Ciclo di vita in Aula
Ciclo del documento : B8-0153/2018

Testi presentati :

B8-0153/2018

Discussioni :

Votazioni :

PV 15/03/2018 - 10.14
CRE 15/03/2018 - 10.14

Testi approvati :


PROPOSTA DI RISOLUZIONE
PDF 193kWORD 57k
12.3.2018
PE616.099v01-00
 
B8-0153/2018

presentata a seguito di una dichiarazione della Commissione

a norma dell'articolo 123, paragrafo 2, del regolamento


sulla responsabilità sociale delle imprese (RSI) (2018/2633(RSP))


Daniele Viotti, Sergio Gaetano Cofferati, Patrizia Toia, Agnes Jongerius, Sylvia-Yvonne Kaufmann, Udo Bullmann, Josef Weidenholzer a nome del gruppo S&D

Risoluzione del Parlamento europeo sulla responsabilità sociale delle imprese (RSI) (2018/2633(RSP))  
B8-0153/2018

Il Parlamento europeo,

–  visti gli articoli 2, 3, 6 e 21 del trattato sull'Unione europea (TUE),

–  visti gli articoli 6, 9, 145-161, 173 e 174 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),

–  visti gli articoli 12, 14, 15, 21, 23 e 26 nonché il titolo IV della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,

–  vista la Carta sociale europea,

–  visti la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo (1948) e altri strumenti delle Nazioni Unite nel campo dei diritti umani, in particolare il patto sui diritti civili e politici (1966), il patto sui diritti economici, sociali e culturali (1966), la convenzione internazionale sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale (1965), la convenzione sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna (1979), la convenzione sui diritti del fanciullo (1989), la convenzione internazionale sulla tutela dei diritti di tutti i lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie (1990) e la convenzione sui diritti delle persone con disabilità (2006),

–  visti la dichiarazione tripartita sui principi concernenti le imprese multinazionali e la politica sociale dell'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL), i principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani e gli orientamenti dell'OCSE per le imprese multinazionali,

–  viste le convenzioni dell'OIL che stabiliscono le norme fondamentali universali in materia di lavoro per quanto riguarda: l'abolizione del lavoro forzato (nn. 29 (1930) e 105 (1957)); la libertà di associazione e diritto di contrattazione collettiva (nn. 87 (1948) e 98 (1949)); l'abolizione del lavoro minorile (nn. 138 (1973) e 182 (1999)); la non discriminazione nel lavoro (nn. 100 (1951) e 111 (1958)),

–  viste altresì le convenzioni dell'OIL n. 94 sulle clausole di lavoro (contratti pubblici) e n. 154 sulla contrattazione collettiva,

–  vista la direttiva 2014/95/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 ottobre 2014, recante modifica della direttiva 2013/34/UE per quanto riguarda la comunicazione di informazioni di carattere non finanziario e di informazioni sulla diversità da parte di talune imprese e di taluni gruppi di grandi dimensioni(1),

–  vista la direttiva (UE) 2017/828 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 maggio 2017, che modifica la direttiva 2007/36/CE per quanto riguarda l'incoraggiamento dell'impegno a lungo termine degli azionisti(2),

–  vista la comunicazione della Commissione dal titolo "Strategia rinnovata dell'UE per il periodo 2011-14 in materia di responsabilità sociale delle imprese" (COM(2011)0681),

–  viste le sue risoluzioni del 13 marzo 2007 sulla responsabilità sociale delle imprese: un nuovo partenariato(3) e del 6 febbraio 2013 sulla responsabilità sociale delle imprese: comportamento commerciale affidabile, trasparente e responsabile e crescita sostenibile(4) e sulla responsabilità sociale delle imprese: promuovere gli interessi della società e un cammino verso una ripresa sostenibile e inclusiva(5),

–  viste le sue risoluzioni del 25 novembre 2010 sulla responsabilità sociale delle imprese negli accordi commerciali internazionali(6), dell'8 giugno 2011 sulla dimensione esterna della politica sociale, la promozione delle norme sociali e del lavoro e la responsabilità sociale delle imprese europee(7), e del 5 luglio 2016 sull'attuazione delle raccomandazioni 2010 del Parlamento sulle norme sociali e ambientali, i diritti umani e la responsabilità delle imprese(8),

