Procedura : 2015/2604(RSP)
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Ciclo del documento : RC-B8-0242/2015

Testi presentati :

RC-B8-0242/2015

Discussioni :

PV 12/03/2015 - 6.3
CRE 12/03/2015 - 6.3

Votazioni :

PV 12/03/2015 - 8.3

Testi approvati :

P8_TA(2015)0073

PROPOSTA DI RISOLUZIONE COMUNE
PDF 149kWORD 72k
11.3.2015
PE552.221v01-00}
PE552.240v01-00}
PE552.244v01-00}
PE552.246v01-00}
PE552.247v01-00}
PE552.249v01-00} RC1
 
B8-0242/2015}
B8-0261/2015}
B8-0265/2015}
B8-0267/2015}
B8-0268/2015}
B8-0270/2015} RC1

presentata a norma dell'articolo 135, paragrafo 5, e dell'articolo 123, paragrafo 4, del regolamento

in sostituzione delle proposte di risoluzione presentate dai gruppi:

Verts/ALE (B8‑0242/2015)

ALDE (B8‑0261/2015)

ECR (B8‑0265/2015)

EFDD (B8‑0267/2015)

PPE (B8‑0268/2015)

S&D (B8‑0270/2015)


sulla Tanzania, in particolare sulla questione dell'accaparramento dei terreni (2015/2604(RSP))


Cristian Dan Preda, Maurice Ponga, Elmar Brok, Andrey Kovatchev, György Hölvényi, Ramona Nicole Mănescu, Jiří Pospíšil, Giovanni La Via, Bogdan Brunon Wenta, Stanislav Polčák, Csaba Sógor, Tomáš Zdechovský, Lara Comi, Jaromír Štětina, Pavel Svoboda, József Nagy, Tunne Kelam, Lars Adaktusson, Joachim Zeller, Andrej Plenković, David McAllister, Ivana Maletić, Therese Comodini Cachia, Francesc Gambús, Pascal Arimont, Claude Rolin, Davor Ivo Stier, Monica Macovei, Marijana Petir a nome del gruppo PPE
Josef Weidenholzer, Nikos Androulakis, Norbert Neuser, Miroslav Poche, Liisa Jaakonsaari, Nicola Caputo, Enrico Gasbarra, Kashetu Kyenge, Krystyna Łybacka, Alessia Maria Mosca, Tonino Picula, Neena Gill, David Martin, Arne Lietz, Marc Tarabella, Elena Valenciano, Carlos Zorrinho, István Ujhelyi, Michela Giuffrida, Viorica Dăncilă, Victor Negrescu, Sorin Moisă, Andi Cristea, Marlene Mizzi, Vilija Blinkevičiūtė, Lidia Joanna Geringer de Oedenberg, Zigmantas Balčytis, Maria Arena, Hugues Bayet, Eric Andrieu, Eider Gardiazabal Rubial, Ana Gomes, Demetris Papadakis, Afzal Khan, Jude Kirton-Darling, Luigi Morgano, Soraya Post, Pier Antonio Panzeri, Brando Benifei, Juan Fernando López Aguilar, Javi López, Momchil Nekov, José Blanco López, Laurenţiu Rebega a nome del gruppo S&D
Charles Tannock a nome del gruppo ECR
Catherine Bearder, Ramon Tremosa i Balcells, Hilde Vautmans, Maite Pagazaurtundúa Ruiz, Ivo Vajgl, Martina Dlabajová, Beatriz Becerra Basterrechea, Urmas Paet, Marietje Schaake, Dita Charanzová, Javier Nart, Petras Auštrevičius, Gérard Deprez, Marielle de Sarnez, Ivan Jakovčić, Louis Michel, Jozo Radoš, Robert Rochefort, Pavel Telička, Antanas Guoga, Fredrick Federley, José Inácio Faria, Johannes Cornelis van Baalen a nome del gruppo ALDE
Maria Heubuch, Heidi Hautala, Judith Sargentini, Jordi Sebastià, Michèle Rivasi, Bodil Ceballos, Barbara Lochbihler, Ernest Urtasun, Davor Škrlec, Igor Šoltes a nome del gruppo Verts/ALE
Ignazio Corrao, Fabio Massimo Castaldo, Piernicola Pedicini, Marco Valli, Eleonora Evi, Rolandas Paksas, Valentinas Mazuronis a nome del gruppo EFDD
EMENDAMENTI

