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Sezione della Rassegna
Sarkozy al Parlamento: l'Europa si difenda dalla globalizzazione
Istituzioni - 19-11-2007 - 15:18
Il Presidente Sarkozy ha illustrato all'Aula la sua visione dell'Europa. Un'Europa che tenga conto delle aspettative dei suoi popoli, democratica e pluralista che, ormai dotata dei mezzi per agire, non abbia paura di ripensare i suoi obiettivi. Un'Europa che difenda le diverse identità e culture e che tuteli i diritti umani nel mondo. Ma che si difenda anche dalla concorrenza sleale e moralizzi il capitalismo finanziario, e che abbia politiche comuni in materia di difesa e d'immigrazione.
Il Presidente PÖTTERING ha introdotto l'intervento di Nicolas Sarkozy dicendosi onorato dalla sua presenza al Parlamento europeo e sottolineando che vi era molta attesa per il suo intervento in Aula. Ha poi evidenziato come il Capo di Stato francese, anche durante la campagna presidenziale, abbia regolarmente e fermamente sostenuto la priorità della costruzione europea. Dopo aver ricordato che, già nel 1849, Victor Hugo ipotizzava l'unione degli Stati europei, il Presidente ha ricordato i due grandi protagonisti francesi dell'integrazione europea: Robert Schumann e Jean Monnet.
Ha poi evidenziato che il Presidente Sarkozy, già prima della sua elezione, aveva dichiarato l'intenzione di porre la Francia al centro della politica europea e la sua influenza si è infatti sentita nella definizione del nuovo trattato, dimostrando «decisione e coraggio». Si è poi rallegrato di essere stato il primo invitato non francese all'Eliseo, notando che ciò denota la convinzione europea del Presidente, che condivide gli stessi valori difesi dal Parlamento europeo. Ha infine ricordato che, nel corso di un discorso di Sarkozy a Strasburgo, il Presidente francese aveva dichiarato che la Francia e tutti gli europei avrebbero dovuto assumersi le proprie responsabilità e che avrebbe avviato un ampio dibattito affrontando tutte le questioni.
Il Presidente Nicolas SARKOZY, dopo aver ringraziato per l'invito al Parlamento - «dove batte il cuore democratico europeo» - ha subito voluto rinnovare di fronte ai deputati «l'impegno europeo della Francia» e ha precisato che il "no" alla Costituzione non è stata, per il popolo francese, l'espressione di un rifiuto dell'Europa bensì «di una più grande esigenza nei suoi riguardi».
L'Europa sia all'altezza delle aspettative dei suoi popoli
Sin dall'inizio, ha aggiunto, la costruzione europea è stata sostenuta da una speranza di pace, fratellanza e progresso nata a seguito dei grandi conflitti del XX secolo, e i popoli si aspettano ora che l'Europa sia all'altezza di questa speranza. La costruzione europea, ha poi spiegato, deve essere presa per quello che è: un'esigenza spirituale, morale e politica. E' l'espressione di una volontà comune dei popoli «che si riconoscono nei valori e in una civilizzazione che vogliono mantenere vivi». L'Europa, ha insistito, non è una macchina amministrativa o legislativa, e «non può essere tenuta lontana dai sentimenti e dalle passioni umane», «o sarà un grande ideale oppure finirà».
Tutti coloro che amano l'Europa, ha proseguito, devono prendere sul serio i "no" dei cittadini francesi e olandesi. In questi "no" vi era l'angoscia e la delusione condivisa da milioni di persone che avevano la sensazione che l'Europa non li proteggesse più a sufficienza e che era diventata indifferente alle difficoltà delle loro vite. Per il Presidente, questi "no" sono stati «disastrosi» e hanno condotto l'Europa alla sua più grave crisi della storia. Una crisi, tuttavia, che poteva diventare «salutare» se avesse portato a una riflessione sulle sue motivazioni.
