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Procedura : 2010/2572(RSP)
Ciclo di vita in Aula
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Testi presentati :

RC-B7-0154/2010

Discussioni :

PV 09/03/2010 - 15
CRE 09/03/2010 - 15

Votazioni :

PV 10/03/2010 - 7.7
CRE 10/03/2010 - 7.7
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Dichiarazioni di voto

Testi approvati :

P7_TA(2010)0058

Discussioni
Martedì 9 marzo 2010 - Strasburgo Edizione GU

15. Accordo commerciale anticontraffazione (ACTA) (discussione)
Video degli interventi
PV
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  Presidente. – L’ordine del giorno reca la discussione sull’interrogazione orale (O-0026/2010 - B7-0020/2010) alla Commissione, presentata dall’onorevole Schlyter a nome del gruppo Verts/ALE, dall’onorevole Caspary a nome del gruppo PPE, dall’onorevole Arif a nome del gruppo S&D, dall’onorevole Rinaldi a nome del gruppo ALDE, dall’onorevole Scholz a nome del gruppo GUE/NGL, e dall’onorevole Kamall a nome del gruppo ECR, sulla trasparenza e lo stato di avanzamento dei negoziati ACTA (Accordo commerciale anticontraffazione).

 
  
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  Carl Schlyter, autore.(SV) Signor Presidente, ogni istituzione deve difendere il proprio ruolo. Il Parlamento è la voce dei cittadini dell’Unione europea e deve tutelarne gli interessi. La Commissione si definisce custode del trattato, ma, in questo caso, vanno difesi i principi di trasparenza, i diritti umani e quelli parlamentari. Se ci viene negato l’accesso ai documenti, nessuna istituzione dell’Unione potrà tener fede al proprio ruolo o soddisfare le attese dei cittadini.

Alcuni commissari hanno sottolineato nelle loro audizioni che il Parlamento deve avere accesso ai documenti alle stesse condizioni del Consiglio dei ministri, e il Parlamento si aspetta che la Commissione mantenga le proprie promesse. Molti dei nostri cittadini temono di essere privati delle loro libertà e dei loro diritti a causa del flusso continuo di normative invasive, come la normativa sulla conservazione dei dati, le direttive Ipred 1 e 2, la rete SWIFT, e così via. L’Unione europea non può continuare a negoziare su ACTA se ai suoi cittadini non viene data la possibilità di partecipare a questo processo.

Il tema principale oggi è la trasparenza, anche se, naturalmente, è importante anche il contenuto. L’Unione europea deve indicare inequivocabilmente che le condizioni di una nostra partecipazione al processo ACTA sono la trasparenza e la tutela dei diretti umani e delle libertà. E’ solo dopo aver definito i diritti inalienabili esistenti in una società libera e aperta che, nel quadro di questi stessi diritti, possiamo combattere il crimine e discutere della forma che i diversi accordi devono assumere.

E’ davvero assurdo e inaccettabile che il Parlamento sia costretto a chiedere alla Commissione a porte chiuse informazioni sugli accordi dei quali siamo chiamati a decidere. I nostri cittadini vogliono la garanzia che i loro dispositivi elettronici non siano oggetto di perquisizione ai confini, che sia rispettato il loro diritto di connessione e che non siano introdotte pene incomprensibili ed eccessive. Ci aspettiamo che oggi ci promettiate piena partecipazione al processo ACTA. In caso contrario dovrò concludere con una risposta classica: ci vediamo in tribunale.

 
  
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  Daniel Caspary, autore.(DE) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, la contraffazione, il contrabbando e la violazione della proprietà intellettuale rappresentano senza dubbio un problema enorme innanzi tutto per noi come Unione europea, ma anche per molti Stati membri. L’arrivo sul mercato unico europeo di quantitativi sempre maggiori di prodotti contraffatti è un problema per gli imprenditori, per i lavoratori e per i consumatori. Le stime attuali indicano che il nostro mercato è invaso da prodotti contraffati per un valore di circa 250 miliardi di euro. Nel migliore dei casi, se viene contraffatto un farmaco come la pillola contraccettiva e la pillola non è efficace – come è stato recentemente affermato – il risultato sarà semplicemente una gravidanza della donna. Tuttavia, nel peggiore dei casi, se il farmaco non è efficace, potrebbe essere una questione di vita o di morte. E questo va contro i nostri interessi.

Dobbiamo intervenire con urgenza contro la violazione dei diritti di proprietà intellettuale, il contrabbando e la contraffazione. E’ inaccettabile che nel 2008 siano stati confiscati ai nostri confini 178 milioni di articoli contraffatti, 20 milioni dei quali erano pericolosi, mentre oltre il 50 per cento proveniva dalla Cina. Dobbiamo dunque intervenire in questo ambito. Il problema è chiaro: il trattato di Lisbona è entrato in vigore l’1 dicembre. I negoziati sull’ACTA sono in corso da tre anni e noi quale Parlamento europeo, pertanto, non eravamo coinvolti, mentre dovremo esserlo in futuro.

Mi auguro pertanto che, nelle prossime settimane e nei prossimi mesi, sia possibile approdare a una maggiore trasparenza in questo campo. Dobbiamo avere accesso a dati che ci dicano chiaramente qual è la situazione attuale dei negoziati e qual è la posizione adottata dalla Commissione. I negoziati devono continuare. E’ necessario giungere alla conclusione di un accordo appropriato. Le critiche mosse dai diversi gruppi sono sufficientemente conosciute in seno all’Assemblea. Nell’interesse dei lavoratori, dei datori di lavoro, dell’industria e dei consumatori, mi auguro che si possa approdare a una conclusione adeguata, ma anche che, in questo processo, durante i negoziati si tenga conto dell’acquis comunitario e non lo si oltrepassi.

 
  
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  Bernd Lange, in sostituzione dell’autore.(DE) Signor Presidente, signor Commissario, sono tre i quesiti che vorrei porre. Il primo: perché manca ancora trasparenza, quando il trattato di Lisbona è ormai in vigore dall’1 dicembre e il 10 febbraio è intervenuto un accordo interistituzionale con la Commissione? Non riesco a capire perché accade ancora che il Consiglio sieda al tavolo come osservatore, il Parlamento non sia coinvolto e i documenti non siano accessibili pubblicamente. Perché, signor Commissario?

Il secondo quesito che mi preoccupa è il seguente: in realtà, chi sta negoziando l’accordo ACTA? Tale accordo non viene negoziato come se fosse una sorta di testo di follow up ai TRIPS nel contesto dell’Organizzazione mondiale per il commercio. Il negoziato è portato avanti solamente dai singoli Stati e – come ci viene detto dagli Stati Uniti – da potenti interessi economici. Mi chiedo se, anzi, non si stiano adottando degli standard che dovranno trovare applicazione universale, anche se non tutti sono rappresentati attorno al tavolo negoziale.

Il terzo quesito che mi pongo, signor Commissario, è il seguente: qual è, in ultima analisi, la materia dei negoziati? Lei ha risposto a questa domanda nella sua audizione e mi ha assicurato che l’acquis comunitario era al sicuro. Tuttavia, se guardo ai singoli documenti che sono trapelati, nutro, purtroppo, dei dubbi. Apprendo così che i negoziati sono in corso, che sono possibili blocchi su Internet, che, per così dire, si devono usare i provider come aiuto per controllare la rete in materia di interessi economici, che talvolta possono essere imposte restrizioni alla ricerca e alla scienza, e che alcuni stanno persino tentando di introdurre sistemi di sorveglianza generale. Mi chiedo, allora, dove sia in tutto questo l’acquis comunitario.

C’è poi la questione del risarcimento. Rendere oggetto di negoziato l’inclusione nel risarcimento del mancato profitto non si addice alla nostra politica.

Naturalmente, il mio terzo quesito, signor Commissario, è il seguente: qual è il rapporto effettivo fra online e offline? Quando leggo che si suppone che entrambi rappresentino il mondo digitale, significa forse che ci saranno anche restrizioni e perquisizioni di laptop, iPod e lettori MP3 alle frontiere? Mi piacerebbe che rispondesse a questi tre interrogativi.

 
  
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  Niccolò Rinaldi, autore. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Commissario, credo che ci sia un peccato originale nella questione di cui dibattiamo stasera, ossia la segretezza con la quale sono stati condotti i negoziati fino ad oggi. Segretezza, magari, anche aggravata da questa asimmetria, se è vero che industrie americane hanno avuto accesso a una serie di informazioni in base a un patto di confidenzialità, a differenza di quanto è accaduto con l'opinione pubblica e le istituzioni europee. L'opacità dei negoziati è un problema che riscontriamo anche in altri casi – ne abbiamo parlato in sede dell'accordo con la Corea – ed è qualche cosa che adesso, con l'entrata in vigore del trattato di Lisbona, deve finire.

