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Dibattito sulle attività segrete della CIA in Europa

Giustizia e affari interni - 14-02-2007 - 20:08
Sessioni plenarie
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Si è svolto in Aula un dibattito accesso in merito al progetto di relazione della commissione temporanea sulle presunte attività segrete della CIA nei paesi europei. I deputati si sono divisi tra sostenitori e scettici. I primi difendono con fervore le conclusioni cui si è giunti, gli altri le ritengono troppo di parte e senza novità di rilievo. Tutti però, assieme al Vicepresidente Frattini, sono d'accordo sulla necessità di difendere i diritti umani nella lotta al terrorismo.

Intervento del relatore
 
Aprendo il dibattito in Aula, Claudio FAVA (PSE, IT) ha sottolineato che dopo un anno di lavoro e più di 200 audizioni, sette missioni all'estero, migliaia di pagine e documenti analizzati, la relazione conclusiva dei lavori della commissione, «è l'analisi rigorosa su cinque anni di eccessi e di abusi spesso tollerati in nome della lotta contro il terrorismo internazionale». La lotta contro il terrorismo, ha aggiunto, «è una sfida che ci vede tutti impegnati senza alcuna defezione, ma senza nemmeno accettare che in nome di questa sfida i principi fondativi dei nostri trattati vengano ridotti a carta straccia». Si è quindi detto certo che molti governi erano a conoscenza delle extraordinary renditions.
 
Sostenendo che, attorno a queste vicende, esiste «una responsabilità ampia, un concorso di colpe che ha risparmiato pochi paesi europei», ha affermano che ciò è dimostrato dai fatti raccolti, «fatti non opinioni né pregiudizi, fatti circostanziati, concreti, gravi, fatti provati, verificati». I fatti, ha aggiunto, «sono anche le domande senza risposta, le contraddizioni e le omissioni», ma «se davanti all'evidenza di questi fatti qualcuno decidesse di voltarsi dall'altra parte sarà solo la sua mancanza di coraggio civile, la sua mancanza di onestà intellettuale».
 
Facendo riferimento alle richieste inoltrategli dal collega Jas Gawronski, il relatore ha affermato che la commissione temporanea ha scoperto che dietro i 21 casi di rendition «ci sono molti altri detenuti senza volto, senza nome, senza nessuno che reclami per la loro sorte, perché senza passaporti occidentali in tasca». Si è scoperto «che un uomo innocente può restare a Guantanamo privato dei più elementari diritti per quasi cinque anni solo perché nessun governo vuole farsi carico della sua scarcerazione». Si è scoperto, ha insistito «che la tortura non serve a nulla nella lotta contro il terrorismo», come ha spiegato Mae Harar, «vittima innocente di una rendition, detenuto e torturato per dodici mesi in Siria».
 
«Certo qualcuno preferirebbe parole più accomandanti, più prudenti, magari pensando che gli abusi, le violazioni, gli eccessi siano il prezzo normale da pagare nella lotta contro il terrorismo», ha proseguito. Ma questo è falso, «la forza dei nostri principi sta nel rigore con cui sapremo applicarli». Questo Parlamento, ha aggiunto, «è chiamato a riaffermare la propria autonomia dal gioco delle convenienze e delle appartenenze politiche». Di fronte alla verità, «ciascuno di noi non rappresenta né un governo né un partito, rappresenta solo se stesso: la sua onestà morale, la sua integrità di uomo e di deputato». Ha quindi concluso chiedendo a Consiglio e Commissione lo stesso rigore e la stessa coerenza dimostrata dalla commissione temporanea che ha «aperto una porta che non permetteremo a nessuno di richiudere». È nostro dovere, infatti, «fare ogni sforzo anche oltre questa relazione affinché le cose accadute in questi cinque anni non debbano mai più accadere».
 
