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Seduta plenaria 8-11 febbraio 2010

Istituzioni - 08-02-2010 - 11:34
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Strasburgo, ancora una sessione invernale

Strasburgo, una sessione ancora invernale

Oggi il Parlamento ha bocciato l'accordo fra UE e USA sul trasferimento dei dati bancari, facendolo cadere. Martedì votata la fiducia alla Commissione Barroso II, e mercoledì la valutazione sui tre Paesi candidati all'adesione (Croazia, Ex - repubblica iugoslava di Macedonia e Turchia). Nella sessione appena conclusa si è parlato anche di bodyscanner e altre misure per combattere il terrorismo. Consulta questo dossier per maggiori informazioni sulla plenaria di febbraio.

 
In questo dossier potrai trovare:
 
Sezione 1: I punti forti della seduta (lunedì)
 
Sezione 2: Voto sulla Commissione Barroso (martedì)
 
Sezione 3: Fondi UE per rinnovare alloggi (mercoledì)
 
Sezione 4: SWIFT e trasferimento dati agli USA (mercoledì e giovedì) 
 
Sezione 5: Rapporto 2009 sull'allargamento (mercoledì)
 
Sezione 6: Uguaglianza di genere (mercoledì)
 
Sezione 7: Infezioni legate a ferite da aghi (giovedì)
 
Sezione 8: Lotta al terrorismo e bodyscanner (giovedì)
 
Sezione 9: Tonno rosso, specie protetta (venerdì)
 
 
In neretto, le sezioni aggiornate. Segui i link in basso per aprirle.
 
 
 
 
RIF.: 20100128FCS68186

I punti forti della sessione

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Voto del Parlamento europeo sulla nuova Commissione - I deputati esprimeranno il loro voto sulla nuova Commissione europea martedì. Possono eleggere o respingere il nuovo collegio dei commissari che dovrebbe restare in carica per i prossimi cinque anni. I deputati voteranno inoltre un nuovo accordo di cooperazione tra le due istituzioni, e le risoluzioni di ogni gruppo politico sulla nuova Commissione.

Croazia, FYROM, Turchia: continuare sulla strada delle riforme - Il Parlamento dovrebbe dare un giudizio generalmente positivo sugli sforzi compiuti durante il 2009 dalla Croazia e dall'ex Repubblica iugoslava di Macedonia per diventare paesi membri dell'UE. Progressi limitati, invece, per la Turchia. Le riforme intraprese non bastano a soddisfare i cosiddetti "criteri di Copenhagen", necessari all'adesione all'UE. Stato di diritto, libertà d'espressione, relazioni con i paesi vicini, rispetto delle minoranze etniche e lotta contro la corruzione ed il crimine organizzato sono alcune delle questioni sollevate dai deputati per i tutti e tre i Paesi candidati.

SWIFT: i deputati diranno no al trasferimento dati agli USA?  Il Parlamento ha l'ultima parola sull'accordo provvisorio, della durata di nove mesi e firmato dagli Stati Uniti e dai ministri dei 27 Stati membri, sul trasferimento dei dati bancari verso gli USA per la lotta contro il terrorismo. Un voto contrario del PE priverebbe l'accordo raggiunto di ogni effetto giuridico. La commissione per le libertà civili ha adottato giovedì scorso una raccomandazione per la plenaria che suggerisce un voto contrario.

Dibattito sull'uso dei "body scanner" per la sicurezza negli aeroporti - I deputati discuteranno con il Consiglio e la Commissione il possibile uso dei "body scanner" negli aeroporti, a seguito del fallito attentato dello scorso dicembre sul volo diretto a Detroit. La Commissione europea pubblicherà nelle prossime settimane una relazione per la valutazione dell'impatto di tali apparecchiature.

Guantanamo: dibattito sul trasferimento dei detenuti - In seguito alla mancata chiusura della prigione di Guantanamo, prevista originariamente il 22 gennaio dall'amministrazione americana, i deputati discuteranno col Consiglio e la Commissione possibili forme di cooperazione con il governo USA sul trasferimento dei detenuti.

Risoluzioni su Haiti, Iran e Yemen - Il Parlamento europeo,  a seguito della discussione svoltasi nel corso della sessione plenaria di gennaio a Strasburgo, approverà mercoledì tre risoluzioni sulla situazione a Haiti, in Iran e in Yemen.

Le comunità emarginate potrebbero usufruire dei fondi regionali UE per l'edilizia abitativa - In base al regolamento che sarà votato dall'Aula mercoledì, le comunità più povere potrebbero ottenere, in tutti gli Stati membri, i finanziamenti regionali dell'Unione europea per la ristrutturazione o la costruzione di nuove case.

Uguaglianza di genere: l'Europa combatta la violenza domestica e assicuri il diritto al congedo di paternità - La crisi economica e sociale hanno conseguenze specifiche per le donne, sia sul mercato del lavoro, sia sulla loro vita personale. L'attenzione alla questione del genere dovrebbe essere parte integrante di tutte le politiche europee, in modo da migliorare la condizione femminile in tutta Europa. Il Parlamento discuterà e voterà la relazione annuale sull'uguaglianza fra donne e uomini nell'UE per il 2009.
 

Per ulteriori informazioni :

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Il Parlamento elegge la nuova Commissione europea

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Momento del voto: 488 a favore, 137 contro, e 72 astensioni

Momento del voto: 488 a favore, 137 contro, e 72 astensioni

Con 488 voti favorevoli, 137 contrari e 72 astensioni, il Parlamento ha eletto la nuova Commissione europea che resterà in carica fino al 2014 sotto la guida, per la seconda volta, di José Manuel Barroso. Nel corso della mattinata i leader dei gruppi PPE, S&D e l'ALDE avevano annunciato il loro sostegno al nuovo Esecutivo, mentre i Verdi/ALE, la GUE/NGL e l'EFD avevano anticipato il loro voto contrario e l'ECR aveva spiegato la sua astensione.
 
La Commissione Barroso I, approvata nel novembre 2004, aveva ottenuto 449 voti favorevoli, 149 contrari e 82 astensioni.
 
