Focus
 

Riflettori puntati sul calcio

Sport - 15-06-2007 - 12:06
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Visto dalla telecamera: due giocatori rincorrono il pallone

Qual è la relazione fra calcio ed Europa?

Il calcio, lo sport più popolare in Europa ma anche un importante fenomeno sociale, negli ultimi vent'anni é evoluto in maniera sorprendente: sport e business si fondono in un'attività in costante crescita. il football catalizza l'attenzione di tifosi, dei media e dello star system, facendo sognare i giovani di tutto il mondo di poter emulare un giorno il proprio idolo… Speranze che spesso rischiano di renderli vittime di raggiri e soprusi.

Cerchiamo di capire cosa si nasconde dietro la facciata apparentemente splendente di questo mondo. Il calcio è davvero uno sport come gli altri, o gli scandali, la corruzione, gli atti di violenza tra i tifosi e addirittura il commercio di esseri umani, lo rendono un'eccezione? Qual è l'impatto della regolamentazione dell'Unione europea su questo sport e cosa hanno proposto recentemente i deputati del Parlamento europeo rispetto al futuro del calcio professionista e al problema della sicurezza negli stadi? Scopri le risposte a tutti questi quesiti nel nostro Focus, partendo da due interviste in esclusiva con l'ex-enfant prodige francese Michel Platini, attualmente al vertice dell'UEFA, il presidente del Real Madrid Ramon Calderón e l'ex-calciatore tedesco Paul Breitner.
 
 
RIF.: 20070323FCS04520

Il Real Madrid mostra la sua dimensione europea

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Alcune coppe europee del Real Madrid in mostra al Parlamento, con il Presidente del Real Madrid Calderón, l'ex-stella tedesca Breitner e il presidente del Parlamento Hans-Gert Pöttering che mostra la maglia dell''equipe spagnola con il suo nome © A.MARTINEZ/REALMADRID.COM & EP

Intervista con il presidente Calderon e l'ex campione Breitner

Lo scorso 7 giugno é stata inaugurata al Parlamento europeo una mostra sulla dimensione europea di una delle squadre di calcio più importanti e conosciute al mondo: il Real Madrid. Abbiamo colto l'occasione per discutere con il suo presidente, Ramón Calderon e con uno dei suoi tanti famosi ex giocatori, Paul Breitner, del ruolo del Parlamento e dell'Unione europea nel promuovere un contesto sportivo il più possibile sano.
 
Presidente Calderón, perché avete scelto proprio il Parlamento europeo per affermare la dimensione europea del Real Madrid?
 
Il Parlamento rappresenta 500 milioni di cittadini europei. Qui vengono prese decisioni fondamentali e si concentrano le politiche europee. E' per questo motivo che ho ritenuto importante incontrare il Commissario per lo sport, Ján Figeľ e il Presidente Pöttering", esordisce Calderon. "Ho apprezzato molto l'iniziativa di fondare l'Associazione degli amici del Real Madrid e di realizzare questa mostra per far conoscere un po' meglio la squadra di calcio che ha vinto più titoli di qualunque altra."
 
Il commissario Figel' ha dichiarato che il calcio aiuta a mantenere l'Europa unita. Cosa può fare nel concreto un'istituzione come il Parlamento europeo per supportare e promuovere questo ruolo?
 
"Il Parlamento ha sempre mantenuto costante l'impegno per incentivare l'unione e realizzare l'armonia tra i cittadini europei, anche attraverso le specifiche competenze in ambito sportivo," riconosce il presidente del Real Madrid."Ognuno di noi può contribuire a promuovere lo sport come qualcosa che unisce le persone più che metterle in competizione tra loro. Al Real Madrid siamo convinti che i valori alla base di qualsiasi sport, se applicati anche nella vita di tutti i giorni, possano contribuire a realizzare una società migliore, più democratica e libera; valori come lo spirito di sacrificio, l'impegno, il rispetto per l'avversario, la solidarietà, il saper vincere… ma anche il saper perdere."
 
Il Real Madrid fa parte del 'G-14'. Il Parlamento europeo ha recentemente approvato una relazione sul futuro del calcio professionista in Europa, in cui si punta il dito sul disequilibrio fra le piccole e le grandi società di calcio. Non pensa che gruppi d'élita come il G-14 non facciano che aumentare lo squilibrio?
 
