Procedura : 2011/2881(RSP)
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Ciclo del documento : RC-B7-0542/2011

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RC-B7-0542/2011

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PV 27/10/2011 - 8.6
CRE 27/10/2011 - 8.6
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P7_TA(2011)0471

PROPOSTA DI RISOLUZIONE COMUNE
PDF 152kWORD 89k
25.10.2011
PE472.739v01-00}
PE472.742v01-00}
PE472.745v01-00}
PE472.746v01-00}
PE472.748v01-00}
PE472.752v01-00} RC1
 
B7-0542/2011}
B7-0545/2011}
B7-0548/2011}
B7-0549/2011}
B7-0551/2011}
B7-0555/2011} RC1

presentata a norma dell'articolo 110, paragrafo 4, del regolamento

in sostituzione delle proposte di risoluzione presentate dai gruppi

S&D (B7‑0542/2011)

EFD (B7‑0545/2011)

ECR (B7‑0548/2011)

ALDE (B7‑0549/2011)

Verts/ALE (B7‑0551/2011)

PPE (B7‑0555/2011)


sulla situazione in Egitto e in Siria, in particolare per quanto riguarda le comunità cristiane


Elmar Brok, Mario Mauro, Ioannis Kasoulides, Cristian Dan Preda, Tokia Saïfi, Hans-Gert Pöttering, Magdi Cristiano Allam, Othmar Karas, Ria Oomen-Ruijten, Gabriele Albertini, Inese Vaidere, Elena Băsescu, Elisabeth Jeggle, Monica Luisa Macovei, Zuzana Roithová, Nadezhda Neynsky, Roberta Angelilli, Thomas Mann, Constance Le Grip, Salvatore Iacolino, Bernd Posselt, Elżbieta Katarzyna Łukacijewska, Sari Essayah, Anne Delvaux, Radvilė Morkūnaitė-Mikulėnienė, Franck Proust, Rodi Kratsa-Tsagaropoulou a nome del gruppo PPE
Véronique De Keyser a nome del gruppo S&D
Marietje Schaake, Marielle De Sarnez, Kristiina Ojuland, Ramon Tremosa i Balcells, Ivo Vajgl, Edward McMillan-Scott, Frédérique Ries, Alexandra Thein, Izaskun Bilbao Barandica, Louis Michel, Sarah Ludford a nome del gruppo ALDE
Charles Tannock, Ryszard Antoni Legutko, Peter van Dalen, Tomasz Piotr Poręba a nome del gruppo ECR
Hélène Flautre, Franziska Katharina Brantner, Judith Sargentini, Ulrike Lunacek, Raül Romeva i Rueda a nome del gruppo Verts/AL
Fiorello Provera a nome del gruppo EFD
EMENDAMENTI

Risoluzione del Parlamento europeo sulla situazione in Egitto e in Siria, in particolare per quanto riguarda le comunità cristiane  

Il Parlamento europeo,

–   viste le sue precedenti risoluzioni sull'Egitto e sulla Siria, in particolare la risoluzione del 15 settembre 2011 sulla situazione in Siria, la risoluzione del 7 luglio 2011 su Siria, Yemen e Bahrein nel contesto della situazione nel mondo arabo e in Nord Africa, e la risoluzione del 17 febbraio 2011 sulla situazione in Egitto,

–   vista la sua risoluzione del 20 gennaio 2011 sulla situazione dei cristiani nel contesto della libertà religiosa,

–   viste le dichiarazioni del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/HR) dell'8 ottobre 2011 sulla Siria e del 10 ottobre 2011 sull'Egitto,

–   viste le conclusioni del Consiglio "Affari esteri" del 20 febbraio 2011,

–   viste le conclusioni del Consiglio "Affari esteri "del 10 ottobre 2011 sulla Siria e le conclusioni del Consiglio europeo del 23 ottobre 2011,

–   vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948,

–   visto il patto internazionale sui diritti civili e politici del 1966, del quale l'Egitto e la Siria sono firmatari,

–   vista la decisione 2011/522/PESC del Consiglio che modifica la decisione 2011/273/PESC relativa a misure restrittive nei confronti della Siria, la decisione 2011/523/PESC del Consiglio che sospende parzialmente l'applicazione dell'accordo di cooperazione tra la Comunità economica europea e la Repubblica araba siriana, il regolamento (UE) n. 878/2011 del Consiglio, del 2 settembre 2011, che modifica il regolamento (UE) n. 442/2011 concernente misure restrittive in considerazione della situazione in Siria e il regolamento (UE) n. 1011/2011 del Consiglio, del 13 ottobre 2011, che modifica il regolamento (UE) n. 442/2011 concernente misure restrittive in considerazione della situazione in Siria,

