Approfondimento
 

2010: le migliori interviste ai parlamentari

Istituzioni - 16-08-2010 - 08:03
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Giancarlo Scottà (Lega), autore di un rapporto sulla qualità alimentare

Intro: interviewing MEPs

Dalla violenza sulle donne alla qualità dei prodotti alimentari. Dai diritti di cittadinanza al congedo di maternità: questa settimana pubblichiamo alcune delle interviste ai parlamentari europei realizzate nei mesi scorsi, per dare un'idea della varietà di temi di cui il Parlamento si occupa quotidianamente, e di chi sono le donne e gli uomini dietro le leggi che si approvano nelle sedi comunitarie.

 
 
Leggi le commoventi parole della svedese Eva-Britt Svenson, vittima di un marito violento, che oggi si batte contro la violenza sulle donne.
 
Scopri che cosa stanno facendo i parlamentari italiani, capitanati dal leghista Giancarlo Scottà, per difendere la qualità dei prodotti alimentari.
 
Capisci perché la legge sul congedo di maternità è una questione così controversa in sede di Parlamento europeo, grazie alla spiegazione della relatrice portoghese Edite Estrela….questo e altro sfogliando le pagine di questo dossier.
 
 
RIF.: 20100630FCS77245

Eva-Britt Svennson: "Violenza sulle donne sia considerata reato in tutta Europa"

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Eva-Britt Svensson. Una ricerca Istat del 2008 dice che in Italia una donna su tre fra i 16 e i 70 ha subito violenza o maltrattamenti nella sua vita.

Eva-Britt Svensson. Una ricerca Istat del 2008 dice che in Italia una donna su tre fra i 16 e i 70 ha subito violenza o maltrattamenti nella sua vita.

Il tema scelto dal Parlamento quest'anno per celebrare la Giornata internazionale della Donna è l'eliminazione della violenza contro il gentil sesso. La presidente della commissione parlamentare per i Diritti delle Donne del Parlamento, Eva-Britt Svensson, svedese, gruppo della Sinistra Unita, è stata personalmente vittima di violenza: ecco le sue idee su come l'UE può agire. E su come le donne devono reagire.
 
 
Che cosa ha fatto l'UE e in particolare il Parlamento per fermare la violenza sulle donne?
 
Prima di tutto penso che non abbia fatto abbastanza, perché la violenza di genere è ancora molto forte. Quello che abbiamo fatto, è iniziare a informare e fare campagne. Il programma dell'UE Daphne per prevenire e dare sostegno alle vittime di violenza va nella giusta direzione. Ma quello che manca è una legislazione europea: molti Stati membri UE hanno leggi efficaci contro la violenza, è ora che anche l'UE si muova.
 
Se dovesse scegliere tre misure a livello europeo, quali pensa che siano le più urgenti?
 
Prima di tutto il sostegno alle vittime. Ci deve essere una legge in tutti i Paesi UE che sancisce che maltrattare una donna è reato, e la donna deve trovare supporto e aiuto nelle autorità pubbliche, nella polizia e nel giudice. In secondo luogo, la presidenza spagnola dell'UE propone un numero di telefono unico. E' una buona idea perché se si ha un numero in testa, ed è lo stesso dappertutto, può essere più facile chiamare per chiedere aiuto. Terzo, dobbiamo raccogliere dati e analisi da tutti gli Stati membri, per capire quante vittime ci sono davvero, e perché succede.
 
Una donna su quattro/cinque nell'UE dice di aver subito violenza,e una su dieci molestie sessuali. Lei stessa ne è stata vittima. Che consigli dà alle altre donne?
 
Voglio dire a tutte le donne che vivono in una relazione violenta: è possibile tagliare questi rapporti negativi, andarsene e costruire la propria vita. Io so com'è: ti dai la colpa, lui controlla tutto e tu hai paura sempre, giorno e notte. Ogni istante della tua vita, hai paura della persona con cui stai, che hai amato e con cui hai dei bambini. Immaginate com'è. Lui è la persona più importante che hai ma è anche la tua minaccia. Devi riconoscere che non puoi più accettarlo, puoi andartene e rifarti una vita.
 
