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Debates
Wednesday, 16 July 2014 - Strasbourg Revised edition

17. Escalation of violence between Israel and Palestine (debate)
Video of the speeches
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  La Présidente. - L'ordre du jour appelle le débat sur la déclaration de la Vice-présidente de la Commission et Haute représentante de l'Union pour les affaires étrangères et la politique de sécurité sur l'escalade de la violence entre Israël et la Palestine (2014/2723(RSP)).

 
  
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  Benedetto Della Vedova, Presidente in carica del Consiglio, a nome della Vicepresidente della Commissione e Alto Rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza. - Signora Presidente, onorevoli deputati, l'8 luglio Israele ha lanciato l'operazione "Protective Edge" nella Striscia di Gaza. La reazione israeliana ha fatto seguito all'intensificarsi dei lanci di razzi da Gaza, a loro volta in reazione all'operazione israeliana "Brother's keeper" volta a trovare gli assassini dei tre adolescenti israeliani rapiti nelle settimane precedenti.

L'operazione "Protective Edge" ha già causato la morte di oltre 213 palestinesi, in maggioranza civili, e oltre 1.400 feriti, vittime di centinaia di raid aerei e dei bombardamenti israeliani sulla Striscia di Gaza e del lancio di centinaia di razzi da Gaza verso Israele. Migliaia di residenti di Gaza sono stati sfollati e più di 40.000 soldati delle forze di terra israeliane lungo il confine tra Israele e Gaza sono stati mobilitati. La situazione umanitaria a Gaza, già molto grave prima di queste ultime ostilità, si deteriora di ora in ora. L'ONU ha lanciato un appello per una "pausa umanitaria" negli scontri per permettere di raggiungere la popolazione bisognosa di soccorsi.

L'Unione europea e tutti gli altri principali esponenti della comunità internazionale, compresi l'ONU e gli Stati Uniti, sono intervenuti per deplorare questa spirale di violenza. L'UE ha espresso l'estrema preoccupazione per il rapido deterioramento della situazione e ha condannato fermamente il lancio indiscriminato di razzi verso Israele da parte di gruppi militanti nella Striscia di Gaza. L'Unione europea deplora il numero crescente di vittime civili dell'operazione israeliana, sottolineando l'importanza fondamentale della sicurezza e dell'incolumità di tutti i civili in Palestina come in Israele. Invitiamo fermamente tutte le parti in causa a dar prova della massima moderazione per evitare altre vittime e riportare la calma. Esortiamo i paesi limitrofi ad adoperarsi con il massimo impegno per una cessazione immediata delle ostilità.

Hamas non ha accettato la proposta egiziana di un cessate il fuoco ma, ove mai ci fosse ancora una possibilità di accordo su una tregua, l'opportunità non dovrà essere persa. L'Alto Rappresentante/Vicepresidente Catherine Ashton da Vienna, dove sta conducendo i negoziati sul nucleare iraniano, è in contatto costante con le parti e incoraggia un cessate il fuoco. Il ministro degli Esteri italiano e il ministro degli Esteri tedesco sono nei territori tra Israele e Palestina proprio in queste giornate. Nei suoi numerosi contatti con il Segretario di Stato John Kerry e con i suoi omologhi europei, Catherine Ashton si è voluta assicurare che la comunità internazionale, con in primis l'Unione europea, si faccia carico dei bisogni immediati della popolazione di Gaza.

In questo contesto estremamente preoccupante, continuiamo a pensare che siano più che mai necessari negoziati di pace diretti e sostanziali fra israeliani e palestinesi per trovare una soluzione duratura del conflitto. Occorre porre fine a tutte le rivendicazioni e tener conto delle preoccupazioni legittime di Israele in materia di sicurezza, così come della situazione di Gaza.

Nell'ambito di questo processo, che ci auguriamo possa riprendere presto, sarà importante non perdere di vista le questioni fondamentali e i fattori all'origine del recente fallimento dei colloqui di pace sostenuti dagli Stati Uniti e della recente ondata di violenza. Diciamo le cose come stanno: la mancata volontà di fare le difficili scelte necessarie per arrivare alla pace è la causa del fallimento dell'ultimo ciclo di negoziati che, a sua volta, ha creato il vuoto ora riempito dalla violenza a cui assistiamo.

Come se non bastasse, i recenti avvenimenti coincidono con pericolosi sviluppi in tutto il Medio Oriente – ne abbiamo discusso fino a pochi minuti fa – che costituiscono serie minacce sia per l'Unione europea che per i suoi partner e vicini diretti nella regione. L'UE è convinta che il deterioramento del contesto regionale renda più che mai necessaria una soluzione del conflitto fondata sulla coesistenza di due Stati. L'UE ritiene inoltre che l'unico modo per arginare la violenza e risolvere il conflitto sia un accordo che ponga fine all'occupazione iniziata nel 1967 e che corrisponda all'aspirazione di entrambe le parti. Una realtà fondata su un unico Stato sarebbe incompatibile con tali aspirazioni.

Signora Presidente, onorevoli deputati, bisogna convincere i leader israeliani e palestinesi a prendere le decisioni audaci e coraggiose necessarie per porre fine all'attuale spirale di violenza e a riprendere i negoziati. Siate certi che l'Unione europea farà tutto il possibile per contribuire al conseguimento di questo obiettivo.

Grazie dell'attenzione.

 
  
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  La Présidente. - Je pense que nous pouvons vous demander de vous asseoir désormais (en s'adressant aux membres du groupe GUE/NGL qui sont restés debout en affichant un drapeau palestinien pendant toute la durée de l'intervention de M. Della Vedova).

 
  
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  Geoffrey Van Orden (ECR). - Madam President, in the House of Commons in London, the Speaker of the House has no hesitation in interrupting the Prime Minister on a point of order or when he wants to call order in the House. I see no reason whatsoever why you should not interrupt the Council when they are speaking when there is a blatant disregard for the dignity of this House, with people standing up making demonstrations of this nature, and it should be stopped. I think there is something that is particularly absurd about a group of Communists complaining about occupation and military aggression in any context.

 
  
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  La Présidente. - Il ne m'a pas semblé que l'ordre ait été perturbé par cette manifestation, mais maintenant ces personnes sont assises.

 
  
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  Cristian Dan Preda, au nom du groupe PPE. – Madame la Présidente, comme vous le savez, notre groupe avait quelques réticences à l'idée d'avoir aujourd'hui une résolution pour accompagner le débat organisé maintenant. Il nous semblait en effet difficile d'arriver à un texte court et clair qui réunisse tous les groupes politiques. Finalement, nous avons un texte et même si, au final, seul le groupe du Parti populaire européen (Démocrates-chrétiens), ECR, S&D et le groupe ADLE vont appuyer le texte commun, pour avoir participé aux négociations, je puis constater qu'il existe tout de même un assez large accord sur les idées de force pour réagir à l'escalade de la violence entre Israël et la Palestine.

Pour le groupe du Parti populaire européen (Démocrates-chrétiens), il est important de rappeler ce qui nous a amenés à la présente crise, à savoir l'enlèvement et l'assassinat brutal de trois jeunes israéliens, le 12 juin dernier, suivis par la mort d'un jeune palestinien, le 2 juillet.

On ne peut, bien évidemment, que condamner dans les termes les plus forts ces actes révoltants et exprimer notre compassion avec les familles des victimes. De la même façon, nous sommes tous extrêmement préoccupés par le regain de violence qui s'en est suivi.

Nous appelons à l'arrêt immédiat des attaques qui causent toutes ces souffrances. Cela implique que le Hamas cesse ses tirs de roquettes sur Israël depuis la bande de Gaza. Nous l'avons déjà rappelé à plusieurs reprises dans le passé, Israël a le droit de se défendre contre des attaques qui visent de façon indiscriminée les civils. Toutes les parties doivent respecter pleinement le droit international humanitaire. Le seul moyen de sortir de la présente crise n'est bien évidemment pas la violence et nous soutenons toutes les initiatives diplomatiques visant à obtenir une désescalade du conflit à travers un cessez-le-feu.

Dans cette optique, l'initiative égyptienne présentée le 14 juillet est bienvenue et représente un pas dans la bonne direction. Et en prenant note de l'acceptation de cette proposition par Israël, nous devons insister pour que Hamas accepte une cessation des hostilités.

Enfin, je voudrais dire que, malgré nos différences, nous sommes tous unis par un objectif commun, celui d'assurer la paix et la sécurité pour les Israéliens et les Palestiniens. L'objectif que nous partageons tous est celui d'aboutir à un règlement négocié sur la base de la solution des deux États. Pour cela, nous avons besoin d'efforts crédibles des deux côtés avec un soutien accru de l'Union européenne pour aboutir à la reprise des négociations pour une paix juste et durable au Proche-Orient.

 
  
  

VORSITZ: ULRIKE LUNACEK
Vizepräsidentin

 
  
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  Victor Boştinaru, au nom du groupe S&D. – Madame la Présidente, je veux saluer la contribution de la part du Conseil et vous demande l'autorisation de poursuivre en anglais.

I reiterate today the serious concern of my group about the new escalating violence between Israel and Hamas and the rising number of Palestinian and Israeli civilians wounded in the huge logistic centres which have been destroyed due to the attacks. Yes, we strongly call for all further targeting of civilian populations to be avoided and for an immediate ceasefire followed by negotiations. The death of children and innocents is simply unacceptable to each and every one of us. The United Nations Relief and Works Agency (UNRWA) informs us that 55 installations have been damaged since 1 June 2014. In just the past 24 hours, six UNRWA installations were damaged, five schools in Rafah in the southern Gaza Strip, and one health centre in the middle area of Gaza.

In this incredible context rockets are probably still targeting Israel today in an indiscriminate manner and air strikes continuing to hit different locations in the Gaza Strip, and the main and the most devastating question is: how could or should this round of violation be stopped? I do not believe that this war is serving either the Israelis or the Palestinians but it can serve Hamas groups and all other radicals who are fighting to recover their full influence over the Gaza Strip.

I also believe in the Israeli Government’s sincere desire for de-escalation and ceasefire, and for starting the peace negotiations, as they demonstrated yesterday by accepting the ceasefire proposed by Egypt. The region is extremely unstable today and confronted with serious unrest. The crisis between Israel and Gaza is the last thing we need and the most dangerous as it could inflame the whole region in a dramatic context. The repercussions on the Palestinian territories and in southern Jerusalem, but also in the neighbouring countries, are of serious concern. This is why our role, our European Union’s role, which should be constant and strong, lies in mediating and calming the tension. Unrest in the Middle East has lasted for too long and it is time to end it right now. But the European voice is still too shy and too ineffective ...

