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RELAZIONE     
PDF 201kWORD 134k
30 aprile 2002
PE 305.783 A5-0159/2002
sul Libro verde della Commissione “Promuovere un quadro europeo per la responsabilità sociale delle imprese”
(COM(2001) 366 – C5‑0161/2002 – 2002/2069(COS))
Commissione per l'occupazione e gli affari sociali
Relatore: Richard Howitt
Relatore per parere (*):
Carlos Westendorp y Cabeza, commissione per l'industria, il commercio estero, la ricerca e l'energia
(*) Procedura Hughes
PAGINA REGOLAMENTARE
 PROPOSTA DI RISOLUZIONE
 MOTIVAZIONE
 PARERE DELLA COMMISSIONE PER L'INDUSTRIA, IL COMMERCIO ESTERO, LA RICERCA E L'ENERGIA
 PARERE DELLA COMMISSIONE PER I DIRITTI DELLA DONNA E LE PARI OPPORTUNITÀ

PAGINA REGOLAMENTARE

Con lettera del 20 luglio 2001 la Commissione ha trasmesso al Parlamento il suo Libro verde “Promuovere un quadro europeo per la responsabilità sociale delle imprese” (COM(2001) 366 – 2002/2069(COS)).

Nella seduta dell’11 aprile 2002 il Presidente del Parlamento ha comunicato di aver deferito tale documento alla commissione per l'occupazione e gli affari sociali per l'esame di merito e, per parere, alla commissione per le libertà e i diritti dei cittadini, la giustizia e gli affari interni, alla commissione per l'industria, il commercio estero, la ricerca e l'energia, alla commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la politica dei consumatori, alla commissione per lo sviluppo e la cooperazione nonché alla commissione per i diritti della donna e le pari opportunità (C5‑0161/2002).

Nella seduta del 24 aprile 2002 il Presidente del Parlamento ha comunicato che la commissione per l'industria, il commercio estero, la ricerca e l'energia, consultata per parere, sarebbe stata associata all’elaborazione della relazione conformemente alla procedura Hughes.

Nella riunione del 12 settembre 2001 la commissione per l'occupazione e gli affari sociali aveva nominato relatore Richard Howitt.

Nelle riunioni del 19 febbraio 2002, 18 marzo 2002, 17 aprile 2002 e 23 aprile 2002 ha esaminato il Libro verde della Commissione e il progetto di relazione.

Nell'ultima riunione indicata ha approvato la proposta di risoluzione con 36 voti favorevoli e 3 astensioni.

Erano presenti al momento della votazione Theodorus J.J. Bouwman (presidente), Marie-Hélène Gillig (vicepresidente), Winfried Menrad (vicepresidente), Marie-Thérèse Hermange (vicepresidente), Richard Howitt (relatore), Jan Andersson, Elspeth Attwooll, Regina Bastos, Philip Bushill-Matthews, Alejandro Cercas, Luigi Cocilovo, Den Dover (in sostituzione di Roger Helmer), Harald Ettl, Jillian Evans, Carlo Fatuzzo, Ilda Figueiredo, Fiorella Ghilardotti (in sostituzione di Elisa Maria Damião), Anne-Karin Glase, Stephen Hughes, Anne Elisabet Jensen (in sostituzione di Daniel Ducarme), Karin Jöns, Dieter-Lebrecht Koch (in sostituzione di Enrico Ferri), Ioannis Koukiadis (in sostituzione di Anna Karamanou), Rodi Kratsa-Tsagaropoulou, Jean Lambert, Elizabeth Lynne, Thomas Mann, Mario Mantovani, Claude Moraes, Juan Andrés Naranjo Escobar (in sostituzione di Raffaele Lombardo), Bartho Pronk, Lennart Sacrédeus, Herman Schmid, Helle Thorning-Schmidt, Ieke van den Burg, Anne E.M. Van Lancker, Johannes Voggenhuber (in sostituzione di Hélène Flautre), Barbara Weiler e Sabine Zissener (in sostituzione di Miet Smet).

I pareri della commissione per l'industria, il commercio estero, la ricerca e l'energia e della commissione per i diritti della donna e le pari opportunità sono allegati; la commissione per le libertà e i diritti dei cittadini, la giustizia e gli affari interni, la commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la politica dei consumatori e la commissione per lo sviluppo e la cooperazione hanno deciso rispettivamente il 16 ottobre 2001, il 6 novembre 2001 e il 23 gennaio 2002 di non esprimere parere.

La relazione è stata depositata il 30 aprile 2002.

Il termine per la presentazione di emendamenti sarà indicato nel progetto di ordine del giorno della tornata nel corso della quale la relazione sarà esaminata.


PROPOSTA DI RISOLUZIONE

Risoluzione del Parlamento europeo sul Libro verde della Commissione “Promuovere un quadro europeo per la responsabilità sociale delle imprese” (COM(2001) 366 – C5‑0161/2002 – 2002/2069(COS))

Il Parlamento europeo,

–   visto il Libro verde della Commissione (COM(2001) 366 – C5‑0161/2002),

–   viste la relazione finale del Gruppo di esperti di alto livello sulle implicazioni economiche e sociali delle trasformazioni industriali (1998) e la comunicazione della Commissione alle parti sociali sulla ristrutturazione speciale (gennaio 2002),

–   viste le conclusioni del Consiglio europeo di Göteborg del 15 e 16 giugno 2001 (SN200/1/01/REV1),

–   vista la propria risoluzione del 15 gennaio 1999(1) sulle norme comunitarie applicabili alle imprese europee che operano nei PVS: verso un codice di condotta europeo,

–   vista la propria risoluzione del 25 ottobre 2001(2) sull’apertura e la democrazia nel commercio internazionale,

–   vista la propria risoluzione del 13 novembre 2001(3) sulla comunicazione della Commissione “I servizi di interesse generale in Europa”,

–   vista la comunicazione della Commissione del 15 maggio 2001 “Sviluppo sostenibile in Europa per un mondo migliore: strategia dell’Unione europea per lo sviluppo sostenibile” (COM(2001) 264),

–   vista la raccomandazione della Commissione del 30 maggio 2001(4) relativa alla rilevazione, alla valutazione e alla divulgazione di informazioni ambientali nei conti annuali e nelle relazioni sulla gestione delle società (notificata con il numero C(2001) 1495),

–   visto il documento di lavoro dei servizi della Commissione del 27 marzo 2001 “Documento consultivo in vista della preparazione di una strategia dell’Unione europea per uno sviluppo sostenibile” (SEC(2001) 517(5)),

–   vista la propria risoluzione del 14 novembre 2000(6) sulla comunicazione della Commissione sull’approvazione del progetto di Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea,

–   vista la propria risoluzione del 25 ottobre 2000(7) sulla comunicazione della Commissione sull’Agenda per la politica sociale,

–   vista la direttiva 84/450/CEE del Consiglio(8) relativa al ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative degli Stati membri in materia di pubblicità ingannevole,

–   vista la comunicazione della Commissione del 20 giugno 2001 “Politiche sociali e del mercato del lavoro: una strategia d’investimento nella qualità” (COM(2001) 313(9)),

–   vista la propria risoluzione del 31 maggio 2001(10) sulla comunicazione della Commissione “Conciliare bisogni e responsabilità – l’integrazione delle questioni ambientali nella politica economica” (COM(2000) 576),

–   vista la propria risoluzione del 17 gennaio 2002(11) sul Libro verde della Commissione sulla politica integrata relativa ai prodotti (COM(2001) 68),

–   visto il regolamento (CE) n. 761/2001 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 marzo 2001(12), sull’adesione volontaria delle organizzazioni a un sistema comunitario di ecogestione e audit (EMAS),

–   vista la comunicazione della Commissione del 18 luglio 2001 “Promozione delle norme fondamentali del lavoro e miglioramento della governance sociale nel quadro della globalizzazione” (COM(2001) 416(13)),

–   vista la Convenzione di Bruxelles del 1968, quale consolidata nel regolamento (CE) n. 44/2001 del Consiglio del 22 dicembre 2000(14) concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale,

–   viste le norme maggiormente riconosciute a livello internazionale in materia di comportamento delle imprese, segnatamente la “Dichiarazione tripartita di principi sulle imprese multinazionali e la politica sociale” dell’OIL e i “Principi direttivi destinati alle imprese multinazionali” dell’OCSE, e visti i codici di comportamento convenuti sotto l’egida di organizzazioni internazionali quali la FAO, l’OMS e la Banca mondiale nonché gli sforzi esplicati sotto gli auspici dell’UNCTAD per quanto concerne le attività delle imprese nei paesi in via di sviluppo,

–   viste la dichiarazione dell'OIL sui principi e i diritti fondamentali nel lavoro, del 18 giugno 1998, e le sue convenzioni sulle norme fondamentali universali in materia di lavoro, segnatamente: abolizione del lavoro forzato (Convenzioni 29 e 105), libertà di associazione e diritto di contrattazione collettiva (Convenzioni 87 e 98), abolizione del lavoro infantile (Convenzioni 138 e 182) e non discriminazione nel lavoro (Convenzioni 100 e 111),

–   vista la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo delle Nazioni Unite, in particolare il passo in cui ogni individuo e ogni organo della società è chiamato ad impegnarsi per garantire il rispetto universale dei diritti dell’uomo, e visti altresì il Patto internazionale sui diritti civili e politici del 1966, il Patto sui diritti economici, sociali e culturali del 1966, la Convenzione sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione nei confronti delle donne del 1969, il Progetto di dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti dei popoli indigeni del 1994 e la Convenzione dell’ONU sui diritti del bambino del 1989,

–   vista la Convenzione OCSE sulla lotta alla corruzione dei pubblici ufficiali stranieri nelle transazioni commerciali internazionali del 1997,

–   visti la comunicazione della Commissione europea (COM(2001) 211(15)) sulla prevenzione dei conflitti dell’11 aprile 2001, i Principi volontari in materia di sicurezza e diritti dell’uomo adottati dai governi degli Stati Uniti e del Regno Unito e lo sviluppo di programmi di certificazione internazionale, come quelli introdotti per i diamanti, volti a instaurare un legame tra commercio e prevenzione dei conflitti,

–   vista la decisione delle parti sociali europee di contribuire all’attuazione di misure miranti a eradicare tutte le forme di sfruttamento del lavoro infantile e di promuovere i diritti di questi bambini nel mondo,