Mi pare che questo peccato originale sia figlio anche di una deriva: quella di usare la lotta contro la contraffazione per condurre altre battaglie, come se diventasse una sorta di parola d'ordine in nome della quale tutto quanto è permesso. Del resto, questa è una battaglia sicuramente sacrosanta per una potenza commerciale come l'Unione europea. Io vengo da una città che Lei conosce bene, Commissario, Venezia, nella quale le norme per chi contraffaceva prodotti – penso ad esempio al vetro di Murano – erano severissime (si arrivava fino alla pena di morte). Quindi è sicuramente qualcosa che dobbiamo prendere seriamente in un'economia sempre più globale come la nostra.

Tuttavia, ci sono minacce serie che questo accordo sta provocando, creando allarme nell'opinione pubblica, e di questo naturalmente la Commissione deve essere consapevole. Tanto è vero che la questione, che dovrebbe essere un argomento eminentemente proprio della commissione per il commercio internazionale, lo sta diventando sempre di meno, mentre cresce il ruolo della stessa commissione per le commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni.

Ci preoccupano le questioni che riguardano la libertà di informazione e di espressione attraverso Internet, il diritto alla privacy, le possibili conseguenze penali e civili per gli Internet service provider: c'è una sorta di linea rossa che non va valicata e sulla quale invito la Commissione a procedere con grande prudenza.

Dal punto di vista più strettamente commerciale, vorrei chiedere al Commissario rassicurazioni affinché l'ACTA non possa essere utilizzato per contrastare il commercio di medicine che sono accessibili a prezzi più competitivi, medicine sicure, medicinali generici che non violano il copyright ma che hanno la grande colpa di essere prodotti da paesi emergenti come India e Brasile e possono disturbare industrie farmaceutiche occidentali.

 
  
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  Helmut Scholz, autore.(DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, Commissario De Gucht, quando lei si incontra con i rappresentanti di dieci governi all’interno di un piccolo gruppo riunito dietro le quinte per trovare un accordo su un regolamento di sorveglianza globale comprendente capitoli particolarmente delicati come l’“applicazione della legge” e le “ misure di natura civile e penale in relazione ai controlli alle frontiere e a Internet”, non può poi sorprendersi se iniziano a diffondersi voci e se vengono posti degli interrogativi ai quali i cittadini pretendono giustamente sia data una risposta.

Concordo pienamente con le critiche sollevate dai miei onorevoli colleghi. Tuttavia, è necessario rendersi conto di quelle che sono le preoccupazioni che soggiacciono alle interrogazioni della commissione per il commercio internazionale e che trovano il consenso dei diversi gruppi, in altre parole che un accordo inizialmente destinato a tutelare i prodotti dell’ingegneria e i brevetti, ora arriva ad abbracciare il settore dei diritti civili, della democrazia delle comunicazioni, del potenziale decentrato di innovazione e sviluppo culturale e della protezione dei dati personali. Cionondimeno, i vostri negoziati devono rispettare gli articoli 7 e 8 della Carta dei diritti fondamentali e non smetteremo di ricordarvelo.

Questo accordo interesserà tutto il mondo. State tuttavia escludendo dal tavolo negoziale le economie emergenti e i paesi in via di sviluppo, nonché le organizzazioni della società civile, i sindacati e i parlamenti nazionali – in altre parole, state escludendo l’opinione pubblica al cui servizio dovreste essere e al cui controllo dovreste essere assoggettati. State negoziando senza un mandato del Parlamento europeo. Continuate a prenderci in giro con riassunti di due pagine sui risultati di tutte le tornate negoziali. Vi rifiutate di applicare le nuove disposizioni e di fornirci quegli stessi documenti che ricevono gli Stati membri in relazioni ai negoziati. Se ora venite a dirmi che le preoccupazioni del mio gruppo sono infondate, dimostratelo. Mettete subito sul tavolo i documenti negoziali. Se sperate un giorno di ottenere l’approvazione del Parlamento per i risultati del negoziato, fareste meglio a imparare dall’esperienza della decisione democratica adottata contro l’accordo SWIFT. Posso solo dire: benvenuta la democrazia. Questo Parlamento non tollererà più dibattiti e decisioni prese dietro le quinte.

 
  
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  Syed Kamall, autore.(EN) Signor Presidente, credo che il commissario percepisca la forza dei nostri sentimenti che, nonostante le divergenze sui diversi aspetti dell’ACTA, sul commercio di prodotti contraffatti e anche sui diritti di proprietà intellettuale, accomunano tutta l’Assemblea, tutti i gruppi parlamentari, nel sostenere a gran voce la necessità di una maggiore trasparenza. Mi auguro che si sia capito in modo chiaro.

Commissario, ci preoccupa il fatto che, quando i negoziati della Commissione non sono sufficientemente trasparenti – non sappiamo quali siano i principi e la posizione negoziale adottata – finite per creare un vuoto e, quando ciò accade, sappiamo che sono le voci a riempirlo. Sono trapelati documenti che sostenevano di essere quelli ufficiali. Non abbiamo modo di sapere se siano davvero quelli ufficiali o se siano stati fabbricati appositamente, ma tutto questo dimostra cosa accade quando non c’è sufficiente trasparenza e la Commissione non condivide le informazioni.

Credo che alcuni di noi siano in grado di capire che, talvolta, serve un po’ di confidenzialità. Certamente, durante una trattativa, non possiamo rendere note tutte le posizioni negoziali; non vogliamo mostrare le carte.

Quello che chiediamo, però, è una ragionevole trasparenza. Perché non possiamo avere accesso a questi documenti? Perché non possiamo avere accesso ai testi? E se, per ragioni di trasparenza e ai fini del negoziato, ritenete di non poterceli fornire, dateci almeno un sunto delle posizioni e diteci quali sono i principi negoziali fondamentali.

Ad esempio, appoggeremo le proposte che sembrano essere sul tappeto, stando alla blogosfera, secondo cui i lettori MP3 e i laptop possono essere confiscati alle frontiere? Ci saranno sanzioni penali? L’Unione europea è favorevole? E’ necessario che il Parlamento sia informato e credo che la forza dei sentimenti che ci accomunano in seno al Parlamento sia dimostrata dal fatto che, nonostante minori divergenze e piccole sfumature, siamo stati in grado di raggiungere un ampio compromesso e di accordarci su un testo comune.

Signor Commissario, spetta quindi a lei dare prova di trasparenza e dimostrare che lei rispetta quel principio di assunzione di responsabilità democratica che tutti cerchiamo.

 
  
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  Karel De Gucht, membro della Commissione.(EN) Signor Presidente, comprendo le preoccupazioni dei membri del Parlamento riguardo ai negoziati ACTA.

Voglio innanzi tutto ricordare che stiamo negoziando questo accordo per migliorare la protezione delle innovazioni “made in Europe” in tutti i campi in cui possono essere violati i diritti di proprietà intellettuale. Se vogliamo rimanere un’economia competitiva, dovremo fare affidamento sull’innovazione, sulla creatività e sull’esclusività dei marchi. Questo è uno dei nostri maggiori vantaggi competitivi sul mercato mondiale. Abbiamo quindi bisogno degli strumenti che garantiscano che questo vantaggio competitivo sia adeguatamente tutelato sui nostri principali mercati d’esportazione.

Abbiamo cercato per diversi anni di sollevare la questione in seno alle organizzazioni multilaterali come l’Organizzazione mondiale per il commercio o l’Organizzazione mondiale per la proprietà intellettuale. Questi tentativi sono stati sistematicamente bloccati dagli altri paesi. Pertanto, nonostante preferissimo una vera soluzione globale, non abbiamo avuto altra scelta se non impegnarci con una coalizione di paesi interessati.

L’accordo finale sarà vincolante solo per i paesi firmatari, anche se saremmo naturalmente ben felici qualora altri paesi, soprattutto le economie emergenti, potessero quindi seguirci.

Come ho detto durante la mia audizione, questi negoziati internazionali sono confidenziali. Non è un fenomeno insolito. I negoziati vogliono giungere a un risultato condiviso ed è necessario un minimo di confidenzialità perché ciascuna parte si senta a proprio agio nel fare concessioni e/o tentare diverse opzioni prima di arrivare a un accordo.

D’altra parte, sono d’accordo nell’affermare che il Parlamento deve essere adeguatamente informato circa l’andamento dei negoziati. Ci stiamo adoperando in modo particolare in due ambiti: informare il Parlamento e convincere i nostri partner negoziali ad accettare una maggiore trasparenza. Innanzi tutto, per quanto riguarda l’informazione al Parlamento, vi abbiamo fornito le linee guida negoziali e, in generale, tutti i documenti prodotti dalla DG commercio che sono stati condivisi con gli Stati membri tramite il comitato per la politica commerciale. In questo senso abbiamo agito in conformità con l’accordo quadro. Si è inoltre discusso dell’ACTA più volte in seno alla commissione per il commercio internazionale negli ultimi tre anni.

Vorrei aggiungere che la Commissione ha organizzato sull’ACTA due conferenze delle parti interessate nel giugno 2008 e aprile 2009, che erano aperte a tutti i cittadini, all’industria, alle ONG e ai mezzi di informazione. Un’altra conferenza pubblica sarà organizzata il 22 marzo a Bruxelles.

