Comunicati stampa
Caro petrolio: cause strutturali, speculazione e tasse nel dibattito parlamentare
Istituzioni - 18-06-2008 - 20:56
Sessioni plenarie
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L'aumento del prezzo del petrolio è il principale risultato dei cambiamenti economici mondiali a lungo termine o è da imputare alla speculazione? La fiscalità sull'energia va rivista per aiutare i consumatori e l'economia, oppure deve sostenere la popolazione più colpita? Sono questi alcuni dei temi affrontati nel corso del dibattito in Aula sull'impatto dei prezzi elevati di petrolio e energia. Si è anche parlato di efficienza energetica, fonti rinnovabili e energia nucleare.
Dichiarazione della Presidenza
Janez LENARCIC, Ministro sloveno per gli affari europei, ha auspicato una soluzione a lungo termine che comprenda «una migliore competitività, una maggiore trasparenza dei mercati finanziari, una diversificazione dell'approvvigionamento e una più grande efficienza energetica». Ha poi ricordato l'obiettivo del Consiglio di ridurre del 20% il consumo energetico dell'UE entro il 2020 e l'accordo di Manchester del settembre 2005 che precisa come gli interventi pubblici di natura fiscale debbano essere evitati, in quanto impediscono i necessari aggiustamenti per gli agenti economici. Ha quindi concluso ricordando che sono necessarie delle misure a livello internazionale.
Dichiarazione della Commissione
Per Andris PIEBALGS, commissario per l'energia, mentre l'aumento delle importazioni accresce la dipendenza europea al petrolio, la Commissione si era impegnata su un piano di efficienza energetica e di utilizzo di fondi di energia rinnovabili. A suo parere bisogna raddoppiare gli sforzi per applicare appieno le misure già concordate a livello nazionale. Ha poi insistito sulla necessità di trovare soluzioni a lungo termine al problema. Spiegando che «l'aumento dei pezzi dei combustibili e dei carburanti ha innalzato il prezzo al consumo ed i prezzi dei trasporti», ha sottolineato la necessità di agire a tutti i livelli e, a breve termine, «addolcire l'effetto del rincaro del prezzo del petrolio sui gruppi vulnerabili».
Ricordando infine gli impegni presi dal Consiglio, si è detto sicuro che l'Unione europea è in grado di produrre biocarburanti senza intaccare il livello mondiale della produzione alimentare, utilizzando ad esempio, le terre messe a maggese nell'UE oppure lavorando con i paesi in via di sviluppo. I biocarburanti, per il commissario, devono essere complementari alla produzione alimentare e non rimpiazzarla.
Interventi in nome dei gruppi politici
Per Jean-Pierre AUDY (PPE/DE, FR), per evitare che i bilanci pubblici, delle imprese e dei cittadini subscano la pressione quotidiana delle variazioni brutali del prezzo del petrolio legata ai corsi mondiali, alla speculazione e alla parità euro/dollaro, è necessario creare di uno strumento comunitario il cui obiettivo sia di garantire il prezzo del barile di petrolio greggio secondo un ritmo di bilancio annuale. Questo strumento potrebbe ricorrere a tecniche finanziarie di acquisti/vendite di opzioni sul mercato mondiale ed essere utile per combattere la speculazione. Uno strumento di sorta, ha ricordato il deputato, è stato già proposto nel 2005, quando il barile costava 50 dollari. Un tale strumento, ha spiegato, avrebbe il vantaggio di non necessitare di alcun finanziamento e di garantire un migliore impatto degli aumento dei corsi sulla catena dei prezzi dei settori implicati, come quello della pesca.
Per Hannes SWOBODA (PSE, AT) «queste proposte arrivano troppo tardi e sono troppo lassiste, non fanno neanche menzione dell'aspetto speculativo e dei guadagni esorbitanti delle società energetiche». Ha poi criticato le proposte della Commissione e del Consiglio in materia di protezione dei consumatori e di efficienza energetica, giudicandole «troppo deboli». Inoltre, ha fatto appello a misure sociali e, sottolineando che «niente arriva da Bruxelles sul piano sociale per ridurre le difficoltà dei pescatori e dei consumatori», ha auspicato «un segnale chiaro da parte del Consiglio e della Commissione» in questo campo.