–   vista la politica quadro dell'UE in materia di qualità del lavoro, compresi gli elementi di parità di genere, diversità e non discriminazione, apprendimento lungo tutto l'arco della vita ed evoluzione della carriera, partecipazione dei lavoratori, salute e sicurezza,

–   visto il documento di lavoro dei servizi della Commissione, del 7 marzo 2002, sull'integrazione della dimensione ambientale nelle politiche esterne del Consiglio "Affari generali" (SEC(2002) 271),

–   visto l’articolo 47, paragrafo 1, del suo regolamento,

–   visti la relazione della commissione per l’occupazione e gli affari sociali e i pareri della commissione per l'industria, il commercio estero, la ricerca e l'energia e della commissione per i diritti della donna e le pari opportunità (A5-0159/2002),

A.   considerando che tutti nel mondo hanno il diritto di lavorare in un ambiente in cui siano pienamente rispettati i loro diritti umani fondamentali, quali sanciti dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e dalle convenzioni fondamentali dell’OIL,

B.   considerando che il diritto internazionale offre chiari fondamenti per ampliare gli obblighi delle imprese quanto al rispetto dei diritti dell’uomo,

C.   considerando che nell'ambito delle imprese e tra gli investitori si viene a delineare un consenso globale riguardo all'idea che la loro missione va al di là della semplice realizzazione di profitti e che la sfida per il successo sta nel combinare redditività, sostenibilità e responsabilizzazione; considerando altresì che grandi imprese e grandi investitori si sono impegnati in vista di più ampie missioni aziendali di questo tipo e partecipano ad iniziative come il patto globale ("Global compact") per sviluppare tale missione,

D.   considerando che le imprese europee devono impegnarsi costantemente per garantire il mantenimento di un equilibrio in termini di genere, in particolare a livello di quadri medi e superiori, in relazione alla dimensione interna delle attività dell’impresa, non soltanto in Europa ma anche nei paesi terzi dove tali imprese hanno sedi,

E.   considerando che possono essere considerati soggetti interessati rispetto a un’impresa tutti gli attori che esercitano un’influenza sull’impresa o che ne subiscono l’influenza e che i lavoratori restano i soggetti primari nel quadro delle attività delle imprese,

F.   considerando che nel mondo degli affari è ampiamente riconosciuto il concetto di cittadinanza d'impresa e il fatto che le imprese debbano agire in modo responsabile nei confronti di tutti i soggetti interessati,

G.   considerando il ruolo importante che le imprese possono svolgere nella promozione di uno sviluppo sostenibile, ed in particolare nella lotta contro l’esclusione sociale, la discriminazione, la riduzione dell’impatto ambientale e lo sviluppo di servizi e prodotti che rispondano ai criteri di design per tutti,

H.   considerando che, in base ad un'inchiesta dell'OIL del 1998, solo un terzo dei codici di condotta volontari concernenti la responsabilità sociale delle imprese a livello mondiale fa riferimento alle norme sociali internazionali dell'OIL,

I.   considerando che l'ampia varietà di codici di condotta e di etichette a carattere volontario, con norme e meccanismi di verifica molto diversi, rende problematico il raffronto delle prestazioni effettive, e che molti di questi codici di condotta sono stati adottati unilateralmente dai dirigenti delle imprese interessate,

J.   considerando che si va ampliando il consenso quanto alla necessità di partire dal presupposto della volontarietà, senza eliminare la possibilità di ricorrere, se del caso, a una regolamentazione,

K.   considerando che la pubblicazione e l'utilizzazione di informazioni sull’impatto sociale, ambientale ed economico delle imprese in un formato che sia riconosciuto, accessibile e comparabile, e nella misura del possibile secondo modalità che facilitino i raffronti dell’efficacia tra imprese, rappresenterebbe una base efficiente per promuovere la responsabilità sociale delle imprese in tutta l’Unione europea,

L.   considerando che è sempre più necessario che ai metodi statistici e quantitativi in questo settore venga sostituito lo sviluppo di un dialogo più dinamico; che le imprese inserite in un dialogo dinamico con i corrispondenti soggetti interessati possono identificare e risolvere i problemi relativi alla responsabilità sociale delle imprese in modo migliore e con maggiore efficacia,

M.   considerando che un quadro europeo per la responsabilità sociale delle imprese dovrebbe basarsi sull’esperienza del sistema EMAS, in particolare il suo obiettivo di miglioramento costante e di audit e verifica indipendenti, ma riconoscendo che la responsabilità sociale delle imprese non può essere oggetto di un approccio unico,

1.   accoglie favorevolmente il Libro verde sulla responsabilità sociale delle imprese, il corrispondente processo di consultazione e le altre iniziative della Commissione miranti a promuovere il dibattito sul tema nonché la responsabilità sociale delle imprese;

2.   si compiace dell’enorme risposta ottenuta dalla consultazione della Commissione nonché delle iniziative volontarie varate da imprese e organizzazioni padronali, coalizioni di ONG e sindacati per promuovere la responsabilità sociale delle imprese; sottolinea tuttavia che tali iniziative, anche se spesso complementari, sono ancora subordinate alla legislazione nazionale e internazionale;

3.   sottolinea che le imprese sono tenute ad applicare integralmente le disposizioni giuridiche in materia di pari opportunità tra donne e uomini ai sensi delle disposizioni internazionali, europee e nazionali; invita le imprese ad adottare, di propria iniziativa, misure che assicurino un livello elevato di parità tra uomini e donne (ad esempio azioni positive) onde valorizzare le potenzialità delle donne, e a garantire che i loro subappaltatori e fornitori rispettino i diritti della donna e applichino la parità di opportunità tra donne e uomini;

4.   ritiene che le pratiche sociali e ambientali delle imprese europee debbano essere oggetto di una vigilanza analoga a quella esercitata sulle pratiche competitive;

5.   chiede alla Commissione di assicurare che l'attuazione pratica della sua strategia non comprometta gli sforzi tesi a promuovere la chiarezza nell'azione comunitaria; chiede che gli obblighi amministrativi che la strategia comporta per le imprese tengano conto degli sforzi che gli Stati membri profondono ai fini di una semplificazione amministrativa;

6.   invita la Commissione ad elaborare una definizione ampia e più precisa di responsabilità sociale delle imprese, non come concetto marginale, ma come obiettivo chiave per una politica dell'impresa orientata al futuro e principio guida per le politiche socioeconomiche europee, quale sviluppato nel processo dei vertici di primavera, a partire da quello di Lisbona; sottolinea tuttavia che il concetto di responsabilità sociale delle imprese non pregiudica né sostituisce altre iniziative dell'Agenda sociale europea; precisa che la promozione della responsabilità sociale delle imprese dovrebbe invece contribuire a far nascere, nel mondo degli affari, un atteggiamento più positivo nei confronti della legislazione e della normativa sociale, nonché portare a migliori risultati nell'osservanza di queste ultime;

7.   sottolinea l'importanza del partenariato sociale tra datori di lavoro, lavoratori e rappresentanti di questi ultimi, sia nell'ambito dell'impresa a vari livelli, che in un contesto più ampio di dialogo sociale a livello locale, regionale, settoriale, nazionale, europeo e mondiale;

Codici di condotta e relazioni sociali

8.   invita la Commissione a presentare, nel contesto della pertinente direttiva (quarta direttiva sul diritto delle società), una proposta volta a introdurre, accanto ai requisiti in materia di relazioni finanziarie, requisiti in materia di relazioni sociali e ambientali;

9.   chiede alla Commissione europea di inserire in tale proposta un incoraggiamento proattivo per le imprese a presentare, in cooperazione con i rappresentanti dei lavoratori, piani annuali per le pari opportunità che diano informazioni sulla presenza di uomini e donne ai diversi livelli dell'organizzazione dell'impresa e sulle eventuali misure volte a migliorare la situazione in cooperazione con i rappresentanti dei lavoratori, informazioni distinte per genere sulle retribuzioni, le promozioni e le opportunità di formazione, nonché proposte finalizzate ad una migliore organizzazione del lavoro con l'obiettivo di conciliare la vita professionale e familiare;

10.   chiede alla Commissione, in particolare, di avviare discussioni su tale proposta, inizialmente attraverso la collaborazione con le autorità regolamentari di borsa degli Stati membri, nella prospettiva di subordinare l'ammissione in borsa al rispetto delle disposizioni in questione;

11.   chiede che le relazioni annuali di valutazione dell’impatto sociale e ambientale siano oggetto di una verifica esterna e comprendano tutti i livelli dell’impresa, la sua catena di approvvigionamento e i suoi partner commerciali, se del caso, e che vengano esaminate le proposte formulate da Social Accountability International, Clean Clothes Campaign, Fairwear Foundation, Ethical Training Initiative e Institute of Social and Ethical Accountability in materia di meccanismi di controllo e verifica;

12.   chiede alla Commissione di esaminare, entro i limiti delle sue proprie competenze e di quelle degli Stati membri, in quale misura si possano migliorare la raccolta e la pubblicazione delle informazioni relative alle prestazioni sociali e ambientali delle imprese già in possesso delle autorità regolamentari;

13.   chiede che tutti i fondi pensione privati e collettivi europei dichiarino i criteri etici applicati nelle loro politiche di investimento;

14.   invita la Commissione a presentare una proposta concernente le etichette sociali che si basi come minimo su criteri quali il rispetto dei diritti umani e sindacali, l'ambiente di lavoro, la formazione e lo sviluppo dei lavoratori, la parità di trattamento, le esigenze sociali ed etiche dei lavoratori e dei cittadini nella società circostante; invita inoltre la Commissione a valutare l’opportunità di introdurre un’etichettatura sociale e ambientale comune;

15.   invita le parti sociali a livello europeo, a livello nazionale e a livello delle imprese ad elaborare codici di condotta che assicurino il rispetto dei diritti delle donne, in particolare per quanto riguarda 1) l'uguaglianza delle retribuzioni per un lavoro di uguale valore, 2) la qualità dell’occupazione delle donne, 3) la lotta contro le discriminazioni in sede di assunzione, 4) l'adozione di misure innovative ed efficaci per permettere la conciliazione della vita familiare con la vita professionale, 5) il miglioramento delle prospettive della carriera delle donne, 6) la partecipazione delle donne alla formazione di base e continua affinché si adattino ai mutamenti tecnologici ed economici e sia facilitato il loro reinserimento professionale, 7) le questioni di salute e sicurezza e 8) le misure di lotta contro le angherie psicologiche e le molestie sessuali sul luogo di lavoro;