Aprendo il dibattito in Aula, il Presidente del Parlamento, Jerzy Buzek, ha affermato che "questa è l'alba di un nuovo decennio, con un nuovo modo di lavorare per le istituzioni europee".
 
La responsabilità verso il Parlamento è "di importanza cruciale per la legittimazione democratica della Commissione", ha sottolineato il Presidente José Manuel Barroso. La situazione eccezionale della crisi economica, i cambiamenti climatici e le questioni di sicurezza energetica fa sì che oggi sia "un momento in cui serve audacia". Abbiamo bisogno di " istituzioni europee forti" per affrontare queste sfide, ha sostenuto, e spetta alla Commissione e al Parlamento agire insieme "al fine di garantire che l'UE sia qualcosa di più della mera somma delle sue parti". "Oggi un nuovo capitolo nella nostra avventura europea inizia", ha concluso, aggiungendo che dobbiamo cercare "di renderlo un successo per tutti i nostri cittadini".
 
Interventi in nome dei gruppi politici
 
Joseph  Daul, presidente del gruppo PPE, ha sottolineato la necessità di trasmettere ai cittadini un "messaggio chiaro" su come l'Unione europea intende raggiungere i suoi obiettivi. L'UE, ha aggiunto, deve proiettare l'immagine di "ciò che l'UE è: un leader mondiale sul piano economico, della dimensione del mercato e degli aiuti internazionali". Eppure, da Haiti all'Iran, all'Afghanistan fino allo Yemen, da Cuba alle relazioni transatlantiche, la voce dell'Unione europea finora "non è stata all'altezza delle nostre aspirazioni", ha detto, sollecitando un programma "ambiziososo". Le audizioni dei commissari sono un "esercizio di democrazia moderna", ma occorre migliorare le procedure e concentrare l'attenzione sugli obiettivi. L'orientamento politico della Commissione deve riflettere l'esito delle elezioni del 2009 (vittoria del centro-destra), e la sua prima priorità deve essere quella di soddisfare le aspettative dei cittadini, ha concluso Daul.
 

Critiche ai commissari designati da parte di Martin Schulz, leader socialista-democratico, per essersi attenuti al "voto del silenzio" - imposto dal Presidente Barroso - nel corso delle audizioni per non incorrere in errori. A suo parere, invece, coloro che hanno instaurato un vero dialogo con il Parlamento, come Michel Barnier, Joaquin Almunia o Kristalina Georgieva, "hanno guadagnato credibilità". Ha quindi chiesto che la Commissione lavori come un collegio, e non come un "sistema presidenziale". "Abbiamo bisogno di una Commissione forte, che si basi su un ampio sostegno del Parlamento europeo e abbiamo bisogno di una Commissione che lavori, che abbia un ruolo da svolgere e che capisca quale sia il suo lavoro", ha concluso.
 
Per il liberal-democratici, Guy Verhofstadt  ha dichiarato che il suo "è un gruppo responsabile" che avrebbe votato in favore della nuova Commissione, precisando però che il sostegno "non sarà incondizionato". Ha  auspicato che la Commissione "sarà la forza motrice dell'Europa, contrariamente agli ultimi cinque anni" e che i commissari lavorino come un vero collegio, con una forte unità e in grado di trovare le politiche che possano essere sostenute dalle tre famiglie politiche che compongono il collegio, tra le quali i liberali. Infine, ha chiesto che la nuova Commissione "si concentri su un obiettivo prioritario: trovare una risposta alla crisi economica e una strategia praticabile per l'Europa 2020". Ha quindi concluso invitando a "non ascoltare troppo gli Stati membri".
 
Daniel Cohn-Bendit (Verdi/ALE, FR) ha definito il gruppo popolare, socialista e liberale "una coalizione di ipocriti", in quanto molti deputati voteranno a favore di una Commissione che, di fatto, non sostengono. La maggior parte dei commissari designati non ha mostrato abbastanza "visione e ambizione" nel corso delle audizioni, ma nonostante ciò, i deputati li appoggiano ancora, come se "la somma degli zeri fosse positiva". Ha successivamente annunciato che il suo gruppo non avrebbe votato a favore della Commissione, chiedendo però di "non dire che chi non vota a favore è contro l'Europa". Ha quindi promesso alla Commissione il sostegno del suo gruppo su diversi argomenti, come sui cambiamenti climatici e sul contrasto alla crisi economica, a condizione che si vada nella giusta direzione. 
 
A nome dei Riformisti e Conservatori ha parlato il ceco Jan Zahradil, ricordando che Barroso, nel 2005, aveva proposto di ridurre la burocrazia e semplificare la legislazione. Visto che ciò non è avvenuto, il gruppo ECR auspica il rilancio di questo proposito. "Se dimostra di essere un riformatore, la sosterremo, ma se segue sentieri già battuti, ci opporremo", ha concluso.
 
Lothar Bisky, alla testa della Sinistra Unita (GUE) ha criticato le linee guida neoliberiste del Presidente della Commissione. Il nuovo collegio dei commissari rifletterebbe anche questo. "Non avrà il sostegno del mio gruppo e può aspettarsi un duro, ma leale scambio di opinioni con il suo collegio
 
L'euroscettico Neil Farage, per il gruppo EFD, ha detto a Barroso: "Qui abbiamo un nuovo governo con poteri enormi e la possibilità di utilizzare poteri di emergenza per oltrepassare la volontà dei singoli paesi. E i principali gruppi auspicano ancora più poteri!". Ha poi rilevato che "la povera Grecia è intrappolata" all'interno del sistema dell'euro, sostenendo che "ciò accadrà anche a Spagna, Portogallo e Irlanda".
 
Antefatti
 
L'elezione della Commissione è stata preceduta dalle audizioni dei commissari dinnanzi alle commissioni competenti del Parlamento europeo. Ogni commissione ha inviato una lettera di valutazione del rispettivo Commissario designato alla Conferenza dei presidenti, composta dal Presidente del Parlamento europeo e dai leader dei diversi gruppi politici. Tutte queste valutazioni sono state positive, e la Conferenza dei presidenti ha dato il suo via libera il 4 febbraio.
 

