– visto il Consenso di Monterrey adottato dalla Conferenza internazionale sul finanziamento dello sviluppo di Monterrey, Messico, del 18-22 marzo 2002,
– visti gli impegni assunti dagli Stati membri in occasione del Consiglio europeo di Barcellona il 14 marzo 2002 (impegni di Barcellona),
– vista la sua risoluzione del 25 aprile 2002 sul finanziamento allo sviluppo(1),
– vista la sua risoluzione del 7 febbraio 2002 sul finanziamento dell'aiuto allo sviluppo(2),
– vista la dichiarazione comune del Consiglio e dei rappresentanti dei governi degli Stati membri riuniti in sede di Consiglio, del Parlamento europeo e della Commissione sulla politica di sviluppo dell'Unione europea: "Il consenso europeo"(3),firmata il 20 dicembre 2005,
– vista la comunicazione della Commissione del 9 aprile 2008 intitolata "Accelerare i progressi verso la realizzazione degli obiettivi di sviluppo del millennio" (COM(2008)0177),
– vista la comunicazione della Commissione del 4 aprile 2007 intitolata "Onorare le promesse dell'Europa per quanto riguarda il finanziamento dello sviluppo" (COM(2007)0164),
– vista la comunicazione della Commissione del 2 marzo 2006 intitolata "Finanziamento dello sviluppo ed efficacia degli aiuti – Le sfide poste dall'aumento degli aiuti UE nel periodo 2006-2010" (COM(2006)0085),
– vista la comunicazione della Commissione del 12 aprile 2005 intitolata "Accelerare i progressi verso la realizzazione degli obiettivi di sviluppo del millennio - Finanziamento dello sviluppo ed efficacia degli aiuti" (COM(2005)0133),
– vista la comunicazione della Commissione del 5 marzo 2004 intitolata "Messa in pratica del consenso di Monterrey: il contributo dell'Unione europea" (COM(2004)0150),
– viste le conclusioni del Consiglio del 14 marzo 2002 relativamente alla Conferenza della Nazioni Unite sul finanziamento dello sviluppo (Monterrey),
– visti gli obiettivi di sviluppo del millennio (MDG) approvati al vertice ONU del millennio tenutosi a New York dal 6 all'8 settembre 2000 e riaffermati in occasione delle successive conferenze delle Nazioni Unite, in particolare la conferenza di Monterrey sul finanziamento dello sviluppo,
– visto l'impegno assunto al Consiglio europeo di Göteborg del 15-16 giugno 2001 da parte degli Stati membri di raggiungere l'obiettivo fissato dalle Nazioni Unite di portare l'aiuto pubblico allo sviluppo (APS) allo 0,7% del reddito nazionale lordo (RNL),
– vista la comunicazione della Commissione del 2 marzo 2006 intitolata "Gli aiuti dell'UE: dare di più, meglio e più rapidamente" (COM(2006)0087),
– vista la sua risoluzione del 22 maggio 2008 sul seguito dato alla dichiarazione di Parigi del 2005 sull'efficacia degli aiuti(4),
– visto l'articolo 45 del suo regolamento,
– visti la relazione della commissione per lo sviluppo e il parere della commissione per i bilanci (A6-0310/2008),
A. considerando che, per la seconda volta nella storia, le Nazioni Unite organizzano una conferenza internazionale sul finanziamento dello sviluppo per riunire i capi di Stato e di governo e i ministri non solo dello sviluppo, ma anche delle finanze, oltre ai rappresentanti delle organizzazioni finanziarie internazionali, del settore bancario privato e delle imprese, nonché della società civile, al fine di valutare i progressi compiuti dal primo vertice mondiale sul finanziamento dello sviluppo tenutosi nel 2002 a Monterrey,
B. considerando che, per raggiungere gli obiettivi di sviluppo del millennio, occorrono finanziamenti molto più elevati,
C. considerando che il finanziamento dello sviluppo va considerato il modo più efficace, dal punto di vista dei costi, per rispondere alle esigenze di sviluppo del pianeta e all'insicurezza globale,
D. considerando che la necessità di risorse adeguate, prevedibili e sostenibili è più urgente che mai, tenuto conto soprattutto della sfida posta dal cambiamento climatico e delle implicazioni dello stesso, tra cui le catastrofi naturali, nonché della particolare vulnerabilità dei paesi in via di sviluppo,
E. considerando che l'UE è il maggiore donatore mondiale di aiuti, un membro di primo piano delle istituzioni finanziarie internazionali e il principale partner commerciale dei paesi in via di sviluppo,
F. considerando che l'UE si è impegnata a seguire un calendario chiaro e vincolante per il raggiungimento dell'obiettivo dello 0,56% del RNL entro il 2010 e dello 0,7% del RNL entro il 2015,
G. considerando che, se le tendenze attuali relative ai livelli di APS degli Stati membri si confermeranno, alcuni di essi non raggiungeranno gli obiettivi che si sono impegnati a conseguire entro il 2010, corrispondenti rispettivamente allo 0,51% del RNL per l'UE 15 (ossia gli Stati membri dell'Unione prima dell'allargamento del 2004) e allo 0,17% del RNL per l'UE 12 (ossia gli Stati membri che hanno aderito all'Unione il 1° maggio 2004 e il 1° gennaio 2007),
H. considerando che gli aiuti programmabili all'Africa sono in crescita, nonostante la flessione generalizzata dell'APS nel 2007,