Mi rendo conto che possiate ritenere insufficiente questa informazione al fine di avere un quadro chiaro della situazione negoziale. Ho dato istruzione ai miei servizi di organizzare degli incontri informativi dedicati con i membri del Parlamento interessati dove si tratteranno tutti gli aspetti dei negoziati. I miei servizi saranno a vostra disposizione per una discussione prima e dopo ogni tornata negoziale.

In secondo luogo, mi rendo conto che il modo migliore per capire cosa accada durante i negoziati consisterebbe nel leggere la bozza del testo negoziale. In questo modo potreste avere un quadro chiaro della situazione. Come probabilmente saprete, esiste un accordo fra le parti del negoziato ACTA secondo il quale il testo negoziale può essere reso pubblico solo con il consenso di tutti. La Commissione è favorevole a che i documenti negoziali siano resi pubblici al più presto. Alcuni partecipanti al negoziato, tuttavia, si oppongono a una precoce informazione. Mi trovo in forte disaccordo con questo approccio, ma non posso violare unilateralmente un impegno alla confidenzialità. E’ in gioco la mia credibilità di negoziatore.

Cionondimeno, farò in modo che, in occasione della prossima tornata di aprile, la Commissione esorti con forza i partner negoziali ad accettare che il testo diventi pubblico, e sottoporrò le preoccupazioni del Parlamento bilateralmente ai partecipanti all’ACTA, fra cui gli Stati Uniti, che devo incontrare prima del negoziato. E’ nell’interesse di tutti assicurare che ognuno sappia con chiarezza qual è l’oggetto del negoziato e, soprattutto, quale non è.

Infine, in relazione alle vostre preoccupazioni sul merito, vorrei ricordare i principi fondamentali che guidano la Commissione nel negoziato sull’accordo.

In primo luogo, l’obiettivo è di contrastare le massicce violazioni dei diritti di proprietà intellettuale che hanno un impatto commerciale significativo. Non si introdurranno né una limitazione delle libertà civili né angherie per i consumatori.

In secondo luogo, l’ACTA riguarda esclusivamente il rispetto dei diritti di proprietà intellettuale. Non comprenderà disposizioni che modificano la normativa sulla proprietà intellettuale creando, ad esempio, nuovi diritti, né la portata della protezione o la durata. Dovrebbe, tuttavia, definire regole minime che stabiliscono come gli autori di un’innovazione possano far valere i propri diritti in corte, alle frontiere o su Internet. Per esempio, uno stilista europeo, di fronte alla contraffazione delle proprie creazioni fuori dall’Europa, può fare in modo che i propri diritti siano adeguatamente salvaguardati all’estero.

In terzo luogo, l’ACTA deve seguire e seguirà l’acquis comunitario, anche in quello che è il livello attuale di armonizzazione in materia di rispetto dei diritti di proprietà intellettuale, la direttiva sul commercio elettronico, il quadro normativo sulle telecomunicazioni e, da ultimo ma non in ordine di importanza, la normativa vigente dell’Unione europea sulla protezione dei dati e la pirateria. Non interverrà alcuna armonizzazione o modifica surrettizia della normativa europea.

In questo senso l’ACTA non avrà alcun impatto sui cittadini europei, dal momento che non creerà nuovi obblighi per l’UE e non sarà necessario applicare alcuna normativa. L’ACTA fornirà però agli autori dell’innovazione maggiore protezione sui mercati esteri.

Sono a conoscenza delle preoccupazioni espresse da alcuni di voi a proposito dell’imposizione delle cosiddette procedure di risposta graduale “three strikes”, in altre parole di una risposta graduata per combattere le violazioni dei diritti d’autore e la pirateria su Internet. Voglio essere chiaro su questo punto così da non lasciare spazio all’ambiguità. La procedure di risposta graduale “three strikes” o i sistemi di risposta graduale non sono obbligatori in Europa. I diversi paesi dell’Unione europea hanno diversi approcci e noi vogliamo che sia mantenuta questa flessibilità nel pieno rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali e delle libertà civili. L’UE non vuole e non accetterà che l’ACTA preveda l’obbligo di disconnessione degli utenti da Internet a causa di un download illegale.

Allo stesso modo, faremo sì che l’ACTA non ostacoli l’accesso ai farmaci generici. So che sono sorte delle controversie sull’impatto della normativa doganale dell’Unione europea sul commercio dei farmaci generici. Come ho affermato durante la mia audizione, la questione sarà affrontata in occasione della prossima revisione della nostra normativa doganale.

Infine, ci avete chiesto una valutazione d’impatto dell’ACTA. In effetti, alla luce del fatto che la Commissione non andrà oltre l’acquis comunitario, ci siamo basati sugli studi effettuati per la direttiva del 2004 sul rispetto dei diritti della proprietà intellettuale e per la proposta di direttiva del 2005 sulle misure penali volte ad assicurare il rispetto dei diritti di proprietà intellettuale. (che non è stata adottata).

Abbiamo inoltre preso in considerazione le conclusioni dello studio OCSE del 2008 sull’impatto economico della contraffazione e della pirateria. Lo studio stima che l’economia del mercato internazionale dei prodotti fisici contraffatti valga USD 250 miliardi, in altre parole più del PIL individuale di 150 paesi. Lo studio contiene inoltre un’analisi approfondita della pirateria dei contenuti digitali.

In breve, ho preso nota delle vostre preoccupazioni e farò tutto quanto in mio potere per difendere le vostre posizioni. La vostra fiducia e il vostro sostegno mi aiuteranno a portare avanti questo importante compito.

 
  
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  Tokia Saïfi, a nome del gruppo PPE. (FR) Signor Presidente, signor Commissario, dall’entrata in vigore del trattato di Lisbona il Parlamento dispone di nuovi poteri che vorremmo fossero rispettati da oggi in poi. Abbiamo ascoltato le sue parole e le chiediamo pertanto di introdurre una procedura di consultazione continua e trasparente sull’Accordo commerciale anticontraffazione (ACTA), che garantisca la regolare e piena informazione del Parlamento e dei cittadini rappresentati da questa Assemblea in merito ai progressi dei negoziati e rispetti al contempo le clausole di confidenzialità che, come lei ha appena indicato, accompagnano l’accordo. Oggi ci piacerebbe avere accesso al testo e a un breve sunto dei negoziati così da poter essere pienamente coinvolti nel processo legislativo.

Il mio gruppo ed io, inoltre, la incoraggiamo a portare aventi le trattative per poter approdare a un trattato multilaterale che migliori le norme sull’applicazione e il rispetto dei diritti di proprietà intellettuale e che, in ultima istanza, potrebbe essere sottoscritto dalle economie emergenti come la Cina. La contraffazione è una piaga, un’attività illegale, un elemento di concorrenza sleale, che rappresenta un pericolo per la mente oltre che per il corpo, la società e l’economia.

Privare dei frutti del loro lavoro gli autori e le aziende che hanno investito per molti anni nella ricerca e nello sviluppo, scoraggia altri dal compiere sforzi di innovazione e creazione. Sappiamo tuttavia che proprio questo è il cuore della competitività dell’Unione europea.

Infine, credo che, con lo sviluppo dell’ambiente digitale, sia innegabile che la contraffazione ha assunto una dimensione non tangibile. Continuo a essere convinta della possibilità di responsabilizzare gli utenti di Internet, soprattutto coloro che violano i diritti d’autore, senza compromettere il rispetto dei diritti fondamentali e delle libertà civili. Impegniamoci insieme a trovare un equilibrio fra diritti e responsabilità.

 
  
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  David Martin, a nome del gruppo S&D.(EN) Signor Presidente, ringrazio il commissario per il suo contributo. Signor Commissario, alla fine del suo intervento, lei ha affermato di aver ascoltato le nostre preoccupazioni e adoperarsi per una risposta. Ebbene, io direi “fino a un certo punto”. Non sono convinto che lei abbia pienamente afferrato tutte le nostre preoccupazioni sui negoziati ACTA. E’ vero che esiste una comunanza di vedute sul fatto che i titolari di diritti di proprietà intellettuale devono beneficiare di un equo ritorno su tali diritti, ma le merci contraffatte possono rappresentare e talvolta rappresentano una minaccia per la salute umana.

Pertanto, noi non siamo contrari, come non lo è lei, alla cooperazione internazionale per contrastare la pirateria e altre violazioni dei diritti di proprietà intellettuale. Ma, ripetiamo, questa cooperazione deve fondarsi sull’acquis comunitario esistente. Se lei ci assicura che le cose stanno così, ne prendo atto, ma lei ha affermato che non avrebbe agito dietro le quinte – il che mi sembrava le desse comunque la possibilità di farlo in piena luce. Tuttavia, se lei conferma che non ci si discosterà di un passo dall’acquis comunitario, me ne rallegro e mi fido della sua parola.

