Focus
Plenaria di ottobre a Bruxelles: Trattato di Lisbona dopo il voto irlandese e libertà di espressione
Istituzioni - 06-10-2009 - 17:21
Si è conclusa la sessione a Bruxelles: oggi la questione della libertà di espressione in Italia ha occupato la scena, insieme alla costituzione di una commissione parlamentare speciale sulla crisi finanziaria. Segui tutti gli aggiornamenti dall'emiciclo in questa sezione del sito!
Per sapere cosa succede in aula durante la mini-plenaria, devi seguire gli aggiornamenti quotidiani su questo dossier. Le seguenti sezioni verranno create fra martedì e giovedì:
- Sezione 1: I punti forti della plenaria
- Sezione 2: Referendum in Irlanda e Trattato di Lisbona
- Sezione 3: Creazione di una commissione speciale sulla crisi finanziaria
- Sezione 4: Libertà di espressione in Italia
Sommaire du dossier :
RIF.: 20091002FCS61743
I punti forti della sessione plenaria del 7-8 ottobre
Dibattito su referendum irlandese e Trattato di Lisbona
I deputati europei analizzeranno, mercoledì pomeriggio, il risultato del referendum irlandese sul Trattato di Lisbona. Tutti i gruppi politici si confronteranno con il premier svedese Fredrik Reinfeldt in rappresentanza del Consiglio e con il Presidente della Commissione José Manuel Barroso.
Dibattito sulla libertà d'informazione in Italia
I deputati europei discuteranno con la Commissione europea la libertà d'informazione in Italia. Il voto su quest'argomento avrà luogo durante la prossima sessione plenaria di Strasburgo (19-22 Ottobre).
Costituzione della commissione speciale sulla crisi finanziaria ed economica
I deputati europei hanno costituito un organo speciale per analizzare l'impatto della crisi finanziaria e proporre nuove misure per affrontarne le conseguenze.
I passeggeri dovrebbero essere ricompensati nel caso di fallimento di una compagnia?
I passeggeri in possesso di una prenotazione per una compagnia aerea che fallisce, non dovrebbero essere le vittime della bancarotta, ma essere ricompensati del denaro speso. I deputati europei, in un dibattito mercoledì, chiederanno alla Commissione europea di rivedere la legislazione attuale o proporne una nuova per assicurare il diritto a tale compensazione.
Crisi finanziaria: più aiuti per i Paesi poveri
I deputati voteranno una risoluzione in cui si chiede una riforma profonda delle istituzioni finanziarie internazionali e più attenzione ai Paesi poveri, gravemente colpiti dalla crisi.
Trattato di Lisbona, i deputati chiedono di andare avanti
Ieri l'aula ha discusso con il presidente della Commissione europea Barroso e il Consiglio le conseguenze del 'SI' irlandese, in particolare la ratifica da parte della Repubblica ceca e la nomina dei tre nuovi posti chiave europei creati dal Trattato. La maggioranza dei parlamentari ha espresso soddisfazione per il risultato del voto in Irlanda, ma non mancano le voci critiche.
Irlanda "al cuore dell'Europa unita"
Il presidente del Parlamento Jerzy Buzek ha aperto la sessione affermando che "il popolo irlandese ha mandato un segnale chiaro: vogliono restare al cuore dell'Europa unita. Ma non dobbiamo dimenticarci di quelli che hanno votato no - ha continuato - perché ci stanno dicendo qualcosa che abbiamo il dovere di ascoltare".
"Una maggioranza travolgente" - secondo il capogruppo popolare Joseph Daul - "ha detto sì non solo al Trattato di Lisbona ma all'Europa come area di sicurezza e di valori condivisi".
Di opinione diversa il leader degli euroscettici Nigel Farage (EFD) che ha chiesto "un terzo referendum, poi scegliamo il migliore di tutti e tre. Ma questa volta dovrebbe essere libero e giusto. Intanto noi in Gran Bretagna faremo campagna per andarcene dall'UE, e andarcene il più presto possibile".
La Sinistra unita, per voce del suo leader Lothar Bisky, preferirebbe "referendum obbligatori" in tutti i Paesi UE e ha messo in guardia sul fatto che "una volta che si fa un referendum, bisogna accettare il risultato".
Critico anche Timothy Kirkhope, del nuovo gruppo conservatore ECR: "il Trattato significa un passo in avanti verso un'Europa-superstato che molti cittadini non vogliono".
