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Futuro dell'Europa

Futuro dell'Europa/Integrazione europea - 29-11-2006 - 19:03
Sessioni plenarie
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Con un discorso del Primo Ministro irlandese, Bertie Ahern, si è aperto un ampio dibattito in Aula sul futuro dell'Europa. L'attenzione, come prevedibile, si è concentrata sul Trattato Costituzionale. Se da parte di molti deputati sono giunti incitamenti ad andare avanti con determinazione, altri hanno posto l'accento sull'assenza di risultati concreti nonostante il lungo periodo di riflessione.

Dichiarazione del Primo Ministro Bertie AHERN
 
Il Taoiseach (Primo Ministro), dopo aver evidenziato il ruolo determinante dell'Europa nella crescita e nello sviluppo dell'Irlanda, ha voluto sottolineare che il «vero significato» dei termini "Futuro dell'Europa", nell'approssimarsi del 50° anniversario della firma del Trattato di Roma, è il consolidamento e lo sviluppo «della nostra straordinaria Unione». Un'Unione, ha precisato, che ha avuto un tale successo che, per molte persone, è scontato. In un mondo che conosce così tanta incertezza, oppressione, privazioni e violenza, ha spiegato, «l'Unione è un bastione di prosperità, stabilità e democrazia profondamente radicata». Citando Robert Schuman ha quindi osservato che l'Europa non può essere edificata in una volta sola e, sostenendo che l'Unione non può essere ripiegata su se stessa, ha salutato con favore l'adesione di Bulgaria e Romania all'UE il 1° gennaio 2007, precisando che l'Unione resterà aperta ad altri ampliamenti, «in linea con i nostri impegni, le nostre responsabilità e i nostri principi».
 
Dopo aver accennato alle crescenti responsabilità dell'UE in relazione alla comunità internazionale, il Primo Ministro ha sottolineato che il mondo guarda con sempre maggiore interesse alla leadership europea, per il sostegno e la promozione dei suoi valori. I Padri fondatori, ha aggiunto, «sarebbero fieri di vedere l'Europa di oggi, cos'è e cosa porta al mondo. Ma, ha subito precisato, come essi insisterebbero sul fatto che il punto di riferimento dovrebbe essere «quanto deve ancora essere realizzato». L'Europa di oggi, ha aggiunto, deve fare fronte più che mai a una serie di sfide - come la globalizzazione, lo sviluppo tecnologico, le migrazioni, la sicurezza energetica e il terrorismo. E queste sfide devono essere affrontate in modo tale da rassicurare i cittadini e rispondere alle loro preoccupazioni e aspirazioni. L'Unione, ha quindi spiegato, sta giustamente facendo fronte a tali questioni seguendo due strade parallele, in cui il ruolo del Parlamento «sarà cruciale». Da un lato sta proseguendo la riflessione sul Trattato Costituzionale, dall'altro vi è il tentativo di dare seguito ai timori dei cittadini in maniera pragmatica e sulla base dei trattati esistenti. Ambedue le strade, ha preicsato, sono essenziali.
 
Riguardo al Trattato Costituzionale, il Taoiseach ha voluto anzitutto sottolineare che l'accordo cui si era giunti «era necessario» per garantire una politica estera più coerente, per dotarsi di norme equilibrate nel campo della giustizia e degli affari interni nonché per assicurare delle procedure più aperte, comprensibili, democratiche ed efficaci, incluso un ruolo rafforzato per il Parlamento europeo. Ha poi voluto ricordare come il processo che - a partire dalla Convenzione fino alla Conferenza intergovernativa - ha portato all'accordo sul Trattato Costituzionale sia stato lungo, complesso e difficile ed abbia tenuto conto delle posizioni del Parlamento, dei parlamenti nazionali, dei governi e della Commissione. Al termine di questo processo, ha aggiunto, i partecipanti sono stati in grado di accettarne i risultati poiché li ritenevano equilibrati. Il Primo Ministro ha quindi riaffermato la sua convinzione che l'opzione giusta e realistica è di ritornare alla sostanza e all'equilibrio del Trattato Costituzionale.
 
