Approfondimento
 

Cambiamento climatico: da Bali a Copenaghen (passando per Poznan)

Ambiente - 17-04-2009 - 15:32
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La foto della terra alla mostra  "Tecnologie per proteggere il clima" durante la conferenza ONU a Poznan, 7 dicembre 2008. ©BELGA/AFP PHOTO/WOJTEK RADWANSKI

Cambiamento climatico, che futuro per il mondo?

Una delle grandi priorità dell'Unione europea: la lotta ai cambiamenti climatici. Ma non è una sfida che si può vincere a livello nazionale, e nemmeno l'Unione da sola può riuscire a rallentare il riscaldamento globale. E' necessario un accordo internazionale che vincoli tutti gli attori del pianeta a ridurre le loro emissioni di CO2. Quest'accordo si negozierà a Copenaghen a dicembre prossimo. Ma quali sono le tappe che portano l'Europa a quest'appuntamento? E che ruolo ha il Parlamento?

Con Obama e la sua 'rivoluzione verde' alla Casa Bianca e la Cina che inizia a investire sulle tecnologie pulite e sull'ambiente, sembra che l'Europa non sia più la sola a immaginare un futuro a basse emissioni. Ma riusciranno tutti gli attori in gioco a mettersi d'accordo in vista dell'appuntamento di Copenaghen? La conferenza internazionale di dicembre riunirà sotto l'egida dell'ONU tutti i paesi del mondo con lo scopo di definire obiettivi globali di riduzione delle emissioni di CO2 per il periodo successivo al protocollo di Kyoto, che espira nel 2012. L'Unione europea ha già fatto diversi passi avanti per arrivare a Copenaghen con proposte ambiziose e credibili. E in questa strada, il Parlamento ha avuto un ruolo chiave:
 
17 dicembre 2008: a pochi giorni dalla conferenza internazionale sul clima di Poznan, i deputati europei hanno approvato il 'pacchetto clima' che include importanti misure legislative per un nuovo sistema di scambio di emissioni (ETS), un meccanismo di stoccaggio del CO2 sottoterra, obiettivi di sviluppo per le energie rinnovabili e un limite alle emissioni di CO2 delle auto.
 
4 febbraio 2009: la Commissione temporanea sui cambiamenti climatici, guidata dal tedesco Karl-Heinz Florenz, presenta le sue conclusioni indicando l' obiettivo di lungo termine dell'80% di emissioni in meno entro il 2050 e la via da percorrere per raggiungerli.
 
11 marzo 2009: la risoluzione che illustra la posizione del Parlamento su Copenaghen e gli accordi post-Kyoto viene votata dalla plenaria. La più importante raccomandazione: l'Europa deve essere unita e continuare a fare da guida per il resto del mondo. Il Consiglio dei Ministri dovrebbe concludere in maggio la posizione comune da portare a Copenaghen.
 
 
RIF.: 20081204FCS43825

Notizie da Poznań e approvazione del pacchetto clima

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Sculture di ghiaccio davanti al palazzo del meeting  a Poznan con lo slogan "stop agli armamenti e via libera alla lotta contro il cambiamento climatico", 9 dicembre 2008. ©BELGA/AFP PHOTO WOJTEK RADWANSKI

Sculture umane di ghiaccio davanti al palazzo del meeting a Poznan

Il primo dicembre si é aperta la Conferenza delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico. Esattamente un anno dopo la riunione di Bali, 4000 delegati provenienti da 189 paesi si sono riuniti e hanno discusso per due settimane, a Poznań, in Polonia, per trovare un accordo sul nuovo protocollo internazionale che fará seguito a quello di Kyoto.
 
Il finanziamento del futuro accordo e la cooperazione tra paesi industrializzati e quelli in via di sviluppo, sono al centro del dibattito.
 
Una delegazione del Parlamento europeo, composta di deputati appartenenti alla commissione Ambiente Industria e Cambiamento climatico, ha preso parte, dal 9 al 13 dicembre, ai lavori della Conferenza.
 
