Con 488 voti favorevoli, 137 contrari e 72 astensioni, il Parlamento ha eletto la nuova Commissione europea che resterà in carica fino al 2014 sotto la guida, per la seconda volta, di José Manuel Barroso. Nel corso della mattinata i leader dei gruppi PPE, S&D e l'ALDE avevano annunciato il loro sostegno al nuovo Esecutivo, mentre i Verdi/ALE, la GUE/NGL e l'EFD avevano anticipato il loro voto contrario e l'ECR aveva spiegato la sua astensione.
La Commissione Barroso I, approvata nel novembre 2004, aveva ottenuto 449 voti favorevoli, 149 contrari e 82 astensioni.
Aprendo il dibattito in Aula, il Presidente del Parlamento, Jerzy Buzek, ha affermato che "questa è l'alba di un nuovo decennio, con un nuovo modo di lavorare per le istituzioni europee".
La responsabilità verso il Parlamento è "di importanza cruciale per la legittimazione democratica della Commissione", ha sottolineato il Presidente José Manuel Barroso. La situazione eccezionale della crisi economica, i cambiamenti climatici e le questioni di sicurezza energetica fa sì che oggi sia "un momento in cui serve audacia". Abbiamo bisogno di " istituzioni europee forti" per affrontare queste sfide, ha sostenuto, e spetta alla Commissione e al Parlamento agire insieme "al fine di garantire che l'UE sia qualcosa di più della mera somma delle sue parti". "Oggi un nuovo capitolo nella nostra avventura europea inizia", ha concluso, aggiungendo che dobbiamo cercare "di renderlo un successo per tutti i nostri cittadini".
Interventi in nome dei gruppi politici
Joseph Daul, presidente del gruppo PPE, ha sottolineato la necessità di trasmettere ai cittadini un "messaggio chiaro" su come l'Unione europea intende raggiungere i suoi obiettivi. L'UE, ha aggiunto, deve proiettare l'immagine di "ciò che l'UE è: un leader mondiale sul piano economico, della dimensione del mercato e degli aiuti internazionali". Eppure, da Haiti all'Iran, all'Afghanistan fino allo Yemen, da Cuba alle relazioni transatlantiche, la voce dell'Unione europea finora "non è stata all'altezza delle nostre aspirazioni", ha detto, sollecitando un programma "ambiziososo". Le audizioni dei commissari sono un "esercizio di democrazia moderna", ma occorre migliorare le procedure e concentrare l'attenzione sugli obiettivi. L'orientamento politico della Commissione deve riflettere l'esito delle elezioni del 2009 (vittoria del centro-destra), e la sua prima priorità deve essere quella di soddisfare le aspettative dei cittadini, ha concluso Daul.
Critiche ai commissari designati da parte di Martin Schulz, leader socialista-democratico, per essersi attenuti al "voto del silenzio" - imposto dal Presidente Barroso - nel corso delle audizioni per non incorrere in errori. A suo parere, invece, coloro che hanno instaurato un vero dialogo con il Parlamento, come Michel Barnier, Joaquin Almunia o Kristalina Georgieva, "hanno guadagnato credibilità". Ha quindi chiesto che la Commissione lavori come un collegio, e non come un "sistema presidenziale". "Abbiamo bisogno di una Commissione forte, che si basi su un ampio sostegno del Parlamento europeo e abbiamo bisogno di una Commissione che lavori, che abbia un ruolo da svolgere e che capisca quale sia il suo lavoro", ha concluso.
Per il liberal-democratici, Guy Verhofstadt ha dichiarato che il suo "è un gruppo responsabile" che avrebbe votato in favore della nuova Commissione, precisando però che il sostegno "non sarà incondizionato". Ha auspicato che la Commissione "sarà la forza motrice dell'Europa, contrariamente agli ultimi cinque anni" e che i commissari lavorino come un vero collegio, con una forte unità e in grado di trovare le politiche che possano essere sostenute dalle tre famiglie politiche che compongono il collegio, tra le quali i liberali. Infine, ha chiesto che la nuova Commissione "si concentri su un obiettivo prioritario: trovare una risposta alla crisi economica e una strategia praticabile per l'Europa 2020". Ha quindi concluso invitando a "non ascoltare troppo gli Stati membri".
Daniel Cohn-Bendit (Verdi/ALE, FR) ha definito il gruppo popolare, socialista e liberale "una coalizione di ipocriti", in quanto molti deputati voteranno a favore di una Commissione che, di fatto, non sostengono. La maggior parte dei commissari designati non ha mostrato abbastanza "visione e ambizione" nel corso delle audizioni, ma nonostante ciò, i deputati li appoggiano ancora, come se "la somma degli zeri fosse positiva". Ha successivamente annunciato che il suo gruppo non avrebbe votato a favore della Commissione, chiedendo però di "non dire che chi non vota a favore è contro l'Europa". Ha quindi promesso alla Commissione il sostegno del suo gruppo su diversi argomenti, come sui cambiamenti climatici e sul contrasto alla crisi economica, a condizione che si vada nella giusta direzione.
A nome dei Riformisti e Conservatori ha parlato il ceco Jan Zahradil, ricordando che Barroso, nel 2005, aveva proposto di ridurre la burocrazia e semplificare la legislazione. Visto che ciò non è avvenuto, il gruppo ECR auspica il rilancio di questo proposito. "Se dimostra di essere un riformatore, la sosterremo, ma se segue sentieri già battuti, ci opporremo", ha concluso.
Lothar Bisky, alla testa della Sinistra Unita (GUE) ha criticato le linee guida neoliberiste del Presidente della Commissione. Il nuovo collegio dei commissari rifletterebbe anche questo. "Non avrà il sostegno del mio gruppo e può aspettarsi un duro, ma leale scambio di opinioni con il suo collegio
L'euroscettico Neil Farage, per il gruppo EFD, ha detto a Barroso: "Qui abbiamo un nuovo governo con poteri enormi e la possibilità di utilizzare poteri di emergenza per oltrepassare la volontà dei singoli paesi. E i principali gruppi auspicano ancora più poteri!". Ha poi rilevato che "la povera Grecia è intrappolata" all'interno del sistema dell'euro, sostenendo che "ciò accadrà anche a Spagna, Portogallo e Irlanda".
Antefatti
L'elezione della Commissione è stata preceduta dalle audizioni dei commissari dinnanzi alle commissioni competenti del Parlamento europeo. Ogni commissione ha inviato una lettera di valutazione del rispettivo Commissario designato alla Conferenza dei presidenti, composta dal Presidente del Parlamento europeo e dai leader dei diversi gruppi politici. Tutte queste valutazioni sono state positive, e la Conferenza dei presidenti ha dato il suo via libera il 4 febbraio.