Comunicati stampa
 

Pubblicità: stop agli stereotipi sulle donne

Diritti delle donne/Pari opportunità - 03-09-2008 - 14:14
Sessioni plenarie
Condividi

Gli stereotipi di genere nei media devono essere eliminati. E' quanto sostiene il Parlamento rilevando l'importanza delle norme e dei codici di condotta che vietano la pubblicità con messaggi discriminatori. Nel sollecitare i pubblicitari a considerare con attenzione il ricorso a modelle "anoressiche", chiede di eliminare i messaggi con stereotipi da testi scolastici, giocattoli, videogiochi e Internet. Auspica premi per le pubblicità che valorizzano le donne e campagne di sensibilizzazione.

Approvando con 504 voti favorevoli, 110 contrari e 22 astensioni la relazione di Eva-Britt SVENSSON (GUE/NGL, SE), il Parlamento sottolinea anzitutto l’importanza di dare alle donne e agli uomini «le stesse possibilità di svilupparsi come individui a prescindere dal sesso di appartenenza». In seguito, osservando che gli stereotipi di genere esistono ancora «in ampia misura», malgrado i diversi programmi comunitari volti a conseguire la parità tra i sessi, sostiene che essi «devono essere eliminati». Inoltre, rileva come la discriminazione di genere nei media sia tuttora diffusa, mentre la pubblicità e i media che presentano stereotipi «possono essere considerati come parte di tale fenomeno». Pubblicità e marketing, poi, «riflettono la cultura e contribuiscono altresì a crearla», e la prima può qualche volta presentare la vita reale degli uomini e delle donne «in modo caricaturale».
 
Vietare le pubblicità degradanti per le donne, attenzione alle modelle "anoressiche"
 
Gli Stati membri dovrebbero pertanto provvedere con idonei mezzi affinché il marketing e la pubblicità garantiscano il rispetto della dignità umana e dell'integrità della persona, non comportino discriminazioni dirette o indirette né contengano alcun incitamento all'odio basato su sesso, razza o origine etnica, religione o convinzioni personali, disabilità, età o orientamento sessuale, «e non contengano elementi che, valutati nel loro contesto, approvino, esaltino o inducano alla violenza contro le donne».
 
Per il Parlamento è quindi particolarmente importante che la pubblicità sui media sia disciplinata da norme etiche e/o giuridiche vincolanti e/o dai codici condotta esistenti che proibiscono la pubblicità che trasmette messaggi discriminatori o degradanti basati sugli stereotipi di genere o che incita alla violenza.
 
Il Parlamento osserva peraltro che la rappresentazione dell'ideale corporeo nella pubblicità e nel marketing «può influire negativamente sull'autostima delle donne e degli uomini», in particolare delle adolescenti e di quante sono esposte al rischio di disordini alimentari, come l'Anoressia nervosa e la Bulimia nervosa. Invita quindi i pubblicitari «a considerare con attenzione il ricorso a modelle estremamente magre per la pubblicità dei prodotti».  
 
Eliminare messaggi discriminatori da testi scolastici, giocattoli, videogiochi, internet e pubblicità
 
I deputati sottolineano che la presenza di stereotipi negli spot pubblicitari trasmessi durante i programmi per bambini costituisce «un vero problema a causa delle sue potenziali ripercussioni sulla socializzazione di genere e, di conseguenza, sul modo in cui i bambini vedono se stessi, i propri familiari e il mondo esterno». Pertanto, gli sforzi volti a combattere gli stereotipi di genere nei media e nella pubblicità dovrebbero essere affiancati da strategie e misure educative per sensibilizzare i bambini fin dall'infanzia e per sviluppare il senso critico fin dall'età adolescenziale.  
 
Secondo i deputati è inoltre necessario mettere in discussione la suddivisione tradizionale dei ruoli ed eliminare i messaggi che ledono la dignità umana e che contengono stereotipi di genere veicolati dai testi scolastici, dai giocattoli, dai videogiochi per PC e console, da Internet e dalle nuove tecnologie di informazione e di comunicazione (TIC) e dalla pubblicità trasmessa dai vari tipi di media.
 
Il Parlamento rileva inoltre «con estrema preoccupazione» che l'offerta di prestazioni sessuali sulla stampa, compresi i quotidiani locali, oltre a rafforzare lo stereotipo della donna-oggetto, rende tali messaggi «visibili ed accessibili ai minori». 
 
Premi alle pubblicità che valorizzano le donne e campagne di sensibilizzazione
 
Il Parlamento sottolinea la necessità di buoni esempi da una prospettiva di genere nel campo dei media e della pubblicità «per mostrare che un cambiamento è possibile e auspicabile» e ritiene che gli Stati membri debbano ufficializzare l'aggiudicazione di un premio dell'industria pubblicitaria rivolto ai propri appartenenti e di un premio del pubblico per i messaggi pubblicitari che si allontanano maggiormente dagli stereotipi sessisti «per dare un'immagine positiva e valorizzante delle donne, degli uomini e dei rapporti fra i due sessi». Sollecita infine il lancio campagne di sensibilizzazione contro gli insulti a sfondo sessista o le immagini degradanti della donna e dell'uomo nella pubblicità e nel marketing.
 
Accogliendo un emendamento del PPE/DE, l'Aula ha soppresso l'invito rivolto agli Stati a istituire organi nazionali preposti al monitoraggio dei media, con una sezione per la parità di genere dotata di competenze specifiche che avrebbe avuto il compito di ricevere i reclami del pubblico, di aggiudicare premi per la parità ai professionisti dei media e della pubblicità e di effettuare studi e di svolgere un monitoraggio regolare dei contenuti mediatici. 
 
 
Eva-Britt SVENSSON (GUE/NGL, SE)
Relazione sull’impatto del marketing e della pubblicità sulla parità tra donne e uomini
Procedura: Iniziativa
Dibattito: 2.9.2008
Votazione: 3.9.2008
 
RIF.: 20080902IPR35960