Approfondimento
 

Parlamento e cambiamento climatico, binomio vincente

Ambiente - 23-01-2009 - 10:27
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Grafico delle temperature mondiali ©NASA

Invertire la tendenza si può

É atteso per fine 2008 il nuovo piano "made in Ue" contro il cambiamento climatico, una serie di misure legislative che dovrebbero ridurre i gas a effetto serra del 20% entro il 2020, come deciso dai leader europei per il post Kyoto. Il Parlamento, da anni in prima linea su questo tema, sta ultimando la legislazione europea nelle rispettive commissioni parlamentari, prima del benestare dell'Aula.

In questo focus ripercorriamo l'iter parlamentare con gli articoli sulle differenti proposte e i pareri dei loro relatori, partendo dalle energie rinnovabili, lo stoccaggio del biossido di carbonio e lo scambio di emissioni, fino alle auto ecosostenibili.
 
 
RIF.: 20080825FCS35404

La scommessa delle energie rinnovabili

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Una pala per l'energia eolica

Come sfruttare appieno le energie rinnovabili?

Nella corsa per una soluzione sostenibile al cambiamento climatico, sole, vento ed energia geotermica rappresentano certamente alcune delle risposte per un futuro a zero emissioni. Un cammino condiviso anche dalla Commissione europea nel suo pacchetto "energia e cambiamento climatico" proposto in Parlamento lo scorso gennaio. Obiettivo, "puntare entro il 2020 sull'utilizzo di energie rinnovabili fino al 20% del fabbisogno Ue".
 
Un passo nella "giusta direzione" anche secondo il relatore lussemburghese Claude Turmes del gruppo verde (verdi/ALE), che critica però l'approccio ai carburanti biofuel.
 
Il pacchetto energia
 
Nel primo di una serie di articoli sul nuovo pacchetto presentato dalla Commissione europea prendiamo in esame il ruolo dei "carburanti rinnovabili". Diverse le proposte sul tavolo, dalle richieste agli Stati membri di proporre piani d'azione nazionali, un codice per garantire l'origine dell'energia da fonti rinnovabili e ancora un sistema di salvaguardia della sostenibilità ambientale dei biofuel. La commissione parlamentare industria dovrebbe adattare la relazione entro il prossimo giugno.
 
La sfida europea
 
Attualmente nell'Unione europea si utilizzano in media l'8,5% di energie rinnovabili, dal record negativo dello 0% di Malta a quello virtuoso del 39% della Svezia. L'obiettivo è quello di arrivare entro il 2020 a quota 20%, un picco che, secondo la Commissione europea,  permetterebbe di risparmiare ogni anno fino a 900 milioni di tonnellate di CO2, riducendo nel contempo il consumo di carburanti fossili sino a 300 milioni di tonnellate l'anno.
 
Sistema di garanzia a rischio
 
Il relatore della commissione parlamentare industria, ricerca e energia, l'eurodeputato Claude Turmes, pur se l'obiettivo del 20% entro il 2020 "va nella direzione giusta", rimane scettico sul sistema di garanzia sull'origine dell'energia da fonti rinnovabili, basato su "legami giuridici deboli" e che potrebbe "mettere a rischio l'efficacia degli esistenti sistemi nazionali". "Dobbiamo mettere a punto un testo che dia sicurezza agli investimenti nelle fonti di energia rinnovabile", aggiunge.
 
Biofuel sì, biofuel no...
 
Rispetto all'obiettivo fissato dalla Commissione di raggiungere un livello di almeno il 10% entro il 2020 nell'uso di carburante biofuel, Turmes fa sapere che il Parlamento, contrariamente alla Commissione, "avrà il coraggio di eliminare questo limite". Recenti studi scientifici, infatti, sembrano confermare come “raccolti annuali quali la barbabietola zucchero o il grano abbiano un rapporto negativo di CO2".
 
Al contrario, "si potrebbe meglio sfruttare la biomassa europea", ad esempio "attraverso centrali elettriche  che fanno uso di questo combustibile, al posto del carbone". Rispetto al biofuel "si potrebbe risparmiare tre o quattro volte più CO2”. Il voto in commissione parlamentare industria e ricerca è previsto per il 10 settembre prossimo.
 
