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2009-2010: i momenti clou dell'anno momenti clou dell'anno

Istituzioni - 22-07-2010 - 08:00
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I momenti chiave della legislatura

I momenti chiave della legislatura

Che cosa vi dice l'acronimo SWIFT? E che cosa intendete per "audizioni"? Se vi siete persi queste tappe cruciali dell'anno parlamentare appena concluso, ecco il dossier che fa per voi! In pochi clic potete ripercorrere i momenti clou di un Parlamento diverso. La settima legislatura, infatti, si è aperta nel segno del Trattato di Lisbona, che dà all'unica istituzione europea democraticamente eletta più poteri e più responsabilità.

 
 
Febbraio 2010: in un voto a sorpresa, il Parlamento rigetta l'accordo detto "SWIFT" fra USA e UE per la condivisione dei dati bancari.  Un evento inedito, una decisione resa possibile grazie al Trattato di Lisbona. E non è il solo: anche sulla costituzione del nuovo servizio diplomatico europeo il Parlamento ha fatto sentire la sua voce grazie ai nuovi poteri acquisiti con il Trattato.
 
Scopri questi e altri colpi di scena (o, semplicemente, tappe importanti della democrazia europea) sfogliando le sessioni qui in basso.
 
 
Buona lettura!
 
 
RIF.: 20100630FCS77235

Si chiude la fase istituzionale, "ora è tempo di agire"

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EP President Jerzy Buzek during the press conference held on the 18 of January 2010 on the hearings of designate Commissioners

Con l'elezione della Commissione a larga maggioranza, si colma il vuoto politico che ha contrassegnato gli ultimi mesi dell'Europa. Ora "è tempo di agire"dice il presidente del Parlamento Buzek. La Commissione è già operativa da oggi, 10 febbraio, e pronta al vertice europeo di domani.
 
La procedura che ha portato, ieri, all'elezione della nuova Commissione da parte del Parlamento con 488 voti a favore, 137 contro e 72 astensioni, è stata lunga e travagliata. Ricostruiamone le tappe.
 
8 mesi di gestazione
 
Le elezioni europee si sono tenute a giugno (4-7 giugno 2009). Barroso è stato confermato alla testa della Commissione il 16 settembre, i nomi che avrebbero composto il suo team sono stati resi pubblici due mesi dopo (27 novembre). E l'insieme della Commissione inizia a lavorare solo domani: otto mesi per mettere in piedi l'esecutivo.
 
Le ragioni dell'attesa sono principalmente due: una, l'entrata in vigore del Trattato di Lisbona. Si è voluto attendere l'esito del referendum sul Trattato in Irlanda, perché la nuova Commissione entrasse in funzione sotto il nuovo regime. Due, la procedura delle audizioni, che ha impegnato il Parlamento dapprima con le "domande scritte" e l'attesa delle risposte, e poi quasi un mese di "interrogazione" dei candidati commissari, per verificarne competenze e attitudine.
 
I numeri delle audizioni
 
27 candidati, di cui una - la bulgara Jeleva - ritirata in corsa e sostituita dalla connazionale Kristalina Georgieva. Sono stati interrogati dai parlamentari per 81 ore in totale, tempestati da 1750 domande circa. Resteranno in carica fino al 31 ottobre 2014.
 
 
Un evento mediatico
 
Sulle audizioni dei commissari sono stati scritti circa 2000 articoli solo sulla carta stampata. Vince la Bulgaria con 300 articoli: il Paese è stato fortemente coinvolto per il caso Jeleva. Ma le audizioni sono state estensivamente coperte anche in Germania, Spagna, Austria, Francia, Grecia e Gran Bretagna.
 
Si sono accreditate 83 troupe televisive e 22 agenzie fotografiche, oltre a quelle già accreditate a Bruxelles.
 
Traduzioni, una vera Babele
 
A partire dalle risposte scritte dei 27 commissari, che sono state tradotte in 22 lingue, per un totale di circa 3000 pagine di documenti. Per arrivare alle due riunioni trasmesse in contemporanea con traduzione simultanea, sempre in 22 lingue.
 