Un Foro UE per la responsabilità sociale delle imprese con la partecipazione dei vari soggetti interessati

16.   chiede che venga presentata una proposta per la creazione di un Foro UE per la responsabilità sociale delle imprese che riunisca i vari soggetti interessati, di cui facciano parte rappresentanti delle imprese, dei sindacati, delle organizzazioni non governative e delle pubbliche autorità, compresi rappresentanti dei paesi in via di sviluppo; invita la Commissione a svolgere il ruolo di facilitatore e di responsabile della convocazione e appoggia l’idea che la Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro di Dublino metta a disposizione una segreteria;

17.   chiede al Consiglio e alla Commissione di assicurare che tale Foro offra l’opportunità di registrare codici di condotta volontari e iniziative analoghe e di verificarli alla luce delle norme internazionali minime applicabili, quali i principi direttivi dell’OCSE destinati alle imprese multinazionali e le convenzioni fondamentali dell’OIL;

18.   chiede al Consiglio e alla Commissione di assicurare, nelle loro proposte, che le relazioni annuali di valutazione dell’impatto ambientale e sociale delle imprese siano integrate nel Foro e che le imprese siano incoraggiate ad avviare iniziative sulla base delle norme internazionali;

19.   invita i governi degli Stati membri e dei paesi candidati all’adesione a istituire i propri punti di contatto nazionali nell'ambito dell'iniziativa "Principi direttivi dell'OCSE destinati alle multinazionali";

20.   osserva che il dialogo autonomo e responsabile tra le parti sociali è e resta di importanza centrale per l'Unione europea; ritiene che il Foro UE possa servire da tramite tra le imprese e i singoli o le associazioni nel caso in cui vengano violati determinati codici o si rilevino discrepanze nelle relazioni annuali;

21.   chiede al Consiglio e alla Commissione di assicurare che l’informazione sui processi e requisiti concernenti la presentazione delle relazioni annuali, le norme di base applicabili ai codici di condotta ed esempi di relazioni annuali e di codici di condotta siano messi a disposizione del pubblico, anche attraverso un sito web del Foro UE per la responsabilità sociale delle imprese;

Un ruolo più importante per i soggetti interessati

22.   chiede che, nell’ambito della prossima revisione della direttiva sul comitato aziendale europeo, venga inserita nelle disposizioni complementari una sezione che preveda l'obbligo per le imprese o gruppi di imprese di fornire informazioni sull'impatto sociale ed ambientale delle loro attività; invita le parti sociali, nel quadro del dialogo settoriale, a esaminare la possibilità di negoziare nuovi accordi in questo settore, analoghi a quelli conclusi nei settori alimentare, commerciale e tessile;

23.   ritiene che il dialogo sociale europeo a livello settoriale rappresenti uno strumento utile per un approccio comune ai problemi collegati con la responsabilità sociale delle imprese;

24.   chiede che il Foro UE per la responsabilità sociale delle imprese elabori orientamenti per un più ampio dialogo tra i soggetti interessati, attingendo all’esperienza di società, ONG, sindacati, istituti accademici e autorità governative; raccomanda l'adozione di linee direttrici esistenti, come la norma AA1000;

25.   chiede alla Commissione di promuovere iniziative e progetti pilota nell’ambito della RSI che coinvolgano i vari soggetti interessati onde assicurare che il dialogo produca la necessaria transizione alla pratica; richiama l'attenzione a tale riguardo sull'importanza della partecipazione dei lavoratori a tali iniziative e progetti;

26.   raccomanda che, nella proposta concernente la presentazione di relazioni sociali e ambientali annuali, si chieda alle imprese di assicurare che i membri del consiglio di amministrazione siano specificamente responsabili della RSI, e che vengano esaminate inoltre altre possibili modifiche delle norme in materia di governo societario a livello europeo per promuovere il dialogo con i soggetti interessati e i diritti degli azionisti di minoranza;

27.   chiede in particolare al gruppo ad Alto livello di esperti in diritto societario, nominato dal Commissario Bolkenstein nel settembre 2001, di esaminare in modo specifico nell'ambito della relazione finale la questione di una più ampia rappresentanza di soggetti interessati nel contesto delle norme di governo societario e chiede alla Commissione di inserire tale questione nella sua risposta alla relazione;

28.   sollecita l’adozione di misure tali da consentire alle PMI di disporre di strumenti che siano adatti alle loro caratteristiche specifiche e che siano per loro veramente accessibili nella pratica;

Integrazione della responsabilità delle imprese nelle politiche europee

29   invita la Commissione europea ad assicurare che i principi di base della RSI siano pienamente integrati in tutti i settori di competenza comunitaria, in particolare il diritto societario, il mercato interno, la politica di concorrenza, la legislazione concernente i mercati finanziari, la politica commerciale, la politica estera e di sicurezza comune e la politica di cooperazione allo sviluppo;

30.   reitera il suo invito alla Commissione a dare un esempio delle migliori prassi in materia di responsabilità sociale delle imprese in tutte le sue attività;

31.   si compiace della decisione del governo olandese di vincolare l’accesso al credito all’esportazione al rispetto, da parte delle imprese, dei principi direttivi dell’OCSE destinati alle imprese multinazionali, e invita la Commissione a collegare gli incentivi per l’applicazione volontaria delle norme con gli aiuti finanziari del settore pubblico;

32.   sollecita il Consiglio a tener conto della posizione del Parlamento sul principio della responsabilità sociale delle imprese nella direttiva sugli appalti pubblici;

33.   invita la Commissione e il Consiglio a tener conto dell'approccio basato sulla partecipazione dei vari soggetti interessati nonché di altri elementi della RSI nel prosieguo del dibattito sul governo societario e sulle responsabilità delle imprese nonché nell'ambito delle ulteriori discussioni sul diritto societario e sulle questioni inerenti ai mercati finanziari, quale ad esempio la nuova proposta di direttiva sulle acquisizioni;

34.   invita la Commissione a sostenere e assistere i gruppi di vigilanza e le altre iniziative della società civile aventi l’obiettivo di sorvegliare il comportamento delle imprese;

35.   invita la Commissione a rafforzare insieme con il Parlamento europeo i requisiti di informazione per quanto concerne le attività politiche delle imprese a livello europeo attraverso un sistema di registrazione pubblica delle attività di lobby delle imprese, e ad assicurare la responsabilità di tutti i suoi comitati di regolamentazione attinenti al settore societario;

36.   invita la Commissione e il Consiglio a sviluppare programmi comunitari di assistenza ai paesi terzi in conformità con le norme internazionalmente riconosciute in materia di ambiente e di lavoro e a elaborare nuovi progetti miranti a facilitare l’inserimento dei principi della responsabilità sociale delle imprese nella legislazione nazionale in materia sociale e di lavoro da parte dei governi nazionali, associando a questo processo le parti sociali e cooperando con gli ispettorati del lavoro e dell’ambiente per assicurare il rispetto delle norme; chiede inoltre alla Commissione di sostenere nei paesi del Sud la formazione di capacità per quanto riguarda la verifica dei codici, l'adattamento dei codici internazionali al contesto locale e le osservazioni formulate dai paesi del Sud sulle relazioni societarie e sulle tendenze nell'ambito dell'RSI;

37.   invita la Commissione ad applicare energiche misure di protezione dei consumatori per sostenere la credibilità delle informazioni fornite dalle imprese in relazione alle pratiche ambientali e sociali responsabili, in particolare mediante l’applicazione di disposizioni in materia di pubblicità ingannevole;

Un ruolo per il Parlamento europeo

38.   accoglie con favore e incoraggia le audizioni annuali organizzate dalla sua commissione competente sulle imprese europee operanti nei paesi in via di sviluppo e invita tale commissione a portare avanti tale attività;

39.   chiede alla sua commissione competente di istituire un gruppo di lavoro sulla responsabilità sociale delle imprese, le cui risultanze e raccomandazioni siano esaminate regolarmente nel quadro delle riunioni di commissione;

Questioni in materia di responsabilità sociale delle imprese specifiche all’Unione europea

40.   raccomanda a tutte le imprese di applicare le disposizioni del titolo III del regolamento (CE) del Consiglio n. 2157/2001 dell’8 ottobre 2001 sullo statuto della società europea e quelle della direttiva 2001/86/CE dell’8 ottobre 2001 per quanto concerne la partecipazione dei lavoratori;

41.   invita la Commissione a garantire l’applicazione della responsabilità sociale delle imprese in tutti i servizi di interesse generale e a promuovere il ruolo di tali servizi nella lotta contro l’esclusione sociale e per assicurare livelli minimi di prestazione di servizio; sollecita la Commissione ad inserire tali elementi nella proposta di direttiva quadro concernente i servizi di interesse generale, che deve essere elaborata al più presto;

42.   invita la Commissione ad inserire la nozione e i principi di responsabilità sociale delle imprese negli orientamenti annuali in materia di occupazione e nella futura valutazione della strategia europea in tale settore; invita gli Stati membri a integrare i principi e gli obiettivi sociali della responsabilità sociale delle imprese nei rispettivi piani nazionali biennali di lotta contro l’esclusione sociale e nei piani nazionali annuali d'azione in materia di occupazione, sulla base dell’obiettivo orizzontale della qualità del lavoro;

43.   chiede che il Fondo sociale sia utilizzato per promuovere la RSI nella formazione dei manager e degli altri dipendenti, compreso il sostegno alle procedure di certificazione e alle ristrutturazioni socialmente più responsabili, e che il Fondo regionale sia reso più accessibile per le imprese che desiderano cogliere opportunità di investimento privato nelle comunità e regioni più svantaggiate, promuovendo in particolare il finanziamento UE di "istituti finanziari per lo sviluppo delle comunità" che offrano un sostegno specifico ad iniziative locali in materia di occupazione per le quali sarebbe altrimenti difficile accedere ad un finanziamento da parte di banche commerciali;