I. considerando che, di recente, sono emerse nuove sfide in materia di sviluppo, tra cui il cambiamento climatico, i mutamenti strutturali sui mercati dei prodotti di base e in particolare quelli dei prodotti alimentari e petroliferi, nonché nuove tendenze importanti nella cooperazione sud-sud, ad esempio il sostegno della Cina alla realizzazione di infrastrutture in Africa e l'erogazione di prestiti da parte della Banca brasiliana per lo sviluppo BNDES in America latina,
J. considerando che in molti PVS i servizi finanziari sono sottosviluppati a causa di numerosi fattori, quali restrizioni alla prestazione di servizi, mancanza di certezza giuridica e caratteristiche dei diritti di proprietà,
1. ribadisce il suo impegno a favore dell'eliminazione della povertà, dello sviluppo sostenibile e del raggiungimento degli obiettivi di sviluppo del millennio, in quanto unici mezzi per realizzare la giustizia sociale e migliorare la qualità della vita di circa un miliardo di persone nel mondo che vivono in condizioni di estrema povertà, definita come la disponibilità di un reddito di meno di 1 dollaro al giorno;
2. invita gli Stati membri a operare una netta distinzione tra spesa per lo sviluppo e spesa a sostegno degli interessi di politica estera; ritiene inoltre, a tale proposito, che l'APS dovrebbe essere in linea con i criteri in materia definiti dal Comitato per l'assistenza allo sviluppo dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE/CAS) e con le raccomandazioni dell'OCSE/CAS sullo svincolo dell'aiuto pubblico allo sviluppo;
3. sottolinea l'assoluta necessità che l'UE punti al massimo livello di coordinamento possibile per conseguire la coerenza con le altre politiche comunitarie (ambiente, migrazione, diritti umani, agricoltura, ecc.) ed evitare le duplicazioni di attività e l'incoerenza delle stesse;
4. ricorda che le misure tempestive e necessarie che l'UE deve adottare per far fronte alle gravi ripercussioni dell'impennata dei prezzi dei prodotti alimentari nei paesi in via di sviluppo non dovrebbero essere considerate come facenti parte dello sforzo finanziario richiesto dal consenso di Monterrey, né essere attuate nel quadro di tale sforzo; attende pertanto una proposta concreta da parte della Commissione sull'utilizzo dei fondi di emergenza;
5. sottolinea che, in alcuni paesi partner, gli oneri amministrativi eccessivi e sproporzionati pregiudicano l'efficacia degli aiuti allo sviluppo e teme che ciò possa compromettere il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo del millennio;
6. rileva che l'UE deve ancora trovare il giusto equilibrio fra due approcci contraddittori nei confronti dell'aiuto allo sviluppo: da un lato, confidare nell'adeguata allocazione dei finanziamenti da parte dei paesi partner e sostenere le loro amministrazioni nello sviluppo di strumenti adeguati per l'utilizzazione dei fondi; dall'altro, stabilire la destinazione degli aiuti in modo da evitare abusi o un'allocazione inefficiente;
Volume dell'APS
7. fa osservare che, nel campo dell'APS, l'UE è il principale donatore mondiale ed eroga circa il 60% dell'aiuto pubblico allo sviluppo a livello mondiale; valuta altresì positivamente il fatto che il contributo dell'UE all'APS globale sia aumentato negli anni; invita tuttavia la Commissione a fornire dati chiari e trasparenti sulla quota del bilancio UE destinata all'aiuto allo sviluppo al fine di valutare il seguito dato al consenso di Monterrey da tutti i donatori europei; si rammarica inoltre del fatto che il livello dei contributi finanziari erogati dall'UE ai paesi in via di sviluppo abbia scarsa visibilità e invita la Commissione a sviluppare strumenti di comunicazione e d'informazione adeguati e mirati onde incrementare la visibilità dell'aiuto allo sviluppo dell'Unione;
8. accoglie positivamente il fatto che l'UE abbia raggiunto il suo obiettivo vincolante in materia di APS, corrispondente a una media comunitaria dello 0,39% del RNL entro il 2006, ma rileva la flessione allarmante degli aiuti UE nel 2007, passati dai 47,7 miliardi di euro del 2006 (0,41% del RNL complessivo dell'UE) ai 46,1 miliardi di euro del 2007 (0,38% del RNL complessivo dell'UE) e invita gli Stati membri a incrementare il volume dell'APS al fine di raggiungere l'obiettivo promesso di un aiuto pari allo 0,56% del RNL nel 2010;
9. insiste sul fatto che non si dovranno verificare altre riduzioni dell'APS dichiarato dagli Stati membri; sottolinea che, se l'attuale tendenza si protrarrà, l'UE avrà versato 75 miliardi di euro in meno di quanto promesso per il periodo 2005-2010;
10. esprime serie preoccupazioni circa il fatto che la maggior parte degli Stati membri (18 su 27, in particolare Lettonia, Italia, Portogallo, Grecia e Repubblica ceca) non è stata in grado di aumentare il proprio livello di APS tra il 2006 e il 2007 e che in alcuni paesi, quali Belgio, Francia e Regno Unito, gli aiuti hanno addirittura registrato una drastica riduzione, dell'ordine di più del 10%; invita gli Stati membri a rispettare il volume di APS che si sono impegnati a erogare; osserva con soddisfazione che alcuni Stati membri (Danimarca, Irlanda, Lussemburgo, Spagna, Svezia e Paesi Bassi) sono certi di raggiungere gli obiettivi APS per il 2010 ed ha fiducia nel fatto che questi Stati membri manterranno i loro livelli elevati di APS;