Allo stesso modo, lei ha sostenuto che non interverranno misure penali nei confronti di chi scarica da Internet. Poi, però, ha menzionato i confini esterni della Comunità e ciò che potrebbe accadere nel momento in cui si esce dal territorio dell’UE, piuttosto che all’ingresso. Ribadisco, quindi, che non vogliamo che l’ACTA comprenda alcuna disposizione penale in caso di uso personale. Pur non approvando tale uso, nessuno dovrebbe essere incriminato per l’utilizzo personale di materiale tutelato dal diritto d’autore.

Naturalmente ogni azione adottata in virtù dell’ACTA deve essere proporzionale allo scopo. L’ACTA non è un assegno in bianco nelle mani dei titolari dei diritti d’autore. Il problema, come hanno ricordato altri onorevoli colleghi, è che non conosciamo la situazione a causa della segretezza che circonda questa materia.

Sono lieto che lei si sia impegnato a ottenere la bozza del testo negoziale e a esercitare pressione sulle altre parti. Credo tuttavia che lei debba chiarire agli altri partecipanti al negoziato che la mancata diffusione della bozza non la rafforzerà in quanto negoziatore: piuttosto la indebolirà perché – come è emerso con chiarezza questa sera – non avrà il sostegno di questa Assemblea a meno che il Parlamento non possa visionare la bozza di testo sulla quale sta lavorando.

Infine, per chiudere con una nota di ottimismo, mi rallegro delle sue osservazioni sui farmaci generici e attendo con interesse la revisione del relativo regolamento doganale.

 
  
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  Sophia in 't Veld, a nome del gruppo ALDE.(EN) Signor Presidente, mentre mi preparavo per questa discussione sui diritti d’autore, la proprietà intellettuale e gli strumenti per garantire la protezione degli sforzi creativi e intellettuali dei nostri concittadini, non ho potuto fare a meno di ripensare al furto, avvenuto un paio di anni fa, di un autocarro contenente l’ultimo libro di Harry Potter a pochi giorni dalla sua uscita in libreria. Oggi quel ladro non si sognerebbe di rubare un autocarro; scaricherebbe semplicemente una copia illegale del libro sul suo laptop o lettore MP3 e la trasporterebbe oltre confine.

Sono lieta dell’impegno della Commissione a favore della trasparenza, ma, secondo una nota informativa gentilmente fornita dai suoi servizi, non è corretto affermare che ai negoziatori sia stato chiesto di firmare un accordo di non divulgazione. Lei ha appena affermato di aver firmato un simile accordo – forse l’ha firmato la Commissione precedente – e di essere dunque vincolato. Mi piacerebbe sapere quale delle due informazioni è vera. Se non esiste una clausola di non divulgazione, tutti i documenti devono essere immediatamente resi pubblici.

Se, invece, tale clausola esiste, il commissario deve comunicarci come intende agire per garantire piena trasparenza e informazione all’opinione pubblica, non solo a questa Assemblea, perché un accesso ristretto ai soli membri del Parlamento, con obbligo di confidenzialità, non è sufficiente. I cittadini europei hanno il diritto di essere informati di quelle decisioni che si ripercuotono in modo significativo sui loro diritti e sulle loro libertà. In ogni modo, questi accordi di non divulgazione devono diventare un oggetto del passato. L’Unione europea dovrebbe in futuro insistere sull’applicazione di criteri di trasparenza.

La legittimità democratica di questi negoziati è debole. Non c’è stato alcun dibattito che definisse gli obiettivi e i principi dell’Unione europea. Il mandato non ha avuto l’approvazione del Parlamento. Si potrebbe ribattere che non esiste un obbligo giuridico in questo senso, ma è irrilevante perché, se 27 soggetti – ministri nazionali – ritengono di potersi conferire da soli un mandato per negoziare in segreto sui diritti fondamentali e le libertà dei cittadini europei, non posso che concludere che la loro interpretazione di democrazia differisce in modo sostanziale dalla mia.

Il Parlamento vuole essere concreto: nessuna procedura di risposta graduale “three strikes”, nessuna perquisizione o confisca dei laptop o dei cellulari senza mandato. Il Parlamento vuole la garanzia assoluta che queste clausole non saranno introdotte surrettiziamente tramite un accordo internazionale.

Infine, le auguro buon viaggio in Nuova Zelanda il mese prossimo e, la prego, si assicuri che il suo iPod non contenga materiale scaricato illegalmente!

 
  
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  Christian Engström, a nome del gruppo Verts/ALE.(EN) Signor Presidente, desidero in primo luogo congratularmi con la Commissione per essere riuscita a ottenere ciò che i leader europei cercavano da decenni. La Commissione è riuscita a far interessare i comuni cittadini alla politica europea.

L’ACTA è un tema che interessa da vicino coloro che operano sulla rete. Ma, detto questo, mi sento comunque di criticare la Commissione per il metodo che ha impiegato. Il motivo per il quale così tanti cittadini stanno seguendo la vicenda ACTA è che sono furibondi. Sono furibondi per la proposta che vuole limitare le loro libertà e invadere la loro sfera personale solo perché sono alcune grandi compagnie a chiederlo.

Sono furibondi perché le libertà civili fondamentali vengono soppesate alla luce degli interessi dell’industria e sembrano avere la peggio. Sono furibondi per la completa mancanza di trasparenza. Non è così che dovrebbe essere in una democrazia.

Domani voteremo una risoluzione che invita la Commissione a rispettare il trattato e a produrre tutti i documenti relativi all’ACTA. Mi auguro che la risoluzione sia approvata a stragrande maggioranza. Il diritto alla privacy, alla libertà di informazione e a un equo processo sono i fondamenti di una società libera e aperta.

Domani dimostreremo che questo Parlamento è pronto a difendere questi diritti nell’età dell’informazione. Chiederemo che l’informazione sia al contempo un nostro diritto e un nostro obbligo quali rappresentanti eletti dai cittadini, e ricorderemo rispettosamente alla Commissione che il Parlamento non è un tappetino.

 
  
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  Edvard Kožušník, a nome del gruppo ECR. (CS) Signor Presidente, volevo inizialmente ringraziare il commissario Karl De Gucht per aver rinunciato all’atteggiamento del suo predecessore che aggirava il Parlamento quale unica istituzione europea eletta direttamente e non forniva alcuna informazione sul processo negoziale di questo accordo, ma ora sono piuttosto in imbarazzo perché mi è sempre stato insegnato a mostrare rispetto per le persone importanti e il fatto che il commissario De Gucht si stia ostentatamente pulendo gli occhiali durante l’intervento dell’onorevole Kamall, mi ha quindi disorientato. Comunque, mi soffermerò ora sulla materia in esame.

Sono personalmente lieto che questo accordo veda la luce giacché la proprietà intellettuale merita di essere meglio tutelata rispetto a ora. Ciononostante, mi preoccupa che fra le parti firmatarie non ci siano la Russia e la Cina, che rappresentano la fonte principale delle violazioni dei diritti d’autore. Nutro preoccupazione anche sulla reale efficacia di questo accordo. Dal momento che il suo contenuto è sempre avvolto nella nebbia, come hanno ricordato molti onorevoli colleghi, vorrei invitare la Commissione, come negoziatore dell’accordo a nome degli Stati membri, a garantire che il testo non sia utilizzato come strumento per esportare la ghigliottina digitale francese verso altri paesi e, al contempo, per importare brevetti di software nell’Unione europea.

 
  
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  Eva-Britt Svensson, a nome del gruppo GUE/NGL.(SV) Signor Presidente, signor Commissario, sono stupita e particolarmente preoccupata della posizione della Commissione che difende il ricorso a negoziati riservati quando si tratta di normative che riguardano, fra l’altro, le libertà, i diritti fondamentali e la sfera personale dei nostri cittadini. La mancata informazione dei cittadini rispetto a questi negoziati non trova alcuna giustificazione.

Chiedo che i negoziati siano immediatamente sospesi. Potranno essere ripresi quando le parti dell’ACTA accetteranno che si svolgano in modo trasparente e democratico. Chiedo che i documenti siano resi disponibili ora e a tutti i cittadini. La trasparenza e l’informazione sono alcuni dei principi più importanti di una democrazia, soprattutto quando si discute di libertà fondamentali e diritti dei cittadini. Chiediamo quindi che siano prodotti tutti i documenti, ora e per tutti i cittadini, giacché, naturalmente, questo è solo ciò che ci si aspetta da una democrazia.

 
  
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  Laurence J.A.J. Stassen (NI) . – (NL) Signor Presidente, quando nei laboratori segreti si armeggia con i fascicoli, nel mio gruppo cominciano a suonare gli allarmi. L’Accordo commerciale anticontraffazione (ACTA) è uno di questi fascicoli. In molti nel mio paese si sono chiesti perché il PVV, il partito olandese per la libertà, dovesse essere eletto al Parlamento europeo, e il motivo è proprio questo. E’ stato eletto perché potessimo opporci a questo laboratorio dell’Unione, che è pronto a preparare di nascosto ogni sorta di intruglio sgradevole senza che l’opinione pubblica possa pronunciarsi.

