Procedura : 2016/2609(RSP)
Ciclo di vita in Aula
Ciclo del documento : RC-B8-0342/2016

Testi presentati :

RC-B8-0342/2016

Discussioni :

PV 10/03/2016 - 4.3
CRE 10/03/2016 - 4.3

Votazioni :

PV 10/03/2016 - 7.3

Testi approvati :

P8_TA(2016)0085

PROPOSTA DI RISOLUZIONE COMUNE
PDF 295kWORD 89k
9.3.2016
PE579.775v01-00}
PE579.783v01-00}
PE579.785v01-00}
PE579.787v01-00}
PE579.792v01-00}
PE579.794v01-00} RC1
 
B8-0342/2016}
B8-0350/2016}
B8-0372/2016}
B8-0374/2016}
B8-0379/2016}
B8-0381/2016} RC1

presentata a norma dell'articolo 135, paragrafo 5, e dell'articolo 123, paragrafo 4, del regolamento

in sostituzione delle proposte di risoluzione presentate dai gruppi:

Verts/ALE (B8-0342/2016)

ECR (B8-0350/2016)

EFDD (B8-0372/2016)

PPE (B8-0374/2016)

ALDE (B8-0379/2016)

S&D (B8-0381/2016)


sulla Repubblica democratica del Congo (2016/2609(RSP))


Cristian Dan Preda, Elmar Brok, Mariya Gabriel, Tunne Kelam, Davor Ivo Stier, Andrej Plenković, Roberta Metsola, Eva Paunova, Jarosław Wałęsa, Maurice Ponga, Bogdan Brunon Wenta, Andrey Kovatchev, Lorenzo Cesa, Claude Rolin, Patricija Šulin, Milan Zver, Giovanni La Via, Dubravka Šuica, Ivan Štefanec, Jaromír Štětina, Pavel Svoboda, Ramona Nicole Mănescu, Thomas Mann, Elisabetta Gardini, Lara Comi, Stanislav Polčák, Tomáš Zdechovský, Ivana Maletić, Agnieszka Kozłowska-Rajewicz, Michaela Šojdrová, Massimiliano Salini, Romana Tomc, Sven Schulze, David McAllister, Csaba Sógor, Luděk Niedermayer, Anna Záborská, Joachim Zeller, Adam Szejnfeld, Jiří Pospíšil, Marijana Petir, Barbara Matera, Salvatore Cicu, Therese Comodini Cachia, László Tőkés, József Nagy, Krzysztof Hetman, Inese Vaidere a nome del gruppo PPE
Pier Antonio Panzeri, Maria Arena, Kashetu Kyenge, Norbert Neuser, Victor Boştinaru, Knut Fleckenstein, Richard Howitt, Hugues Bayet, Brando Benifei, José Blanco López, Vilija Blinkevičiūtė, Simona Bonafè, Biljana Borzan, Soledad Cabezón Ruiz, Nicola Caputo, Andrea Cozzolino, Andi Cristea, Miriam Dalli, Nicola Danti, Isabella De Monte, Doru-Claudian Frunzulică, Enrico Gasbarra, Lidia Joanna Geringer de Oedenberg, Neena Gill, Ana Gomes, Enrique Guerrero Salom, Michela Giuffrida, Maria Grapini, Sylvie Guillaume, Cătălin Sorin Ivan, Liisa Jaakonsaari, Afzal Khan, Jeppe Kofod, Marju Lauristin, Krystyna Łybacka, Marlene Mizzi, Sorin Moisă, Victor Negrescu, Momchil Nekov, Demetris Papadakis, Emilian Pavel, Vincent Peillon, Pina Picierno, Tonino Picula, Kati Piri, Miroslav Poche, Liliana Rodrigues, Inmaculada Rodríguez-Piñero Fernández, Monika Smolková, Renato Soru, Tibor Szanyi, Marc Tarabella, Patrizia Toia, Elena Valenciano, Julie Ward, Josef Weidenholzer, Flavio Zanonato, Damiano Zoffoli a nome del gruppo S&D
Charles Tannock, Mark Demesmaeker, Anna Elżbieta Fotyga, Ryszard Antoni Legutko, Ryszard Czarnecki, Tomasz Piotr Poręba, Valdemar Tomaševski, Ruža Tomašić, Angel Dzhambazki, Branislav Škripek, Monica Macovei a nome del gruppo ECR
Charles Goerens, Nedzhmi Ali, Petras Auštrevičius, Beatriz Becerra Basterrechea, Izaskun Bilbao Barandica, Dita Charanzová, Marielle de Sarnez, Martina Dlabajová, Fredrick Federley, María Teresa Giménez Barbat, Nathalie Griesbeck, Marian Harkin, Filiz Hyusmenova, Ivan Jakovčić, Ilhan Kyuchyuk, Valentinas Mazuronis, Louis Michel, Javier Nart, Urmas Paet, Maite Pagazaurtundúa Ruiz, Frédérique Ries, Robert Rochefort, Marietje Schaake, Hannu Takkula, Pavel Telička, Ramon Tremosa i Balcells, Ivo Vajgl, Johannes Cornelis van Baalen, Hilde Vautmans, Paavo Väyrynen, Cecilia Wikström a nome del gruppo ALDE
Jordi Sebastià, Maria Heubuch, Heidi Hautala, Judith Sargentini, Bart Staes, Michèle Rivasi, Barbara Lochbihler, Ernest Urtasun, Bodil Valero, Igor Šoltes, Bronis Ropė, Davor Škrlec a nome del gruppo Verts/ALE
Ignazio Corrao, Fabio Massimo Castaldo, Piernicola Pedicini, Laura Agea, Laura Ferrara, Isabella Adinolfi, Rolandas Paksas a nome del gruppo EFDD
EMENDAMENTI