"Abbiamo tutti un ruolo importante da giocare in questa lotta contro il cambiamento climatico" ha dichiarato l'eurodeputata Romana Jordan Cizelj (PPE-DE), membro della delegazione del Parlamento, riferendosi al ruolo che i paesi industrializzati e quelli in via di sviluppo dovranno avere nella ricerca di una soluzione globale al problema.
 
L' Onorevole Guido Sacconi (PSE), presidente della commissione parlamentare temporanea per il cambiamento climatico (CLIM), ha dichiarato che la presenza della delegazione del Parlamento in Polonia è stata importante per sostenere l'Unione europea nei negoziati internazionali su un tema così prioritario.
 
L'Europa, infatti, è in prima linea nella lotta ai disastri ambientali causati dal cambiamento climatico.
 
Tra i suoi obiettivi principali: ridurre le emissioni di gas a effetto serra almeno del 20% dei entro il 2020.
 
Le ambizioni dell'Europa vanno però oltre ed il pacchetto normativo in materia di clima ed energia, proposto dalla Commissione europea, le permetterà di fornirsi di strumenti idonei per veder realizzate queste sue ambizioni. I negoziati in merito stanno entrando nella fase conclusiva ed il pacchetto è all'ordine del giorno della riunione del Consiglio europeo dell'11 e 12 dicembre, in concomitanza con le riunioni di alto livello a Poznań.
 
Il Pacchetto clima è stato adottato dal Parlamento il 17 dicembre. Contiene sei misure legislative:
 
- ETS - meccanismo di scambio delle quote di emissioni
- riduzione delle emissioni di CO2 nei settori esclusi dall'ETS
- meccanismo di stoccaggio del CO2
- sviluppo delle fonti rinnovabili
- limiti al CO2 emesso dalle macchine
- qualità dei carburanti.
 
 
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Emissioni: necessario taglio dell'80% entro il 2050

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Una foto di Greenpeace il 2 Dicembre 2008 mostra il fumo fuoriuscire dalla ciminiera di una centrale a carbone, vicino a Konin, Polonia. ©BELGA/EPA/WILL ROSE/GREENPEACE

In arrivo il piano UE contro il cambiamento climatico

La Commissione temporanea sul cambiamento climatico (CLIM) ha adottato, questo martedì, le raccomandazioni finali per la futura politica comune dell'Unione europea in materia di cambiamenti climatici. L'obiettivo è di contenere l'aumento della temperatura media mondiale al di sotto dei 2°C. Oltre questo limite, le conseguenze per il nostro pianeta potrebbero essere disastrose.
 
Nel maggio del 2007 il Parlamento europeo ha istituito una commissione temporanea per la lotta contro il cambiamento climatico (CLIM), composta di sessanta deputati e presieduta dall'italiano Guido Sacconi (PSE). Tra le sue principali attribuzioni quella di formulare proposte sulla futura politica dell'UE in materia di cambiamento climatico, coordinare la posizione del Parlamento nell'ambito dei negoziati internazionali del dopo Kyoto e di proporre delle azioni adeguate in materia, tenendo conto, tra l'altro, del loro impatto finanziario.
 
Fare la differenza
 
"Gli effetti negativi del mutamento climatico potrebbero essere più rapidi e più gravi del previsto", hanno dichiarato preoccupati, i membri della commissione CLIM. Il ruolo dell'Unione europea e degli altri paesi industrializzati è dunque cruciale in questa corsa contro il tempo.  Di fronte alla complessità di tale problema non bisogna arrendersi, ma, come hanno sottolineato i deputati della commissione, bisognerà far prova di "spirito visionario" e proporsi come pionieri di un così difficile terreno.
 
"La lotta contro il cambiamento climatico è e resterà la priorità dell'Unione europea, anche in questo momento economicamente difficile", ha dichiarato il redattore della relazione Karl-Heinz Florenz (PPE-DE). E' indispensabile quindi adottare misure politiche a lungo termine e chiedere ai cittadini europei di essere attenti agli sprechi energetici, coinvolgendosi direttamente nella lotta contro il surriscaldamento della Terra.
 

