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Direttiva Servizi: liberare il potenziale di crescita, tutelando i diritti sociali

Libera circolazione dei servizi - 15-02-2006 - 14:45
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In attesa del voto di giovedì prossimo, si è svolta in Aula la prima parte di un intenso dibattito sulla direttiva servizi che si concluderà in serata. Tra sostenitori e avversari della proposta, si inserisce forse la possibilità di una linea mediana capace di raccogliere una larga maggioranza parlamentare che possa servire da base ai successivi lavori del Consiglio e della Commissione. Ma l'esito del voto resta ancora molto incerto.

 
Intervento della relatrice
 
Evelyne GEBHARDT (PSE, DE) ha innanzitutto sottolineato l'importanza del progetto legislativo che porterà alla libera circolazione dei servizi, come già avviene per le merci e il denaro. Ha poi evidenziato come la proposta abbia creato una frattura tra nuovi e vecchi Stati membri che fanno parte di una comunità in cui tutti hanno gli stessi doveri e i medesimi valori. Per la relatrice, l'uomo deve essere al centro della politica e del processo legislativo, mentre le piccole e medie imprese vanno tutelate. Si è poi detta fiduciosa che il voto del Parlamento porti a passi avanti decisivi, anche eliminando gli oneri burocratici e proteggendo l'ambiente.
 
La soluzione proposta, ha aggiunto, è di permettere la libera prestazione di servizi imponendo il rispetto delle leggi dello Stato di destinazione. La direttiva, inoltre, andrebbe applicata unicamente ai servizi commerciali, esentando quelli di interesse generale. Affermando poi di avere l'impressione che questa impostazione possa essere condivisa dalla Commissione e dal Consiglio, ha sottolineato come le modifiche intendono salvaguardare gli aspetti sociali, i lavoratori e l'ambiente. Per la relatrice, il Parlamento deve quindi essere fiero di aver reso un servizio a 450 milioni di cittadini e le altre istituzioni dovrebbero seguire la strada che sarà indicata dal voto in plenaria.
 
Dichiarazione del Consiglio
 
Per Martin BARTENSTEIN l'attuazione della direttiva deve servire a raggiungere gli obiettivi di Lisbona in termini di crescita e di occupazione. Il mercato unico, ha aggiunto, ha conseguito grandi successi ed è per tale motivo che le persistenti lacune debbono essere colmate. In tale esercizio, ha però precisato, occorre trovare il giusto equilibrio tra gli interessi dei consumatori, il miglioramento della competitività e la crescita.
 
L'obiettivo è chiaro: consentire la libertà di prestare servizi, eliminando le barriere ingiustificate e, in tale contesto, il voto del Parlamento costituirà una base importante per i successivi lavori. La liberalizzazione, per la Presidenza, porterà molti vantaggi per i cittadini, senza indebolire il modello sociale ed evitando il dumping sociale. Infatti, non avrà nessun effetto sul diritto del lavoro, sui controlli e sulla direttiva in merito al distacco dei lavoratori e i servizi di interesse generale non rientrano nel campo d'applicazione.
 
Il Ministro ha quindi espresso l'auspicio che, in occasione del voto, si delinei una larga maggioranza, anche sui punti più controversi. Su questa base, ha aggiunto, la Commissione dovrà svolgere un ruolo attivo e la Presidenza farà tutto il possibile per giungere a una direttiva equilibrata che favorisca la crescita economica e dell'occupazione, sfruttando tutto i potenziale del mercato interno.
 
Dichiarazioni della Commissione
 
José Manuel BARROSO ha affermato che l'esame della direttiva da parte del Parlamento rappresenta una tappa cruciale della strategia europea per la crescita ed è un momento di grande importanza per il futuro dell'Unione, che va aldilà dell'argomento trattato. Si tratta di sapere, ha spiegato, se l'Europa a 25 è capace di trovare le giuste soluzioni per fronteggiare i problemi più sentiti dall'opinione pubblica. Il Presidente ha poi sottolineato la necessità che si giunga ad un ampio consenso in seno al Parlamento che crei le condizioni per una convergenza tra le tre Istituzioni.
 