44.   sottolinea che lo sviluppo delle conoscenze e delle competenze di tutti i lavoratori è parte integrante della responsabilità sociale delle imprese; chiede pertanto che vengano intensificati gli interventi volti a garantire la formazione lungo tutto l’arco della vita, sia sul piano comunitario che su quello nazionale; ritiene che in questo contesto l’audit delle competenze nel quadro delle relazioni sociali e ambientali presentate dalle società su base annua e l’audit delle competenze su base nazionale costituiscano elementi molto importanti;

45.   sottolinea che i servizi pubblici locali senza scopo di lucro svolgono un ruolo essenziale per rispondere alle esigenze delle vittime dell’esclusione sociale e che le imprese dell’economia sociale hanno accumulato un’enorme esperienza in fatto di responsabilità sociale; invita la Commissione a prendere misure per dare pieno riconoscimento ai settori economici cooperativo e del volontariato nei trattati e a compilare un inventario delle esperienze e delle applicazioni della responsabilità sociale nel settore non- profit,

46.   raccomanda in particolare che le imprese dell’economia sociale e specialmente i lavoratori e le cooperative sociali valutino la possibilità di adottare il "Bilan Sociétal" in quanto strumento che offre la possibilità di tener conto degli aspetti sociali, economici e ambientali nonché del comportamento dei vari soggetti interessati, dei subappaltatori e dei fornitori;

47.   sollecita le parti sociali a giungere ad un accordo in risposta alla comunicazione sulla ristrutturazione; qualora ciò non avvenga, insiste affinché la Commissione presenti con urgenza una proposta legislativa;

48.   chiede a tutte le grandi imprese di elaborare, secondo quanto proposto nella relazione Gillenhammer concernente le sfide del cambiamento e in consultazione con i rappresentanti dei lavoratori, una relazione sociale pubblica che riferisca in modo strutturato sulle pratiche e le politiche in materia di occupazione e condizioni di lavoro; chiede alla Commissione di adottare un'iniziativa al fine di promuovere l'elaborazione di tali relazioni sociali annuali;

49.   sottolinea che le imprese hanno la responsabilità di prevenire il logoramento dei loro lavoratori e la loro esclusione dal mercato del lavoro; ritiene che tale prevenzione, mediante la garanzia di un ambiente di lavoro sano e sicuro sotto il profilo fisico e psichico, debba pertanto svolgere un ruolo centrale in tutte le iniziative volte a promuovere la responsabilità civile delle imprese;

Questioni in materia di responsabilità sociale delle imprese specifiche alle relazioni dell’Europa con i paesi terzi

50.   reitera la sua richiesta alla Commissione, al Consiglio e alla Convenzione sul futuro dell’Europa perché formulino urgentemente proposte intese a sviluppare una base giuridica appropriata per instaurare un quadro multilaterale per le operazioni delle imprese europee nel mondo;

51.   invita la Commissione a esaminare la possibilità di creare, con riferimento alla RSI, un Difensore civico europeo per le imprese europee operanti nei paesi in via di sviluppo;

52.   si compiace dell'intenzione espressa dalla Commissione di sostenere la promozione attiva dei principi direttivi dell'OCSE destinati alle imprese multinazionali; invita la Commissione a creare rapidamente punti di contatto nel quadro dei principi direttivi dell’OCSE presso tutte le sue delegazioni nei paesi terzi dove operano società con base nell'UE, secondo quanto previsto nel bilancio 2002 per i paesi dell'America latina, dell'Asia e dell'Africa australe, ad assicurare la presenza di personale sufficientemente preparato in materia di RSI e ad inserire i risultati dell'attività di tali punti di contatto nelle relazioni periodiche delle delegazioni destinate alle istituzioni dell'UE, compreso il PE; invita inoltre la Commissione a tradurre in pratica le conclusioni della sua Conferenza del maggio 2001 sui principi direttivi OCSE, in particolare a sviluppare le prassi migliori tra gli Stati membri (ad esempio con riferimento alla gestione dei punti di contatto nazionali); ad organizzare riunioni a livello UE tra i PCN e le parti sociali e le ONG rappresentate; a valutare le esperienze maturate in relazione ai principi direttivi nelle imprese europee; a coordinare l’apporto europeo alle riunioni dell'OCSE concernenti i principi direttivi e ad assistere i paesi candidati all'adesione perché aderiscano a tali principi ed offrano sostegno ai nuovi aderenti quali Estonia e Lituania;

53.   invita la Commissione e il Consiglio a tenere conto della posizione del Parlamento per quanto concerne l’applicazione delle norme fondamentali del lavoro e la promozione del sistema del governo sociale internazionale in tutti i settori dell’attività esterna della Comunità, riservando particolare attenzione all’applicazione delle norme del lavoro e sociali negli accordi internazionali multilaterali e bilaterali;

54.   invita il Consiglio e la Commissione non solo a formulare una proposta concreta per un'applicazione della clausola sui diritti umani che preveda in particolare meccanismi chiari, precisi e verificabili di monitoraggio e valutazione della situazione in materia di diritti umani negli accordi commerciali con i paesi terzi, creando adeguati meccanismi di adempimento e garantendo che siano contemplati tutti i diritti umani e sociali, in particolare la libertà sindacale e il diritto allo sciopero, nonché tutti gli attori, ivi comprese le società dell'UE, ma li invita altresì ad esigere sistematicamente la loro applicazione e a pubblicare relazioni in proposito; chiede inoltre che vengano attuate valutazioni dell'impatto in termini di sostenibilità e di genere quale parte del processo di sviluppo della politica commerciale;

55.   richiama l’attenzione sul fatto che la Convenzione di Bruxelles del 1968, consolidata nel regolamento 44/2001(16), stabilisce la competenza dei tribunali degli Stati membri dell’Unione per le controversie di cui sono oggetto imprese registrate o domiciliate nell’Unione con riferimento a danni causati in paesi terzi; chiede alla Commissione di elaborare uno studio sull'applicazione del principio di extraterritorialità da parte di tribunali negli Stati membri dell'Unione; invita gli Stati membri ad inserire tale principio dell’extraterritorialità nella loro legislazione;

56.   chiede alla Commissione di inserire un riferimento alla RSI e, in seguito, alla sua futura direttiva su tale argomento in tutte le proposte concernenti i mandati negoziali per gli accordi di cooperazione e gli accordi in materia commerciale con paesi terzi;

57.   ritiene che l’obiettivo di qualsiasi negoziato OMC su un quadro multilaterale per gli investimenti transfrontalieri debba essere quello di garantire che tali investimenti contribuiscano a migliorare il tenore di vita, producano uno sviluppo sostenibile, promuovano il rispetto dei diritti dell’uomo e contribuiscano ad una più equa distribuzione dei benefici dell’economia globale; insiste pertanto che tali norme devono rispecchiare le responsabilità sociali degli investitori internazionali per quanto concerne, ad esempio, le norme sociali e ambientali, la trasparenza e la probità, il comportamento anticoncorrenziale e il trasferimento di tecnologie;

58.   invita la Commissione e il Consiglio a promuovere l’adozione di misure equivalenti al di fuori dell’Unione europea da parte dei governi, delle Nazioni Unite e di altri organismi multilaterali;

59.   invita la Commissione a presentare proposte specifiche intese a promuovere il contributo delle imprese europee alla trasparenza e al buon governo in tutto il mondo, anche attraverso l'elaborazione di una "lista nera", analoga a quella della Banca mondiale, per impedire che le imprese europee giudicate colpevoli di corruzione da un tribunale dell’UE o che non abbiano osservato le norme minime applicabili a livello internazionale (norme fondamentali OIL in materia di lavoro, direttrici OCSE per le società multinazionali) possano partecipare agli appalti pubblici; chiede inoltre alla Commissione di creare un gruppo di lavoro sulla conformità onde garantire che le società a cui è stato assegnato un contratto nel contesto degli appalti pubblici CE o che dispongono di garanzie finanziarie, quali garanzie di credito alle esportazioni, si conformino, nell'esecuzione di tali contratti, agli obblighi sanciti dall'UE in materia di diritti umani e alle politiche e procedure di sviluppo nonché alle norme minime previste dai summenzionati principi OIL e OCSE; le imprese iscritte nella “lista nera” dovrebbero essere considerate inidonee ai fini dell’assegnazione di contratti e appalti dell’Unione europea per un periodo di tre anni;

60.   invita la Commissione ad inserire nel suo Libro bianco proposte specifiche per quanto concerne il ruolo che le imprese possono svolgere ai fini della prevenzione dei conflitti nel mondo, come l’estensione dei principi volontari in materia di sicurezza e diritti dell’uomo nell'Unione europea e la soppressione del legame tra acquisto di armi e vendita di risorse naturali, compresa l’applicazione di sistemi di certificazione come il processo Kimberley per i "diamanti di guerra";

61.   sottolinea che occorre puntare congiuntamente ad inserire l'argomento della responsabilità sociale delle imprese nell’agenda ufficiale dei paesi con i quali l'UE ha stabilito relazioni formali tramite accordi commerciali e di cooperazione, in particolare nel quadro dell'accordo di Cotonou;

62.   ribadisce l’invito, formulato nel contesto della sua risoluzione del 13 dicembre 2001(17) sulla comunicazione della Commissione concernente la prevenzione dei conflitti (1999), ad affrontare la questione dell'influenza delle imprese pubbliche e private nelle regioni instabili mediante la creazione di un quadro giuridicamente vincolante che preveda sanzioni per le società che contribuiscono ai conflitti;

63.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1)GU C 104 del 14.4.1999, pag. 180.
(2)Testi approvati il 25.10.2001, punto 14.
(3)Testi approvati il 13.11.2001, punto 12.
(4)GU L 156 del 13.6.2001, pag. 33.
(5)Non ancora pubblicato in Gazzetta ufficiale.
(6)GU C 223 dell’8.8.2001, pag. 6.
(7)GU C 197 del 12.7.2001, pag. 180.
(8)GU L 250 del 19.9.1984.
(9)Non ancora pubblicato in Gazzetta ufficiale.
(10)Testi approvati il 31.5.2001, punto 10.
(11)Testi approvati il 17.1.2002, punto 1.
(12)GU L 114 del 24.4.2001, pag. 1.
(13)Non ancora pubblicato in Gazzetta ufficiale.
(14)GU L 12 del 16.1.2001, pag. 1.
(15)Non ancora pubblicato in Gazzetta ufficiale.
(16)GU L 12 del 16.1.2001, pag. 1.
(17)Testi approvati, punto 15.