Commissione parlamentare CLIM

  • Nel maggio del 2007 il Parlamento europeo ha istituito una commissione temporanea per la lotta contro il cambiamento climatico (CLIM), composta di sessanta deputati e presieduta dall'italiano Guido Sacconi (PSE).
  • Tra le sue principali attribuzioni quella di formulare proposte sulla futura politica dell'UE in materia di cambiamento climatico, coordinare la posizione del Parlamento nell'ambito dei negoziati internazionali del dopo Kyoto e di proporre delle azioni adeguate in materia, tenendo conto, tra l'altro, del loro impatto finanziario.
Tra le misure proposte nel rapporto: la riduzione di gas a effetto serra del 20% entro il 2020 e dell'80% entro il 2050; la creazione di un fondo europeo per il clima o di fondi nazionali equivalenti; una campagna d'informazione più mirata nei confronti dei cittadini per incoraggiarli a ridurre le loro emissioni in modo economico.
 
Perché è un problema planetario
 
Negli ultimi trent'anni il mutamento climatico ha avuto una forte influenza su molti sistemi fisici e biologici in tutto il pianeta e le conseguenze sono davvero disastrose. L'accesso all'acqua potabile, per esempio, a causa del cambiamento del clima, sarà notevolmente ridotto negli anni a venire. La stessa cosa potremmo dire del cibo. I cambiamenti climatici potrebbero far aumentare il rischio di carestie. Infine molte specie animali rischieranno l'estinzione. Anche la nostra salute sarà in pericolo. A causa dei fenomeni meteorologici estremi, le malattie infettive aumenteranno.
 
Uno studio recente del Comitato Intergovernativo sul mutamento climatico (IPCC) ha evidenziato come l'unico rimedio per evitare la catastrofe planetaria cui stiamo andando incontro, è quello di ridurre in tempo, e drasticamente, le emissioni dei gas serra. Per questi motivi, l'Unione europea ha adattato una politica in tema di energia e cambiamenti climatici al fine di permettere una transizione rapida verso un'economia mondiale a bassa emissione di carbonio. L'Europa dovrà dunque cercare di contenere l'innalzamento della temperatura media mondiale al di sotto dei 2°C rispetto ai livelli dell'epoca pre-industriale. Se la temperatura dovesse andare oltre i 2°C, il rischio che si verifichino mutamenti pericolosi ed imprevedibili del clima aumenterà.
 
AGGIORNAMENTO: il rapporto è stato adottato in plenaria il 4 febbraio 2009.
 
 
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La temperatura aumenta: anche i Russi tolgono il colbacco

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Due locali a pesca nel lago adiacente all'impianto di fusione di rame, Karabash, nel Sud degli Urali, 01 agosto 1999. ©BELGA_AFP PHOTO ALEXANDER NEMENOV

Kyoto-Mosca

La Terra si riscalda sempre più rapidamente. Le recenti inondazioni e siccità non sono degli eventi meteorologici eccezionali. Sono la naturale conseguenza, tra le altre cose, di secoli d'industrializzazione basata sull'utilizzazione di quantità elevate di petrolio, benzina e carbone. Il riscaldamento climatico é dunque un problema moderno e globale che deve essere affrontato e risolto con urgenza.
 
Il vertice delle Nazione Unite del dicembre 2009 a Copenhagen si avvicina e l'Europa ha la ferma intenzione di trovare una risposta concreta ed effettiva al problema del cambiamento climatico. In questo contesto la delegazione ufficiale degli eurodeputati della commissione parlamentare sul cambiamento climatico si é recata, la settimana scorsa, in visita in Russia. Gli eurodeputati hanno incontrato Membri della Duma, rappresentanti del governo e della società civile per discutere di un'eventuale collaborazione e del ruolo strategico che questo Paese potrebbe giocare nei negoziati del post-Kyoto.
 
