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Discussioni
Martedì 9 aprile 2002 - Strasburgo Edizione GU

Brevetto comunitario
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  Bartolozzi (PPE-DE ). - Signor Presidente, onorevoli colleghi, dopo tanti anni di lavori per avere un brevetto comunitario efficace, dobbiamo evidenziare che rimangono ancora sul tappeto alcuni problemi: il regime linguistico, il ruolo degli uffici dei brevetti nazionali rispetto all'Ufficio europeo dei brevetti e il sistema giudiziario. Nonostante i ripetuti inviti dei Capi di Stato e di governo e i vari Consigli europei, da ultimo quello di Barcellona, la situazione non si sblocca.

In seno alla commissione giuridica abbiamo incontrato gli stessi problemi per quanto riguarda la questione delle lingue. Dopo lunghe discussioni, la commissione ha optato per il regime linguistico già sperimentato nel caso del marchio comunitario, in base al quale le domande possono essere presentate in una qualsiasi delle lingue ufficiali della Comunità. Tuttavia, il richiedente dovrebbe indicare anche una seconda lingua, la cosiddetta lingua procedurale, scegliendo tra una rosa di cinque lingue - inglese, francese, tedesco, italiano e spagnolo - della quale accetterebbe l'uso per i procedimenti, in particolare i procedimenti di opposizione, revoca o invalidità. Se la domanda è presentata in una lingua diversa dalle cinque succitate, l'Ufficio provvederebbe alla sua traduzione nella lingua procedurale indicata dal richiedente.

Non si tratta, a mio modo di vedere, di una soluzione ideale. Per ragioni di economicità sarebbe stato meglio avere una sola lingua, l'inglese. Questa è anche la richiesta dell'industria europea. Tuttavia, ciò non è stato possibile, e allora ben venga il modello di Alicante, che è l'unica soluzione possibile, sebbene forse non la migliore.

Per quanto riguarda il sistema giudiziario, la commissione giuridica suggerisce una giurisdizione di primo grado a livello nazionale, in modo da poter ricorrere a tribunali nazionali aventi esperienza in materia di controversia sui brevetti, quali tribunali del brevetto comunitario, mentre la decisione di secondo grado spetterebbe alla Camera europea della proprietà intellettuale. Si tratta di una soluzione di compromesso. Avremmo preferito un'unica giurisdizione di primo e di secondo grado centralizzata, che avrebbe garantito una maggiore uniformità di interpretazione. Ma anche qui le opposizioni sono state fortissime.

Infine, agli uffici dei brevetti nazionali viene garantito di poter continuare a svolgere un ruolo importante nelle procedure di concessione del brevetto comunitario.

In conclusione, a nostro avviso, la soluzione trovata non soddisfa al cento per cento, ma finalmente si chiude questa complessa questione. Credo che, in cuor suo, anche la relatrice, l'onorevole Palacio - alla quale vanno, ovviamente, le mie congratulazioni per il lavoro che ha svolto - condivida queste perplessità. Ma in questa procedura il Parlamento è solo consultato, non è colegislatore. Diamo dunque il via libera, augurandoci che il Consiglio dei ministri sappia raggiungere al più presto un accordo, senza nascondersi dietro a un qualche alibi .

 
Ultimo aggiornamento: 28 luglio 2004Avviso legale