Le audizioni sono state una vera sfida per traduttori, interpreti e non solo. Circa 60 persone fra registi, produttori e montatori hanno lavorato alle riprese video delle riunioni, tutte trasmesse via web in diretta.
 
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La bocciatura dell'accordo SWIFT: un momento storico per il Parlamento

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Un versamento bancario internazionale, in cui è obbligatorio introdurre in codice SWIFT ©BELGA_

Un versamento bancario internazionale, in cui è obbligatorio introdurre in codice SWIFT

Lunedì 22 febbraio i Ministri degli Esteri hanno dovuto mandare all'aria l'accordo provvisorio per il trasferimento dei dati con gli USA, prendendo atto della bocciatura del Parlamento avvenuta l'11 febbraio. Un evento storico perché per la prima volta l'assemblea utilizza il potere di veto conferitole dal Trattato di Lisbona. Ricostruiamone le tappe.
 
 
Cos'è SWIFT?
 
SWIFT è una società americana di diritto belga che gestisce l'80% dei versamenti bancari internazionali al mondo. Il suo compito non è di trasferire il denaro, ma di gestire le informazioni (titolare del conto, beneficiari, somme versate ecc). La compagnia opera in 208 Paesi e i dati sono stoccati in un cervellone elettronico in America e in uno in Olanda.
 
Dopo l'11 settembre, il Tesoro americano ha preteso da SWIFT il trasferimento di tutti i dati bancari in suo possesso, in applicazione del "Programma di contrasto al finanziamento del terrorismo". In questo modo gli USA hanno avuto accesso ai dati bancari dei cittadini europei.
 
Nel 2006 la stampa ha rivelato la notizia, suscitando scalpore nell'opinione pubblica e nelle istituzioni europee. Di conseguenza le autorità UE hanno chiesto a SWIFT di immagazzinare i dati dei cittadini europei solamente in Europa.
 
La posizione del Parlamento
 
La costruzione di un nuovo cervellone SWIFT in Svizzera ha portato alla necessità di negoziare un accordo con gli USA per l'uso dei dati.
 
I deputati hanno sempre chiesto che le informazioni fossero raccolte solo ed esclusivamente con l'obiettivo della lotta al terrorismo, e con adeguate garanzie sulla protezione della privacy. Ma il Consiglio UE ha trattato con le autorità USA, senza tenere in gran conto le preoccupazioni del Parlamento che,  fino a pochi mesi fa, aveva un ruolo secondario nell'approvazione degli accordi internazionali ma che, con il Trattato di Lisbona acquisisce nuovi poteri in materia.
 
L'assemblea ha protestato contro un "accordo kamikaze", chiuso proprio il giorno prima dell'entrata in vigore del Trattato di Lisbona. Ma, secondo le nuove regole, l'accordo doveva comunque essere validato dai parlamentari. Che - resistendo alle pressioni del Consiglio, degli USA e delle lobby - l'hanno bocciato, trovando le garanzie sulla protezione dei dati non adeguate.
 
"L'UE dev'essere una controparte alla pari quando parla con gli USA" - ha affermando la relatrice Jeanine Hennis-Plasschaert dopo il voto - "e il Consiglio UE non è stato abbastanza forte per farlo".
 
I prossimi passi
 
Nella risoluzione votata a larga maggioranza l'11 febbraio, il Parlamento chiede un nuovo accordo di lungo termine, in cui Commissione e Consiglio tengano in conto la posizione dell'assemblea e le disposizioni del Trattato di Lisbona. Inclusa la Carta dei Diritti Fondamentali, che diventa giuridicamente vincolante.
 