–   visto l'articolo 110, paragrafo 4, del suo regolamento,

A. considerando che la libertà di religione, la libertà di credo, la libertà di coscienza e la libertà di pensiero sono valori fondamentali e universali e costituiscono elementi essenziali della democrazia; che l'Unione europea ha ripetutamente espresso il suo impegno a favore della libertà di religione, della libertà di credo, della libertà di coscienza e della libertà di pensiero e ha sottolineato che i governi hanno il dovere di garantire tali libertà in tutto il mondo;

Egitto

 

B.  considerando che l'Egitto sta attraversando un periodo cruciale di transizione democratica e in questo processo deve far fronte a notevoli sfide e difficoltà; che lo sviluppo economico e migliori condizioni di vita per la popolazione sono essenziali per la stabilità politica e sociale a lungo termine nel paese;

C. considerando che il 9 ottobre 2011 almeno 25 cittadini egiziani sono stati uccisi e oltre 300 sono rimasti feriti durante una marcia pacifica organizzata dai cristiani copti al Cairo, partendo dal distretto di Shubra nel nord della capitale in direzione dell'edificio Maspero della televisione di Stato, per protestare contro l'attacco a una chiesa copta nella provincia di Assuan, lottare efficacemente contro la discriminazione religiosa e chiedere di adottare una legge unificata sull'edificazione dei luoghi di culto, di sanzionare penalmente in maniera efficace la discriminazione religiosa e di ricostruire la chiesa oggetto degli attacchi;

D. considerando che le autorità egiziane hanno risposto a questo tragico evento con un'ispezione della zona di Maspero da parte dalla procura generale, un'indagine condotta sotto l'autorità giudiziaria militare e la creazione di una commissione d'inchiesta composta da membri della magistratura per indagare su questi incidenti allo scopo di perseguire i responsabili dell'istigazione alla violenza e di atti di violenza; che hanno proceduto all'esame immediato di un progetto di decreto per regolarizzare la situazione dei luoghi di culto costruiti senza un'opportuna autorizzazione; che, su richiesta dei capi di vari gruppi religiosi, hanno avviato un dibattito sociale su un progetto di codice unificato per l'edificazione dei luoghi di culto finalizzato alla sua adozione, e hanno deciso di introdurre modifiche al codice penale per combattere la discriminazione nel settore pubblico e in quello privato;

E.  considerando che da marzo 2011 decine di migliaia di copti avrebbero lasciato l'Egitto;

F.  considerando che i civili arrestati in virtù della legge d'emergenza sono giudicati da tribunali militari che violano il diritto a un giusto processo e negano agli imputati il ​​diritto di appello; che le organizzazioni dei diritti umani hanno segnalato che, da marzo 2011, oltre 12 000 civili sono stati processati dinanzi a questi tribunali speciali;

G. considerando che Maikel Nabil Sanad è stato arrestato dalla polizia militare il 28 marzo 2011 presso la sua abitazione al Cairo per avere espresso la sua opinione in rete e criticato il ruolo dell'esercito egiziano durante e dopo la rivoluzione popolare; che il 10 aprile 2011 è stato condannato a tre anni di reclusione con l'accusa di "aver insultato l'esercito" dopo un processo rapido e iniquo dinanzi ad un tribunale militare e in assenza del suo avvocato, della sua famiglia e dei suoi amici;

H. considerando che le minacce rivolte alle ONG, segnatamente quelle coinvolte nella difesa dei diritti umani, in un'intensa campagna diffamatoria lanciata dalla stampa di proprietà statale, è servita a delegittimare e a stigmatizzare tali organizzazioni agli occhi dell'opinione pubblica come soggetti che agiscono contro l'interesse dell'Egitto;

I.   considerando che altre violenze sono state istigate dalla televisione di Stato egiziana quando è stato rivolto un appello alla popolazione affinché "proteggesse l'esercito";

J.   considerando che il periodo di transizione successivo alla rivoluzione del 25 gennaio in Egitto è stato caratterizzato da una tendenza alla marginalizzazione delle donne, che sono state escluse dalla commissione costituzionale e che, nel quadro della revisione della legge sui diritti politici, la quota femminile è stata abolita;