Risoluzione del Parlamento europeo sulla Repubblica democratica del Congo (2016/2609(RSP))  

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sulla Repubblica democratica del Congo (RDC), in particolare quelle del 9 luglio 2015(1) e del 17 dicembre 2015(2),

–  visto il comunicato stampa congiunto dell'Unione africana, delle Nazioni Unite, dell'Unione europea e dell'Organizzazione internazionale della Francofonia, del 16 febbraio 2016, sulla necessità di un dialogo politico inclusivo nella RDC e sul loro impegno a sostenere gli attori congolesi negli sforzi tesi a consolidare la democrazia nel paese,

–  vista la dichiarazione dell'UE rilasciata a livello locale il 19 novembre 2015 in seguito all'avvio del dialogo nazionale nella RDC,

–  vista la dichiarazione sulla situazione della RDC rilasciata il 9 novembre 2015 dal Presidente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite,

–  vista la dichiarazione dell'UE sulla situazione dei diritti umani nella RDC rilasciata a livello locale il 21 ottobre 2015,

–  vista la dichiarazione rilasciata il 12 ottobre 2015 dal portavoce del Servizio europeo per l'azione esterna in merito alle dimissioni del capo della Commissione elettorale della RDC,

–  viste le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulla RDC, in particolare la risoluzione 2198 (2015), che rinnova il regime di sanzioni nei confronti della RDC e il mandato del Gruppo di esperti, e la risoluzione 2211 (2013), che rinnova il mandato della Missione delle Nazioni Unite per la stabilizzazione della Repubblica democratica del Congo (Monusco),

–  visto il comunicato stampa congiunto del gruppo di inviati e rappresentanti internazionali per la regione dei Grandi Laghi in Africa, del 2 settembre 2015, sulle elezioni nella RDC,

–  vista la relazione annuale dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, del 27 luglio 2015, sulla situazione dei diritti umani e le attività dell'Ufficio comune delle Nazioni Unite per i diritti dell'uomo nella RDC (UNJHRO),