La necessità del dialogo, no al pensiero unico
Nella costruzione europea, ha proseguito, le assemblee parlamentari che si sono susseguite hanno avuto un «ruolo decisivo». Coloro che vi hanno preso parte, cui va reso omaggio, sono stati i rappresentanti dei cittadini d'Europa, in tutta la loro diversità. Diversità che non dev'essere temuta, ma rispettata come la più grande ricchezza. La democrazia vuol dire dibattito, ha sottolineato il Presidente, «è la pluralità dei punti di vista» e «si farà morire l'Europa se ci si riunisce tutti intorno a un pensiero unico, dove colui che la pensa in modo diverso è una cattivo europeo».
E' per tale ragione che il Presidente ha «sempre preferito la regola della maggioranza rispetto a quella dell'unanimità». Con quest'ultima, ha osservato, «non si deciderà mai niente di grandioso, d'audace e non si correrà mai nessun rischio, poiché con l'unanimità ci si allea con coloro che vogliono meno Europa». L'unanimità è «impotenza». Il Presidente ha quindi spiegato che è per tale ragione che ha sostenuto l'estensione delle decisioni a maggioranza nel trattato di riforma.
Il ruolo della politica, pensare al futuro dell'Europa
L'Europa, ha proseguito deve avere più dibattiti, più democrazia e, in fondo, «più politica». E' grazie alla politica, ha infatti spiegato il Presidente, che si è potuti uscire dall'impasse istituzionale al Vertice di giugno, prendendo atto del fallimento della Costituzione. La politica significava proporre ai francesi che avevano votato "no" di negoziare un trattato semplificato per sbloccare l'Europa e di farlo ratificare dal Parlamento, «come ero stato autorizzato dal popolo francese». La politica significava anche, per i sostenitori della Costituzione, «accettare di riaprire i negoziati su un altro progetto meno ambizioso».
Il Presidente ha però ammonito a non commettere l'errore di credere che, con il nuovo trattato, «l'Europa abbia risolto tutto». Il trattato, ha infatti spiegato, «risolve la crisi istituzionale ma non la crisi politica e morale dell'Europa», permette di decidere e di agire «ma non spiega quali sono gli obiettivi» e non dice cosa sarà l'Europa di domani e come «contribuirà a migliorare la vita dei cittadini», «non fornisce motivi per ridare fiducia a coloro che avevano smesso di credere nell'Europa». A suo parere, quindi, occorre discutere di tutte le politiche: di bilancio, commerciale, monetaria e industriale, fiscale. Nell'Europa democratica, inoltre, «nessuna indipendenza può essere confusa con una totale irresponsabilità» e l'indipendenza garantita da uno statuto «non può dispensare dal dover rendere conto». Poiché, in democrazia, «la responsabilità politica è un principio imprescindibile». E' per tale motivo, ha spiegato il Presidente, che ha proposto l'istituzione di un comitato di saggi per riflettere sul futuro dell'Europa.
Difendere identità e la cultura e tutelare i diritti dell'uomo
In una democrazia, ha proseguito il Presidente, bisogna poter discutere - senza paura - di come l'Europa costruisce e difende la propria identità ma anche quelle nazionali che rappresentano «una ricchezza» dell'Europa. A suo parere infatti gli europei stanno vivendo una crisi d'identità «legata alla globalizzazione e alla mercificazione del mondo».
La politica, ha aggiunto, ha preso troppo ritardo rispetto all'economia e, ancora più ritardo ha preso la cultura. In un mondo minacciato dall'omologazione, ha insistito, l'Europa deve difendere i valori di civiltà e spirituali nonché la diversità culturale. Deve pertanto difendere le identità.
Anche i diritti dell'uomo fanno parte dell'identità europea: «dappertutto nel mondo, ogni volta che un essere umano è oppresso, che un uomo è perseguitato, che un bambino è martirizzato e che un popolo è sottomesso, l'Europa deve essere al suo fianco». L'Europa deve portare la questione dei diritti umani in tutte le regioni del mondo e coloro che hanno rinunciato a questo per ottenere dei contratti, ha aggiunto, «non hanno avuto i contratti e sono stati sconfitti sul piano dei valori».