MOTIVAZIONE

Introduzione

Con il Libro verde sulla responsabilità sociale delle imprese la Commissione europea ha avviato un’ampia consultazione volta a utilizzare le esperienze esistenti e gli approcci innovativi in materia di RSI per stabilire un quadro europeo per la responsabilità sociale delle imprese. Pur essendo destinato a suscitare un ampio dibattito a livello europeo, il Libro verde elenca numerose iniziative in corso, suggerendo nel contempo un approccio essenzialmente a carattere volontario e basato sulle “buone pratiche” alla questione.

La presente relazione mira a individuare priorità specifiche per un quadro UE per la responsabilità sociale delle imprese, che dovrebbe comprendere una combinazione di iniziative volontarie e regolamentari, in linea con il consenso internazionale che si va profilando. Le proposte avanzate nel presente documento sono basate su risoluzioni parlamentari precedenti e su un’ampia consultazione condotta dal relatore (cfr. appendice) e naturalmente dalla Commissione stessa.

Contesto globale

Negli ultimi cinque anni la responsabilità sociale delle imprese è divenuta una delle grandi questioni che la comunità internazionale si trova ad affrontare. La ristrutturazione dell’economia mondiale dopo gli anni ’70 ha portato maggiore efficienza e produttività sul mercato mondiale, ma ha provocato anche un intenso degrado sociale – nei paesi in via di sviluppo e in quelli industrializzati – e una crescente distruzione dell’ambiente. Con la globalizzazione giunge sempre più chiaro il messaggio di sindacati, attivisti dell’ambiente e dei diritti dell’uomo, responsabili politici e imprenditori: la situazione non è sostenibile in termini né di obiettivi commerciali né di sviluppo umano.

La risposta europea

La Comunità europea ha risposto sin dal 1993 con l’appello rivolto alle imprese europee dal Presidente della Commissione europea, Jacques Delors, che chiedeva loro di prendere parte alla lotta contro l’esclusione sociale. Nel 1999 il Parlamento europeo ha approvato una relazione su norme UE per le imprese europee che operano nei paesi in via di sviluppo. Nel marzo 2000 il Consiglio europeo di Lisbona ha fatto un particolare appello al senso di responsabilità sociale delle imprese con riferimento alle buone prassi in materia di formazione lungo tutto l’arco della vita, organizzazione del lavoro, parità delle opportunità, inclusione sociale e sviluppo sostenibile. Dopo l’inserimento della responsabilità sociale delle imprese tra le priorità che dovevano essere affrontate sotto la Presidenza belga, la Commissione ha pubblicato il Libro verde sulla promozione di un quadro europeo per la responsabilità sociale delle imprese. Si presenta ora un’occasione storica per far avanzare il dibattito.

Definire la responsabilità sociale delle imprese

Nell’introduzione il Libro verde afferma:

“Il concetto di responsabilità sociale nelle imprese significa essenzialmente che esse decidono di propria iniziativa di contribuire a migliorare la società e rendere più pulito l’ambiente(1).

Questa definizione presenta due difetti fondamentali: in primo luogo, indebolisce il concetto stesso di governance globale e, in secondo luogo, indica che l’unico approccio alla RSI è di tipo volontario.

Il diritto internazionale esiste per promuovere e salvaguardare la protezione della vita umana e dell’ambiente. Non spetta alle imprese decidere se desiderano “contribuire”.

Il Libro verde afferma inoltre:

“Anche se la loro responsabilità principale è quella di generare profitti, le imprese possono al tempo stesso contribuire ad obiettivi sociali e alla tutela dell’ambiente (…)(2)

Ciò implica che la RSI rappresenta un supplemento facoltativo rispetto alle normali attività delle imprese. In realtà essa dovrebbe divenire parte integrante di tutte le attività imprenditoriali.

Numerose imprese hanno adottato volontariamente delle misure per applicare codici di condotta propri e per assicurare l’esercizio delle loro responsabilità sociale e ambientali. Si tratta di un atteggiamento che va apprezzato e incoraggiato. Tuttavia, vi sono innumerevoli esempi che dimostrano che l’approccio volontario in sé non è sufficiente e va rafforzato con misure legislative complementari.

Le misure a carattere volontario sono il risultato dell’interazione tra le pressioni dei consumatori, dei media, delle altre imprese del settore, della competitività e del rischio di nuove regolamentazioni e imposte. Un’azione europea comprendente idonee proposte legislative può contribuire a rafforzare questa combinazione di pressioni.

La SRI si applica sia alle compagnie quotate in borsa che a quelle pubbliche (di proprietà statale), alle multinazionali e alle piccole e medie imprese. Le nostre aspettative possono variare a seconda che si tratti di multinazionali o di piccole e medie imprese, tenuto conto delle loro forze e risorse relative. Le PMI possono abbisognare di calendari diversi per realizzare determinati obiettivi, in funzione delle loro capacità, e il loro caso può essere affrontato efficacemente attraverso la catena di approvvigionamento delle imprese di maggiori dimensioni. Tuttavia, questo non vuol dire che esse non debbano essere tenute a rispettare pienamente le raccomandazioni e i requisiti legali stabiliti a livello europeo. Nella maggior parte dei paesi europei la maggioranza delle persone è occupata presso una PMI. Si tratta quindi di attori di primo piano nel dibattito sulla RSI, le cui esigenze e funzioni non possono assolutamente essere sottovalutate.

Codici di condotta e relazioni sociali

Le relazioni sociali rappresentano un elemento fondamentale per assicurare il debito rispetto delle norme internazionalmente riconosciute in materia sociale, di lavoro e di ambiente. La trasparenza è l’unico mezzo per garantire la responsabilizzazione. Attualmente solo una minoranza di imprese elabora relazioni sociali annuali, e lo fa senza seguire una metodologia comune o norme di rendicontazione standard.

Le recenti iniziative europee miranti ad incoraggiare le imprese a elaborare relazioni non hanno incontrato grande successo: si pensi ad esempio alla comunicazione della Commissione sulle relazioni ambientali da parte delle imprese, alle richieste rivolte dalla Commissione alle imprese di elaborare di propria iniziativa relazioni sociali, in risposta alla relazione Gillenhammar del 1998, e alla comunicazione al Consiglio europeo di Göteborg del 2001.

Per risolvere il problema è necessaria una direttiva europea. La direttiva fisserebbe per le piccole e medie imprese e per le multinazionali un calendario per la presentazione, su base annuale, di una valutazione dell'impatto sociale e ambientale delle loro attività in Europa e altrove, secondo norme minime in materia di rendicontazione. Queste norme potrebbero essere basate su quelle stabilite dalla Global Reporting Initiative, che hanno incontrato una buona accoglienza internazionale nella loro applicazione globale. La relazione dovrebbe riguardare tutte le unità di un’impresa, vale a dire l’intera catena di approvvigionamento, e la Commissione dovrebbe cercare di sviluppare con la GRI orientamenti specifici per un protocollo sulla presentazione di relazioni sulla catena di approvvigionamento.

Per quanto concerne i fondi pensione privati e collettivi europei, la direttiva dovrebbe imporre a questi ultimi l'obbligo di dichiarare pubblicamente la loro politica etica, per analogia con la normativa già introdotta in Belgio, Regno Unito, Paesi Bassi e Germania.

I codici di condotta e le relazioni annuali delle imprese potrebbero essere registrati presso un Foro europeo per la responsabilità sociale delle imprese, che dovrebbe avere anche il compito di verificare le relazioni. Anche i fondi pensione potrebbero registrare le loro politiche etiche.

In un ambiente in cui gli organi d’informazione riportano spesso storie di ingiustizia “imprenditoriale”, queste misure potrebbero contribuire a ripristinare la fiducia dei consumatori e servire a esercitare una pressione sulle imprese il cui comportamento non rispetta le norme riconosciute a livello internazionale.

Un Foro europeo per la responsabilità sociale delle imprese

Successivamente alla richiesta concernente una piattaforma europea di controllo formulata inizialmente nella risoluzione del Parlamento europeo del 1999 sulle imprese europee che operano nei paesi in via di sviluppo, esponenti del mondo accademico e parti sociali in particolare, ma anche altri, hanno aderito all’idea, e affermano ora più che mai che la creazione di un organo di questo tipo è veramente necessaria.

Cionondimeno, si deve ora discutere il ruolo e la funzione precisi della Piattaforma. Il suo compito primo sarebbe quello del dialogo tra i vari soggetti interessati. Si potrebbero inoltre invitare le imprese e altri a registrare i propri codici di condotta presso la Piattaforma, che li verificherebbe poi alla luce delle varie norme fondamentali in materia di lavoro, sociali e ambientali già riconosciute a livello internazionale. Le imprese potrebbero quindi registrare le proprie relazioni annuali sull'impatto sociale e ambientale, in seguito all'adozione di una normativa europea vincolante in materia.

La Piattaforma richiederebbe un’adeguata dotazione finanziaria. Il suo consiglio sarebbe composto da rappresentanti delle imprese, delle ONG, dei sindacati e della comunità accademica, compresi rappresentanti dei paesi in via di sviluppo. Essa sarebbe gestita da un segretariato e opererebbe come ufficio della Commissione.

Un ruolo più importante per i soggetti interessati

Nel contesto della responsabilità sociale delle imprese, per soggetti interessati si intendono i lavoratori dipendenti, i fornitori e i clienti, le comunità in cui l’impresa opera e tutti gli altri elementi pertinenti.

I lavoratori restano i principali soggetti interessati. I sindacati hanno svolto un ruolo fondamentale nella contrattazione di accordi in materia di responsabilità delle imprese con le federazioni degli imprenditori nei settori alimentare, commerciale e tessile.

Le organizzazioni non governative hanno espresso la preoccupazione che il dialogo sociale tradizionale li escluda da autentici dibattiti con la partecipazione dei vari soggetti interessati. Allo stesso tempo i sindacati giustamente si oppongono a qualsiasi tentativo di diluire i loro diritti di negoziato sul posto di lavoro.

La presente relazione suggerisce che è opportuno utilizzare il dialogo sociale per promuovere la discussione sui più vasti obblighi sociali e ambientali delle imprese. Occorre modificare la direttiva sul comitato aziendale europeo, in occasione della sua prossima revisione, per attribuire ai comitati aziendali europei il compito di sorvegliare i più ampi effetti ambientali e sociali dell'impresa, mentre si potrebbero invitare le parti sociali a esaminare, attraverso il dialogo settoriale, la possibilità di negoziare nuovi accordi in materia di RSI.