La commissaria agli Affari Interni Cecilia Malström si è impegnata a "riflettere insieme ai nuovi partner americani sulla possibilità di negoziare un nuovo accordo", mentre la neo-commissaria alla Giustizia Viviane Reding ha annunciato la pubblicazione di una "raccomandazione" che autorizzi il negoziato di un futuro accordo UE/USA sulla protezione dei dati e sullo scambio di informazioni, in grado di assicurare "che i dati dei cittadini europei e americani siano trasferiti in modo sicuro, con "maggiori garanzie riguardo alla proporzionalità e alla corretta applicazione dell'accordo".
 
Nel frattempo, lo scambio di informazioni fra UE e USA continua sulla base di un Accordo di Mutua Assistenza bilaterale fra gli USA e i singoli Paesi UE.
 
 
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Divorzi internazionali: al via cooperazione rafforzata fra 14 paesi europei

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Divorzi internazionali: una situazione che tocca oltre 170.000 coppie nell'UE ©BELGA_belpress_Philippe Turpin

Conceptual image for divorce ©BELGA_belpress_Philippe Turpin

E' la "prima volta" della cooperazione rafforzata sulla scena UE: una procedura inventata 10 anni fa, ma che fino a oggi non aveva trovato applicazione concreta. Negli scorsi mesi, scavalcando un blocco ormai insormontabile al Consiglio, 14 Stati membri si sono messi d'accordo per cooperare fra loro al fine di facilitare i divorzi "transfrontalieri". Il Parlamento ha applaudito all'iniziativa e voterà domani una risoluzione che approva il debutto della cooperazione rafforzata e apre una riflessione sui divorzi internazionali.
 
Il via libera alla prima "cooperazione rafforzata" nella storia dell'UE arriverà domani, quando il Parlamento darà il suo via libera in plenaria che approva l'iniziativa di 14 paesi europei, fra cui l'Italia, per facilitare le procedure di divorzio fra coppie originarie di paesi diversi.

Cooperazione rafforzata, ultima spiaggia quando l'accordo a 27 è impossibile


La cooperazione rafforzata è una procedura introdotta dal Trattato di Amsterdam nel 1999, e consiste in un accordo fra almeno un terzo dei paesi UE (oggi, almeno 9) per cooperare su un tema di loro interesse nel quadro giuridico comunitario, approvando una legge europea che si applica esclusivamente nei paesi in questione, senza però discriminare gli altri e lasciandoli liberi di aggregarsi all'iniziativa in un momento successivo.

Si tratta di una misura eccezionale, valida come "ultima spiaggia" quando è impossibile trovare un accordo per o contro una certa proposta in sede di Consiglio (fra i 27 governi). Per entrare in vigore, ci deve essere comunque l'approvazione della maggioranza del Consiglio e della Commissione, e il via libera del Parlamento.

Divorzi internazionali: per non trasformare un momento difficile in un incubo

Nella risoluzione al voto domani, il Parlamento chiede poteri di co-decisione sulla delicata questione dei divorzi internazionali. Il dossier era bloccato in Consiglio dal 2006, principalmente a causa dell'opposizione svedese. Ma la soluzione trovata dai 14 paesi, fra cui Italia, Spagna, Francia e Germania, permetterà finalmente alle coppie originarie di paesi diversi di scegliere in quale Stato svolgere le pratiche per il divorzio: uno dei paesi dei coniugi, o quello di residenza di entrambi. Per esempio una coppia italo-rumena che abita in Germania, potrà decidere se sottoporsi alla legge rumena, italiana o tedesca. Fino a oggi, i malcapitati dovevano sbrigare le pratiche in ciascuno dei paesi coinvolti.

"Le nuove regole assicurano che una situazione in sé già dolorosa non sia resa ancor più difficile dalle complicazioni giudiziarie che si possono incontrare a causa della complessità di leggi fra cui deve districarsi il giudice, una complessità che spesso neanche gli avvocati sono in grado di decifrare", ha detto il relatore del Parlamento Tadeusz Zwiefka, popolare polacco.
 
