Indice 
Discussioni
Giovedì 31 gennaio 2008 - Bruxelles Edizione GU
1. Apertura della seduta
 2. Presentazione di documenti: vedasi processo verbale
 3. Comunicazione di posizioni comuni del Consiglio: vedasi processo verbale
 4. Discussione annuale sui progressi realizzati per quanto riguarda lo spazio di libertà, sicurezza e giustizia (articoli 2 e 39 TUE) (discussione)
 5. Cooperazione tra le unità speciali d’intervento degli Stati membri (discussione)
 6. Composizione delle commissioni e delle delegazioni: vedasi processo verbale
 7. Approvazione del processo verbale della seduta precedente: vedasi processo
 8. Tempo delle votazioni
  8.1. Interpretazione del regolamento (articolo 19, paragrafo 1) (votazione)
  8.2. (A6-0511/2007 , Michael Cashman) Regime semplificato per il controllo delle persone alle frontiere esterne dell’Unione (votazione)
  8.3. (A6-0509/2007 , Panayiotis Demetriou) Regime semplificato di controllo delle persone alle frontiere esterne dell’Unione (Svizzera e Liechtenstein) (votazione)
  8.4. (A6-0001/2008 , Philippe Morillon) Statistiche sull’acquacoltura (votazione)
  8.5. (A6-0507/2007 , Armando França) Cooperazione tra le unità speciali d’intervento degli Stati membri (votazione)
  8.6. (A6-0005/2008 , Umberto Guidoni) Spazio europeo della ricerca: nuove prospettive (votazione)
  8.7. (A6-0505/2007 , Markus Ferber) Completamento del mercato interno dei servizi postali della Comunità (votazione)
  8.8. Situazione in Iran (votazione)
  8.9. Risultati della Conferenza sul cambiamento climatico (Bali)
  8.10. A6-0003/2008 , Fiona Hall) Piano d’azione per l’efficienza energetica: concretizzare le potenzialità (votazione)
  8.11. (A6-0495/2007 , Carl Schlyter) Una politica per ridurre le catture accessorie ed eliminare i rigetti nella pesca europea (votazione)
  8.12. Una strategia europea per i Rom (votazione)
 9. Composizione delle commissioni e delle delegazioni: vedasi processo verbale
 10. Dichiarazioni di voto
 11. Correzioni e intenzioni di voto: vedasi processo verbale
 12. Decisioni concernenti taluni documenti: vedasi processo verbale
 13. Trasmissione dei testi approvati nel corso della presente seduta: vedasi processo verbale
 14. Calendario delle prossime sedute: vedasi processo verbale
 15. Interruzione della sessione


  

PRESIDENZA DELL’ON. LUIGI COCILOVO
Vicepresidente

 
1. Apertura della seduta
  

(La seduta è aperta alle 9.00)

 
  
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  Presidente. − Ho ricevuto una richiesta dall’onorevole Hannan per un punto riguardante l’interpretazione dell’articolo 19 del nostro regolamento.

 
  
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  Daniel Hannan (PPE-DE ). – (EN) Signor Presidente, ieri ha annunciato un’interpretazione dell’articolo 19 che pone l’Assemblea in totale violazione del proprio regolamento. Ci siamo ora allontanati dalla situazione di legittimità e abbiamo conferito alla Presidenza il potere arbitrario di stracciare l’ordine del giorno e di procedere come più le sembra opportuno. È un’azione totalmente illecita ai sensi delle disposizioni di quest’Aula. Quest’ultima può essere sovrana ma deve, nondimeno, rispettare le proprie stesse regole.

Oggi l’interpretazione fornita dalla commissione per gli affari costituzionali sarà oggetto di contestazione. Può emergere dinanzi a quest’Assemblea quale risultato di una votazione. Se votiamo a favore, collettivamente, operiamo per fare carta straccia delle norme in conformità delle quali procediamo. Sarei quasi tentato di fare un confronto con l’Ermächtigungsgesetz del 1933, ma ritengo che sarebbe esagerato e forse non molto gentile nei confronti del nostro Presidente, uomo impegnato, democratico e rispettabile.

Permettetemi invece di citare il padre della resistenza britannica contro il totalitarismo, Edmund Burke che affermava che “devono essere peggio dei ciechi coloro che non vedono con quale immutabile regolarità di sistema, in questo e in tutti i casi, perseguono il proprio schema per la totale distruzione di qualsiasi potere indipendente. (…) La loro volontà è la legge, non solo in patria, ma nei riguardi di ogni nazione. (…) Hanno eliminato le costituzioni in virtù delle quali i legislatori agivano”.

(Il Presidente interrompe l’oratore)

 
  
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  Presidente. − Grazie, onorevole. Ho preso atto delle sue osservazioni, ma su questo punto di interpretazione regolamentare, come lei sa, è già prevista una votazione per le ore 11, per cui si procederà in questa direzione.

 

2. Presentazione di documenti: vedasi processo verbale

3. Comunicazione di posizioni comuni del Consiglio: vedasi processo verbale

4. Discussione annuale sui progressi realizzati per quanto riguarda lo spazio di libertà, sicurezza e giustizia (articoli 2 e 39 TUE) (discussione)
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  Presidente. − L’ordine del giorno reca la discussione su:

− l’interrogazione orale al Consiglio sulla discussione annuale 2007 sui progressi realizzati per quanto riguarda lo spazio di libertà, sicurezza e giustizia (articoli 2 e 39 del Trattato Unione europea), di Jean-Marie Cavada, a nome della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (O-0005/2008 - B6-0006/2008 ),

− l’interrogazione orale alla Commissione sulla discussione annuale 2007 sui progressi realizzati per quanto riguarda lo spazio di libertà, sicurezza e giustizia (articoli 2 e 39 del Trattato Unione europea), di Jean-Marie Cavada, a nome della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (O-0006/2008 - B6-0007/2008 ).

 
  
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  Gérard Deprez, in sostituzione del relatore. (FR) Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, signor Commissario, onorevoli colleghi, il dibattito in corso oggi avviene in un contesto, come voi ben sapete, che si caratterizza per due elementi essenziali.

Il primo, non è il caso che lo rammenti, è molto semplicemente il calendario. Mantenendosi larghi nei conti, ci rimangono tutt’al più sedici mesi operativi prima di terminare l’attuale legislatura del Parlamento europeo. In altre parole, con una scadenza così ravvicinata dobbiamo pervenire a un accordo sui fascicoli che desideriamo completare entro le scadenze che ci restano. Non potremo fare tutto, dovremo scegliere e mantenere gli impegni assunti riguardo alle scelte operate.

Il secondo elemento, signor Presidente, è ancora più significativo dal nostro punto di vista. Si tratta della prospettiva dell’entrata in vigore del nuovo Trattato che, lo sa altrettanto bene quanto noi, comporterà cambiamenti strutturali di grande rilevanza dei settori di nostra competenza. Mi riferisco in particolare all’abolizione della divisione artificiosa tra le politiche che rientrano nell’ambito del primo pilastro e quelle che attengono al terzo pilastro: tale scelta implicherà, segnatamente, l’introduzione della procedura di codecisione e un vero e proprio controllo giudiziario delle misure che finora dipendevano essenzialmente dalla sola volontà del Consiglio ed esulavano dalla sfera di competenze della Corte di giustizia europea.

Pertanto, comprenderete la nostra impazienza di vedere il nuovo Trattato entrare in vigore il più rapidamente possibile, in quanto rappresenta un potenziamento del controllo democratico e un rafforzamento dei diritti dei cittadini. E comprenderete altresì, alla luce di questi due criteri, i quali sono, ribadisco, il potenziamento del controllo democratico e il rafforzamento dei diritti dei cittadini, la nostra reticenza in linea di principio ad affrontare, nel quadro degli attuali Trattati, fascicoli sensibili che potrebbero perfettamente beneficiare delle disposizioni del nuovo Trattato.

Tale reticenza di principio è reale. È una reticenza profonda e ampiamente condivisa dai vari gruppi politici rappresentanti in seno alla commissione LIBE quanto nel quadro più generale della nostra Assemblea. Ma per quanto profonda possa essere, tale reticenza è anche, per lo meno allo stadio attuale, largamente sotto controllo. Non siamo animati, signor Presidente, signor Commissario, dall’intenzione perversa di ritardare l’attuazione di fascicoli importanti che sarebbero giunti a maturità e di cui è appurata l’urgenza.

Mossi esattamente dallo spirito opposto, siamo disponibili a tentare di pervenire, attraverso un dialogo proficuo, a una sorta di gentlemen’s agreement che offrirebbe a ciascuna delle nostre istituzioni le sicurezze e le garanzie che ritiene necessarie. A nostro avviso, dovrebbe essere possibile accordarci, entro una scadenza molto breve, su una specie di programma legislativo interistituzionale relativo al 2008 e al primo semestre 2009, che contemplerebbe un numero limitato di priorità comuni in settori sensibili, una serie di impegni reciproci e consentirebbe di beneficiare, senza anticiparle, di disposizioni positive del nuovo Trattato.

La nostra Assemblea ha già indicato una via percorribile per rispondere a questa domanda in sede di votazione durante l’ultima tornata svoltasi a Strasburgo a proposito della modifica dello statuto e delle missioni di Europol. Infatti, signor Presidente del Consiglio, signor Commissario, quest’Aula ha adottato con una maggioranza schiacciante di 537 voti un emendamento che stabilisce che la presente decisione sarà oggetto di una revisione entro sei mesi a partire dall’entrata in vigore del Trattato di Lisbona.

Certo, anche se adottato a stragrande maggioranza, è pur sempre un emendamento unilaterale privo di carattere vincolante. Ma si tratta, l’avrete compreso, della manifestazione molto precisa della nostra volontà politica di avviare un dibattito e pervenire a soluzioni. È mossa da questo spirito che la nostra commissione conferma al contempo la sua determinazione e disponibilità nei confronti di un vero dialogo interistituzionale.

 
  
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  Dragutin Mate, Presidente in carica del Consiglio . − (SL) Sono lieto di essere oggi qui, in quest’Aula, e di partecipare a una discussione di tale portata. L’attuazione delle politiche in materia di giustizia e di affari interni è di estrema importanza per i nostri cittadini. Con lo sviluppo della società in cui viviamo e di tecnologie moderne, la questione della sicurezza è diventata uno dei principali problemi per i nostri cittadini. Ritengo che noi, in quanto rappresentati del Consiglio, della Commissione e del Parlamento, condividiamo gli stessi obiettivi, ossia garantire condizioni adeguate per la cooperazione tra Stati membri che offrirà ai cittadini un appropriato livello di sicurezza.

Un paio di anni fa abbiamo iniziato a confrontarci su due temi di carattere legislativo che avrebbero dovuto far compiere passi da gigante alla nostra cooperazione sotto il profilo della qualità. Il primo riguardava la decisione di strutturare Europol come un’agenzia europea e il secondo afferiva all’inclusione della Decisione di Prüm nella legislazione europea. In forza delle nuove basi giuridiche, Europol sarà in grado di rispondere più rapidamente alle mutate tendenze del terrorismo e della criminalità organizzata e rafforzerà ulteriormente la propria capacità analitica e nel sostenere gli Stati membri. Questo contribuirà in misura sostanziale a contrastare con maggiore efficacia la criminalità organizzata e le organizzazioni terroristiche attive in vari Stati dell’Unione europea. L’integrazione della Decisione di Prüm velocizzerà le procedure per lo scambio di informazioni conservate in banche dati nazionali relative a DNA, impronte digitali e immatricolazioni di veicoli.

Le due precedenti Presidenze, detenute rispettivamente da Germania e Portogallo, hanno fatto tutto il possibile al fine di assistere l’adozione di entrambi gli atti legislativi entro la fine dei nostri tre mandati. Secondo il programma che ho presentato ai vostri colleghi della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, è nostra intenzione pervenire a un’intesa su entrambi i temi entro giugno di quest’anno. Considerata l’importanza delle due problematiche, non sarebbe giustificato ritardarne l’adozione, soprattutto perché le abbiamo già approvate nonché armonizzate tra gli Stati membri e tra tutte le tre istituzioni a questo attuale livello. Per quanto attiene alla normativa ancora in attesa di dibattito, la Presidenza è disposta a cooperare a stretto contatto con il Parlamento caso per caso e nello spirito della responsabilità congiunta riguardo alla loro adozione. Entrambe le istituzioni condivideranno pertanto la responsabilità in merito alla sicurezza dei cittadini dell’UE e in altre aree.

Al momento il Consiglio è impegnato nel vaglio di proposte legislative di applicazione generale intese a contrastare ogni forma di criminalità organizzata e terrorismo. Tale approccio riguarda soprattutto la raccolta di dati e lo scambio di prassi, nonché la cooperazione nell’ambito di Europol. Siamo altresì in fase di dibattito in merito a normative che attengono a specifiche problematiche e a particolari attività criminose.

Oltre alla proposta di integrare la Decisione di Prüm e la decisione su Europol, stiamo elaborando misure atte a evitare che persone non grate entrino nel territorio dell’Unione europea. Sono personalmente coinvolto negli sforzi intesi ad accelerare la seconda generazione del sistema di informazione Schengen. Ci accingiamo a velocizzare l’adozione della normativa che semplificherà l’impiego del sistema di informazione in materia di visti. Per quanto riguarda le relazioni esterne, stiamo collaborando a fondo con i paesi dei Balcani occidentali e la Russia per elaborare le valutazioni nazionali delle minacce poste dalla criminalità organizzata.

Questo mese il Consiglio ha iniziato ad affrontare la prima delle due proposte di direttive sull’immigrazione illegale. Dopo la prima riunione dei gruppi di lavoro, la cui discussione è stata incentrata sui lavoratori altamente qualificati, la Presidenza ha capito che l’applicazione della direttiva godeva di ampio consenso. Auspichiamo che ulteriori confronti ci permettano di individuare le questioni politiche chiave entro il termine del nostro mandato, consentendoci di passare il fascicolo nelle mani della Presidenza francese affinché quest’ultima possa proseguire con efficacia il lavoro.

Da due anni a questa parte, il Parlamento e il Consiglio discutono riguardo alla proposta di direttiva sul rimpatrio di cittadini di paesi terzi che vivono illegalmente nell’Unione europea. Il dibattito è focalizzato su varie tematiche specifiche in merito alle quali le istituzioni hanno forti divergenze di opinione. La Presidenza continuerà a fare tutto quanto in suo potere per giungere a un accordo con quest’Aula che permetta di adottare la direttiva quanto prima, preferibilmente in sede di prima lettura. Tuttavia, dobbiamo vigilare affinché la direttiva in parola non peggiori le procedure di rimpatrio e non riduca quindi l’efficacia delle nostre politiche nella lotta contro l’immigrazione illegale.

Nell’approfondire questo dialogo con i paesi di origine e transito, il Consiglio non smetterà il suo impegno nei confronti degli approcci globali in corso di attuazione riguardo ai problemi della migrazione, sottolineando che devono essere integrati e caratterizzati da un equilibrio geografico. La nostra attenzione sarà quindi concentrata sull’Africa del nord e sull’Europa sudorientale.

 
  
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  Franco Frattini, Vicepresidente della Commissione. − Signor Presidente, onorevoli deputati, saluto il Presidente del Consiglio e ringrazio per l’introduzione il Presidente Deprez.

È chiaro che oggi non discutiamo solo su un bilancio dei risultati del 2007, che sono stati a mio avviso positivi nel nostro settore: abbiamo aperto le frontiere interne a oltre 400 milioni di cittadini dell’Unione europea con l’allargamento di Schengen; abbiamo realizzato e attuato l’Agenzia per i diritti fondamentali; abbiamo trovato un importantissimo accordo con il Parlamento per quanto riguarda il sistema d’informazione dei visti; abbiamo lavorato sull’immigrazione, come ricordava il Ministro Mate, e sul terrorismo.

Soltanto per un dato statistico, nell’anno 2007 le proposte che ricadono nel mio ambito di responsabilità e che ho presentato a voi sono state quasi il 20% dell’intero sistema delle iniziative strategiche della Commissione europea, il che vuol dire che questo settore ha assunto e assume una rilevanza davvero enorme. Abbiamo realizzato tutto quello che era nel programma strategico.

Oggi, nel 2008, ci troviamo di fronte a una sfida altrettanto importante. Come sapete, per il 2008 la Commissione ha individuato 26 proposte strategiche e di queste otto, quindi quasi il 30%, riguardano lo spazio di libertà, giustizia e sicurezza.

Ci occuperemo in quest’anno delle frontiere esterne: a febbraio vi sarà un pacchetto di proposte per rafforzare la sicurezza delle frontiere esterne, secondo la stessa linea e gli stessi criteri di quanto abbiamo fatto per il sistema informazioni Schengen e per quello relativo ai visti; faremo una valutazione complessiva di Frontex, che permetterà a tutti di trarre spunti anche per il futuro; faremo, spero, proposte avanzate ed ambiziose nella giustizia civile; stiamo discutendo con la Presidenza slovena di quella che si chiama e-justice , ossia come migliorare l’accesso del cittadino alla giustizia civile e penale attraverso l’uso delle più moderne tecnologie.

Certamente continueremo a occuparci di immigrazione. Le iniziative dello scorso anno, che hanno raccolto consenso in linea politica generale, verranno trattate e sviluppate nel corso di quest’anno. Quest’anno vi sarà il piano d’azione sull’asilo, sui richiedenti asilo e sul sistema di trattamento europeo dei rifugiati; a luglio e a novembre avremo le due proposte complessive.

Proporremo una strategia europea per la prevenzione della radicalizzazione violenta, uno dei fattori chiave per una strategia politica di lotta al terrorismo, e questo accadrà a giugno.

Ma io credo che il tema politico affrontato dal Presidente Deprez meriti una risposta politica che io ben volentieri darò. L’anno 2008 è un anno di transizione. È un anno di transizione verso il Trattato di Lisbona e la sua ratifica, in vista della sua entrata in vigore – che noi tutti desideriamo – a gennaio 2009. Ed allora è chiaro che le tre esigenze, da un lato quella di lavorare insieme al Parlamento per accompagnare questa transizione e, dall’altro, quella di non rallentare iniziative che sono mature e che hanno consenso, e al tempo stesso di non anticipare quello che il Trattato di Lisbona dirà e farà quando sarà entrato in vigore, debbono stare insieme. Quindi io credo che occorra un accordo politico interistituzionale.

È chiaro che questo si può fare solo se Consiglio, Commissione e Parlamento si troveranno d’accordo sul metodo di lavoro, ancora prima che sulle specifiche priorità. La conseguenza è che se vi sarà accordo politico sul metodo di lavoro, noi potremo definire insieme priorità comuni e le priorità saranno sulle iniziative che hanno un valore aggiunto immediato per i cittadini, che hanno un consenso sufficiente e che raggiungono quell’equilibrio che noi vogliamo tra gli interessi in gioco: sicurezza, garanzia della sicurezza dei cittadini e insieme valorizzazione e protezione delle libertà civili – consueto equilibrio politico che è la sfida davanti a tutti noi.

Io credo che il metodo di lavoro ottimale sia quello che con il Consiglio abbiamo cominciato a esplorare: non lavorare di sei mesi in sei mesi, ma riunire il trio delle Presidenze, quello che la Presidenza sta facendo e le precedenti Presidenze hanno fatto, esaminare iniziative nell’arco dei diciotto mesi, e non dei sei mesi, perché è chiaro che, se lavoriamo soltanto con iniziative di spazio temporale limitato, non abbiamo quella visione che ci deve portare – io credo – ragionevolmente, almeno fino a giugno 2009, perché solo la data delle elezioni del Parlamento europeo è a mio avviso la vera data limite alla quale guardare.

Allora io sono disponibile a questo, sono disponibile a un dialogo politico con il Consiglio e con il Parlamento per individuare nelle priorità 2008 e nelle priorità 2009 quelle che possiamo offrire come risposta immediata ai cittadini e quelle che meritano un approfondimento supplementare. In questo modo credo che daremo la dimostrazione, senza anticipare il Trattato, che quando le Istituzioni lavorano insieme si riesce ad arrivare più rapidamente e con dei risultati politicamente migliori. Questa è la strada che mi sembra potremo tutti insieme perseguire.

 
  
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  Manfred Weber, a nome del gruppo PPE-DE. (DE) Signor Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, signor Commissario, onorevoli colleghi, la discussione di oggi attiene alla politica interna europea e credo che sia giusto seguire l’esempio del Vicepresidente della Commissione Frattini e fare come lui, ossia dare una rapida occhiata indietro. Il 2007 è stato un anno importante per la politica interna europea. L’apertura dello spazio di Schengen si è rivelata un grande successo e abbiamo anche potuto confermare ai nostri cittadini che se tutte le autorità investigative in Europa hanno accesso a un solo sistema di banche dati, la sicurezza non ne risulterà diminuita bensì potenziata.

Nondimeno, dobbiamo anche guardare al futuro, com’è ovvio. Leggo qui che il SIS II è stato oggetto di dibattito in occasione del vertice informale del Consiglio tenutosi in Slovenia sotto la Presidenza slovena. Per quanto capisco io, il sistema centrale è per l’ennesima volta rimandato alle calende greche. Le sezioni della Commissione sembrano pronte, ma adesso si deve istituire un nuovo gruppo politico di ministri degli interni incaricato di occuparsi di SIS II. Il loro compito riguardo al sistema SIS II consiste nel compiere reali passi avanti pratici nella lotta alla criminalità organizzata e al crimine in Europa. Allora, perché dobbiamo ritardare ulteriormente qui? Mi preoccupa il fatto che dopo l’allargamento stiamo precipitando in un buco nero, perché tutti sono soddisfatti che l’ampliamento ha avuto un esito positivo. Vorrei sottolineare che qui in Parlamento abbiamo proceduto a effettuare una valutazione dei sistemi a distanza di sei mesi e che proseguiremo in questa direzione.

Una seconda area concreta per la quale chiedo di intervenire è il settore della cooperazione di polizia. Come sapete, purtroppo non tutte le sezioni della Decisione di Prüm sono state incorporate nel diritto comunitario, ma in particolare non sono stai adottati aspetti essenziali della cooperazione di polizia. Anche in questo campo occorre compiere ulteriori passi avanti.

Siamo in attesa che la Commissione presenti proposte in merito alla protezione delle frontiere. Desidero esprimere soddisfazione per le proposte relative ai sistemi di entrata e uscita perché sarà molto interessante scoprire quanti overstayer abbiamo in Europa.

Un ultimo punto: avremo un nuovo Trattato. Desidero pertanto incoraggiare il nostro presidente di commissione, l’onorevole Deprez. Otterremo la fiducia dei cittadini nei confronti di questo Trattato se riusciremo a tirare fuori dagli sgabuzzini del Consiglio le decisioni in vigore nel settore della politica interna e a portarle alla luce del sole di questo Emiciclo. Qui la gente vedrà come sono strutturate le decisioni. Quindi, accettate la mano che vi tende il Parlamento. Siamo disposti a cooperare.

 
  
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  Claudio Fava, a nome del gruppo PSE . – Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Presidente del Consiglio, signor vicepresidente della Commissione, credo di poter condividere l’impostazione che al dibattito dà il Commissario Frattini. Occorre guardare al futuro, occorre capire in che modo si possa gestire il tempo che ci aspetta con un senso di responsabilità e un impegno condiviso fra tutte le Istituzioni europee.

Noi crediamo che dopo anni di dibattito sullo spazio di libertà, sicurezza e giustizia, in cui questo Parlamento ha segnato criticamente il deficit democratico – un settore così delicato per i diritti fondamentali dei cittadini –, possiamo salutare la firma del nuovo Trattato che crea finalmente in questo spazio una dimensione europea e che conferisce al Parlamento pieni poteri legislativi anche nelle materie di cooperazione giudiziaria, penale e di polizia e delle politiche d’ingresso e di soggiorno.

Per cui anche il mio gruppo ritiene che, pur in questa delicata fase di ratifica, nessuna Istituzione possa prescindere da questo dato, da un quadro che si è complessivamente modificato. Sappiamo che non è possibile anticipare tout court l’entrata in vigore del Trattato, ma crediamo che sarebbe un errore politico continuare a lavorare su dossier di grande sensibilità, prescindendo dalla portata democratica del Trattato di Lisbona.

Per questa ragione, anche il nostro gruppo pensa che sia necessario un impegno congiunto di Parlamento, Consiglio e Commissione per individuare alcuni dossier di particolare rilievo, non per bloccarne naturalmente l’iter, ma per garantire che il Parlamento possa essere consultato con l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona e per integrare questi dossier nel nuovo quadro istituzionale. Penso, in particolare, ai dossier rilevanti sui quali fino ad adesso siamo soltanto consultati, come la proposta del sistema di PNR europeo, la proposta di revisione della decisione quadro sul terrorismo, la direttiva sull’ingresso dei lavoratori altamente qualificati e quella su una procedura uniforme per l’ingresso dei migranti per motivi di lavoro.

Pochi secondi, signor Presidente, per esprimere una valutazione preoccupata su quanto diceva il Consiglio a proposito della direttiva rimpatri. Noi apprezziamo la disponibilità e la collaborazione del Consiglio, ma riteniamo che ci siano alcuni punti estremamente delicati. Un punto in particolare: 18 mesi di detenzione non è considerato un miglioramento nell’efficacia di questa direttiva, ma è una misura vessatoria contro la quale buona parte di questo Parlamento continuerà a testimoniare il proprio non gradimento.

 
  
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  Sarah Ludford, a nome del gruppo ALDE . – (EN) Signor Presidente, stiamo valutando i progressi che l’Unione europea ha compiuto al fine di diventare questo spazio di libertà, sicurezza e giustizia, il che significa uno sviluppo verso un’Europa che rispetta i diritti civili e affronta questioni complesse legate all’applicazione del diritto, come nel caso del terrorismo e della criminalità transnazionale.

Tuttavia, negli ultimi dieci anni purtroppo non siamo riusciti a trovare il giusto equilibrio tra sicurezza, libertà e giustizia, e in realtà una ben misera definizione di sicurezza.

L’applicazione del diritto deve essere meglio mirata e le libertà civili necessitano di un aggiornamento. Per esempio, non riuscire, in dieci anni, ad accordarsi su una misura che garantisca diritti minimi a indiziati e imputati costituisce una vera e propria falla nel sistema.

L’avvocato generale Maduro, in un parere sulle liste nere dei terroristi, ha affermato, citando, credo, la Corte suprema d’Israele, che “È quando i cannoni rombano che abbiamo più bisogno delle leggi. Non esistono ‘buchi neri’. La guerra contro il terrorismo è quindi una guerra di diritto contro coloro che avverso il diritto si ergono”.

È un peccato che il Consiglio degli Stati membri non abbia tenuto presente questo in fase di esame della nostra relazione elaborata dalla commissione temporanea sul trasporto e la detenzione illegale di persone. Non abbiamo ricevuto alcuna risposta significativa a tale relazione.

Convengo con il Commissario Frattini sul fatto che ci occorre un accordo tra la Commissione, il Consiglio e il Parlamento sul modo di passare dalle insoddisfacenti procedure intergovernative nell’ambito della giustizia penale a un normale processo decisionale comunitario. Una scelta che comporterà un cambiamento di cultura e attitudine nonché di procedure. Alcune delle misure in corso del terzo pilastro, quali la Decisione di Prüm, la protezione dei dati, PNR dell’UE, presentano un basso livello di qualità in termini di controllo democratico e salvaguardia delle libertà civili.

Si ripone non poca fiducia nei progetti tecnologici, che riguardano lo scambio di dati tra Stati membri o la realizzazione di nuove banche di dati comunitarie. Sono assolutamente a favore di un’appropriata condivisione dei dati, tuttavia metto in guardia contro l’eccessiva dipendenza da rapide soluzioni tecnologiche. Non dimentichiamo il tradizionale controllo a opera dei servizi d’informazione; anche se è più difficile applicarlo tra una frontiera e l’altra, non dovrebbe essere relegato a un ruolo di secondo piano alla luce dell’accecante fascino esercitato dalle banche dati, perché solleva le grandi questioni della protezione e della sicurezza dei dati.

Ho chiesto al Commissario Frattini di prendere in considerazione di elaborare un Libro verde che verifichi l’adeguatezza del nostro sistema di sicurezza dei dati, soprattutto a seguito della scandalosa perdita di dati che ha interessato il Regno Unito. Finora non ha accolto l’invito, ma auspico che possa ripensarci.

Inoltre, potrebbe valutarne la necessità alla luce della strada che abbiamo intrapreso scegliendo di ricorrere al profiling ? Il Commissario Frattini non lo ammette, ma il governo britannico afferma molto apertamente che sta impiegando il profiling . Parliamo allora delle garanzie che ci occorrono.

Infine, per quanto attiene alla clausola di opt-out del Regno Unito, ritengo che i colleghi parlamentari sarebbero lieti – e io senza dubbio, in quanto eurodeputata britannica lo apprezzerei –, di avere un’idea della strategia che il Regno Unito adotterà nell’impiego degli opt-out e opt-in , perché penso che sarebbe molto utile spiegare che il Regno Unito intende impegnarsi attivamente nel settore della giustizia e degli affari interni negli anni a venire.

 
  
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  Seán Ó Neachtain, a nome del gruppo UEN . – (GA) Signor Presidente, in Europa il governo irlandese svolge un ruolo attivo, un ruolo centrale nella lotta contro la criminalità organizzata internazionale. Le forze di polizia irlandesi contribuiscono attraverso l’Ufficio europeo di polizia, l’Europol.

Con una popolazione di 500 milioni di abitanti, su un territorio che oggi è costituito da 27 paesi, è di cruciale importanza che le frontiere internazionali servano da protezione contro le attività illecite dei criminali. Affinché tutto questo avvenga, è essenziale un’intensa e solida cooperazione tra polizia, dogane, forze della marina e servizi segreti, che coinvolga tutti gli Stati membri.