11. accoglie con favore la posizione ferma adottata dalla Commissione quanto al fatto che gli sforzi si devono concentrare sia sulla quantità che sulla qualità dell'aiuto allo sviluppo erogato dagli Stati membri e si associa risolutamente alla Commissione nel mettere in guardia dalle potenziali ripercussioni altamente negative di un mancato rispetto degli obblighi finanziari da parte degli Stati membri; invita la Commissione ad avvalersi della sua esperienza e autorità per convincere altri donatori pubblici e privati a onorare le proprie promesse finanziarie;
12. è estremamente preoccupato dal fatto che alcuni Stati membri stiano ritardano gli incrementi dell'APS, con un perdita netta per i paesi in via di sviluppo di oltre 17 miliardi di euro;
13. accoglie positivamente l'approccio seguito da alcuni Stati membri, consistente nella definizione di calendari pluriennali vincolanti per incrementare i livelli di APS in modo da conseguire l'obiettivo ONU dello 0,7% entro il 2015; invita gli Stati membri che non lo hanno ancora fatto a rendere noti quanto prima i loro calendari pluriennali; sottolinea che gli Stati membri dovrebbero adottare tale approccio prima della prossima Conferenza internazionale sul finanziamento dello sviluppo e rispettare i loro impegni;
14. osserva che le diminuzioni registrate nel 2007 quanto ai livelli di aiuti dichiarati sono dovute, in alcuni casi, all'aumento artificiale delle cifre relative al 2006 provocato dalla remissione del debito; invita gli Stati membri ad aumentare il livello dell'APS in modo sostenibile, escludendo dai relativi importi la componente relativa alla remissione del debito;
15. ritiene totalmente inaccettabile la discrepanza tra le frequenti promesse di maggiore assistenza finanziaria e le somme notevolmente inferiori che vengono effettivamente erogate ed esprime preoccupazione per il fatto che alcuni Stati membri diano segni di stanchezza in materia di aiuti;
16. sottolinea che la consultazione dei governi dei paesi partner, dei parlamenti nazionali e delle organizzazioni della società civile è essenziale nella presa di decisioni concernenti il volume e la destinazione dell'APS;
Rapidità, flessibilità, prevedibilità e sostenibilità dei flussi finanziari
17. sottolinea che le esigenze di assistenza devono essere soddisfatte in modo tempestivo ed esprime insoddisfazione riguardo al fatto che i processi di erogazione degli aiuti subiscono spesso ritardi ingiustificati;
18. sottolinea la necessità di trovare un equilibrio tra una certa flessibilità nell'erogazione dei fondi per la cooperazione al fine di rispondere a circostanze nuove, ad esempio l'incremento dei prezzi degli alimenti, e l'esigenza che i finanziamenti siano prevedibili, onde consentire ai paesi partner di pianificare uno sviluppo sostenibile nonché l'adattamento al cambiamento climatico e la sua mitigazione;
19. chiede fermamente che siano osservati appieno i principi di un'attività di prestito e di finanziamento responsabile per far sì che l'erogazione di prestiti e le operazioni di finanziamento siano sostenibili in termini di sviluppo economico e ambientale, in linea con i "principi dell'equatore"; invita la Commissione a partecipare alla definizione di tali principi e a esercitare pressioni nei forum internazionali per l'adozione di misure vincolanti volte a far sì che tali principi siano applicati in modo da coprire anche i nuovi attori dello sviluppo nei settori pubblico e privato;
Debito e fuga di capitali
20. sostiene senza riserve gli sforzi compiuti dai paesi in via di sviluppo per mantenere la sostenibilità a lungo termine del debito e attuare l'Iniziativa a favore dei paesi poveri fortemente indebitati (HIPC), essenziale per il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo del millennio; deplora tuttavia il fatto che dai programmi di remissione del debito sia escluso un gran numero di paesi per i quali il debito continua ad essere un ostacolo al conseguimento degli obiettivi di sviluppo del millennio; insiste sull'urgenza di un dibattito internazionale sull'estensione delle misure internazionali di riduzione a numerosi paesi indebitati attualmente esclusi dall'iniziativa HIPC;
21. invita la Commissione ad affrontare la questione del debito "odioso" o illegittimo - ossia il debito dovuto a prestiti irresponsabili, interessati, sconsiderati o iniqui - e dei principi di una finanza responsabile nel quadro dei negoziati multilaterali sulla remissione del debito; accoglie positivamente l'invito della Commissione a intervenire per limitare i diritti di rimborso dei creditori commerciali e dei "fondi avvoltoio" in caso di procedimenti giudiziari;
22. invita tutti gli Stati membri ad aderire al quadro per la sostenibilità del debito e a chiederne lo sviluppo per tenere conto del debito interno e del fabbisogno finanziario dei singoli paesi; invita tutti gli Stati membri a riconoscere che la responsabilità dei creditori non si limita al rispetto del quadro di sostenibilità, ma comprende anche gli aspetti seguenti:
- presa in considerazione della vulnerabilità agli shock esterni dei paesi debitori, prevedendo in tal caso la possibilità di sospendere o di alleggerire il rimborso;
- inclusione, negli accordi di prestito, di requisiti in materia di trasparenza per entrambe le parti;
