Procedura : 2008/2160(INI)
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A6-0103/2009

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PV 25/03/2009 - 11
CRE 25/03/2009 - 11

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PV 26/03/2009 - 4.10
CRE 26/03/2009 - 4.10
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P6_TA(2009)0194

RELAZIONE     
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25 febbraio 2009
PE 416.306v03-00 A6-0103/2009

recante una proposta di raccomandazione del Parlamento europeo destinata al Consiglio sul rafforzamento della sicurezza e delle libertà fondamentali su Internet

(2008/2160(INI))

Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni

Relatore: Stavros Lambrinidis

PROPOSTA DI RACCOMANDAZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO DESTINATA AL CONSIGLIO
 MOTIVAZIONE
 PROPOSTA DI RACCOMANDAZIONE (B6-0302/2008)
 PARERE della commissione per la cultura e l'istruzione
 ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

PROPOSTA DI RACCOMANDAZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO DESTINATA AL CONSIGLIO

sul rafforzamento della sicurezza e delle libertà fondamentali su Internet

(2008/2160(INI))

Il Parlamento europeo,

–   vista la proposta di raccomandazione destinata al Consiglio, presentata da Stavros Lambrinidis a nome del gruppo PSE, sul rafforzamento della sicurezza e delle libertà fondamentali su Internet (B6-0302/2008),

–   viste la Convenzione internazionale sui diritti civili e politici, la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU) e la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea(1), segnatamente le disposizioni relative alla protezione dei dati di carattere personale, alla libertà di espressione, al rispetto della vita privata e familiare nonché al diritto alla libertà e alla sicurezza,

–   visti la direttiva 95/46/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 ottobre 1995, relativa alla tutela delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati(2), la decisione quadro 2008/977/GAI del Consiglio, del 27 novembre 2008, sulla protezione dei dati personali trattati nell’ambito della cooperazione giudiziaria e di polizia in materia penale(3), la direttiva 2003/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 novembre 2003, relativa al riutilizzo dell'informazione del settore pubblico(4), la proposta della Commissione del 13 novembre 2007 relativa a una direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2002/22/CE relativa al servizio universale e ai diritti degli utenti in materia di reti e di servizi di comunicazione elettronica, la direttiva 2002/58/CE relativa al trattamento dei dati personali e alla tutela della vita privata nel settore delle comunicazioni elettroniche e il regolamento (CE) n. 2006/2004 sulla cooperazione per la tutela dei consumatori (COM(2007)0698), la direttiva 2006/24/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 marzo 2006, riguardante la conservazione di dati generati o trattati nell’ambito della fornitura di servizi di comunicazione elettronica accessibili al pubblico o di reti pubbliche di comunicazione(5) e il parere dell’Avvocato generale del 14 ottobre 2008 nella causa C-301/06 Irlanda contro Parlamento e Consiglio,

–   viste la decisione quadro 2005/222/GAI del Consiglio, del 24 febbraio 2005, relativa agli attacchi contro i sistemi di informazione(6), la decisione quadro 2001/413/GAI del Consiglio, del 28 maggio 2001, relativa alla lotta contro le frodi e le falsificazioni di mezzi di pagamento diversi dai contanti(7), la decisione quadro 2008/919/GAI del Consiglio, del 28 novembre 2008, che modifica la decisione quadro 2002/475/GAI sulla lotta contro il terrorismo(8), la comunicazione della Commissione, del 22 maggio 2007, dal titolo “Verso una politica generale di lotta contro la cibercriminalità” (COM(2007)0267), nonché le recenti iniziative per individuare la criminalità grave e il terrorismo (come il progetto “Check the web”),

-   visti i lavori avviati in seno al Consiglio d’Europa, all’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) e alle Nazioni Unite (ONU) nel campo sia della lotta contro la criminalità e la cibercriminalità che della protezione dei diritti e delle libertà fondamentali, anche su Internet(9),

-   viste le recenti sentenze delle Corti europee e delle Corti costituzionali nazionali in materia, segnatamente la sentenza della Corte costituzionale tedesca che riconosce un diritto distinto alla protezione della confidenzialità e dell'integrità dei sistemi informatici(10),

-   visti l'articolo 114, paragrafo 3, e l'articolo 94 del suo regolamento,

-   vista la relazione della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni e il parere della commissione per la cultura e l'istruzione (A6-0103/2009),