Desidero sottolineare che il Trattato di riforma di Lisbona non inciderà in alcun modo sulla neutralità irlandese. L’Irlanda è un paese neutrale, e i contingenti irlandesi non possono essere impiegati all’estero, a meno che le Nazioni Unite adottino una risoluzione adeguata e il governo irlandese, a seguito di votazione in seno al Dáil Éireann , accordi il necessario consenso.

 
  
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  Jean Lambert, a nome del gruppo Verts/ALE . – (EN) Signor Presidente, il mio gruppo conviene su gran parte di quanto è stato affermato, soprattutto sul fatto che sia stata evidenziata la necessità di proteggere i diritti fondamentali quale base essenziale di molte delle decisioni che desidereremmo che quest’Aula adottasse nel periodo di mandato che ancora le resta.

Il mio gruppo ritiene altresì che un accordo interistituzionale sarebbe utile per evitare una sorta di uso arbitrario della procedura di codecisione cui abbiamo assistito talvolta, quella sorta di uso arbitrario imputabile al Consiglio quando molti di noi capivano che il Parlamento veniva usato alla stregua di un alibi perché le decisioni non potevano passare all’unanimità. Preferiremmo che questa specie di accordi fossero inseriti all’interno di un quadro appropriato e all’interno di qualcosa che non rallenti per cinque anni molti degli sviluppi che vogliamo vedere concretizzarsi.

Per quanto attiene alle tematiche dei diritti fondamentali, siamo profondamente preoccupati che a una di queste, e più precisamente la questione delle garanzie procedurali, non sia stata trovata soluzione in sede di Consiglio.

Molti in quest’Aula hanno plaudito all’introduzione del mandato d’arresto europeo, ritenendo che da subito sarebbero state previste le garanzie procedurali. Altri ovviamente più scettici hanno affermato che prima volevano vedere le garanzie e successivamente una cooperazione rafforzata tra Stati membri. Pertanto vorremmo sapere, per cortesia, quando saranno attuate queste misure che rivestono una notevole rilevanza per tutti i nostri cittadini.

Condividiamo anche la preoccupazione manifestata questa mattina sulla questione della protezione dei dati. Suscita sempre più timori la mancanza di trasparenza e tra il pubblico si diffonde un crescente senso di inquietudine sul modo in cui questi dati vengono utilizzati e scambiati senza fornire informazioni precise in merito a cosa stia avvenendo.

Mi sono leggermente preoccupata, per dirla con un eufemismo, nel sentire il Consiglio parlare delle questioni della direttiva sui rimpatri e affermare che alcuni Stati membri non vogliono che i rimpatri siano resi più difficili. Alcuni di noi potrebbero essere indotti a pensare che questo significa che il Consiglio non desidera vedere attuata una procedura affidabile, sicura e aperta che garantisca i diritti dei singoli e non tenti semplicemente, come nel caso di alcuni Stati membri, di conseguire gli obiettivi attraverso il rimpatrio.

Non vogliamo che il rimpatrio diventi necessariamente più difficile. Ciò che vogliamo è che diventi una procedura aperta che salvaguarda i diritti. Uno degli aspetti che, per esempio, riteniamo estremamente problematico è il ricorso da parte di certi Stati membri di un divieto automatico di reingresso. Condividiamo anche le preoccupazioni che suscita la durata della detenzione.

Accolgo con favore la dichiarazione formulata in merito alla proposta relativa agli emigranti altamente qualificati. Finalmente, possiamo vedere una misura concreta in materia di politica di immigrazione, una scelta che ci allontana da quello che alcuni di noi interpretano come una politica di deterrenti che l’Unione persegue da qualche tempo. Finalmente otterremo un accordo su qualcosa di più positivo e aperto, anche se riguarda solo una piccola percentuale di coloro che entrano nell’Unione europea.

Gradirei tuttavia un’osservazione in merito a quanto sta accadendo con le sanzioni inflitte ai datori di lavoro. Infine, mi piacerebbe sentire una risposta all’interrogativo posto al Consiglio e alla Commissione riguardo alla posizione del Regno Unito sulla riforma del Trattato.

 
  
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  Giusto Catania, a nome del gruppo GUE/NGL . – Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho apprezzato molto la disponibilità della Commissione e anche del Consiglio per arrivare presto a un accordo politico interistituzionale in vista dei nuovi passaggi che vivremo nei prossimi mesi. Da gennaio 2009 questo Parlamento potrà assumere in materia di libertà, giustizia e sicurezza un ruolo importante, soprattutto sulla necessità che i cittadini europei potranno esercitare un controllo democratico sulle scelte che vengono maturate all’interno dell’area di libertà, sicurezza e giustizia di questa Unione europea.

Pensiamo che questo 2008 sia un anno di transizione e come tale va vissuto proprio individuando alcune priorità in materia di libertà, giustizia e sicurezza. Penso che bisogna andare avanti su questioni su cui non possiamo più tornare indietro, su cui c’è la necessità di insistere. Penso all’esigenza di istituire una politica comune sull’asilo in vista del 2010 e di accelerare tutto l’iter che ci possa portare all’individuazione di questa politica comune; penso anche alla necessità di arrivare presto a un piano generale sull’immigrazione legale e non soltanto favorire gli ingressi degli immigrati qualificati o altamente qualificati, ma predisporre un piano che comprenda complessivamente gli ingressi nell’area dell’Unione europea; credo che abbiamo la necessità anche di insistere sulla libertà di circolazione di uomini e donne all’interno dell’area Schengen, approfittando così dei risultati che sono stati ottenuti nel 2007 e provare a valorizzare questi aspetti.

Credo che dobbiamo provare anche a vivere il 2008 come un anno di valutazione su alcune scelte che sono state fatte. Penso in particolare a due questioni importanti. Credo che vada fatta una valutazione reale sull’utilità e l’efficacia dell’Agenzia Frontex. Mi pare che una valutazione oggettiva ci possa indurre tranquillamente a dire che non ha prodotto gli effetti che erano sperati dalla stragrande maggioranza di questo Parlamento e dei cittadini europei. Allo stesso modo, penso che vada fatta una valutazione sull’enorme quantità di banche dati che ci sono nel nostro panorama. Troppo spesso gli scambi di informazioni non sono utili e alcune volte vengono perse.

Concludo, signor Presidente. Credo che probabilmente dovremo fare anche una valutazione finale sulla direttiva sui rimpatri. Mi pare ormai che siamo arrivati a un punto di non ritorno e probabilmente bisogna cambiare strategia: pensare a un piano d’azione e di immigrazione legale e poi capire come buttare fuori, espellere e detenere gli immigrati.

 
  
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  Johannes Blokland, a nome del gruppo IND/DEM . – (NL) Signor Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, signor Commissario, onorevoli colleghi, nelle domande al Consiglio si chiede di porre particolare attenzione agli sviluppi relativi a Frontex. In passato ho richiamato più volte l’attenzione su questo argomento. La discussione di oggi è pertanto un’ottima opportunità per manifestare ancora una volta le preoccupazioni che nutriamo riguardo a Frontex. Mi associo a quanto affermato dall’onorevole Catania in merito.

Vari parlamenti nazionali hanno esortato i governi degli Stati membri a fornire risorse umane e materiale da destinare alle attività di quest’agenzia. Ovviamente, gli Stati membri non sono esattamente lì che scalpitano per partecipare alle attività operative, e quindi sono lieto che i Paesi Bassi abbiano infine deciso di impiegare una fregata. Da qui, la mia domanda: che cosa accadrà ai boat people e ai migranti una volta presi?

Può il Presidente in carica dirci quale trattamento verrà riservato a coloro che vengono trovati a bordo delle imbarcazioni? Riceviamo regolari rapporti relativi alle intercettazioni di carichi di migranti; di norma, queste persone vengono innanzi tutto portate a terra e ci si prende cura di loro. Lo Stato membro che ha il comando della marina militare è tenuto a concedere asilo o a farsi carico di accogliere i boat people intercettati?

Dalla reazione avuta questa settimana dal sottosegretario di Stato olandese alla Giustizia si può dedurre che non esiste ancora una risposta definitiva a tale interrogativo. Gradirei una spiegazione più precisa al riguardo, in quanto non è giusto, ovviamente, che lo Stato membro che fornisce materiale e risorse umane debba farsi carico dell’intero onere. Signor Presidente in carica del Consiglio, se non le è possibile rispondere alla domanda nel corso del presente dibattito, lo farà per iscritto?

Ora ho un’altra domanda da rivolgere al Commissario Frattini. È facile per i ministri della Giustizia promettere, ad esempio, di fornire navi della marina militare, ma l’attuazione spetta ai ministri della Difesa, che non di rado sono fortunati se sono al corrente delle promesse formulate dai ministri della Giustizia. È evidente, che tale situazione pone grossi problemi di coordinamento.

La mia domanda per il Commissario Frattini è la seguente: come intende agire per evitare questo genere di problemi in futuro? In fondo, le promesse fatte tanto tempo fa hanno impiegato non poco per mostrare un accenno di minimo effetto.

 
  
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  Koenraad Dillen (NI ).(NL) Signor Presidente, in quest’Aula è giustamente oggetto di ampi dibattiti l’esigenza che le misure di qualsiasi genere aumentino la sicurezza dei nostri cittadini. A tale proposito viene in mente Frontex. Tuttavia, non nascondiamo il viso tra le mani, in quanto l’Europa stessa è diventata molto meno sicura a causa della politica di frontiere aperte perseguita. Il fatto è che tale politica ha concretamente rafforzato il potere della criminalità organizzata internazionale senza porre in essere misure adeguate intese a contrastarla.

Non è tutto. I cittadini europei sono anche rimasti vittime di ondate di normative sullo status degli immigranti illegali che certi paesi hanno deciso di attuare. Questa situazione non ridurrà di certo la vergognosa tratta di esseri umani. Lo spazio di sicurezza di cui discutiamo qui oggi è, purtroppo, in qualche modo anche uno spazio in cui i criminali, soprattutto gli estremisti islamici, hanno le briglie sciolte.

Le competenze fondamentali dello Stato in questo settore sono sempre più erose, ad esempio quelle relative all’immigrazione legale. È una situazione inaccettabile. Gli Stati membri devono mantenere un controllo totale e incondizionato dei propri mercati del lavoro e non deve essere imposta la benché minima limitazione al modo in cui decidono di condurre la rispettiva politica in materia di mercato del lavoro.

 
  
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  Agustín Díaz de Mera García Consuegra (PPE-DE ).(ES) Signor Presidente, ritengo che l’onorevole Deprez abbia individuato correttamente il problema e che il Vicepresidente Frattini ne abbia fornito la soluzione.

Parliamoci senza mezzi termini: ci troviamo di fronte a un anno di transizione, un anno, cui dobbiamo aggiungere sei mesi per arrivare al termine della legislatura, che ci pone dinanzi a decisioni mature che non si possono tralasciare. Pertanto sono dell’avviso che l’accordo interistituzionale sia assolutamente necessario al fine di armonizzare le iniziative mature con la codecisione di cui tanto abbiamo bisogno e che tanto desideriamo.

Quindi, signor Presidente, ritengo che l’importanza di iniziative come quelle che rientrano nell’ambito dello spazio di libertà, sicurezza e giustizia – cui, teniamo presente, attiene un terzo delle 26 proposte strategiche presentate dalla Commissione –, ci carichi di un’enorme responsabilità nel momento in cui dobbiamo affrontare i progetti legislativi in corso.

Merita pertanto tutta la nostra attenzione la più volte richiesta valutazione dell’Agenzia europea per la gestione della cooperazione operativa alle frontiere esterne, come la meritano tutti i problemi relativi ai fenomeni migratori, sia quelli che riguardano l’immigrazione legale che quelli che afferiscono all’immigrazione clandestina.

La giustizia civile e penale a favore di prestazioni migliori nei confronti dei cittadini, Europol, un’agenzia europea riveduta e corretta nell’ambito del nuovo Trattato costituzionale – senza dimenticare, signor Presidente, la protezione dei dati nel quadro del terzo pilastro –, tutti questi elementi meritano che lo spazio di libertà, sicurezza e giustizia venga armonizzato sotto il profilo dei metodi e dei tempi

 
  
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  Stavros Lambrinidis (PSE ). (EL) Signor Presidente, Internet è il nuovo campo di battaglia. Secondo la Commissione e il Consiglio è un campo di battaglia per condurre la lotta al terrorismo, argomento che non discutiamo. Per molti di noi, tuttavia, Internet costituisce anche un campo dove battersi a favore della protezione dei diritti fondamentali dei cittadini. Naturalmente, come ben sappiamo, della rete si servono i terroristi, ma anche milioni di cittadini innocenti come sede di discussione. Può capitare che l’oggetto di tali discussioni sia il terrorismo che, senza volerlo giustificare, gli utenti cercano di comprendere, qualcosa che tutti noi facciamo troppo di rado in quest’Aula, purtroppo. Pertanto, nonostante l’importanza di un’iniziativa legislativa contro la diffusione tramite Internet di propaganda a favore del terrorismo, l’argomento in questione è anche un tema altamente sensibile.

Signor Commissario, signor Presidente in carica del Consiglio, devo ammettere che la presente iniziativa legislativa nella sua attuale formulazione è in qualche modo problematica. Non prevede che un soggetto che diffonde propaganda pro-terrorismo lo faccia intenzionalmente e … “e” che la propaganda possa verosimilmente portare a un atto terroristico. Anziché “e”, il testo riporta “o”. In altre parole, qualora un membro del pubblico cerchi di capire il terrorismo che si abbatte da qualche parte nel mondo, rischia di finire nei guai solo perché “qualcuno” ritiene che le parole usate abbiano portato a un atto terroristico: il soggetto in questione viene accusato, anche se non aveva la benché minima intenzione di provocare simile fatto. È un aspetto che dovete correggere.

Vorrei anche chiedere di spiegare se verrà controllato il contenuto dei nostri messaggi di posta elettronica. Chi li verificherà per consentire alla polizia di decidere se questa nuova legge che state promuovendo è stata violata? Mi permetto di rammentarvi che nel caso di registrazione delle chiamate telefoniche, ci avete reiteratamente garantito che il contenuto dei nostri SMS e delle telefonate non sarebbe stato controllato. Le nostre e-mail qui saranno monitorate in conseguenza del provvedimento che state promuovendo?

Un altro punto che desidero evidenziare è l’iniziativa relativa al sistema europeo PNR. Amici miei, non ne abbiamo bisogno. Perlomeno, non ci avete spiegato il motivo per cui ne avremmo bisogno. Abbiamo l’APIS, abbiamo, come ha giustamente fatto presente il Vicepresidente Frattini, il VIS, un risultato molto positivo del nostro accordo e poi c’è Schengen: in questo modo oggi sappiamo con molta precisione chi sta viaggiando, e dove, nel mondo, e chi sta entrando in Europa.

Inoltre, dei 27 paesi dell’UE solo tre al momento hanno attuato misure intese all’eventuale applicazione del PNR. Perché tanta pressione per armonizzare adesso la normativa in materia di PNR?

Per quale motivo sostenete la misura in questione con tale fanatismo, anche se i difensori europei dei dati non sono a suo favore? Perché non vi sedete attorno a un tavolo e non vi confrontate con il Parlamento, con coloro che contrastano il terrorismo, ma che potrebbero essere preoccupati riguardo alla tutela dei diritti – se non più che preoccupati, come talvolta ci accusano di essere?

 
  
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  Alexander Alvaro (ALDE ). (DE) Signor Presidente, ciò che si può affermare è che il Consiglio e la Commissione non solo attribuiscono maggiore rilievo alla parola “sicurezza” nei loro documenti, ma sembrano molto più consapevoli delle libertà e dei diritti fondamentali dei cittadini. Tuttavia, noi in Europa possiamo impegnarci quanto vogliamo riguardo allo spazio comune di libertà, sicurezza e giustizia quando i sistemi giuridici di paesi terzi apparentemente ci ostacolano in questo.

Ritengo che la Commissione, e in particolare anche gli Stati membri, dovrebbero intensificare i controlli al fine di verificare in quale misura il sistema giuridico statunitense, per esempio, incide sulle famiglie dei cittadini europei. La Commissione e il Consiglio si troveranno ad affrontare un interrogativo sollevato da me e da alcuni miei colleghi, in cui chiediamo come sia possibile che i dati trasferiti per posta dagli Stati Uniti, che a tutti gli effetti dovrebbero essere impiegati solo a fini doganali, vengano inoltrati alle autorità di sicurezza.

La riservatezza della corrispondenza è uno degli ultimi baluardi che siamo riusciti finora a proteggere. Mi auguro che la Commissione, in collaborazione con il Consiglio, riesca a risolvere il problema di un approccio globale alla lotta al terrorismo e alla criminalità organizzata non solo dal punto di vista della sicurezza, ma anche sotto il profilo della libertà, della tutela dei cittadini e dell’eliminazione dei problemi dati da sistemi giuridici in conflitto.

 
  
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  Mario Borghezio (UEN ). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, il vicedirettore del Corriere della sera, Magdi Allam, non sospettabile di razzismo e di islamofobia, pone un problema grave: la grande moschea di Roma vede i suoi imam e tutto quello da cui dipende – finanziamenti e stipendi – dipendere dalle ambasciate di alcuni paesi islamici.

È questa la sicurezza in Europa, in una delle grandi capitali, sul rischio reale di diffusione di dottrine islamiche estremiste? Io credo di no. Credo che invece ci debba essere un controllo sulla diffusione delle teorie islamiche fondamentaliste vicine al terrorismo e che di questo si debba occupare molto attentamente l’Unione europea.

Terrorismo: come valutare il recente parere dell’avvocato generale della Corte di giustizia Poiares Maduro, che propone l’illegittimità del regolamento (CE) n. 881/2002 relativo al congelamento dei beni della lista nera di appartenenti ad Al- Qaeda e dei Talibani? Io voglio ricordare che questo regolamento non è altro che l’applicazione della risoluzione n. 1390 dell’ONU, adottata da tutta la comunità internazionale in risposta agli attacchi dell’11 settembre. Il mondo civile si vuole difendere dal rischio terrorismo: mai abbassare la guardia nei confronti del pericolo mortale del terrorismo islamico!

 
  
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  Jana Bobošíková (NI ).(CS) Onorevoli colleghi, ritengo che non abbiamo compiuto alcun importante passo avanti riguardo alla libertà, la sicurezza e la giustizia. Tutt’altro, i governi non permettono ai loro cittadini di pronunciarsi sul Trattato di Lisbona tramite le consultazioni referendarie e quindi ci stiamo allontanando da quella che è la libertà.

Perché i cittadini non sono liberi di decidere se vogliono che diminuisca la partecipazione del proprio paese al processo decisionale dell’UE? Per quale motivo i cittadini non sono liberi di decidere se vogliono porre termine ai veti posti dai rispettivi governi in materia di migrazione, energia e trasporti, nonché al controllo sulla Banca centrale europea? Perché i cittadini degli Stati membri, soprattutto di quelli più piccoli, non sanno che per loro è praticamente fuori questione il fatto di mantenere la rotazione della Presidenza del Consiglio europeo? Per caso, qualcuno li ha informati che nell’arco di sei anni il loro paese perderà il diritto automatico ad avere un Commissario in seno alla Commissione europea? Il Trattato di riforma modifica i documenti cardine dell’Unione europea in modo sostanziale. Qualora venisse adottato solo dai parlamenti, senza indire un referendum e organizzare dibattiti a livello nazionale, la libertà lascerà il posto a un’incontenibile arroganza delle istituzioni. La Commissione europea dovrebbe farlo presente ai governi.

 
  
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  Mihael Brejc (PPE-DE ).(SL) Innanzi tutto, desidero ringraziare per le ottime presentazioni di questo tema piuttosto complicato che stiamo discutendo oggi.

Vorrei sfruttare questa opportunità per attirare l’attenzione su un altro settore che non abbiamo ancora affrontato con sufficiente chiarezza, mi riferisco alle frontiere esterne dell’Unione europea. Tutti gli Stati membri che ora sono responsabili delle nuove frontiere esterne dell’UE si sono impegnati a fondo per proteggere adeguatamente questi confini e per garantire infrastrutture appropriate nonché una facile attuazione delle norme di Schengen. Abbiamo tuttavia constatato al tempo stesso che la vita nelle zone di frontiera è peggiorata. Desidero richiamare la vostra attenzione sul deterioramento della qualità di vita degli abitanti in prossimità dei confini, soprattutto nelle regioni meno sviluppate, e vorrei chiedere se il Consiglio e la Commissione hanno in programma misure aggiuntive speciali volte a migliorare la qualità di vita nelle zone di frontiera nonché a evitare che la gente abbandoni tali aree. Siamo tutti più che consapevoli che se le persone abbandonano le aree di frontiera, ossia se queste ultime sono spazi disabitati, sono anche difficili da proteggere.

La mia seconda domanda è: in sede di riunione di commissione, il Presidente del Consiglio ha affermato che la cooperazione con i paesi dei Balcani è uno dei temi importanti su cui si concentra l’attenzione del Consiglio. Date queste premesse, sono particolarmente interessato a sapere se l’attuazione delle norme di Schengen e la salvaguardia della nostra sicurezza ostacoleranno la cooperazione tra le nostre forze di polizia e quelle all’interno degli Stati balcanici.

 
  
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  Martine Roure (PSE ). (FR) Signor Presidente, il Parlamento europeo si trova dinanzi a una svolta decisiva con l’attuazione di uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia effettivo, e l’adozione del Trattato di Lisbona ci permette di rafforzare il controllo democratico e giurisdizionale. Desidero senz’altro sostenere le domande avanzate dai miei colleghi nell’ottica di individuare, sulla base di un accordo politico interistituzionale, un elenco di priorità su cui si possa lavorare in codecisione anticipata.

La piena partecipazione di quest’Assemblea non potrà infatti che potenziare la qualità delle decisioni e talvolta, l’abbiamo già sperimentato, consentire di pervenire a un’intesa. Non si può di certo conseguire questo risultato senza coinvolgere nel dibattito i parlamenti nazionali. Pertanto propongo di anticipare anche il ruolo rafforzato conferito loro dal nuovo Trattato.

È indubbio che una delle nostre priorità deve essere la protezione dei dati. Non dovrebbe stupire il fatto che io torni sull’argomento. Come sapete bene, abbiamo incoraggiato l’adozione della decisione quadro sulla protezione dei dati nell’ambito del terzo pilastro. E siamo pienamente soddisfatti della nuova consultazione di quest’Assemblea in materia. Tuttavia, siamo estremamente preoccupati per i risultati mediocri ottenuti dal Consiglio riguardo al testo in questione a causa, giustamente, della regola dell’unanimità.

Considerato che i pilastri saranno prossimamente eliminati, e nell’ottica di garantire un’effettiva tutela della vita privata dei nostri concittadini, non pensa che potrebbe essere una soluzione modificare le direttive esistenti relative alla protezione dei dati affinché si possano applicare anche alla cooperazione giudiziaria e di polizia? È tanto più importante garantire un elevato livello di protezione dei dati se si considera che deve anche reggere la proposta di istituire un PNR europeo. È una domanda importante e gradirei ricevere una risposta al riguardo.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. MIGUEL ANGEL MARTÍNEZ MARTÍNEZ
Vicepresidente

 
  
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  Sophia in ’t Veld (ALDE ). (NL) Signor Presidente, prima di tutto, gradirei totale trasparenza da parte della Commissione e del Consiglio per quanto riguarda i negoziati in corso con gli Stati Uniti sul regime transatlantico di protezione dei dati. Sembra che solo adesso, al termine del ciclo di trattative, la Commissione si accinga a chiedere al Consiglio un mandato. Questo è un ordine inverso dell’iter .

In secondo luogo, il fascicolo sul PNR comincia ad assomigliare a un disastro. L’esigenza di disporre di un programma completo è ben lungi dall’essere soddisfatta. La base giuridica è nebulosa. A titolo del terzo pilastro non esiste ancora alcun sistema di protezione dei dati personali. Eppure sembrerebbe che questo stato di cose non abbia indotto i ministri dell’Interno a desistere dal decidere riguardo a un programma europeo di PNR. Inoltre, il rappresentante del Parlamento europeo, l’onorevole Deprez, non è stato invitato.

Mi piacerebbe capire come sia possibile che il ministro tedesco della Giustizia abbia dichiarato al contempo che un programma europeo di PNR sarebbe contrario alla costituzione della Germania. Ritengo che il fascicolo in questione sia ben lontano dall’essere pronto; il Parlamento europeo sarebbe innanzi tutto lieto di sentire il motivo per cui questo programma sia necessario.

 
  
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  Konrad Szymański (UEN ). (PL) Signor Presidente, l’avvenimento di maggior rilievo del 2007 nel settore della libertà, della sicurezza e della giustizia è stato senza alcun dubbio l’allargamento dell’area Schengen. Oggi possiamo affermare che le aspettative in merito a una circolazione più facile attraverso le frontiere si sono pesantemente scontrate con la realtà.

La circolazione attraverso il confine tra la Sassonia, in Germania, e la Bassa Silesia, in Polonia, è oggi diventato problematico a causa dell’allargamento della zona Schengen. Le persone vengono accusate senza fondatezza di trafficare con l’immigrazione illegale e la polizia le trattiene in piedi per ore come se fossero criminali comuni. Sono accuse rivolte ai conducenti di taxi nelle zone di frontiera. In piena violazione della legge, viene ordinato loro di controllare i documenti dei passeggeri. I veicoli con la targa polacca sono soggetti a verifiche che durano diverse ore.

L’introduzione dell’accordo di Schengen sul confine tra Polonia e Germania avviene in un modo che scoraggia la gente dall’attraversare la frontiera. Tutto ciò non è in linea con l’obiettivo dell’accordo e richiede un intervento urgente da parte della Commissione europea.

 
  
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  Marian-Jean Marinescu (PPE-DE ).(RO) Gli sforzi della Commissione e del Consiglio volti a garantire la libertà di circolazione delle persone in Europa si sono concretizzati a dicembre 2007 con l’estensione dell’area Schengen. Per quanto attiene alla migrazione illegale, il progetto di normativa in merito a norme comuni per il rimpatrio di immigrati clandestini di paesi terzi e l’imposizione di sanzioni a carico di datori di lavoro di immigrati illegali sono senz’altro strumenti che contribuiranno a ridurre tale fenomeno.

In merito alla migrazione legale, la Commissione ha avviato misure giuridiche presentando al Parlamento il progetto legislativo sulle condizioni per l’ingresso e il soggiorno di lavoratori altamente qualificati e sulla procedura relativa al permesso unico per cittadini di paesi terzi.

Desidero richiamare l’attenzione su un tema che reputo di estrema importanza: sono tuttora in vigore misure transitorie, imposte da alcuni Stati membri allo scopo di limitare la circolazione dei lavoratori di altri Stati membri dell’Unione europea. È assolutamente positivo promuovere una politica unica volta ad affrontare l’immigrazione legale da paesi terzi, ma non è normale imporre restrizioni ai cittadini comunitari. Non possiamo parlare di uno spazio di libertà se limitiamo poi la libertà di circolazione della forza lavoro.

Sono dell’avviso che occorrerebbe rafforzare le direttive sulla migrazione legale dei paesi terzi, eliminando al contempo le restrizioni applicate ad alcuni Stati membri. È possibile procedere per gradi chiedendo agli Stati membri che applicano la direttiva sulla migrazione legale di abolire qualsiasi restrizione all’occupazione che applicano ai cittadini di altri Stati membri cui si riferisce la direttiva.

Si dovrebbe inoltre applicare il concetto di preferenza, affinché i cittadini europei abbiano la precedenza nel rispondere alle richieste del mercato del lavoro. Credo altresì che si dovrebbe procedere a un’ulteriore distinzione tra paesi terzi, che attribuisca priorità ai cittadini di paesi confinanti, in particolare di quelli inclusi nella politica di vicinato. Auspico che la discussione tra il Commissario Frattini e l’onorevole Deprez che ha aperto il nostro dibattito sfocerà in risultati concreti e in un’azione positiva da parte nostra.

 
  
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  Genowefa Grabowska (PSE ). (PL) Signor Presidente, l’avvento del Trattato di Lisbona e la riforma dell’Unione europea stanno apportando modifiche significative nello spazio di libertà, sicurezza e giustizia, benché i cittadini dell’UE si aspettassero tali cambiamenti. Il fatto che lo spazio in questione rientri nella sfera di competenze della Corte di giustizia europea richiede una buona preparazione da parte dei paesi e delle istituzioni comunitarie. Il Parlamento ne è ben consapevole e si sta preparando ad affrontare i nuovi compiti, soprattutto ad adottare congiuntamente la maggioranza delle decisioni.

Date queste premesse vorrei chiedere al Consiglio: dobbiamo iniziare a lavorare su un elenco comune di priorità riguardo allo spazio di libertà, sicurezza e giustizia, e in caso di risposta affermativa, quando? So che il Consiglio e la Commissione hanno programmi. Anche quest’Assemblea, tramite la commissione di cui faccio parte, la commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, sa che cosa occorre fare. Dobbiamo tuttavia disporre di un’azione comune, efficace e trasparente nonché di un elenco comune di priorità per il bene dei nostri cittadini.

Vorrei inoltre cogliere questa opportunità per ringraziare la Presidenza portoghese per l’allargamento dell’area Schengen, a chiedere al contempo di valutare con regolarità il funzionamento del sistema. Nell’arco di poche settimane possiamo già osservare alcuni effetti secondari negativi a fianco degli straordinari vantaggi, tra cui il costo proibitivo dei visti per i cittadini dei paesi terzi, soprattutto della Bielorussia, per i quali l’importo necessario per un visto, ossia 60 euro, rappresenta un ostacolo e rende loro impossibile visitare i vicini dell’UE. Questa situazione rende difficile anche a noi attuare la nostra politica di vicinato, che è in fin dei conti sancita nel Trattato di riforma.