(The President cut off the speaker)

(The speaker agreed to take a blue-card question under Rule 162(8))

 
  
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  Molly Scott Cato (Verts/ALE), blue-card question. – I share Mr Boştinaru’s horror about the increase in levels of violence in Israel and Palestine but I am aware of the fact that during the negotiations over which resolution was going to be taken tomorrow he was not prepared to support a much stronger Green resolution which specifically identified the failings of the Quartet process and the failings of its envoy, Tony Blair. Can I ask Mr Boştinaru whether he thinks the Quartet process is working well and does he think that Tony Blair is a successful and effective peace envoy?

 
  
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  Victor Boştinaru (S&D), blue-card answer. – The answer is evident. It is not functioning well because peace is missing, and this is why I reiterate the need for the European Union to be an effective, visible and consistent contributor to the peace process and not to assist the process as done by others. It is our fundamental role, an imperative of ours nowadays, to be a broker of peace in the Middle East.

(The speaker agreed to take a blue-card question under Rule 162(8))

 
  
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  Margrete Auken (Verts/ALE), blue-card question. – Just to ask, Victor, why are none of the figures included in your resolution? Why do you not mention the huge numbers of civilians killed on the Gaza side, with one-third at least children? Is it because you do not think there is an imbalance here? Do you think these are equal partners? To me, not having these figures in the resolution is very cynical. You did not accept them from our resolution and I think it is important to show that we are not dealing with equal partners in a war here, we are dealing with an enormously strong occupying military power, and a besieged civilian population.

 
  
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  Victor Boştinaru (S&D), blue-card answer. – A resolution is good if it can get a majority and is adoptable, and to be adopted we need a majority. This is why we negotiated and this is therefore why the four largest political groups in this House have joined together in a well-balanced, moderate resolution contributing not to inflame but to de-escalate the tension. This is the purpose of our common work. I welcome very much the likelihood that the four major political groups have succeeded in backing a resolution which is to be adopted tomorrow. This is why I welcome very much the contribution of all groups, including the four I mentioned before.

 
  
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  Bas Belder, namens de ECR-Fractie. – Afgelopen zaterdag las ik in de Neue Zürcher Zeitung een behartenswaardig commentaar over de laatste escalatie van geweld tussen Hamas en Israël. Ik citeer: "Hamas handelt ondanks de zogenoemde Palestijnse eenheidsregering autonoom. Om haar politieke doeleinden te bereiken, schrikt zij er niet voor terug de mensen in Gaza tot doelwitten te maken." Kortom, Hamas terroriseert met zijn aanhoudende rakettenregen op de staat Israël en zijn burgers evengoed de Palestijnse burgers van de Gazastrook. Niet voor niets prijkt Hamas dan ook op de Europese lijst van terreurorganisaties.

Intussen schatten insiders dat Hamas nog over zo´n 6.000 tot 7.000 raketten beschikt. Genoeg om nog voor weken de strijd tegen Israël voort te zetten. Dat brengt mij bij de cruciale vraag wie eigenlijk de leverancier is van het geavanceerde rakettenarsenaal van Hamas en de Palestijnse Islamitische Jihad. Het antwoord is simpel: de Islamitische Republiek Iran.

Raad, recent nog zat u, hoge vertegenwoordiger, aan de onderhandelingstafel met Teheran. Let wel, zonder de financiering, bewapening en training door Iran zou de huidige terroristische dreiging van Hamas, Islamitische Jihad en Hezbollah in het Midden-Oosten niet mogelijk zijn. Welke verschrikkingen staan de regio nog te wachten, als u namens de internationale gemeenschap de Iraanse steun aan terreurorganisaties in de regio geen duidelijk halt toeroept!

Een land dat dergelijke organisaties financieel en materieel steunt kan overigens niet geloofwaardig beweren louter een civiel nucleair programma te bezitten. Het Midden-Oosten staat al in brand! Met Israël in direct gevaar. Ik roep de Raad dan ook op geen centimeter toe te geven in de gesprekken over het nucleaire programma van Iran. Wil de EU soms helpen blussen in het Midden-Oosten met uitgerekend de brandstichters, Iran en Hamas?

 
  
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  Ivo Vajgl, v imenu skupine ALDE. – V Gazi in v Izraelu spet umirajo nedolžni ljudje. Umirajo tudi tisti, ki mislijo, da njihova smrt koristi njihovi stvari, diametralno nasprotni

stvari druge strani.

Spet smo v Evropskem parlamentu sestavili resolucijo, za katero si želimo, da bi jo v Izraelu in na palestinski strani videli kot politično korektno, dobronamerno in uravnovešeno. Kot prispevek k iskanju rešitve dolgotrajnega spora, ki ne obremenjuje samo dva naroda, zapletena v konflikt, ampak vedno znova predstavlja žarišče konflikta, ki ima mnogo širše dimenzije.

Dejstvo, da imamo danes v isti regiji na Bližnjem vzhodu nekaj vojn in prizorišč velikih humanitarnih katastrof v ničemer ne zmanjšuje dramatičnosti najnovejšega dogajanja okoli Gaze.

Jasno je, da v Evropski uniji in njenem parlamentu ob dogodkih v Gazi in Izraelu ne moremo molčati. Treba je brez vsakega zadržka obsoditi grozovit zločin, uboj treh mladih Izraelcev, ki je bil neposreden povod za povračilno akcijo izraelske vojske.

Tudi odgovor v obliki uboja mladega Palestinca ni bil nič manj obsojanja vreden zločin, nadaljevanje zgodbe o nasilju, ki vedno znova nadomešča vero v mir in mirno reševanje sporov.

Ne moremo se sprijazniti s stanjem, ko si incidenti in poskusi reševanja napetosti sledijo v stalnem, zlohotnem zaporedju. Ni mogoče spregledati tega, da sta napetost in nasilje posledica dejstva, da se mirovni proces na Bližnjem vzhodu že leta ne premika z mrtve točke in da se na palestinskih ozemljih vzpostavlja stanje, ki vedno blj onemogoča edino možno rešitev izraelsko-palestinskega problema, dve državi, ki bi živeli v miru in medsebojnem priznanju.

Niti teroristični napadi Hamasa, niti vojaško dokazovanje izraelskih sil, niti trajno obleganje Gaze, niti okupacija Zahodnega brega na poti do miru niso sprejemljivi.

 
  
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  Martina Anderson, on behalf of the GUE/NGL Group. Madam President, Gaza is once again at crisis point. Millions worldwide are protesting against the slaughter taking place there. Unfortunately, this joint resolution is a woeful attempt to address the reality of the current conflict. It neutralises the onslaught to avoid criticising Israel. The PPE and S&D cosy consensus is disgraceful. Over 200 Palestinians are dead. 1 250 have been injured, 17 000 have sought refuge, 1 300 buildings – including hospitals, homes and schools – have been destroyed by Israeli bombs, and it continues.

This is an appalling carnage. Attacks from both sides should stop. The causes of the conflict are ignored in this joint sham resolution. Israel’s collective punishment of Palestinians in the aftermath of the murder of three young Israeli boys, which we all deplore, is not mentioned. The arrests of hundreds of Palestinians, which contributed towards tension in the region, are not mentioned. Israel’s violation of international humanitarian law, with the expansion of settlements and the construction of apartheid walls and roads are not mentioned. Israel must end – and we must end – the impunity over such gross violations. Israel must lift the blockade on Gaza and stop the slaughter. This Parliament must show it cares, and it would befit the MEP who complained about us standing along with millions worldwide who are protesting to also show that he cares.

(The speaker agreed to take a blue-card question under Rule 162(8))

 
  
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  Charles Tannock (ECR), blue-card question. – Ms Anderson, you are a well-known apologist for Hamas, but would you not accept that Israel has the right to defend itself militarily against rocket attacks, even by military means if necessary? Would you not also accept that Hamas and Islamic Jihad are in fact committing international war crimes by hiding their weapons and launching their missiles from civilian areas including mosques, hospitals and schools?

 
  
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  Martina Anderson (GUE/NGL), blue-card answer. – The corollary of what you are saying must be that you would agree that when Israel is attacking Gaza, then Gaza has a right to respond. Let us be clear about this: Israel violates international human rights and humanitarian law. The UN Charter has also been violated. Also, it does not deal in the fourth Geneva Convention. There is a list – and it is endless – of points on which it has been criticised for its abuses and violation of international and humanitarian law. The millions of people who are standing in protest are concerned about what is happening in Palestine and Gaza. You should be more concerned about that.

(The speaker agreed to take a blue-card question under Rule 162(8))

 
  
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  Bogusław Liberadzki (S&D), pytanie zadane przez podniesienie niebieskiej kartki. – Pani Przewodnicząca! Chciałem spytać panią Anderson, czy pani uważa, że powinniśmy przyjąć tę rezolucję? Jeżeli tak, czy zdaje sobie pani sprawę, że bycie zbyt daleko oczekującym w żądaniach przyczyni się do jej nieprzyjęcia i czy po tej krytyce mogłaby pani wymienić przynajmniej 3–4 zalety tego przedłożonego projektu rezolucji?

 
  
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  Martina Anderson (GUE/NGL), blue-card answer. – I was in the negotiation yesterday, and I have to say that the PPE and the S&D did not even try to negotiate with those of us who wanted a stronger resolution. The cosy consensus in this Parliament between the PPE and the S&D is not what the voters voted for. I think that it is absolutely disgraceful how those negotiations were conducted yesterday and I can tell you, as someone who was sitting there, that the views of the millions who are protesting were totally disregarded.

 
  
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  Tamás Meszerics, on behalf of the Verts/ALE Group. – Madam President, it is certainly not easy to formulate a statement on the tragic situation in Gaza that is simultaneously meaningful and helpful to the victims and vulnerable populations, and might also, hopefully, have an impact on the entire crisis. As a first-time Member, and like many of my fellow Members I presume, I came here with a certain level of idealism in the sense of believing that benevolent intentions and political wisdom may be able to produce such statements or resolutions and that action may result from them.

I am afraid the joint resolution is not such a text, and I regret to say that I was present at the negotiations yesterday. I may be a bit of an idealist but at the same time I am not naive. I know that in cases of escalating violence you had better tread very lightly in order not to exacerbate the situation. That is true. But, in this case, walking on tiptoes resulted in an empty resolution text: that is the considered view of my group and it is also my view. I do not call into question the motives of the major parties in trying to write a brief text focusing on de-escalation, and trying to strike a balance and to make the possibilities of de-escalation at least meaningful, but the excessive pruning eliminated almost all content. We regret to say that we cannot vote for an empty shell of a resolution.

First of all, the text fails to mention almost anything related to the EU. Whenever the EU appears in this text, it appears tangentially. If we agree that the EU should play an influential role in the region and all its adjacent regions, then this text gets dangerously close to an abdication of responsibility. We tried to rectify that with an amendment that we tabled to paragraph 6.