Dichiarazione del Consiglio
 
Günter GLOSER, dopo aver ricordato che la commissione temporanea è stata istituita un anno fa, ha affermato che il Consiglio non può accettare nessun compromesso sui diritti umani e che, al riguardo, ha richiesto a più riprese la chiusura di Guantanamo Bay. Molti dei punti sollevati dalla relazione, ha proseguito, erano oggetto di indagini parlamentari e giudiziarie negli Stati membri, ed è importante che l'UE rispetti il principio della sussidiarietà in merito ad esse. Ha quindi concluso affermando che un uso più moderato delle parole sarebbe stato più appropriato, visto che il Consiglio e il Parlamento non sono così lontani su tali questioni.
 
Dichiarazione della Commissione
 
Per Franco FRATTINI, la sicurezza è diventata, dopo i tragici attentati terroristici nel mondo, «un diritto essenziale dei cittadini, perché tutti noi possiamo vivere in un mondo fatto di libertà e di diritti». Ma non bisogna mai dimenticare, ha aggiunto, «che la legalità è il presupposto per garantire il diritto alla sicurezza dei cittadini», ossia «la sicurezza non è e non può mai essere ad ogni costo».
 
Il Vicepresidente della Commissione ha poi affermato che non bisogna mai dimenticare «che la ricerca della verità nello Stato di diritto si fonda sull'individuazione di fatti precisi, sui quali sono chiamati a indagare giudici liberi e indipendenti». Sostenendo che di fronte a segnalazioni, denunce e fatti «è doveroso che le inchieste nazionali accertino la verità e ... assicurino la punizione dei responsabili», ha però sottolineato che, se è «innegabile» che vi siano stati dei responsabili, «non spetta alle istituzioni europee, a questo Parlamento o alla Commissione, emanare sentenze bensì chiedere l'accertamento della verità». E' perlatro evidente, ha precisato, che dalla verità che risulterà dallo svolgimento dei processi «potranno derivare delle conseguenze, tanto a livello istituzionale quanto a livello politico».
 
Plaudendo all'inchiesta del Parlamento che ha fornito degli elementi di fatto, utili alla prosecuzione delle indagini, ha quindi sostenuto che ora è «compito dei magistrati indagare ed è compito dei governi ... condurre inchieste amministrative e punire i funzionari infedeli». Ha poi aggiunto che è comunque dovere dei governi, una volta che i fatti saranno definitivamente chiariti, rivelare la verità, «anche se dovesse trattarsi di una verità scomoda e spiacevole». Il compito della Commissione europea, ha spiegato, è stato quello di contribuire ai lavori del Parlamento, fornendo elementi concreti, che si sono rivelati utili all'indagine del Parlamento. Ma il compito della Commissione consisterà anche, una volta che sarà emersa la verità certa e sicura, se emergerà, «nel trarre conclusioni dalle sentenze e, a quel punto, nel formulare delle proposte».
 
Ai parlamenti e alla politica, ha aggiunto, spetta «guardare al futuro e suggerire delle soluzioni affinché questi fatti non accadano mai più». Ha poi affermato che «la sicurezza non è un optional dopo l'11 settembre 2001», bensì «un diritto fondamentale», confidando nella volontà di tutti coloro che hanno lavorato su questo aspetto di continuare a farlo. Ecco perché, se «non vi può essere una legge europea sui servizi segreti», «si impongono delle riflessioni politiche sul ruolo di tali servizi che sono istituzioni essenziali per contrastare il terrorismo e che devono comunque operare sotto una responsabilità ed un mandato preciso e chiaro dei governi». Occorrono, ha quindi spiegato, delle regole a livello nazionale, tenendo presente che i servizi segreti dovrebbero essere soggetti a forme di controllo «più incisive dei parlamenti». Non già al fine di rivelare le attività segrete, che sono indispensabili per lottare contro il terrorismo, ma per rendere conto di quello che è stato fatto grazie alle informazioni raccolte.
 