"Nel Real Madrid non condividiamo molte delle cose che distinguono il G-14, precisa Calderón, perchè siamo un'associazione sportiva non a fini di lucro. Il nostro scopo non è speculare o trarre profitto dallo sport", puntualizza Calderon. "Ad esempio il Real Madrid destina 6 milioni di euro l'anno a una fondazione che aiuta bambini disabili, malati e immigrati, perché crediamo che il calcio debba sostenere coloro che sono in difficoltà."
 
Se lei fosse un eurodeputato, quali misure proporrebbe per risolvere il problema della violenza negli stadi?
 
"Credo che il problema non riguardi solo il calcio ma la società in generale. Un tifoso che va allo stadio per assistere ad una partita é la stessa persona che magari poco prima ha aggredito la moglie o ha picchiato un cliente in un bar. Non si tratta di un problema specifico del calcio, ma quando 80.000 persone si ritrovano in uno stadio, la violenza può scatenarsi in modo più intenso", ammette il presidente. "Credo sia necessario che la società venga sensibilizzata e si rinforzi la consapevolezza dei cittadini rispetto a questo problema", conclude il presidente del Real Madrid.
 
Due battute con Paul Breitner
 
Il Parlamento ha sollevato a più riprese il problema del "traffico" di giovani giocatori che arrivano in Europa da paesi extra-europei. Come si può interrompere questa pratica?
 
"Il problema è sempre lo stesso da 30 o 40 anni, da quando ho iniziato a giocare come calciatore", lamenta Breitner. "L'unica differenza è che oggi le società offrono contratti a giovani di 11 o 12 anni….credo che la responsabilità non sia delle società ma delle famiglie e dei genitori."
 
'Uniti nella diversità' é il motto dell'Unione europea. Ha mai desiderato giocare in una squadra che rappresenti l'intera Europa?
 
"Oggi il Parlamento europeo punta l'attenzione sul problema dell'integrazione e noi al Real Madrid abbiamo fatto esperienza diretta già 40 anni fa della coesistenza di diverse nazionalità in una stessa squadra quando i primi giocatori stranieri arrivarono in Spagna", ricorda Breitner. "Nonostante questo, credo che un'unica squadra europea di calcio sia un sogno irrealizzabile", confessa l'ex-calciatore tedesco.
 
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A tu per tu con Platini

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Il presidente dell'UEFA Michel Platini

Il presidente dell'UEFA Michel Platini

Il calcio non è "solo un gioco"; può ancora oggi rappresentare una scuola di valori?
 
"Per me è un gioco e una grande scuola di valori, dichiara Platini, ma affinché assuma questo ruolo dipende in primis da noi e dai deputati."
 
Oggi lei è di nuovo a Bruxelles, magari le ricorda il triste evento dell'Heysel…. Cosa può fare Platini nella sua nuova veste di presidente dell'UEFA per evitare queste tragedie?
 
"Sono anni ormai che non succedono tragedie di questa portata", precisa Platini.  "In questi anni i singoli Stati membri, i Club e l'UEFA hanno rifatto gli stadi e tutto il livello della sicurezza. Dunque oggi è difficile che succeda qualcosa di simile." Platini poi aggiunge:"É inevitabile che quando una diga ceda, la si ricostruisca...finchè l'acqua non fuoriesce tutto va bene…"
 
Il Parlamento europeo ha recentemente adottato una relazione sul calcio professionistico in Europa in cui chiede all'UEFA di esaminare meccanismi che creino un equilibrio più competitivo in ambito 'diritti televisivi'. Cosa sta facendo l'UEFA per migliorare questa situazione?
 
"Innanzi tutto ci tengo a precisare che sono molto d'accordo con il testo del Parlamento", sottolinea Platini. "Questo è un problema che interessa principalmente la Spagna…è il calcio spagnolo che deve risolverlo", insiste il presidente dell'UEFA. "Noi in quanto UEFA, non possiamo far niente a livello di associazioni nazionali perchè nel calcio si applica la sussidiarietà". 
 
All'interno della diversità culturale europea il calcio rappresenta una passione comune per molti cittadini europei; le è mai venuto in mente di creare una specie di "dream team" europeo?
 
