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 Indice 
 Testo integrale 
Ciclo di vita in Aula
Ciclo del documento : O-000047/2017

Testi presentati :

O-000047/2017 (B8-0319/2017)

Discussioni :

PV 15/06/2017 - 3
CRE 15/06/2017 - 3

Votazioni :

PV 05/07/2017 - 8.13
CRE 05/07/2017 - 8.13

Testi approvati :


Discussioni
Giovedì 15 giugno 2017 - Strasburgo Edizione rivista

3. Creazione di un'ambiziosa strategia industriale per l'UE come priorità strategica per la crescita, l'occupazione e l'innovazione in Europa (discussione)
Video degli interventi
PV
MPphoto
 

  Patrizia Toia, autore . – Signora Presidente, onorevoli colleghi, signora Commissario, l'industria europea costituisce la principale attività economica e fa dell'Europa il primo esportatore al mondo. Nell'industria si concentra l'80 % dell'investimento in ricerca e sviluppo e nascono lì molte scoperte e molte ricerche che hanno applicazione in tanti altri campi.

Sappiamo che il settore manifatturiero continentale ha subito negli anni della crisi un forte calo di produttività e si è abbassato il tasso di occupazione. Intere regioni della nostra Europa sono state deindustrializzate e sono entrate in crisi. Solo recentemente c'è una ripresa della quota del settore industriale rispetto al PIL europeo. Ma oggi l'industria è al bivio, tra innovazione e perdita di competitività, e l'Unione europea deve fare la sua parte, deve rilanciare una propria specifica politica industriale.

Questo è il senso e lo scopo dell'interrogazione. Chiediamo una politica industriale europea più specifica e più coraggiosa, con un piano di azione coerente e olistico che vada proprio nella direzione che si sta percorrendo ma che ha bisogno di un impulso ulteriore per sostenere la competitività delle nostre imprese, con un sostegno attivo della Commissione e anche degli Stati membri, sulla base di alcuni assi prioritari.

Il primo è l'innovazione. La rivoluzione industriale sta investendo, sostenendo e scuotendo l'intero settore industriale. L'industria 4.0 è un indispensabile passaggio, soprattutto per le PMI, per le piccole realtà produttive che da sole non ce la fanno. Allora bisogna lavorare a fianco delle imprese. Smart manufacturing è il tema forte di questa policy . Le ricerche mostrano con evidenza che le aziende che hanno un digital manufacturing elevato e avanzato hanno anche un premio di produttività e di fatturato più elevato. Dunque c'è un nesso molto stretto tra smart manufacturing e capacità produttiva delle imprese.

L'UE deve incentivare anche la convergenza tra i diversi sistemi nazionali. Non possiamo avere un'Europa con 27 industrie 4.0. Occorre un quadro di convergenza, un quadro comunitario, perché oggi c'è una diversità di performance in questo campo troppo forte. C'è un paese che è front runner e gli altri che arrancano, ma questa divergenza non fa bene all'intera economia europea. Ha bisogno l'economia europea di una maggiore convergenza, dunque di far sì che in tutti gli Stati nasca una capacità di smart manufacturing più avanzata.

Ma digital innovation non è solo innovazione tecnologica, è cambiamento dei modelli di business, è cambiamento del mondo del lavoro. Quindi la politica industriale deve andare anche di pari passo con una politica di formazione, di preparazione delle competenze digitali necessarie.

Il secondo punto sono gli investimenti. Noi abbiamo molti strumenti che sono stati messi in campo. Ma io penso che ci sia bisogno, innanzitutto, di rafforzare quelli che hanno dato più successo, più risultati, e poi di renderli più complementari. Penso ai fondi strutturali, penso a Horizon. Il pilastro industriale di Horizon – lo dico alla Commissaria perché certamente è sensibile a questo – deve essere più gestito anche dall'industria, più forte in termini anche di risorse dedicate, perché ha dimostrato che funziona bene. E poi penso anche al Piano Juncker. Il nuovo piano Juncker, se vuole mettere in campo investimenti significativi per la trasformazione dell'industria europea e dell'economia europea, deve dare molto di più per le piccole e medie imprese e per la loro capacità di innovazione.

Infine l'internazionalizzazione. Qui non basta sostenere gli stimoli all'esportazione, occorre sostenere il rafforzamento delle imprese perché si posizionino all'interno della catena globale di valore, che ormai è europea e internazionale. Ci vuole una politica commerciale più equilibrata nel senso anche di aprirsi, di avere un'economia aperta, ma attenta alla reciprocità e ai mutui vantaggi, sapendosi anche difendere – lo diciamo alla Commissaria che si occupa di commercio internazionale – con più capacità difensiva rispetto alla nostra industria, soprattutto dove ci sono paesi che hanno una sovraccapacità produttiva molto forte.

Il tema della green economy e della economia digitale non ho il tempo di trattarlo. Chiudo solo dicendo che c'è tempo e c'è bisogno per un nuovo Consiglio europeo della ricerca.

 
Ultimo aggiornamento: 6 settembre 2017Avviso legale