Occhi puntati su Praga
I due soli Paesi che non hanno completato la ratifica del Trattato di Lisbona sono la Polonia e la Repubblica ceca: i rispettivi Presidenti della Repubblica devono ancora apporre la loro firma. Mentre Varsavia lo farà nei prossimi giorni, Praga aspetta il verdetto della Corte costituzionale. Ma l'Europa chiede al presidente Vaclav Klaus di accelerare il passo.
Per Daul il presidente ceco dovrebbe comportarsi "in maniera responsabile", mentre il leader socialdemocratico Martin Schulz ha detto che il Trattato di Lisbona non é fatto per "rendere gli Stati Membri più forti rispetto all'Europa, ma perché l'Europa diventi un leader mondiale e renda più forti gli Stati membri". Anche lui ha chiesto al presidente Klaus di prendere atto del risultato irlandese e firmare il Trattato in tempi brevi.
Nomina dei nuovi organi
Dal gruppo liberale arriva la richiesta all'attuale presidenza del Consiglio "di non aspettare l'entrata in vigore per nominare la nuova Commissione": il capogruppo Guy Verhofstadt ha dichiarato che "non possiamo stare qui con le mani in mano aspettando che Klaus firmi".
Gli ha risposto il presidente della Commissione europea José Manuel Barroso, dicendosi pronto a iniziare la formazione della nuova Commissione appena c'é la sufficiente "chiarezza giuridica" da parte del Consiglio.
Più cauto il premier svedese Fredrik Reinfeldt, che preferirebbe attendere la fine del processo di ratifica.
Daniel Cohn-Bendit,a nome dei Verdi, ha insistito sulla trasparenza nelle nomine del nuovo Presidente del Consiglio e Alto rappresentante europeo per la politica estera: "l'Europa si merita un vero dibattito pubblico, non vogliano che i nomi siano calati dall'alto all'ultimo momento, dopo una riunione a porte chiuse fra Primi Ministri".
Per ulteriori informazioni :
Istituita una commissione parlamentare speciale sulla crisi economica
Il Parlamento ha approvato la creazione di una commissione speciale sulla crisi finanziaria ed economica composta da 45 deputati, che dovrà analizzare la situazione, proporre misure appropriate, valutare la legislazione UE e il coordinamento tra gli Stati membri e curare le relazioni con le istituzioni UE e le organizzazioni internazionali. Il mandato della commissione è di 12 mesi a decorrere dall'8 ottobre 2009.
Il Presidente Jerzy Buzek ha affermato che " dovremmo imparare la lezione da queste crisi economiche e finanziarie affinché non si ripetano". I membri del Parlamento europeo, ha aggiunto, "dovranno valutare l'efficacia delle misure prese a livello UE e dagli Stati membri per rispondere alla crisi e questa nuova commissione servirà da importante luogo di dibattito".
Più in particolare, la commissione speciale dovrà analizzare e valutare l'ampiezza della crisi sociale, economica e finanziaria, il suo impatto sull'Unione europea e sugli Stati membri e la situazione a livello della governance mondiale, nonché proporre misure appropriate al fine di ricostruire a lungo termine mercati finanziari "sani e stabili, atti a sostenere la crescita sostenibile, la coesione sociale e l'occupazione a tutti i livelli, e fornire una valutazione dell'incidenza degli interventi e dei costi dell'inazione".
Sarà chiamata, inoltre, ad analizzare e valutare l'attuazione effettiva della legislazione comunitaria in tutti i settori interessati, nonché il coordinamento delle azioni avviate dagli Stati membri "per sostenere una crescita sostenibile e qualitativa e gli investimenti a lungo termine, per lottare contro la disoccupazione e rispondere alle sfide demografiche e climatiche, nel rispetto del principio di sussidiarietà".
Infine, dovrà allacciare i contatti necessari e organizzare audizioni con le istituzioni europee e gli organi europei e internazionali, i parlamenti e i governi nazionali degli Stati membri e di paesi terzi, nonché con rappresentanti della comunità scientifica, delle imprese e della società civile, comprese le parti sociali, in stretta cooperazione con le commissioni permanenti.
La decisione lascia immutate le prerogative delle commissioni permanenti del Parlamento, competenti in materia di approvazione, controllo e applicazione della legislazione comunitaria relativa al settore economico-finanziario. Ma la commissione speciale potrà esprimere raccomandazioni sulle misure o le iniziative da avviare. Presenterà al Parlamento una relazione intermedia e una relazione finale in cui figureranno le raccomandazioni in merito ad azioni o iniziative da intraprendere.