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Iniziativa cittadina: nuove regole, nuove opportunità

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  • La Commissione propone firme da almeno 9 paesi membri
  • Il Parlamento inizia l'esame del testo lunedì 19 aprile
Iniziativa cittadina europea: il momento di dire la tua! ©BELGA_WESTEND61_Michael Bader

Iniziativa cittadina europa: il momento di dire la tua!

Una delle grandi novità del Trattato di Lisbona è il diritto di iniziativa popolare, per cui un milione di cittadini europei potranno sottoporre una proposta di legge alla Commissione europea. Il 31 marzo l'esecutivo ha pubblicato il regolamento che dovrebbe stabilire come mettere in pratica il principio sancito dal Trattato. Ora la palla passa al Parlamento. Che vuole fare dell'iniziativa cittadina un vero strumento di democrazia partecipativa.
 
L'iniziativa popolare non solo permette alla società civile di contribuire e influire sul processo decisionale europeo. E' anche uno strumento di trasparenza, che potrà avvicinare i cittadini alla macchina comunitaria e creare legami civici transnazionali su tematiche comuni.

Ma da quanti paesi minimo devono venire le firme, come raccoglierle, chi deve verificarle? Ecco le risposte della Commissione.
 
Nove paesi e un numero rappresentativo di abitanti
 
Dopo una lunga fase di consultazione pubblica, le conclusioni della Commissione, che ora devono passare al vaglio di Parlamento e Consiglio prevedono che:
 
  • Il milione di firme venga da almeno un terzo degli Stati membri, ovvero nove attualmente
  • Le firme possano essere raccolte per via cartacea o elettronicamente e verificate dalle autorità nazionali secondo le procedure in vigore
  • L'età minima per firmare sia la stessa del voto alle elezioni europee (18 dappertutto, tranne in Austria dove si vota a 16 anni)
  • Le firme provenienti da ogni Paese debbano essere proporzionali alla popolazione - per esempio per l'Italia servono almeno 54.750 firme.
 
Il periodo per raccogliere le firme sarebbe di 12 mesi. La procedura prevedrebbe la registrazione online dell'iniziativa, l'effettiva raccolta delle firme, un 'check' a un terzo del cammino - quando ci sono già almeno 300.000 firme depositate - per verificare l'ammissibilità della proposta dal punto di vista giuridico. E poi l'approvazione finale.
 
Le reazioni dei deputati
 
Secondo Andrew Duff, liberale inglese, esperto di questioni costituzionali, la Commissione ha trovato "un buon equilibrio fra democrazia popolare e necessaria integrità del nuovo istituto". Ma gli sembra ragionevole che "ogni cittadino, prima di lanciare la raccolta delle firme, chieda il parere informale della Commissione sull'ammissibilità e l'attuabilità della sua proposta".
 
Il popolare polacco Rafał Trzaskowski ritiene la proposta "un passo avanti nella realizzazione di una delle più significative innovazioni del Trattato di Lisbona", ed è convinto che "la Commissione e il Parlamento faranno di tutto per  approvare le regole nel più breve tempo possibile". Ma avvisa: "Non si devono generare aspettative troppo alte nei cittadini. La procedura sarà complicata, come lo è in tutti i paesi in cui un simile meccanismo esiste."
 
Più critici i Verdi: "La proposta è utile, ma non abbastanza ambiziosa e vicina ai cittadini", dice Gerald Häfner: "La Commissione prevede tutta una serie di disposizioni a cui attenersi per fare una proposta, ma resta vaga sulle regole che essa stessa applicherà nel trattamento delle domande".
 
Lunedì prossimo 19 aprile la commissione Affari costituzionali terrà un primo scambio di vedute con il commissario Sefčovič, responsabile per la proposta, e in seguito inizierà l'iter legislativo sul testo.
 
 
 
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Nuovo Trattato, nuovo bilancio

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Jerzy Buzek firma il bilancio 2010, Strasburgo dicembre 2009

Jerzy Buzek firma il bilancio 2010, Strasburgo dicembre 2009

Con il Trattato di Lisbona il Parlamento sarà responsabile al pari del Consiglio dei Ministri per l'insieme del bilancio UE. Inoltre il Trattato semplifica la procedura di approvazione del bilancio più semplice e più corta, e rende il piano di programmazione pluriennale vincolante dal punto di vista giuridico. 
 