C'è in cantiere per i prossimi mesi qualche legge UE per aiutare le vittime?
 
Sì, c'è una proposta per estendere la protezione all'estero. Per esempio io sono svedese. Quando ho subito le molestie, sono andata dalla polizia e loro hanno negato alla persona in causa di avvicinarsi a casa mia e al posto dove lavoravo. Avevo addirittura un "bottone anti-panico" che potevo schiacciare nel caso lui mi apparisse di fronte. Con l'estensione della protezione a livello europeo, puoi allontanarti dal tuo Paese, fare un viaggio, ed avere la stessa protezione che a casa, mostrando alla polizia locale che hai diritto ad essere difesa.
 
 
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Portare l'UE in tribunale? Presto sarà possibile, ma…

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Ramón Jauregui Atondo nel suo ufficio del Parlamento, 10 maggio 2010

Ramón Jauregui Atondo nel suo ufficio del Parlamento, 10 maggio 2010

Il Trattato di Lisbona obbliga l'UE, in quanto entità legale autonoma, a aderire alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo. Questo implica che ogni cittadino potrà citare l'Unione in tribunale per eventuali violazioni dei diritti umani. La commissione Affari costituzionali ha votato settimana scorsa il rapporto di Ramón Jáuregui, socialista spagnolo, che specifica i dettagli per l'adesione alla Convenzione. A lui la parola.
 
Onorevole Jáuregui, in che modo l'adesione alla Convenzione per i diritti dell'uomo beneficerà i cittadini?
 
Con l'adesione, ci sarà un nuovo tribunale, esterno all'UE, che darà nuove garanzie per assicurare che i diritti dei cittadini europei siano sempre rispettati, dall'UE e dagli Stati membri.
 
L'adesione permetterà di portare l'UE davanti a un tribunale. Ma a quale tribunale rivolgermi se voglio accusare l'UE?
 
Prima di tutto, i cittadini devono rivolgersi ai loro tribunali nazionali. Solo una volta esauriti tutti i ricorsi giudiziari nel loro Paese, possono andare alla Corte dei Diritti dell'uomo di Strasburgo. Solamente dimostrando che i diritti umani non sono protetti dalla magistratura nazionale, il cittadino ha la possibilità di chiedere aiuto ai giudici di Strasburgo.
 
Una delle richieste del Parlamento è di avere un giudice specifico per rappresentare l'UE. Ma l'Unione non è già rappresentata dai 27 giudici nazionali?
 
La presenza di un giudice per ogni nazione che aderisce alla Convenzione (47 in tutto, ndr) è fondamentale per spiegare il contesto di ogni ricorso. Per esempio, in Spagna abbiamo leggi che impediscono a partiti vicini all'ETA di presentarsi alle elezioni. Se la Corte riceve un'accusa contro la Spagna per impedimento della partecipazione politica, il giudice spagnolo potrà spiegare il contesto, la realtà di quel paese. L'UE può finire sul banco degli imputati: per cui deve avere un suo giudice che spieghi il contesto e il funzionamento dell'UE agli altri giudici. L'UE e gli Stati membri devono sempre avere il diritto di difendersi.
 
 
La relazione di iniziativa Jauregui sarà votata settimana prossima dal Parlamento. La Commissione dovrà negoziare le modalità dell'adesione alla Convenzione. A quel punto il Consiglio dovrà approvarla e il Parlamento dare il suo via libera. Ogni Stato membro dovrà quindi ratificare l'adesione. Solo a quel punto, l'UE diventerà membro della Convenzione. L'adesione non è prevista prima della fine del 2011.
 