K. preoccupato per il rapimento di ragazze copte che sono state costrette a convertirsi all'Islam;

Siria

L.  considerando che dall'inizio della violenta repressione delle proteste pacifiche in Siria nel marzo 2011 si è registrata una drammatica escalation delle uccisioni sistematiche, delle violenze e delle torture e l'esercito e le forze di sicurezza siriane continuano a rispondere con uccisioni mirate, torture e arresti di massa; che, secondo stime delle Nazioni Unite, oltre 3 000 persone hanno perso la vita, molte altre sono state ferite e migliaia sono state imprigionate; che molti siriani stanno subendo un deterioramento della situazione umanitaria a seguito delle violenze e degli sfollamenti;

M. considerando che a nessun giornalista e osservatore internazionale è tutt'ora consentito l'accesso al paese; che i resoconti di attivisti siriani per i diritti umani e le immagini riprese dai telefoni cellulari costituiscono l'unico mezzo per documentare le diffuse violazioni dei diritti umani e gli attacchi sistematici, sia mirati che casuali, contro i manifestanti pacifici e i cittadini in generale in Siria;

N. considerando che gli eventi in corso in Siria sono accompagnati da azioni volte a fomentare conflitti interetnici e interconfessionali e ad aumentare le tensioni settarie; che secondo alcune stime la popolazione cristiana in Siria sarebbe scesa dal 10 all'8 %; che migliaia di cristiani iracheni si sono trasferiti in Siria per sfuggire a violenze nei loro confronti in Iraq; che molti cristiani in Siria temono di essere vittime della violenza settaria nel paese; considerando che le comunità cristiane hanno un importante ruolo da svolgere nella democratizzazione del paese;

O. considerando che, nelle sue conclusioni del 10 ottobre 2011, il Consiglio si è compiaciuto degli sforzi messi in atto dall'opposizione politica siriana per creare una piattaforma unita, ha invitato la comunità internazionale ad esprimere il medesimo compiacimento e ha preso atto della creazione del Consiglio nazionale siriano (CNS) come positivo passo in avanti; considerando che in Siria è stato inoltre istituito il Comitato nazionale per il cambiamento democratico;

Egitto

1.  ribadisce la sua solidarietà con il popolo egiziano in questo critico e difficile periodo di transizione democratica nel paese e continua a sostenere le sue aspirazioni democratiche; esorta l'Unione europea e gli Stati membri a continuare a sostenere gli sforzi per accelerare le riforme democratiche, economiche e sociali in Egitto;

2.  condanna fermamente le uccisioni di manifestanti in Egitto; esprime il suo sincero cordoglio alle famiglie di tutte le vittime; invita le autorità ad assicurare che le forze di sicurezza non facciano un ricorso sproporzionato alla forza; sottolinea il diritto di tutti i cittadini di manifestare liberamente e pacificamente, sotto la debita protezione delle autorità preposte al rispetto della legge; invita le autorità egiziane a rilasciare i 28 cristiani arrestati a Maspero e tutte le altre persone che sono state arrestate;

3.  accoglie con favore gli sforzi compiuti dalle autorità egiziane per identificare gli autori e gli esecutori degli attacchi alle comunità cristiane; sottolinea l'importanza che una magistratura civile indipendente proceda a indagini indipendenti, approfondite e trasparenti sui fatti di Maspero affinché tutti i responsabili siano chiamati a risponderne; sottolinea la necessità di tenere pienamente conto del ruolo dei mezzi di informazione; prende atto dell'annuncio del governo relativo all'esame immediato di un progetto di decreto per regolarizzare la situazione dei luoghi di culto costruiti senza un'opportuna autorizzazione e al rafforzamento degli strumenti giuridici volti a combattere la discriminazione nel settore pubblico e in quello privato; evidenzia tuttavia la responsabilità del governo e delle autorità egiziani di garantire la sicurezza di tutti i cittadini del paese e di assicurare alla giustizia i responsabili delle violenze;