- maggiore vigilanza nel garantire che i prestiti non contribuiscano a violazioni dei diritti umani o ad aumentare la corruzione;
23. esorta l'Unione europea a incoraggiare gli sforzi internazionali intesi a istituire una qualche forma di procedura internazionale di insolvenza o una procedura di arbitrato equa e trasparente per risolvere in modo efficiente e imparziale qualsiasi futura crisi del debito;
24. si rammarica del fatto che la Commissione non ponga maggiormente l'accento sulla mobilitazione delle risorse interne per finanziare lo sviluppo, dal momento che esse sono fonte di maggiore autonomia per i paesi in via di sviluppo; incoraggia gli Stati membri a partecipare appieno all'iniziativa di trasparenza delle industrie estrattive e a chiederne il rafforzamento; invita la Commissione a chiedere all'International Accounting Standards Board (IASB) di includere tra le norme contabili internazionali un obbligo di rendicontazione, paese per paese, sull'attività delle multinazionali in tutti i settori;
25. si rammarica del fatto che il pacchetto di comunicazioni della Commissione sull'efficacia degli aiuti(5) non faccia menzione della fuga di capitali quale fattore di rischio per le economie dei paesi in via di sviluppo; sottolinea che la fuga di capitali danneggia gravemente lo sviluppo di sistemi economici sostenibili in tali paesi e ricorda che l'evasione fiscale costa ogni anno ai PVS più di quanto essi non ricevano sotto forma di aiuto pubblico allo sviluppo; invita la Commissione a includere nelle sue politiche misure intese a prevenire la fuga di capitali, come richiesto dal Consenso di Monterrey, tra cui un'analisi obiettiva delle cause della fuga di capitali, al fine di chiudere i paradisi fiscali, alcuni dei quali si trovano all'interno dell'Unione europea o operano in stretto collegamento con gli Stati membri;
26. nota in particolare che, secondo la Banca mondiale, la parte illecita di tale fuga di capitali ammonta ogni anno a una cifra compresa tra i 1000 e i 1600 miliardi di dollari, metà dei quali proviene da paesi in via di sviluppo; sostiene gli sforzi internazionali intrapresi per il congelamento e il recupero dei beni sottratti e invita gli Stati che non l'hanno ancora fatto a ratificare la Convezione delle Nazioni Unite contro la corruzione; deplora la mancanza di sforzi analoghi per combattere l'evasione fiscale e invita la Commissione e gli Stati membri a promuovere l'estensione, a livello mondiale, del principio dello scambio automatico delle informazioni fiscali, a chiedere che il Codice di condotta contro l'evasione fiscale in corso di elaborazione presso l'ECOSOC sia allegato alla dichiarazione di Doha e a sostenere la trasformazione del comitato fiscale delle Nazioni Unite in un organo intergovernativo vero e proprio, dotato di strumenti rafforzati e incaricato accanto all'OCSE di contrastare l'evasione fiscale a livello internazionale;
Meccanismi di finanziamento innovativi
27. accoglie positivamente le proposte relative a meccanismi di finanziamento innovativi avanzate dagli Stati membri e invita la Commissione a esaminarle sulla base dei parametri della facilità di applicazione pratica, della sostenibilità, dell'addizionalità, dei costi delle transazioni e dell'efficacia; chiede meccanismi e strumenti finanziari atti a reperire nuove risorse senza mettere a repentaglio i futuri flussi finanziari;
28. chiede meccanismi e strumenti finanziari che permettano di mobilitare i capitali privati, come indicato nel Consenso di Monterrey, e approntare garanzie creditizie;
29. invita la Commissione a potenziare notevolmente il finanziamento delle misure di adeguamento al cambiamento climatico e di mitigazione dei suoi effetti nei paesi in via di sviluppo, in particolare nel quadro dell'Alleanza mondiale contro il cambiamento climatico; sottolinea l'acuta necessità di finanziamenti, ben al di là degli attuali flussi APS, dal momento che il solo aiuto pubblico allo sviluppo non può offrire una risposta adeguata alle misure di adeguamento al cambiamento climatico e di mitigazione dei suoi effetti nei paesi in via di sviluppo; sottolinea che, a tale fine, occorre sviluppare con urgenza meccanismi finanziari innovativi, quali tasse sul traffico aereo e il petrolio, e che è altresì opportuno destinare a tale scopo i proventi della messa all'asta delle quote nel quadro del sistema comunitario di scambio delle quote di emissione (ETS);
30. plaude alla proposta della Commissione di istituire un meccanismo mondiale di finanziamento contro il cambiamento climatico, fondato sul principio dell'anticipazione degli aiuti, per finanziare misure di adeguamento e mitigazione nei paesi in via di sviluppo; invita gli Stati membri e la Commissione ad assumere impegni finanziari consistenti per dare urgentemente attuazione alla proposta;
31. invita la Commissione e gli Stati membri a destinare almeno il 25% dei futuri proventi della messa all'asta delle quote di emissione nel quadro del sistema ETS dell'UE al finanziamento di misure di adeguamento al cambiamento climatico e di mitigazione dei suoi effetti da realizzare nei paesi in via di sviluppo;