"Abbiamo fatto diverse amichevoli a livello europeo, come quella recente per la commemorazione dei cinquant'anni dell'Unione europea, Manchester contro l'undici dell'Europa'", dichiara Platini, che si augura che "mai ci sarà una squadra dell'Europa…perchè io credo nelle associazioni nazionali e nella nazionalità dei club". Se dovesse esistere una squadra che rappresenta ufficialmente l'Europa, taglia corto il presidente dell'UEFA, vorrebbe dire che non esisterebbero più Francia, Italia, Inghilterra…è inimmaginabile!"
 
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Solo un calcio al pallone?

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Un pallone con le effigi dell'Europa

Il calcio in Europa: molto più di un gioco

Il calcio oggigiorno in Europa é ormai un vero e proprio business, sempre più denaro e interessi di parte, e sempre meno valori e passione. Ingaggi stramilionari, mancanza di trasparenza, violenza, razzismo negli stadi, mettono a serio repentaglio il ruolo anche educativo dello sport europeo più popolare.

 
Per molti giocatori, dirigenti di club, organizzazioni europei ed eurodeputati, "il modello del calcio europeo" corre attualmente dei seri pericoli a causa del giro d'affari senza pari e della mancanza di regole chiare. ll Parlamento europeo sta affrontando al momento questa questione, in vista di un'iniziativa a livello europeo. Approfondisci assieme a noi dove va il calcio, leggendo il primo di una serie di articoli di prossima pubblicazione.
 
L'ex-enfant prodige Platini è balzato al vertice dell'UEFA. Quale effetti produrrà tale avvicendamento per l'intero mondo del calcio? Il nuovo presidente ha promesso una politica che "difenda il gioco" ed eviti che "il business prenda il sopravento sul calcio". "Farò il possibile per convincere la Commissione europea, le autorità politiche e amministrative in Europa, della necessità di un quadro normativo europeo per lo sport", ha dichiarato Platini.
 
Modello europeo a rischio?
 
In occasione di un'audizione pubblica tenutasi a gennaio al Parlamento europeo, molti dei partecipanti sono convenuti sul fatto che il calcio europeo ha bisogno di una specifica regolamentazione comunitaria.
 
Nel calcio, ahimè, fanno sempre meno notizia le rovesciate al novantesimo o i salvataggi di testa sulla linea, e sempre di più i miliardi che gli girano attorno, come nel caso della notizia del trasferimento dell'asso inglese David Beckham, sempre più star televisiva e meno calciatore, al Galaxy Los Angeles per la modica cifra di 191 milioni di euro in 5 anni. Soldi dunque, ma anche scandali, corruzione, salari gonfiati, abissi che si scavano fra grandi e piccole società, spazi inesistenti per nuove leve....
 
L'Unione europea non ha specifiche competenze in materia, sono gli Stati membri che hanno la responsabilità di legiferare, anche se diversi aspetti del calcio, come i diritti economici e televisivi, sono stati trattati a livello europeo o davanti alla Corte europea di giustizia, si pensi alla sentenza del caso Bosman, rivoluzionaria per la mobilità dei giocatori.
 
É forse necessario, dunque, che l'Unione europea, assieme all'UEFA e ad altre associazioni di categoria, come ad esempio il G14, che rappresenta le più grandi società europee, si occupi di questa tematica e tratti gli aspetti legati alla sicurezza giuridica. Il Parlamento ha giocato d'anticipo e questa settimana voterà due relazioni in commissione parlamentare cultura e libertà civili.
 
Una questione europea?
 
A metà 2007, in seguito allo spunto offerto dalla pubblicazione di una recente "relazione indipendente sullo sport", la Commissione europea presenterà un libro bianco sul tema, a cui seguirà il parere del Parlamento europeo. "Il Calcio in Europa deve affrontare diverse sfide che non può risolvere con il solo ausilio delle autorità calcistiche", ha affermato il deputato belga Ivo Belet (gruppo del partito popolare europeo), relatore della commissione parlamentare cultura del Parlamento. "Esiste un'influenza diretta della legislazione europea sul gioco, ed è importante e costruttivo un dialogo fra  istituzioni europee e autorità del mondo del calcio", ha precisato Belet.
 