Questa volta non sappiamo neppure che cosa produrrà questo laboratorio europeo; ci si aspetta che il Parlamento abbia un parere su qualcosa che è ancora segreto? Si è mai sentito qualcosa di più ridicolo? Questa è una dimostrazione di disprezzo per il Parlamento europeo e per l’opinione pubblica. Le informazioni che sono trapelate fino a oggi su questo pasticcio dell’ACTA sono molto scoraggianti. Il consumatore sarebbe la vittima, vista la possibilità di escludere i cittadini da Internet: un problema molto serio.

L’Europa è sempre stato il continente in cui la libertà di accumulare conoscenze è al primo posto. Questa libertà sarebbe ora gravemente minacciata, il che non può e non deve accadere. Assistiamo, inoltre, a una violazione del principio di sussidiarietà. Gli Stati membri non hanno più alcuna voce in capitolo su questo fascicolo. Il mio gruppo è favorevole a una piena trasparenza e si oppone con forza all’applicazione di misure penali ai cittadini. L’ACTA alimenta una cultura soffocante di sorveglianza e incriminazione: lo Stato ti guarda. L’ACTA aggira tutti gli organismi internazionali esistenti, come l’Organizzazione mondiale per il commercio (OMC).

Cosa sta segretamente combinando la Commissione in questo laboratorio segreto? Perché sono soprattutto aziende americane a essere coinvolte nei negoziati; cosa ci fanno lì? Sono lì forse per salvaguardare i loro interessi commerciali? E che ne è degli interessi dei cittadini europei? Forse sono meno importanti? E’ qui che si manifesta chiaramente l’importanza del PVV. Noi combattiamo per gli interessi dei cittadini ovunque ci siano segretezza e politica dietro le quinte.

Vorrei fosse iscritto a verbale che il PVV è contrario alla contraffazione dei farmaci e delle merci. Ma non è di questo tema che tratta la discussione odierna; tratta invece dell’impossibilità per i membri di quest’Assemblea di esprimere un parere adeguato su questo dossier per la pura e semplice ragione che il dossier è stato tenuto segreto e non ne conosciamo, quindi, il contenuto. Non riusciamo a immaginare una violazione più flagrante del mandato parlamentare. Per parte nostra, l’intero laboratorio segreto e maleodorante dovrebbe essere chiuso e sulla porta si dovrebbe affiggere sulla porta un grande cartello che dica: “Chiuso per violazione delle norme”.

 
  
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  Zuzana Roithová (PPE). (CS) Signor Commissario, onorevoli colleghi, sappiamo che la globalizzazione e, in particolare, l’ingresso della Cina nell’OMC hanno creato un enorme problema. L’Europa è stata inondata da merci contraffatte che sono ancora più pericolose per la salute umana e sono fonte di pesanti perdite economiche per le aziende. I cittadini e le aziende non vedono di buon grado il fatto che i meccanismi di controllo degli Stati membri siano del tutto insufficienti, e chiedono giustamente che siano introdotte misure più efficaci a livello europeo, che comprendano anche pesanti sanzioni economiche per i contraffattori. Questo accordo dovrebbe migliorare in modo significativo la cooperazione internazionale per l’individuazione dei contraffattori, ma non credo che il nostro obiettivo debba essere quello di incriminare studenti delle superiori che scaricano giochi da Internet. Il contenuto dell’accordo negoziato per due anni è segreto e, pertanto, a malapena trapelano le informazioni sugli articoli controversi che potrebbero avere ripercussioni sui diritti degli europei, la loro privacy e i dati personali. Non abbiamo conferito alla Commissione alcun mandato in questo senso.

Temo pertanto che la ratifica di questo accordo, tanto indispensabile, possa essere respinta dal Parlamento così come è accaduto all’accordo SWIFT, a meno che la Commissione non informi regolarmente il Parlamento a proposito della struttura e dei limiti dell’accordo negoziato. Non voglio che ci troviamo davanti ancora una volta a un prodotto finito, in altre parole a un atto che dobbiamo approvare o respingere, senza poterne discutere e senza porre fine alle preoccupazioni dei nostri cittadini.

Reputo inoltre un errore strategico che la Cina, la principale fonte di prodotti contraffatti, non sia stata invitata ai negoziati su questo accordo. Vorrei quindi chiederle, signor Commissario, se può illustrarci la tattica impiegata e se sono stati avviati contatti con la Cina per portarla alla firma dell’accordo in un secondo momento. Lei crede davvero che possa accadere?

 
  
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  Gianluca Susta (S&D). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, le ambizioni europee di rimanere la più grande economia del mondo vanno sempre più ancorate al rilancio della competitività europea, alla qualità del suo tessuto produttivo, alla capacità di conquistare nuovi mercati.

In questo quadro, la lotta alla contraffazione e alla frode commerciale assume un ruolo essenziale. La tutela dei marchi, dei brevetti e della proprietà intellettuale non sono solo però strumenti non finanziari per dare competitività al sistema: sono anche un esempio concreto di applicazione all'economia industriale di principi di democratica civiltà giuridica, fondata sul rispetto delle regole, di quelle regole che sono state calpestate negli scorsi anni sotto la spinta della speculazione finanziaria internazionale.

ACTA è uno strumento fondamentale per combattere un fenomeno, quello della contraffazione, che raggiunge l'incredibile fatturato di 500 miliardi di dollari l'anno, che ha rapporti con la criminalità organizzata, che tocca, minacciandoli, i diritti fondamentali dell'uomo, come quello della salute, se solo pensiamo alla vicenda della contraffazione dei farmaci. Per giudicare l'opportunità di ACTA occorre avere presente questo quadro mondiale.

Per contro, non possiamo però non invocare su questo trattato il rispetto, anche qui, di alcuni elementari, fondamentali principi di una convivenza ispirata al rispetto delle regole. Non possiamo nascondere la nostra preoccupazione sulla base giuridica del trattato, sul mandato negoziale e sulla sua trasparenza. Chi rappresenta, come questo Parlamento, 500 milioni di cittadini, deve essere ufficialmente, non confidenzialmente, informato. A questo Parlamento i negoziatori della Commissione esecutiva devono riferire lo stato di avanzamento dei lavori e occorre accedere alle carte e alle informazioni per esprimere una valutazione compiuta.

È nel difficile ma fecondo spirito collaborativo tra Parlamento e Commissione esecutiva che l'Unione europea può sviluppare al meglio le sue potenzialità. La risoluzione va in questa direzione e come tale merita il nostro voto.

 
  
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  Alexander Alvaro (ALDE).(DE) Signor Presidente, Commissario De Gucht, avete ricevuto un’eredità molto pesante e, se non si trattasse di una questione tanto serial, mi verrebbe quasi da sorridere di fronte a tutte le congetture scatenate dall’ACTA. Esistono tuttavia due motivi che mi impediscono del tutto di sorridere. Innanzi tutto, la contraffazione e la violazione dei diritti d’autore e della normativa sui marchi commerciali costituiscono un pericolo sia per l’integrità dell’economia sia per la salute umana.

Si stima che nel solo 2007 le perdite economiche mondiali a causa della contraffazione e delle violazioni dei diritti d’autore e della normativa sui marchi commerciali ammontassero a 185 miliardi di euro. Un importo di gran lunga superiore al bilancio dell’Unione europea. Questa situazione è un pericolo per le nostre aziende, promuove il crimine e distrugge posti di lavoro. Non è sicuramente nel nostro interesse.

I farmaci contraffatti, tra l’altro, possono avere conseguenze molto pericolose per coloro che li assumono senza conoscerne l’origine. Anche questo è un rischio inaccettabile.

E’ evidente che è invece nel nostro interesse intervenire. In secondo luogo, deve essere inequivocabilmente chiaro che il mandato negoziale della Commissione dovrebbe limitarsi esclusivamente all’acquis comunitario per garantire che l’ACTA, in futuro, non sia l’esempio “dell’ennesimo trattato assurdo siglato”.

Dopo l’entrata in vigore del trattato di Lisbona, è previsto che al Parlamento siano fornite informazioni ampie e specifiche sulla situazione attuale del negoziato sull’accordo. Dopo tutto, ci verrà chiesto di dare la nostra approvazione. In altre parole, il Parlamento si aspetta che sia garantita piena trasparenza e che siano resi pubblici i documenti negoziali e tutti gli altri testi in questione. Se la Commissione vuole evitare che si diffondano altre voci e congetture sull’ACTA, non vedo altra scelta se non fornire informazioni dettagliate all’opinione pubblica interessata.

Ho tre importanti quesiti da porre a questo proposito. Innanzi tutto – sebbene lei abbia già affrontato la questione – può la Commissione garantire che non saranno introdotte le procedure di risposta graduale “three strikes”? Una simile norma contrasterebbe, naturalmente, con la nuova direttiva quadro sulle comunicazioni elettroniche.

In secondo luogo, può la Commissione garantire che non sarà introdotta alcuna responsabilità civile verso terzi dei provider di servizi Internet per il contenuto trasmesso? Ciò si opporrebbe, naturalmente, alla direttiva sul commercio elettronico.