Signor Commissario, questa situazione necessita più che un semplice controllo; onorevoli colleghi, la si deve cambiare.

 
  
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  Ignasi Guardans Cambó (ALDE ).(ES) Signor Presidente, desidero richiamare l’attenzione su un altro tema che può sembrare di minor rilevanza, ma che è notevolmente peggiorato nel corso del 2007 e che riguarda milioni di persone, vale a dire la sicurezza negli aeroporti europei.

La Commissione europea e il Consiglio hanno permesso e permettono tuttora che la prevenzione contro gli attacchi terroristici negli aeroporti venga gestita alla stregua di una politica dei trasporti.

Si limitano le libertà e si riducono i diritti con procedure concepite per le norme logistiche e tecniche proprie degli aeromobili e dei treni. Ne consegue che il cittadino è privo di tutela rispetto a eventuali abusi e che si autorizzano limitazioni dei diritti senza esaminare la proporzionalità né valutarne le conseguenze. Persone trattate a volte come animali nei posti di controllo da parte di agenti di sicurezza che non conoscono le norme che applicano né le relative deroghe, perché tali norme sono state dichiarate segrete.

Chiedo pertanto alla Commissione, e al Commissario Frattini in particolare, di ristabilire l’autorità in questo settore, e invito il Consiglio a esaminare la situazione con serietà.

Abbiamo trasformato gli aeroporti in zone in stato d’emergenza dove non si applica la legge e non vigono le garanzie fondamentali, ma solo l’autorità della polizia non soggetta al benché minimo controllo.

 
  
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  Roselyne Lefrançois (PSE ). (FR) Signor Presidente, desidero soffermarmi su tre questioni che mi stanno particolarmente a cuore. La prima riguarda il modo in cui ci accingiamo ad affrontare la fase precedente l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona. Al pari di tutti i miei colleghi della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, auspico che si pervenga a un’intesa, a livello interistituzionale, al fine di anticipare le nuove disposizioni applicabili al nostro settore di competenza. Mi sembra la conditio sine qua non per una collaborazione efficace e trasparente. A partire da quest’anno dovranno essere sperimentate anche le nuove norme in merito al ruolo dei parlamenti nazionali, con i quali, in quanto relatrice sulla decisione quadro sulla lotta contro il terrorismo, mi sono d’altro canto impegnata a cooperare a stretto contatto e in modo strutturato.

Per quanto attiene alla questione del terrorismo, fare un punto della situazione dei diversi testi adottati permetterebbe di disporre di un quadro più preciso al loro campo di applicazione e come si collegano uno con l’altro. Inoltre, se la lotta al terrorismo deve essere una priorità dell’Unione, la protezione delle libertà fondamentali non deve essere da meno. Sarei estremamente attenta quindi, nell’elaborazione della decisione quadro, alla chiarezza delle definizioni e dei termini impiegati al fine di eliminare qualsiasi potenziale rischio di attentato a queste libertà, e in particolare alla libertà d’espressione.

Desidero infine aggiungere qualche parola sulla nostra azione futura in materia di immigrazione. La principale preoccupazione dell’Unione è stata dotarsi di un vero e proprio corpus legislativo atto a contrastare l’immigrazione clandestina, senza tuttavia controbilanciare tale protezione delle frontiere con una politica in materia d’immigrazione legale degna di tale nome. Sono pertanto soddisfatta delle iniziative adottate negli ultimi anni in questo campo e mi auguro che la volontà politica di sostenere un’Europa dell’accoglienza sarà più forte rispetto a quanto lo sia stata per difendere l’Europa fortezza.

 
  
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  Presidente. − Ci accingiamo ad avviare la pratica che in inglese si chiama “catch the eye ”. Tuttavia, siccome sono anche Vicepresidente responsabile delle questioni relative al multilinguismo, è mia intenzione confrontarmi con gli interpreti – i miei amici e le mie amiche interpreti – per valutare in quale modo si possa tradurre questa espressione “catch the eye ” in altre lingue.

Per il momento diremo che si tratta degli argomenti che si desiderano affrontare e di coloro ai quali il Presidente concede la parola “a occhio”. Pertanto, “a occhio” do la parola all’onorevole Cavada che senza dubbio ha molto da dirci al riguardo.

 
  
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  Jean-Marie Cavada (ALDE ). (FR) Signor Presidente, innanzi tutto la prego di voler scusare questo rivoluzionamento nell’ordine del giorno, o più precisamente nell’ordine delle presenze, ma ci è mancato poco che un guasto del treno Parigi-Bruxelles mi facesse uscire dall’Europa; comunque ora è tutto a posto. La ringrazio.

Ogni anno ci ritroviamo a discutere dei progressi compiuti nella creazione dello spazio di libertà, sicurezza e giustizia, Ma oggi tale dibattito assume un’importanza ancor più rilevante ed è per questa ragione che desidero illustrare i motivi che hanno indotto la commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni a presentare queste due interrogazioni orali, rispettivamente al Consiglio e alla Commissione, e a insistere presso i rappresentanti di queste due istituzioni affinché forniscano risposte chiare alle domande che poniamo.

Se questo dibattito è importante, è perché con la firma del Trattato di Lisbona lo scorso dicembre, e la sua entrata in vigore prevista per il 1° gennaio 2009 le politiche collegate ai diritti fondamentali e i progressi compiuti nella creazione dello spazio di libertà, sicurezza e giustizia dovranno assolutamente subire modifiche sostanziali, modifiche che quest’Assemblea, lo sapete bene onorevoli colleghi, chiede ormai incessantemente da anni.

Tra questi cambiamenti, citerò la fine della struttura a pilastri che permette di affrontare a livello comunitario la maggior parte delle procedure che rientrano nell’attuale terzo pilastro, la generalizzazione del voto a maggioranza qualificata, l’estensione della giurisdizione della Corte di giustizia e il rafforzamento del ruolo del Parlamento in quanto colegislatore, infine il carattere vincolante della Carta dei diritti fondamentali.

Per trarre il massimo vantaggio dalle potenzialità offerte da questo nuovo Trattato, dobbiamo elaborare fin da ora una strategia interistituzionale comune che consenta di stilare un elenco delle proposte e che potrebbe essere negoziata sul piano politico nel 2008 e adottata ufficialmente nel corso del periodo compreso tra gennaio 2008 e maggio 2009.

Infine, desidero aggiungere, signor Presidente, che una simile strategia ci permetterebbe di evitare di modificare costantemente, dall’entrata in vigore del nuovo Trattato, le proposte che sono appena state adottate e di garantire altresì un pieno controllo giurisdizionale della Corte di giustizia nonché il totale e completo coinvolgimento del Parlamento nella definizione delle politiche che riguardano il nucleo stesso dei diritti dei cittadini.

Per quanto riguarda la domanda che mi ha posto, acchiapperò il mio occhio e ci rifletterò, nel tentativo di apportare il mio modesto contributo.

 
  
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  Dragutin Mate, Presidente in carica del Consiglio . − (SL) Vi ringrazio per le domande postemi oggi. Purtroppo, manca il tempo necessario a rispondere a tutte in modo esaustivo, pertanto cercherò di concentrarmi sulle principali. Innanzi tutto replicherò alla domanda dell’onorevole Weber relativa al sistema SIS II.

Desidero prima di tutto spiegare con molta chiarezza che noi, in seno al Consiglio, attribuiamo la massima importanza alla sicurezza nel passaggio da ”SIS I for all” a sistema SIS II e che non possiamo permettere che i dati vadano in alcun modo persi o che il funzionamento del sistema sia soggetto a qualsivoglia minaccia. Questo è il motivo per cui abbiamo optato per un trasferimento graduale da un sistema all’altro, scelta che, ovviamente, comporta lo sviluppo del convertitore, il che, di conseguenza, richiederà un periodo più lungo per rendere operativo SIS II. Ritengo che sia un decisione valida in quanto garantirà la sicurezza dei dati e, naturalmente, migliorerà la qualità delle informazioni offerte dal nuovo sistema, che è poi la caratteristica più importante di SIS II.

Vorrei ora passare a una domanda sollevata da un deputato in merito alla cooperazione tra il Consiglio, la Commissione e il Parlamento europeo. Credo che a tale riguardo sia essenziale lavorare a stretto contatto nella maggior parte dei casi. Naturalmente, ci occorre una sorta di consenso politico e una relazione reciproca onde instaurare e garantire un adeguato livello di sicurezza e di tutela dei diritti umani. Abbiamo bisogno di un approccio valido ed equilibrato, ed è proprio sotto questo profilo che il Parlamento europeo assume un ruolo estremamente significativo, anche perché mi è difficile immaginare come potremmo lavorare senza una stretta collaborazione con quest’Assemblea.

Logicamente, dobbiamo tenere ben presente che il Trattato di Lisbona non è ancora in vigore. Il processo di ratifica è in corso. È un processo relativamente sensibile, forse più in alcuni paesi che in altri. Tuttavia, dobbiamo impegnarci e muoverci in modo da non pregiudicare il processo di ratifica in nessuno degli Stati membri dell’Unione europea. Sono pertanto dell’avviso che sarebbe saggio se quest’anno riuscissimo ad applicare il Trattato di Lisbona, a cooperare tra noi e a suddividere in due parti la legislazione che stiamo dibattendo. Una parte è formata dalla normativa prossima alla conclusione e in merito alla quale il Parlamento ha espresso il proprio parere, o che è stata portata a termine o che si trova nella fase finale della conclusione. La seconda è costituita dalla normativa che ci accingiamo ad avviare o che avvieremo a breve e per la quale è indispensabile la stretta e regolare cooperazione del Parlamento. Penso che questo sia il modo per pervenire a una forma adeguata di collaborazione volta a garantire una sicurezza adeguata, un metodo operativo sufficientemente efficace e a definire le future prassi di lavoro.

Vorrei anche accennare brevemente alla direttiva sui rimpatri e a Frontex. Le discussioni tecniche e i negoziati relativi alla direttiva in parola proseguiranno nel corso della Presidenza slovena e abbiamo anche concordato di tenere consultazioni politiche. Auspico, pertanto, che si trovi il necessario e giusto compromesso politico. Mi auguro davvero che lo raggiungeremo e i confronti che abbiamo avuto con il relatore, l’onorevole Weber, mi inducono a pensare che la questione stia procedendo bene.

Per quanto attiene a Frontex, desidero solo far presente che l’attività dell’Agenzia è in corso di valutazione e che la Presidenza ha in programma di tenere una discussione più approfondita a livello ministeriale in occasione della conferenza prevista all’inizio di marzo, sede in cui parleremo di Frontex e del suo futuro e esamineremo l’operato svolto fino a quel momento. Dopo il dibattito saremo in grado di presentare al Parlamento una relazione più analitica.

 
  
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  Franco Frattini, Vicepresidente della Commissione. − Signor Presidente, onorevoli deputati, credo che il dibattito di stamani abbia mostrato, da parte delle tre Istituzioni, una disponibilità comune a lavorare insieme. Quindi non solo il metodo di lavoro è importante, ma anche il merito. Quindi l’auspicio espresso all’inizio dall’intervento del Presidente Deprez, che ha raccolto direi un consenso di massima anche dal Presidente del Consiglio e che mi trova personalmente d’accordo, è il buon metodo di lavoro da seguire.

Come ho detto all’inizio, all’interno del Consiglio l’idea di lavorare con una dimensione non limitata a sei mesi si è dimostrata un’idea di successo. Vediamo di realizzarla anche qui, perché credo che dagli interventi siano emersi anche alcuni temi su cui la priorità è evidente. Il fatto che non si possa rallentare il lavoro verso la realizzazione del SIS II – della nuova generazione del sistema SIS – è evidente a tutti. Bisogna andare avanti e, al di là di un ragionamento sui tempi, quello che a noi preoccupa è che l’esercizio di sperimentazione di questo nuovo sistema dimostri di essere davvero un valore aggiunto per la sicurezza delle nostre frontiere esterne.

Allora non parlerei di ritardo, parlerei di necessità da parte degli Stati membri – necessità che io condivido – di una sperimentazione approfondita per vedere come quel sistema funziona e può funzionare ancora meglio, prima di farlo concretamente partire. I tempi su cui con la Presidenza abbiamo ragionato, e che formalizzeremo al Consiglio dei Ministri di febbraio tra poche settimane, sono tempi che dimostrano come lavoriamo per il valore aggiunto della nuova generazione del SIS e questo è chiaro che è una priorità.

Molti hanno parlato della valutazione sulla effettività delle misure di sicurezza, in particolare antiterrorismo. È una richiesta di questo Parlamento che io accolsi un anno fa. Oggi abbiamo un esercizio in corso. Nello scorso mese di dicembre tutti gli Stati membri hanno ricevuto un questionario dettagliato sul risultato ottenuto dalle misure antiterrorismo applicate. Posso dire, non solo alla baronessa Ludford ma a tutti voi, che entro la metà di aprile io sarò in grado di pubblicare i risultati completi di questa analisi che riguarda 27 paesi membri. Questo credo che sia un altro tema di discussione prioritaria, a cui questo Parlamento è stato sempre interessato.

Alcuni hanno parlato delle garanzie procedurali. Voi sapete che l’accordo non si è trovato perché alcuni Stati membri hanno posto problemi insormontabili, ma ora la Presidenza slovena ha posto un tema che credo potrebbe essere trattato come priorità: il tema dei giudizi in contumacia. Questo è uno degli aspetti che toccano le garanzie procedurali. Non è il ragionamento complessivo, ma è un aspetto estremamente importante: armonizzare le regole sui giudizi in contumacia – tema toccato mi sembra dall’onorevole Lambert – è un argomento che credo meriti, in questo anno 2008, di essere trattato con priorità.

Della valutazione di Frontex abbiamo già parlato. Il 13 febbraio noi pubblichiamo la nostra prima valutazione complessiva su Frontex ed è chiaro che il documento della Commissione sarà discusso in Consiglio e in Parlamento e sarà la base di un’azione, anch’essa direi prioritaria, per il 2008: come ha funzionato Frontex, come la possiamo migliorare, come possiamo indurre gli Stati membri a partecipare di più.

Si è parlato di terrorismo, ne hanno parlato in molti. La propaganda terroristica su Internet e la radicalizzazione violenta sono tutti temi che saranno oggetto di iniziative non legislative. Alcuni provvedimenti legislativi sono già in agenda, ci saranno comunicazioni della Commissione e il dibattito merita.

Ho apprezzato molto quello che l’onorevole Roure ha detto sul PNR europeo. Questo è un discorso che proseguirà per tutto l’anno 2008. Io non credo che entro la fine di quest’anno noi avremo adottato il PNR europeo. Ma io credo che tre criteri – se non ho capito male richiamati dall’onorevole Roure – debbano essere la nostra linea guida: la proporzionalità nella raccolta di quei dati e il valore aggiunto per la lotta al terrorismo, perché di questo stiamo trattando. Se questo strumento serve lo adottiamo, se non serve lo modifichiamo oppure non l’adottiamo. Io credo personalmente che serva, ma credo che occorra discuterne qui. E poi come proteggere i dati che sono raccolti e come punire coloro che usano male questi dati. Questi sono temi di discussione, ovviamente aperti, che durante l’anno 2008 potremo affrontare.

Da ultimo l’immigrazione. Io credo che l’immigrazione richieda oggi di proseguire nell’approccio globale, come il Consiglio europeo a dicembre ci ha detto, ragionare in vista della futura Presidenza francese su quello che il governo francese intende proporre come patto europeo per l’immigrazione, e lì vi ho già anticipato la piena disponibilità della Commissione a lavorare su quel tema.

Infine ancora la politica di asilo. L’anno 2008 sarà decisivo perché il 2010 è la data limite perché si possa avere un sistema europeo d’asilo. Il 2008 sarà l’anno in cui il piano d’azione verrà presentato alla Commissione.

Ho fatto esempi per dire come, in base a questo spirito, la proposta del Presidente Deprez, che io credo sia da accogliere, è quella di riunirci e definire concretamente quali cose si possono fare subito perché sono già mature – e molte cose le potremo chiudere nella Presidenza slovena – e quali sono le cose che possiamo continuare a discutere da qui, direi, a giugno del 2009.

 
  
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  Sophia in ’t Veld (ALDE ). – (EN) Signor Presidente, noto con sorpresa e trovo davvero deplorevole che, prima di tutto, il Consiglio non abbia risposto a nessuna delle domande relative al PNR. Mi chiedo se sia disposto ad accettare qui di fornire risposte per iscritto a tutti gli interrogativi sollevati in quest’Aula.

In secondo luogo, constato, e trovo anche questo deplorevole, che è un anno che chiediamo informazioni sul gruppo di contatto di alto livello e riguardo ai negoziati tra la Commissione e gli americani in merito alla protezione dei dati e che, ancora una volta, non abbiamo ricevuto alcuna risposta. I negoziati sono in corso da un anno e ritengo sia ormai giunto il momento di illustrarci i dettagli di tali consultazioni. Desidererei una risposta scritta.

 
  
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  Presidente. − Grazie, onorevole ‘t Veld. Ritengo che sia la Commissione che il Consiglio abbiano preso buona nota del suo intervento e sono certo che forniranno risposte per iscritto alle domande che ha poc’anzi sollevato.

La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà nel corso della tornata di marzo.

 

5. Cooperazione tra le unità speciali d’intervento degli Stati membri (discussione)
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  Presidente. − L’ordine del giorno reca la relazione presentata dall’onorevole Armando França a nome della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, sull’iniziativa della Repubblica d’Austria in vista dell’adozione di una decisione del Consiglio relativa al miglioramento della cooperazione tra le unità speciali d’intervento degli Stati membri dell’Unione europea in situazioni di crisi [15437/2006 – C6-0058/2007 – 2007/0803(CNS) ] (A6-0507/2007 ).

 
  
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  Armando França, relatore . – (PT) Il volto della vecchia Europa è cambiato. Oggi l’Unione europea, con 27 Stati membri e quasi 500 milioni di abitanti, si trova ad affrontare sfide complesse e stimolanti al contempo, ci impone di adottare una visione del mondo sempre più ampia nonché un approccio molto attento nei confronti di questioni quali il mantenimento della pace, la sicurezza, la stabilità, la libertà e l’esercizio della democrazia. Come saggiamente immortalata da Victor Hugo, esige che sappiamo quanta parte del futuro si possa introdurre nel presente, quale segreto dell’arte del buon governo. È, pertanto, la dimensione e la grande sfida della relazione in questione – la sfida della sicurezza di persone e proprietà nello spazio dell’UE – ed è un aspetto presente nelle vite quotidiane degli europei. Sto parlando di sicurezza, nello specifico, oggi e domani, ogni giorno, nelle strade, sul posto di lavoro, nel tempo libero e a casa, sulla terraferma, nel mare, nell’aria. È la sicurezza del nostro spazio comune che, senza essere imposta, garantisce e sostiene la libertà in una società equilibrata.

La libertà è una pietra miliare, un valore fondamentale dell’Unione; la sicurezza è uno strumento al servizio del benessere, offre stabilità e protegge la libertà. La libertà quale valore e la sicurezza in quanto strumento sono essenziali al progetto europeo. L’iniziativa dell’Austria, ripresa dalla Presidenza portoghese e da cui è scaturita la decisione del Consiglio, offre una cooperazione migliore tra le unità speciali d’intervento dell’Unione europea nelle situazioni di crisi. È quindi un’iniziativa valida e necessaria. Integra inoltre la Decisione di Prüm, dal momento che il Trattato prevede forme di assistenza solo in caso di disastri naturali o incidenti gravi. La relazione da me elaborata ha presentato 11 emendamenti alla proposta di decisione che definisce anche un minimo quadro generale per l’eventuale cooperazione in crisi provocate dall’uomo, dirottamenti aerei, attacchi terroristici ed eventi simili, ossia situazioni di crisi generate dall’uomo che rappresentino una seria minaccia fisica diretta per persone, proprietà, infrastrutture o istituzioni.

Nella proposta è prevista la cooperazione, cui è sempre possibile ricorrere, in termini di formazione, esercitazioni ed azioni organizzate dalle unità speciali d’intervento e gli Stati membri possono o meno richiederla, indicando di quale tipo di assistenza necessitano. L’efficacia e la prontezza d’intervento dipenderà sempre dal grado di preparazione, coordinamento, collegamento e dall’esistenza di metodi uniformi nel modus operandi delle unità d’intervento. Propongo, in primo luogo, di prevedere la possibilità di aderire a corsi di formazione ed esercitazioni e, in secondo luogo, che tali corsi ed esercitazioni siano finanziati a titolo del bilancio dell’Unione europea, in conformità degli articoli 30, 32 e 34 del Trattato sull’Unione europea. Vorrei inoltre puntualizzare che, secondo noi, le disposizioni in materia di responsabilità civile e penale applicabili nel caso di operazioni congiunte devono essere le stesse di quelle della Decisione di Prüm.

Signor Presidente, onorevoli colleghi, questa decisione del Consiglio è di estrema importanza. È una soluzione comune a questioni e minacce comuni a tutti gli Stati membri. È una soluzione che valorizza la cooperazione essenziale nella preparazione e nella reazione alle crisi provocate dall’uomo, che sono, sì, impreviste ma sempre possibili. Infine, desidero rivolgere un particolare ringraziamento per la cooperazione tecnica e istituzionale offertami e richiamare l’attenzione sugli emendamenti proposta dagli onorevoli Díaz de Mera, Demetriou e dall’onorevole Iotova che hanno migliorato e arricchito il mio progetto di relazione.

 
  
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  Franco Frattini, Vicepresidente della Commissione . − (EN) Signor Presidente, ho sostenuto la presente iniziativa dell’Austria, cui la Presidenza portoghese ha impresso nuovo impulso, sin dall’inizio.

Sono fermamente convinto che la cooperazione pratica e operativa tra le unità speciali d’intervento nell’Unione europea sia di estrema importanza al fine di affrontare le situazioni che rappresentano una minaccia.

Innanzi tutto desidero ringraziare il relatore, onorevole França, per l’eccellente lavoro svolto in merito al presente fascicolo, nonché la commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni nel suo insieme per gli emendamenti molto validi presenti nella relazione.

Accolgo con favore gli emendamenti suggeriti dal Parlamento che mirano a migliorare l’iniziativa. Vorrei solo menzionare gli emendamenti per assicurarmi che non ci siano sovrapposizioni con la Decisione di Prüm, né questioni relative alla messa a punto di disposizioni in materia di responsabilità, alla ridefinizione o alla formulazione chiara e inequivocabile di “situazioni di crisi”, o un emendamento che riguardi la possibilità di ottenere finanziamenti per progetti comuni.

È opportuno sottolineare che le unità speciali d’intervento operano attualmente nel quadro della rete ATLAS. Organizzano corsi di formazioni ed esercitazioni comuni, progetti che noi finanziamo. Le dotazioni a favore di queste attività sono erogate dal 2006 a titolo del nostro bilancio; la mia proposta è di aumentare per il 2008 l’importo destinato ad ATLAS a 900 000 euro.

In conclusione, ribadisco il mio appoggio alla presente relazione e auspico fortemente che questo fascicolo registri rapidi progressi e che il Consiglio lo adotti quanto prima.

 
  
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  Mihael Brejc, a nome del gruppo PPE-DE . – (SL) La decisione in questione relativa alla cooperazione tra le unità speciali d’intervento degli Stati membri nelle situazioni di crisi è uno dei tanti documenti che dovrebbero migliorare la prontezza e la capacità degli Stati membri a rispondere in modo adeguato alle situazioni di crisi, ad esempio gli atti di terrorismo. L’intervento nelle situazioni di crisi e nella lotta al terrorismo è un compito complesso che richiede una valida cooperazione tra tutti gli Stati membri.

Finora sono stati intrapresi non pochi sforzi per definire le basi politiche e giuridiche e adottare misure pratiche di prevenzione. Tuttavia, non abbiamo affrontato a dovere il problema delle cause e delle radici del terrorismo. Per questo motivo invito nuovamente la Commissione e il Consiglio a prestarvi maggiore attenzione. Anche il primo passo compiuto nel settore dello scambio di informazioni è stato una scelta positiva, ma non sufficiente. Le difficoltà finora incontrate sono imputabili ai concreti ostacoli formali che sorgerebbero qualora uno Stato membro in una situazione di crisi, diciamo un attacco terroristico, chiedesse aiuto a un altro Stato membro.

Al fine di intervenire con maggiore efficacia in situazioni di crisi, occorre che le autorità degli Stati membri cooperino tra loro. È necessario in particolare che le rispettive unità speciali si conoscano a fondo e instaurino una reciproca collaborazione. Questa decisione amplia la portata della cooperazione nel caso degli atti terroristici più gravi, vale a dire nelle reali situazioni di crisi. Consente a uno Stato, se richiesto, di fornire assistenza tramite le proprie unità speciali. Quest’ultimo non rappresenterà in alcun modo una minaccia alla sovranità dell’altro Stato, gli presterà semplicemente aiuto. Ciò è importante non solo a causa delle circostanze pratiche, ma anche perché consolida uno dei valori fondamentali dell’Unione europea, la solidarietà. Il mio gruppo appoggia la decisione in questione e auspichiamo che riceva un enorme consenso da parte di quest’Aula. Desidero ringraziare il relatore, l’onorevole França, per il suo prezioso lavoro.

 
  
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  Bogusław Rogalski, a nome del gruppo UEN. (PL) Signor Presidente, nel discutere il progetto di risoluzione sull’iniziativa della Repubblica d’Austria in vista dell’adozione di una decisione del Consiglio relativa al miglioramento della cooperazione tra le unità speciali d’intervento degli Stati membri dell’Unione europea in situazioni di crisi, si deve tenere ben presente che nessun singolo Stato membro dispone di tutti i mezzi, di tutte le risorse e della competenza necessari per affrontare con efficacia tutte le possibili forme di minaccia su larga scala o di situazioni di crisi che richiedono un intervento speciale. È pertanto di importanza cruciale che ogni Stato membro possa chiedere l’assistenza di un altro Stato membro. Tale possibilità assume la massima rilevanza nel caso della lotta al terrorismo, alla criminalità organizzata e alla criminalità transfrontaliera, nonché nel caso di disastri e incidenti gravi.

Auspico altresì, e occorre tenerne conto, che l’emendamento presentato dal Parlamento introduca una un’esplicita garanzia concreta contro l’estensione non autorizzata, “per analogia”, di queste norme semplificate di cooperazione alle interazioni con i servizi di paesi terzi, al fine di evitare abusi, ad esempio, in interventi dubbi e affinché tali interventi non avvengano in violazione dei diritti degli Stati membri.

 
  
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  Athanasios Pafilis, a nome del gruppo GUE/NGL. (EL) Signor Presidente, l’iniziativa austriaca e la relazione della Commissione si propongono di rafforzare ulteriormente la cooperazione tra le unità speciali d’intervento degli Stati membri dell’UE, e di migliorare l’organizzazione delle operazioni congiunte in ogni Stato membro, presumibilmente per contrastare gli attacchi terroristici. Tali operazioni sono già contemplate nella Decisione di Prüm, in virtù della quale le forze di polizia saranno completamente libere di intervenire e di condurre azioni sul territorio di uno Stato membro, anche con l’impiego delle armi.

Da alcuni anni a questa parte l’Unione europea è terreno fertile per l’“isterismo del terrore”, l’insicurezza e la paura di un nemico invisibile. I diritti umani fondamentali e le libertà democratiche sono oggetto di drastiche limitazioni, il tutto allo scopo di una presunta lotta contro questo nemico.

Ma chi è di fatto il nemico dell’Unione europea? Sentiamo parlare di terrorismo da molti anni; in realtà, l’Unione europea sta cercando di salvaguardare le sue politiche e di proteggere il sistema economico e politico dall’opposizione dei lavoratori. La stessa relazione lo ammette. Qualsiasi affermazione formuli riguardo al terrorismo e a fenomeni analoghi è teorica: legalizza l’intervento e le operazioni congiunte di polizia anche, questo sostiene, in casi in cui c’è solo il sospetto che siano stati commessi crimini, o di una minaccia alla proprietà facente parte delle infrastrutture dello Stato o di organizzazioni pubbliche, o, ancora, di reati non meglio specificati. È proprio questa formulazione deliberatamente ambigua che può essere utilizzata per giustificare eventuali interventi; può persino sopprimere forme classiche di mobilitazione popolare o protesta, quali, ad esempio, l’occupazione simbolica di strade ed edifici pubblici, gli scioperi su larga scala e l’organizzazione di raduni.

Questo, pensiamo, sia l’obiettivo della relazione e questo è il motivo per cui non siamo d’accordo. Ci opponiamo. Non voteremo a favore dell’iniziativa e della relazione e invitiamo i cittadini a tutelare i loro diritti individuali e democratici.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI ). (DE) Signor Presidente, gli esperti in grado di svolgere compiti che presentano un elevato rischio di pericolo apportano senz’altro un prezioso contributo alla sicurezza – su cui siamo d’accordo –, esattamente come la cooperazione rafforzata e programmata è un vantaggio nel caso di una minaccia terroristica. Gli attuali sviluppi sono in qualche modo allarmanti, proprio a causa del crescente tasso di criminalità. Le stazioni di polizia vengono smantellate e le unità speciali ridotte di numero proprio quando dobbiamo intensificare la lotta per contrastare bande criminali sempre più prive di scrupoli che si fregano le mani per la contentezza ogni volta che si abbatte un’altra frontiera. Date queste premesse, l’UE vuole ancora rendere quanto più possibile difficile per i cittadini responsabili proteggersi con le armi e ha contribuito, con queste errate visioni multiculturali, a una società multicriminale con zone proibite (no-go-areas ) e la propensione della violenza ad aumentare.

