Procedura : 2016/2694(RSP)
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Ciclo del documento : RC-B8-0594/2016

Testi presentati :

RC-B8-0594/2016

Discussioni :

PV 12/05/2016 - 8.3
CRE 12/05/2016 - 8.3

Votazioni :

PV 12/05/2016 - 9.3

Testi approvati :

P8_TA(2016)0220

PROPOSTA DI RISOLUZIONE COMUNE
PDF 381kWORD 91k
11.5.2016
PE582.612v01-00}
PE582.614v01-00}
PE582.615v01-00}
PE582.617v01-00}
PE582.619v01-00}
PE582.621v01-00} RC1
 
B8-0594/2016}
B8-0596/2016}
B8-0597/2016}
B8-0599/2016}
B8-0601/2016}
B8-0603/2016} RC1

presentata a norma dell'articolo 135, paragrafo 5, e dell'articolo 123, paragrafo 4, del regolamento

in sostituzione delle proposte di risoluzione presentate dai gruppi:

Verts/ALE (B8-0594/2016)

ECR (B8-0596/2016)

S&D (B8-0597/2016)

GUE/NGL (B8-0599/2016)

PPE (B8-0601/2016)

ALDE (B8-0603/2016)


su Gibuti (2016/2694(RSP))


Cristian Dan Preda, Elmar Brok, Andrej Plenković, Davor Ivo Stier, Eva Paunova, Milan Zver, Kinga Gál, David McAllister, Brian Hayes, Maurice Ponga, Bogdan Brunon Wenta, Adam Szejnfeld, Jarosław Wałęsa, Marijana Petir, Giovanni La Via, Tunne Kelam, Patricija Šulin, Ivan Štefanec, Dubravka Šuica, Ivana Maletić, Jaromír Štětina, Therese Comodini Cachia, Sven Schulze, Luděk Niedermayer, Eduard Kukan, Pavel Svoboda, Romana Tomc, Lefteris Christoforou, Csaba Sógor, Roberta Metsola, Michaela Šojdrová, Claude Rolin, Tomáš Zdechovský, József Nagy, Krzysztof Hetman, Stanislav Polčák, László Tőkés, Ramona Nicole Mănescu, Inese Vaidere, Lara Comi a nome del gruppo PPE
Eric Andrieu, Nikos Androulakis, Maria Arena, Francisco Assis, Zigmantas Balčytis, Hugues Bayet, Brando Benifei, Goffredo Maria Bettini, José Blanco López, Vilija Blinkevičiūtė, Simona Bonafè, Biljana Borzan, Victor Boştinaru, Nicola Caputo, Andrea Cozzolino, Andi Cristea, Nicola Danti, Isabella De Monte, Monika Flašíková Beňová, Knut Fleckenstein, Doru-Claudian Frunzulică, Eider Gardiazabal Rubial, Elena Gentile, Lidia Joanna Geringer de Oedenberg, Neena Gill, Michela Giuffrida, Maria Grapini, Sylvie Guillaume, Sergio Gutiérrez Prieto, Richard Howitt, Cătălin Sorin Ivan, Liisa Jaakonsaari, Afzal Khan, Jude Kirton-Darling, Miapetra Kumpula-Natri, Cécile Kashetu Kyenge, Javi López, Juan Fernando López Aguilar, Krystyna Łybacka, David Martin, Edouard Martin, Marlene Mizzi, Sorin Moisă, Alessia Maria Mosca, Victor Negrescu, Momchil Nekov, Pier Antonio Panzeri, Demetris Papadakis, Pina Picierno, Tonino Picula, Miroslav Poche, Inmaculada Rodríguez-Piñero Fernández, Daciana Octavia Sârbu, Siôn Simon, Monika Smolková, Tibor Szanyi, Claudia Tapardel, Marc Tarabella, Patrizia Toia, Elena Valenciano, Julie Ward, Josef Weidenholzer, Flavio Zanonato, Carlos Zorrinho a nome del gruppo S&D
Angel Dzhambazki, Ruža Tomašić, Arne Gericke, Mark Demesmaeker, Charles Tannock a nome del gruppo ECR
Javier Nart, Nedzhmi Ali, Petras Auštrevičius, Beatriz Becerra Basterrechea, Izaskun Bilbao Barandica, Marielle de Sarnez, Dita Charanzová, Gérard Deprez, Martina Dlabajová, Nathalie Griesbeck, Antanas Guoga, Marian Harkin, Filiz Hyusmenova, Ivan Jakovčić, Petr Ježek, Ilhan Kyuchyuk, Urmas Paet, Maite Pagazaurtundúa Ruiz, Carolina Punset, Jozo Radoš, Frédérique Ries, Marietje Schaake, Jasenko Selimovic, Hannu Takkula, Pavel Telička, Ramon Tremosa i Balcells, Ivo Vajgl, Johannes Cornelis van Baalen, Hilde Vautmans, Paavo Väyrynen, Valentinas Mazuronis, Cecilia Wikström a nome del gruppo ALDE
Marie-Christine Vergiat, Kateřina Konečná, Tania González Peñas, Miguel Urbán Crespo, Lola Sánchez Caldentey, Xabier Benito Ziluaga, Estefanía Torres Martínez, Jiří Maštálka, Merja Kyllönen, Barbara Spinelli a nome del gruppo GUE/NGL
Jean Lambert, Maria Heubuch, Heidi Hautala, Michèle Rivasi, Bart Staes, Ernest Urtasun, Barbara Lochbihler, Tamás Meszerics, Jordi Sebastià, Davor Škrlec, Bodil Valero, Igor Šoltes, Bronis Ropė, Judith Sargentini a nome del gruppo Verts/ALE
Ignazio Corrao, Fabio Massimo Castaldo, Piernicola Pedicini, Laura Ferrara, Laura Agea, Isabella Adinolfi, Rolandas Paksas a nome del gruppo EFDD
EMENDAMENTI