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Giancarlo Scottà: marchio di origine sia presto legge europea

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Promuovere qualità europea per tutelare il territorio e la trasparenza per i consumatori

Intervista con Giancarlo Scottà: marchio di origine sia presto legge europea

Il Parlamento ha approvato il 25 marzo i principi fondamentali che vorrebbe introdurre nella prossima legge europea sulla qualità alimentare, che sarà proposta entro la fine dell'anno dalla Commissione. Il relatore Giancarlo Scottà, Lega Nord, guarda alle radici del problema: "La terra è vita. Deve rimanere fertile e incontaminata". Valorizzare il cibo di qualità vuol dire permettere all'economia rurale di sopravvivere senza sfruttare eccessivamente le risorse.
 
 
Onorevole Scottà, nel suo rapporto c'erano alcune proposte che sono state molto discusse, ma alla fine sono passate tutte. Partiamo dal marchio di origine.
 
Vengo da una regione, il Veneto, dove l'eccellenza nel cibo di qualità è diventata il motore del turismo enogastronomico. C'è un'intera economia basata sulla produzione alimentare, e sono sicuro che ci siano molte aree simili in Europa da promuovere.
 
Il marchio di origine permette di collegare subito un prodotto alla sua terra. In questo modo il consumatore è libero di scegliere: non sto dicendo che i prodotti europei siano in assoluto migliori degli altri, ma è chi compra che deve decidere.
 
E' importante che anche i prodotti trasformati composti da un solo ingrediente abbiano il marchio di origine. Per esempio la carne della bresaola della Valtellina arriva in gran parte dall'Argentina. Cosa c'è di male a dirlo?
 
Vado oltre: mi piacerebbe che la Commissione proponesse un sondaggio tra i cittadini per capire quali informazioni vogliono veramente sulle confezioni. Dovremmo smetterla di discutere queste cose tra di noi e cominciare a chiedere alla gente.
 
Un'altra proposta passata nonostante una certa resistenza è quella che riguarda il logo europeo di qualità.
 
Ogni volta che si tocca qualcosa di consolidato si devono affrontare forti resistenze, ma questo non vuol dire che non ci sia bisogno di cambiare. Abbiamo proposto un logo europeo per identificare gli alimenti prodotti interamente nell'UE.
 
La distribuzione organizzata importa cibo da tutto il mondo e poi lo etichetta a seconda dell'ultimo passaggio di trasformazione. Questo non favorisce la trasparenza per il consumatore e rende difficile tracciare le origini di un prodotto. Nel rapporto ho anche fatto riferimento al bisogno di incentivare la filiera corta.
 
La Commissione ha proposto di fondere insieme i marchi DOP e IGP. Perchè il Parlamento si oppone?
 
DOP e IGP hanno già la loro fama e sono marchi conosciuti dai consumatori. Indicano una connessione diversa tra il prodotto, il territorio e il metodo di lavorazione. Condividiamo il bisogno di semplificazione della Commissione europea, ma non quando significa uniformazione e livellamento verso il basso.
 
Valorizzare la zona di origine significa permettere alla popolazione di non abbandonare il proprio territorio. Infatti ho proposto anche il marchio europeo "Prodotto di montagna" per promuovere le specialità locali, attrarre il turismo e permettere il recupero di alcune aree montane ancora fertili.

Infine, la lotta contro la contraffazione. Cosa può fare l'Unione europea?
 
Dovreste sapere che il mercato del cibo contraffatto alimenta un business da 52 miliardi di euro. E' un guadagno sporchi, ottenuti rubando la creatività e il lavoro di altre persone.
 
Serve il pugno di ferro, sanzioni dure contro chi trasgredisce, sia dentro che fuori dall'UE. Chiediamo agli stati membri maggiore severità su questo tema, e alla Commissione di alzare la voce all'Organizzazione mondiale del commercio e ottenere per DOP e IGP, gli alimenti più contraffatti, lo stesso grado di protezione già adottato per il vino.
 
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Internet delle cose: ora gli oggetti si animano. Ma attenzione alla privacy.

