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Discussioni
Mercoledì 14 marzo 2018 - Strasburgo Edizione rivista

17. Responsabilità sociale delle imprese (discussione)
Video degli interventi
PV
MPphoto
 

  Sergio Gaetano Cofferati (S&D ). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, signora Commissario, come ha sentito incombe un dramma su 497 lavoratrici e lavoratori italiani. Potrebbero essere di qualsiasi altro paese europeo. Quello che conta è che questo pericolo lo corrono perché le regole europee non sono regole sufficienti.

Jacques Delors parlò per la prima volta di responsabilità sociale nel Libro bianco del 1993, chiedendo alle imprese comportamenti responsabili e chiedendo al Parlamento, già all'epoca, di definire delle norme che fossero efficaci.

Oggi non abbiamo queste norme. È vero che sono state riscritte più volte quelle che riguardano la responsabilità sociale, e l'abbiamo fatto anche di recente. Però c'è un vulnus : non sono obbligatorie. E quando queste regole sono semplicemente facoltative e mettono in discussione solo la reputazione delle imprese che non le rispettano, succede quello che stiamo commentando.

Perché Whirlpool ed Embraco hanno dei bellissimi volumi, che pubblicano tutti gli anni, sulla loro responsabilità sociale, dicono che sono sostenibili le loro attività, che sono socialmente e ambientalmente responsabili. Non è così! Dicono che hanno un ottimo rapporto con i territori e con le associazioni che li organizzano e li rappresentano. Non è così! Occorre cambiare le norme relative alla responsabilità sociale.

Poi io credo che sarebbe molto utile una cosa, un atto politico. La Commissione intervenga su Whirlpool. Contano molto di più i fatti, anche quelli piccoli o apparentemente piccoli, di tante dichiarazioni di principio. Se convocate l'azienda e chiedete all'azienda di cambiare direzione di marcia, rimettendo le cose al loro posto, avrete fatto un'eccezione rispetto alla regola, ma un atto politico del quale vi daranno atto molte persone.

 
Ultimo aggiornamento: 17 luglio 2018Avviso legale