Nel ricordare, in seguito, come la direttiva proposta dalla precedente Commissione guidata da Romano Prodi abbia suscitato vive preoccupazioni nell'opinione pubblica, ha affermato che se alcune di esse erano basate su legittimi timori per l'acquis sociale, altre, invece, erano spesso ingiustificate. Occorre, ha affermato, un mercato che funzioni veramente e tradurre in atti le quattro libertà previste dai Trattati, rispondendo alle preoccupazioni legittime. Per tale motivo è necessario un compromesso e, ha aggiunto, la Commissione è pronta a riprendere nella sua proposta riveduta tutti quegli elementi di progresso che raccoglieranno una larga maggioranza parlamentare.
 
Dopo un anno difficile, ha proseguito il Presidente, torna la fiducia e occorre quindi rispondere alle attese dei cittadini. Se il voto del Parlamento riuscirà a conciliare la competitività con le esigenze sociali, ha quindi esclamato, sarà una vittoria per l'Unione nel suo insieme. E' infatti inaccettabile, ha detto, che vi siano 20 milioni di disoccupati in Europa ed è questo il principale elemento che alimenta il clima di sfiducia. E visto che sono i servizi e le PMI ad avere maggiori potenzialità di crescita e, quindi, di creare occupazione, questa direttiva assume particolare importanza. Occorre, ha concluso, tradurre in realtà le nostre ambizioni.
 
Charlie McCREEVY ha esordito illustrando una serie di vantaggi che deriverebbero dalla direttiva: semplificazione delle procedure e delle formalità, più ampia possibilità di scelta dei consumatori e maggiore cooperazione tra gli Stati membri per realizzare i controlli sulle aziende. Nel sottolineare l'elevato numero di emendamenti proposti dal Parlamento, ha poi affermato che la Commissione prenderà in debita considerazione quelli che otterranno un ampio sostegno e che miglioreranno la proposta originaria.
 
Il commissario ha quindi affermato che quanto proposto dalla commissione per il mercato interno del Parlamento costituisce una buona base per la futura proposta dell'Esecutivo, che sarà presentata entro la fine del mese di aprile. D'altra parte, se verrà confermato lo stralcio degli articoli 24 e 25 sul distacco dei lavoratori, ha precisato che la Commissione dovrà definire delle norme specifiche volte ad evitare l'aggiramento delle norme comunitarie. Ha quindi concluso che il voto del Parlamento è un'opportunità per gettare le basi di una direttiva che liberi il potenziale di crescita economica e dell'occupazione.
 
Interventi in nome dei gruppi
 
Hans-Gert POETTERING (PPE/DE, DE) ha affermato di accogliere con favore la manifestazione dei sindacati «in quanto dimostra che il Parlamento è forte», ha però espresso dubbi sui contenuti delle rivendicazioni. Nel sostenere che la liberalizzazione dei servizi era prevista sin dal 1958, il deputato ha notato che da allora è stata la Corte di giustizia a definirne la portata. La direttiva, invece, cambierà questa situazione. Si tratta, ha aggiunto, di una decisione politica e costituisce la prova del fuoco per verificare quanto sono presi sul serio gli obiettivi di Lisbona.
 
Stigmatizzando poi i tentativi di bloccare la direttiva, il leader popolare ha ricordato che il suo gruppo ha proposto numerosi emendamenti volti a migliorare la proposta, praticamente riscrivendola interamente. Il deputato si è detto disponibile a trovare un compromesso, «ma non ad ogni costo» ed ha affermato di essere contrario a un'attuazione puntuale dettata dalla Corte di giustizia. Infatti, ha spiegato, occorre certezza del diritto, semplificazione e trasparenza per un vero mercato interno che vada a vantaggio dei prestatori di servizi e dei consumatori, sfruttando al massimo la potenzialità di crescita. Il deputato ha quindi concluso sostenendo che le preoccupazioni dei cittadini debbono essere prese sul serio se si vuole dare un futuro al progetto europeo.
 
Martin SCHULZ (PSE, DE) ha sottolineato come questa direttiva sia una delle più controverse degli ultimi anni e come, in sostanza, definisca il modello di società che si vuole. Il suo gruppo, ha ricordato, ha sempre difeso i salari, l'ambiente e i consumatori, mentre la proposta pensava solo alla crescita. «Bolkestein non c'é più», ha quindi esclamato sostenendo che questo messaggio è più importante del testo.
 