Risoluzione del Parlamento europeo su Gibuti (2016/2694(RSP))  

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni su Gibuti, tra cui quella del 4 luglio 2013 sulla situazione in Gibuti(1) e quella del 15 gennaio 2009 sulla situazione nel Corno d'Africa(2),

–  visto il programma indicativo nazionale per Gibuti a titolo dell'11° Fondo europeo di sviluppo del 19 giugno 2014,

–  viste le dichiarazioni del 12 aprile 2016 e del 23 dicembre 2015 del portavoce del Servizio europeo per l'azione esterna,

–  vista la dichiarazione dell'Alto rappresentante, Federica Mogherini, a nome dell’Unione europea in occasione della Giornata mondiale della libertà di stampa del 3 maggio 2016

–  visto il partenariato politico regionale dell'UE per la pace, la sicurezza e lo sviluppo nel Corno d'Africa,

–  visto il patto internazionale relativo ai diritti civili e politici,

–  vista la convenzione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti,

–  vista la convenzione sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna,

–  vista la Carta africana dei diritti dell'uomo e dei popoli, che Gibuti ha ratificato,

–  viste le azioni e le comunicazioni dell'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura (FAO) a proposito di Gibuti,

–  viste le conclusioni preliminari del 10 aprile 2016 della missione di osservazione elettorale dell'Unione africana che ha monitorato le elezioni presidenziali,

–  visto lo statuto di Roma della Corte penale internazionale, di cui Gibuti è parte contraente dal 2003,

–  visto l'accordo quadro firmato il 30 dicembre 2014 tra l'Unione per la maggioranza presidenziale (UMP), la coalizione al governo, e l'Unione per la salvezza nazionale (USN), la coalizione all'opposizione, finalizzato a promuovere una politica nazionale pacifica e democratica,

–  visto il decreto n. 2015-3016 PR/PM del 24 novembre 2015, adottato dal Consiglio dei ministri di Gibuti, che stabilisce misure di sicurezza eccezionali in seguito agli attacchi di Parigi del 13 novembre 2015,

–  vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948,

–  visto il protocollo alla Carta africana per i diritti dell'uomo e dei popoli sui diritti delle donne in Africa,

–  visto l'accordo di Cotonou firmato il 23 giugno 2000 e rivisto il 22 giugno 2010,

–  vista la Costituzione della Repubblica di Gibuti del 1992, che riconosce le libertà fondamentali e i principi di base del buon governo.