 
Il successo del partenariato energetico UE - Russia
 
La Russia é il più grande produttore di gas al mondo e il primo fornitore di gas dell'Unione Europea.
Come ha affermato la deputata PSE Dorette Corbey, " Il gas é un ottimo prodotto, che, per sua natura, si combina molto bene con l'energia sostenibile. Esistono delle buone possibilità che l'Unione Europea diventi un acquirente stabile di gas ".
 
 Il capo della delegazione, l´Onorevole Vittorio Prodi (ALDE), sottolinea invece che "potrebbe essere nell'interesse comune, di passare gradualmente dal combustibile fossile, alle fonti di energia rinnovabili".
Per realizzare questo obiettivo l'Unione Europea dovrebbe collaborare con Mosca nella ricerca di nuovi strumenti e tecnologie per migliorare le capacitá di produzione e modernizzare gli strumenti di produzione ormai obsoleti.
 
 
Il cambiamento climatico diventa una sfida non solo europea.
 
Oggi anche per la Russia il cambiamento climatico é diventato una sfida. "Hanno sempre detto che il cambiamento climatico non li coinvolgeva e che qualche grado in piu´in Siberia sarebbe stato il benvenuto. Ora riconoscono realmente il problema ", ha commentato la deputata Corbey.
Infatti, da quando gli strati di ghiaccio permanente hanno cominciato a fondersi e tutte le infrastrutture ad affondare, la Russia ha preso coscienza che il cambiamento climatico non risparmia nessuno
 
Il dialogo con la Russia, assicura l'Eurodeputata Romana Cizelj (EPP-ED) continuerà: " Vorremmo che la Russia assuma un ruolo importante nelle negoziazioni, vorremo che giochi un ruolo pro attivo nel dopo Kyoto."
Altri incontri sono stati programmati per consolidare questo dialogo non solo energetico ma anche politico ed economico: l'eurodeputato Vittorio Prodi incontrerà nuovamente i responsabili del governo Russo a POZNAN il prossimo dicembre.
 
Buone notizie su questo fronte arrivano anche dagli Stati Uniti. Come ha riportato l'Onerevole Corbey, anche Barak Obama, nuovo presidente degli Stati Uniti d'America, fará del cambiamento climatico una delle sue priorità: "Obama é stato molto chiaro durante la sua campagna elettorale sul fatto che abbiamo bisogno di una politica energetica e che i problemi legati al cambiamento climatico necessitano di tutta la nostra attenzione". L'Europa non sarà la sola ad affrontare questa sfida globale?
 
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Conferenza sul cambiamento climatico: quali passi dopo Bali?

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I delegati alla conferenza sul cambiamento climatico a Bali applaudono al risultato © BELGAEPA/Mast Irham

Un cambio al cambiamento climatico?

La delegazione del Parlamento europeo è appena rientrata da Bali dove ha partecipato alla conferenza delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico. Lunedì i deputati hanno valutato e discusso dei risultati ottenuti, felicitandosi dei traguardi raggiunti ma rammaricandosi del mancato accordo da parte di tutti i paesi industrializzati di tagliare le emissioni nocive e coinvolgere gli Stati Uniti in obiettivi più ambiziosi.
 
L'eurodeputato italiano e presidente della delegazione Guido Sacconi del gruppo socialista (PSE), si è  detto "soddisfatto" delle conclusioni della conferenza di Bali. "Nel compromesso finale, secondo il presidente, mancano però riferimenti a degli obiettivi precisi... ma questi saranno al centro del negoziato che dovrà concludersi entro il 2009".
 
Necessari obiettivi vincolanti
 
La Conferenza è stata un momento di verifica per la capacità d'azione europea sullo scenario internazionale: esame superato con ottimi voti, grazie al lavoro congiunto dei 27 e dalla stretta collaborazione tra Commissione, Consiglio e Parlamento." Sacconi ha aggiunto:"Voglio sottolineare i due successi molto importanti raggiunti: il riferimento al Quarto Rapporto dell'IPCC e la decisione degli Stati Uniti e delle economie emergenti di partecipare ad un processo negoziale finalizzato ad un accordo globale".
 