Claude Turmes
 
L'eurodeputato lussemburghese, nato nel 1960 a Diekirch in Lusemburgo, è un insegnante di educazione fisica che ha mosso i suoi primi passi in politica nel movimento ambientalista nazionale.
 
Dal 1999 è membro del Parlamento europeo eletto nelle fila del partito verde nazionale “Déi Gréng” e vicepresidente del gruppo Verde/ALE.  Al Parlamento "si può dare un contributo per un mondo di pace e più giusto, un mondo in pace con il suo ambiente".
 
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Cattura e stoccaggio del biossido di carbonio

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La centrale di carbone a Oxfordshire ©BELGA/EPA/John Cobb

Un'alternativa necessaria, ma percorribile?

Fra le misure proposte a gennaio dalla Commissione europea nella lotta al cambiamento climatico si inserisce una direttiva sullo stoccaggio geologico del biossido di carbonio. Il relatore del Parlamento europeo, il britannico Chris Davies del gruppo del partito dei democratici e dei liberali per l'Europa (ALDE), è convinto che tale misura rappresenti il futuro e sostiene la necessità di rendere tale processo obbligatorio per nuove centrali che utilizzano carburanti fossili.
 
La cattura e lo stoccaggio del biossido di carbonio (nota con la sigla CCS, dall’inglese carbon capture and storage) è una serie di processi tecnologici che comprendono la cattura del biossido di carbonio (o anidride carbonica, CO2) dai fumi di scarico delle industrie, il suo trasporto e l’iniezione in formazioni geologiche.
 
Stoccaggio, cos'è?
 
Lo stoccaggio geologico del biossido di carbonio è una misura che tende ad evitare che il C02 derivante dalla combustione dei carburanti fossili, in particolare carbone, venga messo in circolazione nell'atmosfera. Ad oggi, la tecnologia a disposizione per tale processo è ai primordi.
 

Il gruppo intergovernativo delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico, data l'alto grado di inquinamento del CO2,   ritiene che lo stoccaggio geologico del biossido di carbonio possa efficacemente limitare le emissioni nocive fino a un massimo del 55% entro il 2100 e generare un'influenza positiva sul clima.

Come funziona?
 
Attualmente esistono tre diverse tecnologie per catturare il biossido di carbonio, con un rapporto costo efficienza che varia di molto. Per lo stoccaggio, il CO2 una volta "catturato" può essere trasportato nel sito definitivo o attraverso un gasdotto o via mare. Lo stoccaggio geologico del biossido di carbonio è un processo relativamente nuovo e aggiunge un ulteriore costo all'utilizzo dei carburanti fossili.
 
"Bisogna prima disporre di un equipaggiamento per la separazione del CO2, poi avere le infrastrutture per il trasporto  e poi pagare per il definitivo immagazzinamento”, dichiara Davies. Un altro problema è il rischio di perdite nell'atmosfera che potrebbero causare seri problemi alla salute. Un processo dunque ancora costoso e non privo di rischi, seppur inferiori "all'uso del gas in casa per cucinare o per il riscaldamento", aggiunge Chris Davies.
 

Stoccaggio obbligatorio o no?

La proposta della Commissione europea non è vincolante, ma mira a fornire un quadro di riferimento per gestire eventuali rischi ambientali e rimuovere possibili barriere nelle legislazioni. La linea è chiara: informare gli Stati membri e le relative autorità sui vantaggi, il corretto funzionamento e monitoraggio di tale sistema.

"Visto che il 24% delle emissioni di CO2 nell'Ue proviene dalla combustione di centrali a carbone, spiega il relatore del Parlamento, sostenuto dalle ricerche del gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico, occorre imprimere un cambio di rotta, altrimenti ci ritroveremo con un atmosfera satura di CO2 per centinaia di anni".
 