Per il leader socialdemocratico, il tentativo di dividere l'Europa è fallito, così come non è riuscita la manovra tesa a strumentalizzare la direttiva per ottenere un mercato interno sul modello liberista. La grande maggioranza del Parlamento, ha quindi affermato, è a favore di una direttiva che assicuri l'accesso al mercato nel rispetto della legislazione dello Stato membro di destinazione in materia sociale, ambientale e di tutela dei consumatori. Il modello sociale è quindi salvaguardato.
 
Il deputato ha quindi concluso sottolineando come le decisioni importanti non possano più prescindere dalla posizione del Parlamento che, ancora una volta, ha dimostrato cosa si può fare per i semplici cittadini - «che non sono azionisti della grandi multinazionali» - difendendo il modello sociale europeo.
 
«Garantisco che Bolkestein è ancora vivo e vegeto!», ha esclamato Graham WATSON (ALDE/ADLE, UK) sostenendo che è per questo motivo che Martin Schulz ha questo atteggiamento.  Il Parlamento deve scegliere una via per le riforme che porti ad un'Unione europea dinamica e competitiva che crei occupazione, benessere e opportunità per tutti.  Il protezionismo, ha infatti spiegato, può portare qualche vantaggio per alcuni nel breve termine, ma va a svantaggio di tutti nel lungo periodo, «specialmente per i 20 milioni di disoccupati». Il settore dei servizi, per i leader dei liberaldemocratici, è strangolato da un'insensata massa di norme.
 
Ricordando quindi che il 90% delle imprese di servizio sono piccole e medie, ha affermato di sostenere il principio del paese d'origine che consentirebbe loro di valutare i mercati stranieri. Abolendo questo principio, invece, si dimezzano gli effetti di crescita. Il gruppo, ha aggiunto, è a favore di un compromesso ma la direttiva non porta al dumping sociale, per questo la proposta originaria trasformava in realtà per 450 milioni di cittadini i principi della libera circolazione delle merci, dei servizi e delle persone. Non bisogna quindi proteggere un settore piuttosto che un altro, ma legiferare a favore dell'economia nel suo insieme.  Il paragrafo 3 dell'articolo 16 (del compromesso PPE/DE - PSE sul principio del paese d'origine, ndr), ha poi detto, è contrario alla giurisprudenza della Corte e ai trattati.
 
Maggiore produttività, più alta occupazione, salari più elevati, imprese più forti, sono nelle nostri mani e per questo, ha concluso, l'Aula deve votare in modo tale da fare dell'Europa un mercato dinamico per l'occupazione ed i servizi.
 
Per Heide RÜHLE (Verdi/ALE, DE), raramente una proposta legislativa ha suscitato tanta mobilizzazione e la relatrice è riuscita «a disinnescare la carica esplosiva» della proposta, anche se il compromesso non contribuisce a chiarire il testo. Ha poi sottolineato che i servizi di interesse generale dovranno essere trattati separatamente e la direttiva deve solo riguardare i servizi commerciali. Ha poi criticato la poca chiarezza nella definizione di servizi sociali e la mancanza di chiarezza sui servizi esentati o soggetti a deroga. In alternativa al principio d'origine ha sostenuto la necessità di aprire il mercato dei servizi sottoponendo però i prestatori agli standard del paese di destinazione. Ha quindi concluso che il suo gruppo vtaterà contro la direttiva.
 
Francis WURTZ (GUE/NGL, FR) ha sottolineato che i referenda francese e olandese hanno cambiato il paesaggio euroepeo. Ma la direttiva, così come è proposto di modificarla, non può rassicurare i lavoratori, come tanti asseriscono. Sono infatti sottovalutati gli effetti dell'acquis comunitario e la giurisprudenza della Corte di giustizia che protegge sempre le imprese in base al principio del paese d'origine. Occorre quindi una controffensiva per mantenere l'acquis sociale poiché il compromesso si schiera al fianco della Commissione. Le garanzie sociali, per il leader della sinistra europea, sono poi facilmente aggirabili. La direttiva va pertanto respinta.
 
Nigel Paul FARAGE (IND/DEM, UK) ha posto in luce il fatto che in Europa vi sono 20 milioni di disoccupati, bassi tassi di crescita e si sono ridotti gli investimenti stranieri. Pertanto, ha aggiunto, gli obiettivi di Lisbona sono solamente un «miraggio». Non è vero che con più norme si migliorano le cose, ha sostenuto stigmatizzando l'elevato numero di direttive sui servizi finanziari. Il deputato ha quindi concluso asserendo che sarà la Corte di giustizia a legiferare in materia, trasferendo il potere dei cittadini a «istituzioni europee fallaci».
 