In terzo luogo, può la Commissione assicurarci che, nel quadro dell’ACTA, non saranno introdotte misure di natura penale che si pongono al di fuori delle competenze dell’Unione europea? Sono ben consapevole che saranno gli Stati membri ad assumersene la responsabilità in questo caso. Tuttavia, presumo che, quale custode dei trattati, la Commissione farà ciò che ci si aspetta da lei.

 
  
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  Jan Philipp Albrecht (Verts/ALE).(DE) Signor Presidente, Commissario De Gucht, più di un anno fa, il Parlamento europeo ha chiesto chiaramente alla Commissione di garantire la trasparenza del futuro negoziato sull’accordo ACTA e di coinvolgere l’opinione pubblica e i parlamenti in queste trattative. Vi abbiamo anche chiesto di focalizzare il negoziato sull’anticontraffazione, così come indicato dal titolo dell’accordo stesso. Che cosa è stato fatto da allora? Nulla, assolutamente nulla. Anzi, insieme alla vostra paradossale coalizione cosiddetta di volenterosi, in particolare ricche nazioni industrializzate, state negoziando un accordo tramite una diplomazia segreta gravemente antidemocratica, direi illegale, e in molti ambiti è evidente che questo accordo va ben oltre le attuali disposizioni in materia di applicazione dei diritti di proprietà intellettuale in Europa. Naturalmente non possiamo esserne certi giacché non abbiamo ricevuto alcuna informazione dalla Commissione.

Il vero scandalo, però, deve ancora venire. Dall’1 dicembre dello scorso anno la Commissione non può più ignorarci in molti ambiti di attività e non può più continuare a fare politica dietro le quinte insieme al Consiglio. I cittadini, infatti, rappresentati dal loro Parlamento, hanno giustamente messo fine a questo comportamento per mezzo del trattato di Lisbona. Mi chiedo, quindi, cosa stiate facendo a questo proposito. In quanto Commissione siete i custodi dei trattati. Siete dunque responsabili di vegliare sul rispetto del trattato dell’Unione, che è formulato in modo estremamente chiaro. Se non riuscirete a garantire il pieno rispetto del trattato, riceverete un altro “no” dall’Assemblea. Se non credete di essere in grado di garantire il rispetto dei trattati in questi negoziati, vi prego di sospenderli fino a quando non ci darete assicurazione del contrario. Pertanto, il gruppo Verde/Alleanza libera europea vi esorta: agite ora. Act on ACTA!

 
  
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  Patrick Le Hyaric (GUE/NGL) . – (FR) Signor Presidente, signor Commissario, tutti noi qui siamo contro la contraffazione e la pirateria. Tuttavia, signor Commissario, lei ci ha appena raccontato una favola per giustificare il fatto che la Commissione sta discutendo di un accordo internazionale dietro le spalle dei cittadini e dei loro rappresentanti.

Le ricorderei, signor Commissario, l’articolo 218 del trattato di Lisbona, che recita: “Il Parlamento europeo è immediatamente e pienamente informato in tutte le fasi della procedura” di negoziato o conclusione di accordi internazionali. L’Accordo commerciale anticontraffazione (ACTA) è proprio uno di questi accordi. Tenete dunque fede agli impegni e rispettate il vostro trattato! Non possiamo non essere preoccupati delle libertà fondamentali. Infatti, l’interpretazione di un reato – la pirateria – e la sua condanna apparentemente non saranno più delegati in futuro all’autorità giudiziaria ma ai provider di accesso a Internet.

Per di più, sembrerebbe che, in futuro, i servizi doganali dei paesi firmatari dell’accordo saranno autorizzati a perquisire telefoni, laptop e stereo personali con il pretesto di contrastare la pirateria, in modo simile all’accordo della Società per le telecomunicazioni finanziarie interbancarie mondiali (SWIFT) che era destinato a combattere il terrorismo. Tuttavia, voglio ricordare al commissario che il Parlamento ha sconfitto la Commissione su SWIFT e la sconfiggerà ancora su ACTA se necessario.

Si vuole mescolare la lotta alla contraffazione e alla pirateria con l’invasione della sfera personale, le violazioni della proprietà intellettuale e, nel caso dei farmaci, persino la violazione del diritto alla salute. Signor Commissario, la esorto a rendere pubblico l’accordo immediatamente.

 
  
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  Cristiana Muscardini (PPE). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Commissario, l'accordo ACTA è fondamentale per raggiungere una piena armonizzazione delle misure di difesa commerciale europea nell'ambito della contraffazione e della pirateria. I suoi negoziati riguardano materie delicate della legislazione europea, quali la garanzia d'applicazione dei diritti sulla proprietà intellettuale e la proiezione e protezione dei dati, e per questo, ancora una volta, chiediamo maggiore trasparenza.

La Commissione deve impegnarsi a fondo, nel rispetto del livello di confidenzialità. I testi negoziali attuali devono essere messi a disposizione del Parlamento in modo che esso possa seguire gli accordi e suggerire eventuali osservazioni ai partecipanti ACTA. Le parole del Commissario questa sera ci fanno sperare ma vogliamo che alle parole seguano i fatti.

Da sempre il Parlamento si è battuto per difendere i consumatori e i produttori europei da pratiche di contraffazione e da misure anti tutela della privacy in Internet ed è per questo fondamentale che la Commissione continui a essere attiva nelle negoziazioni attuali, invogliando un maggior numero di partecipanti che purtroppo al momento si limitano solo a dodici. Auspichiamo che un numero sempre crescente di paesi – paesi in via di sviluppo ed emergenti – possa essere invogliato a raggiungere i negoziati e a firmare l'accordo finale, per permettere una visione più ampia.

I paesi si assumano e rispettino gli obblighi condivisi, per lottare con più efficacia contro la contraffazione e la pirateria, una piaga economica che uccide molti settori produttivi che operano nel rispetto delle regole. È necessario perciò garantire oggi ai consumatori, esposti a danni non irrilevanti anche per la propria salute, delle regole chiare, perché, Commissario, in assenza di regole chiare e applicate, anche per Internet, la stessa Internet diventa da opportunità un boomerang. E dobbiamo tutti impegnarci per impedirlo, perché non è soltanto una questione di privacy individuale, ma anche di sicurezza dei nostri paesi.

 
  
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  Emine Bozkurt (S&D).(NL) Signor Presidente, signor Commissario, i cittadini europei non si meritano né vogliono un accordo negoziato a porte chiuse. L’Unione europea sta negoziando un importantissimo accordo commerciale, l’Accordo commerciale anticontraffazione (ACTA), e, ancora una volta, il negoziato avviene dietro le quinte. I parlamenti nazionali e quello europeo non hanno avuto alcuna possibilità di esaminare democraticamente il contenuto o l’ambito del negoziato giacché le parti hanno deciso l’introduzione di una norma di riservatezza.

Pertanto il Parlamento e l’opinione pubblica sono stati nuovamente messi da parte e la fiducia dei cittadini nell’Europa è stata intaccata una volta di più. In questo caso si tratta di interessi commerciali piuttosto che di lotta al terrorismo. Non fraintendetemi: l’economia europea deve essere stimolata e la proprietà intellettuale svolge un ruolo fondamentale in questo senso. Tuttavia, l’incertezza creata dalla riservatezza dei documenti negoziali ha dato adito a numerose congetture.

A questo proposito vorrei sapere come avviene la comunicazione fra il commissario al commercio e quello per i diritti fondamentali. Il commissario De Gucht informerà i suoi colleghi degli sviluppi dell’accordo in ogni fase? Il commissario Reding intende chiedere al suo collega, il commissario per il commercio, di garantire la trasparenza in ogni fase? Il Parlamento europeo esige tale trasparenza ed è il momento di fornirla, prima che la nostra istituzione sia chiamata ad avvallare questo accordo commerciale.

 
  
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  Eva Lichtenberger (Verts/ALE).(DE) Signor Presidente, signor Commissario, durante le audizioni dei nuovi commissari, la parola trasparenza è stata una delle più utilizzate. Oggi lei ci ha detto che trasparenza e apertura sono già garantite. Devo confessarle francamente di non potere purtroppo accettare questa definizione di trasparenza. Questo vale anche per molti miei onorevoli colleghi qui in Aula. La trasparenza è più dell’elargizione di alcuni frammenti di informazioni accompagnata dall’affermazione che, purtroppo, il resto non può essere rivelato perché è stata fatta una promessa di riservatezza ad altri.

Si è aperta una nuova era. Non è più possibile usare i trattati internazionali per concludere accordi segreti con partner commerciali, accordi che si ripercuoteranno poi sulla normativa europea. Con l’entrata in vigore del trattato di Lisbona, questo non è più possibile. Ciò significa che tali accordi, così come la segretezza e la mancanza di trasparenza, devono fermarsi sulla soglia del Parlamento. Ci serve credibilità per tutelare l’innovazione, che viene presentata in questo contesto come argomento principale. Tuttavia, questa credibilità non sarà raggiunta se tutti i negoziati avvengono a porte chiuse per poi cercare di consolare gli interessati dicendo che non sarà poi tanto male. Questa, signor Commissario, è la strada sbagliata.

