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Discussioni
Martedì 13 maggio 2003 - Strasburgo Edizione GU

Responsabilità ambientale
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  Bartolozzi (PPE-DE ). Signor Presidente, onorevoli colleghi, la proposta di direttiva sulla responsabilità per danno ambientale opta per un approccio equilibrato, che esercita pressione sugli operatori onde prevenire l’inquinamento e riparare i danni e suggerisce, per la realizzazione di tali obiettivi, solamente poche disposizioni regolamentari. Qualsiasi modifica fondamentale apportata a tale proposta di direttiva avrebbe condotto a una soluzione irrealizzabile e poco pratica di una questione già di per sé complessa, mentre ritengo che il lavoro svolto dall’onorevole Manders e dagli altri colleghi in sede di commissione costituisca il massimo punto di sintesi possibile in vista di questa esigenza.

La commissione giuridica, infatti, non ha modificato nella sostanza l’impostazione della Commissione, ma ne ha meglio precisato alcuni principi fondamentali. La direttiva non ha effetto retroattivo. Le eccezioni in base al rispetto di un permesso secondo lo stato delle conoscenze devono essere mantenute; se la responsabilità è obbligatoria, non deve esserlo l’assicurazione. Il principio guida della direttiva è che chi inquina deve sostenere il finanziamento della riparazione del danno ambientale causato dalla sua azione. La consapevolezza delle implicazioni finanziarie di tale danno porterà ad esplicare maggiori sforzi per impedire che esso si produca. Pertanto, il principio “chi inquina paga” mira a regolare la questione della riparazione e a incoraggiare la prevenzione. Un regime obbligatorio di sicurezza finanziaria potrebbe perturbare tale relazione, in quanto gli operatori sarebbero meno incentivati alla prevenzione del danno se sapessero che le loro responsabilità finanziarie sono coperte da una polizza, da una tassa o da un fondo. Un sistema obbligatorio di sicurezza finanziaria potrebbe certamente essere descritto come un principio secondo cui è l’assicuratore che paga, con il rischio del trasferimento della responsabilità dall’operatore a colui che garantisce la sicurezza finanziaria.

Tutti noi dobbiamo essere socialmente responsabili della protezione dell’ambiente, dato che esso è, per sua natura, una risorsa limitata. Gli operatori devono riconoscere che le loro attività possono avere ripercussioni e che dovranno risarcire qualsiasi danno che sia causato intenzionalmente o per negligenza.

In questi termini, il principio “chi inquina paga” è accettabile. Grazie all’approccio ragionevole voluto dalla commissione giuridica, ne scaturirà una direttiva che rifletterà gli interessi tanto dello sviluppo industriale quanto dell’ambiente.

 
Ultimo aggiornamento: 13 agosto 2004Avviso legale