Comunicati stampa
Sfide demografiche: favorire le famiglie e la natalità
Politica sociale - 23-03-2006 - 18:48
Il Parlamento ha adottato una relazione sui cambiamenti demografici e sulle sfide che essi comportano. I deputati chiedono che siano soppressi gli ostacoli alla protezione della famiglia, anche per favorire un aumento della natalità. Occorre poi prolungare la vita lavorativa, sviluppando al contempo adeguati regimi pensionistici integrativi e promuovendo orari di lavoro flessibili e part-time. E’ infine necessario attuare una politica dell’immigrazione equilibrata.
A fronte dei cambiamenti demografici e dell'invecchiamento della popolazione europea, il Parlamento ha adottato - con 448 voti favorevoli, 70 contrari e 22 astensioni - la relazione di Philip BUSHILL-MATTHEWS (PPE/DE, UK) che sottolinea come il cambiamento demografico e le sue conseguenze sulla società rivestano un'importanza fondamentale per il futuro degli Stati membri e dell'Unione. La Commissione è quindi invitata a tenerne adeguatamente conto in tutte le attività dell'Unione, anche perché i mutamenti demografici in corso, associati a una ridotta crescita economica e al persistere di un alto tasso di disoccupazione, aumenteranno la portata di tali sfide «in modo esponenziale». La crescita deve pertanto essere incrementata e l'elevato tasso di disoccupazione ridotto, così da contrastare le conseguenze negative del mutamento demografico.
Per i deputati, in presenza di un diffuso calo della natalità, la crescita economica può essere garantita attraverso misure finalizzate all'innalzamento del tasso di occupazione, all'innovazione e al miglioramento della produttività, nonché attraverso la modernizzazione dei sistemi di protezione sociale. Inoltre, date le differenze fra i vari Stati membri, il Parlamento propone al riguardo un approccio diversificato a seconda delle regioni e subregioni di ciascun paese.
Il Parlamento, peraltro, deplora che il Libro Verde «non ponga in risalto l'importanza della salute riproduttiva e sessuale contestualmente ai cambiamenti demografici» e sottolinea che l'infertilità crescente, soprattutto nelle zone fortemente industrializzate, interessa fino al 15% delle coppie in alcuni paesi europei. Esprime poi disappunto sul fatto che il Libro verde non abbia tenuto conto del numero crescente di famiglie monoparentali, dirette per l'85% da donne e soggette a un più elevato rischio di povertà e, quindi, bisognose di sostegno specifico.
E' inoltre sottolineato che, tenuto conto delle sfide sociali ed economiche derivanti dal decremento del tasso di natalità, è «nell'interesse di tutta la società» creare le condizioni favorevoli affinché le coppie abbiano il numero di bambini che desiderano, così come la necessità di agire per sostenere la maternità e la paternità. Il Parlamento ritiene, infatti, che la decisione di limitare il numero di figli o di rinviarne la nascita non corrisponde ad una scelta bensì ad una preferenza forzata, «imposta dalla difficoltà di conciliare lavoro e vita privata familiare».
Il Parlamento richiede quindi agli Stati membri di impegnarsi per sopprimere gli ostacoli alla protezione delle famiglie, in particolare migliorando la compatibilità degli orari lavorativi con quelli scolastici, promuovendo al tempo stesso la flessibilità dell'orario di lavoro e «combattendo la cultura dell'orario prolungato». Dovrebbero inoltre promuovere provvedimenti fiscali atti a incentivare l'aumento della natalità e altre politiche fiscali più favorevoli alla famiglia nonché incoraggiare la creazione e l'attivazione di scuole locali più prospere e di strutture di assistenza di elevata qualità e prezzi accessibili per bambini e altre persone dipendenti. E' anche richiamata l'attenzione sulla necessità di garantire alle donne, dopo il parto, tutela e sostegno specifici, «specie alle madri nubili».
Gli Stati membri dovrebbero inoltre continuare a promuovere l'uguaglianza sul posto di lavoro e rinnovare gli sforzi per promuovere l'uguaglianza nell'ambiente domestico. E' infine necessario migliorare l'accesso al mercato degli alloggi, ad esempio agevolando l'accesso ai prestiti ipotecari, e accrescere la disponibilità di abitazioni dignitose, in collegamento con lo sviluppo e la pianificazione urbani e rurali.
In tale contesto, osservano tuttavia i deputati, emerge il forte rischio che gli impegni finanziari dei governi si rivelino insostenibili a lungo termine. A loro parere è dunque necessario attuare una riforma nel campo della sicurezza sociale ed andare oltre il concetto di Stato sociale, orientandosi piuttosto verso una "società del welfare", «in cui tutte le parti sociali riconoscano la necessità di sostenersi l'un l'altra al fine di un reciproco rafforzamento».