Risoluzione del Parlamento europeo sulla Tanzania, in particolare sulla questione dell'accaparramento dei terreni (2015/2604(RSP))  

Il Parlamento europeo,

–   vista la "Land Transparency Initiative" (iniziativa sulla trasparenza fondiaria) lanciata dal G8 nel 2013,

–   visti il quadro e gli orientamenti di politica fondiaria in Africa (ALPFG) dell'Unione africana, il quadro strategico dell'Unione africana per la pastorizia in Africa: "Policy Framework for Pastoralism in Africa: Securing, Protecting and Improving the Lives, Livelihoods and Rights of Pastoralist Communities", adottato dalla conferenza dei ministri africani dell'agricoltura tenutasi nell'ottobre 2010 e approvato dalla 18a sessione ordinaria del Consiglio esecutivo, tenutasi ad Addis Abeba nel gennaio 2011 (doc. EX.CL/631 XVIII), nonché la dichiarazione del 2009 dell'Unione africana sulle sfide e le questioni fondiarie in Africa,

–   visti la Dichiarazione del vertice mondiale sulla sicurezza alimentare, approvata a Roma nel 2010, i principi sugli investimenti agricoli responsabili nel rispetto dei diritti, dei mezzi di sussistenza e delle risorse (PRAI), le linee guida volontarie dell'Organizzazione per l'alimentazione e l'agricoltura (FAO) sulla gestione responsabile della terra, dei territori di pesca e delle foreste nel contesto della sicurezza alimentare nazionale,

–   visti i principi guida sugli investimenti fondiari su larga scala in Africa dell'Unione africana, della Banca africana di sviluppo e della Commissione economica per l'Africa,

–   vista la relazione del relatore speciale delle Nazioni Unite per il diritto all'alimentazione, Olivier De Schutter, dell'11 giugno 2009, dal titolo "Large-scale land acquisitions and leases: a set of core principles and measures to address the human rights challenge" (Acquisizioni e locazioni terriere su larga scala: un insieme di principi e misure fondamentali per affrontare la sfida dei diritti umani),

–   vista la dichiarazione del Millennio dell'8 settembre 2000 che definisce gli obiettivi di sviluppo del millennio (OSM), in particolare gli obiettivi 1, 3 e 7,

–   vista la relazione del 2014 sugli obiettivi di sviluppo del Millennio delle Nazioni Unite,

–   vista la relazione della Conferenza delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile svoltasi a Rio de Janeiro, Brasile, dal 20 al 22 giugno 2012,

–   visti lo studio del programma delle Nazioni Unite per gli insediamenti umani (UN-Habitat) intitolato "Secure Land Rights for All" (Diritti fondiari sicuri per tutti) del 2008 e la guida UN-Habitat dal titolo "How to Develop a Pro-Poor Land Policy: Process, Guide and Lessons" (Come elaborare una politica fondiaria favorevole ai poveri: processo, guida e lezioni),

–   viste la dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti dei popoli indigeni (UNDRIP) e la convenzione n. 169 del 1989 sui popoli indigeni e tribali dell'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL),

–   viste la legge n. 5 del 1999 sui terreni dei villaggi e la legge del 1982 sull'amministrazione locale della Repubblica unita della Tanzania,

–   visti gli orientamenti dell'UE del 2004 a sostegno dell'elaborazione di una politica fondiaria e dei programmi nei paesi in via di sviluppo,

–   vista la dichiarazione della Commissione del 9 aprile 2014 sull'istituzione di un nuovo programma per l'importo di 33 000 000 di EUR finalizzato a migliorare la gestione fondiaria e la sicurezza alimentare e nutrizionale delle aziende agricole a conduzione familiare e delle comunità vulnerabili nell'Africa subsahariana,