Per ulteriori informazioni :

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Fondi UE per rinnovare gli alloggi delle comunità emarginate

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Un bambino gioca davanti a una casa cadente ad Alasovadasz, Ungheria  ©BELGA_AFP

Un bambino gioca davanti a una casa cadente ad Alasovadasz, Ungheria

Il Parlamento ha adottato un regolamento che permetterà alle comunità emarginate di tutti gli Stati membri di beneficiare dei fondi europei per la ristrutturazione, il rinnovo o la sostituzione delle loro abitazioni.
 
Con 588 voti favorevoli, 57 contrari e 16 astensioni, il Parlamento ha adottato un testo di compromesso negoziato con il Consiglio che modifica il regolamento sul Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) al fine di estendere a tutti gli Stati membri la possibilità di ricorrere ai finanziamenti UE per ristrutturare, rinnovare o sostituire le abitazioni esistenti delle comunità emarginate che vivono nelle zone urbane o rurali. Questa possibilità era finora riservata ai 12 Stati membri che hanno aderito all'UE nel 2004 e nel 2007.
 
Più in particolare, le spese per l'edilizia abitativa (eccettuate le spese per i miglioramenti dell'efficienza energetica e per l'utilizzo di energie rinnovabili) sono ammissibili per le zone colpite o minacciate dal deterioramento fisico e dall'esclusione sociale negli Stati membri che hanno aderito all'Unione europea il 1° maggio 2004 o successivamente e "nell'ambito di un'operazione di sviluppo urbano integrato o di un asse prioritario". In tutti gli Stati membri sono invece ammissibili soltanto "nell'ambito di un approccio integrato per le comunità emarginate".
 
L'allocazione per l'edilizia abitativa può ammontare a un massimo del 3% della dotazione del FESR destinata ai programmi operativi interessati ovvero al 2% della dotazione totale del FESR. Le spese potranno essere destinate al rinnovo delle parti comuni in alloggi multifamiliari esistenti e al rinnovo e cambio d'uso di edifici di proprietà di autorità pubbliche o di operatori senza scopo di lucro da destinare a famiglie a basso reddito o a persone con esigenze particolari. Nei "vecchi" Stati membri, gli interventi potranno comprendere il rinnovo e la sostituzione degli edifici esistenti.
 

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SWIFT: il Parlamento europeo boccia l'accordo con gli USA

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Jeanine Hennis-Plasschaert  circondata dai colleghi che la congratulano per il risultato del voto © Belga EPA/CUGNOT MATHIEU

Jeanine Hennis-Plasschaert circondata dai colleghi che la congratulano per il risultato del voto © Belga EPA/CUGNOT MATHIEU

Il Parlamento ha rifiutato di approvare l'accordo provvisorio sul trasferimento dei dati bancari agli Stati Uniti attraverso la rete SWIFT, adducendo preoccupazioni in materia di privacy, proporzionalità e reciprocità. Il testo firmato tra gli USA e i 27 stati membri non potrà entrare in vigore. I deputati propongono di negoziare un nuovo accordo.
 
 
La risoluzione che respinge l'accordo - approvata con 378 voti favorevoli, 196 contrari e 31 astensioni - invita la Commissione e il Consiglio a preparare un accordo a lungo termine con gli Stati Uniti su questo tema. I deputati ribadiscono che qualsiasi nuovo accordo deve essere conforme ai requisiti del Trattato di Lisbona, e in particolare alla Carta dei diritti fondamentali.

La proposta del PPE e dell'ECR di rinviare il voto, sostenuta anche dalla Commissione, è stata respinta dall'Aula con 290 favorevoli, 305 contrari e 14 astensioni.

"Il Consiglio non è stato abbastanza duro sulla protezione dei dati", ha detto la relatrice Jeanine Hennis-Plasschaert (ALDE, olandese), sostenendo che le norme sul trasferimento e sulla conservazione dei dati contenute nell'accordo interinale non fossero proporzionate alla sicurezza che pretendono di fornire.

In una lettera al Presidente del Parlamento Jerzy Buzek, la Commissione europea ha annunciato ieri che, "nelle prossime settimane", adotterà delle proposte linee guida negoziali per un accordo a lungo termine. Queste "risponderanno alle preoccupazioni del Parlamento europeo e del Consiglio" e garantiranno "il massimo rispetto della privacy e protezione dei dati".
I dati sui cittadini europei devono sottostare alle norme UE

Già a settembre del 2009 il Parlamento aveva chiesto l'accordo rispettasse pienamente i diritti dei cittadini dell'Unione in materia di protezione dei dati personali. I dati, secondo i deputati, dovrebbero essere raccolti "solo ai fini della lotta al terrorismo" e deve essere trovato "il giusto equilibrio" tra le misure di sicurezza e la tutela delle libertà civili.

La risoluzione chiedeva l'applicazione degli stessi meccanismi di ricorso previsti nell'UE, compreso il risarcimento in caso di trattamento illecito dei dati personali".

Background

Nel luglio 2009, la stampa ha rivelato che un nuovo accordo stava per essere negoziato in seguito alle modifiche nella struttura della SWIFT. La società aveva istituito un centro di stoccaggio per i suoi dati europei in Svizzera, il che significava che i dati intra-europei restavano conservati in Europa. Fino ad allora i dati europei erano custoditi anche su un server negli Stati Uniti. Questa nuova organizzazione richiedeva un nuovo accordo tra la Commissione e il Consiglio, da un lato, e gli Stati Uniti, dall'altro.
 
 
Dibattito di mercoledì 10 febbraio (giorno prima del voto):

 
La relatrice del Parlamento, Jeanine Hennis-Plasschaert, liberale olandese, ha dichiarato che il ricorso a dati finanziari per lottare contro il terrorismo è necessario ma che, in materia di protezione dei dati, "il Consiglio non è stato sufficientemente forte". Ha inoltre deplorato che l'UE "continui a esternalizzare i suoi servizi di sicurezza agli Stati Uniti senza reciprocità". A suo parere, le norme sul trasferimento e la conservazione previste  dall'accordo provvisorio non sono proporzionate.