È ovviamente importante che la preparazione ad affrontare un atto terroristico non sia a scapito della lotta contro la criminalità. Sono dell’avviso che dovremmo porre termine a questa pratica insensata di recuperare funzionari di polizia per le unità antiterrorismo e chiudere unità speciali funzionanti solo allo scopo di creare nuove unità speciali, contro bande giovanili, per esempio.

 
  
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  Hubert Pirker (PPE-DE ). (DE) Signor Presidente, signor Commissario, a differenza degli oratori che mi hanno preceduto, accolgo con favore l’iniziativa in questione e la introdurrei affermando “le cose buone richiedono tempo”. Per questa ragione l’iniziativa austriaca risale a un’iniziativa dei capi di Stato e di governo del 2004 e affronta il problema di come ogni Stato membro possa essere assistito al meglio da unità speciali nel caso di un attacco terroristico. Non ha quindi nulla a che vedere con la questione evocata nel precedente intervento né comprendo il gruppo confederale della Sinistra unitaria europea/Sinistra verde nordica che semplicemente scarta questo tipo di iniziativa di reciproco aiuto attraverso l’impiego di unità speciali.

Sappiamo che nessuno Stato membro può essere costantemente protetto contro qualsiasi eventualità. Pertanto, con questa iniziativa il Parlamento si sforza anche di trovare le soluzioni per fornire l’assistenza transfrontaliera nel miglior modo possibile, ma soprattutto con la massima rapidità, in una circostanza speciale di questo genere, e in particolare nel caso di attacchi terroristici, cattura di ostaggi e dirottamenti aerei.

Siamo estremamente favorevoli alle proposte aggiuntive del Parlamento, in quanto rendono più semplice stabilire chi, ad esempio, in ultima analisi debba farsi carico dei costi, segnatamente lo Stato membro che chiede l’assistenza, o decidere quali norme applicare se i funzionari sono operativi in un altro Stato membro, tra cui le norme sulla responsabilità. Approvo che siano previsti anche corsi di formazione comuni affinché le unità speciali combinino le rispettive esperienze e che sarebbero necessari anche per migliorarle sotto il profilo operativo. Mi congratulo con il relatore. Il gruppo del Partito popolare europeo (Democratici cristiani) e dei Democratici europei appoggerà questa iniziativa.

 
  
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  Presidente. − Posso concedere la parola solo con la procedura “catch the eye” agli onorevoli colleghi che non siano intervenuti prima nel dibattito e non mi sembra che nessuno di coloro che non hanno parlato mi chieda di prendere la parola.

Inoltre, mi è stato comunicato, che il Vicepresidente Frattini non ha intenzione di intervenire a nome della Commissione. Concedo pertanto la parola per due minuti al relatore, onorevole França, in modo che possa chiudere questa discussione.

 
  
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  Armando França, relatore. (PT) Desidero innanzi tutto ringraziare per le parole espresse nei confronti del lavoro che ho svolto, della relazione e dei colleghi della commissione di cui sono membro. Ringrazio inoltre il Commissario Frattini e gli altri deputati che si sono pronunciati a favore della relazione e dell’iniziativa dell’Austria, nonché il Consiglio e la Presidenza portoghese per aver deciso di darvi seguito.

Vorrei sottolineare un aspetto che reputo molto importante. In quest’area, la sicurezza, ribadisco, la sicurezza è uno strumento, non un valore; è uno strumento al servizio della libertà e al servizio dell’esercizio reale e concreto dei diritti fondamentali specificatamente dei cittadini dell’UE. Un altro aspetto che non mi sembra meno rilevante è che la presente decisione non favorirà alcun intervento, come è stato detto in quest’Aula; la decisione promuoverà un elemento essenziale dell’integrazione dell’UE, vale a dire la cooperazione tra gli Stati membri, e incentiverà anche la cooperazione nell’ambito di corsi di formazioni ed esercitazioni comuni, e di conseguenza la prevenzione. Solo quando uno Stato membro si rivolgerà a un altro ci sarà la possibilità di intervenire in specifiche situazioni di crisi, e questo sarà ovviamente un elemento che dovrà essere valutato dagli Stati membri interessati.

Ho anche proposto di prevedere un finanziamento a titolo del bilancio dell’UE principalmente per stimolare e consolidare la cooperazione in questo ambito, nonché per fornire un sostegno finanziario agli Stati membri che ne hanno bisogno.

Infine, vorrei aggiungere che è importante attuare, eseguire e accelerare questo testo perché le situazioni di crisi che minacciano la sicurezza e, di conseguenza, la nostra libertà in uno Stato membro dell’UE, possono emergere in qualsiasi momento, un giorno o l’altro e indebolire la fiducia di tutti i 500 milioni di cittadini dell’Unione.

 
  
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  Presidente. − Onorevole França, congratulazioni per la sua eccellente relazione.

La discussione è chiusa

La votazione si svolgerà alle 11.00.

Dichiarazioni scritte (articolo 142)

 
  
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  Marianne Mikko (PSE ), per iscritto. (EN) Lavoriamo a stretto contatto per conseguire l’obiettivo di ridurre al minimo l’esigenza di unità speciali d’intervento. Per quanto valide siano le unità e la loro cooperazione, un grammo di prevenzione è sempre meglio che un chilo di cura.

Ritengo che la certezza di una risposta coordinata e vigorosa farà sì che qualsiasi sequestratore, terrorista o criminale senza scrupoli rifletta due volte prima di agire.

Questo significa che non dovrebbero frapporsi inutili ostacoli, che non devono essere previsti incentivi che compromettano la nostra sicurezza a favore di regole procedurali.

Credo che la rete attualmente proposta di accordi bilaterali risponderà perfettamente alle nostre esigenze. Solo i vicini possono garantire una reazione rapida, che il più delle volte viaggia a braccetto con la necessità di un intervento speciale.

D’altro canto, nell’ipotesi che più Stati membri vengano attaccati contemporaneamente, come potrebbe avvenire nel caso di ciberattacchi, abbiamo bisogno di trasparenza e di una determinata coerenza di accordi in seno all’Unione europea.

La presente relazione fa parte di una complessa equazione, il cui risultato potrebbe cambiare non appena subentrano dati nuovi. Non dobbiamo interpretare l’attuale accordo come un’intesa permanente. Dobbiamo essere pronti a sviluppare questa cooperazione in una politica comunitaria.

I miei complimenti al relatore.

 
  
  

(La seduta, sospesa alle 10.50, riprende alle 11.00)

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. PÖTTERING
Presidente

 
  
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  Presidente. − Onorevoli colleghi, ieri il collega Martin Schulz ha formulato un’osservazione in quest’Aula rivolta a un altro membro di quest’Assemblea, il cui contenuto era molto specifico. Il Presidente non può accogliere la sostanza di tale dichiarazione. Io, pertanto, respingo e censuro il contenuto della dichiarazione.

 

6. Composizione delle commissioni e delle delegazioni: vedasi processo verbale

7. Approvazione del processo verbale della seduta precedente: vedasi processo

8. Tempo delle votazioni
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  Presidente. − L’ordine del giorno reca il turno di votazioni.

(Per i risultati dettagliati della votazione: vedasi processo verbale)

 

8.1. Interpretazione del regolamento (articolo 19, paragrafo 1) (votazione)
  

Prima della votazione

 
  
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  Nigel Farage, a nome del gruppo IND/DEM . – (EN) Signor Presidente, intervengo in conformità dell’articolo 170, paragrafo 4, del Regolamento per far presente che la proposta su cui siamo invitati a votare conferisce al Presidente di quest’Assemblea tali competenze dittatoriali e arbitrarie che chiunque creda nella democrazia non potrebbe neppure prendere in considerazione. Tuttavia, chiedere di esprimersi al riguardo, quando i gruppi politici di quest’Emiciclo non hanno neanche avuto il tempo per discuterne, di certo non può essere la direzione corretta. Pertanto chiedo di aggiornare la votazione in questione alla prossima tornata che si terrà a Strasburgo, affinché sia offerta la possibilità effettiva alle persone di comprendere le enormi implicazioni che comporta questo voto, in caso di risultato a favore.

 
  
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  Presidente. − Onorevole Farage, innanzi tutto lei è autorizzato a chiedere di aggiornare la questione. Nessuno sta mettendo in dubbio questo diritto. Tuttavia, abbiamo affrontato brevemente la sostanza della questione ieri, dopo che l’onorevole Hannan ha chiesto di intervenire. Desidero solo farle presente in tutta franchezza che la sua dichiarazione, in cui si riferisce a misure dittatoriali, è inappropriata in questa sede. Accetti la decisione a maggioranza di quest’Assemblea, accetti la decisione a maggioranza della commissione per gli affari costituzionali. Tutto qui procede secondo le norme, secondo il diritto, e lei dovrebbe dimostrarsi un buon democratico e accettare tale realtà.

 
  
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  Martin Schulz, a nome del gruppo PSE. (DE) Signor Presidente, il mio gruppo ha discusso l’argomento in modo estremamente approfondito. Riteniamo che il Presidente dovrebbe consultare l’Aula ancora una volta prima di prendere una decisione, soprattutto per quanto riguarda la nuova formulazione della versione rivista, visto che le accuse di comportamento autoritario sono del tutto ingiustificate. Tutt’altro. Non c’è assolutamente alcuna ragione al riguardo per utilizzare espressioni del tenore di quella dell’ultimo oratore. La invitiamo quindi a procedere con la votazione come da lei proposto.

 
  
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  Presidente. − Sono stato un po’ troppo frettoloso. È stata presentata una proposta formale. Un deputato può parlarne a favore e un membro contro. Abbiamo ascoltato l’oratore che è critico nei confronti della proposta, ora può intervenire qualcuno che è favorevole. Ritengo che l’onorevole Hannan intenda appoggiare l’onorevole Farage. Per questo motivo lui e soltanto lui ha la parola. Proceda pure, onorevole Hannan.

 
  
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  Daniel Hannan (PPE-DE ). – (EN) Signor Presidente, una maggioranza assoluta non è la stessa cosa dello Stato di diritto. Capisco che ci sia una minoranza in quest’Aula a favore di una consultazione referendaria, e che ci sia altresì una minoranza contro la ratifica del Trattato di Lisbona.

Nondimeno, quest’Assemblea deve attenersi al proprio regolamento e scaricare per acclamazione popolare le norme in virtù delle quali operiamo è davvero un atto di disposizione arbitraria e dispotica. Sono solo il riguardo nei suoi confronti, signor Presidente, e il personale affetto che nutro per lei che mi fanno trattenere dal paragonare tale atto all’Ermächtigungsgesetz del 1933, la cui approvazione avvenne per maggioranza parlamentare.

Esorto quest’Assemblea a non votare in merito alla presente questione fino a quando non …

(Proteste)

 
  
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  Presidente. − Onorevole Hannan, credo che non dovremmo fare nostri questi parallelismi.

 
  
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  Joseph Daul (PPE-DE ). (FR) Signor Presidente, ho dimostrato di avere pazienza per qualche giorno, per qualche settimana, ma ora, c’è un limite. Nel nostro gruppo non siamo ancora pervenuti a una decisione. Questo commento è intollerabile. Prenderemo provvedimenti interni al livello di gruppo e chiederò l’esclusione dell’onorevole Hannan dal gruppo.

(Applausi)

 
  
  

(Il Parlamento respinge la richiesta dell’onorevole Farage di aggiornare la votazione).

 

8.2. (A6-0511/2007 , Michael Cashman) Regime semplificato per il controllo delle persone alle frontiere esterne dell’Unione (votazione)

8.3. (A6-0509/2007 , Panayiotis Demetriou) Regime semplificato di controllo delle persone alle frontiere esterne dell’Unione (Svizzera e Liechtenstein) (votazione)

8.4. (A6-0001/2008 , Philippe Morillon) Statistiche sull’acquacoltura (votazione)

8.5. (A6-0507/2007 , Armando França) Cooperazione tra le unità speciali d’intervento degli Stati membri (votazione)

8.6. (A6-0005/2008 , Umberto Guidoni) Spazio europeo della ricerca: nuove prospettive (votazione)

8.7. (A6-0505/2007 , Markus Ferber) Completamento del mercato interno dei servizi postali della Comunità (votazione)

8.8. Situazione in Iran (votazione)
  

– Prima della votazione

 
  
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  José Ignacio Salafranca Sánchez-Neyra (PPE-DE ). (ES) Signor Presidente, intervengo solo per dichiarare che il mio gruppo si unisce ai gruppi che hanno presentato la proposta di risoluzione comune e che la appoggerà.

 
  
  

– Prima della votazione sul paragrafo 6

 
  
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  Vytautas Landsbergis (PPE-DE ).(EN) Signor Presidente, mi spiace ma gli emendamenti da me presentati sono stati eliminati in questo particolare modo a causa di problemi tecnici. Chiedo di appoggiare la sostituzione di una parola. Quindi, “potenziale uso militare” diventerebbe “potenziale collegamento militare”.

 
  
  

(L’emendamento orale è accolto)

– Prima della votazione sul paragrafo 9

 
  
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  Vytautas Landsbergis (PPE-DE ).(EN) Signor Presidente, si tratta di nuovo di un intervento di estrema semplicità, ossia l’inserimento di una parola: “cooperazione sincera ”.

 
  
  

(L’emendamento orale non è accolto)

– Prima della votazione sull’emendamento n. 9

 
  
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  Paulo Casaca (PSE ).(EN) Signor Presidente, è con dolore che annuncio a quest’Assemblea che Zamel Bawi, di cui avevamo chiesto di sospendere l’esecuzione, è stato giustiziato ieri mattina alle 4.00 nella prigione di Karoon, ad Ahwaz. Pertanto, mi accingo a presentare un emendamento orale all’attuale emendamento avanzato dall’onorevole Salafranca Sánchez-Neyra, che spero incontrerà il vostro consenso. L’emendamento orale riguarda questa esecuzione e afferma che uno dei detenuti del braccio della morte è in effetti un cittadino europeo, sequestrato in Siria. Gli altri due sono profughi UNHCR che hanno già ottenuto asilo in Norvegia.

L’emendamento orale recita così: “Protesta con veemenza contro l’esecuzione in Iran il 30 gennaio 2008 alle 4 del mattino, ora locale, dell’attivista Ahwazi Zamel Bawi, il diciannovesimo attivista Ahwazi a essere ucciso negli ultimi dodici mesi, e sollecita il governo iraniano a desistere dall’eseguire la condanna a morte del cittadino olandese e attivista dei diritti umani Faleh Abdulah al-Mansouri e dei rifugiati UNHCR Rasoul Ali Mazrea e Said Saki, per i quali è stato assicurato un trasferimento in Norvegia, e a permettere loro di procedere verso i propri paesi di cittadinanza o rifugio.” Prosegue come in precedenza: “chiede inoltre il rilascio dei giornalisti curdi Abdolvahed ‘Hiwa’ Butimar e Adnan Hassanpour, che sono stati condannati a morte.”

 
  
  

(L’emendamento orale è accolto)

– Prima della votazione sul paragrafo 15

 
  
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  Vytautas Landsbergis (PPE-DE ).(EN) Signor Presidente, quando menzioniamo tutte le forme di tortura, propongo di inserire “incluse le esecuzioni estremamente disumane”, perché vengono perpetrate, soprattutto quelle che ricorrono alla tortura.

 
  
  

(L’emendamento orale è accolto)

Prima della votazione sul paragrafo 17

 
  
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  Vytautas Landsbergis (PPE-DE ).(EN) Signor Presidente, il mio intervento riguarda il testo in essere, il quale già nell’attuale formulazione “chiede che le minoranze possano esercitare tutti i diritti sanciti dalla costituzione iraniana”. Tuttavia la loro costituzione non sancisce diritti. Pertanto, propongo che l’ultima parte del testo inizi con “sollecita le autorità iraniane ad agire in termini costituzionali e a eliminare, de jure e de facto , tutte le forme di discriminazione”. Il resto può restare invariato. In questo modo dovrebbero agire in conformità della loro costituzione, che non viene rispettata.

 
  
  

(L’emendamento orale è accolto)

Prima della votazione sul paragrafo 19

 
  
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  Vytautas Landsbergis (PPE-DE ).(EN) Signor Presidente, sono d’accordo sul fatto di ritirare il presente emendamento orale, in quanto complementare all’intesa già raggiunta. Il paragrafo 19 è incentrato sulla mancata osservanza da parte del Consiglio e della Commissione della sentenza pronunciata dalla Corte europea. Si è già convenuto al riguardo in un compromesso, e quindi sono a favore del suo ritiro.

 
  
  

Prima della votazione sull’emendamento n. 3

 
  
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  Alejo Vidal-Quadras (PPE-DE ). (ES) Signor Presidente, con una risoluzione dell’importanza politica della presente siamo convinti che sia estremamente opportuno che da quest’Assemblea emerga il massimo sostegno e scaturisca il miglior accordo possibili.

Per tale motivo, proponiamo un emendamento orale che elimina dalla formulazione dell’emendamento originale qualsiasi giudizio di valore e introduce un semplice riferimento a una situazione concreta, ciò che potremmo definire un “fatto pertinente” in merito al tema della risoluzione, ma, ribadisco, sopprimendo qualsiasi giudizio di valore al fine di conseguire il massimo appoggio in quest’Aula.

Il testo dell’emendamento orale in sostituzione di quello attuale sarebbe: “prende nota della sentenza del Tribunale di primo grado del 12 dicembre 2006.” Quindi, una semplice menzione, scevra di giudizio di valore, di un fatto pertinente.

 
  
  

(L’emendamento orale è accolto)

– Prima della votazione sul considerando C

 
  
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  Vytautas Landsbergis (PPE-DE ).(EN) Signor Presidente, chiedo scusa. A causa di un problema tecnico gli emendamenti da me elaborati sono stati presentati in questo modo particolare. Non sono un enfant terrible messo qui apposta per tormentare gli altri.

Ma, in ogni caso, poiché sono stati presentati, non posso tirarmi indietro ora. La mia proposta riguarda l’attuazione del protocollo aggiuntivo che l’Iran è stato esortato ad applicare quanto prima e suggerisce di aggiungere “che non è ancora l’attuale situazione”.

 
  
  

(L’emendamento orale non è accolto)

Prima della votazione sul considerando H

 
  
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  Vytautas Landsbergis (PPE-DE ).(EN) Signor Presidente, è terribile che si usino gru per le impiccagioni pubbliche, soprattutto per le esecuzioni che prevedono il ricorso alla tortura. Pertanto, propongo di inserire dopo le parole “spesso effettuate mediante impiccagione pubblica” l’espressione “che prevede l’uso di gru fornite da società occidentali”.

Non ne siamo orgogliosi, ma immagino che nessuno lo sia.

 
  
  

(L’emendamento orale non è accolto)

– Dopo il considerando R

 
  
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  Vytautas Landsbergis (PPE-DE ).(EN) Signor Presidente, si tratta di un emendamento importante su cui desidero richiamare l’attenzione dell’Assemblea, perché certe attività mettono in pericolo il nostro popolo e i cittadini dell’UE.

Pertanto, propongo l’introduzione di un nuovo considerando: “considerando che vari Stati membri dell’UE partecipano a un’azione internazionale volta a costruire la democrazia in Iraq e difendono il popolo di questo paese dai terroristi addestrati e forniti anche da potenze esterne, tra cui l’Iran, il che significa che militari degli Stati membri dell’UE – cittadini dell’UE – soffrono perdite e lesioni a causa degli attacchi terroristici ai quali l’Iran non è estraneo.”

Vi invito a sostenere quanto da me presentato.

 
  
  

(L’emendamento orale non è accolto)

 

8.9. Risultati della Conferenza sul cambiamento climatico (Bali)

8.10. A6-0003/2008 , Fiona Hall) Piano d’azione per l’efficienza energetica: concretizzare le potenzialità (votazione)
  

Prima della votazione sulla proposta di risoluzione

 
  
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  Godfrey Bloom (IND/DEM ). – (EN) Signor Presidente, chiedo se, in conformità dell’articolo 151, paragrafo 3, disponiamo della legittimità necessaria per votare in merito. Ho avuto il piacere di un incontro con lei ieri pomeriggio alle cinque nel suo ufficio, con una deliziosa temperatura di circa 30°C. L’intero edificio è surriscaldato. La sede di Strasburgo è surriscaldata, e quindi suggerirei di inserire all’ordine del giorno la nostra Aula quale argomento, prima di passare a votare su altri temi.

 
  
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  Presidente. − Non ho sentito tutto quel caldo. Forse la sua percezione aveva a che fare con la sua realtà interiore.

 

8.11. (A6-0495/2007 , Carl Schlyter) Una politica per ridurre le catture accessorie ed eliminare i rigetti nella pesca europea (votazione)

8.12. Una strategia europea per i Rom (votazione)
  

Prima della votazione sull’emendamento n. 9

 
  
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  Roberta Angelilli (UEN ). – Signor Presidente, volevo eliminare dall’emendamento orale le parole “pratiche tradizionali”, quindi le ultime due parole del paragrafo 9. Se vuole leggo il testo che rimane: “invita i Rom a rispettare i diritti umani, in particolare per quanto riguarda le donne e i bambini, evitando i matrimoni forzati”.

 
  
  

(L’emendamento orale è accolto)

(L’emendamento n. 9 è stato successivamente respinto)

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. GÉRARD ONESTA
Vicepresidente

 

9. Composizione delle commissioni e delle delegazioni: vedasi processo verbale

10. Dichiarazioni di voto
  

Dichiarazioni di voto orali

 
  
  

- Interpretazione del Regolamento (articolo 19, paragrafo 1)

 
  
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  Richard Corbett (PSE ). – (EN) Signor Presidente, spero che vorrà scusarmi, ma sono senza voce. Desidero far presente che ho votato a favore di questa interpretazione e vorrei aggiungere che il fatto che l’onorevole Hannan abbia paragonato, pur non volendo, il nostro voto con l’Ermächtigungsgesetz del 1933 di hitleriana memoria è stato un parallelismo del tutto inopportuno.

Ma un’affermazione così ridicola non fa altro che testimoniare il livello mentale della persona che la pronuncia. Abbiamo semplicemente confermato, secondo quanto previsto dalle nostre disposizioni, che l’articolo 19 del nostro Regolamento conferisce già al Presidente del Parlamento la facoltà di porre fine a un eccessivo ricorso a prassi quali richiami al regolamento, mozioni di procedura e così via “nei casi in cui il Presidente ritenga che vi sia il chiaro intento di pregiudicare in modo grave e duraturo lo svolgimento dei lavori dell’Aula o i diritti degli altri deputati”.

Il nostro non è un dibattito soffocante. Disponiamo di un ampio tempo di parola nelle discussioni, suddiviso in proporzione tra tutti i gruppi in base all’entità di ciascuno di essi. Si tratta semplicemente di una salvaguardia contro coloro che tentano di perturbare quest’Aula.

Le competenze conferite al nostro Presidente sono ben inferiori a quelle riconosciute nella maggior parte dei parlamenti nazionali, come nel caso del presidente della House of Commons . Facciamo bene ad adottare tale misura di salvaguardia, e faccio presente che l’ex leader del partito dell’onorevole Hannan, un membro della nostra commissione, ha in realtà votato a favore di tale provvedimento, e quindi, onorevole Hannan, il suo atteggiamento è intollerabile.

 
  
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  Presidente. – Onorevoli colleghi, la norma è la seguente.

Una volta iniziate le dichiarazioni di voto su un determinato argomento, in linea di principio – ribadisco, in linea di principio – la Presidenza non accoglie più oratori sullo stesso tema, ma considerata la sensibilità e l’argomento propongo di derogare a questa regola e di concedere la parola a tutti i colleghi che l’hanno chiesta.

 
  
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  Mirosław Mariusz Piotrowski (UEN ). (PL) Signor Presidente, considerato il fatto che la prima votazione per appello nominale in merito a una modifica al Regolamento non è stata riportata nei nostri documenti, si è insinuato un certo errore. Parlo qui a nome mio e anche a nome degli onorevoli Czarnecki e Libicki. Abbiamo votato a favore della richiesta dell’onorevole Farage alzando la mano, e abbiamo pensato che la votazione per appello nominale si riferisse anche a questo, ed è venuto fuori un errore. Desideriamo pertanto correggerlo qui oralmente. Al contempo stiamo registrando elettronicamente una modifica al voto che abbiamo espresso riguardo alla controproposta.

 
  
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  Bogdan Pęk (UEN ). (PL) Signor Presidente, sollevo la stessa questione: noi qui, in un gruppo di vari deputati, abbiamo votato contro le nostre convinzioni; infatti non avremmo dovuto votare a favore di questa modifica del Regolamento, che chiaramente non è un emendamento democratico; qui, nel cuore dell’Europa democratica, viene introdotta una disposizione che attribuisce potere assoluto al Presidente del Parlamento. Soluzioni di così vasta portata non sono previste in alcun parlamento democratico, e quindi era nostra intenzione votare contro, ma a causa dell’errore di cui ha accennato l’onorevole Piotrowski, il nostro voto è andato a favore. Questa situazione riguarda gli onorevoli Bogdan Pęk, Dariusz Grabowski e Andrzej Zapałowski.

 
  
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  Dariusz Maciej Grabowski (UEN ). (PL) Signor Presidente, come affermato dal precedente oratore, anch’io chiedo che venga modificato il mio voto relativo al Regolamento. Il voto espresso non è in linea con le mie convinzioni, e quindi chiedo di correggerlo. Non sono a favore della modifica del Regolamento.

 
  
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  Christopher Heaton-Harris (PPE-DE ).(EN) Signor Presidente, posso ringraziarla per l’interpretazione estremamente saggia dei suoi nuovi poteri che ci permettono di formulare dichiarazioni di voto anche se non abbiamo inserito i nostri nomi in elenco per la presente relazione? Posso anche ringraziarla per aver concesso all’onorevole Corbett altri trenta secondi per un inciso di carattere politico che potrebbe non essere effettivamente pertinente con la questione in oggetto?

Intervengo solo per sottolineare che penso davvero che questo sia un’aberrazione del nostro regolamento. Sono molto preoccupato al riguardo. Mi sono messo in contatto con la Presidenza che mi auguro rispetti le opinioni della minoranza di quest’Aula. L’onorevole Corbett ha dichiarato che abbiamo avuto l’opportunità di intervenire nell’ambito dei dibattiti in seno a quest’Assemblea perché tutti i gruppi ottengono il tempo di parola. Ahimè, come abbiamo avuto modo di vedere oggi, talvolta alcuni gruppi non sono tolleranti come altri nei confronti di punti di vista divergenti. È molto difficile ottenere il tempo di parola per quei deputati che esprimono l’opinione di una minoranza all’interno di un grande gruppo. La ringrazio davvero moltissimo per averci permesso di chiarire la nostra posizione.

 
  
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  Ewa Tomaszewska (UEN ). (PL) Signor Presidente, anch’io sono stata fuorviata. Credevo che stessimo verificando la votazione precedente. Sono assolutamente contraria a questa interpretazione dell’articolo 19, che colloca gli elementi procedurali al di sopra di principi e diritti, soprattutto della libertà di parola.

 
  
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  Syed Kamall (PPE-DE ).(EN) Signor Presidente, la ringrazio profondamente per aver dimostrato una tale discrezione riguardo al tema in oggetto e per avermi concesso di prendere la parola e di formulare la mia dichiarazione di voto.

Ho capito che cosa stavo votando riguardo a questo argomento e, com’è ovvio, non ho votato a favore. Comprendo bene che alcuni in quest’Aula interpretino il Regolamento e lo capisco nel senso che siamo nell’ambito del nostro Regolamento al riguardo.

Tuttavia quello che vorrei aggiungere è che dobbiamo usare sempre molta cautela quando si tratta di conferire poteri a un presidente. Non ho alcun dubbio che il Presidente e il vicepresidente dell’attuale Parlamento useranno questi poteri con estrema prudenza e sono sicuro che accoglieremo positivamente ciò. Ma che dire dei futuri presidenti? Che cosa aspettarsi dai presidenti a venire che decidono di interpretare queste norme come credono più opportuno, di non approvare il dissenso e di soffocarlo?

Dobbiamo stare attenti a non imboccare una brutta china, o percepita come tale, a non finire in una situazione di dittatura anziché di diversità di opinioni. Pertanto, mi rivolgo a ognuno di voi, il vero banco di prova di una democrazia è il trattamento riservato alle minoranze e se queste ultime vengono trattate bene, allora possiamo essere tutti certi di essere dinanzi a una vera democrazia.

 
  
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  Hans-Peter Martin (NI ).(DE) Signor Presidente, finora non ho mai usato la parola “dittatoriale” riferendomi alle istituzioni europee, nonostante tutte le critiche mosse negli anni. Penso e sono convinto che ciò che è oggi è diventato possibile grazie a questa attribuzione al Presidente di poteri di portata straordinariamente vasta spalanchi le porte al despotismo. Non possiamo sempre partire dal presupposto – e di certo non in quest’Aula – che il Presidente agirà sempre con imparzialità e perfetto equilibrio. La decisione presa qui e contro la quale ho votato, naturalmente, conferisce ora al Presidente un incredibile potere arbitrario e questo Parlamento si trasformerà di conseguenza in un Emiciclo arbitrario. I cittadini d’Europa non meritano questo! Credo che qui si sia chiaramente superato il limite e che questa scelta comporterà pesanti problemi democratici.

 
  
  

– Relazione Armando França (A6-0507/2007 )

 
  
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  Syed Kamall (PPE-DE ).(EN) Signor Presidente, chiedo scusa, ma sono stato trattenuto un attimo da un collega. Stavamo discutendo di democrazia: un concetto di estrema importanza che senza dubbio tutti appoggiano in quest’Aula, anche se non sempre ci comportiamo di conseguenza.