Adam BIELAN (UEN, PL) ha affermato che uno dei principali obiettivi dei padri fondatori - il completamento del mercato unico - non è stato raggiunto, ma la direttiva offre questa possibilità. Secondo il deputato, infatti, l'attuazione della direttiva potrebbe portare alla creazione di 600.000 nuovi posti di lavoro, alla riduzione dei prezzi ma anche all'aumento della produttività e dei salari. Ha quindi esortato l'Aula ha dimostrare «quanto siamo europei» ed essere coraggiosi nell'abbattere le barriere che frenano lo sviluppo del mercato.
 
Intervento della relatrice per parere della commissione per l'occupazione e gli affari sociali
 
Anne VAN LANCKER (PSE, BE) ha sottolineato l'importante segnale del Parlamento che si assume le proprie responsabilità nel permettere la creazione di un mercato unico dei servizi, salvaguardando il modello sociale ed evitando il dumping sociale. I diritti sociali, ha infatti precisato, non possono essere compromessi. In particolare vanno garantite le norme sul distacco dei lavoratori e sulle condizioni di lavoro. Ha poi sostenuto che i servizi di interesse generale debbono essere esclusi dal campo d'applicazione e al contempo occorre migliorare l'accesso alle informazioni e rimuovere gli oneri burocratici. Osservando che vi sarebbero altri servizi che andrebbero esclusi dal campo d'applicazione, ha quindi espresso l'auspicio che il testo modificato lanci un segnale a Consiglio e Commissione.
 
Interventi dei deputati italiani
 
Roberto MUSACCHIO (GUE/NGL, IT) ha posto in evidenza la «grandissima manifestazione» di Strasburgo che «ha espresso, in modo forte e chiaro, il bisogno di un'altra Europa», che «è l'opposto della direttiva Bolkestein e non può trovare soddisfazione neppure in un compromesso che è lungi dal recepire questa esigenza». Per il deputato, infatti, si crea «un diritto prevalente del fare profitto con i servizi mercificati, rendendo legge fondamentale le norme del commercio, del GATS, piuttosto che i diritti e le migliori pratiche».
 
Si è quindi chiesto: chi decide cosa è necessario, proporzionato e non discriminatorio? Questa direttiva, ha risposto, «finirà per creare un elevato numero di controversie giudiziarie». Questa situazione, inoltre, sarebbe aggravata dal fatto che nel compromesso non sono esclusi dal campo di applicazione della direttiva i servizi pubblici e i servizi di cittadinanza, dicendosi invece colpito dal fatto che sono escluse le professioni e i servizi finanziari e assicurativi, «vale a dire i poteri forti». I lavoratori autonomi «vengono lasciati al dumping» e, per il deputato, «è facile pensare cosa accadrà». Ha quindi concluso affermando di volere «il nuovo» e invece «ci viene riproposto il vecchio», pertanto ha annunciato il suo voto contrario sulla direttiva e sul «cattivo compromesso».
 
Mario BORGHEZIO (IND/DEM, IT) ha da subito precisato di essere e di restare contrario alla direttiva che, così modificata, pur mitigando le modifiche apportate «non elimina del tutto le gravi conseguenze che essa può determinare in termini di dumping sociale e sopratutto di indebolimento del ruolo e dei poteri degli enti territoriali». Inoltre, la proposta generalizzata di eliminare gli ostacoli all'ingresso dei prestatori di servizi stranieri, per il deputato, «rischia di ridurre nei confronti dei cittadini il livello qualitativo dei servizi erogati» e, in proposito ha citato ad esempio la fornitura dei cibi biologici alle mense scolastiche. Ha poi criticato il fatto che si dovrà dire «addio» a tutta una serie di regolamentazioni che gli Stati e gli enti locali hanno posto a tutela dei consumatori utenti.
 
Questo compromesso, ha aggiunto, spalanca inoltre le porte a un immenso contenzioso e quindi, non servirà certamente a sburocratizzare e snellire il mercato dei servizi. In proposito, ha citato tutti i conflitti che verranno sottoposti all'esame della Corte di giustizia e quindi di una giurisprudenza europea, «di un superdiritto europeo che calpesta il diritto degli Stati e le normative locali, territoriali». Ha poi concluso affermando il proprio voto contrario anche «a questo tentativo di imporre, comunque surrettiziamente», il principio del paese d'origine che, si dice, essere stato mitigato nella direttiva.
 