 
  
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  Catherine Trautmann (S&D). (FR) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, vorrei che parlassimo in modo chiaro: il Parlamento giudica inaccettabile il modo in cui vengono portati avanti i negoziati sull’Accordo commerciale anticontraffazione.

Il trattato di Lisbona conferisce al Parlamento europeo, quale nuovo colegislatore in questo ambito, il diritto a una piena informazione che deve essere fornita nello stesso momento in cui la riceve il Consiglio. I documenti che sono trapelati fino a ora ci dimostrano che, dal punto di vista formale, questa nuova dimensione non è stata rispettata.

Che dire del contenuto? Il buon affare che sembra sia stato proposto ai provider di accesso a Internet è il seguente: se dovessero decidere di collaborare al monitoraggio sistematico dei contenuti che transitano sulle loro reti, verrebbe mantenuta la non responsabilità per tali contenuti. In caso contrario, si esporrebbero al rischio di un procedimento avviato dai titolari dei diritti e sarebbero sistematicamente sanzionati.

Trovo estremamente pericolosa una simile svolta, che metterebbe in discussione l’acquis comunitario non solo in relazione al principio del semplice trasporto – mere conduit in francese – della direttiva sul commercio elettronico, ma anche in relazione al rispetto dei diritti fondamentali dei cittadini, tema che è stato sollevato di recente nella discussione sul pacchetto telecomunicazioni.

Vorrei concludere ricordandovi che la nostra Assemblea ha già dato prova di attaccamento a questi principi respingendo l’accordo della Società per le telecomunicazioni finanziarie interbancarie mondiali (SWIFT). Non ho dubbi sul fatto che possa ripetersi. Desidero dunque ribadire l’importanza della risoluzione di cui discutiamo questa sera. Voglio esprimere il mio apprezzamento per il lavoro svolto dal nostro coordinatore, l’onorevole Arif, e da tutti i negoziatori della commissione per il commercio internazionale, che hanno fatto in modo che il segnale che il Parlamento invierà domani avrà un forte significato simbolico proprio perché unanime.

 
  
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  Georgios Papastamkos (PPE).(EL) Signor Presidente, le merci contraffatte non solo danneggiano la competitività delle imprese europee, ma comportano anche rischi per la salute umana. La risposta consiste nel rafforzare l’applicazione dei diritti di proprietà intellettuale a livello globale.

C’è bisogno che un numero più ampio possibile di partner commerciali aderisca all’accordo multilaterale che viene negoziato. Tale accordo deve essere pienamente in linea con l’acquis comunitario, deve rispettare le libertà fondamentali e tutelare i dati personali, deve salvaguardare la libera circolazione di informazioni e non deve imporre oneri ingiustificati al commercio legale.

Infine, al Parlamento dovrebbe essere garantita piena e dettagliata informazione in tutte le fasi del negoziato, sempre nel rispetto di una ragionevole riservatezza.

 
  
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  João Ferreira (GUE/NGL).(PT) Signor Presidente, signor Commissario, è emerso un elemento relativamente chiaro dall’oscuro processo guidato dalla Commissione europea, in altre parole l’intenzione di ampliare la portata e i costi dei diritti di proprietà intellettuale, con profitto ancora maggiore per i grandi gruppi economici.

Laddove necessario, per conseguire questo obiettivo, sono state ignorate le norme fondamentali in materia di democrazia e trasparenza delle procedure, e le informazioni sono state tenute nascoste e sottratte allo scrutinio e al controllo democratico. Laddove necessario, per raggiungere questo obiettivo, è stato limitato l’accesso globale a prodotti essenziali come i farmaci sicuri, inclusi i generici e sono stati violati i diritti alla privacy, alla riservatezza della corrispondenza e alla protezione dei dati personali.

L’onnipresenza del mercato e la difesa degli interessi economici che puntano a raggiungere i propri obiettivi settoriali non sono compatibili con la difesa e la salvaguardia del bene comune. I risultati di questa politica sono ora sotto gli occhi di tutti.

 
  
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  Karel De Gucht, membro della Commissione.(EN) Signor Presidente, dopo aver ascoltato le reazioni al mio intervento, credo sinceramente che molti di voi non abbiano seguito con attenzione le mie parole, giacché ho ribadito con grande chiarezza che la Commissione avrebbe rispettato l’aquis comunitario, che avrei cercato di fare in modo che le altri parti accettassero di rendere pubblico il testo negoziale; ho ribadito chiaramente che l’accordo si applicherebbe esclusivamente alle violazioni commerciali dei diritti di proprietà intellettuale, e potrei andare avanti ancora. Non risponderò quindi di nuovo a tutte le domande poste dal momento che, in tutta franchezza, penso di aver già fornito una risposta nel mio primo intervento.

L’onorevole Martin ha chiesto cosa accade a chi esce non solo dall’Unione europea, ma da un paese firmatario dell’ACTA. La domanda è interessante perché, naturalmente, tutto dipende dalla destinazione. Se la destinazione è un paese che non è membro dell’ACTA, saranno le autorità doganali e di polizia di quel paese a decidere, ma questo è al di là della nostra portata. Nella misura in cui l’Unione europea ha facoltà di intervenire, faremo in modo che ciò non accada, ma, naturalmente, non possiamo pronunciarci per gli altri.

Non sono affatto d’accordo con il ragionamento dell’onorevole in ’t Veld sull’approvazione e sul controllo parlamentare, ma consentitemi di illustrarvi come penso funzioni in trattato di Lisbona. Il Consiglio conferisce un mandato alla Commissione e la Commissione negozia. Il Consiglio ha adottato una decisione sul mandato secondo il proprio regolamento. Se un ministro del Consiglio abbia bisogno o no della previa autorizzazione del proprio parlamento nazionale, non è una materia di competenza della normativa europea, bensì di quella nazionale, che varia da un paese all’altro. So che nel suo paese, per esempio, è richiesta la previa approvazione del parlamento per molte posizioni simili, siamo d’accordo, ma in molte altre realtà nazionali la situazione è diversa. Non credo che dovremmo giudicare le modalità decisionali del Consiglio. Nella misura in cui il Consiglio rispetta il trattato e il suo stesso regolamento, il come è una decisione che spetta a loro e non direttamente a noi.

Da un certo punto di vista, lei ha cercato di proteggermi augurandomi che il mio iPod non sia controllato. Non ho un iPod, il problema non si pone per il momento. In realtà, da ieri ne ho uno, ma non l’ho ancora utilizzato e non andrò in Nuova Zelanda. E’ troppo lontana. Queste destinazioni vanno bene per funzionari che hanno un po’ più di tempo per viaggiare.

(NL) Non intendo parlare dell’intera discussione sul laboratorio, onorevole Stassen.

(EN) Quesito interessante: e la Cina? Come saprà, onorevole Roithová, la Cina non partecipa a questi negoziati. La Cina rappresenta un problema serio perché, come lei giustamente afferma, è la fonte principale di contraffazione.

Esistono comunque diversi negoziati e discussioni che l’Unione europea porta avanti con questo paese, il dialogo economico e commerciale di alto livello è uno di essi. L’enfasi viene posta ripetutamente sui diritti di proprietà individuale, che costituiscono uno dei problemi principali, non solo in relazione al commercio su Internet, ma anche in numerose altre attività. Quando ACTA sarà concluso, tutti i paesi potranno aderirvi e mi auguro che la Cina capisca che anche la sua industria beneficerebbe di una migliore protezione dei diritti di proprietà intellettuale. Prima o poi succederà. Guardiamo all’esempio di altri paesi in cui è successo in passato: oggi mostrano molto più interesse nei confronti dei diritti di proprietà intellettuale.

Non sono d’accordo con l’interpretazione data dagli onorevoli Le Hyaric e Trautmann a proposito dell’articolo 218. Questo articolo prevede che il Parlamento debba essere informato di tutte le fasi della procedura. Ebbene, il Parlamento dispone di questa informazione e di molte altre. La nostra attività di informazione va ben oltre quanto previsto dall’articolo 218, ben oltre, ma non ho difficoltà in questo senso. Ho chiarito nella mia introduzione che interverremo presso gli altri partecipanti al negoziato affinché ci autorizzino a divulgare l’attuale bozza negoziale, ma non è corretto affermare che non stiamo rispettando l’articolo 218.

Mi consenta, inoltre di aggiungere, onorevole in ‘t Veld, che abbiamo inviato al Parlamento l’Allegato 16 alla dichiarazione dei partecipanti ACTA circa la riservatezza dei documenti. Il testo vi è stato trasmesso dal Direttore generale, signor David O’Sullivan, il 21 gennaio 2009. Certo, si trattava della precedente legislatura, ma i soggetti sono gli stessi. Il signor O’Sullivan non è cambiato, come non è cambiata l’onorevole in ‘t Veld. Il testo l’avete avuto. Mi sembra difficile, a questo punto, contestarmi che non sapete di cosa si tratta.

