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Balkenende: no alla costituzione e più poteri ai parlamenti nazionali

Futuro dell'Europa/Integrazione europea - 23-05-2007 - 19:29
Sessioni plenarie
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Procedere alla modifica dei trattati attuali, rafforzare la sussidiarietà prevedendo un ruolo maggiore ai parlamenti nazionali, ampliare la decisioni a maggioranza qualificata in un quadro ben definito e introdurre i criteri di adesione nel Trattato. E' quanto propone il Primo Ministro olandese per rispondere alle preoccupazioni dei cittadini e uscire dall'impasse istituzionale, cui ha contribuito proprio il no alla Costituzione espresso dai Paesi Bassi.

Introduzione del Presidente del Parlamento
 
Hans-Gert Pöttering ha anzitutto ricordato che i Paesi Bassi sono uno Stato membro fondatore dell'UE e che negli ultimi 50 anni si è sempre battuto a favore dell'integrazione europea. Ha poi sottolineato che vi sono due trattati europei che portano nomi di città olandesi - Maastricht e Amsterdam - ed è per questo che è ancora più triste il fatto che i cittadini dei Paesi Bassi abbiano detto no al trattato costituzionale. Si è detto però convinto che non  è stato un no all'Europa e ai suoi valori.
 
Il Presidente ha poi sottolineato che è necessaria una forte collaborazione tra i 27 Stati membri per fornire delle fondamenta solide all'UE ed ha quindi ribadito il proprio sostegno all'impegno della Presidenza tedesca in quest'opera volta a trovare una soluzione che soddisfi tutti, i due Stati membri che hanno bocciato il Trattato e i 18 che lo hanno ratificato, ossia la maggioranza della popolazione europea. Ha poi ribadito che il Parlamento è favorevole al Trattato costituzionale, auspicando che diventi realtà, in particolare per quanto riguarda le riforme e i valori. Ha inoltre riaffermato che il Parlamento non sarà soddisfatto di un risultato nocivo per l'UE e per i suoi cittadini. Ha quindi concluso affermando che, con la buona volontà, nei prossimi mesi sarà trovato un risultato che permetterà all'UE di essere più trasparente, democratica e in grado di agire.
 
Dichiarazione del Primo ministro olandese
 
Jan Peter BALKENENDE ha subito precisato che i Paesi Bassi sono «pro-europei», come dimostra un sondaggio del 2006 secondo cui il 75% degli olandesi sosteneva l'appartenenza all'UE. I Paesi Bassi, ha aggiunto, devono molto della sua prosperità al mercato interno europeo e intendono avere un ruolo attivo nel mondo. Ma i cittadini olandesi hanno anche detto no alla Costituzione a grande maggioranza ed è quindi necessario trovare delle soluzioni che rispondano chiaramente alle loro preoccupazioni, come a quelle dei cittadini francesi e di altri Stati membri che hanno ratificato la Costituzione. Si è quindi detto certo che è possibile avere successo poiché le convergenze sul futuro prevalgono sulle divergenze.
 
Dopo aver sottolineato che l'Europa rappresenta un modello di cooperazione e d'integrazione unico al mondo ed è un attore rispettato sulla scena internazionale, il Primo Ministro ha osservato anche che l'Europa di oggi non è solo più grande ma ha anche ampliato notevolmente le sue competenze. E ciò, anche se giudicato positivamente dal Primo Ministro, ha sollevato importanti preoccupazioni nei cittadini olandesi. Il referendum sulla Costituzione, ha poi spiegato, è stato interpretato da molti come la richiesta di approvare un Europa-Stato che sostituisca il governo nazionale. Lo stesso termine "Costituzione", ha proseguito, ha forti connotazioni nazionali nei Paesi Bassi.
 
Il Governo olandese, ha quindi spiegato, nell'ambito dei negoziati intende agire sui temi che preoccupano i cittadini, migliorando il funzionamento democratico dell'Europa e accrescendone l'efficacia. Ha quindi illustrato i quattro punti sui quali i Paesi Bassi intendono pervenire a una soluzione: rinunciare alla Costituzione e modificare i trattati attuali, rafforzare la sussidiarietà prevedendo un ruolo maggiore ai parlamenti nazionali, ampliare la decisioni a maggioranza qualificata in un quadro ben definito e introdurre i criteri di adesione nel Trattato.
 
Ha quindi precisato che, sebbene la Costituzione prevedesse importanti miglioramenti riguardo al funzionamento democratico dell'UE, è possibile fare di più. Per esempio, si dovrebbe stabilire che se la maggioranza dei parlamenti nazionali esprimono un parere negativo, bisognerà tenerne conto, senza nulla togliere al ruolo legislativo del Parlamento europeo e al potere di iniziativa della Commissione. Per molte politiche, ha proseguito, «dobbiamo osare introdurre il voto a maggioranza qualificata», ma solo ove fosse necessario e «a condizione che il trasferimento di sovranità derivi da una scelta volontaria, corredata da garanzie appropriate». Occorre quindi «delimitare chiaramente le competenze dell'UE», lasciando agli Stati il potere di definire i propri regimi previdenziali e di sicurezza sociale, nonché i propri sistemi di istruzione, e fissando dei criteri per i servizi di interesse generale.
 