A.  considerando che l’evoluzione di Internet dimostra che sta diventando uno strumento indispensabile per promuovere iniziative democratiche, un nuovo foro per il dibattito politico (ad esempio, per campagne elettroniche e il voto elettronico), uno strumento fondamentale a livello mondiale per esercitare la libertà di espressione (il blog, ad esempio) e per sviluppare attività commerciali nonché uno strumento per promuovere l'acquisizione di competenze informatiche e la diffusione della conoscenza (e-learning); considerando che Internet ha anche apportato un numero crescente di vantaggi per persone di ogni età, per esempio quello di poter comunicare con altri individui in ogni parte del mondo, estendendo in tal modo la possibilità di acquisire familiarità con altre culture e aumentare la comprensione di popoli e culture diversi; considerando che Internet ha anche ampliato la gamma delle fonti di notizie a disposizione dei singoli, che possono ora attingere a un flusso di informazioni proveniente da diverse parti del mondo,

B.   considerando che i governi e le organizzazioni ed istituzioni di interesse pubblico dovrebbero fornire un idoneo quadro normativo e mezzi tecnici adeguati per consentire ai cittadini di partecipare attivamente ed efficacemente ai processi amministrativi tramite le applicazioni dell'e-government (amministrazione digitale),

C.  considerando che Internet dà pieno significato alla definizione di libertà di espressione sancita all’articolo 11 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, in particolare nella sua dimensione “senza limiti di frontiera”,

D.  considerando che la trasparenza, il rispetto della vita privata e un clima di fiducia fra gli utilizzatori di Internet dovrebbero essere considerati elementi indispensabili per conseguire una visione della sicurezza sostenibile per Internet,

E.   considerando che su Internet la libertà di espressione e la privacy possono al contempo risultare potenziate e maggiormente esposte a intrusioni e limitazioni da parte di soggetti privati e pubblici,

F.   considerando che Internet, grazie alla libertà che offre, è stato anche utilizzato come piattaforma per messaggi violenti come quelli che incitano intenzionalmente a compiere attacchi terroristici, nonché per siti che possono incitare a compiere crimini motivati dall'odio; che più in generale le minacce della cibercriminalità sono aumentate a livello mondiale e mettono in pericolo gli individui (bambini compresi) e le reti,

G.  considerando che questi crimini devono essere combattuti con efficacia e determinazione, senza alterare la natura fondamentalmente libera e aperta di Internet,

H.  considerando che in una società democratica i cittadini hanno il diritto di osservare e giudicare quotidianamente le azioni e le convinzioni dei propri governi e delle società private che forniscono loro servizi; considerando che tecniche di sorveglianza tecnologicamente avanzate, talvolta in assenza di sufficienti garanzie legali che fissino i limiti della loro applicazione, minacciano sempre più questo principio,

I.    considerando che gli individui hanno il diritto di esprimersi liberamente su Internet (come nel caso del contenuto generato dagli utenti, dei blog e delle reti sociali) e che i motori di ricerca e i fornitori di servizi Internet hanno agevolato notevolmente l'ottenimento di informazioni, ad esempio su altri individui, da parte dei singoli; considerando tuttavia che esistono situazioni in cui le persone desiderano cancellare le informazioni contenute in tali banche dati; che pertanto le imprese devono poter garantire che gli individui possano veder cancellati i dati personali da tali archivi;

J.    considerando che i progressi tecnologici consentono sempre più di sorvegliare le attività dei cittadini su Internet in modo segreto e praticamente inintelligibile per il singolo; che la mera esistenza di tecnologie di sorveglianza non può giustificare automaticamente il loro uso, bensì l’interesse preponderante della protezione dei diritti fondamentali dei cittadini dovrebbe determinare i limiti e precisare le condizioni in base alle quali tali tecnologie possono essere utilizzate dai poteri pubblici o da società; considerando che il fatto che gli Stati membri si arroghino il diritto di intercettare e controllare tutto il traffico dati su Internet che si svolge sul loro territorio, a prescindere dal fatto che si tratti dei loro stessi cittadini o di traffico dati proveniente dall'estero, non può essere giustificato dalla lotta al crimine su Internet e dalle minacce che alcune persone e organizzazioni rappresentano per una società democratica aperta quando usano Internet per ledere i diritti dei cittadini; considerando che la lotta al crimine deve essere proporzionata alla natura del crimine stesso;

K.   considerando che la truffa e l'usurpazione di identità rappresentano un problema crescente che le autorità, i singoli cittadini e le imprese stanno solo iniziando a riconoscere, lasciando peraltro irrisolte gravi problematiche di sicurezza in relazione all'uso più esteso di Internet per una vasta gamma di scopi, compreso il commercio e lo scambio di informazioni riservate,