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Maria Badia i Cuchet, vicepresidente del Gruppo S&D, è al Parlamento europeo dal 2004

Maria Badia i Cuchet, vicepresidente del Gruppo S&D

Idea suggestiva o Grande Fratello sempre più invadente? "Internet delle cose" nasce dalla convinzione che la rete può connettere non solo persone, ma anche persone e oggetti e oggetti fra loro. Il risultato? Un frigorifero che avvisa quando il latte sta per finire, o dà consigli su come cucinare gli ingredienti preferiti. Il Parlamento si sta occupando di sviluppi, rischi e potenzialità di internet delle cose. Ce ne parla la relatrice Maria Badia i Cutchet, socialista spagnola.
 
 
Onorevole Badia, ma che cos'è esattamente questo "internet delle cose"?
 
Si tratta di un'applicazione nuova della tecnologia di internet. Si pensa che fra 10-15 anni, l' "internet delle cose" farà parte della nostra vita quotidiana. Usa la tecnologia RFID (identificazione via frequenze radio) per ricevere e trasmettere informazioni fra gli oggetti senza un collegamento fisico, via wireless. Funziona con un piccolo sensore, che contiene e fornisce una grande quantità di informazioni sull'oggetto o la persona a cui è applicato.
 
Uno degli utilizzi più interessanti riguarda il settore agro-alimentare. La tecnologia RFID permetterebbe una migliore e più rapida tracciabilità, e potremmo ottenere informazioni immediate sul contenuto del prodotto. In realtà simili tecnologie sono già in uso in alcune applicazioni: per esempio il chip negli pneumatici, che dà informazioni in tempo reale al conducente sul livello di pressione.
 
Questa nuova frontiera di internet rivoluzionerà e amplierà la sfera di interazione fra le persone e le cose e le cose fra loro. La vera innovazione risiede nel rapporto fra le cose. L'esempio più citato è quello del frigo che legge le informazioni sugli alimenti che contiene, e dà informazioni sulle date di scadenza, su quello che fa bene alla salute, eccetera.
 
Allora solo vantaggi per i consumatori? Sicura che non ci siano trappole nascoste?
 
E' un'applicazione meravigliosa, che creerà nuove opportunità di business, contribuirà alla lotta contro il cambiamento climatico, ed aiuterà a razionalizzare il consumo di energia e il sistema dei trasporti.
 
Ma può avere un lato negativo: il rispetto della privacy. Le persone e le aziende che faranno uso dei famosi sensori, avranno accesso a informazioni sulla vita privata di altre persone. Su quest'aspetto dobbiamo stare molto attenti.
 
Prima che le applicazioni si diffondano, dobbiamo stabilire paletti adeguati per proteggere la vita privata degli individui, trovare il giusto equilibrio. Perché la tecnologia possa diffondersi con successo, la gente si deve fidare. E per questo, deve essere nelle buone mani. E siccome la tecnologia ormai non ha frontiere, credo che dobbiamo affrontare la questione a livello transatlantico.
 
E i vantaggi per l'ambiente, per la salute? Dove sono?
 

Internet delle cose

  • Lanciato negli USA nel 1999
  • Usa la tecnologia RFID (identificazione via frequenze radio)
  • Un sensore trasmette informazioni in tempo reale sull'oggetto
  • Alcuni Paesi hanno già sperimentato i passaporti con i chip (USA, UK)
  • I sensori potranno sostituire i codici a barre
  • Il chip comunica senza contatto fisico con altri oggetti

Queste applicazioni possono essere usate per aumentare l'efficienza energetica dei trasporti e ridurre l'inquinamento. Per esempio, si potranno cambiare le indicazioni date dai semafori sulla base delle condizioni di traffico in città. La green economy è strettamente legata alle nuove tecnologie, e questa crisi dovrebbe essere il motore per dare impulso a  settori come la ricerca e lo sviluppo.
 
Per quanto riguarda la salute: io ho un amico che ha avuto un infarto. Da allora, hanno inserito nel suo corpo un chip connesso a un ospedale spagnolo. Così i dottori sono a conoscenza di ogni minimo cambiamento nel suo organismo. Così possono prevenire eventuali disturbi. Il problema è che non è ancora chiaro l'impatto delle onde radio sulla salute.
 
Per me la linea da tenere è questa: valutare al meglio gli effetti della tecnologia sulla salute, e trattare con grande attenzione le questioni relative alla privacy.
 