Secondly, the text fails to mention a number of facts that my colleague has already listed. These facts are inconvenient, I know, but I am sure I speak for my group, as well as myself, when I say I consider myself a friend of Israel and also a friend of Palestine, and it is a duty of friends to call attention to inconvenient facts.

 
  
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  Fabio Massimo Castaldo, a nome del gruppo EFDD. – Signora Presidente, onorevoli colleghi noi del Movimento 5 stelle non siamo qui per sostenere ciecamente una fazione o per appiccicare sul nostro petto un'etichetta per interesse. Ci schieriamo unicamente a favore di due popoli, quello palestinese e quello israeliano, che reclamano entrambi il diritto all'esistenza e a una vita normale per i loro figli. Ci schieriamo in difesa dei civili innocenti, dei più deboli che troppo spesso hanno l'unica colpa di avere ereditato una storia dolorosa, di vivere vicino a un confine contestato, di attraversare la strada sbagliata al momento sbagliato. Ci schieriamo ancora con chi crede che gli atroci crimini commessi su quattro ragazzi – Eyal, Gilad, Naftali e Mohammed – chiedano giustizia e non un'infinita quanto inutile vendetta. Occhio per occhio e tutto il mondo diventa cieco. Parole sagge, parole di un uomo illuminato, parole del Mahatma Gandhi.

Mentre vi sto parlando continuano i bombardamenti da una parte e il lancio di missili dall'altra. Le azioni di pochi estremisti vengono pagate con la disperazione di intere famiglie. È inutile celebrare processi, ma la disproporzione delle forze in campo è evidente. Più di 200 morti e oltre 1.400 feriti, tra loro anche donne, disabili e bambini. Quattro bambini morti sono perché giocavano a calcio. Certe bombe le chiamano intelligenti ma di sicuro non provano alcuna pietà.

La Striscia di Gaza è abbandonata a se stessa. Il rischio di un dramma umanitario per quasi due milioni di persone è nuovamente dietro l'angolo. I suoi abitanti dipendono orami quasi unicamente dagli aiuti dell'ONU per cibo e medicine. Decine di migliaia di sfollati sono in fuga senza meta perché i valichi verso l'Egitto sono aperti solo per i feriti più gravi.

Potremmo voltare lo sguardo altrove, fare valutazioni di mera opportunità politica, pensare che il Mediterraneo, il mare che circonda il mio paese, sia sufficiente a separarci da quelle terre sventurate. Ma se l'Unione europea ambisce ad essere un attore globale sulla scena internazionale, allora è proprio questa l'occasione per dimostrare che con un'unica voce può e vuole essere all'altezza delle sue ambizioni, perché il Mediterraneo non è il fossato di un castello medievale, ma da millenni un ponte fra civiltà.

Vi chiedo quindi di usare tutto il nostro coraggio per impedire che l'agenda dei negoziati sia dettata dagli opposti estremismi, perché l'unico estremismo che possiamo accettare è quello del dialogo ad ogni costo, è quello della pace fondata su eguali diritti e eguali dignità. Trovare l'accordo tra le parti, partendo dalla proposta egiziana per una tregua duratura, e poi contribuire a disegnare un futuro in cui due popoli liberi di due Stati indipendenti convivranno finalmente in armonia. Questi, a mio parere, dovrebbero essere i nostri due obiettivi, come Parlamento che ha l'onere di rappresentare la democrazia in Europa. Questo è quello che milioni di persone in tutto il mondo si aspettano da noi, che possiamo per una volta accantonare la ragion di Stato e abbracciare con convinzione lo stato della ragione.

(L'oratore accetta di rispondere ad una domanda "cartellino blu" (articolo 162, paragrafo 2 del regolamento))

 
  
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  Pablo Iglesias (GUE/NGL), pregunta de tarjeta azul. – Señor Castaldo, bien sabe usted que comparto su punto de vista en algunas de sus intervenciones, pero en este caso, aun asumiendo la buena intención de sus palabras, ¿no le parece que la equidistancia, cuando se trata del conflicto palestino-israelí, está regalando una situación de injusticia al Estado de Israel frente a los débiles, que, en este caso, son los palestinos?

 
  
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  Fabio Massimo Castaldo (EFDD), Risposta a una domanda “cartellino blu”. – Grazie collega Iglesias. Quello che le posso rispondere è che mi sembra di avere evidenziato più volte nel mio intervento che ritengo ci sia sicuramente una disproporzione. Una difesa per essere legittima deve anche essere proporzionata e abbiamo anche paura che in questo momento si rischi che la proporzione venga a mancare. Auspichiamo che al più presto le parti possano ritornare al negoziato sulla base dei piani del 1967 e sulla base di un equo riconoscimento di entrambi gli Stati e di entrambe le comunità.

 
  
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  Marcel de Graaff (NI). - Afgelopen week hebben de inwoners van Israël opnieuw in angst moeten leven onder de terroristische raketaanvallen van Hamas. Deze islamitische organisatie heeft volgens haar handvest maar één doel: het vernietigen van alle Joden in Israël. Er moet onmiddellijk een einde komen aan dit geweld. Israël heeft het Egyptische voorstel voor een staakt-het-vuren aangenomen. Hamas heeft dit verworpen om zo nog meer dood en verderf te kunnen zaaien. Het is duidelijk dat we hier te maken hebben met gewetenloze moordenaars, met terroristen die niet in staat zijn om te luisteren naar rede.

Daarom zijn er twee maatregelen nodig om een einde te maken aan deze escalatie en aan deze terreur:

1. Hoewel Israël zich terughoudend opstelt, verdient het de steun van dit Parlement om elke terrorist in de Gaza-strook uit te schakelen. Dit recht ontleent het land aan zijn plicht om zijn eigen burgers te beschermen én de Palestijnse burgers die nu door deze gewetenloze moordenaars als menselijk schild worden gebruikt.

2. Hamas geeft forse salarissen aan terroristen als zij erin slagen onschuldige Israëli's te vermoorden. Het is zeer waarschijnlijk dat veel van dit geld afkomstig is van de Europese Unie. Met deze steun van de EU is niet een vreedzame, welvarende samenleving opgebouwd, maar wordt er onder toeziend oog van de Palestijnse Autoriteit een terreurstaat geschapen. Haar leider Mahmoud Abbas, neemt geen enkele verantwoordelijkheid en geen enkele maatregel. Of dit nu voortkomt uit onwil of uit onmacht is volstrekt irrelevant. Deze EU-financiering moet stoppen, en wel direct!

Vandaag vallen de bommen op Israël, morgen of overmorgen vallen ze in Straatsburg, Londen, Amsterdam of Brussel. De aanslagen op het Joods museum in Brussel en op de synagoge in Parijs waarschuwen ons daarvoor. Israël gaat al veel te lang gebukt onder de islamitische terreur. Wij hebben een historische, morele en culturele plicht het Joodse volk te steunen en ik verzoek de Commissie zo snel mogelijk aan te sturen op een oplossing waarbij de Palestijnen terugkeren naar het land dat voorheen ook al Palestina heette, maar dat wij nu kennen als Jordanië.

(De spreker stemt ermee in een "blauwe kaart"-vraag te beantwoorden (artikel 162, lid 8, van het Reglement).)

 
  
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  Εμμανουήλ Γλέζος (GUE/NGL), ερώτηση "γαλάζια κάρτα". – Κυρία Πρόεδρε, δεν υπάρχει αμφιβολία ότι πρέπει να καταδικαστεί η βία από όπου και αν προέρχεται. Το ερώτημά μου όμως είναι: ποια είναι η αιτία; Χρειάζεται ή δεν χρειάζεται αυτοδιάθεση και κρατική υπόσταση ο λαός της Παλαιστίνης;

 
  
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  Marcel de Graaff (NI), blue-card answer. – The Palestinians should just return to the country that gave them this sovereignty and that is the country that we know as Jordan. As for the violence, we see that we have to deal with a terrorist organisation that is racist, that is anti-Semitic and that actually exists for just one purpose and that is to destroy all Jews in the Middle East. So that is my answer.

(The speaker agreed to take a blue-card question under Rule 162(8))

 
  
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  Jordi Sebastià (Verts/ALE), pregunta de tarjeta azul. – Señor De Graaf, ¿ha hablado usted de contención del Estado israelí —me ha parecido entender eso—, cuando los que mueren bajo las bombas del ejército israelí son niños en la Franja de Gaza? ¿Eso es contención? ¿Sabe usted perfectamente que esos niños iban a ser terrorista de Hamás y que, por eso, merecían la muerte?

 
  
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  Marcel de Graaff (NI), blue-card answer. – Yes, you are absolutely right. There are children’s lives at stake at this moment. These ruthless murderers are using even children as a defence against the people they are attacking, so they are not only attacking Israel and the Jewish population but are also putting their own people at risk and are prepared to have their own children killed.

This is a war crime.

 
  
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  Pier Antonio Panzeri (S&D). - Signora Presidente, onorevoli colleghi, appare evidente il rischio di una degenerazione del conflitto con tutte le conseguenze sia sotto il profilo di perdite di vite umane sia sotto quello del salto di qualità del conflitto stesso. Penso che non dobbiamo sfuggire alle novità che stanno intervenendo oggi. Ho l'impressione che più andrà avanti e più sarà difficile avere un conflitto controllato se si può usare questo termine.

Proprio i cambiamenti che si stanno producendo nella rappresentanza del potere nella Striscia di Gaza a favore dei gruppi jihadisti dovrebbero far riflettere di più Israele sui suoi errori e indurre l'Europa ad intervenire con maggiore determinazione. La risoluzione è una prima risposta. Cessare il fuoco immediatamente e riaprire i termini dei negoziati di pace, ma forse occorre qualche coraggio in più. Dobbiamo valutare alcuni errori che sono stati fatti da parte di Israele, sia nel non riconoscere l'avvicinamento di Al Fatah con Hamas, sia negli insediamenti dei coloni che continuano ad andare avanti e sono la causa di tanti problemi.

E poi l'Europa. Maggiore protagonismo che cosa significa? Noi siamo tra i primi e maggiori finanziatori dell'Autorità palestinese e rappresentiamo il più grande mercato per Israele. Usare questi strumenti per incidere e costringere al negoziato è compito nostro. Non lasciare in mano agli Stati Uniti un negoziato che invece dovremmo fare noi, in prima persona, perché abbiamo la possibilità per farlo. Questo è il salto di qualità che è necessario da parte dell'Europa, oltre le parole.