Inoltre, la Commissione dovrebbe, attraverso la Piattaforma europea, pubblicare orientamenti ed esempi di buona pratica in fatto di dialogo con i soggetti interessati. Essa dovrebbe prevedere finanziamenti per la formazione dei manager delle imprese private e pubbliche per quanto riguarda l’integrazione della filosofia della responsabilità sociale delle imprese nelle strutture e attività manageriali.

La Commissione dovrebbe incaricare le imprese europee di designare un membro del consiglio di amministrazione responsabile della RSI. Potrebbe essere utile per le imprese creare un consiglio dei soggetti interessati o far partecipare un rappresentante di questi ultimi ai loro consigli d’amministrazione. Le regole UE in fatto di governo delle imprese vanno riviste in questo contesto per esaminare queste ed altre opportunità di promuovere la partecipazione dei soggetti interessati, tra cui l’incoraggiamento dell'attivismo degli azionisti attraverso il rafforzamento dei diritti degli azionisti di minoranza.

Introdurre la RSI in tutti i settori delle politiche e dei programmi comunitari

La coerenza è essenziale per il successo della politica della Commissione in materia di responsabilità sociale delle imprese.

È particolarmente deludente che la Commissione abbia perso finora varie occasioni per introdurre la RSI in tutti i settori politici. Un esempio è l’attuale revisione delle norme in materia di appalti, in cui il potenziale per vincolare gli appalti pubblici a più elevati standard sociali e ambientali per le imprese non è stato sfruttato pienamente. La decisione del governo olandese di subordinare l'accesso al credito all’esportazione al rispetto, da parte delle imprese, delle linee direttive dell’OCSE indica che le norme volontarie possono essere facilmente collegate al sostegno finanziario del settore pubblico. La Commissione europea dovrebbe introdurre immediatamente disposizioni di questo tipo in tutte le forme di finanziamento del settore privato, tra cui la promozione degli investimenti attraverso la Commissione stessa e la Banca europea per gli investimenti, con chiari meccanismi di verifica e di ricorso.

Per quest’anno e per gli anni futuri è prevista l'attribuzione, da parte della Commissione, di premi RSI, equivalenti alla Fortune List negli Stati Uniti. Questi premi non sono stati approvati dal Parlamento o dal Consiglio e vanno attentamente esaminati alla luce delle critiche che sono state loro mosse (iniziative puramente “ad effetto”, potenziale scarso rigore nell’esame delle pratiche delle imprese).

Un ruolo per il Parlamento europeo

La commissione per lo sviluppo del Parlamento europeo organizza attualmente audizioni annuali sulle imprese europee che operano nei paesi in via di sviluppo. Tali audizioni si sono rivelate estremamente utili sia per assicurare la responsabilizzazione pubblica delle imprese che per evidenziare alcune delle difficoltà che le imprese incontrano nell'attuazione delle loro politiche etiche nei paesi in via di sviluppo.

Si propone inoltre di creare all’interno della commissione per l’occupazione e gli affari sociali del Parlamento europeo un gruppo di lavoro sulla RSI. Si dovrebbe prevedere una dotazione di bilancio che consenta l’organizzazione di due missioni annuali, che riguarderebbero settori anziché paesi. Ad esempio, la delegazione del gruppo di lavoro potrebbe decidere di esaminare l’industria del cioccolato e recarsi in visita presso stabilimenti in Europa e nel mondo in via di sviluppo. Al termine delle missioni le risultanze e raccomandazioni della delegazione potrebbero essere oggetto di una presentazione pubblica. Su base più regolare il gruppo di lavoro potrebbe invitare soggetti interessati europei e dei paesi terzi a presentare contributi. Il gruppo di lavoro potrebbe anche seguire gli sviluppi della politica in seno al Parlamento europeo, ove sia necessario sollevare la questione della RSI.

Questioni in materia di RSI specifiche all’Unione europea

È molto preoccupante che si siano compiuti pochi progressi nel settore delle attività di ristrutturazione delle imprese, in particolare dopo la relazione Gillenhammar (1998). La comunicazione della Commissione alle parti sociali sulle ristrutturazioni speciali (gennaio 2002) resta aperta alla consultazione fino a fine anno. Nel Libro bianco sulla RSI la Commissione dovrebbe impegnarsi a presentare urgentemente nuove proposte legislative qualora non si possa giungere a un consenso.

Si dovrebbero utilizzare anche i Fondi strutturali per sostenere le buone pratiche delle imprese in Europa. Si dovrebbe fare in modo che il Fondo regionale sia più accessibile per le compagnie che desiderano cogliere opportunità di investimento privato nelle comunità e regioni più svantaggiate. Allo stesso tempo, il Fondo sociale potrebbe svolgere un ruolo più incisivo nel sostegno alla formazione per una ristrutturazione socialmente responsabile.

Questioni in materia di responsabilità sociale delle imprese specifiche alle relazioni dell’Europa con i paesi terzi

Le imprese europee esercitano un enorme impatto sulla vita di milioni di persone di paesi terzi in tutto il mondo. Attualmente la responsabilità internazionale delle società è limitata alla Convenzione di Bruxelles del 1968 concernente la competenza dei tribunali europei quando filiali operanti in paesi terzi si rendono responsabili di casi di negligenza (estrema), che hanno come conseguenza l’omicidio colposo o altri gravi danni.

Tuttavia, quasi tutti i partecipanti al dibattito convengono che nella dimensione internazionale risiedono sia la principale sfida che il principale potenziale per promuovere la responsabilità sociale delle imprese.

Pertanto la risoluzione del Parlamento raccomanda una serie di azioni: sviluppare una base giuridica per un nuovo quadro multilaterale, come già richiesto dal Parlamento, per integrare i principi della RSI nelle politiche dell’Unione in materia di commercio, PESC e sviluppo, adottare azioni specifiche in relazione ad un eventuale nuovo Ombudsman europeo competente in materia di responsabilità delle imprese, prevenzione dei conflitti e lotta alla corruzione; contribuire allo sviluppo di iniziative globali in materia di RSI, tenendo in particolare conto dei previsti negoziati OMC su norme globali per gli investimenti transfrontalieri.

Si dovrebbe invitare la Commissione europea a cofinanziare la formazione professionale nel settore della promozione di norme globali, in congiunzione con il Centro di formazione dell’Organizzazione internazionale del lavoro di Torino, formazione destinata ai manager e ai rappresentanti sindacali aventi responsabilità dirette in materia di scambi, investimenti e attività di approvvigionamento nei paesi terzi.

(1)Libro verde della Commissione delle Comunità europee: “Promuovere un quadro europeo per la responsabilità sociale delle imprese”, luglio 2001, paragrafo 8.
(2)Libro verde della Commissione delle Comunità europee: “Promuovere un quadro europeo per la responsabilità sociale delle imprese”, luglio 2001, paragrafo 11.


PARERE DELLA COMMISSIONE PER L'INDUSTRIA, IL COMMERCIO ESTERO, LA RICERCA E L'ENERGIA

12 aprile 2002

destinato alla commissione per l'occupazione e gli affari sociali

sul Libro verde della Commissione "Promuovere un quadro europeo per la responsabilità sociale delle imprese"

(COM(2001) 366 – C5‑0161/2002 – 2002/2069(COS))

Relatore per parere (*): Carlos Westendorp y Cabeza

(*) Procedura Hughes

PROCEDURA

Nella riunione del 22 novembre 2001 la commissione per l'industria, il commercio estero, la ricerca e l'energia ha nominato relatrice per parere Caroline Lucas.

Nelle riunioni del 25 febbraio 2002 e 26 marzo 2002 ha esaminato il progetto di parere.

Prima della votazione finale, Caroline Lucas ha dichiarato che, in considerazione del fatto che gli emendamenti approvati avevano modificato la sua posizione iniziale sull'argomento, rinunciava al mandato di relatrice per parere. La commissione ha quindi nominato relatore Carlos Westendorp y Cabeza, presidente.

Nell'ultima riunione indicata ha approvato le conclusioni in appresso con 26 voti favorevoli, 22 contrari e nessuna astensione.

Erano presenti al momento della votazione Carlos Westendorp y Cabeza (presidente), Yves Piétrasanta (vicepresidente), Jaime Valdivielso de Cué (vicepresidente), Caroline Lucas (relatrice per parere), Nuala Ahern, Konstantinos Alyssandrakis, Sir Robert Atkins, Luis Berenguer Fuster, Ward Beysen (in sostituzione di Elly Plooij-van Gorsel), Guido Bodrato, David Robert Bowe (in sostituzione di Gary Titley), Massimo Carraro, Gérard Caudron, Giles Bryan Chichester, Willy C.E.H. De Clercq, Concepció Ferrer, Francesco Fiori (in sostituzione di Paolo Pastorelli), Neena Gill (in sostituzione di Norbert Glante), Michel Hansenne, Roger Helmer (in sostituzione di Werner Langen), Hans Karlsson, Bashir Khanbhai, Peter Liese (in sostituzione di Peter Michael Mombaur), Rolf Linkohr, Erika Mann, Hans-Peter Martin (in sostituzione di Harlem Désir), Marjo Matikainen-Kallström, Eryl Margaret McNally, William Francis Newton Dunn (in sostituzione di Nicholas Clegg), Angelika Niebler, Reino Paasilinna, Samuli Pohjamo (in sostituzione di Colette Flesch), John Purvis, Alexander Radwan (in sostituzione di Godelieve Quisthoudt-Rowohl), Bernhard Rapkay (in sostituzione di Olga Zrihen Zaari), Daniela Raschhofer, Imelda Mary Read, Mechtild Rothe, Christian Foldberg Rovsing, Paul Rübig, Umberto Scapagnini, Konrad K. Schwaiger, Esko Olavi Seppänen, Claude Turmes, W.G. van Velzen, Alejo Vidal-Quadras Roca, Dominique Vlasto e Myrsini Zorba.

BREVE GIUSTIFICAZIONE

Il Libro verde della Commissione (COM(2001) 366) su "Promuovere un quadro europeo per la responsabilità sociale delle imprese" potrebbe costituire un considerevole passo avanti inteso a favorire il dibattito sulla responsabilità sociale in Europa.