La richiesta del Parlamento
 
Sacconi e il vicepresidente del Parlamento, lo spagnolo Alejo Vidal Quadras del gruppo del partito popolare europeo (PPE-DE), hanno rilasciato una dichiarazione congiunta a nome dell'intera delegazione in cui criticano i risultati dei Bali, che vanno nella direzione opposta da quella richiesta dal Parlamento europeo nella sua risoluzione dello scorso novembre: "In particolar modo per la mancanza di riferimenti diretti ai tagli di emissioni dei paesi industrializzati", hanno dichiarato..  
 
La delegazione del Parlamento ha comunque accolto di buon grado la roadmap fissata a Bali, che "apre un processo" che porterà oltre il post-Kyoto e cioé oltre il 2012, con un accordo congiunto da raggiungere entro il 2009". E questo è un successo dell'intera Unione europea che ha lavorato congiuntamente: "Ciò dimostra che agire assieme sulla scena internazionale paga".
 
Altre reazioni
 
Ottimista è l'olandese Johannes Blokland del gruppo Indipendenza/Democrazia: "Speriamo in negoziati fruttuosi fra i 190 stati membri, compresi Stati Uniti e Cina". Le prossime elezioni presidenziali americane, infatti, potrebbero dare "un impulso positivo" alla politica ambientale a stelle e strisce e rendere possibile un accordo sul nuovo trattato di Copenhagen nel 2009.
 
La finlandese Satu Hassi del gruppo verde/alleanza libera europea, invece, ha lamentato l'assenza di un chiaro obiettivo delle discussioni e ne ha attribuito la responsabilità "al comportamento senza scrupoli degli Usa". Anche per lei, però, il molto dipenderà dalle elezioni americane il prossimo autunno: "Sia Al Gore che John Kerry hanno assicurato a Bali che la linea americana cambierà per il summit di Copenhagen del 2009".
 
Il relatore delle proposte del Parlamento, l'eurodeputato tedesco Karl-Heinz Florenz  del gruppo del partito popolare europeo e democratici europei (PPE-DE), dichiara che con l'accordo Ue, "da marzo potremo dimostrare qualcosa agli altri e ciò ci permetterà di essere fermi nei negoziati con gli USA".
 
 

Per ulteriori informazioni :

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Cambiamento climatico: il Nobel Pachauri invita a dare l'esempio

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M. Pachauri

Dalle parole ai fatti

L'Europa deve "essere il cambiamento che vuole vedere nel mondo". Citando Gandhi, il Nobel per la Pace 2007 Rajendra K. Pachauri, presidente del panel internazionale sul cambiamento climatico (IPCC), ha esortato l'Unione europea a guidare la lotta contro il surriscaldamento globale del pianeta.
 
Ospite dell'Europarlamento e del Presidente Hans-Gert Pöttering mercoledì 26 marzo, Pachauri ci ha concesso un'intervista in esclusiva in cui parla di protocollo di Kyoto e sicurezza, nuove tecnologie e ambiente.  
 
Nobel per la pace 2007
 
Lo scorso dicembre l'ex vicepresidente americano Al Gore e Rajendra K. Pachauri per l'IPCC, il comitato scientifico fondato dall'organizzazione meteorologica mondiale (WMO) e dal programma ambientale dell'ONU, hanno ricevuto il Nobel per la pace "per i loro sforzi nel costruire e disseminare un'accresciuta conoscenza sui cambiamenti climatici provocati dall'uomo e nel porre le basi per invertire la tendenza".
 