–  vista la dichiarazione rilasciata il 25 gennaio 2015 da Federica Mogherini, vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR), a seguito dell'adozione della nuova legge elettorale nella RDC,

–  vista la relazione del Gruppo di esperti delle Nazioni Unite sulla RDC, del 12 gennaio 2015,

–  viste le dichiarazioni di Nairobi del dicembre 2013,

–  visto l'accordo quadro per la pace, la sicurezza e la cooperazione nella RDC e nella regione, siglato nel febbraio 2013 ad Addis Abeba,

–  vista la Carta africana per i diritti dell'uomo e dei popoli del giugno 1981,

–  vista la Carta africana sulla democrazia, le elezioni e il buon governo,

–  vista la Costituzione della Repubblica democratica del Congo del 18 febbraio 2006,

–  visto l'accordo di Cotonou,

–  visti l'articolo 135, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.  considerando che le prossime elezioni presidenziali e legislative, previste per novembre 2016, potrebbero rappresentare un'ulteriore opportunità di transizione democratica del potere;

B.  considerando che, conformemente alla Costituzione della RDC, il presidente può rimanere in carica al massimo per due mandati;

C.  considerando che il presidente Joseph Kabila, in carica dal 2001, è stato accusato dai suoi oppositori di ricorrere a mezzi amministrativi e tecnici per cercare di rinviare le elezioni e restare al potere anche dopo la conclusione del suo mandato, e che non ha ancora dichiarato pubblicamente che provvederà a ritirarsi al termine del suo mandato; che tale situazione ha dato luogo a crescenti tensioni politiche, disordini e violenze in tutto il paese;

D.  considerando che sono stati espressi dubbi circa l'indipendenza e l'imparzialità della Commissione elettorale nazionale indipendente (CENI);

E.  considerando che da gennaio 2015 gli agenti dei servizi di sicurezza e di intelligence della RDC hanno messo in atto azioni repressive nei confronti degli attivisti pacifici, dei leader politici e degli altri soggetti che si oppongono ai tentativi volti a consentire al presidente Kabila di modificare la Costituzione per mantenere il potere al di là del limite di due mandati previsto dalla Costituzione; che i gruppi per la tutela dei diritti umani denunciano regolarmente il deteriorarsi della situazione dei diritti umani e della libertà di espressione e di riunione nella RDC, in particolare l'uso eccessivo della forza nei confronti di manifestanti pacifici e l'aumento del numero di processi di matrice politica; che nel 2015 la Monusco ha registrato oltre 260 violazioni dei diritti umani in relazione alle elezioni, principalmente ai danni degli oppositori politici, della società civile e dei giornalisti; che l'UNJHRO presso la RDC ha dichiarato di aver documentato oltre 400 casi di violazioni dei diritti umani, tra cui 52 arresti, dall'inizio del 2016;

F.  considerando che nel giugno 2015 il presidente Kabila ha annunciato l'avvio di un dialogo nazionale; che i preparativi ufficiali in vista di tale dialogo non sono ancora iniziati, in quanto due importanti gruppi di opposizione hanno deciso di non parteciparvi ritenendo che si tratti di una tattica dilatoria;

G.  considerando che nel settembre 2015 sette esponenti politici di alto livello sono stati espulsi dalla coalizione di governo della RDC per aver firmato una lettera che esortava il presidente Kabila a rispettare la Costituzione e a non cercare di restare al potere dopo la conclusione del suo mandato; che nello stesso mese sono scoppiati violenti scontri a Kinshasa, dove i manifestanti che si erano riuniti per protestare contro qualsiasi tentativo di ottenere un terzo mandato incostituzionale sono stati violentemente aggrediti;