–   visti i principi guida delle Nazioni Unite in materia di imprese e diritti umani del 2011,

–   vista la risoluzione sulle conseguenze sociali e ambientali della pastorizia nei paesi ACP approvata dall'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE nel novembre 2013 (ACP-EU/101.526/13/fin),

–   visto lo studio del 2015 sull'impatto dell'accaparramento dei terreni sui diritti umani (Addressing the Human Rights Impact of Land Grabbing) commissionato dalla sua sottocommissione per i diritti dell'uomo,

–   visto l'accordo di Cotonou riveduto,

–   vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo,

–   vista la Carta africana dei diritti dell'uomo e dei popoli,

–   visti l'articolo 135, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 4, del suo regolamento,

A. considerando che le sfide principali del ventunesimo secolo, ossia la sicurezza alimentare, le scarse risorse energetiche e idriche, l'aumento demografico e l'espansione dei centri urbani, il degrado ambientale, il cambiamento climatico, le calamità naturali e la fragilità dello Stato, sono strettamente correlate ai temi della gestione dei terreni, il che accresce il bisogno di dare priorità a una riforma fondiaria globale e alla garanzia dei diritti fondiari;

B.  considerando che le autorità della Tanzania hanno annunciato un piano che prevede la vendita di 1 500 chilometri quadrati di terre masai nel Serengeti occidentale a una società privata di caccia e safari con sede negli Emirati arabi uniti; che tale piano implica l'espulsione di 40 000 masai dediti alla pastorizia;

C. considerando che, grazie alle pressioni internazionali, il presidente della Tanzania Jakaya Kikwete ha dichiarato nel novembre 2014 di aver abbandonato il piano e si è impegnato a non costringere i masai a lasciare le loro terre ancestrali; che, nonostante le promesse, migliaia di masai sono stati illegalmente espulsi dalle loro terre; che, secondo notizie recenti, oltre 200 abitazioni sarebbero state distrutte e il bestiame confiscato dalle autorità della Tanzania, lasciando oltre 3 000 persone senza casa né rifugio;

D. considerando che la storia dei masai della Tanzania è costellata di lunghe battaglie su aspre controversie con le autorità tanzaniane inerenti la proprietà fondiaria, sin dal 1992, quando alla Ortello Business Corporation (OBC), di proprietà straniera, sono stati concessi i diritti di caccia all'interno della Game Control Area di Loliondo, che è abitata e di proprietà di pastori masai;

E.  considerando che la petizione della comunità masai del distretto di Ngorongoro è stata firmata online sulla piattaforma AVAAZ da oltre 2 milioni di persone in tutto il mondo;

F.  considerando che gli investitori privati e i governi hanno mostrato un interesse crescente per l'acquisizione o la locazione a lungo termine di ampie superfici terriere ai fini della produzione alimentare, energetica o dell'estrazione mineraria, soprattutto nei paesi in via di sviluppo dell'Africa, in particolare in Tanzania;

G. considerando che tra il 2005 e il 2008 la Tanzania ha assistito a un significativo aumento dell'interesse straniero e interno per la realizzazione nel paese di piantagioni per biocarburante su vasta scala, quando agli investitori furono assegnati circa 640 000 ettari di terra, privando i contadini e le famiglie rurali delle loro terre e dei mezzi di sostentamento e incrementando la loro insicurezza alimentare;

H. considerando che, secondo le stime, 1,4 miliardi di ettari nel mondo sono disciplinati da norme consuetudinarie; che l'accesso alla terra per le popolazioni indigene si è dotato di specifiche forme di tutela ai sensi della convenzione n. 169 dell'OIL e della dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti dei popoli indigeni, mentre l'articolo 10 di quest'ultima garantisce il diritto di non essere costretti ad abbandonare i propri territori o terre e stabilisce che non possa esservi alcun ricollocamento senza previo consenso, libero e informato, delle popolazioni indigene, e a seguito della conclusione di un accordo che definisca un risarcimento giusto ed equo nonché, ove possibile, l'opzione del ritorno;

