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Discussioni
Lunedì 15 dicembre 2003 - Strasburgo Edizione GU

Responsabilità ambientale
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  Bartolozzi (PPE-DE ). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, la posizione della commissione giuridica, sintetizzata nella raccomandazione del collega Toine Manders – che ringrazio per l’importante lavoro svolto – esprime un orientamento corretto. Infatti, essa non modifica nella sostanza l’impostazione del Consiglio, ma ne precisa meglio alcuni principi fondamentali, in modo da armonizzare maggiormente la direttiva nel territorio dell’Unione.

Visto l’impatto che la disciplina avrà sulle attività industriali, si ritiene infatti necessario eliminare l’asimmetria tra i paesi dell’Unione, in modo da evitare distorsioni alla concorrenza e alla competitività tra le imprese. Alcuni principi devono però essere riaffermati con chiarezza: occorre evitare l’ampliamento del concetto di “operatore” ai soggetti che esercitano il controllo delle attività. L’individuazione di un pregiudizio solo potenziale è contrario ai principi di certezza del diritto e potrebbe pertanto determinare un esteso contenzioso non affrontabile con la strumentazione tecnico-scientifica disponibile.

Gli operatori responsabili del danno dovrebbero avere la possibilità di adottare direttamente le misure necessarie ed informare tempestivamente le autorità competenti. L’intervento dell’autorità, sia per quanto riguarda le misure preventive che le misure di riparazione del danno, dovrebbe essere circoscritto ai casi in cui l’operatore non sia disposto a intervenire e non possa farlo, in quanto non è condivisibile che all’autorità stessa venga lasciata la discrezionalità insindacabile di adottare direttamente le misure in questione.

E’ chiaro pertanto che tale intervento si rende necessario solo nell’ipotesi dei cosiddetti siti “orfani” o “pubblici”, ovvero nei casi in cui l’operatore non provveda. Queste disposizioni devono essere precisate al fine di non lasciare troppa discrezionalità ai diversi Stati membri. Nel testo della posizione comune le eccezioni relative ai danni causati da un’emissione, da un’attività o da un evento consentito dalle norme e dai regolamenti applicabili o dalle autorizzazioni rilasciate all’operatore, o che venga considerato dannoso secondo lo stato delle conoscenze scientifiche e tecniche al momento dell’emissione e dell’esecuzione delle attività, potranno rappresentare una deroga discrezionale dei singoli Stati membri.

Per quanto concerne l’imputazione dei costi nel caso di pluralità di autori del danno, il Consiglio ha lasciato ad ogni Stato membro la facoltà di prevedere tanto una responsabilità in solido quanto quella proporzionale, a seconda della legislazione nazionale in vigore. L’imputazione della responsabilità finanziaria in solido, oltre che palesemente in contrasto con il principio “chi inquina paga”, renderebbe sicuramente più difficile, se non impossibile, la quantificazione delle coperture assicurative e delle altre garanzie finanziarie da parte di operatori dei settori produttivi.

La ripartizione delle responsabilità e dei relativi costi deve quindi essere effettuata soltanto secondo i criteri di equità e ragionevolezza prevedendo, inoltre, che ciascun operatore provveda alla parte di risanamento corrispondente alla sua quota di responsabilità.

 
Ultimo aggiornamento: 13 agosto 2004Avviso legale