Capisco gli emendamenti presentati in merito alla relazione in termini di cooperazione tra le varie unità speciali d’intervento, ma non dobbiamo dimenticare che in realtà si tratta di un emendamento alla Decisione di Prüm. I conservatori britannici si sono opposti in origine a tale Trattato. Il motivo era dovuto al fatto che, inizialmente, era un accordo sulla cooperazione tra un numero limitato di Stati membri. Sotto la presidenza di uno degli Stati membri, potevano decidere di estendere tale disposizione senza una consultazione adeguata. Persino il Garante europeo della protezione dei dati doveva presentare il suo parere dopo aver capito di non essere stato consultato.

Noi, in quanto conservatori, siamo contrari al ricorso di unità d’intervento rapido transfrontaliere e all’attuazione della Decisione di Prüm, e pertanto non appoggiamo gli emendamenti relativi a quest’ultimo.

 
  
  

– Relazione Markus Ferber (A6-0505/2007 )

 
  
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  Jim Higgins (PPE-DE ).(EN) Signor Presidente, i miei colleghi irlandesi del PPE-DE sono ora totalmente a favore dalla liberalizzazione dei servizi postali all’interno dell’Unione, e abbiamo votato di conseguenza. Agiamo così consapevoli che il servizio universale è garantito a tutti i cittadini dell’Unione, e che sono state adottate misure specifiche al fine di soddisfare l’obbligo di servizio in aree rurali e scarsamente popolate attraverso un numero sufficiente di punti di accesso.

(GA) Signor Presidente, desidero anche fare presente che è altrettanto importante disporre di servizi postali per gli ipovedenti e per i non vedenti. I miei colleghi irlandesi del PPE-DE e io ci rivolgiamo a tutti gli Stati membri affinché mantengano servizi postali facilmente disponibili a livello nazionale o che introducano tali servizi in zone dove non sono attualmente previsti.

 
  
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  Zuzana Roithová (PPE-DE ).(CS) Signor Presidente, oggi, dopo molti anni, le nostre discussioni sono giunte al termine e noi abbiamo deciso di fornire a tutti i cittadini dell’Unione europea un mercato dei servizi postali totalmente aperto. È un’importante pietra miliare sulla strada che ci porterà a un mercato unico dei servizi postali e che non pregiudica i servizi pubblici. Sono soddisfatta che siamo riusciti a raggiungere un compromesso sensibile, ad esempio sono state salvaguardate le consegne postali nelle zone periferiche.

Inoltre, la direttiva non impedisce agli Stati membri di mantenere una serie di misure eccezionali, quali i servizi postali gratuiti per le persone ipovedenti, sebbene oggi il Parlamento abbia respinto uno specifico articolo al riguardo.

L’avvento di nuovi mezzi elettronici di comunicazione sta incidendo in misura determinante sulle diverse tendenze della domanda di servizi postali: la liberalizzazione porterà a una migliore, e soprattutto più flessibile, risposta a una gamma più ampia di servizi per prodotti postali. Ritengo che questo comporterà anche una riduzione dei prezzi rispetto a servizi più efficienti e mi complimento con tutti noi per il compromesso raggiunto.

 
  
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  Zita Pleštinská (PPE-DE ).(SK) Onorevoli colleghi, mi spiace molto che l’emendamento n. 3, identico all’emendamento n. 18, relativo a servizi postali gratuiti per non vedenti o ipovedenti, non sia stato integrato nella relazione Ferber. Essere ciechi o ipovedenti è una disabilità che rende impossibile vedere il mondo attraverso gli occhi. Tuttavia, credo che coloro che sono in tale condizione sentiranno con il cuore le 321 voci di quei deputati che hanno votato a favore della direttiva modificata. Poiché il testo è stato adottato in fase di seconda lettura, ritengo che gli Stati membri, in linea con il principio della sussidiarietà, risolveranno il problema con piena soddisfazione di chi è non vedente o ipovedente.

 
  
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  Syed Kamall (PPE-DE ).(EN) Signor Presidente, prima di diventare deputato del Parlamento europeo, avevo un lavoro vero. Una parte della mia attività consisteva nel prestare consulenza alle società riguardo ai settori liberalizzati di recente, quali il mercato delle telecomunicazioni, dei servizi postali (in misura limitata) e dell’energia. Quello cui abbiamo assistito con il processo di liberalizzazione delle telecomunicazioni è stata una vera e propria esplosione nella scelta. Abbiamo visto letteralmente esplodere l’innovazione. La concorrenza si è tradotta in una diminuzione dei prezzi, nonché in consumatori e imprese su tutto il territorio europeo, il che ha portato a sviluppare l’innovazione e a rafforzare la scelta per tutti gli utenti. Speriamo che, grazie alla direttiva in questione, quello a cui assistiamo oggi sia lo stesso regime di mercato applicato all’industria delle telecomunicazioni e ora utilizzato per il settore postale, e che l’Europa sarà teatro di un tripudio di ricchezza, innovazione e servizi migliori e che, alla fine di tutto, siano i consumatori a vincere.

 
  
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  Christopher Heaton-Harris (PPE-DE ).(EN) Signor Presidente, desidero associarmi a quanto affermato dall’onorevole Kamall nell’ultima parte del suo intervento, in quanto sono fermamente convinto che la liberalizzazione del settore dei servizi postali sia il cammino verso l’innovazione e la scelta dei consumatori.

È tuttavia per me un grosso problema la definizione di servizi universali e di come si applichi ai servizi rurali. All’inizio di questa settimana, nella mia circoscrizione nel Regno Unito, è stato diffuso l’annuncio che sarebbero stati chiusi sette uffici postali. Questa decisione è stata presa a seguito di una massiccia consultazione. Alcuni di questi uffici erano redditizi. Dai risultati della consultazione è emerso che quasi la totalità degli intervistati era a favore del loro mantenimento in attività. Tuttavia, a causa di una definizione di quale servizio è richiesto dal governo, la consultazione si è trasformata in una farsa, e nessuno è stato preso in considerazione. I servizi rurali verranno decimati in località quali Staverton, Hellidon, Brington e Harlestone, e Milton Malsor nel mio collegio elettorale.

Sono pertanto molto preoccupato riguardo l’attuazione negli Stati membri della direttiva in parola.

 
  
  

Proposta di risoluzione: Situazione in Iran (B6-0046/2008 )

 
  
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  Zita Pleštinská (PPE-DE ). – (SK) Onorevole Presidente, vorrei fosse messo a verbale che era mia intenzione votare a favore della risoluzione sulla situazione in Iran, ma non ho sentito correttamente l'interpretazione all'apertura della votazione nominale e non ho appoggiato sul bottone al momento del voto finale.

 
  
  

– Proposta di risoluzione sui risultati della Conferenza sul cambiamento climatico (Bali) (B6-0059/2008 )

 
  
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  Zuzana Roithová (PPE-DE ).(CS) Signor Presidente, sono convinta che l’uomo dovrebbe ridurre le conseguenze negative che la sua attività produce sul clima di questo pianeta. Non solo l’Unione, ma tutto il mondo deve essere coinvolto nel processo di rallentamento del cambiamento climatico.

Per questo motivo nell’ambito della nostra politica di sviluppo dobbiamo aspirare a realizzare strumenti più efficienti e dobbiamo fornire assistenza ai paesi in via di sviluppo affinché dispongano dei mezzi necessari per adeguarsi all’impatto del cambiamento climatico e ridurre le emissioni dei gas a effetto serra. È uno dei prossimi importanti problemi che dobbiamo affrontare, un aspetto evidenziato nella risoluzione di oggi sulla Conferenza di Bali.

 
  
  

– Relazione Fiona Hall (A6-0003/2008 )

 
  
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  Milan Gaľa (PPE-DE ).(SK) Onorevoli colleghi, permettetemi di dire che, in quanto proprietario di una piccola centrale idroelettrica, so bene che cosa significhi produrre elettricità da fonti rinnovabili. Purtroppo, conosco anche molto bene i problemi, spesso creati artificiosamente, che devono affrontare coloro che intendono generare e distribuire energia seguendo questa via.

Sono anche proprietario di una casa di famiglia abbastanza datata. Nel 2001 ho effettuato ampi lavori di ristrutturazione, utilizzando i miei fondi personali, allo scopo di ottenere un livello più elevato di efficienza energetica. So che un chilowatt risparmiato è positivo come un chilowatt prodotto. Accolgo con favore il piano d’azione per l’efficienza energetica (a favore del quale ho votato) per varie motivazioni tra quelle enunciate qui. Detto questo, trovo oltremodo deplorevole che la Commissione europea e molti governi degli Stati membri siano responsabili di trascurare le misure a favore del risparmio energetico e di sottovalutarne costantemente l’importanza strategica e l’esigenza di farne una priorità politica.

 
  
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  Zuzana Roithová (PPE-DE ).(CS) Signor Presidente, accolgo con favore il piano d’azione per l’efficienza energetica, in cui si chiede un sostegno finanziario al fine di introdurre quanto prima tecnologie di punta che contribuiscono a salvare l’ambiente. Questa scelta si tradurrà anche in una minore dipendenza dagli approvvigionamenti di energia dall’est.

Il sistema di scambio delle quote di emissione è tuttavia controverso. Potrebbe rispondere al suo scopo se i singoli paesi dell’Unione partissero tutti dallo stesso punto. Si devono applicare condizioni speciali alle economie meno sviluppate, come nel caso della Repubblica ceca. È altresì necessario fornire sostegno al fine di migliorare l’efficienza energetica degli edifici di nuova costruzione. Questo può essere forse il modo più efficace per un’inversione di tendenza, in quanto ogni anno l’aumento del consumo di energia è ancora maggiore rispetto ai risparmi ottenuti applicando tecnologie adeguate, e tale situazione si protrarrà nel futuro.

Il partenariato pubblico-privato sosterrà le attività di ricerca, nonché l’applicazione pratica delle tecnologie di risparmio energetico in conformità della strategia di Lisbona. Il requisito secondo cui gli elettrodomestici devono essere dotati di un’etichetta che riporti le informazioni relative all’energia non deve trasformarsi in un onere a carico dei produttori e le indicazioni non devono fuorviare i consumatori.

 
  
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  Syed Kamall (PPE-DE ).(EN) Signor Presidente, a differenza del collega che mi ha preceduto, non ho una centrale elettrica di proprietà, ma possiedo una vecchissima e meravigliosa casa del 1840. Se caso mai le capitasse di passare da Londra, sarà più che gradito ospite se vorrà passare a prendere un tè. Ma quello che vorrei dire è che, a prescindere da quello che si pensa riguardo al cambiamento climatico, ritengo che tutti possiamo essere d’accordo sulla necessità di efficienza energetica.

È possibile che non lo capiate, ma io rappresento Londra, la più grande città del mondo, capitale del più grande paese del mondo. Abbiamo palazzi di uffici ed edifici le cui luci rimangono accese tutta la notte. È un segno di successo, ma dovrebbero essere consapevoli dell’efficienza energetica.

Abbiamo anche un numero esorbitante di strutture destinate al settore della ristorazione, come ristoranti e birrerie, e di recente, a causa del divieto di fumare, questi locali sono stati costretti a installare stufe elettriche nei dehors per accontentare i clienti che desiderano sedere fuori a fumarsi una sigaretta. Quello che mi preoccupa è che vietare l’uso di queste stufe è una misura del tutto sproporzionata, in quanto queste apparecchiature sono responsabili di meno dello 0,1% delle emissioni di CO2 . Cerchiamo di inserire la questione nel contesto. Tutti abbiamo bisogno di una migliore efficienza energetica, ma dobbiamo trovare soluzioni percorribili.

 
  
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  Christopher Heaton-Harris (PPE-DE ).(EN) Signor Presidente, al pari di tutti i presenti di quest’Aula, conosco le statistiche comunemente disponibili che dimostrano che in futuro potremmo risparmiarci una tonnellata di energia e una tonnellata di problemi se impiegassimo l’energia con maggiore efficienza.

Non ho votato la relazione in questione, perché ho dimenticato di esprimere una dichiarazione di interesse, di interesse finanziario, non meno. Al paragrafo 22, il documento chiede di eliminare i meccanismi forfettari deresponsabilizzanti tramite i quali gli utenti comprano l’energia, a prescindere che si tratti di elettricità o di gas. Io ho aderito a un sistema di questo genere nel Regno Unito e l’ho fatto perché è facile preventivare l’importo delle bollette e nel Regno Unito milioni di persone, in genere le meno abbienti, optano esattamente per la stessa soluzione. Ritengo che limitare la scelta al riguardo significhi compiere un passo indietro.

Sono anche dell’avviso che dovremmo dimostrare di essere coerenti rispetto a quanto abbiamo chiesto in passato proprio in quest’Aula e a come ci comportiamo. Parliamo di efficienza e di risparmio di energia, eppure abbiamo ancora ostacoli negli scambi con la Cina, come una pesante tassa sulle lampadine a basso consumo importate da tale paese. Pertanto ci comporteremo da ipocriti se approviamo la presente relazione e non interveniamo su provvedimenti di questo genere.

 
  
  

– Relazione Carl Schlyter (A6-0495/2007 )

 
  
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  Christopher Heaton-Harris (PPE-DE ).(EN) Signor Presidente, intervengo riguardo alla presente relazione perché detesto nel modo più assoluto la politica comune della pesca e il disastro ecologico che ha causato per il mio paese e le acque che lo circondano.

Il testo presenta vari elementi positivi, in quanto riduce la quantità di pesce rigettato, catturato e non necessario, o per la cui specie ai pescatori non è stato assegnato un contingente adeguato. Ma questo non risolve il problema alla radice, ed è per tale ragione che è una politica che merita di essere gettata nel bidone della spazzatura.

Non salvaguarda le risorse ittiche, non aiuta i pescatori e infatti nel mio paese molti operatori del settore ritengono che la cosa migliore sarebbe eliminarla. Nel mondo sono innumerevoli gli esempi che mostrano una politica della pesca che aiuta a conservare le specie, grazie alla quale i pescatori mantengono il posto del lavoro e fanno ciò che vogliono. L’Islanda ha contingenti trasferibili che diventano proprietà dei pescatori e delle loro famiglie e che possono essere trasmessi tra generazioni.

Non ci stiamo dimostrando abbastanza saggi o intelligenti con questa politica e dovremmo sbarazzarcene.

 
  
  

– Proposta di risoluzione su una strategia europea per i Rom (B6-0050/2008 )

 
  
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  Zita Pleštinská (PPE-DE ).(SK) Signor Presidente, i 12 milioni di Rom sparpagliati in tutta Europa hanno anche un posto nella nostra attuale società multiculturale. L’Europa deve fornire una risposta ai problemi non di rado complessi della comunità Rom. Questo è il motivo per cui è necessario proporre un approccio composito alla loro soluzione.

Poiché sono fermamente convinta che l’istruzione e il conseguente sviluppo educativo possano interrompere il circolo vizioso di discriminazione nei confronti dei Rom, ho votato a favore della proposta di risoluzione. Il programma EQUAL, incentrato sul sostegno ai gruppi emarginati, sortisce buoni risultati nell’uso pratico. È importante apprezzare le attività di associazioni, soprattutto il lavoro della società Kolping , che ha creato centri di consulenza che offrono assistenza nel trovare un posto di lavoro a disoccupati da lungo tempo.

Sussiste il pericolo che attività di tale rilievo vengano sospese in Slovacchia a causa del ritardo sul rifinanziamento di iniziative attuate. Chiedo quindi di eliminare gli ostacoli che decretano l’insolvenza di associazioni senza scopo di lucro e di autorità locali, impossibilitate così ad avviare altri progetti. Ritengo che la Commissione verificherà con maggiore attenzione le strategie nazionali e armonizzerà, ricorrendo ai metodi migliori, i progressi congiunti degli Stati membri compiuti in collaborazione con organizzazioni Rom e internazionali.

 
  
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  Philip Claeys (NI ).(NL) Signor Presidente, non ho votato a favore della risoluzione, in quanto il documento presenta tutte le odiose caratteristiche tipiche dei testi adottati in quest’Aula in merito alla discriminazione. Occorre una strategia quadro, occorre istituire una task force speciale preposta al coordinamento della strategia quadro, è verosimilmente necessario assumere altro personale da destinarle, e via di seguito.

È sottinteso che i Rom devono essere in grado di godere dei loro diritti fondamentali in quanto cittadini dell’UE e che è inaccettabile qualora non possano, ma la presente risoluzione è l’ennesimo esempio di eccessivo coinvolgimento. I Rom dovrebbero anche essere incoraggiati ad assumersi le loro responsabilità, un aspetto del tutto ignorato qui.

Gli emendamenti presentati dall’onorevole Angelilli erano giustificati. Problemi quali i matrimoni forzati e la posizione svantaggiata di donne e bambini devono essere risolti all’interno delle stesse comunità Rom. Non è di alcun aiuto se ci ostiniamo ad affermare che tutti i problemi che queste persone devono affrontare sono imputabili alla discriminazione. Devono anche essere spronati a far fronte alle loro responsabilità.

 
  
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  Zuzana Roithová (PPE-DE ).(CS) (Inizio dell’intervento non udibile) Ogni Stato membro affronta problematiche che riguardano la comunità Rom e che possono essere risolte in tempi rapidi. Per questo motivo non sono d’accordo sul fatto che la risoluzione, un documento articolato ma di carattere solo generale, citi un solo esempio concreto: la Repubblica ceca, e più precisamente il campo di concentramento di Lety.

Ciononostante ho sostenuto la soluzione generale, ma ho un’obiezione. La Commissione è esortata a porre termine alle attività di ingrasso dei suini sul sito dell’ex campo di concentramento di Lety, che, secondo me, non è adatto e a contribuire all’edificazione di un monumento commemorativo. Invito anche la Commissione a fornire fondi sufficienti onde aiutare la Repubblica ceca ad affrontare la situazione.

Dato che il Parlamento europeo menziona solo la Repubblica ceca quale esempio concreto, ritengo che dovrebbe diventare una priorità della Commissione europea e per le sue risorse finanziarie.

 
  
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  Milan Horáček (Verts/ALE ).(DE) Signor Presidente, la proposta adottata oggi è un ulteriore benché ancora titubante passo verso una vera strategia per l’integrazione dei Rom. Il Parlamento ha chiesto oggi di trasferire le attività di ingrasso dei suini sul sito dell’ex campo di concentramento di Lety, come fece tre anni or sono, per erigervi un monumento commemorativo.

Questo esempio pratico dimostra ancora una volta che le attuali misure sono inadeguate. Le azioni sociopolitiche intraprese lì, come in molti altri paesi europei, lasciano molto a desiderare. Una reale integrazione dei Rom nella nostra società comproverebbe concretamente che le pietre angolari della democrazia, dello Stato di diritto e dei diritti umani formano ancora la base della Comunità europea.

 
  
  

Dichiarazioni di voto scritte

 
  
  

− Interpretazione del Regolamento (articolo 19, paragrafo 1)

 
  
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  Alyn Smith (Verts/ALE ), per iscritto . − (EN) il modo in cui il Parlamento gestisce le votazioni è approssimativo, e questa decisione lo peggiorerà. Questo significa che i diritti delle minoranze sono stati ridotti. Per le minoranze sarà più difficile garantire la credibilità dei voti in seno al Parlamento. Dobbiamo ammettere che alcuni vicepresidenti sono notevolmente migliori di altri.

In ogni caso, sono dell’avviso che la politica della “votazione elettronica per tutto” funzioni piuttosto bene. I deputati devono essere presenti al loro posto e prestare attenzione (e, parliamoci in tutta onestà, molti non lo fanno) e la mancanza di verifiche e contestazioni alle decisioni della Presidenza indica che le sessioni procedono effettivamente senza difficoltà e che tutti i voti vengono registrati per un controllo a posteriori , affinché i nostri elettori possano vedere, sul registro, quanti singoli membri votano.

 
  
  

− Relazione Michael Cashman (A6-0511/2007 )

 
  
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  Jean-Pierre Audy (PPE-DE ), per iscritto . – (FR) Ho votato a favore della relazione presentata dal mio collega britannico, l’onorevole Michael Cashman, in sede di prima lettura conformemente alla procedura di codecisione, relativa a un regime semplificato per il controllo delle persone alle frontiere esterne, basato sul riconoscimento unilaterale di determinati documenti, da parte di Bulgaria, Repubblica ceca, Cipro, Lettonia, Ungheria, Malta, Polonia, Romania, Slovenia e Slovacchia, come equipollenti ai loro visti nazionali ai fini del transito nel loro territorio. Mi esprimo altresì a favore degli emendamenti avanzati dalla commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni volti a tenere conto della nuova situazione delineatasi nell’area Schengen nonché del fatto che, a partire dal 21 dicembre 2007, molti dei paesi destinatari della misura sono diventati membri di tale area con conseguente eliminazione delle frontiere interne.

 
  
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  Alessandro Battilocchio (PSE ), per iscritto . − Sono stato relatore per la Commissione Sviluppo del rapporto “Sull’attraversamento delle frontiere esterne” e saluto dunque con soddisfazione l’ottimo lavoro del collega Cashman. Nel 2008 il sogno del 1957 ha fatto un ulteriore passo avanti: la famiglia europea ha formalmente allargato i suoi confini. Altre frontiere sono cadute e lo “spazio Schengen” si è decisamente ampliato, con evidenti risvolti positivi. Tuttavia sarebbe importante che, oltre all’ambito fisico-geografico, si mettesse maggiore impegno nel campo della politica e della economia. Ancora oggi i 27 Stati hanno in molti settori una impostazione distinta e, in alcuni casi, distante: su troppi ambiti manca una sinergia di fondo ed il quadro che ne emerge è del tutto disorganico. L’Unione Europea deve implementare le modalità di sintesi delle politiche e delle strategie degli Stati membri: ben venga, dunque, la libera circolazione dei cittadini e dei mezzi, ma si insista con maggiore convinzione sulla necessità di creare una cornice politico-normativa finalmente omogenea.

 
  
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  Adam Bielan (UEN ), per iscritto. (PL) La relazione oggetto della votazione di oggi è un testo fondamentale ai fini dell’introduzione di un regime semplificato per il controllo delle persone alle frontiere esterne dell’UE. In conformità della nuova disciplina, i visti rilasciati dalla Polonia e dai nuovi Stati membri conferiscono gli stessi diritti di quelli emessi dagli altri Stati membri. Questo significa che i cittadini dell’Ucraina, per esempio, potranno viaggiare sul territorio dell’UE con un visto emesso dalle autorità polacche.

Desidero anche sottolineare che la presente relazione è una sorta di risposta all’allargamento dell’area Schengen, che facilita il transito dei cittadini di paesi terzi all’interno dell’UE. Ammetto che un aspetto positivo è il rafforzamento dell’azione in seno all’UE al fine di contrastare il traffico e il contrabbando di stupefacenti, la tratta di esseri umani, di organi umani e di armi illegali, e lottare contro il terrorismo. A tale riguardo, sono assolutamente a favore della relazione dell’onorevole Michael Cashman.

 
  
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  Carlos Coelho (PPE-DE ), per iscritto. (PT) L’obiettivo della presente iniziativa è far sì che Cipro e i due paesi che hanno aderito all’UE nel 2007, vale a dire Romania e Bulgaria, che siano in grado di introdurre un regime semplificato per il controllo delle persone alle frontiere esterne, basato sul riconoscimento unilaterale dei visti e dei permessi di soggiorno.

Tale riconoscimento è limitato al transito sul territorio di questi tre Stati membri per un periodo di cinque giorni.

Sono fortemente a favore di questo regime semplificato in quanto i cittadini di paesi terzi titolari di un visto emesso da un altro Stato membro che beneficerebbero di questo sistema sono già stati sottoposti a un severo processo di controllo in quest’ultimo paese e non sono stati ritenuti una minaccia per l’ordine pubblico o un rischio in termini di immigrazione illegale.

Le norme sul riconoscimento unilaterale dei visti e dei permessi di soggiorno sono state introdotte per la prima volta nell’acquis comunitario sui visti nel 2006, e avevano quale obiettivo quello di semplificare il transito di determinate categorie di persone evitando, al contempo, di gravare i funzionari consolari di inutili oneri amministrativi.

Per nove paesi che hanno aderito all’UE nel 2004 e sono diventati membri a pieno titolo dell’area Schengen a partire dal 21 dicembre 2007, il riconoscimento reciproco di tali documenti è diventato obbligatorio al termine del periodo di transizione.

 
  
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  Pedro Guerreiro (GUE/NGL ), per iscritto. (PT) Come nel caso della relazione sulla Svizzera e sul Liechtenstein, riteniamo che sia importante sottolineare che, in generale, questi accordi dovrebbero rientrare in un più ampio quadro che miri anche a promuovere i diritti dei lavoratori immigrati e a proteggerli contro il vergognoso fenomeno dello sfruttamento, nonché a incoraggiare l’esercizio effettivo dei loro diritti e della loro integrazione garantendo, ad esempio, il diritto al ricongiungimento famigliare, applicando la Convenzione internazionale sulla protezione dei diritti dei lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie, in merito alla quale vorremmo far presente che deve ancora essere ratificata da alcuni Stati membri dell’UE, elaborata sotto gli auspici dell’ONU, uno strumento giuridico inteso a salvaguardare la difesa dei diritti umani dei lavoratori migranti, in particolare il diritto inalienabile alla vita familiare.

In altre parole, facilitare la circolazione dei cittadini tra i vari paesi non dovrebbe essere usato come uno strumento per agevolare lo sfruttamento della forza lavoro temporanea e a basso costo “scaricata” senza difficoltà, aumentare lo sfruttamento e la pressione sui salari, promuovere condizioni precarie, deregolamentare i rapporti di lavoro, alimentando un approccio retrogado in termini di diritti dei lavoratori e condizioni sociali nel complesso, ma per contrastare tali fenomeni.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI ), per iscritto . − (DE) È un segreto di Pulcinella il fatto che molti Stati orientali rappresentino una minaccia potenzialmente enorme; criminalità organizzata in bande, prostituzione, tratta di esseri umani e reati legati al traffico della droga sono tutti troppo spesso controllati dall’est. E molti dei nostri nuovi Stati membri sono considerati paesi di transito, un passaggio attraverso il quale si può raggiungere l’Europa occidentale.

Si attende quindi da tempo l’introduzione di controlli più rigidi alle frontiere esterne orientali dell’UE al fine di garantire che l’abolizione delle frontiere di Schengen non degeneri in un “biglietto gratuito per i criminali”. Per tale motivo anch’io ho votato a favore della relazione Cashman.

 
  
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  Frank Vanhecke (NI ), per iscritto.(NL) Non ho votato a favore della relazione in questione. In passato ho espresso più volte le mie riserve fondamentali riguardo al sistema Schengen, e quindi oggi non posso accettare il principio del reciproco riconoscimento contenuto nel testo in oggetto. Schengen dipende ovviamente dal controllo a tenuta stagna delle sue frontiere esterne. Il Presidente della Commissione Barroso può raccontarci mille volte che l’allargamento di Schengen non comporterà una diminuzione della sicurezza, ma la realtà è ben diversa. Per esempio, gli esperti nel campo della sicurezza dell’entourage del Cancelliere Merkel rilevano una situazione estremamente deficitaria delle nuove frontiere esterne orientali nonché nella cooperazione tra le forze di polizia nazionali. È ampiamente diffuso il timore che l’immigrazione illegale registri un aumento vertiginoso. Ancora una volta, le illuminate menti di Eurolandia partecipano a riflessioni piene di aspirazioni e giocano con la sicurezza dei cittadini europei.

 
  
  

– Relazione Panayiotis Demetriou (A6-0509/2007 )

 
  
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  Jean-Pierre Audy (PPE-DE ), per iscritto . – (FR) Ho votato a favore della relazione presentata dal mio ottimo collega, onorevole Panayiotis Demetriou, in sede di prima lettura conformemente alla procedura di codecisione, relativa a una modifica della decisione del 2006 che introduce un regime semplificato per il controllo delle persone alle frontiere esterne, basato sul riconoscimento unilaterale da parte degli Stati membri, ai fini del transito nel loro territorio, di determinati documenti di soggiorno rilasciati dalla Svizzera e dal Liechtenstein. Mi esprimo altresì a favore degli emendamenti tecnici avanzati dalla commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni volti ad allineare il testo con le disposizioni originali, in particolare le disposizioni territoriali.

 
  
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  Pedro Guerreiro (GUE/NGL ), per iscritto. (PT) Come abbiamo sottolineato, le misure e gli accordi che facilitano la circolazione di cittadini di paesi diversi dovrebbero basarsi sui principi dell’equilibrio e dei vantaggi reciproci a favore delle varie parti interessate.

Desideriamo rammentare i precedenti accordi conclusi tra CE e Svizzera in merito alla libera circolazione delle persone, i quali rivestivano un particolare interesse per il Portogallo, considerato che oltre 100 000 portoghesi hanno un’occupazione in quel paese, tra cui varie migliaia di lavoratori stagionali. Questi accordi contribuirebbero a ovviare a molte limitazioni e a risolvere vari problemi che devono affrontare i lavoratori portoghesi in Svizzera, ad esempio, per quanto riguarda il cambiare lavoro o professione, il ricongiungimento familiare, il trasferimento in un altro cantone o la protezione sociale dei lavoratori e delle rispettive famiglie.

In questo senso, e in generale, gli accordi in oggetto dovrebbero rientrare in un più ampio quadro che miri anche a promuovere i diritti dei lavoratori immigrati e a proteggerli contro il vergognoso fenomeno dello sfruttamento.

Facilitare la circolazione dei cittadini tra i vari paesi non dovrebbe essere usato come uno strumento per agevolare lo sfruttamento della forza lavoro temporanea e a basso costo “scaricata” senza difficoltà, indebolire i rapporti di lavoro, e, in particolare, per alimentare un approccio retrogado in termini di diritti dei lavoratori e condizioni sociali.

