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PROPOSTA DI RISOLUZIONE
WORD 44k
Vedasi anche la proposta di risoluzione comune RC-B5-0188/2002
4 aprile 2002
PE 316.573
 
B5‑0193/2002
presentata a seguito delle dichiarazioni del Consiglio e della Commissione
a norma dell'articolo 37, paragrafo 2, del regolamento
da Olivier Dupuis, Emma Bonino, Marco Pannella, Gianfranco Dell'Alba, Benedetto Della Vedova, Marco Cappato, Maurizio Turco, Jas Gawronski, Paolo Bartolozzi, Renato Brunetta, Luigi Cesaro, Giorgio Lisi, Mario Mantovani, Generoso Andria, Carlo Fatuzzo, Amalia Sartori, Paolo Pastorelli, Mario Mauro, Giacomo Santini, Mario Clemente Mastella, Claudio Martelli, Luciana Sbarbati, Paulo Casaca, Niall Andrews, Richard A. Balfe, David W. Martin, John Bowis, Francesco Turchi, Roberto Felice Bigliardo, Gérard Onesta, Reinhold Messner e Wolfgang Ilgenfritz
sulla situazione in Cecenia

Risoluzione del Parlamento europeo sulla situazione in Cecenia 
B5‑0193/2002

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sulla situazione in Cecenia,

–  visti le conclusioni del vertice di Istanbul dell'OSCE nel 1999 e gli impegni presi dalla Federazione russa in quell'occasione,

A.  considerando che l'ampiezza e la ferocia delle violazioni dei diritti fondamentali di cui si rendono colpevoli le forze armate russe in Cecenia non hanno pari nella storia recente, nemmeno in quella delle ore più buie della tragedia bosniaca,

B.  sottolineando il fatto che dal 1994, inizio della prima guerra di Cecenia, tra i 100.000 e i 200.000 ceceni (10 e 20 % della popolazione, per lo più civili) hanno trovato la morte, 170.000 sono rifugiati all'estero, 260.000 all'interno della Cecenia, costretti a vivere in condizioni disumane, mentre migliaia sono attualmente detenuti nei tristemente celebri "campi di filtraggio",

C.  estremamente preoccupato per le informazioni relative all'utilizzo da parte delle forze russe di armi proibite dalla Convenzioni di Ginevra e in particolare di bombe a frammentazione e armi chimiche,

D.  condannando senza appello l'esistenza in seno alle forze armate russe di veri e propri "squadroni della morte" composti dai tristemente celebri Kontrakniki, spesso vecchi criminali che godono di una riduzione della pena a condizione di accettare di "combattere" in Cecenia; ricordando che questi squadroni ed altre unità dell'esercito russo procedono quotidianamente e su larga scala a operazioni di rastrellamento che comprendono l'esecuzione sommaria di parte degli abitanti della zona investita e il ricorso allo stupro, alla rapina e alla tortura contro la popolazione civile,

E.  salutando in questo contesto il coraggio e l'alto senso morale dei coscritti e degli obiettori di coscienza russi che preferiscono disertare o rifiutare di partecipare all'ignominia della guerra in Cecenia,

F.  considerando inaccettabile che, nonostante le ripetute richieste del Parlamento europeo al Commissario Poul Nielson di recarsi con estrema urgenza in Cecenia per svolgervi una valutazione completa dei bisogni in termini di aiuti umanitari e per marcare allo stesso tempo la volontà dell'Europa di non ignorare la tragedia in corso in Cecenia, questi non abbia ancora trovato il tempo, dall'autunno del 1999, di andarvi,

G.  sottolineando che la tragica situazione dei rifugiati ceceni pone l'Unione nell'obbligo di concepire un'operazione umanitaria di vastità paragonabile a quella che è stata capace di realizzare in Kosovo,

H.  invitando inoltre le autorità degli Stati membri a mettere fine a qualsiasi procedura che possa comportare l'espulsione di cittadini ceceni attualmente rifugiati in Europa verso la Russia o qualsiasi altro Stato da cui potrebbero essere trasferiti in Russia,

