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Copenhagen, che delusione!

Ambiente - 21-01-2010 - 16:07
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Una mostra sul clima durante il vertice di Copenhagen © BELGA/AFP PHOTO/ADRIAN DENNIS

Una mostra sul clima durante il vertice di Copenhagen

Anche Obama l'ha ammesso: la delusione per com'è andato il vertice sul clima di Copenhagen è giustificata. Ma il Parlamento tenta di guardare avanti, e pensa alle prossime tappe. Due le grandi lezioni, secondo i membri della delegazione ufficiale al COP15: l'Europa deve essere più unita e avere una voce sola, e bisogna tessere le alleanze giuste in vista del summit in Messico di dicembre 2010.

Il dibattito di mercoledì pomeriggio dedicato all'analisi dei risultati del vertice di Copenhagen ha messo in rilievo luci e ombre dell'accordo ottenuto al vertice ONU "COP15" di Copenhagen fra il 7 e il 18 dicembre 2009. Anche se quasi tutti i parlamentari hanno espresso delusione per come sono andate le cose, i segnali positivi non mancano, e bisogna ricordarli.
 
 
Ma c'è qualche passo avanti
 
"E' chiaro che siamo delusi" ha detto l'olandese PPE Corien Wortmann-Kool, "ma abbiamo fatto anche passi avanti sui fondi per mitigare gli effetti del cambiamento climatico nel Sud del mondo e sul riconoscimento dell'obiettivo '2 Gradi'. Il nostro target di riduzione del 30% deve rimanere saldo. E, in vista dei prossimi appuntamenti, dobbiamo rivedere la nostra strategia. Ma le ambizioni non devono cambiare."
 
La delusione è provocata dal fatto che la conferenza ONU, che ha raccolto i leader di quasi tutti i Paesi mondo, non è riuscita a concludere né impegni specifici vincolanti di breve termine (orizzonte 2020) sulla riduzione delle emissioni di CO2, né di lungo termine (il 50% di riduzione entro il 2050).
 
L' "Accordo di Copenhagen" infatti non è vincolante dal punto di vista legale, ma contiene solo un "riconoscimento" della necessità di limitare l'aumento delle temperature di massimo 2 Gradi Celsius.
 
 
L'Europa ha bisogno di una nuova strategia
 
"Una strategia ambiziosa e robusta" ha invocato Corinne Lepage, dell'ALDE, membro della delegazione ufficiale del Parlamento a Copenhagen " e un'economia più basata sull'efficienza energetica". L'Europa deve "mantenere la sua posizione di leader mondiale, e "deve parlare con una voce sola" altrimenti sarà "un altro fallimento".
 
 Il leader della delegazione Jo Leinen, condividendo la delusione, ha però espresso soddisfazione per l'iniziativa della presidenza spagnola di tenere la questione alta sull'agenda europea. Il 15 gennaio, infatti, i Ministri dell'Ambiente e dell'Energia dei 27 si sono già incontrati a Siviglia per stabilire i prossimi passi, e la Commissione ha raccomandato una rapida attuazione dell'Accordo di Copenhagen a livello europeo, in modo da mettere pressione agli altri Paesi e poter raggiungere un accordo giuridicamente vincolante per tutti entro la fine dell'anno.
 
Sulla strategia, il socialdemocratico tedesco ha raccomandato "di trovare partner strategici in vista della conferenza dell'anno prossimo in Messico", sottolineando la necessità di costruire alleanze con i Paesi in via di sviluppo che, probabilmente, saranno più pronti a impegnarsi sul clima una volta che i fondi a loro destinati inizieranno ad arrivare.
 
Nell'Accordo di Copenhagen, infatti i Paesi sviluppati si sono impegnati a finanziare interventi contro il cambiamento climatico nel Sud del mondo per un totale di 30 miliardi di dollari fra il 2010 e il 2012.
 
 
Meccanismo di funzionamento dell'ONU da ripensare
 
Anche Satu Hassi, finlandese da anni attiva sul tema del clima, ha voluto guardare i lati positivi, ricordando che "è la prima volta che in un documento dell'ONU c'è un riferimento chiaro al target dei 2 Gradi, sottoscritto da tutti i Paesi, e non come raccomandazione scientifica ma come obiettivo comune".
 
Il documento prevede anche che tutti i Paesi sviluppati, inclusi gli USA, troveranno uno stesso quadro di riferimento per ridurre le emissioni, con un metodo per verificare gli effettivi tagli.
 
"E' chiaro che ci sono stati Paesi che hanno sabotato l'accordo. I Paesi sviluppati devono fare un passo avanti! L'UE non ha parlato con una voce sola a Copenhagen, per questo è stata debole". La deputata Verde ha concluso che "c'è bisogno di una riforma dei meccanismi di funzionamento dell'ONU".
 
I prossimi passi
 
La risoluzione del Parlamento sui risultati di Copenhagen sarà approvata a febbraio.

Il prossimo summit ONU (COP16) avrà luogo in Messico dal 29 novembre al 10 dicembre 2010. Sarà l'ultima occasione per raggiungere un accordo sul clima che sostituisca il protocollo di Kyoto?
 
 
 
RIF.: 20100115STO67372