(L'oratore accetta di rispondere a una domanda "cartellino blu" (articolo 162, paragrafo 8, del regolamento)

 
  
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  Marek Jurek (ECR), pytanie zadane przez podniesienie niebieskiej kartki. – Pani Przewodnicząca! Drogi Kolego! Czy zgodzi się Pan, że najbardziej stałym faktem nie jest fakt nowy, tylko fakt niezmienny, że Hamas odrzuca pokój, zarówno w sensie trwałym, bo odrzuca istnienie państwa Izrael, jak i w sensie bieżącym, bo to właśnie Hamas odrzuca rozejm proponowany przez Egipt?

 
  
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  Pier Antonio Panzeri (S&D), Risposta a una domanda “cartellino blu”. – Per la verità non ho capito bene la domanda, ma in ogni caso il tema fondamentale è che anche in politica estera è necessario andare a vedere le carte e non rifiutarle. Il fatto di aver rifiutato questa possibilità di avvicinamento tra Hamas e Al Fatah come elemento per riaprire i negoziati sta portando Israele in una condizione molto più complicata e difficile rispetto al passato. Forse qualche valutazione in più su questi errori dovrebbe farla.

 
  
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  Geoffrey Van Orden (ECR). - We can all stand here wringing our hands, and the fact is that resolutions from this Parliament are not going to make any difference. Probably the only area where the EU can have any influence is on the use of money and that is what I want to come back to as well, because some 5.6 billion has been spent by the EU on support to the Palestinians over the last twenty years, and I want to know what leverage the European Union has exerted over the Palestinians to bring them to the conference table for that money. What political return has there been on this investment?

We continue to pour money into the Palestinian areas with little input on the political situation. The Court of Auditors found that there were people in Gaza being paid from EU funds who were not even working! I do not want to reduce this whole tragic and serious matter to one of pounds, shillings and pence but it is an area that is very important and I hope the next Commission will exercise proper control over EU money and make sure that it is well spent and does not help to fund terrorism.

 
  
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  Frédérique Ries (ALDE). - Madame la Présidente, on lit et on entend beaucoup de choses depuis dix jours: des vérités, des demi-vérités, des contrevérités et aussi beaucoup de mensonges. On vient encore de l'entendre. Une seule chose en réalité compte aujourd'hui: mettre fin à l'escalade meurtrière dans la région et ramener les parties aux négociations sans les roquettes, comme l'a dit Monsieur le Ministre. Et l'Égypte l'a proposé, lundi soir.

L'arrêt total des hostilités, immédiatement accepté par Israël et par Mahmoud Abbas est catégoriquement refusé par le Hamas. Le Hamas qui, en rejetant la trêve, a promis, je cite: "d'intensifier la bataille". Le Hamas continue donc de faire pleuvoir les missiles sur Israël, à Ashdod, à Tel Aviv, à Jérusalem, à Eilat, sur l'aéroport, partout. C'est la réalité des Israéliens aujourd'hui, une réalité qu'aucun gouvernement au monde ne tolérerait sans réagir. Ni Berlin, ni Madrid, ni Rome, personne!

Le sort des Gazouïs est tragique. Ils sont les otages d'un mouvement terroriste qui, depuis dix ans qu'il a le pouvoir à Gaza, n'a d'autre agenda que la destruction de l'État des Juifs, c'est dans la charte. Chaque victime, chaque homme, chaque femme, chaque enfant est une tragédie, une victime de trop. Et qui est responsable? L'armée israélienne qui protège ses civils et demande à ceux de Gaza de fuir ou le Hamas qui appelle la population à ne pas bouger et à servir de bouclier? Alors oui, le gouvernement de Netanyahu doit assumer sa part dans la stagnation des négociations, son manque de stratégie à long terme pour la paix, cette façon de se contenter de gérer le conflit. Mais qu'on ne s'y trompe pas, c'est le Hamas qui assassine le destin des Palestiniens.

Et à cette tragédie s'en ajoute une autre, une réalité ignoble que nous ne pensions plus voir, jamais en Europe; une réalité que nous devons nommer pour ne pas ajouter au malheur du monde: l'Europe pour la première fois depuis des décennies est le théâtre de pogrom. Il n'y a pas d'autre terme à ce qui s'est passé à Paris et à Anvers ce week-end. Ce sera où demain? Alors, parce que ces pyromanes criminels importent la haine, il est urgent pour nous d'imposer la paix.

 
  
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  Νεοκλής Συλικιώτης (GUE/NGL). - Κυρία Πρόεδρε, Mohammed Malake 17 μηνών, Raneem Judeh Abdel Ghafour 17 μηνών, Abdallah Ramadan Abu Ghazal 5 χρονών, ένας ατέλειωτος κατάλογος πέραν των 190 σήμερα νεκρών Παλαιστινίων, παιδιών, γυναικών, ηλικιωμένων, αναπήρων, που είχαν όνομα, οικογένεια, σπίτι, μέλλον. Οκτώ οικογένειες έχουν χαθεί στο σύνολό τους. 160.000 εκ νέου εκτοπισθέντες, 395.000 με ελάχιστη παροχή νερού. Χτυπήθηκαν τρία νοσοκομεία, πάνω από χίλια σπίτια έχουν καταστραφεί.

Τι άλλο περιμένει το νεοεκλεγέν Κοινοβούλιο όταν μπροστά στα μάτια του συντελούνται εγκλήματα πολέμου; Τι άλλο περιμένει η Ευρωπαϊκή Ένωση και η κ. Ashton, για να καταδικάσουν την επιδρομική πολιτική του Ισραήλ; Δεν ακούει κανείς τις διαμαρτυρίες στους δρόμους ευρωπαϊκών πόλεων αλλά και πόλεων του ίδιου του Ισραήλ; Είναι ντροπή για την Ευρωπαϊκή Ένωση και τον κόσμο να δέχεται την ατιμωρησία για τις ασταμάτητες παραβιάσεις του διεθνούς ανθρωπιστικού δικαίου και των ανθρωπίνων δικαιωμάτων ενός ολόκληρου λαού που υπόκειται στη λογική της τιμωρίας.

Εμείς στηρίζουμε το αίτημα του Παλαιστινίου Προέδρου και καλούμε τον ΟΗΕ να τεθεί η Παλαιστίνη υπό διεθνή προστασία για να σταματήσει μια για πάντα το αιματοκύλισμα αυτού του λαού. Αν η Ευρωπαϊκή Ένωση σέβεται τις αρχές και τις διακηρύξεις της, πρέπει να αναστείλει τη συμφωνία σύνδεσης μέχρις ότου το Ισραήλ σταματήσει να παραβιάζει το άρθρο 2 στο οποίο αναφέρεται ξεκάθαρα η υποχρέωση του Ισραήλ για σεβασμό των ανθρωπίνων δικαιωμάτων. Εμείς, η Ομάδα της Ενωτικής Αριστεράς, θέλουμε ειρήνη για τον παλαιστινιακό λαό, τον ισραηλινό λαό, όλους τους λαούς της Μέσης Ανατολής. Για μας ειρήνη σημαίνει ελευθερία στην Παλαιστίνη.

(Ο ομιλητής δέχεται να απαντήσει σε ερώτηση με γαλάζια κάρτα (άρθρο 162 παράγραφος 8 του Κανονισμού))

 
  
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  Geoffrey Van Orden (ECR), blue-card question. – Mrs Sylikiotis, it is a classic tactic of terrorists to target civilians deliberately and to use civilians as human shields. Do you not recognise that Israel suffered five days of rocket attacks before she retaliated? That Israel offered a cease-fire which Hamas refused? That Hamas instructed the people in Gaza not to leave their houses and that during the time that Israel suspended her attacks, during that time, fifty rocket attacks were launched from Gaza against Israel? Do you not recognise this?

 
  
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  Νεοκλής Συλικιώτης (GUE/NGL), απάντηση "γαλάζια κάρτα". – Δεν λέτε όμως αν υπάρχουν θύματα απ’ αυτές τις επιθέσεις. Εμείς καταδικάζουμε κάθε τρομοκρατική ενέργεια, αλλά πάνω απ’ όλα καταδικάζουμε την κρατική τρομοκρατική στάση του Ισραήλ που δολοφονεί αμάχους και παιδιά.

 
  
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  Margrete Auken (Verts/ALE). - Fru formand! Det står nu klart, efter at vi har hørt flere af talerne, at den fælles beslutning fra de store grupper er ganske alarmerende kynisk. Hvor kan man flygte hen i Gaza? Ingen steder! Man må spørge sig selv, hvad det er, besættelsesmagten faktisk kan opnå ved disse myrderier og ødelæggelser. Tror man på, at man kan genoprette status quo? Hvis det er det eneste løfte til palæstinenserne, er det umuligt. Status quo eksisterer ikke. Belejringen af Gaza kan umuligt fortsætte, heller ikke besættelsen af Vestbredden og Østjerusalem, og et demokratisk Israel kan ikke overleve som en apartheidstat. Vi er nødt til at komme med mere end et udsigtsløst våbenhvileforslag. Det må ledsages af et løfte om at sætte gang i en retfærdig fredsslutning. Der er nu kun én væsentlig aktør, der kan gribe ind og afværge tostatsløsningens død, og det er EU. USA har givet op, Israel har slet ikke leveret, kun brugt også denne såkaldte fredsproces til at konfiskere land, udbygge bosættelser og stramme grebet om palæstinenserne. Men vi kan! Vi kan tage EU’s egen lovgivning alvorligt ved at kræve, at Israel lever op til sin del af partnerskabsaftalen ved at overholde menneskerettighederne, dvs. afslutte besættelsen. EU bør nu prøve at leve op til den store ære, der er forbundet med at modtage Nobels Fredspris. Det er ikke bare en gave, det er også en opgave. Vores troværdighed står simpelthen på spil!

 
  
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  Κωνσταντίνος Παπαδάκης (NI). - Κυρία Πρόεδρε, το Κομμουνιστικό Κόμμα της Ελλάδας καταδικάζει με τον πιο έντονο τρόπο την βάρβαρη και εγκληματική επίθεση του ισραηλινού κράτους κατά του παλαιστινιακού λαού. Ο ισραηλινός στρατός με τις συνεχείς αεροπορικές επιδρομές έχει δολοφονήσει εκατοντάδες και έχει τραυματίσει χιλιάδες Παλαιστίνιους, ενώ υπάρχουν και χιλιάδες εκτοπισμένοι.

Το Ισραήλ, αποθρασυνόμενο από την ολόπλευρη στήριξη που του παρέχουν οι Ηνωμένες Πολιτείες και η Ευρωπαϊκή Ένωση, προετοιμάζει χερσαίες πολεμικές επιχειρήσεις. Είναι τεράστιες οι ευθύνες της Ευρωπαϊκής Ένωσης γιατί εξισώνει τους θύτες με τα θύματα. Το Ευρωπαϊκό Κοινοβούλιο μάλιστα, με τα απαράδεκτα ψηφίσματά του, πρωτοστατεί στην αθώωση των ισραηλινών εγκλημάτων, βάζει στη θέση του κατηγορούμενου τον παλαιστινιακό λαό και τον δίκαιο αγώνα του. Η Ευρωπαϊκή Ένωση και οι κυβερνήσεις των κρατών μελών αναβαθμίζουν συστηματικά τις πολιτικές, οικονομικές, εμπορικές και στρατιωτικές τους σχέσεις με το Ισραήλ και διεξάγουν κοινές στρατιωτικές ασκήσεις, όπως αυτές από κοινού με την Ελλάδα.