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Calcio: come conciliare sport e business?

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un giocatore si lancia in una capriola per festeggiare un gol

Il calcio è un'attività come un'altra?

Il calcio professionistico è ormai divenuto un enorme business. Trasferimenti da capogiro, stipendi milionari, società quotate in borsa, marketing, diritti televisivi e interessi economici spaventosi. Un tale scenario non può che nuocere allo spirito proprio di questo sport, che negli anni ha perso il fair play e la passione che lo animava. Tutto frutto della sentenza Bosman? Il Parlamento europeo adotterà a breve una relazione in cui chiede, fra le altre cose, più solidarietà e nuove regole.

 
Approfondisci l'argomento nel primo di una serie di articoli dedicati al calcio e l'Unione europea
 
Un business chiamato calcio
 
Molte delle società di calcio sono oggi delle vere e proprie società per azioni, in cui il fattore sportivo gioca, stagione dopo stagione, un ruolo sempre più marginale. La loro potenza economica accentua le distanze fra pochi altisonanti club e il resto delle squadre, con mercati monopolizzati e condizionati dalle scelte di pochi. Nella stagione 2005-2006, il Real Madrid si è aggiudicato la speciale classifica delle società più ricche in Europa, con un giro d'affari di 292,2 milioni di euro, mentre la Juventus ha dovuto "accontentarsi" del terzo posto, con 251,2 milioni di euro.
 
A farne le spese, spettatori impotenti di fronte a eventi di un gioco sempre meno divertente, non sono solo le società minori o i tifosi disillusi, ma anche e soprattutto i valori sportivi ed etici, soffocati dalla crescente pressione finanziaria ed economica.
 
Una questione "europea"
 
Politiche quali l'istruzione o lo sport ricadono notoriamente sotto la competenza nazionale dove si applica la sussidiarietà. Ma il crescente interesse finanziario ed economico del calcio ha però rimesso "in gioco" l'Unione europea, che in questi aspetti, secondo il Trattato, ha voce in capitolo. E soprattutto la Corte europea di giustizia, alla quale si rivolgono sempre più giocatori e società in cerca di un intervento risolutore.
 
Basti pensare alla rivoluzionaria sentenza Bosman del 1995, sulla libera circolazione dei lavoratori all'interno dell'Unione europea, che di fatto ha aperto la strada ai liberi trasferimenti all'interno dell'Ue, 365 giorni l'anno. Secondo l'UEFA, "la sentenza Bosman ha alterato pesantemente il calcio", perchè la maggiore mobilità dei giocatori ne ha incrementato a dismisura gli stipendi, con conseguenze negative soprattutto per i piccoli club.
 
Il calcio non è un business come gli altri
 
Secondo il deputato belga Ivo Belet (gruppo del partito popolare europeo) e relatore del testo sul calcio professionistico, al voto durante la sessione plenaria di marzo, “sebbene il calcio sia sempre più dominato da interessi economici e commerciali, dobbiamo far sì che resti immutata l'essenza del gioco, che è quella di radunare assieme la gente". Belet chiede di assicurare che il tipico modello europeo del calcio venga salvato e che il gioco non cada ostaggio di pratiche fraudolente o investitori interessati puramente al profitto finanziario.”
 
Nella relazione, si legge, "le società di calcio professionistico non possono operare sotto le stesse condizioni di mercato come altri settori economici, perchè possono sopravvivere solamente attraverso un competizione sportiva bilanciata fra le squadre". E ancora, "le leggi della libera concorrenza economica non possono essere applicate come tali, perchè i club di calcio hanno bisogno di antagonisti di forza simile, per permettere gare avvincenti e appassionanti".
 
Equilibrio fra concorrenza e trasparenza
 
L'UEFA ha recentemente introdotto nuove regole per cercare di ridurre la frequenza di match del tipo "David contro Golia", con ad esempio l'obbligo di tesserare un numero minimo di giocatori del vivaio. La UEFA può sì contribuire al cambiamento, ma non certo da sola. Per giocare nelle gare europee, afferma Johnathan Hill, capo dell'ufficio UEFA di Bruxelles, le società debbono ottenere una licenza, e per riceverla debbono ottemperare a una serie di criteri legali e finanziari. Tuttavia, come autorità sportiva, non abbiamo alcun potere, come ad esempio rispetto a problemi di criminalità organizzata o alle scommesse illegali". "Ecco perché, precisa Hill, c'è bisogno della stretta cooperazione fra la politica e lo sport."
 
