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Crisi dell'auto: i deputati chiedono aiuti per l'industria

Industria - 04-02-2009 - 19:44
Sessioni plenarie
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Nel dibattito in Aula tutti i deputati hanno sottolineato la crisi profonda attraversata dall'industria dell'auto europeo. In molti hanno chiesto un più forte coordinamento a livello europeo delle azioni. Queste dovrebbero riguardare principalmente il rinnovo del parco macchine verso modelli più ecologici, l'innovazione, la ripresa dei crediti all'industria e la tutela dell'occupazione. Per il commissario Verheugen il futuro dell'industria europea sarà ecologico, oppure non ci sarà futuro.

Dichiarazione del Consiglio in carica
 
Alexandr VONDRA ha anzitutto sottolineato l'importanza del tema in discussione, rilevando come l'industria automobilistica sia «un fattore chiave dell'economia europea». Grazie alla sua adattabilità dell'industria comunitaria, ha aggiunto, le auto europee sono tra le migliori, le più innovative, sicure, competitive e rispettose dell'ambiente» e «bisogna essere fieri di questi risultati». Ma la crisi economica globale ha portato a una riduzione delle vendite dell'8% nel 2008, rispetto all'anno precedente, e la situazione potrebbe peggiorare nel 2009, anche per l'indotto.
 
Il Ministro ha poi sottolineato che queste difficoltà mettono a repentaglio molti posti di lavoro e, pertanto, l'industria deve essere incoraggiata ad affrontare i suoi problemi strutturali, come la sovracapacità produttiva. A tale proposito, ha ricordato che il piano di risanamento economico europeo e i programmi nazionali prevedono una serie di aiuti. Questi, ha però precisato, devono concentrarsi sull'innovazione, essere mirati e coordinati e rispettare i principi della concorrenza equa e dell'apertura dei mercati. Ha quindi ammonito che non ci deve essere una «corsa ai sussidi» e non è possibile distorcere la concorrenza. Il Consiglio, ha aggiunto, collaborerà con la Commissione per esaminare la possibilità di migliorare i prestiti e proseguirà con il suo dialogo con gli USA e gli altri partner.
 
Riguardo agli strumenti a disposizione dell'UE ha posto l'accento su quelli che favoriscono l'innovazione. Al riguardo andranno valutate le potenzialità dei sistemi a propulsione ibrida e elettrica e delle cellule a combustibile. I regimi di rottamazione, ha aggiunto, possono dare impulso alla domanda e avere un impatto positivo. In proposito, ha anche affermato che la Presidenza ha chiesto alla Commissione di proporre al Consiglio europeo di primavera uno schema coordinato volto a incoraggiare il rinnovo del parco auto.
 
Dichiarazione della Commissione
 
Günter VERHEUGEN ha invitato tutti «alla prudenza» per evitare «di suscitare aspettative che non potranno essere onorate». L'industria dell'auto, ha aggiunto, è un indicatore della congiuntura generale e il «grave rallentamento» della domanda si ripercuote anche in altri settori. Questa riduzione, ha spiegato, è sintomo della mancanza di fiducia e dell'attesa di nuovi sviluppi, pertanto occorre prendere delle misure, tutti insieme, per ripristinare tale fiducia. Dopo aver enumerato le caratteristiche del settore (12 milioni di occupati, orientamento all'esportazione, ecc.), ha sottolineato che il crollo delle vendite ha portato a 2 milioni di auto invendute.
 
Il surplus di capacità produttiva, ha spiegato, è dell'ordine del 20% per alcune fonti, più alto per altre, e vi sono 400.000 posti di lavoro a rischio. Il commissario ha poi avvertito che non vi sono garanzie che tutti i siti di produzione esistenti saranno ancora attivi alla fine dell'anno: «la concorrenza è pesante» e l'industria deve promuovere migliori prestazioni. Ha quindi osservato che la legislazione UE rende la situazione ancora più difficile visto che porta a un aumento dei prezzi. Occorre quindi aumentare la produttività, cosa che avrà conseguenze sull'occupazione. Gli obiettivi della politica UE, ha poi spiegato, sono di far uscire l'industria dalla crisi e migliorarne la competitività, «affinché l'UE resti il centro dell'industria automobilistica mondiale».
 