Secondo il commissario, inoltre, è necessario anche riflettere sull'uso dello spazio aereo.  Come si classificano gli aeromobili di Stato, ovvero quelli adibiti a servizi di Stato? Come li distinguiamo dagli aeroplani civili? Questo, ha spiegato, «è un punto sul quale la Commissione europea può dare un contributo», perché «la nostra responsabilità sul traffico aereo può aiutare a definire criteri più sicuri, che permettano di accertare la possibilità di un uso legittimo e impediscano l'abuso della finalità di copertura di un aeroplano per servizi di Stato, quando non si tratta di servizi di Stato».
 
A suo avviso, d'altra parte, «sarebbe un errore politico dare l'impressione che siano gli Stati Uniti d'America sul banco degli imputati», precisando peraltro che questa non è l'intenzione dichiarata dal relatore. Anche perchè, in primo luogo, «sul banco degli imputati sono i terroristi, cioè coloro che hanno violato le leggi e che sono pronti ancora una volta a colpire le nostre istituzioni democratiche». In proposito ha poi ricordato che «questa vicenda oscura, certamente piena di violazioni», «è nata proprio grazie alla grande democrazia americana, grazie alla stampa libera che negli Stati Uniti ha permesso di cominciare a rivelare fatti su cui il Parlamento europeo ed altre istituzioni anche giudiziarie hanno indagato». Ha anche sottolineato che il Congresso degli Stati Uniti si sta ancora occupando della vicenda e che durante il semestre di Presidenza tedesca si dovrà procedere al rilancio della collaborazione euroatlantica fondata su due pilastri: sicurezza e diritti, che sono inscindibili l'uno dall'altro.
 
Interventi in nome dei gruppi
 
Jas GAWRONSKI (PPE/DE, IT) ha sottolineato che il suo gruppo, fin dall'inizio dei lavori della commissione temporanea, ha cercato «di migliorare la relazione in esame e di renderla più equilibrata, più utile, più condivisa». Oggi, si è rammaricato, «dobbiamo ammettere di non esserci riusciti». Il deputato ha quindi sottolineato che si era cominciato subito «con il piede sbagliato», spiegando che nella prima missione a Washington, la commissione si è presentata al dipartimento di Stato «come un tribunale accusatore ... rendendo sin dall'inizio arduo un dialogo, che sarebbe stato utile per raggiungere il nostro obiettivo». Dopo il passaggio a Londra, inoltre, il ministro britannico per gli Affari europei ha inviato una lettera ai suoi colleghi europei, «sconsigliandoli dall'incontrarci».
 
«Pur avendo perso la speranza di migliorare la relazione», ha evidenziato che il suo gruppo aveva fatto ancora un ultimo tentativo indicando alcuni punti chiave sui suoi emendamenti che, se non accolti, avrebbero imposto il voto contrario. Il relatore, ha quindi notato, ha già indicato di non approvarli. Ammettendo che anche se questi emendamenti fossero approvati, «molti nel nostro gruppo voterebbero contro la relazione», ha spiegato che, a titolo personale, potrebbe dare il proprio assenso alla relazione se venissero approvati due suoi emendamenti «molto semplici, lineari e accettabili». Il primo, ha spiegato, «afferma che i servizi segreti si chiamano così perché sono segreti e devono avere la possibilità di agire in segreto, fintanto che non violano la legge». Il secondo «afferma che la CIA può volare quando e come vuole, fintanto che non viola la legge». Notando la posizione contraria del relatore al riguardo, ha quindi dedotto «che con questa relazione non si vuole soltanto individuare, denunciare e punire i colpevoli, ma anche condannare all'inefficienza i servizi segreti in quanto tali, esponendoci poi a tutte le responsabilità e a tutte le possibili minacce esterne».
 