Marco CAPPATO (ALDE/ADLE, IT) si è anzitutto detto in disaccordo sulla proposta del collega Audy: «non credo che sia il nostro compito quello di creare delle misure sul controllo dei prezzi. Credo che il Commissario abbia tracciato la linea di cui si può seriamente occupare l'Unione europea, cioè quella del nostro modello di sviluppo, delle energie rinnovabili e quindi semmai della necessità e dell'urgenza di rivedere gli obiettivi che sono stati fissati – del 20% sull'energia, del 10% sui trasporti – per farli ancora più ambiziosi, per occuparsene in tempi ancora più stretti».
Purtroppo, ha osservato, «sono gli Stati nazionali a opporsi a una vera politica europea di concorrenza e di mix delle fonti energetiche». A suo parere, inoltre, esiste evidentemente una questione di speculazione «che può essere affrontata», anche se, pure in questa materia, «gli Stati nazionali si rifiutano di consegnare all'Unione europea un vero potere di regole sui mercati finanziari». Di conseguenza non si deve chiedere all'Europa «di trovare delle scorciatoie per risolvere i guai che le politiche nazionali hanno creato». Occorre invece chiedere, ha concluso, «energie rinnovabili, piani strategici a lungo termine» in tempi più rapidi di quanto programmato.
Per Claude TURMES (Verdi/ALE, LU) si dovrebbero tassare gli speculatori «che non hanno mai avuto profitti così elevati». A suo parere, Jean Claude Junker, in questa prospettiva, dovrebbe assicurare un coordinamento a livello europeo delle tasse nazionali. Ogni paese, ha aggiunto, dovrebbe creare un fondo per compensare le riduzioni del potere d'acquisto di alcune categorie colpite, come gli autotrasportatori o i pescatori. Dovrebbe inoltre essere realizzato un legame con l'efficienza energetica: non si tratta di una piccola crisi, «bensì di un problema strutturale». Il problema, ha sottolineato, è «che il nostro modello di sviluppo, costruito intorno alle classi medie, è estrapolato in Cina e in India o in altri paesi emergenti, senza integrare le dimensioni ambientale e di efficienza energetica. Spetta alla Commissione, ha concluso, lanciare un'iniziativa europea di ampio respiro in settembre.
Gintaras DIDŽIOKAS (UEN, LT) ha ricordato che la politica energetica dell'UE è nata nel 1999, in un momento in cui il prezzo del barile di petrolio era di 69 dollari, mentre oggi è arrivato a 140. Ha quindi chiesto una revisione della politica fiscale in questo settore e criticato l'inazione europea. «I prezzi non cessano di crescere nell'UE, e questa situazione rischia di minare la fiducia dei cittadini nella costruzione europea», ha concluso, chiedendo «più misure e decisioni».
Dimitrios PAPADIMOULIS (GUE/NGL, EL) si è detto deluso dell'inazione del Consiglio e della Commissione ed ha quindi chiesto «misure concrete». Considerando che le misure fiscali non siano efficaci, ha proposto di investire nel settore delle energie rinnovabili. Ha inoltre rivolto un appello agli Stati membri affinché prendano delle misure per migliorare la situazione dei gruppi vulnerabili, «i più colpiti dall'aumento del prezzo del petrolio». A suo parere, «una parte del denaro che entra nelle casse dello Stato dovrebbe essere utilizzata per limitare gli effetti» su queste persone. Ha quindi concluso affermando che «il liberismo non è la direzione da prendere».
Replica del Consiglio
«Il periodo dell'energia a buon mercato è finita, o almeno lo è quella prodotta a partire dai fonti fossili», ha detto il Ministro. Ecco perché l'Unione deve adottare delle strategie a lungo termine orientate verso due direzioni: occorre aumentare l'efficienza energetica per ridurre la dipendenza dell'economia europea dalle importazioni di energie fossili e bisogna concentrarsi sulle energie rinnovabili, «nelle quali dovremmo investire di più». Ha anche ricordato la necessità di trovare una risposta ai problemi a breve termine.
Replica della Commissione
Definendo il dibattito «affascinante», Andris Piebalgs ha sottolineato che «non vi è una soluzione magica al problema». Il commissario ha poi minimizzato l'impatto della speculazione sui prezzi, osservando che è fisicamente impossibile per le imprese conservare stock di petrolio importanti. I prezzi elevati, ha spiegato, corrispondono a un segnale del mercato che attesta la necessità di investimenti. La buona soluzione è «di fare dell'efficienza energetica la priorità numero uno e di prendere misure per rafforzare le energie rinnovabili e alternative, come l'energia nucleare».
16/06/2008
Dichiarazioni del Consiglio e della Commissione - Misure contro l'aumento del prezzo del petrolio
Dibattito: 18.6.2008
Votazione: 19.6.2008
RIF.: 20080617IPR32056