 
  
  

– Relazione Philippe Morillon (A6-0001/2008 )

 
  
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  Duarte Freitas (PPE-DE ), per iscritto. (PT) La proposta presentata dalla Commissione europea mira a migliorare e semplificare la normativa in materia che risale a dieci anni fa. Negli ultimi dieci anni l’acquacoltura è stato il settore dell’industria agro-alimentare che ha registrato la crescita più rapida e oggi in Europa occupa oltre 80 000 addetti.

La crescente importanza assunta dal settore, sia in termini economici che sociali, garantisce la disponibilità di informazioni più adeguate. L’obiettivo è pertanto migliorare la raccolta e la trasmissione dei dati. È altresì fondamentale armonizzare i dati tra gli Stati membri.

Ho di conseguenza deciso di votare a favore della proposta in parola, che presenta una formulazione migliore grazie agli emendamenti avanzati dal Parlamento europeo.

 
  
  

– Relazione Armando França (A6-0507/2007 )

 
  
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  Carlos Coelho (PPE-DE ), per iscritto. (PT) L’aumento, soprattutto negli ultimi dieci anni, delle minacce e degli attacchi terroristici, insieme alle relative conseguenze devastanti, hanno reso una necessità impellente l’introduzione delle misure e degli strumenti adeguati per contrastare questa piaga.

Si tratta di una minaccia comune che richiede una risposta globale, una risposta che fornisca i mezzi, le risorse e la conoscenza di esperti onde affrontare con efficacia le principali situazioni di crisi che uno Stato membro avrebbe difficoltà a superare da solo.

L’iniziativa della Presidenza austriaca consente di creare unità congiunte di sostegno in grado di fornire a uno Stato membro qualsiasi assistenza operativa necessaria a seguito di un attacco terroristico.

Non nutro il benché minimo dubbio che questo genere di situazioni di crisi imponga una risposta rapida da parte di unità speciali d’intervento.

Appoggio pertanto la decisione in oggetto che mira a introdurre il necessario quadro giuridico, semplificando la cooperazione e consentendo agli Stati membri di rispondere più rapidamente in caso di situazioni di crisi o di attacchi terroristici, e garantendo al contempo che il paese membro interessato riceva il massimo aiuto possibile.

 
  
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  Bruno Gollnisch (NI ), per iscritto . – (FR) Il testo in questione, presentato su iniziativa dell’Austria, prevede la possibilità per uno Stato membro di chiedere l’assistenza di un’unità speciale d’intervento di un altro Stato membro allo scopo di controllare una situazione di crisi (presa di ostaggi, dirottamento aereo, e così via). L’aiuto fornito potrebbe consistere nella dotazione di attrezzatura o competenza specifica, o nella possibilità di condurre un’operazione sul territorio dello Stato membro che ha richiesto l’intervento.

Siamo a favore del testo in questione per vari motivi. Innanzi tutto perché questo dispositivo, inteso a contrastare il terrorismo, non è vincolante in quanto non obbliga gli Stati Membri a chiedere assistenza o a concederla. Inoltre, il testo afferma che tutti i dettagli pratici (tipo di unità, dotazioni e via dicendo) verranno definiti in accordi bilaterali conclusi tra lo Stato membro richiedente e lo Stato membro cui viene fatta la richiesta.

Nel contesto della lotta al terrorismo, che per definizione non conosce frontiere, riveste un’estrema importanza far sì che nell’UE la cooperazione tra le forze di polizia sia della massima efficacia.

In un’epoca in cui tutte le questioni legate alla giustizia e agli affari interni degli Stati membri ricadono subito, conformemente al Trattato di Lisbona, nella sfera della competenza sovranazionale, sembra sopravvivere un nucleo di resistenza intergovernativa: ne siamo molto lieti.

 
  
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  Pedro Guerreiro (GUE/NGL ), per iscritto. (PT) Nel campo delle libertà civili, della giustizia e degli affari interni, l’UE ha intrapreso un percorso molto pericoloso che compromette gravemente i diritti, le libertà e le garanzie dei cittadini nonché la sovranità propria degli Stati e dei popoli.

Le tendenze dell’UE sempre più improntate al federalismo e al militarismo sono responsabili delle decisioni prese allo scopo di creare strutture, in termini di informazioni e di corpi operativi di polizia, dotate di poteri che consentono loro di intervenire su territorio nazionale, in una dinamica che pretende di sovrapporsi alla polizia nazionale.

L’obiettivo reale dell’iniziativa avanzata dall’Austria, abilmente aggravata dalle proposte del PE, è creare o consentire la formazione, con il pretesto del “terrorismo” e di ipotetiche “situazioni di crisi o di rischio”, delle vere e proprie “guardie pretoriane”, indottrinate a dovere, per partecipare in particolare al controllo, all’intimidazione o alla repressione dell’esercizio dei diritti e delle libertà, in violazione dei principi fondamentali della democrazia, dello Stato di diritto, della legalità costituzionale nonché della sovranità nazionale proprie del Portogallo.

Per questo motivo mettiamo in guardia contro i pericoli insiti nel contenuto e negli obiettivi dell’iniziativa in oggetto e di qualsiasi altra misura relativa all’esercizio di una forma di potere illimitata, irrazionale, sproporzionata e anticostituzionale.

 
  
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  Anna Hedh (PSE ), per iscritto . − (SV) Non ho votato a favore della relazione perché mi preoccupa quello che tale documento significherà per il futuro. Non sono contraria ad assistere e ad aiutare altri che si trovano in situazioni di crisi, ma deve avvenire nel momento in cui l’intervento è richiesto nonché in modo naturale. Non credo sia giustificato disporre di esercitazioni comuni a spese dei contribuenti dell’UE e sono assolutamente contraria ad agenti stranieri che operino ed esercitino autorità sul territorio svedese godendo dell’immunità. La logica conseguenza di tale contesto è lo sviluppo verso una forza di polizia comune, su cui non sono affatto d’accordo.

 
  
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  Carl Lang (NI ), per iscritto . – (FR) Il testo presentatoci è un tentativo di fornire un quadro giuridico a operazioni effettuate da unità speciali d’intervento di uno Stato membro inviate sul territorio di un altro Stato membro, nel caso di un attacco terroristico. Poiché tali interventi possono assumere forma diversa (scambio di materiali, competenza, unità attive, e così via), spetta agli Stati membri concludere accordi bilaterali per definire i dettagli pratici e decidere se accogliere o respingere la richiesta di intervento sul proprio territorio di una di queste unità operative. Incredibile. Alla fine, qui siamo di fronte a un caso concreto di applicazione di quel controverso e complicato principio di sussidiarietà!

Finalmente, c’è un settore – quello della sicurezza nazionale, il settore sovrano per antonomasia – che resiste al bulldozer sovranazionale di un’Europa che legifera su tutto e ovunque.

L’Europa quindi, affinché la lotta al terrorismo sia efficace, punta il proprio denaro sulla cooperazione tra forze di polizia nazionali. Appoggiamo questa iniziativa.

Ma la chiave per sconfiggere il terrorismo non è esclusivamente nella cooperazione. Occorre prendere coscienza della volontà rivoluzionaria degli islamici, che sostengono la distruzione della società occidentale umanista e cristiana e dei suoi valori.

 
  
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  Inger Segelström (PSE ), per iscritto . − (SV) Abbiamo votato a favore della relazione perché si basa sull’azione volontaria e sulla cooperazione che sono possibili solo grazie a un accordo reciproco tra due Stati membri. Tuttavia, rimaniamo fedeli al principio secondo cui ad agenti stranieri non dovrebbe essere permesso operare o esercitare autorità sul territorio svedese, mantenendo l’immunità. Riteniamo che questo possa sfociare nello sviluppo di una forza di polizia comune, in merito alla quale nutriamo seri dubbi.

 
  
  

− Relazione Umberto Guidoni (A6-0005/2008 )

 
  
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  Jan Březina (PPE-DE ), per iscritto . − (CS) Vorrei formulare un’osservazione riguardo alla votazione sulla relazione riguardante lo Spazio europeo della ricerca. Lo Spazio europeo della ricerca, tema affrontato all’infinito in questa sede, è un’ottima idea e una straordinaria prospettiva. Tuttavia, c’è ancora molta strada da percorrere prima che diventi realtà. Discuterne non è sufficiente. Dobbiamo anche valutarne il funzionamento e, in effetti, verificare se davvero funziona. Quale membro di quest’Assemblea che rappresenta un nuovo paese, so per esperienza personale che a questo punto lo Spazio europeo della ricerca è solo un’illusione e un pio desiderio.

I primi dati disponibili sulla priorità attribuita ai progetti che coinvolgono nuovi Stati membri dimostra proprio questo. Delle 559 sovvenzioni approvate a titolo delle borse destinate a giovani scienziati, solo due sono andate alla Repubblica ceca (neppure una alla Polonia, che è molte volte più grande!), mentre oltre 100 sono finite al Regno Unito e 80 alla Germania. È difficile credere che il divario tra i progetti in termini di qualità fosse tale da giustificare tale disparità di concessioni. Ovviamente, la situazione è in parte imputabile alla mancanza di esperienza da parte di coloro che, nei nuovi Stati membri, hanno presentato i progetti. In ogni caso, questo indica che finora lo Spazio europeo della ricerca non ha funzionato come dovrebbe. Abbiamo bisogno pertanto di meno parole e di più azione se vogliamo conseguire risultati concreti. Occorre ammettere che, a tale proposito, siamo ancora molto indietro.

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL ), per iscritto. (PT) La relazione in oggetto contiene alcune contraddizioni e posizioni che non condividiamo. Tuttavia, è pacifico che la ricerca scientifica deve tornare alla sua missione principale, vale a dire la creazione di nuova conoscenza. La verità è che non esiste una relazione lineare che leghi R&S e innovazione, benché vi siano alcune correlazioni, che sono però complesse e che riguardano aree ben al di fuori l’ambito della scienza.

È d’uopo pertanto correggere la percezione che si ha della ricerca quale panacea atta a risolvere tutti i problemi economici e sociali nonché aumentare gli investimenti nelle attività di ricerca.

Il Consiglio europeo di Lisbona del 2000 ha intrapreso una serie di misure al fine di rispondere al problema degli investimenti sottodimensionati nell’economia della conoscenza, una scelta che è stata ulteriormente consolidata al Consiglio europeo di Barcellona del 2002, in occasione del quale l’UE ha fissato l’obiettivo di raggiungere entro il 2010 un’intensità della R&S pari al 3 per cento. Ciononostante, dal 2000 la crescita nella spesa destinata a tale settore si è rivelata insufficiente, registrando solo l’1,84%, in parte grazie all’industria.

L’investimento del settore privato nella ricerca è inferiore a quello che sarebbe necessario in termini sociali. Gli Stati devono svolgere un ruolo centrale e sviluppare la cooperazione al fine di creare nuova conoscenza, rendendola accessibile all’intera società.

 
  
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  Genowefa Grabowska (PSE ), per iscritto. (PL) Appoggio completamente la relazione sullo Spazio europeo della ricerca che delinea nuove prospettive per la ricerca e lo sviluppo nell’Unione europea. È indiscutibile che il progresso e la crescita sociale, nonché il posto dell’Europa nel mondo globalizzato, dipendono dagli investimenti nella scienza e nella ricerca e dallo sviluppo della nuova conoscenza che risponde alle esigenze del XXI secolo.

La ricerca scientifica e le nuove tecnologie hanno, in fin dei conti, un impatto diretto sullo sviluppo sociale, e possono rivelarsi cruciali per la crescita economica in quanto apportano vantaggi misurabili. È quindi essenziale che a livello europeo si disponga di un sistema di gestione della ricerca scientifica che sia valido ed efficace. Inoltre, se vogliamo che l’Europa affronti le nuove sfide, in particolare quelle poste dalla concorrenza economica e dalla protezione ambientale, dobbiamo sollecitare gli Stati membri, dobbiamo orientarli infatti affinché aumenti in modo regolare la spesa destinata alla ricerca scientifica.

 
  
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  Miroslav Mikolášik (PPE-DE ), per iscritto . − (SK) La Commissione ci ha presentato un Libro verde sullo Spazio europeo della ricerca in un momento in cui l’Europa assiste a un interminabile flusso di investimenti e ricercatori qualificati verso l’altra sponda dell’Atlantico. Se vogliamo che la ricerca europea diventi competitiva a livello globale, e questo è uno degli obiettivi della strategia di Lisbona, allora l’Unione deve superare gli ostacoli di fondo che incontra in questo settore.

A tale proposito, mi riferisco in particolare alla frammentazione della ricerca nell’UE e alle strategie europee non adeguatamente sviluppate nell’area della cooperazione scientifica, alla mancanza di risorse umane e materiali, alle infrastrutture di ricerca non sufficientemente dotate, che faticano non poco a competere con i centri di ricerca a livello mondiale. Si aggiunga a ciò la scarsa mobilità degli scienziati, nonché di conoscenza e competenza di esperti, imputabile principalmente a ostacoli di carattere giuridico, amministrativo e linguistico.

Nello sviluppare lo Spazio europeo della ricerca e nel cercare di ovviare alla sua natura frammentaria dobbiamo essere molto attenti nei confronti delle nostre regioni.

Le regioni dovrebbero elaborare strategie per lo sviluppo di risorse umane e materiali nel settore della ricerca e garantire che tutti possano accedervi, soprattutto le ricercatrici e i giovani. Gli Stati membri devono essere più coinvolti nel processo volto a creare condizioni di lavoro migliori per gli scienziati e adottare misure che consentano loro di conciliare la vita professionale con quella familiare.

Le regioni rivestono altresì un ruolo importante nel promuovere e nel garantire canali di finanziamento della ricerca più efficienti, conformemente agli impegni assunti nei programmi operativi. Esse dovrebbero anche contribuire a sviluppare centri di eccellenza europei che rientrino nell’ambito della loro sfera di attività territoriale, instaurando legami tra università, istituti di ricerca e industria.

 
  
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  Zita Pleštinská (PPE-DE ), per iscritto . − (SK) Onorevoli colleghi, nessuno dubita più del fatto che la scienza sia il catalizzatore che spinge lo sviluppo della società. Il mondo tende attualmente a evidenziare l’importanza della scienza e a chiedere che nella società le venga attribuita la giusta collocazione. Solo la scelta di investire in una società basata sulla conoscenza farà sì che l’Unione acquisisca competitività, creatività e diventi attraente sotto il profilo strategico.

Nel Libro verde “Nuove prospettive per lo Spazio europeo della ricerca”, la Commissione offre un’analisi, propone soluzioni e sottolinea quale elemento cruciale sia la creazione di una società basata sulla conoscenza. Il Parlamento europeo ha affermato, nella relazione presentata dall’onorevole Umberto Guidoni, che gli investimenti nell’istruzione, nella scienza, nella ricerca, nella cultura e nelle TI si traducono in uno sviluppo sostenibile per il futuro. Com’è ovvio, dobbiamo comprendere che queste azioni non sortiranno subito risultati concreti. Questa è una maratona non una corsa, ma sono certa che alla fine ce la faremo.

Lo Spazio europeo della ricerca offre agli istituti di ricerca, alle università e agli scienziati dei 27 paesi dell’UE l’opportunità di collaborare. Ciononostante le barriere amministrative transfrontaliere sono tuttora una realtà che ostacola la cooperazione tra istituti scientifici. L’apertura dell’Unione europea verso est significa avviare un importante processo di allargamento dello Spazio europeo della ricerca e offre a circa 150 000 ricercatori nuove opportunità di migliorare le rispettive potenzialità scientifiche e tecniche.

Sono altresì convinta che nuovi concetti e innovazione in tutti i settori contribuiranno a creare nuovi sbocchi di lavoro e a trovare soluzioni alternative per proteggere l’ambiente, migliorare la sicurezza alimentare e la salute nonché garantire fonti di energia inesauribili e più sicure.

 
  
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  Luís Queiró (PPE-DE ), per iscritto. (PT) L’idea che la ricerca, lo sviluppo e l’innovazione siano essenziali alla competitività non è nuova ed è ancora attuale. A prescindere dalle divergenze di opinione riguardo alla necessità di dirigere gli interventi verso l’innovazione o verso una ricerca di natura più accademica, è evidente che all’Europa occorre migliorare i suoi investimenti nella conoscenza e nell’applicazione pratica di quest’ultima. Ma tale esigenza non è solo una questione di investimenti finanziari.

Diverse relazioni successive hanno illustrato le molteplici ragioni per cui l’Europa non tiene il passo con il resto del mondo. Dalle università americane alla ricerca indiana, siamo circondati da una crescente concorrenza agguerrita. D’altro canto, le istituzioni terziarie europee sono meno attraenti, come è emerso anche dalle relazioni, che sottolineano ripetutamente, tra le altre cose, la scarsità dei finanziamenti a livello complessivo e pro capite nonché la mancanza di autonomia da parte delle nostre università quali fattori che inibiscono prestazioni migliori.

Date queste premesse, qualsiasi approccio che inquadri tale situazione quale urgente problematica di carattere economico e strategico merita la nostra approvazione. E se è vero che il tempo non è nostro alleato, è altrettanto vero che è meglio impiegare il tempo scegliendo le soluzioni adeguate anziché prendere decisioni affrettate e inefficaci.

 
  
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  Teresa Riera Madurell (PSE ), per iscritto. (ES) In vista della cancellazione della discussione sulla relazione dell’onorevole Guidoni in merito allo Spazio europeo della ricerca, quale relatrice del gruppo socialista desidero spiegare i motivi per cui abbiamo votato a favore del testo in oggetto.

Innanzi tutto sottolineo il valido lavoro svolto dall’onorevole Guidoni, che include molte delle proposte da noi avanzate. Uno Spazio europeo della ricerca dovrebbe senza meno contemplare:

– un mercato unico del lavoro per i ricercatori, che comporta la creazione di un modello unico europeo di carriera nel campo della ricerca e un sistema di informazione integrato relativo a posti di lavoro e contratti di formazione;

– procedure di assunzione e promozione più aperte, con un migliore equilibrio tra uomini e donne nelle giurie di selezione;

– l’eliminazione degli ostacoli alla mobilità e la promozione di una partecipazione più incisiva delle donne alle attività di R&S, con misure volte a conciliare la vita professionale e quella privata;

– il rafforzamento degli istituti di ricerca e la partecipazione di PMI alla R&S;

– un maggiore coordinamento con programmi nazionali e regionali e più sinergie con altri programmi europei;

– la costruzione di infrastrutture impiegate da imprese comuni europee; e

– la promozione della cooperazione internazionale, della promozione di iniziative multilaterali, dello scambio per utilizzare le infrastrutture e avvalersi dei programmi di cooperazione scientifica per lo sviluppo.

Sono tutti provvedimenti necessari e coerenti per compiere progressi e sono il motivo per cui abbiamo votato a favore.

 
  
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  Margie Sudre (PPE-DE ), per iscritto . – (FR) La scienza non conosce frontiere e le questioni alla base della ricerca sono sempre più di natura globale. Lo Spazio europeo della ricerca (SER) deve garantire che la cooperazione scientifica e tecnologica contribuisca effettivamente alla stabilità, alla sicurezza e alla prosperità dell’umanità.

Mi auguro pertanto che il SER, dal punto di vista della sua apertura al mondo, favorisca le regioni ultraperiferiche dell’UE onde sfruttare al massimo i vantaggi e le ricchezze offerte dalla diversità regionale dell’Europa, integrandole con coerenza nei programmi di ricerca nel contesto delle “reti di eccellenza”.

Insisto altresì affinché il SER riconosca l’importanza dei paesi e dei territori d’oltremare (PTOM) che sono preziosi partner nel creare ponti tra nazioni e continenti nella prospettiva di uno sviluppo sostenibile globale al fine di rispondere alle sfide che deve affrontare il pianeta.

Ringrazio sinceramente il relatore e i membri della commissione per l’industria, la ricerca e l’energia per aver appoggiato il mio emendamento sulla questione illustrata nel parere della commissione per lo sviluppo regionale. È un’ulteriore testimonianza dello spirito di coordinamento e di complementarietà che regna in seno al nostro Parlamento.

 
  
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  Georgios Toussas (GUE/NGL ), per iscritto. (EL) Ci opponiamo alla ristrutturazione di stampo reazionario del settore della ricerca promossa negli orientamenti di base dell’UE relativi alla creazione di uno Spazio europeo della ricerca (SER) nell’ambito della strategia di Lisbona.

Il SER incoraggia il conflitto e la concorrenza a fini di profitto tra paesi e grandi gruppi imprenditoriali. La conseguenza sarà un acuirsi delle disparità nello sviluppo scientifico.

Incentivi, sovvenzioni ed esenzioni fiscali vengono aumentati a favore delle società monopolistiche consentendo loro di investire e di impiegare a proprio uso e consumo i risultati conseguiti. Il settore pubblico è subordinato alle esigenze dei gruppi di monopolio di cui è al servizio. Si promuove la mobilità dei ricercatori tra imprese, università e centri di ricerca e il sistema del brevetto europeo viene sostenuto per motivi di costi. Ogni cosa è subordinata alla competitività e all’aumento della redditività.

In un ambiente così aspramente competitivo, presente persino nel mondo della ricerca, l’attenzione sarà inevitabilmente concentrata sui noti “centri di eccellenza” delle nazioni potenti, che si accaparreranno la parte del leone dei programmi di ricerca, canali per finanziamenti pubblici e privati.

Ci stiamo sforzando di fare invertire la rotta alla politica europea in materia di ricerca, fa parte della nostra battaglia volta a rovesciare del tutto l’antipopolare politica adottata dall’UE e dal capitalismo. Auspichiamo di ridare alla scienza la sua natura sociale: ricerca e scienza dovrebbero essere al servizio della causa delle esigenze della popolazione e del benessere sociale.

 
  
  

– Relazione Markus Ferber (A6-0505/2007 )

 
  
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  Jean-Pierre Audy (PPE-DE ), per iscritto . – (FR) Accolgo con favore l’adozione in fase di seconda lettura della posizione comune del Consiglio che modifica la direttiva Postale del 1997 e mira al pieno completamento del mercato interno dei servizi postali comunitari, e mi congratulo con il mio eccellente collega tedesco, l’onorevole Markus Ferber, per l’immane lavoro svolto.

Mi fa piacere che il Consiglio abbia accolto tutti i principali elementi della posizione del Parlamento europeo, soprattutto lo spostamento della scadenza per l’apertura del mercato fissata al 31 dicembre 2010 con un termine supplementare di due anni per gli Stati membri che hanno aderito all’UE nel 2004; il servizio universale con almeno una consegna e una raccolta cinque giorni alla settimana per ogni cittadino dell’UE, mantenendo un numero sufficiente di punti d’accesso nelle regioni rurali, isolate o scarsamente popolate; e il rispetto della sussidiarietà nelle considerazioni sociali, riguardo alla quale auspico che le parti sociali lavorino a livello europeo. Trovo deplorevole che non siano state gettate le basi per l’istituzione di un’autorità di regolamentazione del settore. Infine, mi auguro che gli operatori aderiscano in tempi rapidi all’introduzione di un francobollo europeo per le lettere non inferiori a 50 grammi, tema riguardo al quale avvierò a breve un’iniziativa politica.

 
  
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  Bruno Gollnisch (NI ), per iscritto . – (FR) Nonostante i miglioramenti apportati al testo originale della Commissione e il compromesso proposto dal Parlamento europeo inteso, in particolare, a differire la totale liberalizzazione del mercato postale al 31 dicembre 2010, il testo presentatoci dal Consiglio in sede di seconda lettura non è ancora soddisfacente.

Non è soddisfacente in quanto disciplina solo in termini minimi e sommari le questioni e le problematiche sollevate soprattutto in merito al finanziamento del servizio universale, all’obbligo di consegna cinque giorni alla settimana o, ancora, alla parità di trattamento delle aree e all’esistenza di un unico prezzo per i francobolli. Non è soddisfacente perché da tutti questi aspetti emerge l’incertezza giuridica.

In realtà, il presente testo, le cui sole virtù consensuali sono state ottenute a caro prezzo, si limita a procrastinare le inevitabili conseguenze incontrollate dell’apertura del settore postale alla concorrenza.

I progetti dell’Unione europea si tradurranno inevitabilmente in un aumento del numero di uffici postali chiusi, nella perdita di posti di lavoro su larga scala e in una pressione al ribasso su retribuzioni e condizioni nel settore postale in Europa.

 
  
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  Hélène Goudin (IND/DEM ), per iscritto . − (SV) Ritengo che spetti agli Stati membri decidere se vogliono o meno deregolamentare i rispettivi monopoli nazionali dei servizi postali. Ho pertanto votato a favore dell’emendamento n. 10 che respinge la posizione comune del Consiglio.

 
  
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  Pedro Guerreiro (GUE/NGL ), per iscritto. (PT) Deploriamo la mancata adozione della nostra proposta volta a respingere la direttiva in oggetto intesa alla completa liberalizzazione dei servizi postali per creare in questo modo un “mercato” a livello di UE.

Così agendo, la maggioranza in seno al PE – che rappresenta le stesse forze politiche di destra che prevalgono in ogni paese – tenta di compiere un ulteriore passo lungo il percorso che porta allo smantellamento di questo servizio pubblico essenziale.

Questo è un attacco da parte delle grandi multinazionali al servizio pubblico postale, alla proprietà pubblica di tale servizio e alla pubblica amministrazione che lo presta, nonché alla sua natura democratica, nel tentativo di sottrarre dal potere di ogni popolo, vale a dire dalla sovranità nazionale, il controllo e la competenza per decidere in merito a queste tematiche cruciali, processo, questo, che passerebbero a un livello sovranazionale e nel quadro delle istituzioni dell’UE, secondo interessi alieni ai cittadini e al Portogallo.

È altresì significativo il rigetto del nostro emendamento che mirava a salvaguardare il requisito per tutti gli “operatori” di conformarsi appieno alla normativa in materia di lavoro, segnatamente a rispettare qualsiasi disposizione giuridica o contrattuale relativa alle condizioni di lavoro, tra cui la salute e la sicurezza sul luogo di lavoro, che gli Stati membri applicano ai sensi del diritto nazionale, nonché alla legislazione sulla sicurezza sociale e agli accordi collettivi conclusi.

 
  
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  Małgorzata Handzlik (PPE-DE ), per iscritto. (PL) Riguardo al mio intervento di ieri sul tema della liberalizzazione dei servizi postali, desidero aggiungere un commento che in precedenza non ho avuto modo di affrontare a causa del tempo limitato a mia disposizione e che attiene alle risorse di finanziamento per il servizio universale. Ritengo che il finanziamento tramite un fondo creato appositamente o sovvenzioni pubbliche possano frenare la liberalizzazione del settore e costituire uno strumento cui gli Stati membri possono ricorrere allo scopo di rallentare ed eludere l’attuazione delle disposizioni della direttiva. Sono pertanto dell’avviso che la Commissione europea abbia un ruolo importante da svolgere in tale contesto, considerato che il suo compito è vigilare affinché le disposizioni della direttiva siano adeguatamente introdotte.

 
  
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  Ian Hudghton (Verts/ALE ), per iscritto . − Ho appoggiato gli emendamenti che avrebbero obbligato gli Stati membri a garantire il finanziamento dei servizi postali universali. È una problematica di enorme importanza, soprattutto nelle molte comunità scozzesi rurali e delle isole.

Ho anche sostenuto gli emendamenti presentati dal mio gruppo che chiedono di rafforzare gli obblighi di finanziare la prestazione di servizi postali gratuiti a non vedenti e ipovedenti.

Il fatto che la relazione Ferber sia stata approvata nella versione originale non modificata riguardo a tale questione può dare adito a pensare che si possa assistere a un’ulteriore erosione della fornitura del servizio postale.

 
  
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  Nils Lundgren (IND/DEM ), per iscritto . − (SV) Appoggio l’idea della deregolamentazione svedese del mercato postale, ma non sono d’accordo sul fatto che le istituzioni dell’UE debbano decidere in merito all’eventuale abolizione dei vari monopoli postali.

Ritengo che agli Stati membri debba essere riconosciuta la facoltà di decidere se deregolamentare o meno i rispettivi monopoli postali nazionali. Ho pertanto votato a favore dell’emendamento n. 10, che respinge la posizione comune del Consiglio.

 
  
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  Dimitrios Papadimoulis (GUE/NGL ), per iscritto. (EL) Insieme ai membri del gruppo confederale della Sinistra unitaria europea/Sinistra verde nordica non ho votato a favore della posizione comune del Parlamento europeo e del Consiglio, in quanto consolida l’approccio dogmatico neoliberale riguardo a un settore chiave di pubblico interesse quale quello dei servizi postali. La direttiva non offre una soluzione a lungo termine e il posticipare la sua entrata in vigore rimanda semplicemente di due anni i suoi effetti negativi.

Con la concreta abolizione del principio di “servizio universale”, l’accesso pubblico a servizi postali di elevata qualità ed economici subirà una limitazione. Le conseguenze saranno ancor più gravi per gli abitanti di regioni montane distanti e inaccessibili o delle isole, che gli operatori non saranno in grado di servire in modo redditizio.

In paesi dove il mercato è già stato totalmente liberalizzato, l’esperienza maturata finora è tutt’altro che positiva. La domanda di una liberalizzazione forzata dei servizi postali crea più problemi di quanti ne risolva.

 
  
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  Pierre Pribetich (PSE ), per iscritto . – (FR) Mi sono fortemente opposto alla liberalizzazione del mercato dei servizi postali sulla base di posizioni fondamentali:

– l’esigenza di disporre di servizi postali gratuiti per i non vedenti e gli ipovedenti, un valore essenziale di una società che non opera discriminazioni;

– la garanzia del finanziamento a carico degli Stati membri del servizio universale prima dell’apertura dei mercati, una condizione essenziale per la tutela dei consumatori;

– il rispetto della normativa in materia di occupazione, in particolare sulla sicurezza sociale, da parte di tutti gli operatori.