Il Libro verde si basa su una definizione di responsabilità sociale dove le imprese integrano su base volontaria le preoccupazioni sociali ed ecologiche nelle loro operazioni commerciali e nei loro rapporti con le parti interessate. Tuttavia, come indicato nelle varie risposte al processo di consultazione (ivi comprese quelle presentate a nome del settore), non esiste una definizione uniforme di responsabilità sociale delle imprese.

Risulterebbe infatti errato definire la responsabilità sociale delle imprese soltanto quale parte volontaria del ruolo delle società, dato che una parte rilevante dell'impatto sociale ed ambientale delle società è, a giusto titolo, disciplinata dalla legge. Il Libro verde comprende nel suo ambito molti settori chiave quali la sanità e la sicurezza, l’impatto ambientale e i diritti umani, dove i requisiti giuridici sono essenziali per la garanzia di norme minime accettabili. In tale contesto, la responsabilità sociale comprende sia requisiti giuridici che buone prassi volontarie, e ciò dovrebbe essere riconosciuto nel dibattito.

L'UE è in una buona posizione per promuovere la responsabilità sociale delle imprese grazie alla sua influenza a livello nazionale, europeo e internazionale, e può garantire che tale responsabilità sia vista come una questione chiave, strategica e trasversale in tutta l'UE. Oltre a dare un esempio delle migliori pratiche di responsabilità sociale delle imprese in tutte le sue operazioni, l'UE dovrebbe essere alla guida per quanto riguarda l'attuazione e l'esecuzione di norme volte ad innalzare il livello della responsabilità delle imprese, anziché mantenere lo status quo. Nel normalizzare e armonizzare le politiche in materia di responsabilità sociale delle imprese, l'UE potrebbe creare un ambiente imprenditoriale più equo e competitivo.

L'UE e i suoi Stati membri sono importanti contraenti e compratori di merci e servizi forniti dal settore privato, e spesso sostengono il settore privato attraverso l'assicurazione dei crediti all'esportazione ed altre garanzie finanziarie. Questa capacità finanziaria fornisce loro potenti leve con cui promuovere la responsabilità sociale delle imprese. Quali compratori di merci e servizi, l'UE e i suoi Stati membri devono essere disposti ad insistere su un comportamento imprenditoriale responsabile da parte dei loro fornitori e far dipendere l'accesso ai fondi dell'UE da tale comportamento.

Dovrebbe essere fatto obbligo a tutte le società di definire la loro politica in materia di responsabilità sociale, diritti dell'uomo e ambiente (anche se le società decidono di non dotarsi di una politica su alcune o tutte queste questioni). Va accolto favorevolmente il sostegno dell'UE alla pubblicazione del “triplice approccio” nelle relazioni delle imprese. Questo tipo di relazioni riconosce tutti i soggetti interessati, dalle comunità ai consumatori. Tuttavia, ciò potrà avere un significato soltanto allorché tutte le società riferiranno in base a una norma concordata nell'ambito del proprio settore ed adeguata alle loro dimensioni organizzative. In assenza di un tale quadro, le società che forniscono le informazioni continueranno a farlo sulla base di norme imprecise e non comparabili. Per quelle che sono poco incentivate a farlo, aumenta il rischio di seguire la tendenza degli USA, dove è in calo il numero delle società che riferiscono sul loro impatto sociale e ambientale.

I principi direttivi dell'OCSE, riveduti di recente, sono l'unico quadro globale, sostenuto a livello multilaterale, di norme che disciplinano le attività delle imprese multinazionali. Essi corrono paralleli alla Dichiarazione tripartita di principi dell'OIL sulle imprese multinazionali e la politica sociale, tuttavia vanno oltre le questioni relative all'occupazione e alle relazioni industriali e si estendono alle politiche generali di sano comportamento delle imprese. Anziché sviluppare ulteriormente codici di condotta, l'UE dovrebbe avvalersi delle iniziative esistenti come queste e il progetto di principi relativi ai diritti umani delle Nazioni Unite destinati alle imprese commerciali.

La Global Reporting Initiative (GRI) costituisce un esempio di norma generalmente accettata che non limita la capacità delle società di riferire in diverse maniere, in modo appropriato a ciascun settore e dimensione dell’impresa. Non si tratta né di un codice di condotta né di una serie di principi, tuttavia può sostenere tutti questi codici e principi – Global Compact, OCSE – e altre iniziative mediante un meccanismo rigoroso e concreto di responsabilità inteso a valutare l'osservanza da parte della società di qualsiasi codice o principio da essa adottato.

A questo riguardo, il lavoro attualmente svolto dalla GRI potrebbe servire da punto di riferimento per tali norme di informazione e verifica. Inoltre, la GRI ha dichiarato, nella sua risposta al processo di consultazione, che sarebbe favorevole al sostegno da parte della Commissione e degli Stati membri allo sviluppo di indicatori chiave per le prestazioni sociali. La Commissione dovrebbe pertanto sostenere attivamente il lavoro della GRI nel creare criteri per il “triplice approccio” nelle relazioni, al fine di presentare entro cinque anni una direttiva in materia di informazioni sociali e ambientali. Una decisione in tal senso costituirebbe un significativo passo avanti dell'UE verso il conseguimento di una pratica imprenditoriale sostenibile e un contributo importante in vista della prossima conferenza di Rio +10 che si terrà a Johannesburg nel settembre 2002.

CONCLUSIONI

La commissione per l'industria, il commercio estero, la ricerca e l'energia invita la commissione per l'occupazione e gli affari sociali, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti elementi:

1.   chiede all'UE di contribuire ulteriormente allo sviluppo della responsabilità sociale delle imprese sensibilizzando maggiormente l'opinione pubblica in merito alla sua natura e importanza;

2.   il Fondo sociale europeo potrebbe svolgere un ruolo più rilevante nel sostegno alla formazione, al fine di pervenire ad una ristrutturazione socialmente più responsabile;

3.   suggerisce, dal momento che l’adozione di misure adeguate in materia di responsabilità sociale delle imprese andrà in ultima analisi a vantaggio delle stesse imprese interessate, che la Commissione incoraggi i gruppi aziendali stessi a lanciare campagne di sensibilizzazione in merito ai vantaggi, alle modalità e alle migliori prassi nell’ambito dei vari settori di attività e delle varie dimensioni delle imprese;

4.   invita la Commissione ad assicurare che in particolare i lavoratori e i loro rappresentanti siano strettamente associati all'elaborazione e alla definizione delle misure in materia di responsabilità sociale, dal momento che la partecipazione alla concezione costituisce un elemento decisivo;

5.   accoglie calorosamente l'iniziativa della Commissione e la invita a promuovere progetti pilota in materia di responsabilità sociale al fine di fornire un ulteriore incentivo alle imprese e, in particolare, alle PMI, affinché si impegnino sul piano della responsabilità sociale ed ecologica;

6.   ritiene che, anziché sviluppare ulteriormente codici di condotta, l'UE dovrebbe concentrarsi sulla garanzia di una maggiore osservanza dei codici esistenti; si compiace pertanto dell'intenzione espressa dalla Commissione di sostenere la promozione attiva dei principi direttivi dell'OCSE destinati alle imprese multinazionali, dal momento che sarà preferibile attuare tali prassi su scala planetaria piuttosto che a livello puramente comunitario; in particolare, dovrebbe assicurare che i punti di contatto nazionali, che vigilano sull'attuazione dei principi direttivi, mettano in atto un meccanismo efficace riguardante la responsabilità delle società finanziarie e che i punti di contatto siano istituiti rapidamente nelle delegazioni UE dei paesi in cui operano società europee, come previsto nel bilancio 2002;

7.   invita la Commissione a definire criteri di valutazione concreti per le misure in materia di responsabilità sociale viste quali elementi di sostenibilità per le imprese in Europa e a svolgere una regolare valutazione comparativa delle prestazioni sulla base delle migliori prassi;

8.   sottolinea che, dati i diversi vantaggi e requisiti connessi alla responsabilità sociale delle imprese, i quali dipendono dal settore, dalle dimensioni e dalle risorse delle imprese stesse, queste ultime dovrebbero avere la facoltà di decidere, congiuntamente ai soggetti interessati, in quale maniera e in quale misura applicare i provvedimenti in materia di responsabilità sociale delle imprese;

9.   ribadisce il suo invito alla Commissione affinché dia un esempio della migliore prassi in materia di responsabilità sociale delle imprese in tutte le sue attività;

10.   invita la Commissione ad effettuare e divulgare studi dei costi/benefici e valutazioni della responsabilità sociale delle imprese in funzione delle loro dimensioni e settore di attività, con particolare attenzione all’impatto sulle PMI;

11.   invita la Commissione a migliorare l’efficacia delle clausole inerenti ai diritti umani negli accordi con i paesi terzi;

12.   invita il Consiglio e la Commissione non solo a formulare una proposta concreta per un'applicazione della clausola sui diritti umani che preveda in particolare meccanismi chiari, precisi e verificabili di monitoraggio e valutazione della situazione in materia di diritti umani negli accordi commerciali con i paesi terzi creando adeguati meccanismi di adempimento e garantendo che siano contemplati tutti i diritti umani e sociali, in particolare la libertà sindacale e il diritto allo sciopero, nonché tutti gli attori, ivi comprese le società dell'UE, ma li invita altresì ad esigere sistematicamente la loro applicazione e a pubblicare relazioni in proposito; chiede inoltre che vengano attuate valutazioni dell'impatto in termini di sostenibilità e di genere quale parte del processo di sviluppo della politica commerciale;

13.   chiede alla Commissione di tenere un registro delle imprese messe all’indice perché condannate per corruzione da un tribunale dell'UE; le imprese iscritte in questo registro sarebbero considerate inidonee ai fini dell’assegnazione di contratti e appalti dell’Unione europea per un periodo di tre anni;

14.   invita la Commissione e il Consiglio a vigilare affinché le norme che disciplinano i negoziati multilaterali in seno all’OMC riflettano le responsabilità sociali imprenditoriali degli investitori internazionali per quanto riguarda, ad esempio, le norme sociali ed ambientali, la trasparenza e l’onestà, i comportamenti anticoncorrenziali ed i trasferimenti di tecnologie; li invita altresì a promuovere l’adozione di misure equivalenti al di fuori dell’Unione europea da parte dei governi, delle Nazioni Unite e di altri organismi multilaterali.


