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Thijs Berman: all'Afghanistan non servono altri soldati
Relazioni esterne - 04-03-2010 - 18:54

Thijs berman era il capo della missione elettorale UE in Afghanistan fino alle elezioni di novembre 2009.
Il leader della missione elettorale dell'UE in Afghanistan tornerà nel Paese nelle prossime settimane, per valutare se ci sono stati passi avanti dopo la controversa vittoria del presidente Karzai. Gli abbiamo chiesto se tutti i soldi spesi dall'UE e dagli USA per la sicurezza del Paese stanno portando qualche risultato. Per Berman, europarlamentare olandese, gruppo S&D, i dubbi restano forti.
Onorevole Berman, com'è la situazione in Afghanistan a qualche mese dalle elezioni?
Credo che il Paese sia in una fase di sviluppo dove tutto può ancora accadere, ma ci sono segnali inquietanti: da una parte il presidente Karzai ha promesso di combattere la corruzione per ridare credibilità alle istituzioni, ma dall'altra ha deciso di non modificare il meccanismo di nomina della commissione elettorale indipendente: ci penserà lui. Nominerà personalmente anche i membri della commissione per i ricorsi elettorali. Così facendo, invece di rafforzare l'equilibrio fra i vari poteri democratici, indebolisce il ruolo delle istituzioni e di un governo che oggi più che mai ha bisogno di recuperare credito agli occhi della popolazione.
Si può ancora sperare in un lieto fine?
L'Europa può giocare un ruolo fondamentale investendo più, e meglio, nelle istituzioni, nel rafforzamento delle amministrazioni locali, e nell'addestramento della polizia e dell'esercito. E penso che invece di concentrarsi quasi esclusivamente sull'aspetto militare, come fanno gli americani, dovremmo spenderci nel costruire un nuovo Afghanistan insieme alla popolazione. Abbiamo inviato un gran numero di soldati dal 2001 fino ad arrivare a 121.000 unità, e la sicurezza del paese non è migliorata: i talebani controllano ancora due terzi del territorio.
Questo ci porta alla prossima domanda: mandare più soldati, è ancora la soluzione?
A mio avviso questa è una strategia inutile, sarebbe un errore. Il Pentagono pensa che si risolve tutto così, ma non è la strada giusta. Quello che dobbiamo fare è costruire la fiducia del popolazione. Non nella coalizione internazionale, perché noi ce ne andremo presto. Ma nei loro leader e nel loro sistema politico, combattendo la corruzione e contrastando la produzione di oppio.
E' possibile coordinare gli sforzi degli Stati Uniti e dell'UE?
Certamente, è necessario. Ho parlato con l'ambasciatore americano alla NATO e credo che dobbiamo cooperare strettamente per rafforzare l'organizzazione delle istituzioni, dei governi locali e lo sviluppo economico dell'Afghanistan, creando opportunità per uomini e donne. Purtroppo però mi sembra che l'approccio americano è ancora fortemente improntato all'uso della forza militare.
Cosa si aspetta dunque dalla sua visita in Afghanistan?
Come coordinatore della missione di osservazione elettorale dell'UE è mio compito osservare il risultato delle nostre raccomandazioni, quindi mi concentrerò su quello che è successo dopo i brogli elettorali dell'anno scorso e controllerò se è stato fatto qualcosa per garantire che la prossima volta l'esito elettorale sia meno controverso.
RIF.: 20100226STO69656