In nome della presidenza di turno del Consiglio,il ministro degli Interni spagnolo Alfredo Pérez Rubalcaba ha affermato che l'accordo "è uno strumento di grande valore che ha impedito attentati terroristici". Il testo, a suo parere, fornisce delle garanzie sufficienti sulla protezione dei dati. Spera che Parlamento e Consiglio lavorino su un accordo interistituzionale per un accesso più agevole dei deputati ai documenti classificati. Nella sua replica conclusiva, il Ministro ha precisato di non essere in grado di proporre un progetto di nuovo accordo entro breve, ma ha espresso l'auspicio di tornare al Parlamento "tra qualche mese" per presentare il risultato delle discussioni con l'Amministrazione americana.

Per la commissaria agli affari interni, Cecilia Malmström, l'accordo SWIFT "non è favorevole unicamente per gli USA ma per tutti" ed è uno "strumento importante per fornire informazioni utili per lottare contro il terrorismo". Ha poi affermato che il rigetto dell'accordo da parte del Parlamento rappresenterebbe "una minaccia seria per la sicurezza dei cittadini europei".

"Vogliamo garantire la sicurezza, le libertà civili e la protezione dei dati su un piano di parità", ha affermato il popolare austriaco Ernst Strasser. L'UE ha un "buon partenariato con gli Stati Uniti", ma "il modo in cui è nato questo testo non è stato ragionevole" e, ha aggiunto, "non possiamo accettare questo stato di cose". A suo parere, infatti, "il Consiglio ha dato alcuni segnali incoraggianti, ma non di più".

Secondo Martin Schulz, leader del gruppo socialista-democratico, firmare l'accordo "è stato un errore da parte dei governi dell'Unione europea... che pensavano di poterla fare franca con un testo così carente", non in linea con i diritti fondamentali. "Come saranno ottenuti e conservati i dati, sarà possibile avervi accesso e dopo quanto saranno cancellati?", si è interrogato Schulz. "Questo è semplicemente un cattivo accordo che non possiamo sottoscrivere", ha dichiarato.

Sophie In't Veld, un'altra liberale olandese, ha affermato che SWIFT rappresenta una decisione chiave per il Parlamento europeo, e dovrebbe essere esente da presunti "vuoti di sicurezza". Le risposte del Consiglio "non sono sufficienti, e i nostri elettori hanno il diritto di sapere se noi prendiamo sul serio la protezione dei dati e non ci limitiamo ad avallare le decisioni del Consiglio".

"Dobbiamo respingere l'accordo a interim, non posticiparlo!", ha affermato Rebecca Harms, co-presidente del gruppo Verde. "Non dovremmo dare il nostro sostegno" a un accordo che "molti di noi pensano violi le leggi".
 
Piovono critiche al Consiglio anche dal conservatore britannico Timothy Kirkhope, "frustrato e irritato" per l'atteggiamento dei governi. "Il diritto di approvazione del Parlamento non deve essere usato come uno strumento a posteriori", ha ammonito. "Stiamo finalmente ricevendo rassicurazioni dal Consiglio e dalla Commissione" su questioni che riguardano la protezione dei dati, ha concluso, aggiungendo che "adesso abbiamo bisogno di un po' di tempo prima di proseguire nelle nostre valutazioni".

Lothar Bisky, alla testa del gruppo Sinistra Unita,  ha sottolineato che l'accordo ad interim "è stato raggiunto in modo dubbioso cercando di aggirare il Parlamento europeo". "Ci viene chiesto di dire di sì alla sorella piccola del grande fratello", ha concluso.
 
Voto giovedì alle 12.00, ma è possibile che sia posticipato.
 
 
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Allargamento: i candidati continuino con le riforme

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Il Parlamento vota i tre rapporti con i paesi candidati, dopo averne discusso con Štefan Füle, nuovo commissario all'Allargamento, in alto, e il rappresentante del Consiglio Diego López Garrido, mercoledì 10 febbraio.

Il Parlamento vota i tre rapporti con i paesi candidati, dopo averne discusso con Štefan Füle, nuovo commissario all'Allargamento, in alto, e il rappresentante del Consiglio Diego López Garrido, mercoledì 10 febbraio.

Il Parlamento valuta positivamente gli sforzi profusi lo scorso anno dalla Croazia e dall'ex Repubblica iugoslava di Macedonia per rispettare i criteri d'adesione all'UE. Ma sottolinea come siano limitati i progressi compiuti dalla Turchia. La Croazia è incoraggiata anche a trovare una soluzione al problema della restituzione delle proprietà confiscate durante la seconda guerra mondiale e sotto il regime comunista.
 
Questioni come lo Stato di diritto, la libertà di espressione, le relazioni di buon vicinato, il trattamento delle minoranze etniche, i diritti delle donne e la lotta contro la corruzione e la criminalità organizzata, devono ancora essere affrontate dalla Croazia, dalla Repubblica iugoslava di Macedonia e dalla Turchia, secondo le risoluzioni adottate oggi dal Parlamento europeo sui progressi di questi paesi verso l'adesione all'UE.

Croazia

Approvando con 582 voti favorevoli, 24 contrari e 37 astensioni la risoluzione elaborata da Hannes Swoboda (S&D), il Parlamento sostiene che i negoziati di adesione con la Croazia possono essere conclusi nel 2010 e il successo dell'adesione della Croazia darebbe "un impulso positivo" al processo di integrazione del resto della regione dei Balcani occidentali in Europa, dice. Esprime tuttavia preoccupazione per la diminuzione del sostegno all'adesione da parte dell'opinione pubblica croata.

I deputati chiedono alla Croazia di "cooperare pienamente" con il Tribunale penale internazionale per la ex Jugoslavia (ICTY) e consentire l'accesso della Corte ai documenti da usare nei processi per crimini di guerra.