4.  invita le autorità egiziane a garantire il pieno rispetto di tutti i diritti fondamentali, tra cui la libertà di associazione, la libertà di riunione pacifica, la libertà di espressione e la libertà di religione, di coscienza e di pensiero per tutti i cittadini egiziani, compresi i cristiani copti, e a far sì che le comunità cristiane copte non siano vittime di aggressioni violente e possano vivere in pace ed esprimere liberamente le proprie convinzioni in tutto il paese; chiede che le chiese siano adeguatamente protette per porre fine alle continue aggressioni e distruzioni di chiese da parte di estremisti islamici; valuta positivamente la prosecuzione degli sforzi miranti all'adozione di un codice comune per l'edificazione dei luoghi di culto; sottolinea che il diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione è un diritto fondamentale garantito dagli strumenti giuridici; esorta le autorità egiziane a porre fine alla discriminazione nei confronti dei cristiani copti, ad esempio sopprimendo il riferimento alla religione in tutti i documenti ufficiali, e a garantire a tutti i cittadini egiziani pari dignità e pari opportunità di accesso a tutti gli incarichi pubblici e politici, compresa la rappresentanza nelle forze armate, in Parlamento e nel governo;

5.  chiede agli Stati membri dell'UE di rispettare rigorosamente il Codice di condotta dell'Unione europea per l'esportazione di armi; esorta il vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Catherine Ashton, ad assicurare l'attuazione e il rispetto di questi requisiti;

6.  ritiene che una nuova Costituzione debba prevedere esplicitamente la tutela di tutti i diritti fondamentali, tra cui la libertà di associazione, di riunione pacifica, di espressione, di religione, di coscienza e di pensiero, nonché la protezione delle minoranze; chiede alle autorità egiziane di assicurarsi che tutte le disposizioni costituzionali siano inclusive e non lascino spazio a discriminazioni contro alcun individuo nella società egiziana;

7.  sottolinea l'importanza di organizzare in Egitto elezioni libere, eque e trasparenti all'Assemblea del popolo e al Consiglio della Shura alla fine del 2011 e all'inizio del 2012, nonché elezioni presidenziali nel 2012; esorta l'Unione europea e gli Stati membri a continuare a sostenere e assistere le autorità egiziane, i partiti politici e la società civile negli sforzi intesi a conseguire questo obiettivo; incoraggia le autorità egiziane a facilitare il lavoro delle organizzazioni straniere che intendono seguire il processo elettorale in loco; chiede che il governo provvisorio egiziano sia sostituito quanto prima da un governo formatosi in base ai risultati di libere elezioni;

8.  chiede al Consiglio supremo delle forze armate (CSFA) di abolire immediatamente la legge d'emergenza che viola i diritti alla libertà di espressione, associazione e riunione, per evitare che le elezioni parlamentari previste a fine anno si svolgano sotto lo stato di emergenza;

9.  accoglie con favore in detto contesto la modifica del codice penale intesa a sanzionare penalmente gli atti di discriminazione basati su sesso, razza, lingua, religione o convinzioni;

10. ritiene che l'UE debba adottare misure in caso di gravi violazioni dei diritti umani di qualsiasi cittadino in Egitto; sottolinea la necessità che l'UE si mantenga pronta ad adottare ulteriori misure per aiutare il popolo egiziano che si sta battendo con mezzi pacifici per un futuro democratico;

11. invita le autorità egiziane ad adottare una nuove legge sulle associazioni che sia conforme agli standard internazionali in materia di diritti umani e in stretta consultazione con le ONG e i gruppi impegnati nel campo dei diritti umani; sottolinea che il rispetto dei diritti delle donne, la parità di genere e la partecipazione politica delle donne sono fattori essenziali per un'evoluzione effettivamente democratica dell'Egitto;

12. si dichiara vivamente preoccupato per le condizioni di salute di Maikel Nabil Sanad, il blogger imprigionato, e chiede la sua immediata liberazione; sollecita il governo e le autorità egiziane a porre fine senza indugio ai processi militari di civili; esorta le autorità egiziane a garantire che nessuna organizzazione della società civile sia oggetto di intimidazioni dirette o indirette nel paese e a favorire la partecipazione di tali organizzazione al processo di transizione democratica, incluso il processo elettorale;

Siria

13. condanna fermamente l'uso brutale e sproporzionato della forza contro manifestanti pacifici e la sistematica repressione degli attivisti a favore della democrazia, dei difensori dei diritti umani, dei giornalisti, dei medici e del personale sanitario; esprime la sua più viva preoccupazione per la gravita delle violazioni dei diritti umani perpetrate dalle autorità siriane, fra cui gli arresti di massa, le esecuzioni extragiudiziali, la detenzione arbitraria, le sparizioni e le torture, anche nei confronti dei bambini, che potrebbero costituire un crimine contro l'umanità; rinnova il proprio invito al presidente Bashar al-Assad e al suo regime a lasciare il potere immediatamente per consentire una transizione politica in Siria, nell'ottica di avviare un processo di profonde riforme democratiche;