Rischio per la sicurezza
 
Il cambiamento climatico costituisce "un rischio enorme per la sicurezza", al punto che l'Ue lo ha posto al centro delle sue politiche preventive. "Lo scioglimento dei ghiacciai, inondazioni e alluvioni, l'innalzamento del livello del mare e la scarsità delle risorse idriche potranno scatenare "guerre per l'acqua". "Intere popolazioni abbandoneranno regioni in cui l'agricoltura non darà più frutti", spiega senza mezzi termini Pachauri, queste sono potenziali minacce alla pace e nessuna parte del globo ne è immune".
 
Scioglimento dei ghiacciai
 
Come dimostra l'enorme iceberg appena staccatosi in Antartide, "dovremmo realmente preoccuparci" per lo scioglimento dei ghiacciai, sottolinea il Nobel. Perchè è su queste immense riserve di ghiaccio che "si basa il sistema fluviale e di approvvigionamento idrico di grandi aree come il Sud Est asiatico e la Cina". Senza contare che il collasso di interi blocchi di pack dei poli "contribuirà all'innalzamento del livello del mare", un processo già in corso a causa del surriscaldamento degli oceani.
 
Una soluzione tecnologica?
 
La tecnologia senza la messa in atto di politiche adeguate non può fare molto. Pachauri ne è convinto: "Abbiamo bisogno di misure che promuovano lo sviluppo di nuove tecnologie o l'utilizzo di quelle esistenti. La tecnologia di cui abbiamo bisogno è pronta per essere commercializzata, ma questo avverrà solo se i governi la sosterranno con politiche adeguate...ad esempio, tassando i prodotti derivati dal petrolio, l'industria automobilistica sarebbe spinta a produrre veicoli più efficienti e la gente a utilizzare di più i mezzi pubblici".
 
Il ruolo dell'Europa
 
"È importante raggiungere un accordo internazionale entro il 2009 e l'Europa può dare l'esempio diventando essa stessa quel cambiamento che vorrebbe vedere nel mondo, come diceva Gandhi", propone il presidente dell'IPCC. Bisogna tenere conto, infatti, di una certa "inerzia" del cambiamento climatico: "Anche se arrivassimo a stabilizzare la concentrazione dei gas a effetto serra, questo processo continuerebbe ancora per decenni".
 
Se l'Europa saprà invece creare un esempio di successo, motiverà anche il resto del mondo. "È meraviglioso sapere che il Presidente del Parlamento europeo sia così interessato" e, confessa Pachauri, "Mi sento davvero privilegiato a essere stato invitato qui.. l'Europarlamento è un'istituzione notevole che mette ottimismo".
 
Incoraggiamento e sensibilizzazione
 
Ricevere un premio Nobel sicuramente aiuta a proseguire il proprio lavoro e a perseverare nella propria causa. "Abbiamo avuto due tipi di impatto: uno sulla comunità scientifica dell'IPCC, che si sente incoraggiata, e un altro sulla gente, che è stata sensibilizzata sul cambiamento climatico, spiega Pachauri. E aggiunge, sorridendo: "Quanto a me, sto diventando pazzo a forza di viaggiare... ma bisogna diffondere il messaggio!".
 
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Cina e cambiamento climatico, prove di intesa

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Per le strade cinesi, fra biciclette e centrali nucleari © BELGA_AFP PHOTO_Frederic J BROWN

Cina e cambiamento climatico, un connubio possibile?

Con la conferenza sul cambiamento climatico di Bali alle porte, i deputati della commissione parlamentare temporanea sul cambiamento climatico hanno deciso di inviare il 5 novembre una delegazione in Cina per fare il punto della situazione. Al ritorno dalla tre giorni, gli eurodeputati hanno concluso che la Cina è politicamente impegnata a combattere il cambiamento climatico ma senza obiettivi specifici.
 
"Con un'economia in forte espansione, colossi come Cina e India stanno divenendo velocemente fra i paesi a più alto inquinamento al mondo. I buoni propositi del dopo Kyoto nel 2012 saranno possibili solo se paesi dalle simili caratteristiche si impegneranno nel nuovo accordo", ha dichiarato il presidente della commissione parlamentare Guido Sacconi del gruppo socialista (PSE).
 