32. invita la Commissione a sviluppare l'accesso ai finanziamenti per i piccoli imprenditori e agricoltori, quale mezzo per aumentare la produzione alimentare e fornire una soluzione sostenibile alla crisi alimentare;
33. invita la Banca europea per gli investimenti (BEI) a studiare le possibilità di istituire immediatamente un fondo di garanzia a sostegno di meccanismi di micro-credito e di copertura dei rischi che risponda esattamente alle esigenze dei produttori locali di generi alimentari nei paesi in via di sviluppo più poveri;
34. plaude alla proposta, presentata in seno all'ONU, di istituire un fondo di genere aperto a più donatori, che sarebbe gestito dal Fondo di sviluppo delle Nazioni unite per le donne (UNIFEM), con l'obiettivo di promuovere e finanziare politiche per l'uguaglianza di genere nei paesi in via di sviluppo; invita il Consiglio e la Commissione a valutare e sostenere tale iniziativa internazionale;
35. esorta a raddoppiare gli sforzi intesi a promuovere lo sviluppo dei servizi finanziari, dal momento che il settore bancario è in grado di liberare finanziamenti locali a favore dello sviluppo e che un settore dei servizi finanziari stabile rappresenta altresì il modo migliore per contrastare la fuga di capitali;
36. invita tutte le parti interessate a riconoscere appieno l'enorme potenziale che le risorse naturali rappresentano in termini di entrate; considera in proposito essenziale che le industrie del settore delle risorse siano trasparenti; reputa che, sebbene l'iniziativa per la trasparenza delle industrie estrattive (EITI) e il processo di Kimberley vadano nella giusta direzione, sia necessario fare molto di più per promuovere la gestione trasparente dell'industria delle risorse e dei suoi introiti;
Riforma dei sistemi internazionali
37. invita il Consiglio e la Commissione a includere il Fondo europeo di sviluppo nel bilancio dell'Unione in occasione della revisione intermedia 2008/2009, al fine di rafforzare la legittimità democratica di una componente importante della politica di sviluppo dell'Unione e del suo bilancio;
38. prende atto del primo passo, compiuto nell'aprile 2008, verso una migliore rappresentanza dei paesi in via di sviluppo in seno al Fondo monetario internazionale; deplora che la ripartizione dei diritti di voto in seno all'FMI continui a rispondere essenzialmente a una ponderazione fondata sulla ricchezza; chiede alla Commissione e agli Stati membri di manifestare il loro interesse per una presa di decisioni a doppia maggioranza (azionisti/Stati) in seno all'istituzione responsabile della stabilità finanziaria internazionale, ossia l'FMI;
39. invita la Commissione e gli Stati membri a sfruttare la conferenza internazionale sul seguito dato al finanziamento per lo sviluppo citata in precedenza, che si terrà a Doha dal 29 novembre al 2 dicembre 2008, quale opportunità per presentare una posizione comune dell'Unione in materia di sviluppo finalizzata al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo del millennio attraverso un approccio sostenibile;
40. invita gli Stati membri ad avviare una riforma rapida e ambiziosa della Banca mondiale affinché le parti maggiormente interessate dai suoi programmi siano meglio rappresentate;
41. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al Segretario generale delle Nazioni Unite, all'Organizzazione mondiale del commercio, al Fondo monetario internazionale, al gruppo della Banca mondiale e al Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite.
COM(2008)0177 "L'UE partner mondiale per lo sviluppo. Accelerare i progressi verso la realizzazione degli obiettivi di sviluppo del millennio", del 9.4.2008.
MOTIVAZIONE
Una questione insoluta nell'agenda internazionale dello sviluppo è costituita dai finanziamenti per lo sviluppo
Alla Conferenza internazionale sul finanziamento dello sviluppo di Monterrey, tenutasi nel marzo 2002, la comunità internazionale approvò il Consenso di Monterrey, che affrontava in particolare le seguenti preoccupazioni:
·mobilitare risorse finanziare nazionali per lo sviluppo;
·mobilitare risorse internazionali per lo sviluppo (IDE e altri flussi di finanziamento privati);
·il commercio internazionale visto come motore dello sviluppo;
·aumentare i finanziamenti internazionali e la cooperazione tecnica per lo sviluppo;
·debito estero,
·problemi sistemici: promuovere la coerenza e la congruità dei sistemi monetari, finanziari e commerciali internazionali a sostegno dello sviluppo.
La prima conferenza sul seguito dato al finanziamento dello sviluppo si terrà a Doha (Qatar) dal 29 novembre al 2 dicembre 2008. Tale vertice offrirà l'opportunità di fare il punto sui progressi compiuti dall'adozione del Consenso di Monterrey.
L'UE continua a essere in prima linea nel finanziamento dello sviluppo internazionale, in quanto principale erogatore di aiuti allo sviluppo, con oltre il 50% dell'aiuto pubblico allo sviluppo (APS) a livello mondiale.
La relazione della Commissione relativa ai progressi compiuti dall'UE con riferimento al Consenso di Monterrey è stata pubblicata nel marzo 2008(1). Le conclusioni del Consiglio sul finanziamento dello sviluppo sono state pubblicate il 25 maggio 2008.
