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Europa risoluta a combattere razzismo e xenofobia

Diritti fondamentali - 21-03-2007 - 16:41
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Due cittadini europei, fianco a fianco un uomo nero e una donna bianca

Il razzismo è una realtà in tutta Europa

É passato mezzo secolo dall'orrore dell'Olocausto in Europa, quando oltre sei milioni di ebrei vennero sistematicamente trucidati nei campi di sterminio. Da allora, gli Stati membri dell'Unione europea hanno adottato una serie di misure per contrastare e mettere al bando comportamenti razzisti o che incitino all'odio razziale.

La commissione parlamentare per le libertà civili del Parlamento europeo, ha organizzato lo scorso lunedì un'audizione pubblica per discutere dell'opportunità di armonizzare a livello europeo sanzioni per offese razziste, come la negazione dell'Olocausto stesso.
 
Secondo uno studio sul crimine e la sicurezza in Europa riferito al 2004, oltre 9 milioni di persone nell'Ue si sono dichiarate vittime almeno una volta di crimini a sfondo razzista. Singoli individui e gruppi che oggi si definiscono neo-nazisti, non limitano la loro ideologia all'antisemitismo, ma spesso il loro messaggio colpisce altre minoranze, come ad esempio le comunità africane, arabe o asiatiche. Tutti gli Stati membri dell'Ue hanno messo al bando tali comportamenti, adottando leggi apposite, pur se contenuto e applicazione differiscono ancora considerevolmente.
 
Anno europeo contro il razzismo
 
La prima vera azione per contrastare il razzismo a livello europeo, fu una risoluzione adottata nel 1997 dal Consiglio e dai singoli Stati membri, quando si proclamò tale anno "Anno europeo contro il razzismo". Successivamente, fu creato a Vienna il Centro europeo per il monitoraggio sul razzismo e la xenofobia, ribattezzato lo scorso 1° marzo, "Agenzia europea dei diritti fondamentali". Le relazioni dell'EUMC mostrano come il razzismo, i crimini e la violenza motivati dall'odio religioso, rappresentino oggi seri problemi in tutti gli Stati membri dell'Ue. Tale fenomeno, si rammarica l'EUMC, è ahimé facilitato dal fatto che non si disponga a livello europeo di sufficienti comparativi. 
 
Una decisione quadro apposita
 
Nel 2001, la Commissione europea propose di adottare una decisione quadro che assicurasse pene certe, proporzionate e dissuasive in seguito a comportamenti razzisti e xenofobi perpetrati nei vari Stati dell'Ue, con possibilità di consegna ed estradizione dei rei colpevoli. Richiesto, inoltre, di migliorare e incoraggiare la cooperazione a livello giudiziario, eliminando potenziali ostacoli. Purtroppo, le negoziazioni per un accordo finale incontrarono nel 2005 difficoltà per un accordo univoco. Attualmente, la presidenza tedesca dell'Unione europea ha incluso fra le sue priorità la lotta al razzismo e alla xenofobia su scala europea, e si è impegnata a rimuovere gli ultimi ostacoli in vista di un accordo definitivo. L'obiettivo è quello di armonizzare "pene minime" per offese come la negazione dell'Olocausto, con 3 anni di prigione, pur se questa nuova decisione non proibirà l'esibizione di simboli specifici come la svastica.
 
Lo scorso mese, in seguito alle affermazioni antisemite del presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad, le Nazioni Unite hanno adottato una risoluzione che respinge "qualsiasi negazione dell'Olocausto come evento storico, sia in toto che in parte.”
 
Il Parlamento europeo e l'Agenzia europea dei diritti fondamentali
 
Durante l'audizione organizzata dal Parlamento europeo, il relatore francese Martine Roure (gruppo socialista) ha chiesto alla Commissione europea di proporre una direttiva che permetta agli Stati europei di intraprendere azioni punitive più ampie, che includano la repressione di comportamenti discriminatori non solo su razza, origine etnica, religione o credo, ma  anche l'età, la disabilità o le tendenze sessuali.  Roure ha infine insistito sulla necessità  di includere nelle pene il "negazionismo dell'Olocausto".
 
RIF.: 20070314STO04225