Descrivendo le misure adottate fino ad oggi, il commissario ha ricordato il credito di 9 miliardi di euro, ma ha anche avvertito che «i fondi BEI sono esauriti» e che è necessario garantire ulteriori finanziamenti. Gli Stati membri sono anche autorizzati a ricorrere ad aiuti di Stato per sostenere l'industria, purché questi siano «mirati e non distorcano la concorrenza». Ha poi sottolineato che gli aiuti non devono discriminare i produttori, favorendo l'industria nazionale, e possono consistere nella rottamazione di auto vecchie a favore di modelli più ecologici che abbiano ad esempio minori emissioni. Più a lungo termine, ha menzionato le raccomandazioni di CARS 21 sulla ricerca e l'innovazione.
 
Il commissario ha poi sottolineato che la principale conclusione delle sue discussioni con gli Stati membri è «il no al protezionismo». A livello internazionale, invece, bisogna guardare alle azioni degli USA: se non è nell'interesse dell'Europa che l'industria americana fallisca, va anche assicurato che gli aiuti di cui beneficia non penalizzino i produttori UE. Concludendo, ha affermato che «l'industria europea è capace e pronta a reagire per garantire il suo futuro».
 
Interventi in nome dei gruppi politici
 
Jean-Paul GAUZES (PPE/DE, FR) osservando che il messaggio del commissario «non è di speranza e non contribuisce a ripristinare la fiducia», teme invece che rappresenti un incitamento agli Stati membri a muoversi da soli. A suo parere l'UE deve invece fare ben altro per un'industria così importante. Ha quindi sottolineato che una risposta coordinata «è fondamentale e urgente per sostenere e amplificare le azioni già intraprese dagli Stati membri».
 
Ha poi sostenuto che, prima di tutto, è indispensabile che il sistema bancario finanzi normalmente l'industria, «ossia a dei tassi e a delle condizioni normali, e con dei volumi che corrispondono ai bisogni dell'industria». Inoltre, «occorre dare un futuro all'industria» ed è quindi indispensabile una vera politica industriale che guardi al futuro e acceleri gli sviluppi necessari, in particolare, nel campo della protezione dell'ambiente e delle esigenze dello sviluppo sostenibile. Ma è anche primordiale che lo sforzo d'innovazione non si realizzi a discapito della crisi e che gli aiuti permettano di agire in questo campo.
 
Guido SACCONI (PSE, IT) ha detto di condividere la preoccupazione e il realismo espresso dal commissario. Ha quindi rilevato che una stima prevede una perdita potenziale di 2 milioni di posti di lavoro nel 2009 nell'intera filiera automobilistica, «la maggior parte dei quali nella componentistica». Ha quindi osservato che «viviamo una straordinaria contraddizione: da un lato abbiamo un parco veicolare privato e pubblico molto obsoleto, con alti livelli di emissioni e, dall'altro lato, una domanda che è fortemente rallentata, se non addirittura crollata». Sostenendo di aver apprezzato molto il piano di rilancio deciso dalla Commissione, pur con i suoi limiti, ha sottolineato di intervenire sulla domanda: «una vera manovra anticiclica ... anche in funzione degli obiettivi ambientali».
 
Deplorando che ogni Stato membro abbia preso iniziative individuali e che l'Italia «finora non ha fatto niente», ha auspicato che al Consiglio "Competitività" della prossima primavera «ci sia il massimo di coordinamento, almeno sui criteri», collegando ad esempio i piani di rottamazione «a precisi obiettivi di emissioni». In proposito ha giudicato «intelligente» la soluzione adottata in Francia che consiste nel «variare l'entità del bonus messo a disposizione dell'acquirente a seconda del livello di emissioni della vettura comprata». A suo parere, questo sarebbe «un sistema "win-win", in cui ci guadagnerebbero tutti: l'occupazione, l'innovazione, la competitività e anche l'ambiente».
 
Per Patrizia TOIA (ALDE/ADLE, IT) «la crisi del settore auto è diventata crisi di un intero comparto, dell'indotto, di altri settori collegati, delle reti commerciali e quindi dei servizi» e ha «prospettive drammatiche sotto il profilo dell'occupazione». Il crollo delle immatricolazioni, a suo parere, «dimostra che non è una crisi di un settore tecnologicamente obsoleto, non nasce all'interno del settore, dall'interno di questa o quell'azienda, per errori manageriali, è bensì una crisi di sistema e come tale va affrontata urgentemente e con decisione proprio dalle istituzioni europee». Se occorre sostenere la domanda, visto che «i consumi sono l'unico volano della ripresa», è anche necessario garantire «un sostegno creditizio per riprendere la produzione, pagare i materiali, sostenere l'occupazione, anche di fronte a un calo degli ordinativi e della domanda».
 