Le modifiche al bilancio UE che intervengono con l'entrata in vigore del Trattato di Lisbona sono le seguenti:

  • Semplificazione: sparisce la distinzione fra spese "obbligatorie" e "non obbligatorie"

  • Più potere al Parlamento: l'assemblea decide in accordo con i Ministri sull'insieme della spesa europea (prima, solo sulle spese "non obbligatorie")

  • Visione di lungo termine: il quadro di programmazione pluriennale diventa vincolante giuridicamente

  • Procedura breve: una sola lettura al Parlamento, in parallela a quella del Consiglio, prima di chiudere l'accordo.


E ora?

Nel corso dell'anno Parlamento e Consiglio devono stabilire insieme come e  quando applicare le nuove regole del Trattato.

La Commissione europea presenterà il progetto provvisorio di budget per il 2011 in aprile o maggio. Il Parlamento e il Consiglio negozieranno e introdurranno le loro proposte fra la primavera e l'autunno. Il bilancio definitivo verrà probabilmente stabilito in una riunione di "conciliazione" in novembre e formalmente votato nella seduta plenaria di dicembre.
 
 
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Richieste del Parlamento accolte: nasce la prima diplomazia europea

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Era ora: la bandiera europea sventola su una vettura diplomatica

Era ora: la bandiera europea sventola su una vettura diplomatica

Chi la dura la vince: dopo mesi di discussioni, il Parlamento ha ottenuto ciò che chiedeva sulla composizione del Servizio di Azione esterna dell'UE. Durante la plenaria di luglio il voto sul compromesso raggiunto con la Commissione e il Consiglio sarà probabilmente favorevole, e disegnerà i contorni della nuova diplomazia europea. Il Servizio sarà lo strumento per unire gli sforzi diplomatici dei 27 paesi UE. L'accordo conferisce al Parlamento anche il potere di controllo sul budget .
 
Controllo di bilancio
 
Il tedesco Elmar Brok del PPE, che ha guidato i negoziati con le altre istituzioni per conto del Parlamento, ha dichiarato che "il Parlamento avrà più poteri sul budget, in questo senso abbiamo ottenuto più di quanto ci aspettassimo".
 
La parte operativa del budget SEAE farà parte del bilancio della Commissione, che dovrà ricevere il via libera del Parlamento con la procedura di discarico. La stessa procedura si applicherà anche al budget amministrativo, che però sarà una parte separata del bilancio UE, indipendente dalla Commissione.
 
Approccio comunitario
 
Per Guy Verhofstadt, leader dell'ALDE e co-relatore insieme a Brok, "ora abbiamo un SEAE più grande e ambizioso, con sei-settemila diplomatici e funzionari, basato su un approccio comunitario".
 
Gli interessi comunitari prevarranno su quelli nazionali grazie alla maggiore presenza dei funzionari europei, che rappresenteranno il 60% dello staff SEAE, rispetto ai diplomatici dei paesi membri. Inoltre, l'Alto rappresentante Catherine Ashton dovrà cooperare con la Commissione sui temi dell'allargamento, dello sviluppo e degli aiuti umanitari, come voluto dal Parlamento.
 
Organizzazione
 
Il terzo negoziatore, Roberto Gualtieri del PD, ha sottolineato che "il nuovo servizio dovrà rispondere politicamente al Parlamento europeo, che è l'unica istituzione europea eletta direttamente dai cittadini".
 
Oltre al 60% dello staff, il Parlamento ha ottenuto la garanzia che parte della struttura del SEAE sarà dedicata alla promozione dei diritti umani, alla gestione delle crisi e alla costruzione della pace.
 
I prossimi passi
 
Se sarà incluso nell'agenda, i deputati voteranno sul compromesso il 7 o l'8 luglio durante la seduta plenaria.
 
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