L.   considerando che giova ricordare che, trattandosi di diritti come la libertà di espressione o il rispetto della vita privata, limitazioni all'esercizio di tali diritti possono essere imposte dalle autorità pubbliche solo se “conformi alla legge”, necessarie, proporzionate e appropriate in una società democratica,

M.  considerando che su Internet esiste un grave divario di potere e di conoscenza tra, da un lato, entità aziendali e governative e, dall'altro, i singoli utenti; considerando pertanto che occorre avviare un dibattito sulle necessarie limitazioni al "consenso", per determinare ciò che le aziende e i governi possono chiedere a un utente di divulgare e fino a che punto è lecito chiedere a un individuo di rinunciare alla propria privacy e ad altri diritti fondamentali per ricevere in cambio determinati servizi Internet o altri privilegi,

N.  considerando che Internet, dato il suo carattere globale, aperto e partecipativo, gode di norma di libertà ma che ciò non esclude la necessità di riflettere (a livello nazionale e internazionale, in pubblico e in privato) sulla maniera in cui le libertà fondamentali degli utenti di Internet, nonché la loro sicurezza, sono rispettate e protette,

O.  considerando che la maggior parte dei diritti fondamentali coinvolti nel mondo di Internet includono, ma non esclusivamente, il rispetto per la vita privata (compreso il diritto di cancellare in modo permanente la propria "ombra digitale"), la protezione dei dati, la libertà di espressione, di parola e di associazione, la libertà di stampa, di espressione politica e di partecipazione, la non discriminazione e l'educazione; considerando che il contenuto di questi diritti, compreso il loro ambito e campo di applicazione, il livello di protezione che forniscono, nonché il divieto di violazione degli stessi, dovrebbe essere disciplinato dalle regole sulla protezione dei diritti umani fondamentali garantiti dalle costituzioni degli Stati membri, dai trattati internazionali sui diritti umani, compresa la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, dai principi generali del diritto comunitario e dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, e/o da altre pertinenti norme della legislazione nazionale, internazionale e comunitaria, nei rispettivi ambiti d'applicazione,

P.   considerando che tutti i soggetti coinvolti e attivi su Internet dovrebbero assumersi le proprie responsabilità e prendere parte a dibattiti in cui si discutano questioni importanti e urgenti riguardo l'attività su Internet, allo scopo di identificare e promuovere soluzioni comuni,

Q.  considerando che l’analfabetismo elettronico sarà il nuovo analfabetismo del 21° secolo; che il fatto di assicurare a tutti i cittadini l'accesso a Internet equivale pertanto ad assicurare che tutti i cittadini abbiano accesso alla formazione; che tale accesso non dovrebbe essere rifiutato come sanzione dai governi o dalle società private; considerando che tale accesso non dovrebbe essere impiegato abusivamente per perseguire attività illegali; che è importante affrontare questioni emergenti come quella della neutralità delle reti, dell’interoperabilità, dell’accessibilità globale a tutti i punti nodali di Internet e dell’uso di formati e standard aperti,

R.   considerando che il carattere internazionale, multiculturale e in particolare multilingue di Internet non è ancora pienamente supportato dall'infrastruttura tecnica e dai protocolli del World Wide Web,

S.   considerando che nel processo in corso della "Carta dei diritti di Internet" è importante tener conto di tutte le ricerche e le iniziative in quest'ambito, inclusi i recenti studi dell'UE sull'argomento(11),

T.   considerando che l'attività economica è importante per l'ulteriore dinamica evolutiva di Internet, e che la sua efficienza economica andrebbe al contempo salvaguardata tramite una concorrenza leale e la protezione dei diritti di proprietà intellettuale, in maniera necessaria, proporzionata e adeguata,

U.  considerando che è opportuno mantenere il giusto equilibrio fra la riutilizzazione delle informazioni del settore pubblico, che schiude possibilità senza precedenti di sperimentazione e scambi operativi e culturali, e la protezione dei diritti di proprietà intellettuale,

V.  considerando che nel mondo le imprese del settore delle tecnologie dell'informazione e delle telecomunicazioni (TIC) si trovano a fronteggiare crescenti pressioni da parte dello Stato per conformarsi alle leggi e alle politiche nazionali, con modalità che possono confliggere con i diritti umani di libertà di espressione e di riservatezza riconosciuti a livello internazionale; considerando che sono stati compiuti passi positivi come nel caso di un gruppo multilaterale di aziende, organizzazioni della società civile (comprendenti associazioni per i diritti umani e per la libertà di stampa), investitori e accademici che ha creato un approccio fondato sulla collaborazione allo scopo di proteggere e far progredire la libertà di espressione e la privacy nel settore delle TIC e ha dato vita alla Global Network Initiative (GNI)(12),