Il colosso cinese avanza
 
Dal 1990, quello che oggi è, ma ancora per poco, il secondo paese al mondo in termini di emissioni di CO2 dopo gli Stati Uniti, ha già raddoppiato le sue emissioni inquinanti. Pur se nel 2002 la Cina ha ratificato il protocollo di Kyoto, quale paese emergente non è vincolato a rispettare il dettame della riduzione delle emissioni. Con un'economia in forte espansione e una popolazione che ha raggiunto, almeno ufficialmente, quota 1 miliardo e 300.000, la Cina è oggi il più grande consumatore di carbone e petrolio della terra.
 
L'impegno di Pechino
 
Recentemente, la Cina ha adottato il programma sul cambiamento climatico con obiettivi ambiziosi, dimostrando un impegno serio a migliorare i suoi livelli di efficienza energetica. "La nostra sortita a Pechino, fa notare Sacconi, ci ha dato l'opportunità di incontrare funzionari governativi, membri del Congresso nazionale ed esperti del mondo economico e della società civile e scambiare punti di vista sul tema, un processo che ci ha aiutato a comprendere meglio la posizione cinese al riguardo".
 
Il relatore della commissione parlamentare Karl-Heinz Florenz, eurodeputato tedesco del gruppo del partito popolare europeo (PPE-DE), ha aggiunto: "Dai colloqui avuti abbiamo capito che la lotta al cambiamento climatico rappresenta una delle priorità politiche delle autorità cinesi. Ho l'impressione, ha precisato, che stanno applicando con successo la nuova legislazione in materia".
 
Cina e protocollo di Kyoto
 
"É rassicurante sapere che per la Cina, come per l'Ue d'altronde, ha dichiarato Florenz, la conferenza di Bali delle Nazioni Unite che si apre il 3 dicembre è l'unico forum appropriato per i negoziati internazionali sul cambiamento climatico. Le autorità cinesi sono inoltre sulla nostra stessa linea per quanto riguarda la necessità di un accordo al più tardi entro il 2009, affinché non si crei un vuoto fra l'attuale protocollo e il nuovo testo.
 
Riguardo l'importanza di costruire delle partnership e coinvolgere nella lotta la cambiamento climatico le nuove realtà emergenti come Cina e India, "il Parlamento punta a una politica estera ambientale", ha aggiunto Florenz.
 
Sì alla riduzione delle emissioni, no a obiettivi fissi
 
Sacconi prosegue parlando della visita a Pechino: "La Cina vuole ridurre le emissioni, risparmiare energia e produrre efficienza energetica, ritiene inoltre importante cooperare con gli altri paesi industrializzati in termini di trasferimento tecnologico, così come nella necessità di un'assistenza finanziaria. E questi sono tutti segnali positivi", ha aggiunto.
 
"Rimane però un punto critico, si rammarica Sacconi, la Cina continua infatti a sostenere l'attuale struttura del protocollo di Kyoto, e cioè senza impegni quantitativi per i paesi emergenti e quelli in via di sviluppo".
 
Il viaggio ricomincia da Bali
 
Con la risoluzione votata dalla commissione temporanea sul cambiamento climatico il 22 ottobre, che sarà adottata dall'intero Parlamento giovedì prossimo a Strasburgo, i deputati chiedono all'Unione europea di far in modo che "al massimo entro il 2009" si arrivi a un accordo internazionale che includa obiettivi vincolanti in termini di emissioni per tutti i paesi industrializzati, con riduzioni di almeno il 30% entro il 2020 e del 60%-80% entro il 2050".
 
Chiesti, inoltre, un sistema globale di "tetto per le emissioni e scambio di quote", un meccanismo finanziario di adeguamento e strumenti finanziari per lo sviluppo pulito e il trasferimento e l'utilizzo di tecnologie.
 
La tre giorni cinese è la prima di una serie di visite di delegazione della commissione temporanea in paesi extra-europpei con l'obiettivo di sviluppare e rafforzare i contatti a livello parlamentare e creare un'alleanza solida nella lotta al cambiamento climatico.
 