PARERE DELLA COMMISSIONE PER I DIRITTI DELLA DONNA E LE PARI OPPORTUNITÀ

18 aprile 2002

destinato alla commissione per l'occupazione e gli affari sociali

sul Libro verde della Commissione “Promuovere un quadro europeo per la responsabilità sociale delle imprese”

(COM(2001) 366 – C5‑0161/2002 – 2002/2069(COS))

Relatrice per parere: Rodi Kratsa-Tsagaropoulou

PROCEDURA

Nella riunione del 22 gennaio 2002 la commissione per i diritti della donna e le pari opportunità ha nominato relatrice per parere Rodi Kratsa-Tsagaropoulou.

Nelle riunioni del 27 marzo 2002 e 18 aprile 2002 ha esaminato il progetto di parere.

Nell'ultima riunione indicata ha approvato le conclusioni in appresso con 11 voti favorevoli e 5 astensioni.

Erano presenti al momento della votazione Anna Karamanou (presidente), Marianne Eriksson (vicepresidente), Jillian Evans (vicepresidente), Olga Zrihen Zaari (vicepresidente), Rodi Kratsa-Tsagaropoulou (relatrice per parere), Regina Bastos, Lone Dybkjær, Fiorella Ghilardotti, Koldo Gorostiaga Atxalandabaso, Lissy Gröner, Astrid Lulling, Thomas Mann, Maria Martens, Christa Prets, Eryl Margaret McNally (in sostituzione di Mary Honeyball) e Anne E.M. Van Lancker (in sostituzione di Joke Swiebel).

BREVE GIUSTIFICAZIONE

Il Libro verde della Commissione si propone di lanciare un'ampia discussione pubblica sul modo in cui l'Unione europea può promuovere la responsabilità sociale delle imprese a livello europeo e internazionale. Il concetto di responsabilità sociale delle imprese riflette il contributo volontario delle imprese allo sviluppo sociale e ambientale sostenibile e traduce l'evoluzione del loro ruolo nella società contemporanea in mutamento.

Nella problematica sviluppata nel Libro verde della Commissione non figura alcun riferimento preciso alle responsabilità delle imprese quanto alla parità tra le donne e gli uomini, benché il Consiglio europeo di Lisbona abbia indirizzato un appello particolare al senso di responsabilità sociale delle imprese per quanto riguarda, fra l'altro, le pari opportunità. Il parere della commissione per i diritti della donna deve pertanto mirare ad evidenziare tali responsabilità, nonché il ruolo importante che possono svolgere le imprese per conseguire l'uguaglianza tra i due sessi.

La relatrice ritiene importante, innanzitutto, distinguere tra l'obbligo giuridico e la responsabilità sociale delle imprese. Le imprese devono, prima di tutto, rispettare gli obblighi giuridici derivanti dalle disposizioni internazionali, europee e nazionali. Esse devono essere informate sui loro obblighi e, in tale ambito, il ruolo dello Stato e delle parti sociali è importante, in particolare per quanto riguarda le PMI. Per esempio, sarà necessario creare meccanismi di assistenza giuridica per le PMI negli Stati membri in cui non sono ancora stati previsti. Inoltre, le imprese, in collaborazione con i rappresentanti dei lavoratori, dovranno informare le donne sui loro diritti in materia di lavoro.

Al di là di queste misure, le imprese possono impegnarsi, volontariamente, a fissare norme più elevate in materia di sviluppo sociale in generale, e per l'uguaglianza delle opportunità, in particolare. Tali impegni possono essere ufficializzati attraverso l'elaborazione di un codice di condotta, ossia una dichiarazione di valori e prassi imprenditoriali dell'impresa.

La relatrice sollecita l'elaborazione di tali codici di condotta riguardanti l'uguaglianza delle retribuzioni per un lavoro di uguale valore, la lotta contro le discriminazioni in sede di assunzione, la conciliazione della vita familiare con la vita professionale, il miglioramento delle prospettive di carriera delle donne, la partecipazione delle donne alla formazione di base e continua e la lotta contro le molestie sul luogo di lavoro.

Gli impegni assunti dalle imprese in tali ambiti possono avere una portata determinante per le ragioni seguenti:

-   la differenza esistente tra le retribuzioni delle donne e quelle degli uomini per un lavoro di uguale valore è pari al 25% nel settore privato rispetto al 9% nel settore pubblico;

-   la percentuale delle giovani lavoratrici è più elevata di quella dei giovani lavoratori e le donne acquisiscono più lentamente i diritti legati all'anzianità e alla promozione;

-   è molto più frequente tra le donne che tra gli uomini interrompere la carriera per ragioni familiari. Le imprese possono contribuire a prevenire tale fenomeno creando asili nido, concedendo congedi parentali e applicando metodi di lavoro flessibili nonché farvi fronte permettendo alle donne di partecipare a programmi di formazione e di reinserimento;

-   infine, le ristrutturazioni delle imprese hanno primariamente conseguenze sulle donne, il che conferisce un’importanza fondamentale alla formazione lungo tutto l'arco della vita.

Infine, la relatrice ritiene che le imprese dovrebbero menzionare in particolare il rispetto dei diritti delle donne, quale parte integrante dei diritti umani poiché non solamente le donne sono la chiave dello sviluppo economico sostenibile dei paesi terzi, ma costituiscono anche, abitualmente, la manodopera più vulnerabile e sottovalutata.

CONCLUSIONI

La commissione per i diritti della donna e le pari opportunità invita la commissione per l'occupazione e gli affari sociali, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti elementi:

A.   considerando le conclusioni del Consiglio di Lisbona e, in particolare, il suo appello "al senso di responsabilità sociale delle imprese per quanto riguarda le buone prassi in materia di formazione lungo tutto l'arco della vita, di organizzazione del lavoro, di pari opportunità, di integrazione sociale e di sviluppo sostenibile",

B.   considerando che la tematica della responsabilità sociale delle imprese, per diventare pratica effettiva, deve essere affrontata con un approccio sia volontario che regolamentare,

1.   sottolinea che le imprese sono tenute ad applicare integralmente le disposizioni giuridiche in materia di pari opportunità tra donne e uomini ai sensi delle disposizioni internazionali, europee e nazionali; invita le imprese ad adottare, di propria iniziativa, misure che assicurino un livello elevato di parità tra uomini e donne (ad esempio azioni positive) onde valorizzare le potenzialità delle donne, e a garantire che i loro subappaltatori e fornitori rispettino i diritti della donna e applichino la parità di opportunità tra donne e uomini;

2.   accoglie favorevolmente l'iniziativa del libro verde sulla responsabilità sociale delle imprese e chiede alla Commissione europea di presentare una direttiva per la definizione di un quadro normativo europeo in materia;

3.   invita le parti sociali a livello europeo, a livello nazionale e a livello delle imprese ad elaborare codici di condotta che assicurino il rispetto dei diritti delle donne, in particolare per quanto riguarda 1) l'uguaglianza delle retribuzioni per un lavoro di uguale valore, 2) la qualità dell’occupazione delle donne, 3) la lotta contro le discriminazioni in sede di assunzione, 4) l'adozione di misure innovative ed efficaci per permettere la conciliazione della vita familiare con la vita professionale, 5) il miglioramento delle prospettive della carriera delle donne, 6) la partecipazione delle donne alla formazione di base e continua affinché si adattino ai mutamenti tecnologici ed economici e sia facilitato il loro reinserimento professionale, 7) le questioni di salute e sicurezza e 8) le misure di lotta contro le angherie psicologiche e le molestie sessuali sul luogo di lavoro;

4.   chiede alla Commissione europea di inserire nella direttiva sulla Responsabilità sociale delle imprese un incoraggiamento proattivo per le imprese a presentare, in cooperazione con i rappresentanti dei lavoratori, piani annuali per le pari opportunità che diano informazioni sulla presenza di uomini e donne ai diversi livelli dell'organizzazione dell'impresa e sulle eventuali misure volte a migliorare la situazione in cooperazione con i rappresentanti dei lavoratori, informazioni distinte per genere sulle retribuzioni, le promozioni e le opportunità di formazione, nonché proposte finalizzate ad una migliore organizzazione del lavoro con l'obiettivo di conciliare la vita professionale e familiare;

5.   invita gli Stati membri ad assicurare che le imprese, e principalmente le PMI, siano informate sulle disposizioni giuridiche comunitarie o nazionali in materia di parità di trattamento e di opportunità tra uomini e donne, che le rispettino non solo nella lettera ma in pratica e che ne informino le lavoratrici, in collaborazione con i rappresentanti dei lavoratori; si attende dagli Stati membri che essi esercitino la necessaria vigilanza sul rispetto della legislazione in materia di parità da parte di tutte le imprese;

6.   invita la Commissione, in cooperazione con gli Stati membri, a predisporre, di concerto con le parti sociali, una campagna europea destinata in particolare alle piccole e medie imprese, avente per oggetto l'acquis comunitario in materia di parità di diritti tra uomo e donna;

7.   invita la Commissione ad introdurre all'interno del sistema della Responsabilità sociale delle imprese un metodo di reporting, monitoraggio e valutazione dei piani per le pari opportunità e dei codici di condotta presentati dalle imprese che sia accompagnato da un sistematico scambio di "buone pratiche";

8.   invita la Commissione europea e gli Stati membri ad assicurare che la responsabilità sociale delle imprese - ed in particolare l'aspetto attinente alla promozione dei diritti delle donne - sia integrata nella politica estera e di sicurezza comune e nella politica di cooperazione allo sviluppo; invita le imprese a garantire che il rispetto dei diritti delle donne, in quanto parte integrante dei diritti umani, figuri come principio fondamentale nei loro scambi commerciali e nei loro investimenti produttivi nei paesi terzi;

9.   chiede che il Fondo sociale europeo promuova la responsabilità sociale delle imprese, con un'attenzione particolare all'aspetto delle pari opportunità, nella formazione dei quadri delle imprese e delle parti sociali;

10.   segnala che la Commissione ha la responsabilità particolare nei confronti dei paesi candidati di informarli esaurientemente e di coinvolgerli attivamente nell'applicazione dell'acquis comunitario in materia di parità.

Ultimo aggiornamento: 22 maggio 2002Avviso legale