Il Primo ministro ha quindi sottolineato che, assieme, è possibile dare l'esempio nella lotta ai cambiamenti climatici, alla povertà e all'insicurezza nel mondo, ed è possibile valorizzare il potenziale dell'Europa nell'economia globalizzata. Occorre anche unire gli sforzi per garantire l'approvvigionamento in energia e materie prime, lottare insieme contro le conseguenze dell'immigrazione illegale. E per fare ciò «abbiamo bisogno di un'Unione forte e efficace, che abbia la fiducia dei suoi cittadini». Ha quindi concluso sostenendo l'attualità delle parole pronunciate da Robert Schuman nel 1950 « L'Europa non potrà farsi un una sola volta, né sarà costruita tutta insieme; essa sorgerà da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto».
 
Intervento in nome dei gruppi
 
Joseph DAUL (PPE/DE, FR) ha affermato che il suo gruppo politico condivide ampiamente la visione dell'Europa illustrata dal Primo Ministro. Un'Europa, ha proseguito, che rappresenta anzitutto degli ideali «che il mondo intero ci invidia». L'Europa non è solo  moneta, grande mercato e apertura delle frontiere, ma anche «tradizioni e una civiltà che si adatta alle nuove realtà, una certa idea della globalizzazione, delle riforme per una società più giusta». L'Europa «non è immobilismo, è movimento e progresso». Osservando poi come i Paesi Bassi sono forse i più aperti allo spirito europeo, ha sostenuto che il no alla Costituzione indica chiaramente che agli occhi della grande maggioranza dei cittadini olandesi «l'Europa non è sufficientemente legittima, credibile e efficace». Significa, inoltre che giudicano l'azione dell'UE «troppo lontana dalla loro realtà quotidiana».
 
Di conseguenza, ha esortato il leader dei popolari, occorre «persuadere gli europei che il nostro progetto comune non è soltanto benefico ma anche assolutamente indispensabile». Il Progetto di trattato prevedeva la maggior parte delle risposte alle insoddisfazioni dei cittadini, ha proseguito, e bisogna quindi riprendere «le sue parti migliori», ossia la prima e la seconda. Mettendoci in condizione di decidere in maniera democratica e efficace, ha infatti spiegato, «potremo affrontare i veri problemi di fondo che preoccupano i cittadini». A suo parere, inoltre, occorre uscire dalla paralisi prima delle elezioni del 2009. In merito al ruolo dei parlamenti nazionali, il deputato ha detto di condividere l'approccio del Primo Ministro, a condizione che si chiarisca all'opinione pubblica «chi fa cosa e chi è responsabile di cosa, per evitare che i ministri diano la colpa a Bruxelles e per privarci di un alibi nazionale». Riguardo all'ampliamento dell'UE ha affermato con chiarezza che «l'Europa non potrà accogliere nuovi membri finché non avrà risolto i suoi problemi interni.
 
Martin SCHULZ (PSE, DE) ha apprezzato che il Primo Ministro olandese abbia riconosciuto che è arrivato il momento di «concentrasi» su quanto ci unisce piuttosto che su ciò che ci divide. Finora gli era infatti sembrato che i Paesi Bassi si concentrassero sulle divisioni ma, se ora si è pronti a negoziare invece che chiedere cambiamenti radicali in Europa, si è dichiarato pronto ad accordarsi con il Primo Ministro e a difenderlo in Olanda. D'altra parte, lo ha messo in guardia perché potrebbe essere giudicato per le sue parole, osservando che, a suo parere, fino ad ora, non si era ancora impegnato al massimo per difendere l'Europa. Un'Europa a 27 Stati non può operare sulla base di Nizza o «Nizza meno». Non è nemmeno stata in grado di agire efficacemente in Medio Oriente per la mancanza di un Ministro degli esteri, in quanto era richiesta l'unanimità in sede di Consiglio. Per il leader socialdemocratico non si tratta tanto di una questione di simboli come la bandiera, l'inno o la denominazione del trattato, quanto di una questione di contenuti. Ricordando che Romano Prodi ha chiesto il 100% della Costituzione, ha osservato che se il Primo ministro olandese chiedesse il 50%, «ci si può incontrare a metà strada e cioè al 75%, senza inni, senza bandiere e con un Ministro degli affari esteri con un titolo diverso».
 
Graham WATSON (ALDE/ADLE, UK) ha ricordato che, la vigilia, «un grande campione dell'Europa, Romano Prodi», aveva delineato la visione di un'Europa democratica, trasparente ed efficace. Ha quindi notato che, per raggiungere tali obiettivi, sarà necessaria una leadership forte. La Presidenza tedesca, dopo essere riuscita a mettere insieme gli Stati membri per la dichiarazione di Berlino, dovrà ripetere tale successo per vincere la guerra dell'opinione pubblica e unire gli europei intorno ad un trattato rivisto. Concordando con i commenti del Primo ministro secondo cui i cittadini avevano paura di perdere il posto di lavoro, la previdenza sociale e lo standard di vita, ha però notato che tali preoccupazioni dovrebbero essere una ragione per volere più Europa invece che meno Europa.
 