–  vista la sua risoluzione del 15 gennaio 2013 recante raccomandazioni alla Commissione concernenti l'informazione e la consultazione dei lavoratori, l'anticipazione e la gestione delle ristrutturazioni(9),

–  viste le sue risoluzioni del 14 settembre 2016 sul dumping sociale nell'Unione europea(10), del 19 gennaio 2017 su un pilastro europeo dei diritti sociali(11) e del 4 luglio 2017 sulle condizioni di lavoro e l'occupazione precaria(12),

–  viste le sue risoluzioni del 5 ottobre 2016 sulla necessità di una politica europea di reindustrializzazione alla luce dei recenti casi di Caterpillar e Alstom(13) e del 5 luglio 2017 sulla creazione di un'ambiziosa strategia industriale per l'UE come priorità strategica per la crescita, l'occupazione e l'innovazione in Europa(14),

–  viste le sue risoluzioni del 25 novembre 2015(15) e del 6 luglio 2016 sulle decisioni anticipate in materia fiscale (tax ruling) e altre misure analoghe per natura o effetto(16) e la sua raccomandazione del 13 dicembre 2017 al Consiglio e alla Commissione a seguito dell'inchiesta sul riciclaggio di denaro, l'elusione fiscale e l'evasione fiscale(17),

–  visto l'articolo 123, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.  considerando che la responsabilità sociale delle imprese (RSI) rappresenta la responsabilità delle imprese per il loro impatto sulla società, comprende un'ampia gamma di settori e si basa sulla trasparenza, un approccio a lungo termine e un dialogo e un rapporto positivi con tutte le parti interessate, in particolare i lavoratori dipendenti; che è necessario rafforzare l'impegno delle istituzioni europee e degli Stati membri nella promozione della RSI, attraverso misure legislative e non legislative;

B.  considerando che il piano d'azione dell'Unione europea in materia di RSI è scaduto nel 2014 e non è ancora stato rinnovato;

C.  considerando che l'industria europea è ai vertici mondiali in diversi settori industriali, rappresenta oltre la metà delle esportazioni dell'Europa e circa il 65 % degli investimenti per la ricerca e lo sviluppo e assicura oltre 50 milioni di posto di lavoro (diretti e indiretti), ossia il 20 % dei posti di lavoro in Europa; che il contributo dell'industria manifatturiera europea al PIL dell'UE è sceso dal 19 % a meno del 15,5 % nel corso degli ultimi 20 anni e che è altresì diminuito il suo contributo all'occupazione e agli investimenti in materia di ricerca e sviluppo; che il rafforzamento della nostra base industriale è essenziale per il mantenimento di competenze e know-how nell'Unione, ed è necessaria un'efficace, forte e ambiziosa strategia industriale per conseguire tale obiettivo;

D.  considerando che la decisione dell'Embraco, multinazionale con sede in Brasile e di proprietà della Whirlpool, di chiudere il suo impianto di produzione di Riva di Chieri (Italia), licenziando 497 lavoratori e delocalizzando la produzione in un altro Stato membro, solleva una serie di questioni politiche di più ampia portata;

E.  considerando che lo stabilimento di Riva di Chieri è redditizio, registra un elevato livello di produttività e che la decisione di delocalizzare la produzione si basa su motivi finanziari a breve termine anziché su considerazioni economiche a lungo termine; che la dirigenza dell'Embraco ha finora rifiutato di avviare seri negoziati per quanto riguarda i licenziamenti con i rappresentanti dei lavoratori e le autorità nazionali e locali, ma ha solo accettato di rinviare i licenziamenti;

F.  considerando che la situazione dell'Embraco è solo uno dei numerosi casi recenti di chiusure e licenziamenti nell'Unione europea, spesso legati ai processi di delocalizzazione verso un altro Stato membro o al di fuori dell'Unione europea; che tali processi esercitano un notevole impatto negativo a livello economico e sociale per l'Unione europea; che alcune imprese multinazionali hanno perseguito strategie incentrate unicamente sui rendimenti finanziari a breve termine a scapito della sostenibilità a lungo termine, dell'occupazione, dell'innovazione, degli investimenti in materia di R&S e dell'aggiornamento delle competenze;