H.  considerando che tra le persone detenute arbitrariamente vi sono Fred Bauma e Yves Makwambala, attivisti per i diritti umani del movimento Filimbi ("Fischio"), che sono stati entrambi arrestati per aver partecipato a un seminario inteso a incoraggiare i giovani congolesi a compiere i loro doveri civici in modo pacifico e responsabile; che i due attivisti sono in carcere da 11 mesi e il Parlamento europeo ne ha già chiesto il rilascio nella summenzionata risoluzione del 9 luglio 2015;

I.  considerando che i leader dei partiti di opposizione, delle organizzazioni non governative e dei movimenti giovanili a favore della democrazia più importanti della RDC hanno invitato i cittadini congolesi a non recarsi al lavoro o a scuola il 16 febbraio 2016 in occasione della "Giornata della città morta" ("Ville Morte") per commemorare le persone uccise il 16 febbraio 1992 durante una marcia per la democrazia e per protestare contro i ritardi nell'organizzazione delle elezioni presidenziali e la presunta inosservanza della Costituzione da parte del governo;

J.  considerando che otto giovani attivisti e almeno trenta sostenitori dell'opposizione sono stati arrestati il 16 febbraio 2016 o nei giorni precedenti o successivi in relazione a questo sciopero nazionale, mentre altri attivisti hanno ricevuto messaggi di minaccia da numeri telefonici sconosciuti e il ministro dell'Occupazione Willy Makiashi ha vietato ai dipendenti pubblici di partecipare allo sciopero; che sei membri del movimento LUCHA sono stati condannati a sei mesi di reclusione; che i commercianti e i funzionari pubblici che hanno preso parte alla "Giornata della città morta" hanno subito la chiusura dei loro negozi o sanzioni disciplinari;

K.  considerando che l'Unione africana, le Nazioni Unite, l'UE e l'Organizzazione internazionale della Francofonia hanno sottolineato congiuntamente l'importanza del dialogo e del raggiungimento di un accordo tra gli attori politici che rispetti la democrazia e lo Stato di diritto, esortando altresì tutti gli attori politici congolesi a offrire piena collaborazione ai mediatori designati dalla comunità internazionale;

L.  considerando che la situazione è aggravata dal persistere dell'impunità e dal suo consolidamento nella RDC; che la situazione della sicurezza nella RDC continua a deteriorarsi, in particolare nella parte orientale del paese, a causa delle violenze perpetrate dagli oltre trenta gruppi armati stranieri e locali, e che vengono costantemente denunciate violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale, tra cui attacchi mirati contro i civili, diffuse violenze sessuali e di genere, reclutamento e abusi sistematici sui minori da parte dei gruppi armati ed esecuzioni extragiudiziali;

M.  considerando che di recente si è assistito al deterioramento della libertà dei mezzi di comunicazione nella RDC; che funzionari del governo hanno bloccato la libertà di espressione chiudendo le sedi dei mezzi di comunicazione (in particolare quelli che hanno trasmesso informazioni sulle proteste), i servizi di messaggi di testo e Internet; che nel febbraio 2016 il governo ha chiuso due canali televisivi privati a Lubumbashi; che nella sua più recente relazione annuale pubblicata nel novembre 2015 "Journalists in Danger" (Giornalisti in pericolo), l'associazione partner di "Reporter senza frontiere", ha elencato 72 casi di aggressioni ai danni di giornalisti e mezzi di comunicazione nella RDC rivelando che nel 60 % dei casi le violazioni della libertà di stampa sono commesse dalle forze militari o dagli agenti dei servizi di sicurezza, dall'Agenzia nazionale di intelligence (ANR) o dalla polizia; che la messa in onda delle trasmissioni di Radio France International è stata sospesa in concomitanza della manifestazione "Giornata della città morta";

N.  considerando che il programma indicativo nazionale 2014-2020 per la RDC, finanziato con 620 milioni di euro nell'ambito dell'11º Fondo europeo di sviluppo, individua come priorità il rafforzamento della governance e dello Stato di diritto, tra cui le riforme del sistema giudiziario, della polizia e dell'esercito;