W. considerando che la rigorosità delle norme in materia di protezione dei dati è una delle maggiori preoccupazioni per l'UE e per i suoi cittadini, e che il considerando 2 della direttiva 95/46/CE sulla protezione dei dati stabilisce chiaramente che la tecnologia (ovvero i sistemi per il trattamento dei dati) è "al servizio dell'uomo" e deve rispettare "le libertà e i diritti fondamentali [...], in particolare la vita privata" e "contribuire al progresso economico e sociale, allo sviluppo degli scambi nonché al benessere degli individui",

1.   rivolge al Consiglio le seguenti raccomandazioni:

Pieno e sicuro accesso a Internet per tutti

a)   partecipare agli sforzi volti a fare di Internet un importante strumento di emancipazione degli utilizzatori, un contesto che consente l’evoluzione di approcci “dal basso verso l’alto” e della democrazia elettronica, assicurando nel contempo che siano previste misure di salvaguardia significative dato che in questo settore possono svilupparsi nuove forme di controllo e di censura; la libertà e la protezione della vita privata di cui godono gli utilizzatori su Internet dovrebbero essere reali e non illusorie;

b)   riconoscere che Internet può rappresentare una straordinaria opportunità per rafforzare la cittadinanza attiva e che, a tale proposito, l’accesso alle reti e ai contenuti costituisce uno degli elementi chiave; raccomandare che la questione sia ulteriormente sviluppata sulla base del principio che ogni individuo ha il diritto di partecipare alla società dell’informazione e che le istituzioni e le parti interessate a tutti i livelli detengono la responsabilità generale di partecipare a questo sviluppo(13), lottando contro le due nuove sfide dell’analfabetismo elettronico e dell’esclusione democratica nell’era elettronica(14);

c)   sollecitare gli Stati membri a fornire risposte a una società sempre più consapevole dell'importanza delle informazioni e a trovare la maniera per assicurare maggiore trasparenza nel processo decisionale attraverso un maggiore accesso dei cittadini alle informazioni archiviate dei governi così da consentire loro di approfittare di dette informazioni; applicare il medesimo principio alle proprie informazioni;

d)   garantire, insieme alle altre parti interessate, che sicurezza, libertà di espressione e tutela della vita privata, nonché l’apertura su Internet, siano considerate non come obiettivi contrapposti bensì rientrino simultaneamente in una visione globale che risponde adeguatamente a tutti questi imperativi;

e)   garantire che i diritti legali del minore ad essere protetto, così come prescritto dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo e come sancito dalle decisioni dell'UE, si rispecchino pienamente in ogni pertinente azione, strumento o decisione che riguardi il rafforzamento della sicurezza e della libertà su Internet;

Risoluto impegno a combattere la cibercriminalità

f)    invitare la Presidenza del Consiglio e la Commissione a esaminare e sviluppare una strategia globale di lotta contro la cibercriminalità, ai sensi, fra l'altro, della Convenzione del Consiglio d'Europa sulla cibercriminalità, compresi i modi di affrontare la questione del "furto d'identità" e frode a livello UE in collaborazione con i fornitori di Internet e le organizzazioni degli utenti, come pure con le autorità di polizia che si occupano della cibercriminalità e a presentare proposte su come lanciare campagne di sensibilizzazione e di prevenzione garantendo nel contempo un uso di Internet sicuro e libero per tutti; chiedere la creazione di uno sportello UE per l'assistenza alle vittime di furto e di usurpazione di identità;

g)   incoraggiare la riflessione sulla cooperazione necessaria fra gli esponenti del settore pubblico e privato in proposito e sul rafforzamento della cooperazione ai fini dell'applicazione della legge e prevedere un'adeguata formazione per le forze dell'ordine e le autorità giudiziarie, compresa la formazione su questioni inerenti alla protezione dei diritti fondamentali; riconoscere la necessità di condividere le responsabilità e i vantaggi della coregolamentazione e dell'autoregolamentazione come alternative efficaci o strumenti complementari alla legislazione tradizionale;