Sottolineando che l'America e alcuni paesi europei stanno già intervenendo e auspicando che l'Italia «passi dalle proposte generiche alle iniziative concrete», ha sollecitato «una più forte azione europea nel piano di rilancio» e anche oltre poiché «il destino delle grandi case europee è un destino comune e i grandi produttori europei non devono trovare concorrenza all'interno del mercato comune sotto forma di diverse forme di aiuti di Stato o di agevolazioni, ma devono trovare una risposta dell'Europa forte, incisiva e coordinata». Anche perché «le sorti del mercato europeo dell'auto si misurano nella capacità di affrontare insieme la concorrenza mondiale». Ha quindi concluso chiedendo che «il sostegno non sia un aiuto, peggio un soccorso, che lascia tutto com'è, ma un incentivo per una capacità competitiva futura del settore sotto il profilo delle innovazioni, di produzioni compatibili con l'ambiente e anche di tecnologie più rispettose dell'ambiente e della sicurezza dei viaggiatori e dei trasporti».
 
Anche Guntars KRASTS (UEN, LV) ha affermato che lo sviluppo è collegato alla disponibilità del credito. Dopo la normalizzazione dei sistemi creditizi, ha spiegato, dovrà essere possibile agire sul settore, salvaguardando la competitività e le prestazioni ecologiche.
 
Rebecca HARMS (Verdi/ALE, DE) ha rilevato l'esigenza di gestire la crisi economica assieme a quella ambientale, sostenendo che sarebbe un errore non essere ambiziosi a favore delle misure per il cambiamento climatico. In proposito, ha deplorato che si sia fatto troppo poco in questa materia. A suo parere, occorre «difendere le auto piccole e ecologiche» e esaminare le potenzialità di quelle elettriche. E' anche necessario avere una visione d'insieme sul settore dei trasporti e, quindi, considerare anche i mezzi pubblici e incentivare i sistemi sostenibili per il futuro.
 
Per Roberto MUSACCHIO (GUE/NGL, IT) «è ormai evidente che la crisi finanziaria è diventata economica e ora sociale, drammatica». E ciò «lo dimostra la situazione dell'auto, dove si presume siano a rischio oltre due milioni di posti di lavoro», soprattutto i più deboli ossia gli anziani e i precari. A suo parere occorre quindi «agire con rapidità e forza» e, in proposito, ha sottolineato la necessità di un coordinamento europeo diretto all'innovazione in relazione al pacchetto clima e al regolamento sulle emissioni.
 
Ma deve anche riguardare la questione sociale: «nessun lavoratore, a partire da quelli anziani e da quelli precari, deve essere espulso, poiché non si può fare l'innovazione cacciando i lavoratori». Pertanto, è necessario adeguare il Fondo sulla globalizzazione e il Fondo sociale, perché «il lavoro in Europa torni ad essere centrale, ad avere quel ruolo che spetta ad esso come fondatore di democrazia».
 
Patrick LOUIS (IND/DEM, FR) ha affermato che il settore dell'auto «soffre delle delocalizzazioni e dei dumping sociale, ambientale e fiscale». A suo parere la sola soluzione per difendersi «dai 4X4 americani sovvenzionati e dopati dal ribasso del dollaro ... e dai veicoli di gamma inferiore provenienti dalla Turchia o dalla Cina» è di «ristabilire le tariffe esterne comuni». Solo i dazi compensatori alle frontiere, ha insistito, «possono ristabilire uno scambio internazionale leale».
 
Replica della Commissione
 
Günter VERHEUGEN ha insistito sul fatto che «le misure a breve termine non possono essere in contraddizione con gli obiettivi di lungo termine: il futuro dell'industria europea sarà ecologico, oppure non ci sarà futuro!». Occorre quindi riorientare il settore, nonostante la crisi. Riguardo all'occupazione, ha ricordato che la Commissione ha avanzato delle proposte per un del Fondo di adeguamento più flessibile e, in proposito, ha sottolineato la necessità di agire rapidamente per salvaguardare e aiutare i lavoratori meno qualificati. In merito alla rottamazione, ha rilevato che non vi possono essere norme UE sugli importi dei premi, ma che sono state proposte delle forbici.
 
 
Dichiarazioni del Consiglio e della Commissione - Effetti della crisi finanziaria sull'industria automobilistica
Dibattito: 4.2.2009
 
RIF.: 20090203IPR48166