E' per questo motivo, ha spiegato, «che la relazione non ci piace», anche «perché è inutile» visto «non c'è nulla di nuovo nella relazione». E così, ha insistito, lo pensa anche il senatore Dick Marty - «un suo grande alleato e fautore ... ricevuto nella nostra commissione come un eroe e protagonista» - che asserisce «che abbiamo copiato quello che lui ha fatto prima di noi». L'unica differenza evidenziata dal senatore, ha ricordato, è che la relazione del Parlamento è stata elaborata da quarantasei deputati e tredici funzionari a tempo pieno, mentre egli «ha raggiunto lo stesso risultato lavorando da solo». Il deputato ha quindi concluso dicendosi d'accordo con il Commissario Frattini sul fatto che «bisogna certamente cercare di difendere i diritti umani anche nell'ambito della lotta al terrorismo», ma, in questo caso, «non servono documenti come questo, in cui si è già stabilito a priori che c'è un indiscusso violatore dei diritti dell'uomo, ossia gli Stati Uniti d'America, e si conducono indagini soltanto a sostegno di questa tesi».
 
Per Wolfgang KREISSL-DÖRFLER (PSE, DE), «non possiamo suonare la canzone della libertà con uno strumento di violenza». Certamente, ha precisato, «il terrorismo internazionale è una minaccia e va combattuto con tutti i mezzi disponibili», ma, sulla base del diritto nazionale e internazionale, le violazioni dei diritti umani «devono essere scacciate». Non si tratta di un «peccato veniale», come qualcuno sembra suggerire, «è inumano, immorale e ingiusto». Ha quindi sottolineato che non è possibile consentire ai servizi segreti di avere propri metodi, mentre i governi non possono ricorrere a pratiche illegali sul territorio dell'UE. Occorre ricordare che la nostra comunità di valori si basa sullo Stato di diritto, la separazione dei poteri e la democrazia. Ha quindi concluso sostenendo che «nessun sentiero deve portare a Guantanamo».
 
Ignasi GUARDANS CAMBÓ (ALDE/ADLE, ES) ha sottolineato che la posta in gioco è la «credibilità dell'Europa». «Quando diamo il nostro sostegno a questa splendida relazione», ha spiegato, «diamo voce alle preoccupazioni di tutti per quanto riguarda la sicurezza». I servizi segreti possono lavorare, nei confini delle leggi, per proteggere la nostra libertà e le relazioni con i nostri più stretti alleati. Ma, ha aggiunto, «non possiamo appoggiare l'idea che l'unica via per proteggere la nostra libertà passa per una guerra sporca, perché ciò rappresenterebbe un attacco frontale ai nostri valori».
 
La relazione, ha ricordato, ha raccolto moltissime informazioni «che provano uno schema illegale e a volte criminale di lotta al terrorismo e la collaborazione passiva se non addirittura attiva, di alcuni Stati membri, dei loro governi o di personale sotto il loro controllo e del Consiglio». Sottolineando che il Parlamento non è un tribunale ma un organo politico, ha quindi affermato che quella votata «sarà una dichiarazione politica basata sui fatti, fatti controllati e veritieri». Concludendo, ha voluto ammonire i governi europei e gli Stati membri a non combattere il terrorismo attraverso «una sporca guerra» in nome di milioni di cittadini europei in quanto «non li rappresentiamo quando combattiamo il terrorismo con tali mezzi».
 
Konrad SZYMAŃSKI (UEN, PL) ha sostenuto che la lettura della relazione non fa che confermare i suoi timori riguardo al carattere parziale del lavoro della commissione temporanea. Ha inoltre espresso dubbi sul fatto che molte delle accuse formulate, in particolare quelle rivolte alla Polonia, poggino su delle prove, rimettendo in questione il valore stesso della relazione nella sua totalità.
 
Cem ÖZDEMIR (Verdi/ALE, DE) si è innanzitutto congratulato con la commissione temporanea, in particolare per la sua collaborazione con il Consiglio d'Europa, le commissioni d'inchieste nazionali e le ONG. Ha quindi espresso il suo stupore riguardo al comportamento del governo polacco che ha considerato gli inquirenti come «emissari del Patto di Varsavia» e, in proposito, ha ricordato che l'adesione all'UE «non comporta solo diritti, ma anche doveri». A suo parere, evocando il ruolo del governo tedesco in diversi rapimenti, la relazione fornisce l'occasione per interrogarsi sul rispetto dei diritti dell'uomo all'interno dell'Unione. Ha quindi concluso sottolineando che non si tratta «né di antiamericanismo, né di ingenuità» di fronte al terrorismo, ma del «rispetto dei valori transatlantici comuni, che includono la democrazia e i diritti dell'uomo».
 