Το Κομμουνιστικό Κόμμα της Ελλάδας εκφράζει την αμέριστη αλληλεγγύη του με τον αγωνιζόμενο παλαιστινιακό λαό και απαιτεί να σταματήσουν τώρα οι αεροπορικές επιδρομές ενάντια στον λαό της Παλαιστίνης και να αποτραπούν χερσαίες επιχειρήσεις. Να ακυρωθούν οι κοινές στρατιωτικές ασκήσεις και όλες οι στρατιωτικές συμφωνίες της ελληνικής κυβέρνησης με το Ισραήλ όπως και να ανασταλούν άμεσα όλες οι πολιτικές, οικονομικές και στρατιωτικές συμφωνίες Ευρωπαϊκής Ένωσης και Ισραήλ.

Απαιτούμε τον τερματισμό της ισραηλινής κατοχής και τη δημιουργία ανεξάρτητου, βιώσιμου και κυρίαρχου παλαιστινιακού κράτους, στα σύνορα του 1967 με πρωτεύουσα την Ανατολική Ιερουσαλήμ. Απαιτούμε την αναγνώριση του παλαιστινιακού κράτους ως κράτους μέλους του ΟΗΕ· το γκρέμισμα του απαράδεκτου τείχους που διαχωρίζει την Ιερουσαλήμ, τη Δυτική Όχθη και τη Γάζα· την άμεση άρση του αποκλεισμού των παλαιστινιακών εδαφών· τον άμεσο τερματισμό των εποικισμών και την αποχώρηση των εποίκων· την άμεση απελευθέρωση όλων των Παλαιστίνιων πολιτικών κρατούμενων στο Ισραήλ και το δικαίωμα επιστροφής όλων των Παλαιστίνιων προσφύγων στις εστίες τους.

 
  
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  President. - The next speaker is Mr Eugen Freund. Allow me to add one or two personal words. We contested elections together in Austria during the last election campaign. I am glad to see you here as well, even in a different group, as a new Member of this House.

 
  
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  Eugen Freund (S&D). - Madam President, it is a special honour for me to speak here during your presence in the chair, on which I congratulate you very much.

We are all very much in favour of a ceasefire, of course. Too much blood has already been spilled, too many innocent people have died, but a ceasefire is certainly not enough, as we have so often witnessed in the Middle East. I stopped counting the ceasefires that just come and go.

We have to put all our emphasis and when I say we, I mean the European Union, we have to put all our efforts into resolving the conflict, otherwise we will only leave yet another generation which does not know anything other than hatred, violence and desperation. It is cruel enough that we rob our young people in Spain, in Italy and in Greece of their hope for the future, as they are not provided with adequate jobs. Now just consider the situation of the youth in the West Bank or in Gaza, living in a stateless entity that is left unable to provide for anything, let alone for a decent living.

On the other hand Israel, as we have seen in the present conflict, is under a constant barrage of rocket attacks. This is untenable.

In the early 1970s, Bruno Kreisky, the pre-eminent Austrian statesman was one of the first to recognise the severity of the conflict in the Middle East. He did not find enough allies to help him resolve the crisis. Forty years later it is overdue that a reinvigorated and confident European foreign policy steps into that void.

(The speaker agreed to take a blue-card question under Rule 162(8)).

 
  
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  Paul Rübig (PPE), Frage nach dem Verfahren der „blauen Karte“. – Herr Kollege Freund! Ich möchte mich bei Ihnen bedanken für Ihr Statement, weil überall dort, wo Armut herrscht, natürlich auch der Konflikt umso härter wird. Können Sie sich vorstellen, dass man von der Europäischen Union aus aktiv tätig wird, um die Armut in diesem Gebiet zu beseitigen? Welche Aktionen können Sie sich hier vorstellen?

 
  
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  Eugen Freund (S&D), Antwort auf eine Frage nach dem Verfahren der „blauen Karte“. – Ich glaube, die Armut kann man nicht beseitigen, ohne den Konflikt zu beseitigen. In erster Linie müssen wir also daran arbeiten, dass dieser Konflikt nicht weitergeht. Wir müssen natürlich mit einem Waffenstillstand beginnen. Aber der Waffenstillstand, wie ich schon vorher gesagt habe, ist nur ein erster Schritt. Es muss wirklich zu einer Konfliktbereinigung kommen. Es geht nicht, dass wir nur den Amerikanern diese Schritte überlassen, sondern wir müssen als Europäer hier auch mit Selbstbewusstsein auftreten, um das zu lösen.

Dann müssen wir natürlich diese Schritte einleiten, von denen Sie gesprochen haben, dass nämlich auch die Armut beseitigt wird. Denn ein armes Volk ist auch ein Volk, das nichts hat, und das ist wahrscheinlich auch eine schlimmere Situation als die, die sie jetzt erleben.

 
  
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  Arne Gericke (ECR). - Frau Präsidentin! Als Europaabgeordneter der Familienpartei Deutschlands bin ich erschrocken über die eingänglichen Ausführungen. Aggressoren werden hier zum Opfer gemacht. Es ist eine Schande, dass in dieser Weise hier für Palästina geworben werden darf, für ein Palästina, das es so eigentlich gar nicht gibt.

Die Sicherheit Israels muss für uns Europäer von größter Bedeutung sein. Israel hat zweifellos das völkerrechtliche, politische und moralische Recht, seine Bevölkerung gegen zurzeit bis jetzt über 1 300 Raketenangriffe zu schützen. Und sie schützen sich nicht wahllos, sondern sie versuchen, gezielt die Aggressoren zu treffen. Die meist dicht besiedelten zivilen Gebiete des Gaza-Streifens – von dort werden sie abgefeuert auf Jerusalem, Tel Aviv, Ramat Gan und viele weitere israelische Städte. Zum ersten Mal überhaupt kommen Langstreckenwaffen zum Einsatz. Durchschnittlich 15 Sekunden bleiben den Menschen in Israel, um vor Einschlag der Raketen in Schutzkeller zu fliehen. Seit Tagen leben sie in Angst, um sich und ihre Familien, ihre Kinder in Sicherheit zu bringen. In Minutentakt Raketenalarm. Ich bin nicht sicher, wie die Waffen zur Hamas gelangen. Ich bin aber überzeugt, dass sie mitunter durch EU-Gelder unterstützt ...

(Die Präsidentin entzieht dem Redner das Wort.)

(Der Redner ist damit einverstanden, eine Frage nach dem Verfahren der „blauen Karte“ gemäß Artikel 162 Absatz 8 der Geschäftsordnung zu beantworten.)

 
  
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  Eleonora Forenza (GUE/NGL), Domanda “cartellino blu”. – Vorrei chiedere al collega deputato se sa che Israele è uno Stato occupante dal 1967, se sa che come reazione sta agendo una punizione collettiva in violazione dei diritti umani, se sa che sono morti 213 palestinesi negli ultimi giorni e che un quinto di queste persone palestinesi morte negli ultimi giorni sono bambini.

 
  
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  Arne Gericke (ECR), Antwort auf eine Frage nach dem Verfahren der „blauen Karte“. – Mir ist durchaus bewusst, dass es hier durchaus Opfer gibt, die man beweinen muss. Denn auch auf der palästinensischen Seite sterben Kinder. Auf der anderen Seite weiß ich nicht, warum immer Israel für alles verantwortlich gemacht wird. Es gibt Millionen von Palästinensern, die in Jordanien in Lagern wirklich verkümmern. Darum kümmert sich hier keiner! Warum wird immer Israel verantwortlich gemacht? Israel ist ein Land mit einer Kriegsführung, die ihresgleichen weltweit sucht. Israel als Aggressor zu bezeichnen, ist eine Schande, wenn wir das hier im Europäischen Parlament tun.

 
  
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  Alexander Graf Lambsdorff (ALDE). - Frau Präsidentin, liebe Kolleginnen und Kollegen! Ich würde gerne mal einen Schritt zurück machen und fragen: Wo kommt das eigentlich her? Wie sind wir in diese Situation jetzt hineingekommen?

In Palästina hat sich im April eine Einheitsregierung gebildet, aber der Präsident dieser Einheitsregierung hat es nicht vermocht, in den Gazastreifen zu fahren. Abu Mazen ist nicht in den Gazastreifen gefahren. Warum? Weil er Angst hat vor der Hamas. Es scheint mir dort wenig Einheit und wenig Regierung zu geben. Dann werden drei Jugendliche entführt. Die Hamas hat sich von dieser Entführung und dem Mord nicht distanziert. Es hat dann einen schrecklichen Rachemord gegeben, die Täter stehen vor Gericht in Israel.

Seit dem 8. Juli sind über 1 300 Raketen auf Israel niedergegangen. Frédérique Ries hat es gesagt: Kein Land der Welt kann das akzeptieren, kein Land kann das tolerieren! Keines der Länder, in denen wir gewählt werden, würde tolerieren, wenn tausend Raketen auf unser Territorium einschlagen! Was tun die Israelis? Sie wehren sich, sie wehren sich hart. Aber sie versuchen, einen Weg der Hamas zu verstellen, nämlich den der menschlichen Schutzschilde, indem sie die Menschen warnen: „Wir wissen, die Waffenlager sind unter Schulen. Wir wissen, die Waffenlager sind unter Krankenhäusern. Geht, verlasst diese Gebäude!“ Und ja, man kann sich bewegen im Gazastreifen, so klein ist er auch nicht, liebe Frau Auken.

Dann wird eine Waffenruhe erreicht unter ägyptischer Vermittlung. Ägypten war in letzter Zeit ein schwieriger Partner, aber sie haben hier vermittelt, und diese Waffenruhe wird von Israel akzeptiert, aber nicht von der Hamas! Ja, warum denn nicht? Im Gegenteil, die Hamas verkündet: „Nein, wir intensivieren diesen Kampf weiter!“ Was, um Gottes Willen, ist das Ziel der Hamas, wenn nicht Aggression, Terror und die Vernichtung Israels?

Der Ausweg liegt auf der Hand: Die Hamas muss die Waffenruhe akzeptieren. Aber darüber hinaus muss die Hamas endlich das Recht Israels auf eine sichere Existenz akzeptieren. Erst wenn die Bedrohung Israels weg ist, werden auch den israelischen Hardlinern, den israelischen Falken, die es ja auch gibt, die Argumente entzogen, und damit kommen wir einer friedlichen Lösung hoffentlich irgendwann näher.