h)   garantire che i lavori intrapresi nell’ambito del progetto “Check the web” e le recenti iniziative volte a migliorare la circolazione delle informazioni sulla cibercriminalità, tra cui la creazione di piattaforme nazionali di allarme e di una piattaforma di allarme europea per segnalare i reati commessi su Internet (creazione di una piattaforma europea per la cibercriminalità da parte di Europol) siano necessarie, proporzionate e adeguate, e provviste delle garanzie necessarie;

i)    promuovere programmi volti a proteggere i bambini e a educare i genitori, come previsto dalla normativa UE in relazione ai nuovi pericoli di Internet, e fornire uno studio d’impatto sull’efficacia dei programmi esistenti, tenendo conto in particolare dei giochi online che hanno come principali destinatari i bambini e i giovani;

j)    spronare tutti i fabbricanti di computer dell'UE a preinstallare software per la protezione dei minori facile da attivare;

k)   procedere all'adozione della direttiva sulle misure penali finalizzate al rispetto dei diritti di proprietà intellettuale, dopo aver valutato, alla luce delle attuali ricerche sull'innovazione, fino a che punto sia necessario e proporzionato e vietando nel contempo, in vista di questo obiettivo, in vista di quest’obiettivo, il controllo e la sorveglianza sistematici di tutte le attività degli utilizzatori su Internet e garantendo che le sanzioni siano proporzionate alle infrazioni commesse; al riguardo rispettare anche la libertà di espressione e di associazione dei singoli utilizzatori e combattere l'incitamento alla ciber-violazione dei diritti di proprietà intellettuale, comprese talune eccessive restrizioni di accesso instaurate dagli stessi titolari di diritti di proprietà intellettuale;

l)    garantire che l'espressione di convinzioni politiche controverse su Internet non sia perseguita penalmente;

m)  garantire che nessuna legge o prassi possa limitare o criminalizzare il diritto dei giornalisti e dei media di raccogliere e distribuire informazioni a scopo di cronaca;

Attenzione costante alla protezione assoluta e a una maggiore promozione delle libertà fondamentali su Internet

n) considerare che “l’identità digitale” sta sempre più diventando parte integrante di noi stessi e che pertanto merita di essere adeguatamente ed efficacemente protetta da intrusioni di operatori pubblici e privati, per cui il particolare insieme di dati organicamente collegati all'"identità digitale" di un individuo andrebbe definito e protetto e ogni suo elemento considerato come un diritto personale inalienabile, di natura non economica e non negoziabile; tenere adeguatamente conto dell'importanza per la vita privata dell'anonimato, degli pseudonimi e del controllo dei flussi di informazioni nonché del fatto che gli utenti dovrebbero poter disporre, ed essere educati al loro utilizzo, dei mezzi per proteggersi efficacemente, ad esempio attraverso le varie tecnologie per il rafforzamento della tutela della vita privata (PET) disponibili;

o)   fare in modo che gli Stati membri che intercettano o controllano il traffico di dati, a prescindere dal fatto che si tratti dei propri cittadini o di traffico dati provenienti dall'estero, lo facciano nel rigoroso rispetto delle condizioni e delle garanzie previste dalla legge; invitare gli Stati membri a garantire che le ricerche in remoto, se previste dalle leggi nazionali, siano condotte sulla base di un valido mandato emesso dalle competenti autorità giudiziarie; ritenere inaccettabili le procedure semplificate per condurre le ricerche in remoto rispetto alle ricerche dirette, poiché violano il principio di legalità ed il diritto alla riservatezza;

p)   riconoscere il pericolo di alcune forme di sorveglianza e di controllo su Internet destinate anche a seguire ciascun passo “digitale” di un individuo allo scopo di fornire un profilo dell'utilizzatore e di attribuire dei "punti"; precisare che tali tecniche andrebbero sempre valutate in termini di necessità e proporzionalità alla luce degli obiettivi che intendono conseguire; sottolineare anche la necessità di una consapevolezza maggiore e di un consenso informato degli utilizzatori in relazione alle loro attività su Internet che comportano la condivisione di dati personali (come nel caso delle reti sociali);

q)   sollecitare gli Stati membri a individuare tutte le entità che utilizzano la sorveglianza della rete e a redigere relazioni annuali, accessibili al pubblico, sulla sorveglianza della rete, garantendo la legalità, la proporzionalità e la trasparenza;

r)    esaminare e fissare limiti al “consenso” che può essere richiesto e estorto agli utilizzatori, sia da parte di governi che di società private, a rinunciare a parte della loro privacy, dal momento che vi è un chiaro squilibrio di potere negoziale e di conoscenze fra i singoli utilizzatori e tali istituzioni;