Davies, che insiste sull'obbligatorietà di tale provvedimento, propone alcuni emendamenti al testo della Commissione europea per rendere tale processo e la relativa tecnologia più attrattivi. Il deputato vorrebbe anche lanciare su larga scala la CCS regolando la cattura e stoccaggio del CO2 attraverso un "premio" in linea con il sistema europeo dell'emission trading. Il voto in commissione parlamentare ambiente è previsto il 25 settembre prossimo. 
 
Chris Davies
 
L'eurodeputato britannico Chris Davies è originario del Nord-ovest inglese ed è stato eletto per la prima volta al Parlamento europeo nel 1999. Davies considera i primi programmi televisivi  sull'inquinamento negli anni '70 "un'ispirazione" per il suo interessamento alla causa del cambiamento climatico e per il suo impegno politico. "Voglio lasciare il mondo in uno stato migliore", dichiara, pur ammettendo che il trend attuale rende tale desiderio "un sogno vano".
 
Davies presenterà la sua proposta a fine maggio, in attesa del voto in commissione parlamentare ambiente dopo la pausa estiva. Entro l'anno, se i negoziati con il Consiglio andranno a buon fine, è prevista l'adozione della direttiva.
 
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Verso macchine "verdi"?

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Il regolamento Ue sulle emissioni di CO2 ©BELGA_MAXPPP_LINDAUER Thierry

Quando un'Europa con meno emissioni CO2?

Le strade europee straboccano di automobili, un flusso di 220 milioni di autovetture responsabile del 12% delle emissioni di CO2 nell'Ue. Nel tentativo di imprimere una svolta a un trend divenuto insostenibile, la Commissione europea ha lanciato lo scorso gennaio una serie di proposte legislative, concentrandosi sulle nuove automobili dal 2012.
 
L'obiettivo è quello di passare dall'attuale livello di emissioni di 160g CO2/km a 120g CO2/km per le nuove automobili, puntando sulle nuove tecnologie e su migliorie, come ad esempio nei pneumatici, nell'aria condizionata, nell'utilizzo dei biocarburanti e o grazie a una guida eco-consapevole.
 
Il nuovo approccio richiederebbe ai produttori di autovetture più pesanti uno sforzo maggiore nella riduzione delle emissioni, e un coinvolgimento degli Stati membri nel monitorare i progressi in termini di emissioni.  
 
Sacconi: centrale il lungo periodo
 
Il Parlamento è in linea con la Commissione ma punta a obiettivi ancora più ambizioni e con target di lungo periodo: dapprima una riduzione a 125g CO2/km entro il 2015, poi un balzo a quota 95g CO2/km entro il 2020, fino a 70g CO2/km o meno entro il 2025.
 
Per l'eurodeputato italiano Guido Sacconi del gruppo socialista (PSE), relatore della proposta del Parlamento, c'è bisogno di obiettivi ambiziosi:
 

Citation

Il settore automobilistico deve prodursi in uno sforzo comparabile con quello richiesto agli altri comparti produttivi, occorre offrire alle imprese un quadro di certezze necessario per la definizione dei loro programmi di investimento.
Guido Sacconi
 
" Il mio suggerimento è di passare da un approccio integrato ad uno unificato, spiega Sacconi, attraverso la revisione prevista per il 2014, si dovrà verificare la possibilità di misurare le prestazioni complessive delle autovetture in termini di emissioni, indipendentemente dalle soluzioni  tecniche adottate".
 
L'approccio multa/incentivo
 
La Commissione europea propone la messa a punto di un sistema di multe - fino a 95€ per g/km - per le case automobilistiche che non rispettano i limiti imposti. "Non si tratta di una tassa, fa notare Sacconi, bensì di un forte incentivo all'investimento".
 
Aumentare la consapevolezza dei consumatori è l'altra faccia della medaglia. "Di fronte all'impennata dei prezzi del combustibile, ricorda il deputato italiano, bisogna rendere chiaro il vantaggio netto dell'acquisto di automobili più efficienti...emettere meno C02 significa, contemporaneamente, spendere molto meno. E questo interessa soprattutto i redditi meno elevati".
 