Per Bertie Ahern occorre continuare a lavorare «per cambiare il contesto» entro il quale si dovrà tornare a prendere in considerazione il Trattato Costituzionale, continuando ad affrontare le preoccupazioni dei cittadini. Inoltre, nel contesto del 50° anniversario della firma dei trattati - che offre un'importante opportunità per evidenziare ai cittadini  quanto realizzato dall'Unione e il suo potenziale - occorrerà elaborare una dichiarazione succinta ed eloquente che sia condivisa da Consiglio, Commissione e Parlamento. Potrebbe poi essere considerata la possibilità di introdurre nuovi elementi che affrontino i timori sopraggiunti e dei miglioramenti potrebbero essere apportati alla sua presentazione. Il governo irlandese, ha quindi precisato, rimane risoluto nel voler organizzare un referendum sulla sostanza del Trattato Costituzionale.
 
E' anche essenziale, per il Primo Ministro, proseguire anche sull'altra via dove, ha spiegato, appare la sfida della competitività, che comprende anche una migliore regolamentazione, un'adeguata e forte politica di concorrenza, la ricerca e lo sviluppo, nonché la rimozione delle barriere nel mercato interno. Occorre poi far sì che l'Europa diventi più attraente per gli investimenti. Il secondo obiettivo strategico sarebbe di migliorare la competitività senza inficiare il modello sociale europeo, garantendo anche che la competitività e l'inclusione sociale «siano partner e non rivali». Soprattutto, ha proseguito, occorre assicurare che la solidarietà e l'opportunità «siano al centro dell'Unione e guidino il suo futuro». Il «test di credibilità dell'Europa», ha aggiunto, è quello di essere in grado di realizzare politiche che accrescono la solidarietà e le opportunità all'interno dell'Unione. E' anche necessario dotare di maggiore sostanza il dialogo sociale.
 
Secondo il Primo Ministro, la terza sfida strategica è affrontare i risvolti negativi della globalizzazione, come il crimine transfrontaliero, il traffico di esseri umani, l'immigrazione illegale, il traffico di droga e l'inquinamento, che richiedono un'adeguata azione a livello europeo. Occorre poi che l'Europa giochi appieno il suo ruolo nell'ambito delle sue competenze esterne. La quinta, e forse maggiore, sfida strategica è di collegare meglio l'Europa ai cittadini. In proposito, ha precisato che «si può comunicare un messaggio positivo solamente se si ha effettivamente un messaggio positivo da comunicare». Ma si deve anche dimostrare chiaramente che l'Europa «è parte della soluzione, non parte del problema», nonché porre in evidenza che il modello sociale europeo rimane al centro della crescente competitività. Non è solo necessario che i cittadini siano al sicuro, ha poi aggiunto, ma anche che si sentano al sicuro. Occorre quindi agire, spiegando al contempo cosa sta facendo e cosa può fare l'Europa per garantire la sicurezza ai cittadini.
 
Infine, il Taoiseach ha sottolineato che non bisogna perdere di vista il fatto che, al centro delle preoccupazioni dell'Unione, mezzo secolo fa, vi era la determinazione a portare la pace tra popoli che sono stati a lungo divisi da conflitti sanguinosi.  E, in proposito, ha voluto accentuare il successo ottenuto dall'Europa all'interno delle sue frontiere. Nella seconda metà del XXI secolo, ha concluso, «un'altra generazione di europei vivrà le conseguenze delle decisioni che prendiamo» e l'auspicio è che «quando guarderanno indietro alla nostra generazione di europei, saranno in grado di concludere che abbiamo avuto l'immaginazione, il coraggio e l'intelligenza di consolidare la nostra straordinaria Unione e di porre una base solida e consensuale per portare avanti i suoi obiettivi».
 