G.  considerando che, nelle situazioni in cui sia in corso una ristrutturazione, la RSI dovrebbe promuovere il dialogo tra imprese e soggetti interessati, in particolare i lavoratori e le autorità locali, onde garantire la prosecuzione dell'attività degli impianti di produzione e la salvaguardia dei posti di lavoro; che la RSI riveste particolare rilevanza nel caso delle regioni dipendenti da un numero limitato di grandi imprese per l'occupazione, gli investimenti e la coesione sociale;

H.  considerando che la RSI dovrebbe svolgere un ruolo decisivo nell'elaborazione dei processi decisionali delle imprese; che l'Embraco e la Whirlpool, nonostante i loro impegni pubblici in relazione alla sostenibilità, hanno dimostrato una notevole mancanza di RSI nelle loro decisioni sullo stabilimento di Riva di Chieri e nei loro rapporti con le parti interessate;

I.  considerando che la direttiva (UE) 2017/828 concernente l'incoraggiamento dell'impegno a lungo termine degli azionisti mira, tra l'altro, a promuovere processi decisionali nelle società quotate basati sulla sostenibilità e la competitività a lungo termine anziché su ragioni e utili a breve termine;

J.  considerando che l'articolo 9 TFUE sancisce quali principi fondamentali dell'Unione la promozione di un livello elevato di occupazione, la garanzia di un'adeguata protezione sociale, la lotta contro l'esclusione sociale e un elevato livello di istruzione, formazione e tutela della salute umana; che la Commissione si è impegnata a conseguire un "rating tripla A sociale" per l'UE; che le politiche economiche e sociali sono intese a servire le persone, anche promuovendo attività economiche sostenibili e socialmente responsabili su piede di parità, e che le persone sono il fattore più importante della competitività di un'impresa e del corretto funzionamento dell'economia;

K.  considerando che il dumping, sia esso di natura sociale, fiscale o ambientale, è contrario ai valori europei, in quanto mette a rischio la protezione dei diritti dei cittadini UE, la promozione di migliori condizioni di vita e di lavoro, il corretto funzionamento del mercato interno e la leale competizione fra gli attori economici;

L.  considerando che uno dei principi fondamentali delle politiche dell'UE è la coesione sociale, il che significa un costante e continuo ravvicinamento delle retribuzioni nonché la garanzia della protezione sociale per tutti i lavoratori; che nell'Unione persistono considerevoli differenze per quanto concerne le condizioni lavorative e le retribuzioni e che la convergenza sociale verso l'alto è fondamentale per la prosperità e una maggiore domanda interna nell'intera Unione;

M.  considerando che, malgrado i recenti scandali e l'indignazione che hanno suscitato, si sono registrati progressi insufficienti nella lotta contro l'evasione e l'elusione fiscale ad opera di multinazionali e singoli e nel superamento del fenomeno del dumping fiscale all'interno dell'Unione europea;

1.  sostiene che la responsabilità sociale delle imprese rappresenta un elemento fondamentale del modello economico e sociale europeo; ribadisce il suo sostegno alla definizione di RSI come "responsabilità delle imprese per il loro impatto sulla società", come indicato nella comunicazione della Commissione del 2011 dal titolo "Strategia rinnovata dell'UE per il periodo 2011-14 in materia di responsabilità sociale delle imprese";

2.  ricorda che l'Europa è un'economia sociale di mercato che mira a conseguire una crescita economica sostenibile e inclusiva; ricorda l'importante obiettivo definito nella strategia Europa 2020 che prevede di raggiungere il 20 % del prodotto interno lordo da parte dell'industria entro il 2020;