A loro parere, l'accordo concluso l'11 settembre 2009 tra i primi ministri di Slovenia e Croazia sulle modalità di risoluzione della controversia bilaterale sui confini "ha dato un impulso all'apertura di tutti i rimanenti capitoli e a un rapido avanzamento dei negoziati di adesione". Invitano quindi il Consiglio a prendere al più presto una decisione sull'apertura del Capitolo 23 relativo al Settore giudiziario e ai diritti fondamentali. Dei 35 capitoli, 28 sono stati aperti e 17 sono stati provvisoriamente chiusi.

Il Parlamento "constata che la restituzione delle proprietà confiscate durante la Seconda guerra mondiale e sotto il regime comunista rappresenta tuttora un problema", pur riconoscendo "che sono stati compiuti progressi verso la restituzione delle proprietà private occupate ai legittimi proprietari".

Incoraggiando la Croazia a perseverare negli sforzi volti a raggiungere e mantenere relazioni di buon vicinato, sollecita il governo croato e i governi dei paesi vicini "a intensificare il dialogo al fine di trovare soluzioni definitive a una serie di questioni bilaterali aperte". Tra queste sono menzionate, in particolare, la demarcazione dei confini, le persone scomparse, la restituzione delle proprietà e i rifugiati, nonché l'estradizione dei cittadini nei casi di crimini di guerra e di crimini contro l'umanità".

Ex Repubblica iugoslava di Macedonia

Approvando con 548 voti favorevoli, 45 contrari e 35 astensioni una risoluzione redatta da Zoran Thaler (S&D, SL), il Parlamento si compiace con l'ex Repubblica iugoslava di Macedonia per i progressi compiuti. Rilevando poi con soddisfazione che la Commissione ha raccomandato l'apertura dei negoziati di adesione, invita il Consiglio a confermare tale inziativa "senza ulteriore ritardo", al vertice di marzo 2010, e "si aspetta l'avvio dei negoziati nel prossimo futuro". I deputati accolgono peraltro con favore l'iniziativa del nuovo governo greco di proporre il traguardo del 2014, "quale data-obiettivo simbolica e avente valore d'incitamento, per l'adesione dei paesi dei Balcani occidentali all'UE".

Sulla questione del nome del paese, il Parlamento incoraggia i governi della ex Repubblica iugoslava di Macedonia e della Grecia a "raddoppiare gli sforzi al più alto livello al fine di trovare una soluzione soddisfacente per entrambe le parti alla questione del nome, sotto gli auspici delle Nazioni Unite". In tale contesto, l'Unione europea "dovrebbe essere pronta a fornire assistenza nel processo negoziale".

Turchia

I progressi su concrete riforme sono rimasti limitati nel 2009, secondo la risoluzione redatta dalla Ria Oomen-Ruijten (PPE, NL) e adottata per alzata di mano dall'Aula.

Il Parlamento ricorda che l'apertura dei negoziati nel 2005 "ha costituito il punto di partenza di un processo di lunga durata e senza limiti di tempo". I deputati deplorano anche il fatto che la Turchia non abbia ancora attuato, "per il quarto anno consecutivo", le disposizioni contenute nell'accordo di associazione CE-Turchia e nel relativo protocollo aggiuntivo. Invitano quindi il governo turco ad applicarlo rapidamente ricordando che, in caso contrario, "il processo negoziale ne risulterebbe seriamente compromesso".

I deputati esprimono "profondo rammarico" per la decisione della Corte costituzionale di sciogliere il Partito della società democratica (DTP) e di abrogare la normativa che limita la giurisdizione dei tribunali militari. Ritengono infatti che ciò rappresenti una "grave battuta d'arresto nell'impegno della Turchia a favore delle riforme" e chiedono quindi una riforma della Costituzione.

Il Parlamento invita il governo turco "a sostenere attivamente i negoziati in corso e a contribuire concretamente ad una soluzione globale della questione cipriota, basata su una federazione bizonale e bicomunitaria". La Turchia dovrebbe quindi "favorire un clima idoneo ai negoziati iniziando immediatamente a ritirare le sue forze da Cipro, affrontando la questione dell'insediamento di cittadini turchi nell'isola e consentendo la restituzione della zona chiusa di Famagosta ai suoi legittimi abitanti".

D'altro canto, i deputati giudicano positivamente l'ampio dibattito pubblico sulle questioni relative alla cosiddetta apertura democratica e una legge che abolisce le restrizioni sulle trasmissioni in lingua curda. Apprezzano inoltre gli sforzi diplomatici compiuti al fine di normalizzare le relazioni con l'Armenia, ma chiedono la ratifica dei pertinenti protocolli. Riconoscono, poi, il ruolo svolto dalla Turchia nella sicurezza regionale (Mar Nero e Medio Oriente).

Infine, i deputati accolgono con favore la firma da parte della Turchia dell'accordo intergovernativo sul gasdotto Nabucco, "la cui applicazione rimane una delle massime priorità dell'Unione europea in materia di sicurezza energetica", e chiedono l'apertura del capitolo sull’energia nei negoziati di adesione. Nel contempo, prendono atto della cooperazione fra Turchia, Russia ed alcuni Stati membri sul progetto South Stream. Al momento sono aperti 12 dei 35 capitoli negoziali. Quello sull'ambiente è stato aperto nel dicembre 2009.
 
 
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Rafforzare le politiche di parità tra i sessi

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Colmare le differenze fra uomini e donne in termini di salario e opportunità

Colmare le differenze fra uomini e donne in termini di salario e opportunità

Promuovere l'imprenditorialità femminile, colmare il divario retributivo tra uomini e donne, garantire i servizi di assistenza a bambini e anziani, rivedere il congedo di maternità e introdurre quello di paternità. E' quanto propone il Parlamento per garantire la parità di genere e conciliare meglio lavoro e famiglia. Chiede poi l'istituzione di "quote rosa", di adottare una direttiva per la lotta alle violenze sulle donne e di garantire un accesso agevole alla contraccezione e all'aborto.
 