Il rapporto di iniziativa di M.Badia è la reazione del Parlamento alla comunicazione della Commissione europea di giungo 2009 (vedi link). La commissione Industria del Parlamento voterà le proposte di Maria Badia il 4 maggio, e la plenaria le confermerà durante l'estate.
 
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Edite Estrela: "La maternità è un servizio reso alla società"

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Edite Estrela, 60 anni, è membro del Partito socialista portoghese

Edite Estrela, 60 anni, è membro del Partito socialista portoghese

Estendere il congedo di maternità da 14 a minimo 20 settimane a stipendio pieno in tutta Europa e introdurre un congedo obbligatorio di almeno due settimane per i papà: sono le proposte adottate dalla commissione per i diritti delle Donne la settimana scorsa. Ma l'idea non trova tutti d'accordo. Ne parliamo con la relatrice del gruppo social-democratico Edite Estrela, portoghese.
 
Onorevole Estrela, il rapporto è stato adottato dalla sua commissione con 19 voti a favore e 13 contro, e a fine marzo la palla passerà alla plenaria. Qual è lo scopo della direttiva?

Si tratta soprattutto di tutelare e accrescere i diritti della donna incinta e della madre, ma anche di introdurre nella legislazione una maggiore uguaglianza di genere per quanto riguarda la conciliazione fra vita professionale e familiare.
 
La relazione contiene anche proposte innovative, per esempio per le lavoratrici domestiche, fino a oggi escluse dalla legislazione europea sul congedo parentale, o per i genitori che adottano: noi chiediamo che quando il bambino adottato ha meno di un anno, il congedo sia come per gli altri.
 
Perché la commissione parlamentare è divisa sulle sue proposte?

Ci sono due tipi di resistenza, una di natura ideologica e l'altra economica. La prima nasce dal fatto che veniamo da contesti culturali diversi, con storie ed esperienze diverse, per cui abbiamo visioni contrapposte sul ruolo della donna. C'è chi pensa che dovrebbe restare a casa e occuparsi dei figli.
 
La resistenza di natura finanziaria, invece, sostiene che le proposte avanzate sono troppo costose. Ma la legislazione esistente è vecchia di 18 anni, e qui non si parla di norme che entrerebbero in vigore domani. Gli Stati avrebbero tre anni dall'adozione della direttiva per adeguarsi alle nuove disposizioni. Speriamo che allora la situazione economica sia migliorata! E poi è una questione di coerenza: la Commissione e i Governi non fanno che allarmarci sul deficit demografico, e poi quando si tratta di spendere qualche soldo per aumentare il tasso delle nascite, stiamo a contare i centesimi.
 
Ma è opportuno introdurre queste misure in un periodo di crisi?
 
Quali saranno le conseguenze di un tasso di natalità basso? I bambini di oggi sono i contribuenti di domani, da loro dipenderà la sostenibilità dei nostri servizi sociali. Per questo abbiamo bisogno di una popolazione attiva, e dobbiamo combattere il pregiudizio per cui la maternità è un peso per la società, perché in realtà è un servizio reso alla collettività! Le donne non devono trovarsi a scegliere fra essere mamme e, per esempio, avere responsabilità manageriali.
 
La classe media non può permettersi di stare a casa per lunghi periodi senza stipendio, e spesso il ritorno al lavoro è difficile. Noi qui facciamo una proposta equilibrata, che corrisponde alle aspettative delle famiglie. Il lavoro part-time sarebbe una buona soluzione, se non fosse che poi le donne si ritrovano a fine carriera con contributi insufficienti a garantire una pensione e una vecchiaia serena.
 
Allora, come vede lei il futuro della maternità e della paternità?
 
Dobbiamo promuovere e varare misure che mirino alla condivisione di responsabilità pubbliche e professionali fra uomini e donne. Io difendo il congedo di paternità perché non esiste nella legislazione europea, anche se in molti Paesi si applica già. Dobbiamo sconfiggere l'idea che l'educazione e la crescita dei bambini siano una responsabilità prevalentemente femminile.
 