Se è vero che obiettivi più ambiziosi e quindi più costosi potrebbero far salire del 6% i prezzi di vendita delle macchine, il risparmio di carburante potrebbe neutralizzare tale costo aggiuntivo. Obiettivi ambiziosi in termini di eco efficienza potrebbero stimolare inoltre gli investimenti, la ricerca e la competitività dell'intero settore automobilistico, rileva la Commissione europea.
 
Chi è Sacconi?
 
Eurodeputato dal 1999, Guido Sacconi è stato vicepresidente della commissione parlamentare ambiente ed è attualmente presidente della commissione parlamentare temporanea sul cambiamento climatico.
 
Per Sacconi, la sfida più importante è quella di "dimostrare, un'altra volta dopo REACH (la legislazione sulla sicurezza delle sostanze chimiche per la quale è stato relatore del Parlamento)  che lo sviluppo sostenibile non è una formula vuota. Nella lotta al riscaldamento globale, conciliare ambiente, competitività e occupazione è ovviamente necessario, ma.dobbiamo confermare che è anche possibile!".
 
Prossimi passi...
 
La relazione Sacconi sarà votata fra l'8/10 settembre in commissione parlamentare ambiente, in vista del benestare del Parlamento europeo probabilmente entro fine presidenza francese. I ministri Ue dell'ambiente stanno nel frattempo valutando la fattibilità dei nuovi obiettivi in vista dell'accordo col Parlamento.
 
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Sistema di scambio delle emissioni, accordo vicino

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I fumi delle imprese ©BELGA_MAXPPP_Michele Constantini

Al via la terza fase dell'ETS

Nel countdown contro gli effetti del cambiamento climatico l'Unione europea si appresta a definire la terza fase del pacchetto "salva pianeta", che mira a ridefinire il sistema europeo di scambio delle quote di emissione dei gas a effetto serra, lanciato nel 2005. Questa iniziativa, che la Commissione europea ritiene debba essere estesa ad altri comparti industriali, fa parte delle misure per lottare contro il cambiamento climatico entro il 2020.
La relatrice del Parlamento europeo, l'eurodeputata irlandese Avril Doyle del gruppo del partito popolare europeo e democratici europei (PPE-DE), è in sintonia con questa proposta, ma chiede un ulteriore sforzo per convogliare i proventi delle aste di assegnazione delle quote, dando informazioni precise alle imprese sul da farsi dopo la seconda fase che scade nel 2012.
 
Il sistema ETS
 
Il sistema di scambio delle quote di emissioni di CO2, in inglese noto con la sigla ETS, viene attualmente disposto a livello nazionale dagli Stati membri previa approvazione di Bruxelles, che definisce quanto CO2 ogni paese e ogni industria può emettere. Le aziende che emettono meno gas nocivi del consentito possono "vendere" questa parte, oggi valutata a 28 euro la tonnellata di CO2.
 
“Includere l'industria dell'energia e altri comparti industriali responsabili di circa la metà delle emissioni europee di CO2 può a giusto grado essere definita una pietra miliare della strategia dell'Ue contro il cambiamento climatico", ha dichiarato Doyle il 25 giugno scorso in commissione parlamentare ambiente.
 
Le proposte della Commissione europea e di Doyle
 
Per la terza fase del sistema ETS, che dovrebbe essere adottata entro fine 2008, la Commissione europea propone l'estensione di tale misura non solo ad altri comparti industriali, come l'industria chimica e quella dell'alluminio, ma anche l'inclusione di gas nocivi come il protossido di azoto.
 
Nel suo intervento in commissione ambiente Doyle si è raccomandata per un "approccio bilanciato", ricordando come queste nuove proposte "miglioreranno significativamente il sistema ETS". Fra i suoi suggerimenti segnaliamo il carattere volontaristico da parte dei paesi Ue di almeno il 50% dei proventi delle aste, a differenza del 20% proposto dalla Commissione europea. L'eurodeputata chiede che entro il 2010 la Commissione europea informi sul possibile ammontare da mettere all'asta fra il periodo 2013-2020, e mette in guardia dalla cosiddetta "dispersione da carbonio" delle multinazionali, che "mette a rischio i negoziati internazionali sul cambiamento climatico".
 