–  visti gli orientamenti per le missioni di osservazione e controllo elettorale nell'Unione africana,

–  visti l'articolo 135, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.  considerando che Ismail Omar Guelleh è il presidente di Gibuti dal 1999 e che ha conseguito una vittoria schiacciante alle elezioni di aprile 2016 con l'87,1 % dei voti, il che è stato oggetto di critiche da parte dei partiti all'opposizione e dei gruppi per la tutela dei diritti in quanto tale risultato sarebbe stato ottenuto tramite repressione politica; che alcuni candidati dell'opposizione hanno boicottato le elezioni del 2005, del 2011 e del 2016; che nel 2010 il presidente Guelleh ha convinto l'Assemblea nazionale a modificare la costituzione, dopo aver annunciato che non si sarebbe presentato alle elezioni del 2016, rendendo così possibile la sua candidatura per un terzo mandato nel 2011; che le conseguenti proteste politiche sono state represse;

B.  considerando che la posizione privilegiata di Gibuti nel golfo di Aden lo ha reso di importanza strategica per le basi militari straniere e che il paese è considerato un polo per la lotta alla pirateria e al terrorismo;

C.  considerando che dieci donne gibutiane hanno intrapreso uno sciopero della fame a Parigi allo scopo di ottenere l'esecuzione di un'inchiesta internazionale sugli stupri commessi ai danni delle donne gibutiane e che quattro di tali donne hanno affermato di essere state esse stesse violentate, mentre un'altra donna, Fatou Ambassa, di 30 anni, ha digiunato in memoria di sua cugina, Halima, la quale sarebbe deceduta in seguito a uno stupro di gruppo nel 2003, all'età di 16 anni; che otto di queste donne hanno proseguito la loro protesta per 19 giorni, dal 25 marzo al 12 aprile 2016, e che altre dieci donne hanno seguito il loro esempio a Bruxelles; che le autorità gibutiane contestano le loro accuse; che le donne sono prese in ostaggio nell'ambito del conflitto tra l'esercito di Gibuti e il Fronte per la restaurazione dell'unità e della democrazia (FRUD); che la commissione delle donne gibutiane (Comité des Femmes Djiboutiennes Contre le Viol et l’Impunité – COFEDVI), istituita nel 1993, ha registrato 246 casi di abusi commessi da militari sulla base di circa 20 denunce presentate;

D.  considerando che nessuna missione di osservazione elettorale è stata invitata a monitorare le elezioni e che l'offerta di inviare una missione di esperti elettorali da parte dell'UE è stata rifiutata dalle autorità di Gibuti; che la missione di osservazione elettorale dell'Unione africana raccomanda l'istituzione di una commissione elettorale indipendente responsabile del processo elettorale, compreso l'annuncio dei risultati provvisori;

E.  considerando che i candidati dell'opposizione, Omar Elmi Khaireh, Mohamed Moussa Ali e Djama Abdourahman, hanno contestato i risultati delle elezioni dell'aprile 2016, poiché poco trasparenti e non corrispondenti alla volontà della popolazione di Gibuti; che le organizzazioni locali per i diritti umani non hanno riconosciuto i risultati; che lo spazio politico per l'opposizione rimane molto ristretto con una limitata libertà di espressione; che le forze di polizia e i servizi di sicurezza esercitano un rigido controllo sul paese e che il sistema giudiziario è debole e vicino al governo; che i leader dell'opposizione sono costantemente vittime di arresti e intimidazioni e che sono stati segnalati casi di presunta tortura; che l'esercito avrebbe ordinato di rimuovere i rappresentanti dell'opposizione da alcuni seggi elettorali di modo che le urne potessero essere riempite con voti falsi, mentre altre circoscrizioni, come ad esempio Ali-Sabieh, sarebbero state poste sotto controllo militare; che il presidente Guelleh ha organizzato un ricevimento presumibilmente per ricompensare l'esercito per il contributo fornito alla sua elezione ancora prima che i risultati fossero resi noti; che l'Unione africana ha segnalato diverse irregolarità (l'assenza di registrazioni, la mancata pubblicazione dei risultati e il fatto che i voti non siano stati conteggiati pubblicamente);

F.  considerando che il 31 dicembre 2015, in seguito all'esclusione dei membri dell'opposizione dal parlamento, si è fatto ricorso a una legge che impone lo stato di emergenza, introdotta a novembre 2015, per limitare le libertà individuali e reprimere gli attivisti dell'opposizione, i difensori dei diritti umani, i sindacalisti e i giornalisti;

G.  considerando che il 30 dicembre 2014 la coalizione di governo, l'UMP, ha firmato un accordo quadro con la coalizione di opposizione, l'USN, che prevede una riforma della commissione elettorale nazionale indipendente (Commission Électorale Nationale Indépendante), la creazione di una commissione parlamentare condivisa e riforme a breve e medio termine; che nel febbraio 2015 è stata istituita la commissione parlamentare mista ma che non è stato presentato nessuno dei più importanti progetti di legge (quale la legge sulla creazione di una commissione elettorale congiunta indipendente e la legge sui diritti e gli obblighi dei partiti politici); che il 26 agosto 2015 le autorità di Gibuti hanno annunciato che la commissione elettorale non sarebbe stata riformata;