Nei Paesi del nord un padre che non prende il congedo parentale e non sta a casa con la famiglia è considerato un cattivo papà. Nei Paesi del sud un uomo che prende un congedo di paternità è considerato un cattivo lavoratore.
 
La condivisione delle responsabilità è fondamentale per una maggiore armonia, tenendo in conto gli interessi del bambino e delle mamme. Così le donne potranno fare figli più presto, e avere più bambini. Tutte le ricerche indicano che gli europei vorrebbero più figli di quelli che hanno.
 
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Asilo: un ufficio europeo per garantire standard più alti e uniformi

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Jean Lambert

ITW with Jean Lambert

Gli Stati membri dell'UE hanno ricevuto più di 250.000 richieste di asilo nel 2008. Attualmente, ci sono tanti sistemi di asilo quanti sono i Paesi UE. Per allineare le pratiche i deputati hanno approvato oggi la creazione di un Ufficio europeo di sostegno per l'asilo (EASO). L'ufficio, con sede alla Valletta, Malta, "aiuterà ad alzare gli standard di asilo degli Stati membri, per far sì che le persone in cerca di protezione ricevano un trattamento più equo" sostiene la relatrice inglese Jean Lambert dei Verdi.

Onorevole Lambert, perché l'UE ha bisogno di un ufficio di supporto per l'asilo, e quali saranno i suoi compiti?

L'UE ha bisogno dell'Ufficio europeo di sostegno per l'asilo perché attualmente abbiamo grosse divergenze nel modo in cui gli Stati membri applicano le leggi e le direttive sull'asilo, da quelli che hanno un sistema che garantisce a malapena lo status di rifugiato a quelli con un sistema sviluppato e competente".

Quindi, l'idea dell'EASO è quella di aiutare i paesi europei a innalzare i loro standard così che le persone in cerca di protezione ricevano un trattamento più equo. Questo è il motivo per cui è particolarmente urgente. Inoltre alcuni Stati europei sono particolarmente sotto pressione e vogliono sapere che c'è un supporto e i loro problemi vengono presi sul serio.

Un iracheno ha il 71% di possibilità di ricevere asilo da un paese UE, ma solo il 2% da un altro. L'istituzione dell'EASO sarà sufficiente ad allineare le diverse pratiche di asilo nell'Unione?

L'Ufficio da solo non sarà sufficiente, ma darà una mano. Uno dei suoi compiti è quello di fornire informazioni uniformi a tutti i paesi UE riguardo al paese di provenienza di coloro che cercano protezione.

In questo modo, quando il paese prende una decisione, il rifugiato dovrebbe percepire di essere stato trattato equamente, e non solo in base alle politiche dello Stato coinvolto.

L'EASO sarà istituito a Malta. Pensa che questo influirà sulla sua prospettiva, e magari aiuterà a spostare il peso dagli Stati "in prima linea"?

Il fatto che la base sia a Malta non significa che l'ufficio verrà dominato dalla situazione del paese. Sappiamo che Malta è sotto un'enorme pressione, e di certo ha investito molto nel suo sistema di asilo ed è entusiasta di ospitare l'Ufficio.

E' anche un simbolo per dimostrare alla popolazione maltese che l'Unione europea è davvero solidale con loro. In ogni caso, questo è un ufficio di asilo per l'intera UE.

Lei ha negoziato l'istituzione dell'EASO con il Consiglio dei Ministri europei. Il risultato corrisponde alle richieste del Parlamento?

Credo che in una negoziazione nessuna delle parti ottenga interamente ciò che vuole. Certamente ci sono alcune questioni in cui avremmo voluto un ruolo più forte del Parlamento rispetto all'Ufficio. D'altra parte, c'è una grande discussione riguardo al ruolo delle agenzie e delle istituzioni europee.

Ci sarebbe piaciuto che l"Ufficio avesse avuto un ruolo più di monitoraggio che di supporto. I paesi membri hanno voluto che si chiamasse 'Ufficio di sostegno' per una ragione particolare. Ma perlomeno abbiamo scoperto che trattare con la presidenza svedese è stato un vero negoziato.
 