Interventi in nome dei gruppi
 
Hans-Gert POETTERING (PPE/DE, DE) ha sottolineato anzitutto che il Primo Ministro ha portato al Parlamento la voce europea dell'Irlanda. Riguardo al 50° anniversario della firma del Trattato di Roma, il leader dei popolari ha ribadito l'esigenza che, a Berlino, sia adottata una dichiarazione congiunta di Parlamento, Commissione e Consiglio per dimostrare ai cittadini che le tre istituzione sono legate dalla «volontà  indefessa» di creare un futuro positivo per l'Unione. Ha poi insistito sulla necessità di associare il Parlamento alle discussioni sulla Costituzione, precisando che non si deve «ricominciare tutto da capo». La sostanza più ampia possibile del Trattato costituzionale - come le parti I e II - deve quindi essere mantenuta. Ha poi concluso affermando che la priorità è di rendere l'Europa più forte, più efficace e più efficiente, più democratica e più trasparente.
 
Martin SCHULZ (PSE, DE) si è congratulato con il Primo Ministro per la sua presenza al Parlamento, ponendo in luce come «non tutti i suoi colleghi hanno il coraggio di fare professione di fede all'Europa» e come, invece, accada spesso che i Capi di governo facciano dichiarazioni illusorie in Aula e poi, tornando in Patria, affermano che «l'Europa è il problema». Il leader socialdemocratico ha quindi sostenuto di sottoscrivere tutto quanto affermato dal Taoiseach ma, al contempo, lo ha esortato ad accelerare il processo di ratifica della Costituzione nel suo Paese. In proposito, ha messo l'accento sul fatto che già la maggioranza degli Stati membri l'ha ratificata e che è quindi solo una minoranza «che non la vuole». Chiedendo di coinvolgere anche i Paesi Bassi e la Francia nel processo, ha rivolto un appello affinché si mantengano i contenuti della Costituzione. Infatti, ha concluso, come ha dimostrato il processo che ha portato alla definizione dei portafogli dei nuovi commissari, l'Unione ne ha bisogno.  
 
Graham WATSON (ALDE/ADLE, UK), citando una ricerca della Vicepresidente della Commissione, Margot WALLSTRÖM, ha evidenziato che vi è una crisi della comunicazione nell'UE pari a quella costituzionale e che si sta perdendo la fiducia dei cittadini poiché non si è in grado di rispondere alle loro preoccupazioni. Tali preoccupazioni sono molteplici e varie in un mondo che evolve. Ad esempio, si sta creando un'economia globale senza forgiare un contratto sociale globale, mentre il crimine internazionale prospera sempre di più. Ma l'Unione, ha affermato, sembra più attrezzata per risolvere i problemi di ieri che non quelli attuali. Eppure, ha spiegato, gli strumenti per risolvere questi problemi sono disponibili nel quadro della politica estera e di sicurezza così come in quella della giustizia e degli affari interni. Ma sono inutilizzati.
 
In merito alla Costituzione, il leader liberaldemocratico ha sottolineato la responsabilità comune di non aver saputo spiegare che la Costituzione era in grado di rispondere a queste preoccupazioni, «lasciando il campo ai suoi detrattori». Ha quindi sottolineato l'esigenza che i Primi Ministri di Francia e Olanda si presentino al Parlamento per illustrare cosa intendono fare in futuro. Auspicando poi che la Germania possa rilanciare il dibattito, ha chiesto al Primo Ministro irlandese di collaborare con le presidenze portoghese e slovena al fine di costituire una coalizione politica in risposta alle sfide della globalizzazione. Per concludere, il deputato ha evidenziato che è necessario dimostrare ai cittadini che l'Unione può dare il suo contributo e, piuttosto che pensare a come modificare la Costituzione, sarebbe necessario avere il coraggio di spiegare ai cittadini perché essa è necessaria.
 
Johannes VOGGENHUBER (Verdi/ALE, AT) si è chiesto anzitutto cosa vogliono fare i governi dopo una pausa di riflessione così lunga e che cosa, in tutto questo tempo, è stato chiarito, in particolare riguardo alle cause della crisi e ai motivi dei "no" ai referenda, alle aspettative deluse dei cittadini e a nuove soluzioni. Non ci sono state risposte e non si è realizzata nessuna «svolta visionaria», ha osservato il deputato. Sottolienando poi come l'UE sia incapace di agire, ha sostenuto che molti di quanti hanno votato contro la Costituzione non sono contrari all'Unione, ma auspicano un trattato che tenga in maggiore considerazione le competenze sociali.
 