«Con questa direttiva, il Parlamento europeo rischia di generare un mostro», ha esordito Roberta ANGELILLI (UEN, IT). E' infatti sostanzialmente fallito l'obiettivo di abbattere «quelle odiose barriere burocratiche, che mortificano di fatto la libera circolazione dei servizi». Quel che resta della direttiva, ha spiegato, «è un pasticcio, frutto della logica del compromesso a oltranza che mette insieme quello che insieme non può stare: la liberalizzazione selvaggia e la difesa dei privilegi corporativi di certe categorie e di certi settori». In proposito, ha quindi ricordato che, dal suo campo d'applicazione, restano esclusi «tutti i settori forti» come le telecomunicazioni, i servizi bancari e finanziari, le assicurazioni, i servizi giuridici, mentre la direttiva sarà applicata a tutti «i settori deboli che hanno bisogno di più tutele sociali e che hanno minore capacità di esercitare una rappresentanza e di fare delle pressioni». D'altra parte, ha accolto con favore la rimozione del principio del paese d'origine ed ha auspicato che restino esclusi dal campo d'applicazione tutti i servizi di interesse generale.
 
La deputata ha poi illustrato alcuni emendamenti presentati al testo. Uno di questi è teso a imporre l'obbligo per la Commissione di presentare una relazione al Parlamento europeo sullo stato di attuazione della direttiva al fine di verificare la corretta applicazione e accertare che la direttiva non violi le norme a tutela dei diritti dei lavoratori e dei consumatori.  Un altro chiede l'istituzione di un osservatorio nazionale in ogni Stato membro, che elabori una relazione annuale e che verifichi l'applicazione della direttiva affinché essa non violi i diritti dei lavoratori e non determini pratiche di dumping sociale. Questo osservatorio dovrebbe anche vigilare affinché siano applicate ai lavoratori tutte le tutele per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro.
 
Luigi COCILOVO (ALDE/ADLE, IT) ha sostenuto che tutti sono assolutamente convinti dell'esigenza di completare il mercato interno per i servizi, «eliminando ostacoli, incrostazioni e tutele protezionistiche», poiché si tratta di un problema reale e diffuso. Tuttavia, ha aggiunto, le proposte iniziali della Commissione «erano contraddittorie e per molti versi ambigue e sbagliate». L'errore fondamentale, ha spiegato, «è stato aver innescato percezioni opposte e tutte negative». Come, ad esempio, pensare che il rilancio di una competizione virtuosa «si riducesse in sostanza ad un lasciapassare di dumping sociale e democratico». Dall'altro lato, in conseguenza delle più che legittime resistenze nei confronti di queste ambiguità, l'errore è stato di dare la sensazione a molti paesi, soprattutto ai nuovi arrivati, che si volessero consolidare o difendere barriere protezionistiche e ostacoli alla libera circolazione dei servizi.
 
Per il deputato, a partire dai testi di compromesso presentati, è possibile «correggere in modo sostanziale queste contraddizioni e questi difetti». Se una critica è fondata, ha aggiunto, essa riguarda semmai alcune esclusioni e deroghe in settori «che veramente pesano negativamente sulle prospettive di crescita competitiva dei sistemi produttivi, economici e sociali europei», come le attività professionali, i servizi bancari e finanziari e assicurativi e le forniture energetiche. Molti sostengono che la montagna rischia di partorire il topo, ha quindi concluso, rispondendo a tali obiezioni che è «meglio questo rischio che il parto dello scorpione, visto che il veleno depositato nella coda del piccolo animaletto avrebbe soprattutto inquinato l'equilibrio del modello sociale europeo».
 
Stefano ZAPPALÀ (PPE/DE, IT), ha ricordato di essere stato relatore delle direttive sugli appalti pubblici e sulle qualifiche professionali, evidenziando come, nonostante le centinaia di emendamenti, abbiano infine raccolto un ampio consenso in Parlamento sia al Consiglio. Sostenendo che i principi e le finalità alla base delle due direttive sono analoghi, ha fatto notare che «la proposta Prodi non ha colto né i motivi né i contenuti» e quindi il Parlamento ha dovuto riscrivere le due direttive.
 