3.  esprime piena solidarietà e sostegno a tutti i lavoratori dello stabilimento di Riva di Chieri (Italia) dell'Embraco, società brasiliana di proprietà della Whirlpool, e alle loro famiglie, come pure ai subappaltatori interessati, ed evidenzia il notevole impatto negativo che la chiusura dello stabilimento potrebbe esercitare sull'economia e la comunità locali; chiede che siano adottate le misure necessarie a garantire la continuità dell'occupazione per la totalità dei lavoratori interessati e di assicurarsi che le attività e la produzione economiche presso lo stabilimento di Riva di Chieri siano garantite a lungo termine;

4.  sottolinea che questo è soltanto uno dei numerosi recenti casi di delocalizzazione di multinazionali all'interno e all'esterno dell'Unione europea; è particolarmente preoccupato per il fatto che i processi decisionali delle imprese multinazionali spesso privilegiano i risultati a breve termine e gli utili degli azionisti rispetto all'impatto economico e sociale delle loro decisioni sugli interessati e la società; ritiene che ciò sia in contraddizione con i valori europei della RSI;

5.  osserva che, nonostante gli impegni pubblici assunti dall'Embraco e dalla Whirlpool in materia di sostenibilità, compresa la responsabilità sociale, vi è stata una sostanziale mancanza di RSI nelle decisioni che queste società hanno adottato per quanto riguarda lo stabilimento di Riva di Chieri e nel modo in cui hanno trattato tali decisioni; deplora che la dirigenza dell'Embraco non si sia impegnata in una discussione e in un negoziato adeguati con i rappresentanti dei lavoratori e le autorità nazionali e locali;

6.  sottolinea che le attività di un'impresa socialmente responsabile dovrebbero basarsi sui seguenti presupposti: a) qualità di prodotti e servizi; b) dialogo positivo con tutte le parti interessate, in particolare i lavoratori; c) processi decisionali che favoriscano la sostenibilità a lungo termine e un adeguato livello di trasparenza; d) pieno rispetto dei diritti umani e del lavoro nonché di tutta la legislazione e dei contratti collettivi applicabili tra le parti sociali ed e) miglioramento delle condizioni di lavoro;

7.  ricorda che un approccio socialmente responsabile non solo costituisce un vantaggio per la società nel suo insieme, ma che anche le imprese, i consumatori e gli investitori sono sempre più interessati all'impatto ambientale e sociale dei prodotti o dei servizi acquistati nonché delle società in cui investono; sottolinea che, allo stesso tempo, un comportamento socialmente irresponsabile può pregiudicare gravemente le prestazioni delle aziende;

8.  invita la Commissione a presentare, entro la fine del 2018, un nuovo piano d'azione in materia di responsabilità sociale delle imprese; evidenzia che tale piano d'azione dovrebbe prevedere un approccio più ambizioso in materia di RSI che comprenda i requisiti legali nonché obblighi di segnalazione più rigorosi e meccanismi di controllo più efficaci, sulla base dell'esperienza acquisita con la direttiva sulla comunicazione di informazioni di carattere non finanziario (direttiva 2014/95/UE);

9.  sottolinea che un piano d'azione rivisto dovrebbe altresì includere in una definizione aggiornata di RSI il rispetto dei principi e diritti fondamentali, compresi quelli definiti nella Carta sociale europea e le norme fondamentali del lavoro dell'OIL, la promozione di un livello elevato di occupazione e di un elevato livello di qualità delle condizioni di lavoro e di coesione sociale; che il piano d'azione dovrebbe altresì prevedere l'introduzione di un marchio sociale europeo per la RSI;

10.  invita gli Stati membri a sfruttare appieno la possibilità di includere criteri ambientali e sociali, compresa la RSI, nelle loro procedure in materia di appalti pubblici; invita la Commissione a promuovere tali iniziative e ad agevolare lo scambio delle migliori pratiche al riguardo;

11.  invita la Commissione e gli Stati membri a sostenere gli sforzi volti a istituire un trattato vincolante sulle società transnazionali a livello ONU, e a spingere verso un accordo ambizioso che istituisca meccanismi efficaci e attuabili per garantire il pieno rispetto dei diritti umani nelle attività economiche delle società multinazionali;

12.  evidenzia che la prima considerazione in materia di RSI deve essere l'elevata qualità delle relazioni industriali all'interno di un'impresa; è fermamente convinto che il dialogo sociale tra aziende e lavoratori sia fondamentale quando si tratti di anticipare e gestire i cambiamenti e di individuare soluzioni ai problemi dell'industria;

