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Africa e salute: gli aiuti europei devono andare avanti
Sviluppo e cooperazione - 15-07-2010 - 17:36

Nonostante le difficoltà della crisi, l'Europa non deve venir meno al suo supporto verso il popolo africano. ©BELGA/Xinhua/Xu Suhui
Le luci della coppa del mondo si sono spente, e la vita in Africa è tornata quella di tutti i giorni. Le vuvuzelas tacciono, e tornano più pressanti che mai i problemi di malgoverno, crisi finanziaria, cambiamento climatico, povertà, guerra e disastri naturali. Nonostante la crisi colpisca anche l'Europa, per gli eurodeputati gli aiuti all'Africa sono essenziali. Il 13 luglio Veronique de Keyser ha presentato alla commissione Sviluppo un progetto di relazione sul sistema sanitario subsahariano.
Durante l'incontro della commissione Sviluppo la De Kayser, socialista belga, ha presentato il quadro drammatico della situazione sanitaria nell'Africa subsahariana. Secondo il collega inglese Michael Cashman, "nonostante ci siano stati progressi verso alcuni degli obiettivi sanitari, i tre Obiettivi di Sviluppo del Millennio (OSM) sulla salute - e in particolare quelli sulla mortalità delle madri - sono i più fuori portata".
Cosa non va
I problemi sono molteplici, a partire dalla crisi finanziaria che non aiuta i paesi del Nord del mondo a mantenere le loro promesse. Non solo la salute non è tradizionalmente una priorità, ma l'UE è all'incirca 20 miliardi al di sotto del suo impegno finanziario verso gli OSM.
I fondi sono spesso diretti verso il trattamento di malattie specifiche (tubercolosi, malaria, AIDS), indebolendo l'assistenza sanitaria di base. Le ONG fanno un ottimo lavoro ma non sono accessibili a tutti, così come le infrastrutture che spesso sono troppo lontane da raggiungere.
Anche la forza lavoro è un problema: per Charles Goerens, deputato dell'ALDE per il Lussemburgo, spesso i dottori locali scappano a causa dei salari bassissimi, oltre a non avere una grande esperienza. Una soluzione potrebbe essere la concessione di visti temporanei in Europa per i medici africani, per affinare le loro competenze. La slovacca Anna Záborská del PPE propone anche dei programmi di formazione supportati dalla Commissione europea.
Cosa si può fare
Le priorità assolute sono l'istituzione di sistemi sanitari sostenibili nel lungo periodo e l'accesso universale a medicinali e trattamenti.
Cashman chiede di tenere in considerazione i modelli di Regno Unito, Svezia, Irlanda e Finlandia. Il conservatore britannico Nirj Deva porta invece l'esempio del suo paese d'origine, lo Sri Lanka, dove il tasso di mortalità è crollato fino a raggiungere i livelli occidentali dopo l'introduzione di trattamenti gratuiti e standard di prevenzione. Anche l'aspettativa di vita è salita alle stelle, aumentando di quasi 30 anni tra il 1948 e il 2010.
Veronique de Keyser ha concluso lo scambio di vedute della commissione Sviluppo ricordando che il problema africano "non è una questione ideologica, si tratta di salvare vite umane".
RIF.: 20100709STO78535