Tutti noi, ha proseguito, «vogliamo l'apertura dei mercati anche al lavoro, oltre che alle merci e al denaro », ma ciò va fatto armonizzando tra loro i sistemi nazionali e non «stravolgendo tutto e subito». Ha quindi sottolineato che la clausola di revisione a non oltre cinque anni «consente passaggi graduali». Dichiarandosi favorevole a questa direttiva, ha tuttavia auspicato un approccio «cauto, con soluzioni di buon senso politico», senza traumi né scontri ideologici, ribadendo poi di non apprezzare chi, «anziché cercare un compromesso, vuole bocciare l'ipotesi negando con ciò i Trattati». In conclusione ha espresso l'auspicio che «questa direttiva goda di una larga maggioranza».
 
Pier Antonio PANZERI (PSE, IT) ha esordito ricordando il «percorso tortuoso e difficile» della direttiva che, fin dalle sue origini, ha ricevuto forti critiche, sfociate oggi in una grande manifestazione del sindacato europeo per sostenere la necessità in Europa di una direttiva servizi che non completi il mercato interno a scapito della coesione sociale. Per il deputato, il lavoro del Parlamento si è posto l'obiettivo di «contribuire allo sviluppo e alla crescita europea» senza però «mai perdere di vista la dimensione sociale che l'Europa deve avere» e, soprattutto, la necessità di non rimandare «ad un tempo indistinto il processo di armonizzazione».
 
Pur riconoscendo che esistono ancora «alcuni problemi da risolvere» - quali i servizi di interesse economico generale - le modifiche apportate e il compromesso raggiunto «rispondono in buona parte alle questioni poste e alle rivendicazioni avanzate», sia per ciò che riguarda il diritto del lavoro sia per quanto concerne il cosiddetto principio del paese d'origine. Concludendo, ha sottolineato che, fino ad oggi, si è fatto «un buon lavoro», senza sottrarsi al «confronto di merito», ma contribuendo all'«all'identificazione di alcune soluzioni possibili» e che il Parlamento sarà «in campo» anche dopo il voto sulla prima lettura.
 
Lia SARTORI (PPE/DE, IT), dichiarandosi convinta che la direttiva «rappresenti un passo avanti nel completamento del mercato interno», ha annunciato che la sua delegazione voterà a favore. La deputata ha ricordato che il «vero scontro» nell'intero iter della direttiva - ma soprattutto nelle ultime settimane - è stato determinato dalle differenze che esistono all'interno dei 25 Stati membri.
 
Da una parte, ha spiegato, vi è chi vuole una crescita e uno sviluppo «scommettendo e rischiando sul nuovo, sull'innovazione, sulla flessibilità, sulla possibilità di lavorare in un mercato più libero e più aperto». Dall'altro, invece, vi è chi ritiene che «le conquiste realizzate finora si possano meglio difendere richiudendosi al proprio interno». Auspicando che alla conclusione del dibattito risulterà chiaro che la divisione non è stata «fra vecchi e nuovi paesi», ha ribadito il suo appoggio alla direttiva poiché rappresenta un importante «primo piccolo passo avanti».
 
Per Riccardo VENTRE (PPE/DE, IT), l'adozione di questa direttiva, soprattutto se sarà sancita da una larga maggioranza, «è un momento politico di grande importanza» in quanto verrebbe ribadito così il ruolo di mediatore del Parlamento nel processo legislativo tra la «burocrazia europea e le individualità dei singoli Stati». Come mediatori, ha aggiunto, «abbiamo l'obbligo di contemperare le esigenze di liberalizzazione del mercato con i diritti delle fasce sociali più deboli».
 
Pur sostenendo che si sarebbe potuto «fare di più sulla strada della liberalizzazione», ha definito l'accordo del partito popolare europeo e del partito socialista europeo un «buon compromesso sulla strada della liberalizzazione» di un settore che riguarda grandissima parte della nostra economia. Il testo, d'altra parte, potrà essere migliorato e il processo di liberalizzazione potrà proseguire grazie alla clausola di revisione.
 
14/02/2006
Evelyne GEBHARDT (PSE, DE)
Relazione sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa ai servizi nel mercato interno
Procedura: Codecisione, prima lettura
Dibattito: 14.2.2006
Votazione: 16.2.2006
RIF.: 20060210IPR05172