13.  ritiene che la RSI dovrebbe basarsi inoltre su una maggiore informazione, consultazione e partecipazione dei lavoratori; chiede alla Commissione di adottare misure in questo settore, anche attraverso la proposta di revisione della direttiva sul comitato aziendale europeo e il rafforzamento della partecipazione dei lavoratori alle questioni aziendali; chiede alla Commissione di presentare al più presto, previa consultazione delle parti sociali, una proposta di un quadro giuridico sull'informazione e la consultazione dei lavoratori, l'anticipazione e la gestione delle ristrutturazioni, seguendo le raccomandazioni figuranti nella risoluzione del Parlamento europeo del 15 gennaio 2013 sull'informazione e la consultazione dei lavoratori, l'anticipazione e la gestione delle ristrutturazioni;

14.  ritiene che un elemento di fondamentale importanza nelle considerazioni sulla RSI dovrebbe essere l'impegno delle imprese a migliorare le competenze e le conoscenze dei lavoratori, attraverso una formazione e un'istruzione efficaci e adeguate lungo tutto l'arco della vita;

15.  ritiene che, in caso di trasferimento di attività economiche, le imprese dovrebbero essere chiamate a contribuire, anche economicamente, alla definizione di una valida attività alternativa per gli stabilimenti e i lavoratori interessati; invita la Commissione a proporre misure legislative volte a garantire che le società che ricevono finanziamenti pubblici possano essere costrette, in caso di delocalizzazione delle loro attività, a restituire i fondi ottenuti;

16.  invita la Commissione a indagare i casi in cui le imprese decidono di trasferire la produzione all'interno dell'UE, al fine di garantire, tra l'altro, che i fondi europei non siano stati impropriamente utilizzati per promuovere la concorrenza tra gli Stati membri; invita la Commissione a verificare inoltre che i fondi pubblici non siano utilizzati in modo improprio da parte degli Stati membri, in particolare per attirare le imprese di altri Stati membri, anche attraverso forme di dumping sociale e fiscale;

17.  è convinto che l'industria debba essere considerata un valore strategico per la competitività e la sostenibilità a lungo termine dell'UE; sottolinea che soltanto un'industria forte e resiliente nonché una politica industriale orientata al futuro, con gli investimenti e il sostegno pubblici necessari, permetteranno all'Unione di far fronte alle varie sfide che l'attendono, tra cui la sua reindustrializzazione, la sua transizione verso la sostenibilità e la creazione di un'occupazione di qualità;

18.  sottolinea che la Commissione e gli Stati membri devono assicurare la competitività e la sostenibilità a lungo termine della base industriale dell'UE e prevedere meglio le situazioni socioeconomiche di crisi o eventuali delocalizzazioni; ribadisce che la crisi economica ha avuto un profondo impatto sulla produzione industriale, con una perdita significativa di posti di lavoro, di know-how industriale e di competenze degli addetti all'industria; sottolinea che l'UE dovrebbe difendere e promuovere il valore aggiunto delle industrie e degli impianti di produzione, come l'Embraco di Riva di Chieri, che continuano a essere competitivi sul mercato europeo e globale;

19.  ritiene fondamentale garantire parità di condizioni in tutta l'UE e invita la Commissione ad adottare misure legislative e non legislative volte a combattere il dumping sociale, fiscale e ambientale; condanna con fermezza i casi in cui le imprese decidono di delocalizzare le loro attività economiche, specialmente quando siano redditizie, sulla base di un onere inferiore in materia di imposte o costo del lavoro o di norme ambientali meno rigorose; sottolinea che tale fenomeno compromette seriamente il funzionamento del mercato interno e la fiducia dei cittadini nell'Unione europea;

20.  esorta la Commissione a prendere iniziative al fine di migliorare le condizioni di vita dei cittadini dell'UE grazie a una riduzione degli squilibri economici e sociali; sottolinea la necessità di azioni efficaci sulle questioni sociali al fine di migliorare le condizioni sociali e di lavoro nell'UE attraverso la progressiva convergenza verso l'alto, anche nel contesto del pilastro europeo dei diritti sociali, onde evitare il dumping sociale e una corsa al ribasso in termini di norme sul lavoro;