(Der Redner ist damit einverstanden, eine Frage nach dem Verfahren der „blauen Karte“ gemäß Artikel 162 Absatz 8 der Geschäftsordnung zu beantworten.)

 
  
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  Marisa Matias (GUE/NGL), Pergunta segundo o procedimento "cartão azul". – Queria colocar duas questões ao Sr. Lambsdorff. Primeiro referiu o rapto e o assassinato de três jovens israelitas perpetrados pelo Hamas. Não foram este rapto nem assassinato reivindicados por nenhuma organização política palestiniana. O Governo israelita não apresentou nenhuma prova. Gostava de saber como pode afirmar isso sem provas e sem reivindicação por parte de nenhuma organização política. E a segunda questão: se não acha que há muita coincidência que, desde os Acordos de Oslo, de cada vez que há uma tentativa de acordo para a unidade do território palestiniano entre as organizações palestinianas, acabe sempre com bombardeamentos em Gaza.

 
  
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  Alexander Graf Lambsdorff (ALDE), Antwort auf eine Frage nach dem Verfahren der „blauen Karte“. – Frau Kollegin! Danke für die Frage. Ich habe nicht gesagt, dass es Beweise gibt. Aber man kann doch bei einem so schrecklichen Mord an drei Teenagern erwarten, dass sich eine Organisation wie die Hamas, die Regierungsgewalt über ein Territorium ausübt, die eine gewisse Verantwortung hat, klar von so etwas distanziert. Das hat sie aber nicht getan! Deswegen kann ich nur sagen: Solange ich das nicht höre, finde ich, ist die Verantwortung der Hamas mindestens teilweise auch gegeben.

Was die andere Frage angeht: Ich wünsche mir, dass Frieden einzieht. Das Oslo-Abkommen war ein Versuch. Wir müssen weiter daran arbeiten, die Entschließung ist hier ein ganz kleiner Beitrag. Es sind andere Vorschläge gemacht worden. Aber ich glaube, am Ende liegt es daran, dass die Hamas das Recht Israels anerkennen muss, in Sicherheit zu existieren.

 
  
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  Σοφία Σακοράφα (GUE/NGL). - Κυρία Πρόεδρε, συζητάμε σήμερα ένα ακόμη ψήφισμα του Ευρωπαϊκού Κοινοβουλίου για τα τραγικά γεγονότα στην Παλαιστίνη. Θυμίζω τα αποτελέσματα μετά το τελευταίο ανάλογο ψήφισμα: 180 νεκροί, 1.300 κατεστραμμένα σπίτια, 1.250 τραυματίες, εκ των οποίων 250 παιδιά, και 17.000 πρόσφυγες. Θυμίζω και τα αποτελέσματα των εκατοντάδων ψηφισμάτων των διεθνών οργανισμών από το 1967 μέχρι σήμερα, που συνυπογράφουν σχεδόν όλα τα μέλη της σημερινής Ευρωπαϊκής Ένωσης και τα οποία είναι πολύ πιο σκληρά και απαιτητικά από το σημερινό απέναντι στο Ισραήλ.

Κύριες και κύριοι συνάδελφοι, τι πέτυχαν όλα αυτά; Έξι εκατομμύρια Παλαιστίνιοι πρόσφυγες χωρίς δικαίωμα επιστροφής στην πατρίδα τους, δυόμισι εκατομμύρια από αυτούς σε 25 καταυλισμούς με άθλιες συνθήκες διαβίωσης, 450.000 εποικισμοί στη Δυτική Όχθη και 100.000 στα Ιεροσόλυμα, 750 χλμ τείχους που φθάνει και τα 12 μέτρα ύψος, 350.000 κατεστραμμένες ρίζες ελιές Παλαιστινίων, χιλιάδες νεκροί και συνθήκες απαρτχάιντ. Τι από αυτά πιστεύετε ότι μπορεί να αλλάξει το σημερινό ψήφισμα, κυρίες και κύριοι συνάδελφοι; Ας μη γελιόμαστε. Μήτρα όσων συμβαίνουν στην Παλαιστίνη είναι η ισραηλινή κατοχή και η πλήρης ατιμωρησία του Ισραήλ για τα εγκλήματα που κάνει κατ’ εξακολούθηση μισό αιώνα τώρα.

Σαν Παλαιστίνια υπήκοος καταθέτω έκκληση και πρόκληση στο Ευρωπαϊκό Κοινοβούλιο. Η Παλαιστίνη δεν έχει ανάγκη από ένα ακόμη ψήφισμα. Διαλέξτε ένα από τα εγκλήματα που διαπράττει το Ισραήλ, τις παράνομες φυλακίσεις, τις εκτοπίσεις, τους αποικισμούς, όποιο θέλετε, και ας δεσμευτούμε σαν Ευρωπαϊκή Ένωση να εφαρμόσουμε όλες τις κυρώσεις που προβλέπουν οι διεθνείς συνθήκες έως ότου το Ισραήλ συμμορφωθεί. Μόνο ένα. Για τα υπόλοιπα, για μια ελεύθερη και ανεξάρτητη πατρίδα, ο παλαιστινιακός λαός έχει και το κουράγιο και την αποφασιστικότητα...

(Η Πρόεδρος διακόπτει την ομιλήτρια).

(Η ομιλήτρια δέχεται να απαντήσει σε ερώτηση με γαλάζια κάρτα (άρθρο 162 παράγραφος 8 του Κανονισμού))

 
  
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  Arne Gericke (ECR), Frage nach dem Verfahren der „blauen Karte“. – Frau Sakorafa! Sie zählen eine ganze Menge an Unrecht auf, das angeblich Palästinensern angetan worden ist. Es wäre mal schön, wenn Sie in gleicher Weise die Liste aufstellen würden, was die Palästinenser auch gegenüber den Israeliten gemacht haben, um wirklich zu sehen, dass diese Maßnahmen nicht eine Aggressorenmaßnahme sind, sondern dass das Schutzmaßnahmen sind. Könnten Sie denn diese Liste auch aufstellen?

 
  
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  Σοφία Σακοράφα (GUE/NGL), απάντηση "γαλάζια κάρτα". – Σαν Ελληνίδα τώρα θα σας μιλήσω για κατοχή. Αν ξέρατε τι σημαίνει κατοχή - γιατί εμείς οι Έλληνες την έχουμε ζήσει - θα καταλαβαίνατε τι σημαίνει και αντίσταση. Σ’ αυτή τη διαδικασία λοιπόν ο παλαιστινιακός λαός αντιστέκεται για να κατακτήσει αυτό που του λείπει, η ελεύθερη και ανεξάρτητη πατρίδα.

 
  
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  Jan Philipp Albrecht (Verts/ALE). - Frau Präsidentin, sehr geehrte Kolleginnen und Kollegen! Mir kommt es so vor, als würden wir diese Debatte – übrigens nicht zum ersten Mal – ein bisschen unterkomplex führen. Das mag auch daran liegen, dass es eigentlich unmöglich ist, einen sinnvollen Beitrag zur Konfliktlösung in einer oder zwei Minuten in diesem Plenum zu verfassen.

Ich habe mich in den letzten Jahren sehr viel auf beiden Seiten ausgetauscht – mit Leuten in Israel, auch mit Menschen in den palästinensischen Gebieten. Ich bin davon überzeugt, dass all diesen Menschen und dem Konflikt überhaupt nicht geholfen wird, wenn man ihn einfach nur hier ins Plenum des Europäischen Parlaments überträgt, wenn jeder seine eigene Position einnimmt – was relativ einfach fällt – und sich dann dahin zurückzieht und versucht, den anderen zu überzeugen, dass die eine Seite recht hat und die andere unrecht. Das ist viel zu unterkomplex.

Beide Gesellschaften – sowohl die Palästinenserinnen und Palästinenser als auch die israelische Gesellschaft – sind sehr divers. Es gibt eben nicht sozusagen hauptsächlich Terroristen bei den Palästinensern, und es gibt eben nicht hauptsächlich rechte Israelis, die der Meinung sind, man müsse den Palästinensern am besten überhaupt keine Rechte zugestehen. Das ist absoluter Quatsch. Ich finde es wichtig, dass hier in diesem Haus diese Komplexität endlich einzieht und man sich darüber unterhält, was die Partner für einen Frieden sind auf beiden Seiten, sich mit diesen Partnern auseinandersetzt und eine helfende Rolle als Parlament einnimmt und nicht die, die den Konflikt einfach nur transportiert und reflektiert.

 
  
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  Marita Ulvskog (S&D). - Fru talman! Vi fick några siffror från herr Della Vedova över hur många som dödats i Gazaremsan och södra Israel under de senaste dagarna. Och hur många har dödats de senaste fem åren? De senaste tio åren? De senaste 40 åren? Och hur många kommer att ha mist liv och hopp innan det kan bli en varaktig fred baserad på en tvåstatslösning där två demokratiska stater kan leva sida vid sida?

Direkta fredssamtal måste självfallet återupptas. Båda parter måste också ta itu med bakomliggande orsaker. Extremismen måste tryckas tillbaka, bosättarpolitiken måste upphöra.

EU och Europas medlemsstater måste spela en mer aktiv politisk roll. Detta är den mest centrala frågan för oss, den är nödvändig att lösa och att engagera oss i. Vi ska göra allt vi kan, sade herr Della Vedova. Bra, gör det nu – tillsammans med oss, tillsammans med FN:s säkerhetsråd och regionala aktörer. Och till alla som deltagit i denna debatt med sanslösa utfall och påståenden skulle jag vilja rekommendera att testa att göra följande: se dig själv i andra.

 
  
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  Charles Tannock (ECR). - Madam President, Israel is a democratic state respectful of the rule of law, and of course it wants peace. But it cannot be subject to unremitting rocket attacks on its civilian areas without defending itself and its civilian population, and the right to retaliate militarily against Hamas and Islamic Jihad is its right under international law in Gaza – and it is they who are responsible for this tragedy.

Ms Auken, this is compounded by their habit – a war crime – of using innocent Palestinian civilians as human shields and hiding their weapons in mosques and schools. Israel does everything humanly possible to minimise civilian casualties; in contrast, Hamas has a total disregard for human life. Even the Palestinian Authority’s President Abbas has stated as much.

Now, the cruel rejection by Hamas of the Egyptian ceasefire is not only a tragedy for the Gaza civilian population, who are already undergoing a humanitarian crisis, but it is also militarily suicidal for Hamas, which, as we must remember in this House, is a terrorist organisation banned by the EU.