Giusto CATANIA (GUE/NGL, IT) ha esordito affermando che «oggi stiamo consumando un passaggio storico», in quanto il Parlamento ha ricostruito, «con grande rigore», gli ultimi anni «della perversa strategia americana della guerra al terrorismo, la quale è stata imperniata su metodi criminali e sulla violazione dei diritti umani». Tale strategia, ha aggiunto, «si è potuta attuare grazie alla complicità dei governi e dei servizi di sicurezza europei», come ha confermato Condoleeza Rice affermando che non vi era stata nessuna violazione della sovranità nazionale. Ha quindi sottolineato che vi sono anche delle responsabilità da imputare alle istituzioni europee, «a partire dalle omissioni di Javier Solana e di Gijs De Vries». Ha inoltre posto l'accento «sull'imbarazzante silenzio del Presidente della Commissione, il quale, mentre era Primo Ministro portoghese, conosceva perfettamente la strategia americana, tanto che organizzò cinque giorni prima dell'inizio della guerra in Iraq, il famoso Vertice delle Azzorre».
 
Il deputato ha poi voluto sottolineare che il Vicepresidente della Commissione aveva affermato in Aula di non sapere nulla del rapimento di Abu Omar, avvenuto ricopriva la carica di ministro degli Esteri in Italia. In proposito, sostenendo di avergli creduto e di voler continuare a credergli, ha però ricordato l'ammiraglio Battelli, ex capo del Sismi, il quale ha ammesso di aver ricevuto dalla CIA un elenco di tredici presunti terroristi da pedinare, tra cui anche Abu Omar. Il capo del Sismi, ha spiegato, «deve riferire al governo» e, a quel tempo, «il Commissario Frattini aveva la delega ai servizi segreti nel governo italiano». Ha quindi concluso sostenendo che i lavori svolti «hanno permesso di portare alla luce molte cose, anche se ne restano altre da approfondire» e si è detto fiducioso che la votazione della relazione servirà per il futuro, «non solo per dire "Mai più" ma anche per scoprire ulteriori responsabilità».
 
Gerard BATTEN (IND/DEM, UK) ha sottolineato che l'essenza della relazione è l'espressione di due temi molto in voga tra i membri del Parlamento e cioè «l'antiamercianismo ed il loro desidero mai sopito di utilizzare qualsiasi pretesto per chiedere più potere per l'Unione europea». Il rapimento, i maltrattamenti e la carcerazione senza processo di sospettati, ha sostenuto, «sono un errore» ed è per questo «che ci siamo opposti al mandato di arresto europeo». Ha quindi proseguito affermando che la relazione è «speculatativa» e manca di prove evidenti. A suo parere il mondo democratico libero «non è impegnato in una guerra contro il terrorismo» ma bensì in «una guerra ideologica di un Islam fondamentalista ed estremista, che non abbiamo iniziato noi». In conclusione si è rallegrato del fatto che «fortunatamente gli Stati Uniti d'America stanno opponendo resistenza contro tutto ciò».
 
Luca ROMAGNOLI (ITS, IT) ha anzitutto ricordato di aver partecipato alla commissione con l'intenzione di tentare di comprendere «la verosimiglianza delle accuse agli Stati membri di collusione e complicità, in materia di violazione dei diritti umani». Contrariamente a tanti membri della commissione, al collega relatore e al partito italiano che egli rappresenta, ha poi ricordato che nel programma del suo partito, la Fiamma tricolore, e nelle sue convinzioni personali, «l'Europa dovrebbe giocare un ruolo diverso nel quadro geopolitico». Inoltre, ha affermato di ritenere l'Alleanza atlantica «uno strumento superato», perchè «assegna all'Europa un ruolo subordinato». Con queste premesse, ha spiegato, avrebbe quindi «titolo ideologico a censurare l'attività svolta, in generale ogni tipo di attività, dalla CIA e da ogni altra organizzazione che operi per gli USA e la NATO nell'ambito dell'Unione».
 