Necessario un organo indipendente
 
La relazione di Ivo Belet, propone al riguardo "l'introduzione di un nuovo sistema di controllo dei costi "auto-regolato", "che potrebbe essere integrato a un sistema attualizzato di permessi dalla UEFA". Nel testo, si suggerisce anche la creazione di un organo indipendente di supervisione delle attività economiche dei club, "che dovrebbe essere formato dalla UEFA e non dall'Ue". Qualora adottata, la bozza costituzionale prevede l'introduzione nei Trattati della specificità dello sport..
 
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Il lato oscuro del calcio

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Due giocatori si contendono il pallone

Il calcio europeo, via d'uscita per molti giovani dell'Africa e America Latina

Adriano, Eto'o o Drogba rappresentano un modello da emulare per molti adolescenti africani o latinoamericani, non solo per le loro magie sui campi di calcio ma soprattutto come esempio da seguire per sfuggire a un destino chiamato povertà. Notorietà, soldi e successo sembrano, ai più, facili traguardi da raggiungere, ma sfortunatamente solo pochi ce la fanno.

Alcuni finiscono in squadre di medio livello e molti si ritrovano in Europa senza neppure un contratto, vittime inconsapevoli di un traffico umano divenuto triste realtà.
 
Un vero e proprio traffico umano
 
Consci di questo sogno, alcuni agenti propongono alle famiglie dei baby-calciatori il rimborso dei costi di trasporto per raggiungere l'Europa, dove sovente non ottengono il contratto sperato. La FIFA, nel suo regolamento, vieta esplicitamente ai ragazzi minorenni di intraprendere questo viaggio delle speranza, ma molti agenti provvedono a falsificare i documenti di identità.
 
Una volta nel vecchio continente, debbono fare i conti con permessi di soggiorno scaduti e ristrettezze economiche, abbandonati a se stessi e preda di facili raggiri, come dichiarato da Jean-Claude Mbvoumin, dell'ONG Football solidale ed ex-calciatore professionista camerunense, in occasione della conferenza organizzata lo scorso 28 febbraio dal Parlamento europeo dal titolo “Sport e istruzione". Mbvoumin ha parlato chiaramente di "traffico di giovani giocatori" provenienti principalmente dal continente africano, merce a "buon mercato" nel rapporto qualità/prezzo. "Le squadre di calcio spesso li comprano per poi rivenderli, ha affermato Mbvoumin, e in moltissimi casi il risultato finale è che vengono coinvolti in attività illecite".
 
Calcio come canale d'immigrazione
 
La Francia rappresenta il sogno proibito, "la prima meta" per i giovani giocatori africani. Solo nel periodo 2005-2006, il 48% dei giocatori della Ligue 1 Orange erano stranieri, con una media d'età di 18,6 anni. Ma la Francia non è il solo paese europeo interessato, l'ultimo scandalo riguarda il calcio danese, reo del traffico di giovani giocatori dalla Nigeria.
 
UEFA e FIFA sono consapevoli di questo problema. Lars-Christer Olsson, direttore generale dell'UEFA ha affermato che la situazione è "allarmante" e che il traffico dall'America Latina e dall'Africa verso l'Europa rappresenta un problema serio da risolvere". L'eurodeputato francese Guy Bono (gruppo socialista), impegnato nella relazione sul “calcio professionistico”, al voto nella plenaria di marzo, ha affermato che "si può parlare di veri e propri canali d'immigrazione clandestini". "Questi fatti sono scandalosi, ha aggiunto Bono, e riguardano tutti gli Stati membri…l'Europa deve agire!".
 