H.  considerando che a Gibuti non esistono stazioni radio o televisive private e che le autorità controllano attentamente i siti web d'opposizione e bloccano regolarmente i siti web e i social media delle organizzazioni per i diritti umani; che il governo è proprietario del principale quotidiano, La Nation, e dell'emittente nazionale, Radiodiffusion-Télévision de Djibouti, che pratica l'autocensura; che nel 2015 Freedom House ha classificato la stampa a Gibuti come non libera; che Gibuti si trova al 170º posto (su 180 paesi) nella classifica mondiale della libertà di stampa 2015 redatta da Reporter senza frontiere; che, durante il governo di coalizione dell'UMP, i partiti e gli attivisti dell'opposizione sono stati continuamente oggetto di repressione e che molti attivisti di partito e giornalisti, tra cui un giornalista della BBC durante la campagna per le elezioni presidenziali del 2016, sono stati soggetti a procedimenti giudiziari; che il 19 gennaio 2016 il principale quotidiano d'opposizione, l'Aurore, è stato chiuso per ordine del tribunale; che la commissione per la comunicazione nazionale, che doveva essere istituita nel 1993, non è ancora stata creata;

I.  considerando che, in particolare nel 2012, nella regione del Mablas si è registrata un'ondata di arresti arbitrari di presunti membri del FRUD;

J.  considerando che, in occasione di una celebrazione culturale tenutasi il 21 dicembre 2015 a Buldugo, le autorità avrebbero ucciso almeno 27 persone, ferendone oltre 150, anche se il governo di Gibuti insiste che le vittime sarebbero solo sette; che successivamente la polizia si è introdotta nei locali in cui si stavano riunendo i leader dell'opposizione, ferendone diversi e incarcerando due influenti dirigenti dell'opposizione (Abdourahman Mohammed Guelleh, Segretario generale dell'USN e Hamoud Abdi Souldan), senza alcuna accusa formulata a loro carico; che entrambi sono stati liberati pochi giorni prima delle elezioni presidenziali e che il primo è stato accusato penalmente; che Omar Ali Ewado, dirigente sindacale e difensore dei diritti umani, è stato detenuto in isolamento dal 29 dicembre 2015 al 14 febbraio 2016 per aver pubblicato un elenco delle vittime del massacro e dei dispersi; che anche il suo avvocato è stato trattenuto presso l'aeroporto; che Said Houssein Robleh, membro dell'opposizione e Segretario generale della LDDH, è stato ferito dagli spari della polizia di Gibuti e si trova attualmente in esilio in Europa;

K.  considerando che le condizioni di detenzione in cui versano le carceri di Gibuti sono estremamente preoccupanti;

L.  considerando che, a seguito degli attacchi terroristici di Parigi del 13 novembre 2015, il Consiglio dei ministri di Gibuti ha adottato in data 24 novembre 2015 il decreto n. 2015-3016 PR/PM, vietando raduni e incontri negli spazi pubblici come misura contro il terrorismo;

M.  considerando che a Gibuti non esiste una normativa contro la violenza domestica e lo stupro da parte del coniuge; che le autorità hanno informato il Comitato delle Nazioni Unite per l'eliminazione della discriminazione contro le donne (CEDAW) di essere a conoscenza del fatto che i loro tentativi di combattere la violenza di genere sono insufficienti; che, pur essendo illegale dal 2005, il 98% delle donne a Gibuti ha subito una qualche forma di mutilazione genitale femminile;

N.  considerando che, secondo la Banca mondiale, oltre il 23% dei cittadini di Gibuti vive in condizioni di estrema povertà e che il 74% vive con meno di 3 dollari USA al giorno; che l'insicurezza alimentare a Gibuti è stata aggravata dal rincaro dei prezzi alimentari, dalla scarsità delle risorse idriche, dal cambiamento climatico e dalla riduzione dei pascoli; che Gibuti è beneficiario del pacchetto di aiuti dell'UE di 79 milioni di EUR destinato alle nazioni del Grande Corno d'Africa colpite dal fenomeno di El Niño;

