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 Index 
 Texte intégral 
Débats
Mercredi 25 octobre 2017 - Strasbourg Edition provisoire

11. La lutte contre l'immigration illégale et le trafic d'êtres humains en Méditerranée (débat d'actualité)
Vidéo des interventions
PV
MPphoto
 

  Matteo Salvini, autore . – Signor Presidente, onorevoli colleghi, parlo alla Commissione, parlo a quest'Aula affollata: siamo in 26, non so se da casa ci stanno seguendo, quindi evidentemente il tema dell'immigrazione illegale scalda i cuori dei colleghi eurodeputati.

Proverò a ripetere quello che come Lega e come europarlamentari italiani ripetiamo da qualche anno, con scarso successo: queste politiche assenti e fallimentari sull'immigrazione clandestina stanno facendo il male dei popoli europei e il male dei popoli africani. Chi sta governando l'Europa, con la complicità di alcuni governi – fra cui quello italiano – sta facendo gli interessi delle mafie, degli scafisti, degli schiavisti e delle multinazionali dello sfruttamento.

Parliamo di numeri: negli ultimi tre anni nel Mediterraneo sono morte almeno 15 000 persone, solo in Italia sono sbarcati più di 600 000 presunti rifugiati, che rifugiati non sono, sono scomparsi 30 000 bambini che alimentano un mercato della prostituzione che ormai non conosce regole, e dopo tre anni ci ritroviamo a parlare di quello che dovremmo fare. Cosa dovremmo fare? Non lo fa l'Europa, lo faranno i governi nazionali, compreso quello italiano, se la Lega vincerà le elezioni: proteggere i confini; interrompere i contatti fra le navi delle ONG – che questa istituzione europea continua a finanziare – con gli scafisti; garantire quote di immigrazione legale e positiva per quegli uomini e quelle donne che portano realmente un valore aggiunto alle nostre società, come funziona in Canada, in Australia, in Svizzera e nei paesi evoluti.

Per il momento noi stiamo importando schiavi, fannulloni o delinquenti. In Tunisia nel 2017 sono usciti di galera più di 4 000 delinquenti grazie ai premi e agli indulti delle autorità tunisine. Ebbene, questi stanno arrivando tutti in Italia. L'Italia ha il record di detenuti tunisini: il 67 % dei detenuti tunisini di tutta Europa è in Italia. Quindi al di là del Mediterraneo aprono le galere e noi in Italia apriamo le porte di casa nostra.

Io spero che questa Commissione si svegli, non ne ho tanta convinzione, e a questo punto faremo noi, agevolando l'arrivo di donne e bambini che fuggono davvero dalla guerra – donne e bambini, che in giro per l'Italia e per l'Europa non si vedono, o si vedono troppo poco – e, soprattutto, agevolando l'arrivo di immigrazione legale dai paesi più vicini ai nostri valori, e penso ai paesi di cultura cristiana. Qua si garantiscono i diritti di chiunque, ancora oggi ci si è occupati dei diritti dei rom, perché se ogni mese a Strasburgo non ci si occupa dei diritti dei rom qualcuno non è felice.

Ricordo che i paesi islamici adottano una dichiarazione dei diritti islamici dell'uomo che prevede che la giustizia sia applicata solo in base a quello che prevede la legge islamica, che prevede che la libertà di pensiero sia applicata solo nei limiti di quanto previsto dalla legge islamica, che a proposito della parità di genere, su cui giustamente si scrive tanto, nel matrimonio, all'articolo 19 della dichiarazione islamica dei diritti dell'uomo, si dice che gli uomini hanno una certa supremazia sulle donne. E allora: ti metto in galera se me lo consente la legge islamica, puoi dire quello che vuoi se te lo consente la legge islamica, uomo e donna hanno gli stessi diritti ma l'uomo vale qualcosina in più.

Penso sia giunto il momento di rimettere delle regole per chi vuole entrare in Europa: lo deve fare legalmente, lo deve fare positivamente. Per il resto esiste la regola dell'espulsione, del respingimento, della difesa dei confini. Se non vogliono farlo la Commissione europea o l'Unione europea perché rispondono agli interessi e alle logiche delle multinazionali, lo faranno i popoli, che si svegliano e votano in Germania, in Olanda, in Francia, in Austria e presto anche in Italia.

 
Dernière mise à jour: 10 novembre 2017Avis juridique