Non è possibile affrontare i problemi dei rifornimenti energetici o del terrorismo «ritirandosi nell'unilateralismo e nel populismo». Infatti, ha insistito, senza unità politica, l'Europa sarà alla mercé di altra potenze quali la Russia. Per il leader dei liberaldemocratici «dobbiamo mettere fine ai veti nazionali senza scrupoli, abbiamo bisogno di una migliore responsabilità democratica e di istituzioni europee che sappiamo tenersi al passo con i tempi», e tutto ciò non sarà possibile senza il valore del trattato costituzionale, indipendentemente dalla «chirurgia estetica necessaria». Ha quindi esortato il Primo ministro olandese a «riportare i Paesi Bassi nel cuore dell'Europa».
 
Brian CROWLEY (UEN, IE) si è detto colpito del fatto che il Primo Ministro «abbia sposato gli ideali di compromesso e consenso». «Il futuro dell'Europa deve basarsi sul consenso e ciò significa equità tra nazioni e popolazioni. Non ci si può obbligare a seguire lo stesso cammino in quanto ciò renderebbe ancora più difficile l'accordo». Ha quindi aggiunto che il monito di Romano Prodi per un'Europa a due velocità, con noi o contro di noi, «ricorda di più George W. Bush piuttosto che uno statista europeo».
 
Gli sviluppi futuri, ha aggiunto, «non dipenderanno tanto dal fatto che si dirà ai cittadini di guardare a ciò che abbiamo buttato via, ma piuttosto dalla nostra capacità di convincerli che questa è la strada giusta da seguire». Energia, pensioni, immigrazione, sicurezza interna, molto di tutto ciò potrebbe essere raggiunto in modo consensuale, «ma altri temi è meglio lasciarli agli Stati membri». Il deputato ha poi criticato il commissario Kovacs per aver proposto un'armonizzazione delle tasse, sebbene il trattato non lo consentisse.
 
Kathalijne BUITENWEG (Verdi/ALE, NL) ha accolto con favore il fatto che il Primo Ministro abbia accettato di intervenire di fronte al Parlamento europeo, ma ha subito sottolineato che egli ha «un udito selettivo». I cittadini che hanno votato contro la Costituzione nei Paesi Bassi, ha spiegato, non lo hanno fatto perché volevano meno cambiamenti in Europa. «Sono veramente contenti dell'attuale Unione europea?, si è chiesta la deputata. L'80% di coloro che hanno votato "no", ha insistito, lo hanno fatto perché volevano un'Unione più democratica e quindi maggiori cambiamenti.
 
Erik MEIJER (GUE/NGL, NL) ha sottolineato che Romano Prodi aveva detto al Parlamento che occorre tornare nelle proprie circoscrizioni elettorali «per convincere i cittadini che abbiamo bisogno del Trattato costituzionale originale». Il deputato ha quindi sostenuto un approccio "bottom up" che tenga conto della volontà dei cittadini, piuttosto che delle preoccupazioni dei governi. Ha quindi proseguito notando che l'85% del Parlamento olandese era a favore del Trattato costituzionale e che sono stati gli partiti politici  favorevoli alla Costituzione che hanno insistito per indire un referendum che poi i cittadini hanno bocciato. In conclusione, ha esortato il Primo Ministro a non dare seguito a chi chiede di tornare al testo originale.
 
Per Bastiaan BELDER (IND/DEM, NL), «piuttosto che parlare dei Paesi Bassi, si dovrebbe parlare ai Paesi Bassi». Capendo le difficoltà che deve affrontare il Primo Ministro in merito alle aspirazioni politiche del trattato costituzionale, in particolare l'idea di avere una Presidenza stabile, ha avanzato l'idea di una Presidenza tripartita per un anno e mezzo composta da uno Stato membro grande, uno medio e uno piccolo. Così, ha spiegato, si eviterebbe di conferire il potere ad un unico paese e tutti gli Stati membri avrebbero l'opportunità di prendere parte alla Presidenza. Il deputato ha poi sottolineato la necessità di chiarire le frontiere dell'UE e di instaurare una più stretta collaborazione tra il Parlamento europeo e i parlamenti nazionali.
 
Philip CLAEYS (ITS, BE) ha affermato che gli elettori olandesi hanno chiaramente espresso il loro rifiuto del Trattato costituzionale e, in proposito, si è augurato che anche in altri Stati membri sia conferita questa opportunità ai cittadini. Per il deputato, uno dei punti chiave che devono essere affrontati non riguarda solo la questione istituzionale ma «la questione fondamentale su quale dovrebbero essere le frontiere dell'Europa» e, in particolare, se a paesi come la Turchia deve essere consentita o meno l'adesione.
 
21/05/2007
Discussione sull'avvenire dell'Europa, con la partecipazione del Primo Ministro olandese, membro del Consiglio europeo
Dibattito: 23.5.2007
RIF.: 20070516IPR06773