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Pál Schmitt: dalla pedana al Parlamento europeo.
Sport - 01-06-2007 - 14:49
In questa nuova sezione conversiamo con eurodeputati che si sono distinti in settori particolari, al di fuori dell'attività politica. Oggi è la volta di Pál Schmitt, ungherese, attualmente l'unico ex campione olimpionico al Parlamento europeo.
C'è da stupirsi per il numero di eurodeputati che rivelano un passato da sportivi ad alto livello agonistico. La distanza tra capacità sportive e successo in politica, però, non é poi così grande come si potrebbe pensare. Tra gli attuali membri del Parlamento che sono stati sportivi a livello agonistico, ricordiamo il finlandese Ari Vatanen, ex-campione di rally, e lo slovacco Peter Šťastný, che è stato giocatore di hockey nella squadra nazionale nordamericana.
Pál Schmitt, membro del gruppo del partito popolare europeo (PPE-DE), ha un passato che combina i successi di campione olimpico e mondiale di scherma, il coinvolgimento con il movimento olimpico e il privilegio di essere stato ambasciatore del suo paese in Spagna e Svizzera. Non da ultimo, è padre di tre figli e nonno di sei nipoti.
Come ha trovato la strada dalla pedana di scherma alla poltrona in Parlamento?
"Durante la mia carriera sportiva non ho mai messo da parte gli studi: mi sono laureato in Economia e ho studiato le lingue. Non avrei mai immaginato di diventare deputato al Parlamento europeo, anche perchè ai tempi in cui gareggiavo in Ungheria c'era il comunismo, e quindi un partito unico. Allora non ci saremmo nemmeno sognati di essere parte di un sistema democratico, né che l'Ungheria sarebbe mai entrata a far parte dell'Unione europea e della Nato."
Quali sono i valori acquisiti durante la sua carriera sportiva che possono essere applicati al suo attuale impegno in Parlamento?
"Innanzitutto mi lasci dire che nel mio ruolo di vice presidente della commissione parlamentare cultura e istruzione, ritengo importante innalzare il livello dell'istruzione all'interno dell'Unione europea, partendo dal presupposto che l'istruzione é la base per fondare la nostra società sulla conoscenza. La mia carriera sportiva, ad esempio, mi é servita ad acquisire capacità che avrei difficilmente potuto acquisire altrimenti. Lo sport ti insegna a concentrarti, a gestire la monotonia, a costruire uno spirito di squadra, a rispettare le regole, a sopportare meglio dolore e fatica. Io devo molto allo sport, ancora all'età di 65 anni riesco a lavorare molto. E il fatto che si possa eccellere tra altri 785 membri del Parlamento lo si deve sicuramente anche a dei tratti caratteriali sportivi. Avere costanza e spirito di iniziativa superiori alla media possono risultare utili per eseguire un compito sfruttando al meglio le proprie conoscenze, durante un dibattito o durante la presentazione di una mozione scritta, ad esempio".
Lei é anche presidente della delegazione parlamentare Ue-Croazia. Cosa ne pensa della futura adesione della Croazia all'Unione europea?
"La Croazia fino ad ora ha agito positivamente, dal momento che i negoziati per l'adesione sono stati portati avanti sulla base dei meriti del Paese e, ad esempio, indipendentemente dall'adesione della Turchia. La Croazia é attualmente sotto esame. Questo paese non voleva in alcun modo essere di peso alla capacità inclusiva dell'Europa, nonostante questa nazione, che conta 4,5 milioni di abitanti, abbia già raggiunto livelli economici migliori che altri Paesi di nuova adesione, tra cui sfortunatamente il mio Paese, l'Ungheria e anche la Bulgaria e la Romania. Se il contesto legislativo dovesse cambiare e, ad esempio, dovessimo adottare il testo costituzionale nel 2008, allora secondo me ci potrebbero essere buone probabilità che la Croazia entri a far parte dell'Europa nel 2009 e partecipi così alle elezioni del Parlamento europeo. Se così non fosse, allora credo sarebbe uno scenario più realistico prevedere la sua adesione per il 2010."
Sono passati tre anni da quando l'Ungheria è entrata nell'Unione europea. Cosa ha portato a termine, finora, come deputato, e quali sfide l'attendono?
"Siamo entrati nell'Unione con l'idea di arricchirla con la nostra lingua, storia e cultura, oltre che con obiettivi precisi da raggiungere. Oggi posso solo dispiacermi del fatto che sul fronte economico non abbiamo raggiunto i risultati sperati. Non è facile considerarsi un parlamentare vincente se il tuo Paese non lo è. Nel 2004 l'Ungheria faceva da apripista per i nuovi Paesi che entravano nell'Unione europea, ma oggi sembra seguirli a stento. Mi riferisco al debito pubblico, all'alto livello di inflazione, alla disoccupazione tra i giovani. Anche il traguardo dell'euro si allontana sempre più. Quello che dobbiamo fare ora è usare al meglio i fondi stanziati dall'Unione europea per il 2007-2013."
RIF.: 20070531STO07250