Per Gabriele ZIMMER (GUE/NGL, DE) si è giunti a «un punto di non ritorno» se si lavora in questa maniera. Se il futuro dell'UE è legato al futuro della Costituzione, ha quindi aggiunto, occorre ascoltare le preoccupazioni dei cittadini. Finora, ha aggiunto, non vi sono state risposte e, in particolare, non si è definito «cosa si può fare insieme della ricchezza dell'UE». Oltre a dover forgiare un'identità comune, ha quindi proseguito, occorre tradurre la politica in azioni concrete a favore dei cittadini e costruire un'Europa sociale. La deputata ha infine sottolineato la contraddizione tra quanto si discute a livello politico e le vere preoccupazioni dei cittadini in materia sociale.
 
Brian CROWLEY (UEN, IE) ha esordito affermando che il Primo Ministro, viso il suo passato, è nella posizione giusta per parlare di come l'Europa può andare avanti a far fronte alle attuali difficoltà. L'Unione, ha aggiunto, si trova in una impasse ma lo stallo non può continuare. Il trattato di Nizza, infatti, prevede solo come far funzionare l'Unione con 27 Stati membri. Occorrono quindi una forte leadership e veri impegni dei governi europei per superare i problemi costituzionali e per consentire all'Europa di funzionare. Per il deputato è anche necessario un processo decisionale semplificato per poter affrontare i problemi economici e politici, inclusi l'attuazione della strategia di Lisbona, la riduzione del divario tra ricchi e poveri e la promozione dell'equilibrio tra le regioni.
 
Kathy SINNOTT (IND/DEM, IE) ha sottolineato come la success story dell'Irlanda descritta dal Primo Ministro non tenga conto delle difficoltà sociali che ha provocato lo sviluppo dell'economia. Ha poi criticato il sostegno dato a una Costituzione «morta», quando l'Irlanda ne ha già una ottima.
 
Interventi dei deputati italiani
 
Per Francesco SPERONI (NI, IT), il Consiglio, il Parlamento, la Commissione sono a favore di un nuovo modello di Europa. Tuttavia occorre vedere se questo nuovo modello «è in sintonia con quello che vogliono gli elettori, che almeno in Francia e in Olanda hanno bocciato quello che è stato proposto dalla Convenzione». Ha quindi sottolineato l'esigenza di non dimenticare di tener conto della volontà del cittadino e «non di certi ideali che magari saranno nobili, saranno bellissimi, ma che il cittadino o l'elettore non condivide». Questo, ha spiegato, «è il nodo fondamentale per le basi di un eventuale futuro trattato». Ha quindi esortato «eliminare certe fandonie», come quella che «è necessario cambiare perché siamo diventati in tanti», visto che gli Stati Uniti sono passati da 13 a 50, tenendo più o meno immutata la stessa Costituzione con cui sono partiti nel 1776.
 
«Se ai burocrati serve un nuovo strumento», ha aggiunto, «non è detto che questo vada bene per gli elettori». Questi, ha proseguito, devono essere convinti del vantaggio di una nuova Europa e, pertanto, occorre spiegare «perché essere nell'Unione europea è meglio che essere in Svizzera o Norvegia che nell'Unione non ci sono». In caso contrario, «il consenso sarà difficile». Infine, ricordando che il Presidente italiano Napolitano ha sollecitato le ratifiche, il deputato ha affermato che «ormai il trattato è morto» e che «si perderebbe solo energia e tempo» perché senza le due ratifiche olandesi e francesi «è inutile farne altre che tanto non produrranno nessun effetto pratico».
 
 
 
Il 4 e il 5 dicembre si terrà a Bruxelles un incontro tra deputati nazionali e europei sul tema del futuro dell'Europa. Organizzato dal Parlamento finlandese e dal Parlamento europeo, l'incontro approfondirà le tematiche legate al futuro finanziamento dell'Unione europea, alla politica energetica e al ruolo dell'Unione nella prevenzione dei conflitti.
 
29/11/2006
Discussione sul futuro dell'Europa con la partecipazione del Primo Ministro irlandese, membro del Consiglio europeo
Dibattito: 29.11.2006
RIF.: 20061129IPR00709