I.  considerando che il silenzio e l'inazione dell'Unione davanti a questa tragedia sono già percepiti come una rinuncia alla difesa e all'affermazione di quelli che sono i suoi valori e principi rispetto alla Federazione russa e sono considerati di fatto dalle autorità russe come una carta bianca a qualsiasi esazione,

J.  sottolineando che tale rinuncia dell'Unione ha contribuito in maniera notevole all'indebolimento delle istituzioni democratiche, delle istanze legali e della società civile (a cominciare dai media) a vantaggio di un'oligarchia militare-finanziaria ormai onnipotente,

K.  sottolineando, che oltre due anni dopo i sanguinosi attentati di Mosca attribuiti ai ceceni dalla autorità russe e invocati da queste per giustificare l'intervento in Cecenia, non è stato possibile finora trovare nessuna prova che dimostri l'implicazione dei ceceni, mentre fin dall'inizio sono affiorati indizi relativi all'implicazione dei servizi segreti russi e di ambienti vicini al potere,

L.  profondamente deluso del fatto che l'annuncio dell'avvio di negoziati tra il rappresentante del Presidente Putin ed il rappresentante del Presidente Mashkadov non abbia prodotto che un solo incontro tra i due, lo scorso novembre, e che nessun progresso sia stato registrato in tale occasione,

M.  ricordando inoltre la volontà costantemente ribadita dal Presidente Mashkadov di avviare dei negoziati,

N.  considerando che, pur ammettendo che il Presidente Putin sia in buona fede quando afferma di volere dei negoziati con la controparte cecena, la politica attualmente seguita dall'Unione non può essergli di alcun aiuto per affermare tale volontà di fronte ad una lobby militare prosperante come mai sulla tragedia del popolo ceceno,

O.  ricordando la legittimità dell'elezione del Presidente Mashkadov, del governo e del Parlamento della Repubblica di Cecenia, riconosciuti nel 1997 dall'OSCE e quindi dalla Federazione russa, e di conseguenza l'illegittimità di qualsiasi tentativo di organizzare nuove elezioni nell'attuale clima di terrore imposto dalle truppe russe in Cecenia,

P.  considerando che l'Unione Europea non può ignorare – soprattutto dopo l’11 settembre – le crescenti frustrazioni della popolazione cecena davanti all’indifferenza della comunità internazionale rispetto alla tragedia di cui è vittima e la possibilità che tali frustrazioni istighino atti irreparabili,

Q.  considerando che la gravità della situazione in Cecenia è ormai tale da costituire, oltre ad una tragedia per il popolo ceceno, anche una grave minaccia per la democrazia in Russia, per la stabilità dell'intera regione e per la sicurezza di tutta l'umanità,

1.  è più che mai convinto che solo una soluzione politica, attraverso negoziati tra le autorità russe e le autorità legittime cecene sotto l’egida di una terza parte, potrà mettere fine alla guerra;

2.  afferma che, senza un gesto forte, urgente e concreto del Presidente Putin in tal senso, l'Unione si vedrà obbligata a concludere che manca una reale volontà di negoziare da parte della Federazione russa, la quale si fa quindi gioco della comunità internazionale;

3.  chiede al Consiglio, alla Commissione e agli Stati membri di fare dell'avvio immediato di negoziati tra il Presidente Putin e il Presidente Mashkadov un obiettivo prioritario della propria politica con la Federazione russa;

4.  chiede al Consiglio e alla Commissione di stabilire con estrema urgenza un ponte aereo tra la Cecenia e l'Unione europea che permetta di accogliere, fino alla conclusione di un accordo di pace tra le due parti, 200.000 rifugiati ceceni da ripartire equamente tra i 15 Stati membri;

5.  chiede che siano invitati, sotto l'egida della delegazione interparlamentare per le relazioni con la Russia e della propria commissione per gli affari esteri, i negoziatori russo e ceceno;

6.  invita il suo Presidente a trasmettere al Presidente Mashkadov la propria disponibilità ad accoglierlo al Parlamento europeo;

7.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione alla Commissione, al Consiglio, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al Presidente Putin, al governo e alla Duma russi, nonché al Presidente Mashkadov, al governo e al parlamento ceceni.

Ultimo aggiornamento: 14 aprile 2004Avviso legale