O.  considerando che il rispetto dei diritti dell'uomo, dei principi democratici e dello Stato di diritto sono alla base del partenariato ACP-UE e costituiscono elementi essenziali dell'accordo di Cotonou; che l'Unione europea deve intensificare senza indugio il dialogo politico regolare con Gibuti a norma dell'articolo 8 dell'accordo di Cotonou;

P.  considerando che Gibuti riceve attualmente 105 milioni di EUR in fondi bilaterali dell'UE, principalmente per l'acqua potabile, i servizi igienico-sanitari e la sicurezza alimentare e nutrizionale, nel quadro del programma indicativo nazionale a titolo dell'11º Fondo europeo di sviluppo; che al termine del periodo 2013-2017 Gibuti avrà ricevuto 14 milioni di EUR nell'ambito dell'iniziativa dell'UE "Sostenere la resilienza del Corno d'Africa", che mira a offrire alle comunità locali i mezzi per resistere alle ricorrenti siccità;

Q.  considerando che Gibuti ospita attualmente oltre 15 000 rifugiati dalla Somalia e dall'Eritrea e circa 8 000 in più dallo Yemen; che le donne e le ragazze nei campi profughi sono a rischio di violenza di genere; che la Commissione sta fornendo assistenza, ad esempio servizi di salvataggio, e aiuti finanziari alle comunità che ospitano i campi profughi;

1.  esprime preoccupazione per lo stallo nel processo di democratizzazione a Gibuti, che è stato aggravato dal Parlamento, il quale ha modificato le disposizioni della Costituzione di Gibuti sulla limitazione dei mandati presidenziali, e per le presunte vessazioni subite dai membri dell'opposizione, che sarebbero inoltre stati esclusi da diversi seggi elettorali; sottolinea l'importanza di elezioni regolari, senza intimidazioni;

2.  chiede che sia svolta un'indagine approfondita sulla trasparenza del processo elettorale e sulle elezioni del 2016 a Gibuti; ribadisce l'invito dell'UE a pubblicare i risultati di ciascun seggio elettorale per le elezioni del 2013 e del 2016;

3.  denuncia con fermezza gli stupri commessi dai soldati di Gibuti contro i civili segnalati da varie ONG, come evidenziato dai casi di sciopero della fame, e invita le autorità di Gibuti a svolgere un'indagine approfondita sulle azioni dell'esercito e in particolare a porre fine all'impunità; esorta l'ONU a indagare sulla situazione dei diritti umani a Gibuti, in particolare la situazione delle donne nel paese; esprime piena solidarietà alle donne di Gibuti che attualmente stanno osservando lo sciopero della fame in Francia e in Belgio;

4.  denuncia le interferenze dell'esercito e della polizia nei processi democratici e ribadisce che è fondamentale sottoporre il processo elettorale a un'indagine approfondita e trasparente; esprime preoccupazione per l'apparente volontà del presidente di festeggiare prematuramente la vittoria riportata alle elezioni dell'aprile 2016; ricorda che Gibuti è parte contraente della Convenzione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti e che l'articolo 16 della costituzione gibutiana prevede che nessuno possa essere sottoposto a tortura o a maltrattamenti o ad atti crudeli, disumani, degradanti o umilianti; invita le autorità gibutiane a indagare approfonditamente sulle accuse di tortura e maltrattamenti e a garantire che i responsabili siano processati e, se condannati, puniti con sanzioni adeguate e che le vittime siano adeguatamente risarcite; le invita altresì a istituire un meccanismo indipendente per indagare sulle denunce di irregolarità;

5.  deplora la decisione delle autorità gibutiane di infrangere l'accordo del 2014 sulla riforma della commissione elettorale e le esorta a collaborare strettamente con l'opposizione al fine di pervenire a un processo elettorale più equo e trasparente;

6.  ricorda alle autorità di Gibuti di essersi impegnate a proteggere i giornalisti, conformemente agli orientamenti dell'Unione africana per le missioni di osservazione e controllo elettorale; condanna il trattamento inflitto ai giornalisti e ricorda alle autorità gibutiane l'importanza della libertà di stampa e il diritto a un giusto processo; chiede alle autorità gibutiane una spiegazione motivata circa il trattamento cui sono stati sottoposti i giornalisti; condanna fermamente le vessazioni e le detenzioni senza capi d'accusa avvenute nei confronti di leader dell'opposizione, giornalisti e attivisti indipendenti per i diritti umani nel periodo precedente le elezioni presidenziali; chiede alle autorità di Gibuti di porre fine alla repressione degli oppositori politici e dei giornalisti e di rilasciare tutti coloro che sono detenuti per motivi politici o per aver esercitato il diritto alla libertà dei media; chiede alle autorità di Gibuti di rivedere la legislazione sullo stato di emergenza del paese, al fine di allinearla pienamente al diritto internazionale;