1.  invita le autorità della RDC ad adoperarsi espressamente per rispettare la Costituzione e a garantire l'organizzazione tempestiva delle elezioni entro il 2016, nel pieno rispetto della Carta africana sulla democrazia, le elezioni e il buon governo, nonché a garantire un ambiente favorevole allo svolgimento di elezioni trasparenti, credibili e inclusive; sottolinea che il regolare svolgimento delle elezioni sarà fondamentale per la stabilità e lo sviluppo a lungo termine del paese;

2.  esprime profonda preoccupazione per il deterioramento della situazione della sicurezza e dei diritti umani nella RDC, in particolare per le continue segnalazioni che denunciano un aumento delle violenze politiche, delle gravi limitazioni e delle intimidazioni a danno dei difensori dei diritti umani, dell'opposizione politica e dei giornalisti in vista del prossimo ciclo elettorale; insiste sulla responsabilità del governo di evitare l'acutizzarsi della crisi politica attuale o l'intensificarsi delle violenze e di rispettare, tutelare e promuovere i diritti civili e politici dei suoi cittadini;

3.  condanna fortemente il ricorso alla forza nei confronti di dimostranti pacifici e disarmati; ricorda che la libertà di espressione, di associazione e di riunione rappresenta la base di una vita dinamica sotto il profilo politico e democratico; condanna fermamente le crescenti restrizioni imposte allo spazio democratico e la repressione mirata ai danni dei membri dell'opposizione, della società civile e dei mezzi di comunicazione; chiede la liberazione immediata e incondizionata di tutti i prigionieri politici, anche di Yves Makwambala e Fred Bauma e di altri attivisti e sostenitori dei movimenti Filimbi e LUCHA, nonché del difensore dei diritti umani Christopher Ngoyi;

4.  ritiene che la lotta contro l'impunità sia un requisito fondamentale per ristabilire la pace nella RDC; chiede l'avvio di un'indagine completa, approfondita e trasparente da parte del governo della RDC insieme ai partner internazionali in merito alle violazioni dei diritti umani verificatesi durante le proteste connesse alle elezioni, con l'obiettivo di individuare eventuali azioni illecite o casi in cui sia stato negato l'esercizio dei propri diritti e delle proprie libertà; esorta l'adozione di misure per garantire che siano denunciati, identificati, processati e puniti a norma del diritto penale nazionale e internazionale gli autori di violazioni dei diritti umani, crimini di guerra, crimini contro l'umanità e violenze sessuali nei confronti delle donne, nonché i responsabili dell'arruolamento di bambini soldato;

5.  invita il VP/AR e gli Stati membri ad avvalersi appieno di tutti gli strumenti politici, ivi incluse le raccomandazioni emanate nella relazione finale della missione di osservazione elettorale dell'UE 2011 e nella relazione della missione di monitoraggio del 2014, e a esercitare pressioni politiche ai massimi livelli per evitare la propagazione delle violenze elettorali nella RDC e ogni ulteriore destabilizzazione nella regione dei Grandi Laghi;

6.  prende atto della volontà dell'UE e della comunità internazionale di sostenere il processo elettorale congolese, purché venga pubblicato un calendario elettorale valido e siano rispettate le norme costituzionali; ritiene che tale sostegno dovrebbe concentrarsi sulla registrazione e la formazione degli elettori e sulla messa in sicurezza delle elezioni; insiste affinché la natura e l'ammontare del sostegno dell'UE al processo elettorale nella RDC siano subordinati ai progressi compiuti nell'attuazione delle raccomandazioni delle missioni di osservazione elettorale del 2011 e del 2014, in particolare per quanto concerne le garanzie di indipendenza della CENI, la revisione delle liste elettorali, i requisiti di bilancio e il rispetto del calendario costituzionale;

7.  ricorda che la piena partecipazione dell'opposizione, della società civile indipendente e degli esperti elettorali alla CENI è un fattore importante ai fini della legittimazione del processo elettorale; ricorda che la CENI dovrebbe essere un ente imparziale; sottolinea che le autorità dovrebbero mettere a disposizione della CENI le risorse finanziarie necessarie per consentire lo svolgimento di un processo globale e trasparente;