Nel corso dell'audizione, Jean-Claude Mbvoumin ha chiesto il sostegno del Parlamento europeo per istituire una "Carta della solidarietà nel calcio" e la creazione di centri d'informazione in Africa per prevenire false illusioni e far fronte alla pratica del  traffico umano. Secondo la rivista indipendente europea "Sport review" del 2006, c'è bisogno di cooperazione assieme ai servizi di immigrazione e ai centri nazionali di controllo del lavoro, in particolar modo per esaminare il rilascio di visti di breve periodo e i certificati relativi al trasferimento internazionale, così da scoraggiare  il "traffico di giovani giocatori". "Le società di calcio debbono impegnarsi a dare a questi giocatori la possibilità di ritornare in patria, qualora la prova non si concluda positivamente", ha aggiunto Bono.
 
La regola dell'"Home grown players"
 
La UEFA ha recentemente introdotto una nuova regola che promuove l'istruzione dei giovani giocatori, la cosiddetta "Home grown players", ovvero la presenza di un minimio di calciatori originari della zona di provenienza della squadra di calcio d'appartenenza.  "Il calcio non è solo denaro e diritti televisivi, ha concluso Jean-Claude Mbvoumin, ci sono altre cose importanti come queste giovani persone".
 
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Calcio in TV: a quale prezzo?

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Un fan del Real Madrid esulta dopo un gol

Calcio in TV: a quale prezzo?

Gli anni ’90 ci hanno regalato le partite di calcio alla tv, oggi un classico appuntamento del weekend per gli appassionati del pallone. Ma tale stravolgimento non ha solo inciso sulle abitudini degli italiani, ha anche ridisegnato il mondo del calcio. Partite di cartello in orari “vendibili” in “prime time”, Champions League assicurata dall’ormai consueto decoder o pacchetti ad hoc per seguire ovunque la propria squadra del cuore.

 
I diritti televisivi per assicurarsi la trasmissione delle partite di calcio sono ormai un business dal trend in decisa ascesa, un nuovo modo per finanziare i club e le federazioni di calcio. Dal 1999 le società calcistiche italiane negoziano ognuna i propri diritti televisivi ma è ovvio che i più grandi compensi vadano alle squadre più blasonate, generalmente le più solide a livello  finanziario. Tale situazione non fa che aumentare le disparità fra grandi e piccoli club, a detrimento della genuinità e imprevedibilità propria di questo sport. 
 
Internet, GSM o pay-tv?
 
Siamo sicuri che questo business a tutti i costi risponda anche agli interressi degli spettatori? Cosa ne pensi se una rete televisiva acquistasse i diritti tv di un'intera stagione della tua squadra e li vendesse a prezzi accessibili a pochi eletti? Sei pronto a guardare la partita dal telefonino o su Internet, invece della pay-tv? Questi interrogativi sono stati oggetto di due relazioni sul calcio professionistico in discussione e al voto questa settimana al Parlamento europeo. 
                                              
Lo sport vende, eccome. I diritti televisivi delle partite di calcio stanno generando una concorrenza senza eguali con un incremento dei prezzi mai registrato in precedenza. Pensate che la UEFA ha fissato per il periodo 2006-2009 i diritti televisivi della Champions League a 647 milioni di euro a stagione! Negli ultimi 20 anni, il mercato è cresciuto a dismisura grazie alle liberalizzazioni che hanno permesso l’ingresso di operatori privati e l’avvento della tecnologia digitale. Quale futuro ci attende?  
 
In mano ai nuovi media?
 
La trasmissione degli eventi sportivi avviene sempre di più attraverso le pay-tv e tale situazione rende gli appuntamenti non accessibili a un numero crescente di consumatori”, afferma l’eurodeputato belga Ivo Belet (gruppo del partito popolare europeo), relatore della proposta sul futuro del calcio professionistico. La soluzione potrebbero essere i nuovi media? Secondo un sondaggio effettuato in Inghilterra durante gli ultimi campionati del mondo, 2,5 milioni di inglesi hanno seguito la Coppa su Internet. Tale fenomeno potrebbe ridurre drasticamente i prezzi ma può anche portare con sé una nuova forma di pirateria, come dimostrato dai casi giudiziari avviati dall’UEFA nei confronti di webtv cinesi e giapponesi.
 
Anche i cellulari promettono di strabiliare. Studi recenti stimano che la televisione sui portabili possa raggiungere 100 milioni di sottoscrizioni in tutta Europa entro il 2010. Pur se l’accesso dipende ancora dalla trasmissione in ogni paese e dalla relative qualità, il commissario europeo per i media e la società dell’informazione Viviane Reding, ha affermato  che “spera di poter contare su un sistema funzionante per i campionati europei di calcio del 2008".
 