Il voto in commissione parlamentare ambiente è fissato il 7 ottobre prossimo.
 

Dispersione da carbonio

  • È il rischio che industrie ad alta emissione di CO2 delocalizzino la loro produzione e dunque sfggano ai regolamenti europei o che concorrenti extra Ue rilevino le quote di mercato delle compagnie europee.
 
Chi è Avril Doyle?
 
Avril Doyle è nata a Dublino nel 1949 e si è laureata nel 1971 in biochimica. Già sindaco di Wexford all'età di 27 anni, Doyle proviene da una famiglia da decenni impegnata politicamente, con il padre e il nonno già deputati nazionali. Negli anni '80 e '90 fu eletta deputata in Irlanda, due volte ministro, siede al Parlamento europeo dal 1999, dove è vicepresidente della commissione parlamentare pesca e membro delle commissioni parlamentari ambiente e cambiamento climatico.
 
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Quanto ci crede l'Ue?

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Un generatore di elettricità che trasforma rifiuti ©BELGA_EPA_MADE NAGI

Volà: da rifiuti a elettricità

Nella lotta al cambiamento climatico gli Stati membri decisero nel marzo del 2007 di ridurre le emissioni nocive del 20% entro il 2020. Si può andare più avanti e raggiungere quota -30%? Tutto dipenderà dalla volontà dei paesi Ue di adempiere alla proposta lanciata dalla Commissione europea lo scorso gennaio, che include nuovi settori per contribuire a questa meta virtuosa.
 
"Fino a che punto l'obiettivo dell'Ue è ambizioso?", si è chiesta l'eurodeputata finlandese Satu Hassi del gruppo Verde (verdi/ALE), relatrice del contributo del Parlamento sugli sforzi dei paesi Ue per ridurre le emissioni dei gas nocivi, in occasione di un seminario da lei presieduto il 3 giugno scorso in Parlamento a Bruxelles.
 
Tutto dipende...
 
Tutto dipende, ma la deputata finlandese non la pensa così: "La proposta della Commissione europea è insufficiente per limitare il riscaldamento del pianeta sotto il limite dei  2°C", dichiara.
 
I paesi industrializzati riconoscono che per limitare il riscaldamento del pianeta sotto il livello dei 2°C rispetto ai livelli dell'era preindustriale c'è bisogno di uno sforzo diminutivo del 25-40%. Hassi propone di aggiungere all'obiettivo di partenza del 30% un ulteriore  -80% entro il 2050, così da fissare d'ora in avanti limiti precisi all'investimento in infrastrutture non rispettose dell'ambiente. Una riduzione che si fondi sul principio di solidarietà reciproca in base al PIL nazionale di ciascuno.
 
Il nostro e il loro contributo
 
La Commissione europea propone inoltre di creare un abbuono del 3% per quei paesi Ue che utilizzano fuori confine misure specifiche di riduzione delle emissioni, un modello non condiviso dalla deputata finlandese, che concederebbe al massimo uno sconto dell'1%, perchè secondo lei "non conta dove le riduzioni avvengono, bensì l'inquinamento totale del pianeta".
 
Se è vero come dice il panel intergovernativo sul cambiamento climatico (IPCC) che i paesi in via di sviluppo debbono ridurre le loro emissioni del 15-30% rispetto ai paesi industrializzati, "c'è bisogno del nostro sostegno in investimenti virtuosi nei paesi terzi", ritiene la deputata. Il voto in commissione parlamentare ambiente è fissato il 7 ottobre prossimo.
 
Sanzioni cercansi
 
Come riuscire a far rispettare a tutti i pesi Ue i loro impegni in termini di riduzione dei gas a effetto serra? Una normale procedura di contravvenzione "è troppo lenta e tardiva", ritiene Hassi, che propone multe simili al modello in vigore nell'emission trading. La commissione parlamentare ambiente è attesa al voto della relazione Hassi in autunno, in vista del benestare dell'Aula a dicembre .Con questo articolo si chiude la seria sul cambiamento climatico, in vista dell'accordo fra Parlamento e Consiglio entro fine presidenza francese.
 