La commissione speciale, composta di 45 membri, avrà un mandato di dodici mesi a decorrere dall'8 ottobre 2009, ma la sua durata potrà essere prorogata.
Gli europarlamentari italiani titolari nella commissione sono: Vito Bonsignore e Alfredo Pallone (PdL), Sergio Cofferati (PD), Vincenzo Iovine (Idv) e Mario Borghezio (Lega Nord).
Per ulteriori informazioni :
Dibattito sulla libertà d'informazione in Italia
Nel corso di un dibattito sulla libertà di informazione in Italia, i rappresentanti dei gruppi PPE, ECR e EFD hanno ammonito dall'utilizzare l'Unione europea quale forum per risolvere le questioni di politica interna. D'altro lato, i gruppi S&D, ALDE, Verdi/ALE e GUE/NGL hanno chiesto alla Commissione di proporre un'ampia legislazione europea sul pluralismo dei media.
Dichiarazione in nome della Commissione
Il commissario per i media, Viviane Reding, ha sottolineato che l'Unione europea ha poteri limitati nel campo della stampa scritta ma che tutti gli Stati membri hanno istituzioni proprie per risolvere eventuali problemi legati ai diritti fondamentali. Ha quindi invitato i deputati a non risolvere i problemi tramite le istituzioni europee se possono farlo a livello nazionale.
Interventi in nome dei gruppi politici
Il Presidente del gruppo Popolare Europeo, Joseph Daul, condannando l'utilizzo del Parlamento quale forum per un dibattito nazionale ha sottolineato che l'Italia è un paese democratico dove l'ordinamento giuridico è rispettato. Il Parlamento non ha poteri su questa materia e non dovrebbe essere strumentalizzato per i regolamenti di conti.
Per David-Maria SASSOLI, che ha parlato al nome del gruppo dei Socialisti e Democratici, l'Italia è un grande paese democratico, come dimostrato dalla sentenza di ieri della sua Corte costituzionale. Tuttavia, a suo parere, nei paesi dell'Unione il diritto di informazione dovrebbe essere garantito da standard comuni. Ha pertanto chiesto una direttiva europea con indicatori applicabili a tutti.
Il leader belga del gruppo liberale Guy Verhofstadt, ha dichiarato che non dovrebbe essere negata l'esistenza di un problema. Il fatto che tre paesi dell'Unione siano stati classificati dall'organizzazione Freedom House come aventi media solo "parzialmente liberi" lo preoccupa e rende necessaria la richiesta alla Commissione di garantire il pluralismo dei media.
La deputata olandese del gruppo Verde, Judith Sargentini, ha precisato che il tentativo di depennare questo dibattito dall'agenda è stato vergognoso. A causa di pressioni, i giornalisti italiani applicano l'autocensura e la democrazia italiana è diventata vulnerabile. Gli Stati membri attuali, come quelli in via di adesione, dovrebbero rispettare i criteri di Copenaghen.
Per Ryszard Czarneski, polacco del gruppo conservatore e riformista, questi temi sono emersi anche in altri Paesi dell'Unione europea, inclusa la Polonia, senza che di ciò si dibattesse al Parlamento europeo. Spetta agli italiani risolvere i loro problemi interni.
Patrick Le Hyaric a nome della Sinistra Unita ha criticato l'influenza sui mezzi di comunicazione del Primo ministro italiano che, a suo parere, risulta incompatibile con una democrazia moderna. Ha poi richiesto la creazione di un osservatorio europeo per la libertà di stampa.
Francesco Speroni, (del gruppo 'Libertà e Democrazia', ha sottolineato che in Italia l'opposizione ha un ampio spazio sui media. Chi ritiene che in Italia non vi sia libertà di espressione, ha aggiunto, dovrebbe avviare la procedura prevista dall'articolo 7 del Trattato per violazione dei diritti fondamentali, che richiede prove e documentazione allo stato dei fatti assolutamente inesistenti.
Replica della Commissione
Replicando al termine del dibattito, la commissaria Reding ha asserito che una normativa sul pluralismo dei media sarebbe possibile unicamente allo scopo di risolvere eventuali problemi legati al mercato interno.
Il Parlamento europeo adotterà una risoluzione sulla libertà d'informazione nel corso della sessione del 19-22 ottobre a Strasburgo.