(The speaker agreed to take a blue-card question under Rule 162(8))

 
  
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  Margrete Auken (Verts/ALE), blue-card question. – I just want to ask whether you know of the Goldstone report, produced after the ‘Operation Cast Lead’ war, because it is clear that there is no proof of these allegations of the use of human shields. There is no proof. The allegations come from the Israeli media, and we know that media are highly controlled in wartime.

Secondly, I want to ask whether you know how Gaza looks. Could you imagine any place to flee to if you had to flee? This morning they warned a hospital, and then an hour later they bombed a hospital.

 
  
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  Charles Tannock (ECR), blue-card answer. – Well, that is more of a statement than a question, Ms Auken.

Mr Goldstone in the end resiled from his own report, if you remember the facts correctly. I obviously cannot say categorically, I can only say what I have read and what I believe to be the case: that Hamas has used civilian, protected areas to hide its weapons, including in hospitals, schools and mosques. That is what I believe to be the case.

 
  
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  Ángela Vallina (GUE/NGL). - Señora Presidenta, nosotros consideramos desde luego inaceptable que desde la Unión Europea, que se reclama abanderada de las libertades y los derechos humanos, se mantenga un acuerdo de asociación con un Estado como Israel, cuyo Gobierno mantiene un sistema de apartheid contra la población palestina en la Franja.

Desde hace diez años se incumple la sentencia del Tribunal de La Haya por parte de ese Estado que ocupa ilegalmente territorios palestinos, que practica el asesinato extrajudicial, que permite la tortura, que encarcela a menores y que bombardea áreas civiles empleando armamento prohibido por las Convenciones de Ginebra.

Más del 80 % de los muertos son civiles. Nosotros deploramos esta Resolución pactada por socialdemócratas, populares, conservadores y liberales, ya que en su primer párrafo convierte a las víctimas en verdugos y a los verdugos en víctimas.

(La oradora acepta responder a una pregunta formulada con arreglo al procedimiento de la «tarjeta azul» (artículo 162, apartado 8, del Reglamento))

 
  
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  Karol Adam Karski (ECR), pytanie zadane przez podniesienie niebieskiej kartki. – Szanowna Pani! Pierwszą ofiarą wojny pada prawda. I w tej sytuacji mamy do czynienia z bezpodstawnymi oskarżeniami pod adresem Izraela.

Jak by się pani zachowała, gdyby to pani państwo było ostrzeliwane z sąsiedniego terytorium? Jak by się pani zachowała, gdyby na terytorium sąsiadującym z pani państwem były utrzymywane zbrojne bandy? Czy pani zdaje sobie sprawę z tego, że zgodnie z prawem międzynarodowym już samo utrzymywanie na swoim terytorium zbrojnych band jest zbrodnią wojenną, jest aktem agresji. Czy wreszcie zdaje sobie pani sprawę z tego, że to skazanie Izraela, o którym pani mówiła, przez Międzynarodowy Trybunał Sprawiedliwości nie miało miejsca, bo Trybunał nie wydawał wyroku. Trybunał wydawał jedynie opinię doradczą.

 
  
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  Ángela Vallina (GUE/NGL), respuesta de «tarjeta azul». – Le voy a recordar la Carta Fundacional de las Naciones Unidas, donde dice que todo pueblo ocupado tiene derecho a defenderse. Palestina no tiene ejército, no tiene armada, no tiene aviación; tiene piedras y tiene tal vez algún grupo incontrolado. Pero recuerde, recuerde la Carta Fundacional de las Naciones Unidas.

 
  
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  Bodil Ceballos (Verts/ALE). - Fru talman! När man hör vissa av inläggen här så framstår det som om den nuvarande situationen enbart är palestiniernas fel, men man glömmer att säga att Israel är en ockupationsmakt och att Israel har ett ansvar att skydda civilbefolkningen på ockuperat område. Israel har inte heller rätt att ta till mer våld än vad nöden kräver i självförsvar. Vi måste våga fördöma övervåldet och vi måste vara tydliga med det. Urvattnade resolutioner eller mer handel i utbyte mot ingenting, det leder inte frågan framåt.

Den israeliska regeringen företräder inte heller alla sina medborgare. Idag hölls en demonstration här utanför ordnad av en israelisk medborgare för att visa solidaritet med den palestinska staten, med palestiniernas lidande och för att tala om för oss i EU att det är inte okej att bomba civila. Jag frågade honom vad han ville att jag skulle framföra här i kammaren. Han sade: Säg att det handlar inte om pro-Israel eller pro-Palestina – det är gammal politik och fungerar inte –, utan det handlar om att hålla sig till internationell rätt och humanitär rätt.

(Talaren godtog att besvara en fråga (blått kort) i enlighet med artikel 162.8 i arbetsordningen.)

 
  
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  Marek Jurek (ECR), pytanie zadane przez podniesienie niebieskiej kartki. – Pani Poseł, czy może Pani Poseł zaprzeczyć, że wszystkie wojny, które Izrael musiał prowadzić od 66 lat, były spowodowane albo agresją przeciwko temu państwu, albo przygotowywaniem agresji, albo atakami terrorystycznymi na to państwo? Czy kwestionowanie istnienia państwa nie jest samo w sobie największym zagrożeniem dla praw człowieka, praw ludzi, którzy w tym państwie żyją?

 
  
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  Bodil Ceballos (Verts/ALE), svar ("blått kort"). – Jag är glad att jag fick en fråga ("blått kort") att svara på eftersom jag är så upprörd över de sanslösa uttalanden som jag har hört här i den här kammaren idag. Och jag delar min socialdemokratiska svenska kollegas uppfattning att det är sanslösa uttalanden. Självklart är det inte så att de här 66 åren har gått obemärkt förbi på något sätt, men vi ska veta att det är två folk det handlar om: det är en ockupationsmakt och det är ett ockuperat folk.

 
  
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  Ana Gomes (S&D). - Atacar Gaza em retaliação por condenáveis ataques do Hamas com força militar desproporcional viola o direito internacional. Pode até atingir a capacidade operacional do Hamas, mas varre bairros de civis, escolas e hospitais. O cortejo de vítimas vai alimentar a narrativa e o recrutamento de radicais. O terror contra a população de Gaza não defende o povo de Israel, nem assegura futuro ao Estado de Israel.

Desde 2005, Israel bloqueia fronteiras e movimentos, controla a água e outros recursos. Israel estabeleceu e cerca o campo de concentração, Hamas é o carcereiro de serviço. Ambos estrangulam Gaza e a viabilidade do Estado da Palestina e da paz na região.

A União Europeia falha-nos: passou de promotor da paz, nos tempos da Declaração de Veneza, a pagador da destruição sistemática da Palestina empreendida por Israel. A União Europeia tem de fazer-se ouvir: a ofensiva terrestre de Israel em Gaza tem de ser travada já.

 
  
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  Tere Rodriguez-Rubio Vázquez (GUE/NGL). - Señora Presidenta, el muro de Israel vulnera la legalidad internacional y los principios de la Carta de las Naciones Unidas, divide familias y pueblos y hace la vida normal impracticable.

El muro de Israel es ilegal —y no lo digo yo. Lo dijo, hace diez años, un mes de julio como este, el Tribunal Internacional de Justicia de La Haya.

Esta sentencia es uno de los símbolos de la impunidad que la comunidad internacional permite al Estado de Israel. El aniversario coincide con el enésimo castigo colectivo del Estado de Israel sobre Gaza y Cisjordania. Ya hubo otros: 2008, operación «Plomo Fundido»; 2012, operación «Pilar de Defensa». Todos merecieron una tibia condena por parte de este Parlamento.

Todas esas agresiones, al final, quedaron impunes. Impunes también ante una equidistancia vergonzante entre uno de los ejércitos más importantes del mundo y un pueblo ocupado y aislado por tierra, por mar y por aire —en lo que se ha dado en llamar la cárcel más grande del mundo—.

¿Qué podemos hacer? Mínimo, replantearnos el Acuerdo Euromediterráneo hasta que se cumplan los derechos humanos recogidos en el artículo 2. Mañana se dirá en la calle: mañana habrá movilizaciones en toda Europa —también en Israel por parte de la sociedad civil— y se pedirá a la comunidad internacional una reacción.

 
  
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  Gilles Pargneaux (S&D). - Madame la Présidente, chers collègues, nous devons, cet après-midi, envoyer deux messages. Tout d'abord nous devons réclamer un cessez-le-feu immédiat, car la situation devient intolérable, 200 morts en quelques jours en Palestine. Cet après-midi, quatre enfants ont été tués dans une cabane sur une plage de Gaza. Ensuite, nous devons être clairs avec Israël: l'existence de deux États – un État israélien, un État palestinien –, n'aboutit pas car finalement, les autorités d'Israël n'en veulent pas aujourd'hui.

Voilà la réalité et je proclame haut et fort cette phrase de Mahmoud Abbas "Il n'y a pas un État de trop, mais il manque un État au Moyen-Orient". Rien n'est plus vrai. Il est donc temps que l'Europe prenne ses responsabilités, que la haute autorité représentant les affaires étrangères prenne ses responsabilités. Nous sommes les premiers partenaires commerciaux d'Israël, alors arrêtons d'avoir peur d'agir. Faisons de la politique et obligeons Israël à négocier cartes sur table. On ne peut pas rester dans cette situation où Israël ne veut pas discuter du processus de paix pour la reconnaissance d'un État palestinien.

Sans ce dialogue, nous ne pourrons que déplorer la fin des cessez-le-feu tous les deux ou trois ans et la poursuite des violences et des souffrances. Nous ne pouvons pas être complices de la poursuite de ce cycle du désespoir. Nous ne pouvons pas abandonner la thèse des deux États. Arrêtons d'avoir des positions faibles et d'affaiblir le peu de dispositions que nous prenons comme par exemple le non financement de l'Union européenne pour des projets israéliens situés dans les Territoires occupés. Voilà la réalité. Voilà nos positions politiques que nous devons réaffirmer aujourd'hui.

 
  
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  Patrick Le Hyaric (GUE/NGL). - Madame la Présidente, Monsieur le délégué de la Vice-présidente/Haute représentante, vous avez fait un exposé équilibré et intéressant. Il faut, comme vous l'avez dit, faire cesser toutes les violences, mais il ne faut jamais oublier qu'il y a un pays occupant, l'État d'Israël, surarmé, et un pays occupé, aux mains nues, le peuple palestinien. Il y a un pays qui viole chaque jour le droit international en toute impunité, qui vole les terres et les maisons d'un autre peuple, qui emprisonne ses enfants, ses militants, ses parlementaires, et voilà qu'il conteste maintenant aux Palestiniens, le droit de former le gouvernement qu'ils veulent, c'est l'État d'Israël.