Si è poi definito «oggettivamente equilibrato» nel respingere decisamente le conclusioni della relazione, perché essa, «oltre che viziata dall'ipocrisia di fondo» mettendo in discussione l'operato di uno Stato che si riconosce e si accetta come alleato, «è tendenziosa e nulla apporta di nuovo a quanto già scritto da molti giornali». Certo, ha precisato, ogni violazione dei diritti umani «è esecrabile e va respinta e non può essere tollerata», «ma pretendere la presunzione di innocenza in materia di servizi segreti è risibile e anche pericoloso se lo scopo è la protezione di popoli e Stati». Ha quindi annunciato il suo voto contrario alla relazione se non sono approvati molti degli emendamenti presentati, in particolare da Pirilli e Gawronski.
 
Interventi dei deputati italiani
 
Umberto PIRILLI (UEN, IT) ha anzitutto ricordato che il diritto alla sacralità della vita e alla dignità dell'uomo «è un valore assoluto al quale tutti noi crediamo e per il quale siamo disposti a batterci», precisando che «a questo tende la parte nobile della relazione». Tuttavia ha rimproverato al relatore di andare oltre, diventando «inquisitore di parte» e «riconoscendo tale diritto ai terroristi», «ma non agli agenti segreti incriminati e arrestati a Milano da un magistrato che nega al capo dei servizi italiani, il generale Pollari, il diritto alla difesa, rigettando la sua istanza di ascoltare come testi il capo del governo precedente, Berlusconi, e quello attuale, Prodi». Il relatore, ha aggiunto, «censura, condanna e deplora tutti i governi europei oltre a quello americano» e non si preoccupa «che un'operazione protetta di intelligence e la compressione del diritto alla dignità dell'uomo, ancorché terrorista, abbia potuto evitare il ripetersi della tragedia delle Torri gemelle». La relazione, ha insistito, «censura, deplora e condanna tutti i governi europei di destra e di sinistra e lo stesso Consiglio d'Europa, rei tutti di complicità e sudditanza nei confronti dell'odiato nemico Bush».
 
Si è quindi chiesto se sia possibile che solo il relatore «abbia ragione e che solo i magistrati di tre paesi risultino gli eroi di questa relazione». Eppure, ha ricordato, il governo italiano di centrosinistra, guidato da Romano Prodi, ha impugnato gli atti prodotti dal Pubblico ministero di Milano dinanzi alla Corte costituzionale a difesa del segreto di Stato. Per il relatore, ha ribadito, «il diritto di difesa è solo quello dei terroristi», mentre Pollari, il capo dei servizi segreti italiani, non deve difendersi: è colpevole». Ha quindi sostenuto che quest'ultimo «non può rivelare che Abu Omar, sospetto agente della CIA, è stato prelevato per essere sottratto a sicura morte, tant'è che non è stato portato a Guantanamo ma restituito al suo paese e oggi è in libertà». Abu Omar, ha insistito, «è una spia della CIA» e Pollari ha ragione. Ha quindi concluso che è stata violata la legge sui diritti umani e ciò «non è possibile neppure se la violazione è stata finalizzata alla salvezza di vite umane e alla sicurezza degli Stati».
 
12/02/2007
Claudio FAVA (PSE, IT)
Relazione sul presunto uso dei paesi europei da parte della CIA per il trasporto e la detenzione illegali di prigionieri
Procedura: Iniziativa
Dibattito: 14.2.2007
Votazione: 14.2.2007
RIF.: 20070208IPR02898

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