Proteggere i popoli dalla concorrenza sleale
Per il Presidente, se si vuole evitare che i popoli chiedano il protezionismo e la chiusura, occorre «avere il coraggio di discutere di cosa deve essere una vera preferenza comunitaria». Occorre inoltre dotarsi dei mezzi di cui dispongono gli altri: «se altre regioni del mondo hanno il diritto di difendersi contro il dumping, perché l'Europa deve subirlo? Se tutti i paesi hanno una politica dei cambi, perché non dovrebbe averla anche l'Europa? Se altre nazioni possono riservare parte degli appalti pubblici alle loro PMI, perché non dovrebbe farlo l'Europa? Se altri paesi attuano una politica industriale, perché non dovrebbe farlo l'Europa? Infine, se altre nazioni difendono i loro agricoltori, perché l'Europa dovrebbe rinunciare a difendere i suoi?».
L'Europa, ha proseguito, non vuole il protezionismo, «ma deve reclamare la reciprocità» e garantire la sua indipendenza energetica e alimentare. Vuole essere esemplare nella lotta contro i cambiamenti climatici, «ma non può accettare la concorrenza sleale di paesi che non impongono nessun vincolo ecologico». E' legata alla concorrenza, «ma non può essere la sola a farne un dogma», ed è per questo motivo che il Vertice di Bruxelles ha deciso che la concorrenza «è un mezzo, non una finalità».
Un capitalismo che produce, controllare gli speculatori
L'Europa, ha proseguito, ha scelto l'economia di mercato e il capitalismo. Ma ciò non implica un "laissez faire" assoluto e la deriva di un capitalismo finanziario «che avvantaggia gli speculatori e chi vive di rendita, invece degli imprenditori e dei lavoratori». Quello europeo, ha insistito, «è sempre stato un capitalismo di imprenditori, di produzione, e non di speculazione e di rendite». L'Europa, ha quindi affermato il Presidente, «ha un ruolo da svolgere nella necessaria moralizzazione del capitalismo finanziario», e non può accettare che alcuni speculatori, come nel caso dei subprime, rimettano in causa la concorrenza mondiale.
Una difesa europea e una politica comune dell'immigrazione
Altri temi di cui si dovrà discutere e che saranno affrontati nel corso della presidenza francese, ha proseguito, sono la riforma della politica agricola comune, la questione della fiscalità ecologica, delle energie rinnovabili e della difesa. A quest'ultimo proposito, il Presidente ha chiesto come sarebbe possibile per l'Europa essere indipendente e influenzare la politica mondiale, essere un fattore di pace e di stabilità, «se non è capace di garantire la propria sicurezza». Che senso avrebbe, ha insistito, dibattere dell'impegno europeo «se non siamo capaci di discutere della costruzione di una difesa europea e di un rinnovo dell'alleanza atlantica».
Sin dall'inizio delle origini, ha proseguito, l'Europa ha promosso la solidarietà. Questa si è concretizzata nella politica regionale e deve anche esprimersi nella difesa, così come in una politica europea dell'immigrazione. In un'Europa dove vige la libera circolazione tra gli Stati membri, ha aggiunto, «non è possibile appartenere allo spazio Schengen e procedere a delle regolarizzazioni senza chiedere il parere ai partner, visto che tali regolarizzazioni hanno un impatto su tutti gli altri paesi dell'area».
Non c'è più tempo da perdere
Il Presidente, ha infine sottoscritto le parole di Simone Veil, prima presidente del Parlamento europeo eletto a suffragio universale: «quali che siano le nostre differenze, condividiamo la stessa volontà di realizzare una comunità fondata su un patrimonio comune e un rispetto condiviso dei valori umani fondamentali; è con questo spirito che vi invito a abbordare fraternamente i lavori che ci attendono». Per Sarkozy sono queste le sfide che i cittadini si attendono che l'Europa colga e «non c'è più tempo da perdere per fare in modo che i popoli ritrovino fiducia nell'Europa».
Seduta solenne - Allocuzione di Nicolas Sarkozy, Presidente della Repubblica francese
13.11.2007