Approvando con 381 voti favorevoli, 253 contrari e 31 astensioni, il Parlamento ha adottato la relazione di Marc Tarabella (S&D, BE) che sottolinea l'importanza di "rafforzare le politiche di parità tra i sessi" rilevando la necessità di "un maggior numero di azioni concrete e di nuove politiche".

Deplorando che i piani di ripresa economica "si concentrino principalmente sui posti di lavoro in cui prevalgono gli uomini", i deputati incoraggiano gli Stati membri a promuovere l'imprenditorialità femminile nel settore industriale e "a fornire assistenza finanziaria, strutture di consulenza professionale e una formazione appropriata alle donne che fondano imprese". Pongono l'accento, inoltre, sulla necessità di valorizzare, sostenere e rafforzare il ruolo delle donne nell'economia sociale e invitano la Commissione e gli Stati membri a prestare attenzione alla situazione dei coniugi coadiuvanti – nell'artigianato, nel commercio, nell'agricoltura, nella pesca e nelle piccole imprese a conduzione familiare.

Il Parlamento osserva poi che il differenziale retributivo medio tra donne e uomini "stagna a un livello importante (tra il 14% e il 17,4%) dal 2000", nonostante le numerose misure attuate e gli impegni assunti. Chiede quindi alla Commissione per quali motivi non ha ancora presentato una proposta legislativa sulla revisione della legislazione vigente sull'applicazione del principio della parità di retribuzione tra uomini e donne.

Il Parlamento esorta le istituzioni UE e gli Stati membri a fare in modo che la crisi economica e finanziaria "non conduca a limitazioni delle prestazioni e dei servizi sociali, soprattutto per quanto riguarda la custodia dei bambini e l'assistenza agli anziani". Anche perché l'accesso a tali servizi "è essenziale per assicurare una partecipazione paritetica degli uomini e delle donne al mercato del lavoro, all'istruzione e alla formazione" e per una "migliore conciliazione tra vita professionale e vita privata".

Pur sottolineando l'importanza della proposta di revisione della direttiva 92/85/CEE relativa al congedo di maternità, i deputati ritengono che questa "non sia sufficientemente ambiziosa" per quanto riguarda la promozione della conciliazione tra lavoro e famiglia per gli uomini e le donne. Invitano inoltre la Commissione a sostenere "qualsiasi iniziativa volta all'introduzione di un congedo di paternità a livello europeo". Ritengono infatti che il congedo di maternità debba essere associato a quello di paternità "per garantire alla donna una maggiore tutela nel mercato del lavoro e combattere così gli stereotipi esistenti nella società in merito all'uso di tale congedo".

Quote rosa per i posti di responsabilità nelle imprese e in politica

Il Parlamento chiede agli Stati membri e alle parti sociali di promuovere una presenza più equilibrata tra donne e uomini nei posti di responsabilità delle imprese, dell'amministrazione e degli organi politici". Sollecitando pertanto "la definizione di obiettivi vincolanti per garantire la pari rappresentanza di donne e uomini", sottolinea "gli effetti positivi dell'uso delle quote elettorali sulla rappresentanza delle donne".

In proposito, si compiace della decisione del governo norvegese di aumentare ad almeno il 40% dei membri il numero di donne nei consigli di amministrazione delle società private e di imprese pubbliche, e invita la Commissione e gli Stati membri "a considerare l'iniziativa norvegese come un esempio positivo e a progredire nella stessa direzione".

D'altro canto, i deputati sottolineano con favore che la quota di deputate al Parlamento europeo è passata dal 32,1% al 35% rispetto alla scorsa legislatura, la quota delle presidenti di commissioni parlamentari è passata dal 25 % al 41 % e che la proporzione delle Vicepresidenti del Parlamento europeo è passata dal 28,5 % al 42,8 %. Sostengono poi che la percentuale di donne tra i commissari designati (pari al 33% del totale), "raggiunta con grandi difficoltà", rappresenti "il minimo assoluto". Rilevando quindi che la composizione della Commissione "dovrebbe rispecchiare meglio la diversità della popolazione europea, anche sotto il profilo uomo-donna", invitano gli Stati membri, in occasione delle future nomine, a proporre due candidati – un uomo e una donna – in modo da agevolare la formazione di una Commissione più rappresentativa.

Violenza contro le donne e diritti sessuali

Nel chiedere a undici Stati membri, tra cui l'Italia, di ratificare senza indugio la convenzione del Consiglio d'Europa sulla lotta alla tratta di esseri umani, il Parlamento insiste sull'importanza di lottare contro la violenza nei confronti delle donne. Notando che nell'Unione approssimativamente tra il 20 e il 25% di donne subiscono violenze fisiche nella loro vita adulta e più del 10% sono vittime di violenza sessuale, invita la Commissione ad avviare l'elaborazione di una proposta di direttiva globale sulla prevenzione e la lotta contro tutte le forme di violenza nei confronti delle donne, compresa la tratta. Appoggia inoltre le proposte della Presidenza spagnola concernenti il varo del mandato europeo di protezione delle vittime e l'istituzione di un numero di telefono di soccorso alle vittime identico in tutta l'Unione europea.

I deputati insistono poi sul fatto che le donne "dovrebbero avere il controllo dei loro diritti sessuali e riproduttivi, segnatamente attraverso un accesso agevole alla contraccezione e all'aborto". Insistono anche sul fatto che le donne "devono godere di un accesso gratuito alla consultazione in tema di aborto" e, pertanto, sostengono "le misure e le azioni volte a migliorare l'accesso delle donne ai servizi della salute sessuale e riproduttiva e a meglio informarle sui loro diritti e sui servizi disponibili". Infine, invitano gli Stati membri e la Commissione a porre in atto misure e azioni "per sensibilizzare gli uomini sulle loro responsabilità in materia sessuale e riproduttiva".
 