8.  invita il VP/AR a intensificare il dialogo con le autorità della RDC nel quadro dell'articolo 8 dell'accordo di Cotonou, con l'obiettivo di ottenere chiarimenti definitivi sul processo elettorale; ricorda l'impegno assunto dalla RDC nel quadro dell'accordo di Cotonou per rispettare la democrazia, lo Stato di diritto e i principi in materia di diritti umani, che includono la libertà di espressione e dei mezzi di comunicazione, il buon governo e la trasparenza nelle cariche politiche; sollecita il governo della RDC a rispettare tali disposizioni a norma dell'articolo 11, lettera b), e degli articoli 96 e 97 dell'accordo di Cotonou e, qualora ciò non abbia luogo, chiede alla Commissione di avviare la procedura pertinente ai sensi degli articoli 8, 9 e 96 dell'accordo di Cotonou;

9.  invita l'UE a valutare la possibilità di imporre sanzioni mirate nei confronti dei responsabili della violenta repressione nella RDC, tra cui il divieto di viaggio e il congelamento dei beni, onde contribuire a evitare ulteriori violenze;

10.  sollecita la delegazione dell'UE a seguire gli sviluppi e a impiegare tutti i mezzi e gli strumenti appropriati, tra cui lo strumento europeo per la democrazia e i diritti umani, per sostenere i difensori dei diritti umani e i movimenti per la democrazia;

11.  chiede di istituire nuovamente un relatore delle Nazioni Unite sui diritti umani nella RDC;

12.  rammenta che la pace e la sicurezza sono condizioni indispensabili per il buon esito della consultazione elettorale; prende atto, a tale proposito, del rinnovo del mandato della Monusco e chiede un rafforzamento delle sue competenze in materia di protezione civile nel contesto elettorale;

13.  ribadisce la sua profonda preoccupazione per l'allarmante situazione umanitaria nella RDC, causata in particolare dai violenti conflitti armati nelle province orientali del paese; invita l'UE e i suoi Stati membri a non interrompere l'assistenza a favore dei cittadini della RDC nell'ottica di migliorare le condizioni di vita delle popolazioni più vulnerabili e affrontare le conseguenze degli sfollamenti, dell'insicurezza alimentare, delle epidemie e delle catastrofi naturali;

14.  condanna i continui episodi di violenza sessuale nella RDC orientale; osserva che negli ultimi mesi le autorità congolesi hanno istruito 20 processi per violenza sessuale nelle regioni orientali del paese, condannando 19 ufficiali dell'esercito, ma che occorre fare molto di più; incoraggia fortemente le autorità congolesi a portare avanti la loro lotta contro l'impunità indagando sui casi di violenza sessuale e processando i responsabili;

15.  accoglie con favore la decisione delle autorità congolesi di riesaminare i casi delle adozioni bloccate dal 25 settembre 2013; prende atto dei lavori del Comitato interministeriale congolese sul rilascio sporadico dei permessi di espatrio per i figli adottivi; invita il Comitato interministeriale a proseguire i suoi lavori con diligenza e in modo coerente in un'atmosfera serena; invita la delegazione dell'UE e gli Stati membri a seguire da vicino la situazione;

16.  invita l'Unione africana e l'UE a garantire un dialogo politico permanente tra i paesi della regione dei Grandi Laghi onde prevenire qualsiasi ulteriore destabilizzazione;

17.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, all'Unione africana, al presidente, al primo ministro e al parlamento della RDC, al Segretario generale delle Nazioni Unite, al Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani e all'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE.

(1)

Testi approvati, P8_TA(2015)0278.

(2)

Testi approvati, P8_TA(2015)0475.

Ultimo aggiornamento: 9 marzo 2016Avviso legale