Diritti televisivi: lo stato attuale
 
Attualmente i diritti tv ma anche quelli radio, internet o GSM sono nelle mani dei club e delle federazioni, i quali girano alle televisioni l’esclusiva delle partite. Ogni paese segue proprie regole, pur coesistendo due sistemi, la “vendita individuale” e la “vendita collettiva”. Nel primo caso, come in Olanda, la squadra vende i diritti tv delle proprie partite. Tale sistema può funzionare in paesi dove  il mercato e il gap fra squadre grandi e piccole sono limitati, ma in paesi come la Spagna o l’Italia, dove la differenza è più marcata, questo tipo di vendita accentuerebbe le differenze.”Tale metodo va contro il principio di solidarietà e minaccia di distruggere completamente il bilanciamento fra gli attori in campo”, afferma Ivo Belet.
 
Nel caso della vendita collettiva, dove più squadre si riuniscono in un’associazione che negozia per loro conto, i diritti vengono venduti in un unico grande contratto d’esclusiva a un operatore di ciascun paese. Ma anche qui i critici hanno ravvisato possibili limitazioni alla concorrenza e al dritto di scelta.
 
Verso una vendita collettiva
 
Per risolvere tale problema, la Commissione europea ha concesso un'eccezione, tale vendita non violerebbe infatti i principi della concorrenza, ad esempio nel caso di un prodotto televisivo come l’UEFA, se l'operazione riguardasse un’intero torneo. “La vendita collettiva a livello europeo è essenziale per far sì che la solidarietà permei i differenti livelli della piramide, non solo le radici”, sostiene il Rapporto indipendente sullo Sport in Europa 2006.
 
La relazione del Parlamento europeo sostiene l’approccio “collettivo” e perciò “accoglie di buon grado un dibattito pubblico sull’esame della Commissione circa l’opportunità dell’adozione di questo modello in tutta Europa". Il testo chiede inoltre alla Commissione di “fornire una valutazione dettagliata dell’impatto economico e sportivo di una simile decisione”. Tale trend, è confermato anche dall'autorità antitrust italiana che ha recentemente chiesto ai responsabili del calcio tricolore di lavorare per il ritorno della vendita collettiva dei diritti tv per la serie A. Le relazioni del Parlamento "Belet!" e "Catania" sono state adottate il 29 marzo in occasione della sessione plenaria di Bruxelles.
 
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Calcio e violenza: quale via d'uscita?

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Lancio di fumogeni contro il portiere del Milan Dida durante il derby del 12 aprile 2005. ©BELGA/EPA/Daniel Dal Zennaro

violenza sotto tiro

La relazione fra calcio e violenza è di nuovo esplosa in tutta la sua assurdità con il recente omicidio del poliziotto italiano Filippo Raciti, coinvolto negli scontri durante l'incontro Catania-Palermo. Come si può arginare efficacemente il fenomeno degli hooligans? É ancora possibile preservare lo spirito puramente festoso e agonistico del calcio da violenza e rigurgiti razzisti? Stati membri e autorità si interrogano sulla soluzione più adeguata.

 
La commissione parlamentare libertà civili del Parlamento europeo è già al lavoro e ha presentato la scorsa settimana un testo che affronta il problema della sicurezza nelle partite di calcio. Il caso italiano, purtroppo, rappresenta solo uno dei tanti esempi in cui la parola calcio soffoca nella violenza. Violenza e razzismo negli stadi o fuori, il risultato non cambia. L'Europa è tristemente accomunata da questo problema, e molti degli Stati membri debbono confrontarsi con questo allarmante fenomeno.
 
Per l'eurodeputato francese Jean-Luc Bennahmias (gruppo verde), relatore del testo sul calcio professionistico, “solo una piccola parte degli spettatori delle partite di calcio sono violenti, e questo da molti anni". Per Bennahmias, gli hooligans sono spesso chiamati all'appello da movimenti estremisti, come i movimenti neonazisti. Nel Regno Unito, per far fronte agli scontri e alla violenza in occasione di match di calcio, il governo ha imposto misure straordinarie, con pene che vanno dal divieto di entrare negli stadi, fino alla reclusione per un massimo di dieci anni.
 