L'Union européenne ne peut rester silencieuse face aux crimes journaliers qui ont lieu aujourd'hui à Gaza. Vous devez prendre des initiatives internationales afin d'obtenir un cessez-le-feu, la fin du blocus de Gaza et l'arrêt de la colonisation. Utilisez tous les moyens à votre disposition, dont l'utilisation de l'article 2 de l'accord d'association, et suspendez toute relation tant qu'Israël ne revient pas à la raison et ne se conforme pas au droit international. Répondez à l'appel de Mahmoud Abbas de placer le peuple palestinien sous protection internationale.

 
  
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  Josef Weidenholzer (S&D). - Frau Präsidentin! Die Vorgänge in Gaza sind an Tragik kaum zu überbieten, vor allem, weil es sich um einen Konflikt handelt, der sich mit einer unerträglichen Regelmäßigkeit wiederholt, im Durchschnitt alle zwei Jahre. Wiederholen sich Vorgänge auf solche Weise, dann bedeutet das, dass es offensichtlich nicht gelingt, die Ursachen der Problematik in den Griff zu bekommen. Es ist auch nicht möglich, innerhalb einer Minute Redezeit eine Erklärung dafür zu liefern. Wahrscheinlich ist das auch genau der Kern des Problems: dass wir uns seit Jahrzehnten in solch simplen Erklärungsversuchen erproben.

Der israelisch-palästinensische Konflikt ist einer der größten Konflikte dieser Zeit. Die Probleme sind äußerst komplex. Es geht nicht nur um völkerrechtliche Probleme, sondern auch um soziale und wirtschaftliche Hintergründe. Diese Feststellung darf uns auch nicht zu einer Relativierung der Verantwortung führen. Dennoch lässt sich der Lösungsweg mit einem einzigen Satz skizzieren. Mehr denn je gilt, was Yitzhak Rabin, Israels ehemaliger Ministerpräsident, der den Weg der Verständigung mit der PLO beschritten hatte, wenige Minuten vor seiner Ermordung bei der großen Friedenskundgebung in Tel Aviv vor 20 Jahren sagte: „Der Weg des Friedens ist dem Weg des Krieges vorzuziehen. Ich sage euch dies als jemand, der 27 Jahre ein Mann des Militärs war.“

 
  
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  Afzal Khan (S&D). - Madam President, hundreds of angry constituents have contacted me about the killing of innocent people in Gaza.

Israel’s response has been utterly disproportionate: it is estimated that one Israeli and more than 200 Palestinians have lost their lives. According to the UN office, 80% of these are civilians. Moreover, more than 100 000 people have been asked to leave their homes. We should not accept that all this comes under Israel’s right to self-defence. Collective punishment must end if we do not want extremism to increase. We know from the history that it is largely the Palestinians who have suffered and that Israel has systematically eaten away at their land, breaking all international laws.

Both sides need to understand that there is no military solution. A two-state solution may become redundant if we do not call for an immediate ceasefire and redouble our efforts to ensure a lasting peace. The EU, the winner of a Nobel peace prize, cannot remain a silent observer any longer. It prides itself on championing human rights and it must therefore lead this peace effort, providing the voice of sanity and hope.

The three Abrahamic faiths have a common saying: ‘Wish for others what you wish for yourself.’ Both sides need to practise this.

 
  
 

Catch-the-eye-Verfahren

 
  
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  Monika Flašíková Beňová (S&D). - Ďakujem veľmi pekne Ulrike, blahoželám k predsedaniu tomuto Parlamentu, aj k tejto diskusii. Aj ty, aj ja a mnohí, ktorí tu vystúpili, sme v tomto Parlamente už dlhšie. A k takýmto diskusiám o vzťahoch medzi Izraelom a Palestínou sa tu vraciame naozaj v pravidelnej periodicite a tá diskusia je vždy o odporcoch Izraela a o tých, ktorí napriek tomu, že nikdy tieto územia nenavštívili, ukazujú na Izrael ako na agresora. Bola som v medziparlamentnej delegácii s Izraelom 10 rokov, niekoľkokrát som tieto územia navštívila, a ak chcú niektorí v tomto pléne zjednodušiť túto diskusiu len na kritiku Izraela, tak absolútne nechápu celú situáciu. Ja som zarytá pacifistka, som proti akýmkoľvek vojenským zásahom. Napriek tomu som presvedčená, že ani jednu takúto diskusiu nikdy nespôsobil len útok Izraela na Palestínu. A veľmi ma mrzí, že tí, ktorí tu kritizujú Izrael, nehovoria o tom, že im je ľúto žien, ktoré využívajú na samovražedné útoky na území Izraela na vraždenie izraelských detí.

 
  
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  Inês Cristina Zuber (GUE/NGL). - Nos últimos dias, verificaram-se mais de cento e cinquenta mortos, incluindo crianças, mais de um milhar de feridos e a destruição sistemática de habitações palestinianas. Nas últimas 24 horas, seis instalações de Agências das Nações Unidas, incluindo escolas e centros de saúde, foram atingidas, bombardeadas e, provavelmente, a cada hora que passa, enquanto estamos aqui, mais mortes estão a suceder.

Em dezenas de anos, ocupação ilegal, repressão, usurpação, saque e permanente humilhação por parte de Israel ao povo palestino.

Na resolução que o Parlamento provavelmente vai adotar, é inaceitável, é cínico e é vergonhoso fazer crer que o agressor é a vítima e que a vítima é o agressor.

Querer ser neutral numa situação de terrorismo de Estado por parte de uma potência ocupante é o mesmo que ser colaborador e cúmplice dessa agressão.

 
  
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  Zoltán Balczó (NI). - Elnök Asszony! Köszönöm a szót. Az Európai Parlament feladatának tekinti a háborús konfliktusok megoldásában való részvételt. Ez helyes! Tűzszünetre szólítjuk fel a szemben álló feleket. Ez helyes! Ha azonban a két fél felelőssége alapvetően eltérő, és eközben úgynevezett kiegyensúlyozott állásfoglalást akarunk elfogadni, az egyszerűen nem más mint képmutatás. Az ENSZ főtitkára a következőt mondja: „felelősséget érzek a palesztinokért, akiket hosszú ideje megfosztottak a szabadság és a méltóság” (Technikai probléma miatt, az elnök felkérésére a képviselő újrakezdi a felszólalását.) Az Európai Parlament feladatának tekinti, hogy a háborús konfliktusok megoldásában részt vegyen. Ez helyes! Tűzszünetre hívja föl a szemben álló feleket. Ez helyes!

Ha azonban a két félnek a felelőssége alapvetően eltér, akkor úgynevezett kiegyensúlyozott állásfoglalást elfogadni, amit itt a többség akar, egyszerűen képmutatás. Az ENSZ főtitkára kijelentette: felelősséget érez a palesztinokért, akiket hosszú ideje megfosztottak a szabadság és a méltóság érzésétől, amire egyébként rászolgáltak. Nekünk világossá kell tenni Izrael felelősségét, és ha szükséges, szankciókkal elérni, hogy végre legyen független, önálló palesztin állam. Ebben az esetben lesz csak béke, különben csak újabb és újabb tűzszüneteket tudunk elérni.

 
  
 

(Ende des Catch-the-eye-Verfahrens)

 
  
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  Benedetto Della Vedova, Presidente in carica del Consiglio, a nome della Vicepresidente della Commissione e Alto Rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza. - Signora Presidente, ringrazio i parlamentari per questa discussione. È stato detto che la situazione è gravida di complessità e credo che questa discussione ne abbia dato testimonianza. È anche vero che, come è stato detto poco fa, questa discussione è simile ad altre discussioni a cui è capitato di assistere e di partecipare anche a me proprio in quest'Aula, nella veste di parlamentare europeo.

Ma credo che proprio per questo, perché i temi restano questi, non solo non debba mancare ma debba essere rafforzato l'impegno in particolare dell'Unione europea. È interesse fondamentale dell'Unione europea sostenere il processo verso la pace e la democrazia nell'intera regione del Medio Oriente e contribuire a far cessare il conflitto israelo-palestinese che, finché non sarà risolto, continuerà a minare la pace e la sicurezza alle porte dell'Unione europea e, magari non direttamente, anche ad essere una delle cause di quanto avviene dentro i confini dell'Unione europea. È stato richiamato più volte nella discussione precedente l'attentato proprio nel cuore delle Istituzioni europee, al museo ebraico di Bruxelles.

Gli episodi di violenza nella parte meridionale di Israele e a Gaza, che si verificano in una regione estremamente instabile, ribadiscono l'urgenza di adoperarsi per raggiungere questo obiettivo. Gli eventi dimostrano che non vi sarà una cessazione definitiva della violenza né una pace duratura finché le aspirazioni dei palestinesi alla statualità e alla sovranità e quelle degli israeliani alla sicurezza non saranno soddisfatte entrambe mediante una pace globale negoziata e fondata sulla coesistenza di due Stati.

Insieme ai suoi partner della comunità internazionale e della regione, l'Unione europea continuerà ad appellarsi al primo ministro Netanyahu e al Presidente Abbas perché si ponga fine alla violenza, riprendano i negoziati e si adoperino con rinnovata determinazione per risolvere il conflitto. L'Unione europea è chiamata a svolgere – e questo è stato più volte richiamato oggi – un ruolo importante in questo contesto e intende continuarlo a farlo nelle settimane e nei mesi critici a venire.

 
  
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  President. - The motions for resolutions to be tabled under Rule 123(2) will be announced in the House at a later time.

The debate is closed.

The vote will take place on Thursday, 17 July 2014.

Written statements (Rule 162)

 
  
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  João Ferreira (GUE/NGL), por escrito. Os próprios termos que enquadram este debate são perversos, enganadores e inaceitáveis. A agressão israelita contra o povo palestiniano, com a criminosa ofensiva militar contra a faixa de Gaza e a sua população, é travestida de escalada de violência entre Israel e Palestina. O desaparecimento e a posterior confirmação da morte de três jovens de um colonato israelita, em circunstâncias não esclarecidas, foi pretexto para uma campanha de punição coletiva contra as povoações palestinianas, com a demolição indiscriminada de casas, assassinatos e a prisão de centenas de pessoas, incluindo dezenas de crianças e deputados do Conselho Legislativo Palestino. A campanha militar israelita em curso é suportada no continuado apoio político, diplomático e militar dos EUA e na atitude da União Europeia, que se esconde no seu silêncio ou dissimula, sob um falso discurso equidistante, a cumplicidade efetiva com a política de terrorismo de Estado de Israel. Pretender ensaiar uma suposta postura de neutralidade perante a vítima e o agressor, perante o ocupado e o ocupante, não é senão um inaceitável e também criminoso ato de cumplicidade, que não pode ficar sem denúncia. Manifestamos toda a solidariedade com o povo palestiniano, com a sua heroica e determinada resistência e luta de libertação nacional, frente à política genocida do Estado de Israel.

 
Last updated: 6 November 2014Legal notice