Siccome gli emendamenti pertinenti non sono stati adottati, posso solo deplorare questa deriva verso una liberalizzazione incontrollata che non rispetta il diritto fondamentale di cittadini europei a un servizio postale pubblico.

 
  
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  Luís Queiró (PPE-DE ), per iscritto.(PT) Accolgo con favore l’approvazione finale della relazione sul mercato dei servizi postali e rilevo che la lunghezza della procedura istituzionale non fa altro che confermare l’importanza di questo fascicolo sotto il profilo del conseguimento dei suoi due principali obiettivi, ovvero la garanzia del mantenimento del servizio universale e un’adeguata apertura del mercato alla concorrenza leale.

Desidero in particolare sottolineare il fatto che la liberalizzazione dei mercati si tradurrà per i cittadini in un servizio migliore e in una scelta più ampia, evitando distorsioni della concorrenza e decretando una volta per tutte la fine degli attuali monopoli.

Un altro aspetto è il finanziamento del servizio universale. Laddove implica un costo netto per uno Stato membro, potrà essere oggetto di un piano di finanziamento da presentare alla Commissione. È opportuno ricordare il caso portoghese, tra gli altri, che dimostra che il servizio pubblico universale può essere assolto alla perfezione con risorse provenienti dall’area riservata, un metodo trasparente e neutrale che non comporta l’impiego di sovvenzioni statali.

Vorrei ribadire che non vi è alcun motivo per impedire il proseguimento di un servizio di tale genere, in quanto è essenziale ai fini della coesione territoriale e sociale e per sostenere le popolazioni che vivono in aree abbandonate o in territori più periferici e di difficile accesso.

 
  
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  Georgios Toussas (GUE/NGL ), per iscritto. (EL) La posizione comune del Consiglio sui servizi postali, presentata dal Parlamento europeo a fini di approvazione, sfocerà nella totale liberalizzazione del “mercato dei servizi postali” con effetto a far data dal 31 dicembre 2010.

Grazie alla modifica della direttiva, un altro settore redditizio, quello dei servizi postali, viene ceduto. Questo processo avviene nel quadro della strategia di Lisbona nella prospettiva di conseguire la massima redditività di tali servizi.

I servizi postali vengono trasformati da bene pubblico a bene economico. In Grecia la privatizzazione delle sezioni dell’ELTA (le poste elleniche), promossa dai governi della ND (Nea Dimokratia /Nuova democrazia) e del PASOK (movimento socialista panellenico), proseguirà a un ritmo incalzante. Da oggi in poi, l’ELTA opererà sulla base di criteri economici propri del settore privato, nell’interesse del profitto anziché a favore della società. Tale impostazione si ripercuoterà immediatamente sulla qualità dei servizi. Le conseguenze saranno disastrose non solo per i dipendenti dell’ELTA, ma anche all’interno delle imprese private di servizi postali. In questo contesto le forme flessibili di occupazione sono già la norma, al pari dell’assenza dei diritti dei lavoratori e dei diritti sociali e assicurativi.

Anche il principio tutelato dalla costituzione della riservatezza della corrispondenza è compromesso: il servizio adesso viene affidato a contraenti privati, senza la benché minima garanzia e con un campo di applicazione minimo per controllare che la segretezza venga mantenuta o che i dati personali siano protetti.

Il partito comunista greco (KEE) è contrario alla liberalizzazione dei servizi postali e si batte affinché tali servizi siano esclusivamente pubblici, moderni ed efficaci e i diritti dei lavoratori siano tutelati.

 
  
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  Lars Wohlin (PPE-DE ), per iscritto . − (SV) Oggi il Parlamento europeo ha votato per il compromesso con il Consiglio che prevede la liberalizzazione del mercato postale europeo entro e non oltre la fine di dicembre 2010 (tranne per quei paesi caratterizzati da una particolare topografia, cui vengono concessi altri due anni). Poiché il lavoro è progredito, mi sono schierato a favore in particolare della reciprocità, vale a dire che dovrebbe esserci un accordo reciproco volto a evitare che i paesi che frenano il processo di liberalizzazione possano fare concorrenza in paesi che invece hanno avviato tale riforma.

Noto pertanto con enorme soddisfazione che il relatore (onorevole Ferber) prima e il Consiglio, poi, hanno accolto l’emendamento da me presentato e che ora forma parte del compromesso che andiamo ad approvare.

 
  
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  David Martin (PSE ), per iscritto . − (EN) La proposta mira a creare un mercato unico europeo dei servizi postali. In assenza delle necessarie garanzie, la liberalizzazione potrebbe compromettere il concetto di un servizio universale. La riluttanza del Consiglio a inserire nella proposta un preciso impegno volto a garantire un servizio postale gratuito per le persone non vedenti e ipovedenti mi ha indotto a votare a favore di un rafforzamento di tale impegno.

In linea di massima, sono soddisfatto che la proposta presti sufficiente attenzione alle altre problematiche e accolgo con favore la garanzia che le lettere saranno regolarmente raccolte e consegnate nelle aree remote e nelle città periferiche.

 
  
  

− Proposta di risoluzione sulla situazione in Iran (B6-0046/2008 )

 
  
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  Alessandro Battilocchio (PSE ), per iscritto . − La questione del “nucleare” in Iran deve essere improntata ad un approccio diplomatico volto alla “normalizzazione” dei rapporti. Dobbiamo sostenere una linea politica basata sulla diplomazia che consenta di abbandonare l’escalation dei toni e le minacce di azione militare, prediligendo la via del dialogo attraverso il riconoscimento del diritto dell’Iran allo sviluppo di una tecnologia nucleare ad uso civile. Ciononostante, è opportuno un impegno per addivenire ad una situazione negoziale che induca l’Iran a rinunciare all’opzione dell’uso militare, in un’ottica multilaterale di disarmo nucleare, per assicurare uno stato di tranquillità e di pace internazionale.

D’altro canto, non posso non esprimere una certa preoccupazione in merito all’attuale situazione dei diritti umani in Iran, dove stiamo assistendo ad una recrudescenza della repressione della libertà di opinione, dei diritti delle minoranze e delle donne, dove a farne da padrone è un sistema giudiziario e carcerario duro ed inumano che, troppo spesso, fa ricorso alle esecuzioni capitali, alle torture e alle lapidazioni. Gli sforzi fatti finora non hanno prodotto alcun risultato tangibile. L’Iran dovrà a questo punto, per rivendicare un posto nel tavolo delle grandi potenze internazionali, presentarsi non più come superpotenza militare, bensì come un paese capace di salvaguardare i diritti umani dei suoi cittadini.

 
  
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  Glyn Ford (PSE ), per iscritto . − (EN) Solo qualche mese fa, i servizi segreti statunitensi hanno ammesso che quanto avevano asserito riguardo allo sviluppo da parte dell’Iran di armi nucleari era uno sbaglio. Infatti, il programma di armamento nucleare iraniano è stato sospeso nel 2001-2002.

Washington non è tuttavia riuscita a trarre la conclusione politica corretta da questa inversione di rotta intellettuale. L’argomentazione addotta per giustificare l’impiego di tecnologie del sistema nazionale di difesa missilistico nell’Europa orientale era, a quanto pare, una strategia di difesa contro un Iran nucleare che aveva misteriosamente acquisito missili balistici intercontinentali (ICBM).

Ora, se il programma nucleare iraniano non esiste, la giustificazione per l’impiego del sistema di difesa missilistico svanisce, a meno che il piano nascosto sia minacciare una Russia resuscitata. Sono assolutamente contrario a questa strategia contro la quale lotterò strenuamente.

 
  
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  Patrick Gaubert (PPE-DE ), per iscritto . – (FR) La risoluzione posta oggi in votazione sull’Iran riveste un’indiscutibile importanza politica. L’Iran è al centro delle preoccupazioni internazionali e noi abbiamo di nuovo dovuto affrontare l’argomento.

Il testo in oggetto affronta sia la questione nucleare che la situazione del rispetto dei diritti umani. Su entrambi i temi non nutriamo dubbi. Non possiamo accettare l’impiego di un programma nucleare militare in Iran. La risoluzione esprime il proprio appoggio all’iniziativa dell’Unione europea per trovare una soluzione negoziale di lungo termine sul tema nucleare con l’Iran e sottolinea il ruolo importante che deve essere svolto dall’AIEA. Essa ribadisce la posizione secondo la quale è possibile una soluzione all’attuale escalation sul tema nucleare e afferma che non bisogna prendere in considerazione nessuna azione militare.

D’altro canto, le ripetute e gravi violazioni dei diritti umani devono essere denunciate con fermezza. La situazione è allarmante in quattro aree: la pena di morte, i diritti delle donne, la libertà di espressione e la repressione delle minoranze religiose. A mio avviso è assolutamente indispensabile non assumere un atteggiamento compiacente al riguardo e la risoluzione esorta con forza il governo iraniano a modificare radicalmente la situazione.

 
  
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  Bruno Gollnisch (NI ), per iscritto . – (FR) Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite si accinge nuovamente ad adottare una risoluzione che impone sanzioni all’Iran per le sue attività nucleari. Si tratterà di sostenere un’operazione militare contro il paese? O sarà solo questione di usare un tono più severo e di elaborare sanzioni di tipo diplomatico ed economico?

Da mesi questo psicodramma sapientemente inscenato tiene con il fiato sospeso il Parlamento e altri organi internazionali. Ma la capacità nucleare dell’Iran è davvero la principale minaccia con cui il mondo nel complesso, e l’occidente e i suoi alleati nello specifico, deve confrontarsi? È assolutamente paradossale la nostra mancanza di reazione nel caso delle armi nucleari del Pakistan, che esistono realmente, in un contesto geopolitico di particolare instabilità, o di quelle della Corea del Nord, nelle mani di un regime più che pericoloso. Ho già avuto occasione di affermarlo: le regole di diritto che sosteniamo di difendere dovrebbero essere le stesse per tutti. Altrimenti, perdono di qualsiasi significato e legittimità.

Per quanto mi riguarda, mi preoccupano molto di più le minacce islamiche che incombono sul nostro continente e che, ben lungi dall’essere ipotetiche, hanno già dato prova della loro capacità omicida a Londra e a Madrid, senza il coinvolgimento dell’Iran. È comunque vero che questa minaccia è una delle conseguenze della politica di immigrazione di massa che state perseguendo e che volete ancora peggiorare.

 
  
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  Pedro Guerreiro (GUE/NGL ), per iscritto.(PT) Non ci si può esimere dal denunciare l’ipocrisia della “comunità internazionale”, vale a dire gli Stati Uniti e relativi alleati, nei confronti del Trattato di non proliferazione e, in particolare, del programma nucleare dell’Iran.

Non è stata avviata alcuna iniziativa politica di questo genere riguardo ai programmi di sviluppo di armi nucleari di alcuni membri dell’UE o degli Stati Uniti, o rispetto ai programmi nucleari di Israele, del Pakistan o dell’India, paesi che non hanno firmato il Trattato di non proliferazione ma dispongono di armi nucleari. Quanto agli Stati Uniti, hanno già dichiarato che tali armi potrebbero essere impiegate a scopo difensivo.

Pertanto, quello che si esige è il pieno rispetto del Trattato di non proliferazione e l’eliminazione di tutte le armi nucleari.

Il vero nucleo della questione per quanto attiene all’Iran è che gli Stati Uniti e l’UE sanno che il picco di produzione del greggio è già terminato in molti paesi.

La ragione alla base delle pesanti minacce di aggressione militare, delle provocazioni e di tanta fretta riguardo al programma nucleare iraniano è che il paese vanta le migliori riserve di idrocarburi del mondo, e gli Stati Uniti e l’UE stanno cercando di creare le condizioni, anche manipolando la pubblica opinione, per riuscire a controllare le sue risorse energetiche e l’intero Medio Oriente, come nel caso lampante e sotto gli occhi di tutti dell’Iraq.

 
  
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  David Martin (PSE ), per iscritto . − (EN) Sostengo le raccomandazioni contenute nella risoluzione. Tuttavia, per quanto riguarda il PMOI, non ho votato a favore degli emendamenti che nel testo fanno riferimento al gruppo.

 
  
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  Athanasios Pafilis (GUE/NGL ), per iscritto. (EL) I pareri espressi da Javier Solana, dai rappresentanti dell’UE e dalle altre parti coinvolte hanno posto termine a qualsiasi illusione rispetto alla posizione dell’UE nei confronti dell’Iran e del Medio Oriente in generale.

Quanto formulato dimostra che l’UE è a favore della promozione del piano USA-NATO per la “democratizzazione del Medio Oriente”, che mira ad assoggettare nazioni e popoli per controllarne le risorse generatrici di ricchezza. Le assicurazioni a nome dell’AIEA e il rapporto della CIA sull’impiego non a scopi militari dell’energia nucleare da parte dell’Iran vengono deliberatamente ignorate dall’UE che aumenta la pressione con sanzioni contro l’Iran e intensifica la propaganda onde abituare l’opinione pubblica all’idea di una guerra contro l’Iran. Inoltre, Javier Solana ha chiaramente collegato la situazione in Libano e nella regione nel complesso alla questione delle armi nucleari, senza, tuttavia, far alcun riferimento alle armi nucleari iraniane.

Nella regione del Medio Oriente assistiamo al profilarsi dell’aggressione imperialista e a conflitti per la ripartizione dei mercati. Le vittime di tale situazione sono, tra gli altri, i popoli di Palestina, Iran e Libano. Per i cittadini, l’unica risposta possibile a questi nuovi piani aggressivi e bellicosi è resistere all’imperialismo e non nutrire alcuna illusione riguardo al ruolo dell’UE.

Coloro che sono nella posizione di decidere in merito alla questione legata ai diritti umani e alla loro violazione sono i cittadini di ogni paese; non devono permettere a loro stessi di diventare una scusa per un altro Iraq.

 
  
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  Luís Queiró (PPE-DE ), per iscritto. (PT) Oggi l’Iran rappresenta una minaccia a livello regionale e globale nonché una sfida per gli Stati membri dell’UE che devono dimostrare la loro capacità di essere compatti e solidi sulla scena internazionale. A prescindere dai vari e contraddittori rapporti che vengono pubblicati, la verità è che l’Iran non ha rispettato il suo obbligo di trasparenza, né ha contribuito a creare un clima di fiducia. Al contrario. Inoltre, indipendentemente dal fascicolo nucleare, le notizie non sono comunque incoraggianti. Le violazioni dei diritti umani, la violenza di Stato e la fasulla democrazia elettorale sono tutti fattori di cui si è tenuto conto nel nostro approccio nei confronti dell’Iran.

Pertanto, alla luce dei motivi suesposti, ma anche in considerazione delle questioni che ho difeso in passato, sono d’accordo sul contenuto essenziale della risoluzione adottata e mi associo a quanto ribadito dal Parlamento europeo che esorta il Consiglio e la Commissione a conformarsi alla sentenza della Corte di giustizia europea eliminando il movimento della resistenza iraniana, il PMOI, dalla lista delle organizzazioni terroristiche. L’UE (e alcuni Stati membri) trattano la resistenza iraniana in un modo che va a vantaggio del regime del paese, e non del popolo iraniano o degli obiettivi di democratizzazione per quella parte del mondo. Questa strategia deve cambiare, e inizia a cambiare.

 
  
  

− Proposta di risoluzione sull’esito della Conferenza di Bali sul cambiamento climatico (B6-0059/2008 )

 
  
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  Alessandro Battilocchio (PSE ), per iscritto . − Saluto con favore l’andamento della conferenza di Bali che, anche grazie al ruolo giocato dall’UE durante i negoziati, ha portato a risultati insperati. In questo frangente, infatti, era di fondamentale importanza dare un segnale di unione, cooperazione e responsabilità così da iniziare nel migliore dei modi i negoziati per fissare nuovi obiettivi di riduzioni delle emissioni per il periodo post- Kyoto (2012).

Nell’accettare le conclusioni degli scienziati del GIEC tutti i partecipanti hanno riconosciuto a livello politico che: il cambiamento climatico esiste, che ha origine antropogenica e che, bisogna agire entro il 2020 per evitare danni irrimediabili alle condizioni climatiche del pianeta.

Auspico che Copenaghen, nel 2009 segni la svolta in materia di lotta al cambiamento climatico con l’assunzione di obiettivi di riduzione stringenti entro il 2020 per tutti i paesi industrializzati e per quelli in via si sviluppo. È certo che questa nuova sfida comporterà costi ed inefficienze difficilmente giustificabili a meno che, come già espresso in precedenti interventi, non si facciano delle scelte dovute e coraggiose come il ritorno al nucleare. La non-azione, il temporeggiamento ed estenuanti conferenze porterebbero soltanto a provocare danni ambientali irreversibili.

 
  
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  Edite Estrela (PSE ), per iscritto. (PT) Ho votato a favore della proposta di risoluzione sull’esito della Conferenza di Bali sul cambiamento climatico (COP 13 e COP/MOP 3) in quanto, tenendo conto dell’urgenza di ridurre il riscaldamento globale, ritengo che l’accordo raggiunto a Bali segni un importante passo affinché nel 2009, a Copenaghen, sia possibile elaborare e approvare un nuovo protocollo, con nuovi obiettivi sul versante della riduzione delle emissioni dei gas a effetto serra.

Ritengo che la Presidenza portoghese dell’UE abbia svolto un ruolo chiave nell’ambito della Conferenza di Bali, contribuendo in modo attivo allo sviluppo dei negoziati e riuscendo a ottenere un accordo estremamente positivo. Sarebbe tuttavia auspicabile che il piano d’azione di Bali facesse riferimento a obiettivi quantificati per la riduzione delle emissioni di CO2 .

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL ), per iscritto. (PT) Nel complesso, la risoluzione in oggetto si limita a ripetere idee generiche ed è inadeguata sotto vari aspetti. Da qui la nostra astensione.

Per esempio, poiché il principale obiettivo è ridurre le emissioni di CO2 generate dalla combustione dei combustibili fossili, si pone il problema di misurare dette emissioni. Sappiamo che tale misurazione è di estrema complessità e che può essere manipolata, in quanto i combustibili fossili, dopo l’estrazione, vengono trasportati e trasformati, e i relativi prodotti secondari distribuiti e impiegati in vari modi diversi, a migliaia di punti finali.

Come hanno indicato vari esperti del settore, per ridurre le emissioni e conseguire gli obiettivi, è più efficace e semplice controllare uno strumento approvato sulla base di un protocollo sull’estrazione e sulla commercializzazione internazionale dei combustibili fossili. Sarebbe più facile pertanto definire percentuali o obiettivi di riduzione della produzione primaria di combustibili fossili, e relative esportazioni/importazioni, fissando così limiti di emissioni per paese.

Ma c’è anche l’esigenza di negoziare impegni da parte dei paesi più ricchi affinché sblocchino fondi a sostegno dei paesi in via di sviluppo per aiutarli a sopportare i costi economici e sociali delle misure necessarie.

Mi dispiace che le proposte presentate dal gruppo al riguardo siano state respinte.

 
  
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  Duarte Freitas (PPE-DE ), per iscritto. (PT) Lo scorso dicembre, le parti contraenti alla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico si sono incontrate a Bali, e hanno compiuto passi avanti riguardo a molti aspetti relativi alla protezione del clima globale.

Oltre all’avvio dei negoziati concernenti un nuovo protocollo che sostituisca il protocollo di Kyoto, desidero sottolineare che la quarta relazione di valutazione del Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (IPCC) ha costituito una valida base scientifica per il lavoro della Convenzione e che per la prima volta si è affermato – ponendo così fine a tabù – che anche i paesi in via di sviluppo devono cooperare, ovviamente tenendo conto del rispettivo contesto economico e livello di sviluppo.

Infine, ritengo che la principale innovazione di Bali sia stata la scelta di includere, per la prima volta, il problema della deforestazione che, in quanto parte del piano d’azione di Bali, verrà affrontato nella prospettiva di integrarlo nel futuro protocollo.

Voto a favore della risoluzione della commissione temporanea sul cambiamento climatico in quanto sostiene il risultato conseguito a Bali, formula una serie di osservazioni sul ruolo che deve rivestire l’UE nelle future consultazioni, aspetto che condivido, e specifica fin dove deve arrivare il piano d’azione di Bali.

 
  
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  Françoise Grossetête (PPE-DE ), per iscritto . – (FR) Ho votato a favore della relazione.

La tredicesima Conferenza delle parti contraenti alla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico, tenutasi a Bali dal 3 al 15 dicembre, doveva definire un calendario per i prossimi due anni e raggiungere un accordo che prorogasse il protocollo di Kyoto, che scadrà nel 2012. Anche se sembra che il primo obiettivo sia stato conseguito, siamo ancora ben lontani dal realizzare il secondo.

L’aspetto più deplorevole è che la comunità internazionale non sia stata in grado di accordarsi su un numero obiettivo riguardo alla stabilizzazione e poi alla riduzione, entro il 2020, di almeno il 20% rispetto ai livelli del 1990 delle emissioni globali di gas a effetto serra. L’Unione europea deve rafforzare il ruolo costruttivo e proattivo che è stata capace di svolgere a Bali al fine di non offrire ai paesi che rifiutano tutti gli obiettivi il pretesto per non agire.

L’accordo di Bali, che è stato firmato da tutti i paesi presenti, deve essere accolto con favore, ma non deve dare adito a una nuova sequela di banalità. Restano ancora due anni per raggiungere un’intesa e le esitazioni circa la tabella di marcia indicano che la parte più ardua deve ancora arrivare.

 
  
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  Diamanto Manolakou (GUE/NGL ), per iscritto. (EL) La risoluzione relativa alla Conferenza di Bali sul cambiamento climatico si sforza di trovare segni positivi laddove non ce ne sono. Al tempo stesso, nasconde la causa della distruzione ambientale: la razzia delle risorse naturali da parte del capitale al fine di trarre profitto dalla commercializzazione della terra, dell’aria, dell’energia e dell’acqua.

La risoluzione evidenzia il pericolo che il cambiamento climatico “potrebbe costituire un grande fattore di destabilizzazione nei paesi più poveri”. Il capitale dell’euromonopolio può utilizzare il cambiamento climatico come pretesto per continuare a sfruttare i paesi in via di sviluppo, poiché sappiamo che l’attività delle multinazionali è una delle principali cause della povertà.

La risoluzione chiede un impegno serio da parte delle nazioni emergenti, conformemente al loro stadio di sviluppo e alla composizione delle loro economie. Si riferisce in particolare a Cina e India, con cui è urgente promuovere la cooperazione in materia di politica energetica al fine di limitare le sostanze inquinanti. Fondamentalmente mira a esercitare pressione su queste regioni frenando le loro potenzialità di sviluppo e le loro rivendicazioni per maggiori quote di mercato nel gioco della concorrenza imperialista per l’attribuzione dei mercati. Forse è questo il motivo per cui non vi è alcun riferimento a misure volte alla riduzione diretta delle emissioni dei gas a effetto serra, e vi sono solo espressioni generiche di buone intenzioni.

In sintesi, il cambiamento climatico alla Conferenza di Bali è stato solo uno specchietto per le allodole. I veri temi erano il rafforzamento dei conflitti tra potenze imperialiste nel settore dell’energia e la commercializzazione dell’ambiente.

 
  
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  David Martin (PSE ), per iscritto . − (EN) Sostengo appieno la valutazione della risoluzione sul risultato dei negoziati della Conferenza di Bali. Grazie all’UE, Bali ha conseguito più di quanto ci si attendesse ma meno del necessario. È deplorevole che le parti negoziali non siano riuscite a pervenire a un accordo su obiettivi e numeri concreti riguardo alla riduzione delle emissioni di CO2 . Ho votato a favore della risoluzione.

 
  
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  Karin Scheele (PSE ), per iscritto . − (DE) È importante che nella risoluzione adottata si ponga espressamente in rilievo il nesso tra deforestazione e cambiamento climatico. Il ruolo delle foreste pluviali è cruciale per il clima del nostro pianeta; oltre a immagazzinare enormi quantità di CO2 , sono i maggiori serbatoi della terra, assorbono acqua come spugne e raffreddano l’atmosfera. La deforestazione, l’abbattimento degli alberi e gli incendi pregiudicano tuttavia pesantemente questa funzione essenziale. Fermare tutto ciò apporterebbe un contributo fondamentale alla lotta contro il riscaldamento globale.

L’aumento della domanda di biocombustibili che si registra in Europa è diametralmente opposto al concetto di protezione delle foreste pluviali. Sono già stati distrutti migliaia di ettari di foresta pluviale per estrarre olio di palma onde soddisfare la richiesta sempre più pressante di biodiesel. La certificazione e l’identificazione della produzione sostenibile di biodiesel sono quindi requisiti essenziali per proteggere le foreste pluviali e il clima del nostro pianeta. La produzione di biodiesel peggiora inoltre la situazione sociale dei paesi interessati a causa dell’aumento vertiginoso dei prezzi delle derrate alimentari. Sono quindi contrario alla proposta della Commissione contenuta nel pacchetto relativo all’energia e al clima che prevede di fissare quale obiettivo vincolante l’introduzione del 10% di biocarburanti entro il 2020, in quanto non contribuisce minimamente alla protezione del clima ed è ben lungi dall’essere una politica sostenibile.

 
  
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  Lars Wohlin (PPE-DE ), per iscritto . − (SV) Negli anni a venire occorre ridurre drasticamente le emissioni dei gas a effetto serra. La risoluzione suggerisce non poche idee valide su come conseguire tale obiettivo, ed è per questo che ho deciso di votare a favore del testo.

Gli obiettivi da fissare si possono sintetizzare nell’espressione 20-20-20, che significa che le emissioni devono diminuire del 20%, che l’impiego di fonti di energia rinnovabili deve aumentare del 20% e che questi risultati devono essere raggiunti entro il 2020. Nondimeno, ritengo che si dovrebbe focalizzare l’attenzione sulla riduzione delle emissioni e che si debba lasciare la facoltà a ogni Stato membro di decidere il modo in cui realizzare l’obiettivo. L’UE dovrebbe quindi astenersi dallo specificare come i paesi devono cambiare i rispettivi procedimenti d’impiego delle fonti di energia rinnovabili.

Nella misura in cui può essere appropriato elaborare una specifica, è deplorevole che l’energia nucleare non sia contemplata nella voce relativa alle fonti di energia rinnovabili. L’AIEA ha concluso che l’energia nucleare è un elemento necessario nel quadro dell’azione intesa a ridurre le emissioni di biossido di carbonio. È spiacevole che la risoluzione in oggetto scelga di trascurare questo aspetto e ribadisca che per il processo di riduzione delle emissioni non si deve ricorrere all’uso dell’energia nucleare.

In fase di attuazione della risoluzione emergerà con chiarezza che l’UE ha indirettamente escluso un ruolo dell’energia nucleare nel miglioramento della situazione climatica. È un atteggiamento che reputo assolutamente bizzarro e che dovrebbe essere notato.

 
  
  

− Relazione Fiona Hall (A6-0003/2008 )

 
  
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  Charlotte Cederschiöld, Christofer Fjellner, Gunnar Hökmark e Anna Ibrisagic (PPE-DE ), per iscritto . − (SV) Abbiamo votato a favore della relazione considerato il suo obiettivo generale, ma non sosteniamo tutti i punti del dettaglio tecnico o l’ambizione di voler disciplinare tramite decisioni politiche che cosa si deve produrre o vendere, articoli come gli apparecchi per riscaldare ambienti esterni, per esempio.

 
  
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  Giles Chichester (PPE-DE ), per iscritto . − (EN) I conservatori britannici appoggiano l’ampia portata di questa relazione di iniziativa; del resto, chi potrebbe essere contrario all’efficienza energetica? Tuttavia, nutriamo alcune riserve riguardo a certi aspetti della proposta, laddove il relatore sembra aver perso il senso della misura.

Adottare un marchio di efficienza energetica è una scelta valida che consente ai consumatori di operare una scelta, ma iniziare vietando determinati prodotti solo perché impiegano energia in un modo che alcuni non approvano appare eccessivo.

È particolarmente insensato prendersela con gli apparecchi per riscaldare ambienti esterni (paragrafo 16), il cui uso diffuso è una diretta conseguenza della normativa contro il fumo del governo del Regno Unito.

Confidiamo nel fatto che questo specifico suggerimento non venga integrato in alcuna futura proposta della Commissione.

 
  
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  Nigel Farage (IND/DEM ), per iscritto . − (EN) Sono totalmente contrario agli scarichi – e questa è la linea politica del mio partito – ma non posso votare a favore dell’imposizione di decisione dell’UE, per quanto illuminate a volte possano sembrare.

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL ), per iscritto. (PT) La presente relazione è l’ennesimo testo che prende atto di una situazione senza approfondirne le cause o delineare i percorsi essenziali da seguire, limitandosi, invece, a riportare dichiarazioni controverse formulate da organizzazioni internazionali e, in uno o due casi, come quando fa riferimento alla Russia o all’Africa, dimostrando che la sua preoccupazione è molto rivolta alla difesa degli interessi dell’UE che a qualsiasi tipo di politica di cooperazione; noi pertanto dissentiamo.

Quello che è evidente è che la scarsità di combustibili fossili, quale si riflette nei loro prezzi, richiede una riduzione dei consumi. Al fine di evitare di contrarre le attività economiche e sociali, dobbiamo assolutamente diminuire i consumi inutili, gli sprechi nei processi di conversione, trasporto e distribuzione, nonché nel consumo finale.

Dato che non è possibile riciclare l’energia dopo l’uso e le risorse sono scarse, occorre adottare una gestione in linea con le conoscenze tecniche e con le complesse priorità politiche, il che necessita di una programmazione centrale da parte dei governi nel pubblico interesse, e che elimini le fluttuazioni e le ansie degli agenti di mercato. Dobbiamo ancora raggiungere questo traguardo.

Già altre raccomandazioni dalle valide intenzioni sono orientate alla vita e al lavoro nelle città e nelle aree metropolitane, con effetti potenzialmente molto positivi in termini di rinnovo e innovazione delle reti energetiche, degli edifici, dei trasporti e di altri servizi di pubblica utilità.