Infine, vorrei invitarvi a prendere sul serio ciò che ho detto oggi e in occasione dell’audizione. Farò quanto in mio potere per avere il consenso delle parti contraenti a fornirvi piena informazione. Fino a quando non disporremo di questo consenso, non posso fornirvi le bozze dell’accordo perché ciò costituirebbe una violazione della clausola di riservatezza e, se ciò accadesse, le conseguenze non si limiterebbero si negoziati ACTA, si estenderebbero a molti altri ambiti negoziali che ci vedono coinvolti insieme ai paesi ACTA. Se ciò accadesse, violeremmo la riservatezza e complicheremmo tutti i negoziati, li renderemmo impossibili, ma mi adopererò per farvi avere i testi.

 
  
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  Presidente. – Comunico di aver ricevuto cinque proposte di risoluzione(1) presentate ai sensi dell’articolo 115, paragrafo 5 del regolamento.

La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà mercoledì 10 marzo 2010.

Dichiarazioni scritte (articolo 149 del regolamento)

 
  
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  Françoise Castex (S&D), per iscritto.(FR) Mentre il Parlamento chiede da mesi di avere accesso ai testi, l’Accordo commerciale anticontraffazione (ATCA) è stato negoziato con la massima segretezza dietro le spalle dei cittadini e dei loro rappresentanti, e questo è inaccettabile. La stessa Commissione sembra non venire a capo di questa situazione. Ci dice di averci già inviato i documenti e, contemporaneamente, che chiederà al Consiglio di renderli disponibili: chi pensa di prendere in giro?

Al di là del tema della trasparenza, vogliamo ricordare alla Commissione e al Consiglio che dovranno ottenere il consenso del Parlamento alla fine del negoziato. Dalle informazioni che sono trapelate sembrerebbe che ci troviamo di fronte a un vero cavallo di Troia: con il pretesto di combattere una battaglia legittima contro la contraffazione, gli Stati membri, con in testa il governo francese, intendono votare un testo che potrebbe pregiudicare l’accesso ai farmaci, la libertà di espressione, la neutralità di Internet e la responsabilità giuridica dei suoi intermediari.

La realtà è che il Parlamento si opporrà a che venga messo in pericolo l’acquis comunitario. Se la Commissione e il Consiglio non cambieranno la loro strategia, noi proteggeremo le libertà individuali dei nostri concittadini respingendo l’ACTA così come abbiamo respinto l’accordo della Società delle telecomunicazioni finanziarie interbancarie mondiali (SWIFT).

 
  
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  Ioan Enciu (S&D), per iscritto.(RO) Sono lieto dell’interrogazione rivolta alla Commissione a proposito della trasparenza e delle informazioni sulla situazione del negoziato sull’Accordo commerciale anticontraffazione (ACTA). A mio giudizio occorre intervenire con urgenza per risolvere la situazione in cui ci troviamo. E’ inaccettabile che la Commissione escluda il Parlamento dal negoziato ACTA dal momento che dovremo approvare le disposizioni del trattato. Come è già stato ricordato, la Commissione deve fornire al più presto informazioni su tutto lo svolgimento del negoziato ACTA e sugli sviluppi previsti per l’incontro di aprile. Elementi come costringere i provider di Internet a monitorare il traffico e imporre restrizioni sulle reti da loro gestite possono avere un impatto negativo sulla popolazione, sia dal punto di vista del rispetto dei diritti alla privacy sia nell’ottica di un aumento dei costi sostenuti dagli utenti. Misure simili devono essere discusse pubblicamente e l’opinione pubblica deve essere consultata. E’ necessario conoscere e rispettare la posizione adottata dai cittadini e dall’industria europea su queste misure per evitare ogni sorta di atteggiamento antidemocratico e non rispettoso delle norme.

 
  
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  Lidia Joanna Geringer de Oedenberg (S&D), per iscritto. (PL) Onorevoli colleghi, l’Accordo commerciale anticontraffazione che la Commissione sta negoziando va al di là del principio di proporzionalità sancito dalla legislazione europea. Secondo questo principio, l’azione dell’Unione deve limitarsi a ciò che è necessario per raggiungere gli obiettivi del trattato. Il capitolo su Internet è fonte di particolare ansia. E’ stato detto che l’accordo contiene disposizioni che potrebbero limitare la libertà di parola su Internet, da un lato, e l’attività commerciale, dall’altro. Sarebbe questo il risultato di ciò che si dice sia stato proposto a proposito di rendere i provider di Internet responsabili del contenuto dell’informazione inviata e di introdurre sanzioni penali per chi scarica file per uso privato. Utilizzo l’espressione “si dice” perché l’informazione sul contenuto dell’accordo non proviene da fonti ufficiali, ma solo da pettegolezzi e indiscrezioni, dal momento che la Commissione non informa il Parlamento sull’evoluzione dei negoziati. Il trattato di Lisbona, tuttavia, ora prevede una procedura a questo scopo. Inoltre, per qualsiasi accordo siglato dal Consiglio, è necessario il consenso del Parlamento, espresso tramite la maggioranza dei voti. Il nuovo trattato introduce anche nuove competenze che consentono l’adozione di misure nel settore della proprietà intellettuale, competenze che spettano egualmente al Parlamento e al Consiglio. Mi unisco quindi agli onorevoli colleghi che chiedono maggiore trasparenza sui negoziati in corso, e sono convinta che la cooperazione interistituzionale su ACTA dovrebbe dimostrare che tutte le istituzioni prendono sul serio il nuovo trattato ora in vigore. Per il momento non è così.

 
  
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  Alan Kelly (S&D), per iscritto.(EN) L’Accordo commerciale anticontraffazione ha una funzione fondamentale per la protezione dei diritti di proprietà intellettuale. Nel dopo crisi servono incentivi che stimolino intellettuali e artisti a usare la loro creatività e pubblicare nuovo materiale online, senza alcun timore. Questo diritto deve trovare un equilibrio rispetto al diritto individuale di accesso all’informazione e le sanzioni dovrebbero essere previste solo per chi sfrutta il materiale tutelato dai diritti d’autore per scopi commerciali. Ma questo sarà l’argomento di una prossima discussione. Ora le mie preoccupazioni riguardano il livello di informazione assicurato al Parlamento a proposito dei negoziati. Secondo il trattato di Lisbona, l’accordo deve essere approvato dall’Assemblea e, a giudicare dalle reazioni dei miei onorevoli colleghi sullo svolgimento del negoziato, direi che riceverà una fredda accoglienza. I negoziati ACTA devono essere più aperti e la Commissione e il Consiglio devono dar prova della loro disponibilità in questo senso garantendo al Parlamento ampio accesso ai testi in questione.

 
  
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  Stavros Lambrinidis (S&D), per iscritto.(EN) Spero che la dichiarazione scritta sull’ACTA che ho presentato due settimane fa insieme agli onorevoli Castex, Alvaro and Roithová, e la discussione di oggi possano servire da allarme, anche se tardivo, per il Consiglio e la Commissione. Il Parlamento non rimarrà in silenzio mentre si negozia a porte chiuse per calpestare i diritti fondamentali di milioni di cittadini. Ci opponiamo a questo “laboratorio legislativo” internazionale che vuole far passare disposizioni che sarebbe molto difficile far approvare dalla maggior parte dei parlamenti nazionali, per non parlare del Parlamento europeo. Mi riferisco, naturalmente, alle famigerate procedure di risposta graduale “three strikes”. Il Parlamento crede fermamente che i diritti di proprietà intellettuale debbano essere tutelati, ma non concedendo a società private ampi diritti che consentirebbero il controllo indiscriminato delle attività dei cittadini su Internet – diritti che ci rifiutiamo di concedere perfino alle nostre forze di polizia nella lotta al terrorismo – e sicuramente non con la sanzione sproporzionata che prevede la disconnessione da Internet di intere famiglie. L’accesso a Internet è un diritto fondamentale. Come tale va considerato e protetto.

 
  
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  Michael Theurer (ALDE), per iscritto.(DE) I negoziati della Commissione sull’Accordo commerciale anticontraffazione (ACTA) hanno sollevato diversi problemi. Sebbene l’accordo risponda a preoccupazioni giustificate, e segnatamente la lotta alla contraffazione e al contrabbando di prodotti e marchi, deve essere ancorato con maggiore forza ai principi europei. L’accordo non deve portare all’armonizzazione della legge sui diritti d’autore, o del diritto brevettuale e dei marchi commerciali nell’Unione europea – al contrario, il principio di sussidiarietà deve continuare a essere il nostro principio più importante. Non si può fare un uso improprio degli accordi commerciali per restringere le libertà e i diritti fondamentali degli individui. Prima che il Parlamento possa concedere quell’approvazione che è necessaria per la ratifica dell’accordo, devono essere apportati significativi miglioramenti, e non solo in termini di contenuto. Il Parlamento deve essere coinvolto maggiormente nei negoziati e tutti i testi negoziali devono essere messi a nostra disposizione.

 
  

(1)Vedasi Processo verbale

Ultimo aggiornamento: 4 giugno 2010Avviso legale