Eurodeputati contro violenza e razzismo nel calcio
 
Il Parlamento europeo ha adottato nel marzo 2006 una dichiarazione scritta sul razzismo nel calcio, sostenuta da 424 deputati, in cui si chiede all'UEFA e a tutti gli organizzatori di competizioni calcistiche in Europa "di considerare la possibilità di imporre sanzioni a quelle federazioni o club sportivi i cui sostenitori o giocatori si macchino di serie offese razziste, inclusa l'opzione di escludere i recidivi dalle competizioni”.
 
Il razzismo è anche uno dei temi affrontati nella relazione sul futuro del calcio professionistico, votata la settimana scorsa nella commissione parlamentare cultura. Il relatore, il deputato belga Ivo Belet (gruppo del partito popolare europeo), ha chiesto "misure più severe contro ogni atto di razzismo nel calcio" e ha invitato l'UEFA e le federazioni calcistiche nazionali, ad " applicare regole disciplinari in modo coerente, fermo e coordinato".
 
Verso un calcio senza spettatori ?
 
Imporre partite a porte chiuse o con la partecipazione della sola tifoseria casalinga, in modo da garantire l'assenza di violenza, può rappresentare una soluzione temporanea per arginare nel breve questo problema, ma c'è bisogno di altre misure nel medio-lungo periodo. Il governo italiano è stato costretto dalla regola dello "show must go on" a tutti i costi, a fermare il campionato solo per una domenica, applicando nell'immediato divieti in stadi non in regola con gli standard di sicurezza. Ma il problema di fondo resta e c´è bisogno di agire subito.
 
Per il relatore sulla "sicurezza durante gli incontri di calcio internazionali", il deputato italiano Giusto Catania (gruppo confederale della sinistra unitaria europea), questa decisione è "un profondo errore filosofico", e ancora, "possiamo immaginarci un teatro senza spettatori?", ha affermato. Per evitare la violenza, bisogna prevenirla.
 
L'Unione europea contro gli hooligans
 
Il dramma dell'Heysel nel 1985 con i 39 morti in occasione di una finale dell'allora Coppa dei campioni, ha rappresentato il momento culminante della furia e violenza scatenata da teppisti negli stadi in Europa. Tale dramma fu decisivo per una più stretta cooperazione su scala europea contro il fenomeno dell'hooliganismo.
 
Il Consiglio d'Europa ha per primo adottato una convenzione europea sulla violenza da stadio e nel 1996 il Parlamento europeo ha a sua volta adottato una relazione di iniziativa della deputata tedesca Claudia ROTH sul fenomeno dell'hooliganismo. Nel testo, si chiede che gli atti di teppismo transfrontalieri e di la violenza legata a eventi calcistici in genere, siano affrontati su scala europea.  Fra le misure suggerite, stadi in regola con gli standard di sicurezza, separazione fra le tifoserie, controlli nella vendita di biglietti e divieto per bevande alcoliche all'interno degli stadi.
 
In ogni caso, lo sport rimane un tema di competenza dei governi nazionali, con legislazioni penali differenti fra i diversi Stati membri. L'Unione europea, dal canto suo, ha promosso iniziative per la prevenzione della violenza, con l'obiettivo di incrementare lo scambio di esperienze fra gli Stati membri e il rafforzamento della cooperazione, in particolar modo attraverso lo scambio di informazioni sulle tifoserie.
 
Gli infopoint nazionali
 
Per raggiungere questi obiettivi, una decisione del Consiglio del 2002 ha creato i presupposti per la realizzazione di punti di informazione nazionali sul calcio, per facilitare lo scambio di informazioni e la cooperazione internazionale fra polizie. Grazie all'esperienza dell'Europeo 2004, il Consiglio ha formulato una nuova proposta che permette a questi infopoint di accedere ai dati personali dei sostenitori a rischio e produrre a loro volta informazioni utili per la prevenzione.
 
La relazione del deputato italiano Catania, prevista al voto in primavera, è a favore dello scambio di dati secondo le diverse legislazioni nazionali e internazionali, anche se in modo strettamente limitato e circoscritto a eventi calcistici.
 
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