I.   considerando che le acquisizioni terriere su vasta scala possono essere definite a norma della dichiarazione di Tirana del 2011 come "accaparramento di terreni" quando trovano applicazione una o più delle seguenti condizioni: vi è una evidente violazione dei diritti umani; lo sfollamento delle comunità locali interessate viene eseguito senza il previo consenso libero e informato; non è basato su contratti trasparenti o si riscontra un impatto sociale, economico e ambientale negativo;

J.   considerando che, secondo la Banca africana di sviluppo, il 75% della popolazione della Tanzania è costituita da piccoli agricoltori; che le comunità pastorali vivono bene e in armonia con la fauna selvatica protetta e rappresentano circa il 10% della popolazione tanzaniana, compresi i masai, anche se continuano a subire enormi perdite di terreni a causa della vendita di terre senza conoscere adeguatamente le conseguenze legali e pratiche, dell'assegnazione illecita e basata sulla corruzione di terre a stranieri, e della classificazione dei terreni come suolo fiduciario, riserve e parchi nazionali da parte delle autorità;

K. considerando che l'articolo 17 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo riconosce il diritto di tutti alla proprietà a titolo individuale o in associazione con altri e stabilisce che nessuno può essere privato arbitrariamente della sua proprietà;

L.  considerando che società internazionali, incluse società europee, hanno svolto un ruolo significativo nelle acquisizioni di terra su vasta scala in Tanzania, e che enti finanziari internazionali hanno partecipato al finanziamento di compravendite fondiarie su vasta scala nel paese;

M. considerando che il quadro e gli orientamenti di politica fondiaria in Africa invitano a rispettare i diritti umani delle comunità, ivi incluso il rispetto dei diritti fondiari consuetudinari e le risorse connesse al suolo;

N. considerando che nel maggio 2014 l'UE ha avviato un nuovo programma per rafforzare la gestione fondiaria e contribuire a migliorare la sicurezza alimentare e nutrizionale delle aziende agricole a conduzione famigliare e delle comunità vulnerabili nei paesi africani;

1.  condanna fermamente lo sfollamento illecito delle comunità rurali locali, la distruzione dei loro villaggi e del loro modo di vivere tradizionale, così come la violazione dei loro diritti umani fondamentali, ivi incluso il diritto a una alimentazione adeguata, il diritto all'acqua e ad alloggi adeguati;

2.  condanna in particolare le azioni che non riconoscono la legittimità degli accordi fondiari di origine consuetudinaria che conferiscono diritti legali agli individui e alle comunità, e impediscono l'espropriazione e gli abusi in materia di diritto fondiario, e che sono diffusi soprattutto tra le comunità africane;

3.  invita il governo della Tanzania ad attuare immediatamente le VGGT e a provvedere all'effettiva rivendicabilità dei diritti ivi stabiliti; a sostenere il primo principio fondamentale dei principi guida sugli investimenti fondiari su larga scala in Africa, che include il rispetto dei diritti umani delle comunità e i diritti fondiari consuetudinari e contribuisce alla governance responsabile delle terre e delle risorse fondiarie conformemente allo Stato di diritto; a migliorare i diritti fondiari a favore delle donne, che rappresentano almeno la metà della forza lavoro nell'agricoltura e nel commercio, anche se i loro diritti di proprietà e i servizi che corredano tali diritti (ad esempio l'accesso alle banche e la partecipazione ad associazioni) restano limitati, nonché i diritti fondiari a favore delle comunità vulnerabili e dei gruppi sociali, come le comunità pastorali;

4.  chiede l'avvio di un'indagine indipendente per quanto concerne le controversie fondiarie di Loliondo;

5.  esorta il governo della Tanzania a promuovere politiche d'investimento agricolo che vadano a vantaggio della popolazione locale nelle regioni interessate, a rispettare e applicare le sue politiche in materia di valutazioni d'impatto sociale e ambientale, comprese le valutazioni dell'impatto sulla produzione alimentare locale, prima dell'avvio di qualsiasi progetto d'investimento e a rispettare debitamente le disposizioni in materia di consultazione e compensazione in caso di esproprio dei terreni;