 
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Prevenire le ferite da aghi negli ospedali

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Strumenti chirurgici: possono provocare ferite e infezioni a medici e infermieri ©A3754 Sebastian Widmann

Strumenti chirurgici: possono provocare ferite e infezioni a medici e infermieri ©A3754 Sebastian Widmann

Il Parlamento ha avallato a larghissima maggioranza un accordo volto a prevenire le ferite da puntura negli ospedali, uno dei rischi più gravi per agli operatori sanitari in tutta l'UE, siglato tra i rappresentanti dei datori di lavoro e dei lavoratori nel settore ospedaliero.
 
 
Le ferite da punture di aghi negli ospedali possono comportare la trasmissione di più di 20 virus letali, tra cui l'epatite B, C e l'HIV.
 
Nell'Unione europea si registrano oltre un milione di ferite per punture di aghi ogni anno, afferma la risoluzione di Elisabeth Lynne (ALDE, UK) e Pervenche Berès (S&D, FR) approvata a larga maggioranza dal Parlamento.

Il Parlamento, già dal luglio 2006, chiedeva una legislazione per proteggere i lavoratori europei nel settore della sanità da infezioni potenzialmente pericolose causate da aghi e altri strumenti medici taglienti.

La Commissione ha presentato una proposta di direttiva che attua l'accordo firmato dall'Associazione datori di lavoro del settore ospedaliero e sanitario (HOSPEEM) e dalla Federazione sindacale europea dei servizi pubblici (FSESP).

"L'accordo quadro tra la Commissione e le parti sociali europee contribuirà ampiamente a proteggere la salute e la sicurezza dei lavoratori attivi nel settore ospedaliero e sanitario", afferma la risoluzione. "Tuttavia, gli Stati membri e/o le parti sociali dovrebbero essere liberi di adottare misure supplementari più favorevoli ai lavoratori nel settore interessato".
 
 
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Bodyscanner e terrorismo: ci salveranno le tecnologie?

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Non solo bodyscanner: la lotta al terrorismo deve avere un "approccio globale" secondo i deputati ©BELGA

Non solo bodyscanner: la lotta al terrorismo deve avere un "approccio globale" secondo i deputati

Anche se nello spettro parlamentare c'è chi insiste più sulla sicurezza e chi più sulla privacy, su una cosa sono d'accordo tutti: semmai dovessimo dire sì ai bodyscanner, dev'essere una decisione europea. Ma restano molti dubbi sulla loro efficacia, sui possibili danni alla salute, e sulla violazione dei diritti fondamentali. L'Aula ha discusso mercoledì anche di altri strumenti di lotta al terrorismo, in particolare lo scambio d'informazioni fra sistemi di intelligence.
 
 
Terrorismo, la minaccia resta alta
 
"Il fallito attentato di Natale sul volo Amsterdam-Detroit mostra che la minaccia terrorista è viva e vegeta, e che l'aviazione civile resta un obiettivo chiave": mercoledì il ministro degli interni spagnolo Alfredo Pérez Rubalcaba ha aperto il dibattito in Aula sulla lotta al terrorismo a nome del Consiglio.
 
I dati Europol parlano chiaro: 515 attentati di natura terrorista sventati o riusciti in Europa solo nel 2008, e quasi 400 indagati. Gli attentati di matrice islamica o riconducibili ad Al Queda sono il 50% del totale, mentre quelli di natura separatista (come ETA) il 39%.
 
Il Consiglio ritiene che la Strategia europea di lotta al terrorismo varata nel 2005 in seguito agli attacchi di Madrid e Londra sia "ancora valida e funzionante", anche se ora l'attenzione dovrà in parte spostarsi "dal perseguimento dei terroristi alla prevenzione, per combattere il fenomeno della radicalizzazione violenta", "altra lezione da imparare" dall'attentato di Detroit.
 
La neo-eletta commissaria agli Interni Cecila Malmström ha annunciato all'Aula che ha già avviato un'analisi di tutte le politiche europee in materia di contrasto al terrorismo, per capire "cosa c'è, cosa manca e cosa si sovrappone", e poter prendere iniziative legislative di conseguenza.
 
Sull'analisi del fenomeno terroristico è intervenuta la deputata della Lega Mara Bizzotto, che ha invitato a guardare "alle cause profonde del terrorismo", cause che risiedono anche nell' "incapacità da parte dei gruppi etnici di integrarsi nel tessuto culturale europeo ", e in particolare nel "grado di integrazione dei musulmani".
 
 
Bodyscanner, predomina la cautela
 
Anche se "i terroristi innovano continuamente le loro strategie, e noi dobbiamo stare al passo", ha detto il Ministro spagnolo, quasi tutti i politici intervenuti nel dibattito ritengono che l'introduzione dei body scanner negli aeroporti ponga una serie di questioni preliminari. Non solo la privacy, ma anche l'impatto sulla salute, i costi, e l' efficacia.
 
Il commissario ai Trasporti Siim Kallas ha assicurato che "non c'è alcuna proposta sul tavolo", e che "tornerò da voi in aprile, quando avrò i risultati di uno studio preliminare sugli effetti dei bodyscanner". Su una cosa però sono tutti d'accordo: serve "una posizione comune" perché altrimenti ci saranno sempre "anelli deboli" che mettono in pericolo tutti.
 
Fra i deputati, opinioni disparate. Chi mette l'accento sul fatto che "il terrorismo non si combatte con le tecnologie" (Moraes, S&D) e che "dobbiamo smetterla di far credere che i body scanner sono al 100% sicuri, ci sono oggetti che possono essere nascosti nel corpo, e non sul corpo" (El Khadraoui, S&D).
 
Per altri, la sicurezza "è un valore non negoziabile" per cui "dovremo imparare a convivere con alcuni sacrifici" (Fidanza, PdL-PPE). "Il primo diritto fondamentale è il diritto alla vita!", ha esclamato la popolare spagnola Jiménez-Becerril Barrio, vittima nel passato di due attentati di ETA.
 
 
Scambio d'informazioni d'intelligence
 
Il Consiglio ha ricordato che l'attentato di Detroit poteva essere sventato con una migliore gestione dell'informazione. "L"informazione non manca, ma non è integrata in modo abbastanza efficiente e utilizzabile", secondo Pérez Rubalcaba.
 