Obiettivi ASP limitati nel tempo per il 2010 e il 2015
Nel 2006 l'UE ha raggiunto il suo obiettivo individuale di impiegare lo 0,39% (UE-15) del suo PNL collettivo a favore dell'APS. Il prossimo obiettivo importante da raggiungere con riferimento all'APS è lo 0,56% del PNL collettivo dell'UE entro il 2010(2). Tuttavia, il fatto che nel 2007 il volume dell'APS di vari Stati membri abbia subito una notevole flessione, in linea con la tendenza globale nel finanziamento dello sviluppo, costituisce un grave problema; la stessa tendenza è stata registrata anche in Giappone e negli Stati Uniti. Inoltre, alcuni Stati membri hanno ridotto gli sforzi finanziari per raggiungere gli obiettivi del 2010 e del 2015 e hanno rallentato il loro tasso di incremento dell'ASP.
In generale, la flessione dell'APS dovrebbe essere un evento isolato e il relatore insiste affinché gli Stati membri si accertino che sia effettivamente così. Il rallentamento degli incrementi comporterà una riduzione dell'importo complessivo dell'ASP erogato ai paesi in via di sviluppo nei prossimi anni. La Finlandia e la Francia, per esempio, in passato avevano di politiche e impegni nazionali più ambiziosi di quelli del resto dell'UE, ma nel 2007 hanno ridimensionato il loro obiettivo allineandosi al calendario dell'Unione. Ciò danneggerà inevitabilmente l'obiettivo collettivo dell'UE. Si stima che nel periodo 2006-2010 oltre 17 miliardi di euro di APS andranno completamente persi. Gli obiettivi collettivi dell'UE potranno essere raggiunti soltanto se alcuni dei più grandi Stati membri raggiungeranno livelli di APS superiori all'obiettivo. Il relatore è seriamente preoccupato del fatto che i recenti sviluppi possano rendere più difficile il raggiungimento degli impegni assunti.
Occorre realizzare un cambiamento di rotta significativo e reale, per dimostrare che tutti gli Stati membri si impegnano per raggiungere gli obiettivi ASP promessi e migliorare in tal modo la possibilità di raggiungere i MDG. Il relatore invita gli Stati membri che non lo abbiano ancora fatto a introdurre calendari per il raggiungimento degli obiettivi finanziari prima dello svolgimento della conferenza di Doha.
Debito estero e fuga di capitali
L'inserimento della remissione del debito nelle cifre relative all'APS è stato uno dei motivi principali che hanno portato alla riduzione dei livelli di APS nell'UE nel 2007, pertanto il relatore invita gli Stati membri a concentrarsi sulle cifre dell'APS, prive della componente della remissione del debito. Altrettanto importanti sono, tuttavia, i problemi legati alla sostenibilità a lungo termine del debito e i principi dell'erogazione responsabile dei prestiti.
Un'erogazione irresponsabile dei prestiti costituisce un grave pericolo per la stabilità economica dei paesi in via di sviluppo ed è fortemente controproducente per la sostenibilità a lungo termine del debito. Esempi di tali prassi includono le azioni legali aggressive intraprese dai creditori commerciali e i fondi per i crediti in sofferenza, che pesano sui bilanci dei paesi in via di sviluppo interessati. I finanziamenti e l'erogazione dei prestiti in modo responsabile può costituire un mezzo per garantire la sostenibilità del debito e può essere utilizzato anche per incoraggiare uno sviluppo sostenibile, rispettoso dell'ambiente e condizioni di lavoro dignitose nei paesi in via di sviluppo.
La fuga dei capitali e i paradisi fiscali sono anch'essi problemi gravi per il finanziamento dell'agenda dello sviluppo, dato che tendono ad avere effetti gravi sul debito estero. Tra i mezzi per prevenire la fuga di capitali si possono menzionare la creazione di sistemi di controllo più efficaci (in particolare attraverso regimi fiscali) nei paesi in via di sviluppo, facendo sì che i ricchi che vivono nei paesi in via di sviluppo siano consapevoli dei loro doveri, oltre a incoraggiare l'appropriazione e cercare di garantire che il denaro non finisca in paradisi fiscali (compresi quelli che si trovano nell'UE). Nel frattempo, il modo più efficace per prevenire la fuga di capitali dai paesi in via di sviluppo consiste nel promuovere un ambiente improntato alla stabilità, alla pace e alla democrazia, dove lo Stato di diritto garantisca il rispetto dei contratti commerciali, dei conti bancari e dei diritti di proprietà di tutti i cittadini.
Nuove sfide
Il cambiamento climatico rappresenta una delle sfide più recenti per l'assistenza allo sviluppo. L'obiettivo principale della politica di sviluppo è sradicare la povertà. Il cambiamento climatico, tra le altre importanti fonti di insicurezza a livello globale, è un problema con un impatto significativo sui paesi meno sviluppati, che sono particolarmente vulnerabili agli shock esterni (per esempio le catastrofi naturali e le pandemie)(3). Tuttavia, l'erogazione di finanziamenti per la riduzione degli effetti del cambiamento climatico deve essere considerata, più correttamente, un mezzo con cui i paesi industrializzati contribuiscono a ripagare i danni che essi stessi hanno provocato nei paesi in via di sviluppo. Pertanto non dovrebbero provenire dagli impegni esistenti a favore dell'APS, ma aggiungersi a essi. A tale proposito, il relatore condivide il punto di vista del commissario per lo sviluppo Louis Michel ossia che gli attuali fondi per lo sviluppo non dovrebbero essere utilizzati per finanziare la lotta contro il cambiamento climatico nei paesi meno sviluppati. L'UE e la Banca mondiale stanno discutendo della possibilità di erogare un prestito a medio termine importante per aiutare i paesi più poveri a finanziare misure fondamentali per contrastare il cambiamento climatico(4). Il relatore si aspetta che l'UE assuma un ruolo guida in tale dibattito.