Per ulteriori informazioni :

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Politica agricola comune: semplificare le regole

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Richard Ashworth

MEP Richard Ashworth: It does not matter if you make a tiny little error you still get that same big penalty

Le regole che reggono la politica agricola comune oggi sono troppo complicate, "e gli agricoltori sprecano tempo prezioso, che dovrebbero dedicare alle loro terre e agli animali", per rispondere ai requisiti richiesti dall'UE per ottenere gli aiuti, secondo Richard Ashworth. Il conservatore britannico (ECR) ha aperto il dibattito in vista della revisione completa della PAC prevista per il 2013 con una relazione sulla semplificazione, approvata oggi a maggioranza.

Onorevole Ashworth, perché bisogna ripensare la PAC?

La PAC costituisce ancora il 40% del bilancio dell'UE. Quando se ne parla, la gente pensa a fiumi di vino e montagne di cibo prodotte e sussidiate in modo inefficiente. Ma questo è un'immagine vecchia 15 anni, oggi l'essenziale è garantire cibo sufficiente per 500 milioni di cittadini a prezzi ragionevoli.

L'Europa attraversa una grave crisi economica. E' ancora pensabile che l'agricoltura continui ad accaparrarsi il 40% del budget dell'UE dopo il 2013?

Non possiamo riformare la PAC senza riformare il bilancio dell'UE. La crisi, la disoccupazione, il cambiamento climatico...non erano temi all'orizzonte quando è stata formulata la politica agricola comune. I cittadini si aspettano risposte dall'Europa, ma senza aumentare il budget comune. In queste condizioni, la PAC dovrà lottare duro per ottenere ancora il 40% del bilancio.

Perché c'è bisogno di semplificazione, e quali sarebbero i benefici per gli agricoltori?

La PAC oggi è troppo burocratica, e molti requisiti non sono proporzionali ai rischi.

La maggioranza degli agricoltori deve già rispondere a criteri di qualità e standard di tracciabilità imposti dai trasformatori o dai distributori. Può essere molto irritante se, una settimana dopo, l'ispettore del Ministero viene a chiederti le stesse cose che tu hai già dimostrato: una burocrazia inutile, solo perché i sistemi non sono armonizzati. E che distoglie gli agricoltori dal loro lavoro quotidiano di occuparsi delle terre e degli animali.

Un altro motivo di insoddisfazione da parte dei produttori è che il minimo errore incorre nelle stesse sanzioni che l'errore grave. E spesso non è stato fatto per frodare l'UE, ma magari perché si è ricevuta un'informazione sbagliata dall'agenzia locale. Ci dovrebbe essere una presunzione d'innocenza, per cui il primo errore, niente sanzioni. Poi è chiaro che se si ripetono, bisogna penalizzare.

Infine: perché non possiamo avere l'autocertificazione, perché deve venire l'ispettore con la sua cartellina? E poi, ogni tre anni, facciamo un controllo casuale. Perché non trattare le persone come adulti?

Lei stesso era un agricoltore in Nuova Zelanda negli anni '70, prima che la Gran Bretagna entrasse nell'UE. Cosa direbbe agli agricoltori europei?

Prima di tutto, vorrei chiarire che gli agricoltori europei non sono "sussidio-dipendenti ".  La maggioranza preferirebbe essere autosufficiente, piuttosto che sussidiati.

Ma bisogna essere realistici, qui non siamo in Nuova Zelanda. Le entrate del coltivatore qui sono la metà di quelle di un altro lavoratore: senza sostegni avremmo una crisi generale.

La gente in Europa si aspetta molto dal settore agricolo: la tutela dell'ambiente, il benessere degli animali, la salute dei consumatori, eccetera. Questo comporta costi che non possono essere riversati sul consumatore. Quindi è giusto che l'UE riconosca un valore all'agricoltura e compensi gli agricoltori, che producono un bene pubblico.
 
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