Già deputata nazionale e ministro dell'ambiente, Satu Hassi è eurodeputata dal 2004 e vicepresidente della commissione parlamentare ambiente.
 
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Un Parlamento europeo non inquinante entro il 2020

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Una macchina ibrida all'entrata del Parlamento Europeo a Strasburgo durante la sessione plenaria di Giugno 2007

Gérard Onesta: "Il parco macchine del PE sarà di vetture ibride"

Sembra difficile da credere, ma sarà così. I dirigenti del Parlamento europeo hanno deciso di ambire ad un Parlamento verde, progettando una diminuzione delle sue emissioni, dell'impronta di carbonio, del 30% entro il 2020. Prime concrete misure già da inizio 2009.
I giornali che in questi mesi hanno titolato 20-20-20, a riguardo della nuova politica energetica europea, dovranno cambiare i loro titoli se scriveranno del pacchetto clima del Parlamento per il Parlamento, con un più incisivo 30-20!
 
La decisione segue uno studio, richiesto dall'ufficio di presidenza del Parlamento europeo (composto dal Presidente e dai 14 vicepresidenti), che configura varie misure possibili per raggiungere quest'ambizioso traguardo di diminuzione della sua impronta di carbonio (carbon footprint): cambiare comportamento riducendo i bisogni quotidiani di energia; aumentare l'efficienza energetica; utilizzare energie rinnovabili ecompensazione delle emissioni.
 

Carbon footprint

  • Che cos'è l'impronta di carbonio? È la percentuale di CO2 che produce ognuno di noi, e quindi l'impatto che abbiamo sull'ambiente.
  • L'impronta di carbonio del PE: - 32% elettricità e gas naturali - 28% trasporto - 19% immobilizzazioni quali edifici e hardware - 20% fornitura di attrezzature e servizi - 1% riscaldamento
Una impronta di carbonio profonda
 
L'alto livello di emissioni del Parlamento è purtroppo insito nella sua stessa natura: il lavoro parlamentare richiede spazi molto ampi per poter compiere il proprio lavoro (oltre 1 milione di m2, non eccessivi se si pensa che solo gli eurodeputati sono 785) e deve essere dislocato, per trattato istitutivo, in 3 separati luoghi di lavoro, così da non concentrare in unico Stato il potere a livello europeo.
 
 
Rivoluzione verde al Parlamento
 
Gérard Onesta, capo del gruppo di lavoro creato ad hoc composto dai vicepresidenti del Parlamento, ha dichiarato che: "la situazione odierna non é delle migliori, purtroppo più viaggi e più consumi. Siamo solo all'inizio della rivoluzione verde, ma presto saremo un esempio da imitare".
 
Il nuovo palazzo a Lussemburgo avrà pannelli solari installati sul tetto, termo energia dal suolo e riscaldamento a biomassa.  In uno degli edifici di Bruxelles, l'Antall e Brandt, è stata montata una cisterna di 145.000 litri d'acqua piovana (a Bruxelles piove praticamente tutti i giorni) per essere riutilizzata quale scarico del water, 8 pannelli solari rotanti sono stati collocati per riscaldare l'acqua e gli uffici sono dotati di rivelatori di presenza che controllano luci, riscaldamento e ventilazione. La flotta di macchine europee verrà gradualmente sostituita con vetture ibride. Sempre più spazio alle video conferenze e schermi nelle sale conferenza per risparmiare sulla carta. 
 
Il Parlamento dall'inizio del 2008 ha già raggiunto una diminuzione del 17% delle emissioni di CO2 grazie all'introduzione dell'uso della sola energia verde (non nucleare) nei suoi 3 luoghi di lavoro ecogestiti (certificati EMAS - Sistema di gestione Ambientale).
 
E tu, conosci la tua impronta di carbonio? Calcola le tue emissioni al link qui sotto e cerca di consumare meno!
 
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