"La strategia di gestione dell'informazione approvata in novembre scorso dai governi è un passo nella buona direzione, per una migliore cooperazione fra i servizi di intelligence". Ora "dobbiamo attuarla".
 
D'accordo la Malmström, che ha ricordato come "l'intelligence rimanga soprattutto nelle mani dei singoli Stati, ma a livello europeo possiamo fare molto di più per integrare i dati".
 
I deputati hanno espresso due considerazioni: che è necessario stabilire una reciprocità con gli Stati Uniti sullo scambio di dati (Goerens, ALDE) e che "sarebbe opportuno uno scrutinio parlamentare sull'operato dei servizi segreti" (Ludford, ALDE).
 
 
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Tonno rosso a rischio: fine dell'epoca sushi?

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Anche se l'UE si schierasse a favore del divieto, la proposta dovrebbe ancora trovare il favore della conferenza internazionale. Nella foto, un branco di tonni CITES  ©Belga/Science

Anche se l'UE si schierasse a favore del divieto, la proposta dovrebbe ancora trovare il favore della conferenza internazionale

Nelle prossime settimane l'UE deve prendere posizione sulla proposta di considerare il tonno rosso una specie in via d'estinzione, in quanto tale non più commercializzabile. Oggi il tonno del Mediterraneo finisce per l'80% in Giappone. Il divieto sarebbe una tutela indispensabile per la specie e un grave colpo contro il settore della pesca? Se ne discute domani in Aula.
 
 
 
Decisione mondiale a marzo
 
La CITES, detta anche "convenzione di Washington" per la protezione delle specie in pericolo, raccoglie 175 paesi da tutto il mondo, e si riunisce periodicamente per stabilire o aggiornare la lista degli animali e delle piante a rischio.
 
Le liste in realtà sono due. L'Appendice I include animali e vegetali "a rischio d'estinzione": circa 600 specie animali e 300 piante. Il commercio di questi viventi è permesso solo in circostanze eccezionali.
 
L'Appendice II, più ampio, comprende circa 33.000 specie, non necessariamente a rischio estinzione ma il cui commercio deve essere tenuto sotto controllo.
 
Fra il 13 e il 25 marzo la conferenza CITES dovrà decidere dell'inserimento nell'Appendice I di varie specie, dagli orsi polari agli elefanti africani e alcune varietà di tigri e squali. E all'ordine del giorno, c'è anche il tonno rosso.
 
 
Tonno, che dice l'Europa?
 
E' stato il principato di Monaco a domandare alla CITES di inserire il tonno nell'Appendice I. La proposta ha scatenato un dibattito vivace a livello europeo: il Mediterraneo, insieme al Messico, è fra i primi esportatori mondiali di tonno. L'inserimento del pesce nella lista avrebbe sicuramente ripercussioni sul comparto industriale.
 
L'Italia, che fino a ottobre era fra i Paesi opposti alla proposta, ha cambiato idea nelle ultime settimane, unendosi alla maggioranza di Stati europei schierati a difesa del tonno. Anche la Commissione europea fa parte di questo gruppo. Ma la linea finale dell'UE verrà definita solo al Consiglio dei ministri della Pesca europei, il 26 febbraio.
 
 
60% di pesci in meno negli ultimi dieci anni
 
La cattura di tonni è cresciuta vorticosamente negli ultimi decenni. I pesci nel Mediterraneo sono diminuiti del 75% dal 1957 al 2007, e il 60,9% di questo declino è avvenuto negli ultimi 10 anni. Anche i tonni di allevamento è diminuito della metà fra il 2002 e il 2007.
 
L'80% del pesce pescato finisce sulle tavole giapponesi, insaziabili di sushi e sashimi. Ma le cifre dell'export mettono in luce un fatto allarmante: la pesca di tonno è altamente superiore a quello che sarebbe permesso se si rispettassero le quote europee. E le quote stabilite sono molto più elevate di quello che gli scienziati raccomandano.
 
Divieto, unica soluzione?
 
Come prevedibile, le organizzazioni ambientaliste chiedono a gran voce di "salvare il tonno rosso", mentre le associazioni del settore della pesca mettono l'accento sul rischio di perdere "migliaia di posti di lavoro". E anche al Parlamento il dibattito è acceso.
 
La risoluzione che verrà discussa martedì 9 febbraio e votata mercoledì "esorta la Commissione e gli Stati membri a sostenere l'inclusione nell'Appendice I del tonno rosso". Ma un gruppo di deputati, fra cui la delegazione del PD nel gruppo S&D capitanata dal vice-presidente della commissione Pesca Guido Milana, non è d'accordo, e ha presentato due emendamenti per chiedere l'inclusione del tonno nell'Appendice II.
 
Milana si oppone al "totale divieto di commercializzazione" e ritiene che la linea da seguire sia di effettuare "controlli più rigidi sul rispetto delle quote, consentendo le attività di pesca e commercializzazione sui mercati nazionali”.
 
Di un'opinione diversa il presidente della commissione Ambiente Jo Lienen, tedesco, che ritiene “Il tonno rosso a serio rischio di estinzione", per cui è necessaria "un'azione rapida dell'UE per un divieto temporaneo della commercializzazione alla conferenza CITES di marzo".
 
E se passa il divieto, mai più sushi?
 
Il tonno, con buona pace degli amici giapponesi, diminuirebbe drasticamente dalla tavola, ma non scomparirebbe totalmente. L'inclusione nell'Appendice I, infatti, permette la pesca per le imbarcazioni di piccole dimensioni. Ma mette al bando la cattura a scala industriale. In pratica, fine delle esportazioni, il tonno si potrà consumare solo dove viene pescato.
 
E poi il tonno rosso non è l'unica specie esistente: il tonno bianco, detto Alalunga, e il Bonito, sono meno a rischio, e potranno continuare ad essere pescati.
 
Aggiornamento di giovedì: il Parlamento ha votato a favore dell'introduzione del tonno nell'Appendice I
 
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