sono state inoltrate 1313 petizioni, di cui 181 da italiani.
Le iniziative promosse dal Parlamento europeo a seguito delle petizioni ricevute hanno spesso avuto esito favorevole per i cittadini, malgrado il fatto che i deputati non dispongano degli strumenti giuridici adeguati all'efficacia del sistema.
Qualsiasi cittadino dell'Unione, nonché ogni persona fisica o giuridica che risieda o abbia la sede sociale in uno Stato membro, ha il diritto di presentare, individualmente o in associazione con altri cittadini o persone, una petizione al Parlamento europeo su una materia che rientra nel campo di attività della Comunità e che lo concerne direttamente. Così recita, dal 1992, l'articolo 194 del Trattato che istituisce le Comunità europee e che è stato ripreso integralmente anche dalla Costituzione nell'articolo III-334. Tale diritto, inoltre, è inserito nella Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione, nel titolo sulla cittadinanza.
Il ruolo del Parlamento europeo
Negli anni si è ricorso in maniera crescente a questo diritto che, assieme alla possibilità di appellarsi al Mediatore, costituisce un esempio importante degli strumenti messi a disposizione dei cittadini europei per l'esercizio diretto dei loro diritti democratici. Le petizioni ricevute dal Parlamento europeo sono, ormai, all'incirca 1.300 all'anno, ossia più di tre al giorno. E' la commissione per le petizioni a trattare tutte le domande che giungono al Parlamento, assumendo così un ruolo molto importante per l'esercizio del controllo parlamentare sulle istituzioni comunitarie nonché sulle autorità nazionali, regionali e locali.
Benché una buona parte delle petizioni non sia ammissibile - per inosservanza dei criteri previsti o perché di competenza del Mediatore europeo - molte altre vengono invece esaminate dai deputati e finiscono per avere un impatto concreto a vantaggio del cittadino. Tramite il processo di esame delle petizioni, infatti, il Parlamento è in grado di individuare e, se necessario, rendere pubbliche, lacune in ambito legislativo, problemi legati all'attuazione pratica delle politiche europee e, in particolare, violazioni potenzialmente gravi del diritto comunitario o di mancato rispetto dei diritti fondamentali basilari. I problemi sollevati dai cittadini nelle petizioni riguardano soprattutto l'ambiente, la libera circolazione delle persone e delle merci, la previdenza sociale, il riconoscimento dei diplomi e delle qualifiche, nonché la fiscalità.
In realtà, il Parlamento non dispone di strumenti giuridici particolarmente efficaci, tuttavia in molti casi, le sue pressioni hanno indotto la Commissione europea a presentare ricorso dinanzi alla Corte di giustizia contro gli Stati membri inadempienti. Più frequentemente, è bastato un intervento presso le amministrazioni nazionali per risolvere il problema. D'altra parte, nel conferire al Parlamento il diritto di adire la Corte di Giustizia nei confronti delle altre Istituzioni comunitarie, indipendentemente dal fatto che le sue prerogative siano o meno chiamate in causa, il Trattato di Nizza lascia presumere che il Parlamento possa avvalersi di tale potere per porre fine a una grave violazione del diritto comunitario emersa nel corso dell'esame di una petizione. Un netto progresso rispetto ai cahiers des doléances con i quali, di fatto, ci si rimetteva alla magnanimità dei monarchi di un tempo!
Nell'interesse generale
Se le petizioni riguardano molto spesso cittadini singoli, in alcuni casi vi può figurare un numero impressionante di firme: ad esempio, una petizione sulla tutela e la conservazione delle grandi scimmie ne ha raccolte ben 2 milioni! E' anche vero che i loro effetti possono avere una portata molto più ampia e andare così a beneficio di un'intera categoria sociale o professionale se non di tutti cittadini di una comunità o di uno Stato membro. La petizione di Giovanna Bensi che denunciava il degrado della qualità dell'aria a Torino, ad esempio, ha condotto la Commissione europea a mettere in mora le autorità e, pertanto, si presume che il problema sarà prima o poi risolto a favore di tutti i residenti del capoluogo piemontese.
Si è pure verificato il caso in cui una petizione individuale ha dato vita a una nuova legislazione, applicabile a tutti i cittadini dell'Unione. A volte le petizioni sollevano problemi di tale rilevanza che il Parlamento si mobilita e decide di elaborare una relazione d'iniziativa sulla questione. Ad esempio, migliaia di donne hanno firmato petizioni in cui chiedevano il divieto delle protesi mammarie al silicone in ragione dei gravi problemi di salute riscontrati. In una relazione approvata nel 2001, il Parlamento, in base a uno studio scientifico, ha invitato la Commissione europea ad occuparsi del problema. La Commissione ha successivamente chiesto agli Stati membri di adottare misure volte ad informare meglio le donne sui rischi di tali protesi e ad assicurare un seguito e dei controlli per le pazienti che hanno già tali protesi.
Un altro caso può interessare tutti i laureati italiani in ingegneria che intendono recarsi a lavorare in Spagna. La petizione del cittadino spagnolo José Anton Sampere, infatti, denunciava che le autorità del suo Paese rifiutavano di riconoscere la laurea in ingegneria civile da lui ottenuta in Italia. L'esame della domanda ha quindi spinto la Commissione ad avviare la prima fase di una procedura d'infrazione contro la Spagna. Il riconoscimento dei titoli di studio, peraltro, è stato oggetto di diverse petizioni, dimostrando come i giovani abbiamo acquisito ormai una visione europea e intendano fare valere i loro diritti.
E tra i membri della commissione per le petizioni figura proprio il più giovane eurodeputato di questa legislatura: Alessandro Battilocchio, 28 anni, sindaco di Tolfa (Roma) dal 2001. Il giovane deputato sente la responsabilità di rappresentare a Bruxelles e a Strasburgo "le aspettative di una nuova generazione di europei" e sottolinea "l'importanza di un filo diretto tra l'amministrazione e il cittadino" che avvicini "la realizzazione del diritto fondamentale a una buona amministrazione, portata avanti con criteri trasparenti ed equi". Egli apprezza quindi l'intensificarsi degli sforzi in seno all'Unione europea volti a "creare un sistema completo e proficuo di ricorsi extragiudiziali a beneficio dei cittadini" e ritiene che la petizione "rappresenta un semplice mezzo a disposizione di tutti per fare rispettare i diritti e le prerogative accordati dalla legislazione comunitaria". Per completezza, gli altri membri italiani della commissione per le petizioni - che ne conta un totale di 25 - sono Mario Borghezio e Luciana Sbarbati.
Nuove competenze in futuro?
Giova infine rilevare che, con il Trattato che istituisce una Costituzione per l'Europa, è data la possibilità ad un milione di cittadini europei di prendere l'iniziativa legislativa. Non è escluso che, entrata in vigore la Costituzione, spetterà alla commissione per le petizioni prendere in esame queste proposte.
RIF.: 20050820IPR01020