21.  invita la Commissione a promuovere una copertura più ampia della contrattazione collettiva, in linea con le tradizioni e le prassi nazionali degli Stati membri e nel pieno rispetto dell'autonomia delle parti sociali; raccomanda l'istituzione, in cooperazione con le parti sociali, di soglie retributive sotto forma di salari minimi nazionali, sulla base della retribuzione mediana;

22.  deplora che, nell'ipotesi peggiore della chiusura di un impianto di produzione, gli strumenti del welfare in vigore nella maggior parte degli Stati membri non siano adeguati; esorta gli Stati membri a garantire un'adeguata protezione sociale che consenta alle persone di rimanere economicamente attive e di vivere in condizioni dignitose; invita la Commissione a sostenere gli Stati membri nel garantire adeguati sussidi di disoccupazione, la formazione professionale e servizi di sostegno per le persone che hanno perso il posto di lavoro, con particolare attenzione per i lavoratori scarsamente qualificati e i lavoratori con più di 50 anni di età;

23.  ribadisce che l'attuazione di una strategia fiscale responsabile deve essere considerata uno dei pilastri della RSI e che la pianificazione fiscale aggressiva è incompatibile con la RSI; deplora che gran parte delle imprese non includano tale elemento nelle loro considerazioni e relazioni in materia di RSI; invita la Commissione a includere tale elemento, definendone correttamente il contenuto, nella versione aggiornata del piano d'azione;

24.  invita la Commissione e gli Stati membri a dare opportuno seguito alle raccomandazioni del Parlamento per lottare efficacemente contro l'evasione e l'elusione fiscali e superare il dumping fiscale all'interno dell'UE, in particolare attraverso l'introduzione di una rendicontazione pubblica paese per paese e una base imponibile comune consolidata, vietando le società di comodo e lottando contro i paradisi fiscali, sia all'interno che all'esterno dell'Unione europea; evidenzia l'importanza di istituire un'aliquota d'imposta societaria effettiva minima a livello europeo;

25.  accoglie con favore il ruolo della Commissione in quanto competente autorità garante della concorrenza nelle indagini in corso sugli aiuti di Stato riguardanti le decisioni anticipate in materia fiscale; incoraggia la Commissione ad esercitare appieno i suoi poteri previsti dalle norme UE in materia di concorrenza per combattere le pratiche fiscali dannose e a sanzionare gli Stati membri e le società di cui è accertato il coinvolgimento in siffatte pratiche e, più in generale, nel dumping fiscale; sottolinea la necessità che la Commissione consacri maggiori risorse – finanziarie e umane – al potenziamento della propria capacità di portare avanti contemporaneamente tutte le necessarie indagini fiscali sugli aiuti di Stato;

26.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione alla Commissione e al Consiglio nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.

(1)

GU L 330 del 15.11.2014, pag. 1.

(2)

GU L 132 del 20.5.2017, pag. 1.

(3)

GU C 301E del 13.12.2007, pag. 45.

(4)

GU C 24 del 22.1.2016, pag. 28.  

(5)

GU C 24 del 22.1.2016, pag. 33.

(6)

GU C 99E del 3.4.2012, pag. 101.

(7)

GU C 380E dell'11.12.2012, pag. 39.

(8)

Testi approvati, P8_TA(2016)0298.

(9)

GU C 440 del 30.12.2015, pag. 23.

(10)

Testi approvati, P8_TA(2016)0346.

(11)

Testi approvati, P8_TA(2017)0010.

(12)

Testi approvati, P8_TA(2017)0290.

(13)

Testi approvati, P8_TA(2016)0377.

(14)

Testi approvati, P8_TA(2017)0305.

(15)

GU C 366 del 27.10.2017, pag. 51.

(16)

Testi approvati, P8_TA(2016)0310.

(17)

Testi approvati, P8_TA(2017)0491.

Ultimo aggiornamento: 20 marzo 2018Avviso legale