 
  
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  Glyn Ford (PSE ), per iscritto . − (EN) Sono a favore del principio generale della presente relazione quale piano d’azione per l’efficienza energetica. Non ho alcun problema a esplorare eventuali soluzioni per diminuire i consumi degli apparecchi di riscaldamento, ma sono contrario a vietare gli apparecchi per riscaldare gli ambienti esterni.

Per quanto mi consta, la maggior parte di questi dispositivi serve ai proprietari di locali pubblici per riscaldare i fumatori che la recente normativa costringe a stare fuori al freddo. Già il divieto di fumare ha comportato la chiusura di centinaia di locali con la conseguente perdita di posti di lavoro, e quindi una tale imposizione non farebbe che moltiplicare le chiusure e aumentare la disoccupazione.

 
  
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  Bruno Gollnisch (NI ), per iscritto . – (FR) Al di là del ritornello diventato qui abituale sul cambiamento climatico e le misure per contrastarlo, la questione della sicurezza e dell’indipendenza sul versante dell’energia degli Stati europei giustifica in quanto tale il tentativo da parte nostra di utilizzare in modo più razionale l’energia. La ragione per cui non voteremo contro la relazione in oggetto è che lo sviluppo della maggior parte delle norme avviene a livello europeo.

Tuttavia, in questo testo ricadiamo nella visione maltusiana e colpevolizzante presente in tutte le relazioni del Parlamento in materia: la cieca stigmatizzazione degli automobilisti, il divieto di determinati dispositivi, la volontà di dettare comportamenti dei singoli e di obbligare le persone sin dalla più tenera età, di immischiarsi nella politica in materia di urbanistica o edilizia, di promuovere una fiscalità e regimi di tariffe sull’energia che di fatto penalizzeranno solo le fasce più fragili della popolazione.

Pertanto, sì a norme minime, sì al sostegno alla ricerca, sì a informazioni obiettive che consentano scelte illuminate, sì alla promozione degli incentivi fiscali, ma no alla persecuzione e al massacro.

 
  
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  Hélène Goudin e Nils Lundgren (IND/DEM ), per iscritto . − (SV) Dai risultati delle ricerche condotte emerge che le emissioni dei gas a effetto serra generate dall’attività dell’uomo contribuiscono al rapido cambiamento climatico. Siamo pertanto a favore della conclusione principale secondo cui tutti i paesi devono adottare misure globali volte a ridurre queste emissioni e gli Stati dell’UE devono assumere la guida nell’ambito di questa azione.

Al contempo, non siamo d’accordo riguardo alla tendenza della Commissione e dei relatori del Parlamento di sfruttare sempre le grandi sfide onde centralizzare il potere politico e creare un’UE orfana di libertà e priva di dinamismo.

La funzione dell’UE nel quadro della politica energetica dovrebbe limitarsi a:

– fissare obiettivi di emissioni per ogni paese e poi demandare a questi ultimi e al mercato il conseguimento di tali obiettivi in libera concorrenza;

– internalizzare i costi delle emissioni fissando livelli sufficientemente elevati per i prezzi dei diritti di emissione. (Le emissioni verranno così automaticamente considerate nei miliardi di decisioni economiche prese ogni giorno nel mondo da famiglie e imprese. I privati sceglieranno di propria iniziativa lampadine a basso consumo, i costruttori automobilistici produrranno veicoli che consumano meno carburante e i progettisti edili costruiranno case passive. Si pagherà quindi per attività di R&S nel campo);

– assegnare fondi a favore della ricerca ed elaborare normative relative all’etichettatura dei prodotti.

I politici dell’UE non devono occuparsi di una regolamentazione del dettaglio. Nessuno conosce al momento il modo migliore per programmare questa gigantesca trasformazione. Non siamo quindi a favore di vietare apparecchi per riscaldare ambienti esterni e alle concessioni fiscali per le demolizioni edili.

Abbiamo votato “no” onde incoraggiare un ripensamento della politica in materia di energia dell’UE.

 
  
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  Françoise Grossetête (PPE-DE ), per iscritto . – (FR) Ho votato a favore della relazione in oggetto che è in linea con le conclusioni del Consiglio europeo di marzo 2007 sull’efficienza energetica, le quali sottolineavano la necessità di aumentare l’efficienza energetica nell’UE in modo da raggiungere l’obiettivo di risparmio dei consumi energetici dell’UE del 20% rispetto alle proiezioni per il 2020.

Accolgo con favore le misure volte a rafforzare le prestazioni energetiche di prodotti, edifici e servizi, migliorare l’efficienza della produzione e della distribuzione di energia, ridurre l’impatto dei trasporti sul consumo di energia, facilitare finanziamenti e investimenti nel settore nella prospettiva di incoraggiare e accrescere un comportamento razionale rispetto al consumo di energia.

I cittadini europei devono poter beneficiare di infrastrutture (tra cui gli edifici), prodotti (elettrodomestici e autovetture, tra gli altri), processi e servizi di energia che offrano la migliore efficienza energetica del mondo.

Il piano d’azione avrà altresì l’effetto di rafforzare la competitività industriale, sviluppare le esportazioni di nuove tecnologie e avrà ripercussioni positive sull’occupazione. Inoltre, i risparmi realizzati compenseranno gli investimenti effettuati in tecnologie innovative.

 
  
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  Marian Harkin (ALDE ), per iscritto . − (EN) Non do il mio appoggio al paragrafo che chiede il ritiro dal mercato di specifici elettrodomestici in quanto è una dichiarazione eccessivamente categorica.

 
  
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  Sarah Ludford (ALDE ), per iscritto . − (EN) Ho votato a favore della relazione, che si presenta nel complesso eccellente. Tuttavia, il paragrafo 16 che “sollecita la Commissione a stabilire il calendario per il ritiro dal mercato di tutti gli apparecchi, gli elettrodomestici e altri prodotti a consumo energetico aventi una bassa efficienza energetica, ad esempio gli apparecchi per riscaldare ambienti esterni ” sarebbe stato migliore se non avesse proposto di imporre un divieto e preso di mira un particolare apparecchio, che è solo un esempio tra i tanti che suscitano preoccupazione riguardo allo spreco di energia e riguarda un dispositivo di cui beneficiano molte persone, non ultimo in un contesto urbano sociale come quello della mia circoscrizione, vale a dire Londra.

Accolgo con favore la decisione di alcuni commercianti di sospendere la vendita di tali apparecchi di riscaldamento in risposta alla pressione esercitata dai consumatori, e io stessa non ne comprerei uno. Tuttavia ritengo che la linea migliore da adottare sia quella di fissare norme minime per l’efficienza energetica degli apparecchi, informare il pubblico sul consumo di energia e incoraggiare gli utenti a considerare la loro impronta globale di carbonio nonché a scegliere le apparecchiature, usare i trasporti, adottare un comportamento sociale di conseguenza, anziché vietare gli apparecchi per riscaldare ambienti esterni o qualsiasi altro articolo analogo. Dopotutto – e per fortuna – è possibile che l’innovazione in risposta alle norme di efficienza ne generi di più efficienti.

 
  
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  Jules Maaten (ALDE ), per iscritto.(NL) Accolgo con favore la proposta avanzata dall’onorevole Hall, e il fatto che finalmente avvenga il passaggio da teorie astratte a proposte concrete al fine di rafforzare l’efficienza energetica nell’Unione europea. Esprimo la mia soddisfazione per la scelta di mantenere nella relazione l’obiettivo di migliorare del 20% l’efficienza energetica entro il 2020. Non appoggio il paragrafo 16 del testo in questione, che chiede il ritiro dal mercato di tutti gli apparecchi aventi una bassa efficienza energetica. In fondo, occorre incoraggiare l’industria a produrre apparecchi migliori e più efficienti. Mi astengo pertanto dal voto finale.

 
  
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  Toine Manders (ALDE ), per iscritto.(NL) Il Partito del Popolo per la Libertà e la Democrazia (VVD) è contrario ai divieti, ma favorevole ai miglioramenti. Pertanto il VVD non appoggia la decisione di vietare gli apparecchi per riscaldare ambienti esterni, ma appoggia soluzioni innovative per lottare contro l’inefficienza. Il gruppo VVD al Parlamento europeo ritiene che, nel contesto della lotta contro il cambiamento climatico, sarebbe piuttosto strano se non esplorassimo anche la possibilità di rendere tali dispositivi più efficienti. Il gruppo ha quindi appoggiato la richiesta che la relazione dell’onorevole Hall rivolge alla Commissione, ossia il graduale ritiro dal mercato degli apparecchi aventi una bassa efficienza energetica e la loro sostituzione con modelli più efficienti. La relazione deve essere vista come un incentivo per l’industria a sviluppare prodotti più efficienti sotto il profilo energetico, ad esempio, gli apparecchi per riscaldare ambienti esterni.

 
  
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  David Martin (PSE ), per iscritto . − (EN) Il piano d’azione offre gli strumenti più economicamente redditizi per contrastare il cambiamento climatico. Accolgo infatti con favore il piano e ritengo che l’obiettivo di ridurre le nostre emissioni di gas a effetto serra del 20% entro il 2020 sia fattibile sia in termini tecnici che economici.

Il piano è un passo nella giusta direzione e io ho votato a suo favore, anche se deve essere considerato un primo passo e devono seguire obiettivi ben più ambiziosi.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI ), per iscritto . − (DE) Le misure volte a risparmiare energia e a ottenere una maggiore efficienza energetica sono auspicabili per considerazioni di carattere ambientale ed economico. Ho votato quindi a favore della relazione Hall, ma mi auguro che in questo caso conseguiremo risultati migliori che con la riduzione del consumo di energia, obiettivo cui miriamo per il 2020, o con la decisione di aumentare la quota di fonti rinnovabili di energia, ambedue nobili intenzioni, che probabilmente non saremo in grado di sostenere data la situazione attuale.

 
  
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  Olle Schmidt (ALDE ), per iscritto . − (SV) La relazione elaborata dall’onorevole Fiona Hall affronta un tema di estrema importanza. Non è sufficiente per l’UE predisporre norme severe riguardo alle emissioni di biossido di carbonio. Le persone devono volere ed essere in grado di cambiare i propri consumi e i propri modelli di comportamento onde modificare sostanzialmente la situazione. Il paragrafo 61 dispensa buon senso al riguardo e afferma che la lotta deve iniziare dalla propria casa.

Nell’interesse della nostra credibilità, il Parlamento europeo dovrebbe quindi fornire un valido esempio con la sua attività. Esortiamo il popolo dell’UE a rinunciare a tutto, dal bollitore alle terrazze riscaldate di caffè e ristoranti, quando poi il consumo di energia della seconda sede del Parlamento europeo da solo genera 5 322 tonnellate di emissioni di biossido di carbonio l’anno! Da uno studio commissionato dall’onorevole Caroline Lucas emerge che i trasferimenti mensili del Parlamento verso la Francia hanno conseguenze drammatiche. I viaggi a Strasburgo, dove il nostro Emiciclo svolge le votazioni, corrispondono a 18 901 tonnellate di emissioni di biossido di carbonio l’anno, pari a oltre 10 000 voli dall’Europa a New York.

L’approvazione della relazione è un risultato positivo. Smettere di viaggiare a Strasburgo per esprimere i nostri voti, di cui potremmo facilmente occuparci stando a casa, sarebbe meglio.

 
  
  

− Relazione Carl Schlyter (A6-0495/2007 )

 
  
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  Derek Roland Clark (IND/DEM ), per iscritto . − (EN) Sono favorevole a un divieto dei rigetti che è in linea con la politica del mio partito riguardo alle norme sensibili per la pesca commerciale. Non posso votare a favore della risoluzione in quanto rappresenta più che un’ingerenza nelle questioni britanniche. Il Regno Unito è ben in grado di definire le proprie disposizioni in materia di pesca e di tutela del settore, come è sempre stato solito fare prima di aderire a questa dispendiosissima organizzazione.

 
  
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  Duarte Freitas (PPE-DE ), per iscritto . – (PT) I rigetti (gettare in mare pesci morti o morenti) delle catture accessorie sono un problema grave che occorre risolvere nel contesto della PCP.

Con meccanismi di gestione che tengono conto degli sbarchi anziché dei rigetti, il settore comunitario della pesca necessita di una rapida riformulazione delle sue politiche al fine di ridurre queste cattive prassi.

A tale riguardo, la Commissione europea ha elaborato una comunicazione in cui annuncia l’intenzione di introdurre una politica volta a ridurre le catture accessorie di specie indesiderate e a eliminare progressivamente i rigetti nelle attività di pesca europee.

Le catture accessorie indesiderate e il relativo rigetto comporta innumerevoli conseguenze: è uno spreco di risorse, la cattura di novellame di specie bersaglio si traduce in minori possibilità di cattura per quelle specie e in una riduzione della biomassa riproduttiva e, con catture e rigetti di specie su cui non sono incentrate le attività di pesca (quali pesci, crostacei, mammiferi o uccelli marini), rappresenta un attacco biologico all’ecosistema marino.

Alla luce di quanto suesposto e in considerazione del fatto che la presente relazione riguarda una pesca sostenibile, in linea con i principi della PCP riformata, intendo votare a favore.

 
  
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  Pedro Guerreiro (GUE/NGL ), per iscritto. (PT) È ovviamente desiderabile e necessario ridurre le catture accessorie e i rigetti di specie indesiderate, ma non dovrebbe essere un’incombenza affidata alla legislazione.

Poiché è impossibile menzionare tutti gli aspetti sollevati nella relazione in oggetto, accogliamo con favore l’adozione del nostro emendamento il quale “ricorda che per quanto riguarda i rigetti l’impatto della piccola pesca è minimo e pertanto sollecita un maggior sostegno comunitario alla promozione e allo sviluppo della piccola pesca costiera e artigianale”.

Lamentiamo il fatto che siano state respinte le nostre proposte che sottolineavano quanto segue:

− al fine di elaborare misure sostenibili volte a promuovere una reale riduzione dei rigetti è innanzi tutto essenziale individuare e analizzare le varie cause che li determinano, ad esempio ragioni commerciali (collegate a prezzi, commercializzazione, massimizzazione del valore del pesce), catture di esemplari di taglia inferiore a quella minima prevista per gli sbarchi o catture accessorie;

− occorre condurre uno studio dettagliato riguardo alle misure da adottare e all’impatto di queste sulla situazione socioeconomica del settore;

− l’importanza delle riduzioni volontarie dello sforzo di pesca e l’attuazione di meccanismi che consentano ai pescatori di ottenere un indennizzo finanziario per tale sforzo e l’adozione di misure positive di intervento sul mercato intese a contrastare la pratica dei rigetti (commercializzazione garantita del pesce a prezzi equi e sviluppo dell’industria conserviera).

 
  
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  Roger Knapman (IND/DEM ), per iscritto . − (EN) Sono favorevole a un divieto dei rigetti che è in linea con la politica del mio partito, ma non posso votare a favore della risoluzione nel suo complesso, in quanto contempla l’introduzione di strumenti a livello comunitario.

Per quanto riguarda nello specifico l’emendamento n. 14, se, per un verso, reputo lodevoli gli sforzi dei pescatori scozzesi, che hanno preso l’iniziativa di ridurre volontariamente le catture di pesci immaturi, dall’altro, non posso essere a favore dell’attuazione di un sistema di compensazione gestito dalle istituzioni dell’UE.

 
  
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  Diamanto Manolakou (GUE/NGL ), per iscritto. (EL) Sembra un’idea sensata il fatto di adottare una serie di misure per evitare i rigetti e proteggere in questo modo gli stock ittici. Soffermiamoci tuttavia un attimo a considerare per quale motivo le catture vengono rigettate, in un momento in cui molti lavoratori gradirebbero mangiare più pesce.

La ragione è ravvisabile nella produzione capitalista. Le catture delle risorse ittiche sono merci immesse sul mercato per far guadagnare un profitto alle grandi imprese alieutiche anziché semplici prodotti destinati a soddisfare le esigenze alimentari. Se un’azienda del settore ritiene che non registrerà un profitto o, più verosimilmente, che il prezzo di alcune catture scenderà a causa della loro abbondanza, ecco che possiamo spiegare il perché dei rigetti, anche se non è di certo la sola motivazione.

La nuova proposta è essenzialmente uno sfoggio di buone intenzioni e ripete una politica comparabile che, secondo la relazione, avrebbe dovuto essere applicata più di cinque anni fa. Non abbiamo alcuna obiezione da sollevare riguardo all’adozione di determinate misure intese a limitare o vietare i rigetti, ma abbiamo una riserva: alcuni di questi provvedimenti possono tradursi in un onere per le piccole e medie imprese alieutiche e possono essere fondamentalmente un pretesto per impedire loro di pescare liberamente. In altre parole, alcune proposte possono essere una scusa per spremere le PMI ed espandere in modo incontrollato le grandi imprese attive nel settore della pesca.

 
  
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  David Martin (PSE ), per iscritto . − (EN) Qualsiasi tentativo di migliorare la politica europea in materia di pesca è positivo per la Scozia e la sua industria alieutica. La relazione si sforza di cercare soluzioni per ridurre progressivamente la quantità di catture accessorie indesiderate e per vietare i rigetti, due pratiche dannose che sono sempre più abituali nel settore della pesca.

Con questa prospettiva, il testo propone un approccio logico ed efficace riguardo alla raccolta di informazioni e chiede di introdurre misure semplici che siano di facile attuazione ed economicamente realizzabili. Ho votato a favore delle raccomandazioni contenute nella relazione.

 
  
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  Brian Simpson (PSE ), per iscritto . − (EN) In quanto spettatore appassionato della grande serie televisiva Deadliest Catch , ora sono un accanito ammiratore dei pescatori e del lavoro che svolgono. Voterò a favore della relazione in oggetto perché dobbiamo affrontare con serietà il problema di questi rigetti, con pesci di ottima qualità che vengono ributtati in mare a causa del funzionamento del complesso sistema dei contingenti.

Non credo che intervenire sul mercato sia la risposta adeguata o che si debba tralasciare il sistema dei contingenti, ma in ogni caso dobbiamo affrontare di petto la situazione.

I nostri stock ittici sono ancora bassi. La domanda continua a salire ed è in questo che sta il nostro dilemma. Dobbiamo salvaguardare i nostri stock e un modo per conseguire tale obiettivo è eliminare o, per lo meno, ridurre al minimo le catture accessorie indesiderate e i rigetti.

 
  
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  Catherine Stihler (PSE ), per iscritto . − (EN) Mi ha sorpreso vedere che è stato accolto l’emendamento n. 9, secondo il quale tutti i pescherecci dovrebbero essere dotati di un CCTV. Non viene spiegato in alcun modo come dovrebbe essere impiegato, non è stata fornita una valutazione d’impatto che dimostri che funzioni né alcun dettaglio che indichi come si dovrebbe pagare.

 
  
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  Cornelis Visser (PPE-DE ), per iscritto.(NL) Oggi il Parlamento europeo ha votato in merito alla relazione su una politica per ridurre le catture accessorie ed eliminare i rigetti nella pesca. I deputati del partito cristiano democratico (CDA) e del Partito popolare europeo (PE) hanno votato a favore della relazione finale poiché contiene alcuni punti positivi. Ad esempio, ammette che alcune specie ittiche sono note per un alto tasso di sopravvivenza quando riversate in mare e che deroghe al bando della pesca per tali specie sono possibili. Questo è importante nel caso del novellame della sogliola, dal momento che tale specie è caratterizzata da un tasso di sopravvivenza estremamente elevato. La relazione pone anche in risalto gli incentivi negativi e positivi volti a ridurre i rigetti. Si tratta di un approccio più sensibile rispetto a un totale divieto dei rigetti. Ad avviso della delegazione del CDA/PPE, vietare del tutto i rigetti è una soluzione non realistica.

 
  
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  Thomas Wise (IND/DEM ), per iscritto . − (EN) Sono favorevole a un divieto dei rigetti, che è in linea con la politica del mio partito, ma non posso votare a favore della risoluzione nel suo complesso, in quanto contempla l’introduzione di strumenti a livello comunitario.

Per quanto riguarda nello specifico l’emendamento n. 14, se, per un verso, reputo lodevoli gli sforzi dei pescatori scozzesi, che hanno preso l’iniziativa di ridurre volontariamente le catture di pesci immaturi, dall’altro, non posso essere a favore dell’attuazione di un sistema di compensazione gestito dalle istituzioni dell’UE.

 
  
  

− Proposta di risoluzione su una strategia europea per i Rom (B6-0050/2008 )

 
  
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  Philip Bradbourn (PPE-DE ), per iscritto . − (EN) I miei colleghi conservatori e io condanniamo fermamente e incondizionatamente ogni forma di razzismo e xenofobia e sosteniamo appieno il popolo Rom nella lotta contro la discriminazione di cui sono vittima. Nondimeno, tale problematica dovrebbe essere integrata nella politica di gestione di ciascuno Stato membro.

Non possiamo appoggiare la risoluzione in oggetto in quanto rafforza la possibilità di segregazione ed emarginazione dei Rom inserendoli in una categoria distinta e invita la Commissione a elaborare varie strategie e piani d’azione che dovrebbero rientrare nella sfera di competenze degli Stati membri.

 
  
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  Charlotte Cederschiöld, Christofer Fjellner, Gunnar Hökmark e Anna Ibrisagic (PPE-DE ), per iscritto . − (SV) Esclusione sociale, povertà e discriminazione sono problemi che impongono agli Stati membri di fare tutto quanto in loro potere per contrastarli. Sono ingiustizie che hanno colpito in modo particolarmente pesante la minoranza Rom. Tuttavia, riteniamo che la politica di integrazione debba essere regolamentata a livello degli Stati membri.

 
  
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  Hélène Goudin e Nils Lundgren (IND/DEM ), per iscritto . − (SV) Abbiamo votato a favore della risoluzione in sede di votazione finale. Desideriamo tuttavia sottolineare che è innanzi tutto e soprattutto responsabilità politica di ogni Stato membro risolvere i problemi di discriminazione etnica e le questioni di giustizia sociale all’interno del territorio dei rispettivi paesi.

Alcuni degli emendamenti alla risoluzione presentati dal gruppo UEN presentano qualche traccia di pregiudizio, e pertanto abbiamo deciso di non votare a loro favore.

La missione dell’Unione europea in questo contesto è porre in risalto i principi di un’unione dei valori. Nell’UE e in Europa si deve combattere contro il razzismo e la discriminazione etnica. Ma per realizzare tutto ciò ogni Stato membro deve intraprendere un’azione educativa e che contribuisca a formare un’opinione onde infondere in ogni nuova generazione il sentimento che tutti gli esseri umani sono di pari valore.

 
  
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  Pedro Guerreiro (GUE/NGL ), per iscritto. (PT) I cittadini di origine Rom sono spesso vittime di discriminazione nei vari paesi dell’UE, che può assumere molte forme diverse, colpendo i loro diritti politici, economici, sociali o culturali, e incoraggiare così la povertà, l’esclusione sociale e la disgregazione.

La violazione o il mancato esercizio di diritti fondamentali quali il diritto alla salute, all’abitazione, all’istruzione, a un’occupazione con diritti e sicurezza sociale, alimenta situazioni di disparità sociale, emarginazione e ghettizzazione, analfabetismo, inserimento nell’economia sommersa, nonché mancata partecipazione a livello sociale e politico, un problema che devono affrontare molti cittadini di origine Rom.

Ci occorrono quindi piani programmatici efficaci per lottare contro la disparità sociale, lo sfruttamento e la concentrazione di ricchezza, per creare posti di lavoro con diritti, per garantire l’accesso e l’esercizio dei diritti più fondamentali, e per eradicare la povertà e l’esclusione sociale. Essenzialmente, politiche che richiedono di allontanarsi dalle linee programmatiche e di orientamento dell’Unione europea, un aspetto cruciale che la risoluzione omette.

Non riteniamo che la soluzione ai problemi che devono affrontare molti cittadini di origine Rom sia l’adozione di “politiche comuni” a livello comunitario, come perora la risoluzione.

Ci siamo pertanto astenuti.

 
  
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  Katalin Lévai (PSE ), per iscritto . − (HU) Nell’aprile 2005 il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione volta a migliorare la situazione dei Rom e in cui invitava la Commissione europea a elaborare un piano d’azione al riguardo. Da allora non è accaduto nulla, se non qualche promessa e parole altisonanti. La maggior parte dei 12-15 milioni di Rom presenti in Europa, di cui 10 milioni vivono nell’Unione dall’epoca dell’adesione del 2004, si trova a lottare contro gli stessi problemi, e in condizioni sociali misere, come fa da anni: povertà, esclusione, l’integrazione, la mancanza di lavoro, e la discriminazione multipla nei confronti delle donne e dei bambini di origine Rom.

La maggioranza degli Stati membri non considera i Rom una minoranza etnica a causa della mancanza di una madrepatria, e non intervengono per modificare in modo sostanziale la loro situazione. Dalle esperienze degli ultimi anni è invece emerso che sia nei vecchi che nei nuovi Stati membri si sta delineando un radicalismo sempre più forte. Ritengo pertanto che sia giunto il momento di apportare cambiamenti radicali. Il gruppo socialista al Parlamento europeo ha già avviato il suo piano d’azione, il cui primo passo è consistito nel produrre una risoluzione in collaborazione con illustri esperti di altri partiti.

Invito pertanto gli onorevoli colleghi ad affrontare questa sfida europea e a dar vita insieme a una strategia europea per i Rom, con il nostro voto.

 
  
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  Diamanto Manolakou (GUE/NGL ), per iscritto. (EL) I Rom sono quasi sempre vittime della discriminazione razziale. La non accettazione delle loro tradizioni e della loro cultura, e quindi l’emarginazione, li costringe all’esclusione sociale. Cadono facilmente preda del capitalismo. Spesso sono usati come capri espiatori e vengono colpevolizzati a livello collettivo, come è accaduto di recente con le deportazioni dall’Italia.

I governi nazionali e l’UE si limitano a pronunciare dichiarazioni altisonanti, evitando di adottare misure concrete.

In Grecia, come in altri paesi, la maggioranza dei Rom vive in condizioni di squallore, in accampamenti, senza acqua o fognature. Molti sono disoccupati e sono privi della previdenza sociale e dei diritti all’assistenza sanitaria. I loro figli devono affrontare problemi estremamente pesanti: la mortalità infantile è elevata, le vaccinazioni sono difficilmente disponibili e solo una bassa percentuale dei bambini frequenta regolarmente la scuola. L’otto per cento della comunità Rom è ancora analfabeta.

I governi devono adottare misure che garantiscano la partecipazione dei Rom alla società quali cittadini pari agli altri, nonché il rispetto delle loro tradizioni culturali. In Grecia abbiamo chiesto la creazione di un centro per studi sui Rom e sugli zingari che ponga l’accento in particolare sulla cultura.

Si devono adottare misure immediate volte ad assicurare loro condizioni di vita dignitose e i diritti inalienabili al lavoro, a una pensione, alla sanità e alle cure mediche, nonché all’istruzione.

Come lavoratori, devono lottare contro gli interessi monopolistici e un sistema basato sullo sfruttamento.

 
  
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  David Martin (PSE ), per iscritto . − (EN) L’attuazione di una strategia per i Rom è un elemento a cui sono favorevole. Ritengo che l’UE necessiti con urgenza di una strategia volta a contribuire all’inclusione dei Rom nella società. Rappresentano uno dei maggiori gruppi minoritari del continente e meritano di essere riconosciuti e che vi sia un piano europeo che affronti le problematiche con cui deve confrontarsi questa popolazione.

 
  
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  Daciana Octavia Sârbu (PSE ), per iscritto . − (RO) La risoluzione in oggetto riguarda una strategia volta a coordinare e promuovere gli sforzi europei nell’ottica di migliorare le condizioni della popolazione Rom, che deve affrontare una serie di difficoltà imputabili a discriminazione, emarginazione, esclusione sociale e grave povertà. La preoccupazione dell’UE nei confronti delle minoranze, tra cui i gruppi sociali svantaggiati, è anche una risposta all’allargamento che ha comportato l’ingresso di ex paesi comunisti con una significativa percentuale di popolazione Rom. Il problema pertanto assume una dimensione europea, non è più solo circoscritto ai paesi dell’Europa centrale e orientale.

Ho votato a favore della risoluzione perché porta all’attenzione degli Stati membri e delle istituzioni europee l’esigenza di adottare misure volte a creare un ambiente sociale e politico adeguato per l’inclusione sociale dei Rom. La discriminazione nei loro confronti attiene sia alla vita privata che a quella pubblica, tra cui l’accesso a incarichi pubblici, l’istruzione, il mercato del lavoro, l’assistenza sanitaria e le abitazioni. I governi degli Stati membri devono intervenire al fine di ridurre queste inaccettabili spaccature tra la popolazione Rom e il resto della società, onde garantire il rispetto dei principi su cui poggia l’Unione europea, i principi di libertà, democrazia, rispetto dei diritti umani e delle libertà.

 

11. Correzioni e intenzioni di voto: vedasi processo verbale

12. Decisioni concernenti taluni documenti: vedasi processo verbale

13. Trasmissione dei testi approvati nel corso della presente seduta: vedasi processo verbale

14. Calendario delle prossime sedute: vedasi processo verbale

15. Interruzione della sessione
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  Presidente. – La discussione è chiusa.

Auguro a tutti buon appetito, soprattutto ai visitatori di Londra che, come avete avuto modo di sentire, vengono dalla città più bella del mondo, capitale del paese più bello del mondo, e che un giorno capiranno anche di appartenere a uno dei continenti più belli.

Dichiaro interrotta la sessione del Parlamento europeo.

(La seduta è tolta alle 12.20)

 
Ultimo aggiornamento: 7 ottobre 2008Avviso legale