Il Parlamento ritiene inoltre che le imprese private europee abbiano un ruolo cruciale da svolgere per la promozione e l'attuazione attiva delle pari opportunità. Dovrebbero pertanto farsi carico della loro responsabilità sociale ed affrontare le sfide poste dall'invecchiamento della popolazione con iniziative quali la promozione di orari di lavoro flessibili, lavoro a tempo parziale, in particolare per quanto riguarda i genitori, i futuri genitori ed i lavoratori più anziani. Gli Stati membri dovrebbero inoltre incoraggiare le imprese a sviluppare il telelavoro ed è necessario poi che le parti sociali garantiscano un mercato del lavoro «accogliente», dove si possano creare più posti di lavoro flessibili.
Per quanto riguarda i lavoratori più anziani, i deputati incoraggiano gli Stati membri ad abolire qualsiasi disincentivo a prolungare la vita lavorativa, e ad esaminare diverse possibilità di convincere i lavoratori in età pensionabile a rinunciare ad una quota della pensione, continuando nel frattempo a fruire di una retribuzione lavorativa. In proposito, gli Stati membri e le aziende private sono incoraggiate ad «abolire il sistema automatico in base al quale ad una maggiore età corrisponde un livello più elevato di retribuzione». Il Parlamento ritiene infatti che alcuni lavoratori vicini al pensionamento, pur apprezzando una certa retribuzione, «potrebbero non avere bisogno della medesima retribuzione o dello stesso orario dei primi anni». E' quindi sottolineata l'importanza di «configurazioni lavorative più flessibili», come ad esempio il lavoro part-time, quale potenziale soluzione per gli ultimi anni di lavoro.
Pur nella consapevolezza che i sistemi pensionistici rientrano nelle competenze degli Stati membri, i deputati ritengono che, in merito all'ammissibilità delle pensioni, i lavoratori del settore pubblico e privato dovrebbero essere trattati nello stesso modo ed i paesi europei dovrebbero attribuire maggiore importanza ed investire più energie nello sviluppo di adeguati regimi pensionistici integrativi e nell'incentivare il risparmio privato. A loro parere, inoltre, tenuto conto dell'aumento della vita media e del miglioramento generale delle condizioni di salute, è dunque possibile, «dal momento che si vive più a lungo, lavorare anche più a lungo». I governi dovrebbero quindi prendere in considerazione l'eventualità di adottare incentivi finanziari per incoraggiare le persone in questo senso.
Nell'attuale situazione di calo demografico e contemporaneo invecchiamento della popolazione, le politiche dell’immigrazione intese a promuovere l’integrazione economica, sociale e giuridica degli immigrati rivestono un’importanza vitale per realizzare un equilibrio fra i diritti e le responsabilità rispettive di immigrati e società di accoglienza. Condizioni essenziali di tale processo di integrazione sono quindi il trattamento paritario attraverso l’eliminazione di tutte le discriminazioni contro gli immigrati e i loro figli ed uno stretto allineamento con le politiche in materia di occupazione e di affari sociali.
Inoltre, nelle regioni dell'Europa orientale esiste un massiccio movimento migratorio di giovani donne, pertanto tali regioni richiedono una politica economica ed occupazionale responsabile, grazie anche ad un impiego mirato dei Fondi strutturali. Pur riconoscendo che la gestione dell'immigrazione rientra nelle competenze degli Stati membri, i deputati ritengono che vadano compiuti maggiori sforzi in materia di istruzione e sviluppo di competenze per gli immigrati e le comunità etniche.
Infine, il Parlamento sottolinea che le politiche volte a privilegiare l'immigrazione di manodopera specializzata onde rafforzare le economie dell'UE sono anche responsabili dell'effetto diametralmente opposto di indebolire le economie dei paesi d'origine. E' quindi necessario che gli Stati membri riconoscano le proprie responsabilità al riguardo.
23/03/2006
Philip BUSHILL-MATTHEWS (PPE/DE, UK)
Relazione sulle sfide demografiche e la solidarietà tra generazioni
Procedura: Iniziativa
Dibattito: 23.3.2006
Votazione: 23.3.2006
RIF.: 20060322IPR06614
Per ulteriori informazioni :
- Una nuova solidarietà tra le generazioni di fronte ai cambiamenti demografici
- La risposta dell’Europa all’invecchiamento della popolazione mondiale – Promuovere il progresso economico e sociale in un mondo che invecchia
- Strategia regionale di implementazione del piano di azione internazionale di Madrid sull'invecchiamento
- Demografia italiana