L'attuale esplosione internazionale dei prezzi degli alimenti costituisce una sfida ulteriore che occorre raccogliere. Lo sviluppo rurale, in particolare nel significato di sviluppo agricolo, sta già diventando sempre più importante e assumerà inevitabilmente un profilo più elevato nell'agenda internazionale dello sviluppo nei prossimi anni. Gli ostacoli allo sviluppo agricolo nei paesi in via di sviluppo devono essere affrontati. L'agricoltura locale, in particolare, deve essere sostenuta. I piccoli agricoltori devono poter avere accesso ai prestiti in tempi brevi, al fine di migliorare la loro attività e incrementare la produzione.
Un'altra nuova sfida è data dall'emergere di nuovi attori sulla scena internazionale del finanziamento allo sviluppo, in particolare Cina, Brasile e Arabia Saudita, oltre a numerosi donatori privati(5). Vi sono preoccupazioni in merito alle politiche applicate da alcuni nuovi donatori per la realizzazione della loro cooperazione.
Mobilitazione dei finanziamenti privati allo sviluppo
I flussi di capitali privati verso i paesi in via di sviluppo sono in aumento. Secondo le stime essi sono sei volte più elevati dell'intero ammontare dell'APS dichiarato (anche senza la correzione concernente la remissione del debito) e sono pari a circa 600 miliardi di dollari.
I flussi privati costituiscono circa l'80% dei flussi finanziari totali verso l'Africa: nel 2007 gli IDE in Africa sono aumentati di circa il 200% rispetto al 2004.
Sarebbe sicuramente vantaggioso utilizzare alcuni di questi finanziamenti privati per l'obiettivo dello sviluppo e il relatore ritiene che ciò si possa ottenere ricorrendo a partenariati innovativi pubblico-privato. L'UE deve promuovere attivamente i principi dell'equatore, in base ai quali numerose banche in tutto il mondo si impegnano a rispettare criteri di sostenibilità nelle politiche di investimento.
Efficacia degli aiuti
Lo svincolo degli aiuti, la riduzione dei costi delle transazioni e la maggiore rapidità e flessibilità delle procedure burocratiche restano i problemi principali che interessano l'efficacia degli aiuti. Tuttavia, il relatore ha cercato di limitare al minimo la trattazione di tali aspetti nella relazione al fine di evitare una sovrapposizione con la relazione concernente l'efficacia degli aiuti del collega Johan Van Hecke.
Problemi sistemici
La voce dei paesi in via di sviluppo deve essere rafforzata nei processi decisionali all'interno delle istituzioni finanziarie ed economiche internazionali.
Gli incarichi di presidente della Banca mondiale e di direttore esecutivo del Fondo monetario internazionale non sono ancora accessibili a tutti i paesi. Numerosi Stati membri dell'UE (14) hanno manifestato il loro sostegno a riforme che rendano tali incarichi accessibili ai cittadini di tutti i paesi.
Nel consiglio di amministrazione della Banca mondiale, un problema particolare è dato dal fatto che i 46 paesi dell'Africa subsahariana soffrono di una grave carenza di rappresentatività. Mentre altre regioni, costituite da un numero inferiore di paesi, hanno almeno tre seggi, i paesi in via di sviluppo della regione subsahariana sono rappresentati soltanto da due seggi. Il relatore ritiene tale situazione inaccettabile e propone di porvi rimedio.
Comunicazione "l'UE partner mondiale per lo sviluppo. Accelerare i progressi verso la realizzazione degli obiettivi di sviluppo del millennio" (COM(2008) 177/3) e documento di lavoro dei servizi della Commissione "The Monterrey process on Financing for Development - the European Union's contribution to Doha and beyond Annual progress report 2008" (SEC(2008) 432/2).
Vi è una tendenza a non vedere più la cooperazione in termini di solidarietà, ma a considerala, piuttosto, il modo più economico per affrontare sfide globali come le pandemie (per esempio la SARS), le migrazioni e i problemi legati alla sicurezza.
Tra gli argomenti in discussione vi è l'idea che i paesi industrializzati prendano in prestito fondi sui mercati internazionali dei capitali e li anticipino ai paesi in via di sviluppo al fine di sostenere la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra nei loro paesi e proteggerli dai danni ambientali.
Il sostegno della Cina alle infrastrutture in Africa supera ora quello fornito dalla Banca mondiale, dalla Banca africana di sviluppo e dagli aiuti bilaterali occidentali sommati; analogamente, in America latina, la Banca brasiliana per lo sviluppo (BNDES) ha assunto un impegno di prestito superiore a quello della Banca mondiale e della Banca interamericana di sviluppo messe insieme. OECD Roundtable on Banking on Development report, febbraio 2008.