14. esprime il suo sincero cordoglio alle famiglie delle vittime; loda il coraggio e la determinazione del popolo siriano e sostiene con forza le sue aspirazioni a ottenere il pieno rispetto dello Stato di diritto, dei diritti umani e delle libertà fondamentali nonché la garanzia di migliori condizioni economiche e sociali;

15. ribadisce il suo appello a favore di un'indagine indipendente, trasparente ed efficace sugli omicidi, gli arresti, le detenzioni arbitrarie, le presunte sparizioni forzate e le torture perpetrate dalle forze di sicurezza siriane, al fine di garantire che i responsabili di tali atti siano chiamati a renderne conto alla comunità internazionale; ritiene che il Consiglio di sicurezza dell'ONU dovrebbe deferire la Siria al Tribunale penale internazionale (TPI) allo scopo di rendere giustizia al popolo siriano ed evitare che un numero maggiore di persone sia vittima di queste pratiche; chiede l'accesso incondizionato delle organizzazioni internazionali attive in campo umanitario e dei diritti umani e dei mezzi di informazione internazionali nel paese e sottolinea la richiesta avanzata dalle forze di opposizione e dai dimostranti siriani per l'invio di osservatori internazionali;

16. è profondamente preoccupato per la situazione dei cristiani in Siria, in particolare per la loro sicurezza; condanna le azioni d'incitamento al conflitto interconfessionale; sollecita le autorità siriane attuali e future ad assicurare una protezione affidabile ed efficiente alle comunità cristiane;

17. sottolinea l'importanza del rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali in Siria, in particolare la libertà di religione, di credo, di coscienza e di pensiero; esprime, a tale riguardo, il suo appoggio alla comunità cristiana nel paese e, al contempo, la incoraggia a svolgere un ruolo positivo e costruttivo negli eventi in corso in Siria; incoraggia altresì le forze siriane di opposizione a dichiarare o riconfermare il loro impegno a favore dei diritti umani e delle libertà fondamentali, in particolare la libertà di religione, di credo, di coscienza e di pensiero;

18. plaude alla dichiarazione positiva del Consiglio sugli sforzi dell'opposizione politica siriana per creare una piattaforma unita; ribadisce il suo invito al vicepresidente/alto rappresentante Ashton, al Consiglio e alla Commissione a continuare a incoraggiare e sostenere l'emergere delle forze siriane organizzate di opposizione democratica sia all'interno che all'esterno del paese;

19. si compiace dell'impegno dell'UE di continuare a sollecitare una forte azione delle Nazioni Unite al fine di aumentare la pressione internazionale; rinnova il proprio invito ai membri del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, in particolare Russia e Cina, a non bloccare una risoluzione che condanni l'uso letale della forza da parte del regime siriano e chieda urgentemente che vi si ponga fine, e a mettere in atto sanzioni qualora ciò non avvenga; sostiene con forza la decisione dell'UE del 23 settembre 2011 di adottare ulteriori sanzioni contro il regime siriano; sottolinea la necessità che l'UE si mantenga pronta ad adottare ulteriori misure per aiutare il popolo siriano che si sta battendo con mezzi pacifici per un futuro democratico;

20. valuta positivamente la condanna del regime siriano da parte della Turchia e dell'Arabia Saudita e il ruolo svolto dalla Turchia nell'accogliere i rifugiati;

21. condanna fermamente gli atti di violenza, le molestie e le intimidazioni ai danni di alcuni cittadini siriani che avvengono nel territorio dell'Unione europea e ricorda che il diritto a manifestare liberamente e pacificamente in sicurezza è pienamente garantito negli Stati membri dell'UE, anche a coloro che protestano contro il governo del presidente Bashar al-Assad;

22. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al governo e al parlamento della Federazione Russa, al governo e al parlamento della Repubblica popolare cinese, all'amministrazione statunitense e al Congresso degli Stati Uniti, al Segretario generale della Lega araba, al governo della Repubblica araba d'Egitto, al governo e al parlamento della Repubblica araba siriana.

 

Ultimo aggiornamento: 27 ottobre 2011Avviso legale