7.  condanna la mancanza di una stampa indipendente nel paese e il controllo e la censura di siti web critici nei confronti del governo; deplora la pratica dell'autocensura condotta dai mezzi di comunicazione di proprietà dello Stato; chiede al governo di Gibuti di concedere la licenza di radiodiffusione in FM a qualsiasi organo di informazione indipendente che ne faccia richiesta; invita il governo a concedere ai giornalisti stranieri il libero accesso al paese per consentire loro di svolgere il proprio lavoro in modo sicuro e oggettivo; chiede al governo di Gibuti di porre in essere la commissione nazionale per la comunicazione e di autorizzare la radiodiffusione indipendente e privata;

8.  deplora le uccisioni perpetrate in occasione della cerimonia culturale del 21 dicembre 2015 e le successive detenzioni e vessazioni nei confronti di difensori dei diritti umani e membri dell'opposizione; esprime il suo cordoglio alle famiglie delle vittime e chiede un'indagine completa e indipendente al fine di individuare e consegnare alla giustizia i responsabili; ribadisce la sua condanna della detenzione arbitraria e chiede il rispetto dei diritti della difesa;

9.  chiede alle autorità gibutiane di garantire il rispetto dei diritti umani riconosciuti negli accordi nazionali e internazionali che il paese ha sottoscritto e di tutelare le libertà e i diritti civili e politici, tra cui il diritto di manifestare pacificamente e la libertà di stampa;

10.  esorta il governo a continuare ad addestrare le forze di polizia e gli altri funzionari ai fini dell'applicazione della legge sulla tratta di esseri umani, a intensificare gli sforzi volti ad assicurare alla giustizia i responsabili della tratta e a sensibilizzare al problema della tratta le autorità giudiziarie, legislative e amministrative, la società civile e le organizzazioni non governative che operano nel paese, nonché il pubblico in generale;

11.  chiede che a Gibuti le donne e gli uomini siano trattati allo stesso modo dinanzi alla legge e ricorda alle autorità gibutiane di aver sottoscritto la Convenzione sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna;

12.  plaude agli interventi del governo di Gibuti riguardo alla pratica diffusa della mutilazione genitale femminile, ma auspicherebbe il conseguimento di maggiori progressi;

13.  invita le autorità a concedere alle ONG l'accesso ai distretti di Obock, Tadjoural e Dikhil;

14.  chiede che si ponga fine agli abusi sui civili nel nord e nel sud-ovest del paese, dove sono in atto gli stupri, e chiede che cessi l'insediamento forzato di abitanti locali che vengono usati come scudi umani attorno agli accampamenti militari gibutiani a Garabtissane, Margoita e Galela, regioni in cui le donne Afar sono totalmente alla mercé dei soldati;

15.  esprime la sua disponibilità a seguire attentamente l'evoluzione della situazione a Gibuti e a proporre misure restrittive in caso di violazione degli accordi di Cotonou (2000), in particolare degli articoli 8 e 9; chiede alla Commissione di seguire anch'essa da vicino la situazione;

16.  sollecita il Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) e la Commissione, nonché i loro partner, a collaborare con i cittadini di Gibuti per una riforma politica a lungo termine, operazione che dovrebbe essere agevolata in particolare dagli stretti rapporti già esistenti, dato che Gibuti è stata una componente fondamentale nella lotta contro il terrorismo e la pirateria nella regione, oltre a ospitare una base militare e a contribuire alla stabilità della regione;

17.  invita la Commissione a fornire ulteriore sostegno alle organizzazioni indipendenti e alla società civile, in particolare indicendo quanto prima una gara d'appalto nel quadro dello strumento europeo per la democrazia e i diritti umani;

18.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al governo di Gibuti, alle istituzioni dell'Unione africana, all'Autorità intergovernativa per lo sviluppo, alla Lega araba, all'Organizzazione per la Cooperazione Islamica, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, agli Stati membri dell'UE, nonché ai copresidenti dell'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE.

 

(1)

GU C 75 del 26.2.2016, pag. 160.

(2)

GU C 46 E del 24.2.2010, pag. 102.

Ultimo aggiornamento: 11 maggio 2016Avviso legale