PARERE della commissione per i bilanci (18.6.2008)
destinato alla commissione per lo sviluppo
sul seguito della conferenza di Monterrey del 2002 sul finanziamento dello sviluppo
La commissione per i bilanci invita la commissione per lo sviluppo, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:
Il Parlamento europeo,
-visto il consenso di Monterrey approvato dalla Conferenza internazionale sul finanziamento dello sviluppo, del 22 marzo 2002,
-visto il consenso europeo approvato dal Consiglio, dai rappresentanti dei governi degli Stati membri in seno al Consiglio, del Parlamento europeo e della Commissione nel dicembre 2005,
-vista la comunicazione della Commissione "accelerare i progressi verso la realizzazione degli obiettivi di sviluppo del millennio" (COM(2008)0177, del 9 aprile 2008),
1. fa osservare che l'UE è il principale donatore mondiale nel quadro della cooperazione allo sviluppo, provvedendo a circa il 60% degli aiuti umanitari ufficiali mondiali, e apprezza che la parte comunitaria stia aumentando con gli anni; invita tuttavia la Commissione a fornire dati chiari e trasparenti sulla quota del bilancio comunitario rappresentata dagli aiuti comunitari allo sviluppo al fine di valutare il seguito dato al consenso di Monterrey da tutti i donatori europei; si rammarica inoltre della scarsa visibilità del livello di contributi finanziari elargiti ai paesi in via di sviluppo e invita la Commissione a sviluppare adeguati e mirati strumenti di comunicazione e d'informazione onde incrementare la visibilità degli aiuti allo sviluppo comunitari;
2. è tuttavia fortemente preoccupato del fatto che, per il primo anno, gli aiuti allo sviluppo comunitari abbiano registrato un andamento negativo, in termini assoluti e come percentuale dell'RNL (riduzione di 1 589 milioni di euro che rappresenta un calo del 3,33%, per un totale dello 0,38% dell'RNL dell'UE nel 2007 rispetto allo 0,41% del 2006); rammenta che nel consenso europeo del 2005, concordato da tutti gli Stati membri e le istituzioni dell'UE, è stato confermato l'obiettivo dello 0,56% dell'RNL nel 2010 e dello 0,70% nel 2015 per gli aiuti allo sviluppo comunitari;
3. accoglie con favore la ferma posizione della Commissione affinché gli sforzi siano concentrati su entrambe la quantità e la qualità degli aiuti allo sviluppo degli Stati membri, e mette fortemente in guardia dalle potenziali ripercussioni altamente negative di un mancato rispetto degli obblighi finanziari da parte degli Stati membri; invita la Commissione a servirsi della sua esperienza e autorità per convincere altri donatori pubblici e privati a onorare le proprie promesse finanziarie;
4. sottolinea l'assoluto bisogno per l'UE di puntare al più elevato livello di coordinamento al fine di arrivare alla coerenza con altre politiche comunitarie (ambiente, migrazione, diritti umani, agricoltura, ecc.) ed evitare le duplicazioni di attività e l'incoerenza delle stesse;
5. ricorda che l'attuazione di azioni tempestive e necessarie che l'UE deve intraprendere per far fronte alle gravi ripercussioni dell'aumento dei prezzi dei prodotti alimentari nei paesi in via di sviluppo non è da intendersi come facente parte degli impegni finanziari richiesti dal consenso di Monterrey; attende pertanto una proposta concreta da parte della Commissione sull'utilizzo dei fondi di emergenza;
6. sottolinea che gli oneri amministrativi eccessivi e sproporzionati di alcuni paesi partner pregiudicano l'efficacia degli aiuti allo sviluppo; teme inoltre che tali oneri possano compromettere il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo del millennio;
7. rileva che l'Unione europea deve ancora trovare il giusto equilibrio fra due approcci contraddittori nei confronti degli aiuti allo sviluppo: da un lato, confidare nell'adeguata allocazione dei finanziamenti da parte dei paesi partner e sostenere le loro amministrazioni nello sviluppo degli strumenti adeguati all'attuazione dei fondi; dall'altro, destinare gli aiuti finanziari in modo tale da evitare abusi o allocazioni inefficaci.
ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE
Approvazione
16.6.2008
Esito della votazione finale
+:
–:
0:
15
0
0
Membri titolari presenti al momento della votazione finale
Reimer Böge, Salvador Garriga Polledo, Ingeborg Gräßle, László Surján, Herbert Bösch, Costas Botopoulos, Brigitte Douay, Vicente Miguel Garcés Ramón, Louis Grech, Catherine Guy-Quint, Jutta Haug, Cătălin-Ioan Nechifor, Kyösti Virrankoski
Supplenti presenti al momento della votazione finale
Thijs Berman, Bárbara Dührkop Dührkop
Supplenti (art. 178, par. 2) presenti al momento della votazione finale
ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE
Approvazione
25.6.2008
Esito della votazione finale
+:
–:
0:
28
0
0
Membri titolari presenti al momento della votazione finale
Thijs Berman, Danutė Budreikaitė, Marie-Arlette Carlotti, Thierry Cornillet, Corina Creţu, Nirj Deva, Beniamino Donnici, Fernando Fernández Martín, Juan Fraile Cantón, Alain Hutchinson, Romana Jordan Cizelj, Filip Kaczmarek, Glenys Kinnock, Maria Martens, Gay Mitchell, Luisa Morgantini, Horst Posdorf, José Ribeiro e Castro, Pierre Schapira, Frithjof Schmidt, Jürgen Schröder, Feleknas Uca, Johan Van Hecke, Jan Zahradil
Supplenti presenti al momento della votazione finale
John Bowis, Françoise Castex, Ana Maria Gomes, Miguel Angel Martínez Martínez, Mihaela Popa