6.  ricorda in particolare che, a norma del diritto internazionale, i popoli indigeni sono beneficiari di forme specifiche di tutela dei propri diritti fondiari; sottolinea, in linea con la dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti dei popoli indigeni, che i cambiamenti di destinazione dei terreni non dovrebbero mai avere luogo senza il previo consenso libero e informato delle comunità locali interessate; insiste sul fatto che gli Stati devono predisporre meccanismi efficaci per la prevenzione e la correzione di qualsiasi azione che abbia lo scopo o l'effetto di espropriare i popoli indigeni dei loro terreni, territori o risorse;

7.  esprime preoccupazione per la mancanza di informazioni precise e per la segretezza che circonda numerosi investimenti in Tanzania; chiede alla Commissione di incoraggiare le autorità a garantire che le compravendite fondiarie siano condotte in modo pubblico e trasparente e siano adattate agli allevatori nomadi o alle persone dedite alla pastorizia;

8.  invita la Commissione, in particolare, a dialogare attivamente con le autorità della Tanzania al fine di incoraggiarle vivamente a procedere a un riconoscimento giuridicamente vincolante e codificato dei diritti dei masai, con particolare riferimento alle loro terre ancestrali, fornendo così la tutela giuridica necessaria per evitare future controversie;

9.  sottolinea che conseguire la sicurezza del regime di proprietà per le comunità rurali è essenziale ai fini della realizzazione degli obiettivi di sviluppo del Millennio (OSM); invita l'UE a potenziare lo sviluppo delle capacità dei tribunali dei paesi in via di sviluppo al fine di applicare in modo efficace le leggi sulla proprietà e di risolvere le controversie sui terreni nell'ambito di un approccio universale, volto a consolidare i sistemi giudiziari e lo Stato di diritto;

10. ricorda che i progetti di ampia scala causano frequentemente gravi danni all'ambiente naturale, compresa la distruzione delle foreste, la perdita di biodiversità e la contaminazione delle acque;

11. chiede alla Commissione di assicurare l'allineamento dei suoi orientamenti di politica fondiaria alle VGGT e dare loro maggior rilievo attraverso i suoi programmi di cooperazione allo sviluppo, le politiche commerciali e di investimento e il suo coinvolgimento nelle istituzioni finanziarie multilaterali;

12. ribadisce che i diritti umani e le norme che vietano l'accaparramento dei terreni dovrebbero essere integrati negli accordi commerciali e d'investimento dell'UE, compreso il sistema di preferenze generalizzate (SPG);

13. sottolinea l'importanza della totale trasparenza e attendibilità delle operazioni delle società e degli istituti finanziari dell'UE relative agli investimenti agricoli e alle acquisizioni di terreni su vasta scala in Tanzania, e chiede l'istituzione di un meccanismo UE rigoroso ed efficace per controllare tali operazioni;

14. invita la Commissione a presentare al Parlamento una relazione sulla spesa relativa ai programmi di sviluppo e al bilancio dell'UE connesso alla gestione fondiaria, con l'obiettivo di garantire che tali programmi promuovano i diritti umani e affrontino le sfide legate all'accaparramento dei terreni;

15. sottolinea che i processi di politica fondiaria devono riconoscere in modo effettivo il ruolo delle istituzioni e delle strutture locali e territoriali di gestione/amministrazione fondiaria, insieme a quelle statali;

16. incoraggia il settore privato europeo a riesaminare i codici di condotta esistenti, volontari e non, connessi alle pratiche di accaparramento dei terreni, e a garantire che le società europee applichino in tale contesto gli stessi criteri qualitativi all'interno dell'Unione e ai loro investimenti al di fuori dell'UE;

17. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, all'Unione africana nonché al governo e al parlamento della Tanzania.

 

 

Ultimo aggiornamento: 12 marzo 2015Avviso legale