 

Per ulteriori informazioni :

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L'energia verde è la soluzione di tutti i mali?

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Turbine del vento in un cielo verde oro.. ©BELGA/CCU

Gli investimenti verdi, sono investimenti d'oro?

Non tutti i mali vengono per nuocere. E' vero che la crisi economica mondiale ha creato un malcontento generale però spesso i periodi di crisi servono proprio per rimettersi in discussione. Nei corridoi di Bruxelles si respira molto ottimismo. Come lottare contro questa crisi globale e risolvere allo stesso tempo il problema del riscaldamento della Terra? La risposta è semplice: investire nell'energia "verde" per proteggere l'ambiente e creare nuovi posti di lavoro.
 
"Trasformiamo le spese in investimenti per un futuro più verde", ha suggerito il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-Moon, durante la Conferenza di Poznań sul cambiamento climatico, lo scorso dicembre.
 
Idee
 
Per Joseph Daul, presidente del Gruppo del Partito Popolare Europeo (PPE/DE), bisogna investire oggi per ottenere dei risultati domani: "La lotta contro il cambiamento climatico e le innovazioni tecnologiche permetteranno di rilanciare l'economia europea e l'industria a medio termine".
 
Più critici verso i governi nazionali, i deputati Johannes Blokland (ID) e Jan Andersson (PSE). "Alcuni governi hanno usato la crisi economica come pretesto per sottrarsi ai loro impegni nella lotta al cambiamento climatico, ha dichiarato Andersson, (...) è primordiale invece di investire molto di più nella ricerca e nello sviluppo".
 
L'ambiente e l'economia sono dunque in qualche sorta legati. Per il deputato italiano Roberto Musacchio (GUE/NGL): "L'ambiente potrebbe essere la soluzione ai problemi economici attuali".
 
 ...e proposte
 
Il paradosso della crisi economica è che, a causa della stagnazione dell'economia mondiale, molti paesi europei riusciranno a raggiungere gli obiettivi del protocollo di Kyoto, cioè riusciranno a diminuire le loro emissioni di gas a effetto serra.
 
Se molti credono che la crescita economica abbia un impatto negativo sul clima e l'ambiente, il deputato inglese Graham Watson (ALDE) è di tutt'altro avviso: "Non esiste una contraddizione tra Keynes e la lotta al cambiamento climatico. Se Keynes fosse ancora vivo, probabilmente installerebbe pannelli solari e impianti eolici ovunque, favorendo l'innovazione e creando nuovi posti di lavoro".
 
Per la deputata Avril Doyle (PPE/DE), investimenti, creazione di nuovi posti di lavoro e tutela dell'ambiente vanno di pari passo.
 
Industria automobilistica: fondi statali per automobili "verdi"
 
"Non dovrebbero destinare fondi pubblici all'industria automobilistica", ha dichiarato la deputata dei Verdi, Monica Frassoni, "sarebbe come buttare i soldi dalla finestra".
 
La deputata Dorette Corbet (PSE) è ancora più severa. Sostenere le imprese automobilistiche con aiuti statali è "semplicemente assurdo. Gli aiuti dovrebbero servire per costruire automobili elettriche o all'idrogeno".
 
"Distrazioni verdi"
 
Gli investimenti "verdi" raggiungeranno i risultati sperati? Per alcuni deputati la risposta è negativa: per vedere i risultati delle misure adottate in tema di energia e ambiente bisognerà armarsi di molta pazienza.
 
Più preoccupato dai dati sulla disoccupazione in Europa è invece il deputato Ryszard Czarnecki (UEN): "La crescita economica e la disoccupazione sono molto più importanti del cambiamento climatico".
 
Il deputato Roger Helmer (NI) sostiene l'ipotesi che la minaccia "non è rappresentata dal riscaldamento globale ma dalle nostre politiche in risposta a tale fenomeno".
 
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