s)    limitare, definire e regolamentare in maniera rigorosa i casi in cui una società di Internet privata può essere sollecitata a divulgare dati alle autorità governative e garantire che l'uso di questi dati da parte delle autorità governative sia soggetto alle norme più severe sulla protezione dei dati; stabilire un controllo e una valutazione efficaci di tale processo;

t)    sottolineare l'importanza del riconoscimento del diritto degli utenti di Internet di ottenere la cancellazione permanente dei propri dati personali che si trovano sui siti Internet o su qualsiasi supporto di memorizzazione di terzi; garantire che i fornitori di servizi Internet, gli operatori del commercio elettronico e i servizi della società dell'informazione rispettino la decisione degli utenti; garantire che gli Stati membri garantiscono l'esercizio effettivo del diritto dei cittadini di accedere ai propri dati personali, inclusi, se del caso, la soppressione di tali dati, o il loro ritiro dai siti web;

u)   condannare la censura imposta dai governi al contenuto che può essere ricercato sui siti Internet, soprattutto quando tali restrizioni possono avere un effetto dissuasivo sul discorso politico;

v)   invitare gli Stati membri a garantire che la libertà di espressione non sia soggetta a restrizioni arbitrarie da parte della sfera pubblica e/o privata e a evitare tutte le misure legislative o amministrative che possono avere un effetto dissuasivo su ogni aspetto della libertà di espressione;

w)  ricordare che il trasferimento di dati personali a paesi terzi deve avvenire in linea con le disposizioni contenute, fra l'altro, nella direttiva 95/46/CE e nella decisione quadro 2008/977/GAI;

x)   richiamare l’attenzione sul fatto che lo sviluppo dell’”Internet delle cose” e l'impiego di sistemi di identificazione a radiofrequenza (RFID) non dovrebbero avvenire a detrimento della protezione dei dati e dei diritti dei cittadini;

y)   invitare gli Stati membri ad applicare correttamente la direttiva 95/46/CE sui dati personali in relazione a Internet; ricordare agli Stati membri che questa direttiva, in particolare l'articolo 8, si applica indipendentemente dalla tecnologia utilizzata per il trattamento dei dati personali e che le sue disposizioni fanno obbligo agli Stati membri di prevedere il diritto di riparazione e di risarcimento in sede giudiziale in caso di loro violazione (articoli 22, 23 e 24);

z)    incoraggiare l'inclusione dei principi fondamentali della "Carta dei diritti di Internet" nel processo di ricerca e sviluppo di strumenti e applicazioni riguardanti Internet e la promozione del principio “privacy by design”, secondo cui la protezione dei dati e della vita privata dovrebbe essere introdotta al più presto nel ciclo di vita dei nuovi progressi tecnologici, garantendo ai cittadini un ambiente conviviale;

za)  sostenere e richiedere il coinvolgimento attivo del Garante europeo della protezione dei dati e del Gruppo di lavoro articolo 29 nello sviluppo di una legislazione europea per le attività Internet che hanno potenziali effetti sulla protezione dei dati;

zb)  invitare la Commissione ad effettuare studi approfonditi sugli aspetti della pubblicità online connessi alla privacy;

Iniziative a livello internazionale

zc)  esortare tutti gli attori di Internet a impegnarsi nel processo in corso della “Carta dei diritti di Internet”, che poggia sui diritti fondamentali esistenti, promuove il loro rispetto e incoraggia il riconoscimento dei principi emergenti; al riguardo, un ruolo di primo piano incombe alla coalizione dinamica sulla Carta dei diritti di Internet;

zd)  garantire che, in tale contesto, si prendano in considerazione un’iniziativa che riunisca le varie parti interessate, condotta a vari livelli e orientata al processo nonché una combinazione di iniziative globali e locali, al fine di precisare e proteggere i diritti degli utilizzatori di Internet e di garantire così la legittimità, la responsabilità e l’accettazione del processo;

ze)  riconoscere che la natura universale e aperta di Internet richiede norme globali per la protezione dei dati, la sicurezza e la libertà di espressione; in tale contesto invitare gli Stati membri e la Commissione a prendere l'iniziativa di redigere tali norme; accogliere con favore la risoluzione sull'urgenza di tutelare la privacy in un mondo senza frontiere e di pervenire ad una proposta congiunta finalizzata alla definizione di standard internazionali in materia di privacy e protezione dei dati personali adottata dalla 30° Conferenza internazionale delle autorità di protezione dei dati e della privacy tenutasi a Strasburgo dal 15 al 17 ottobre 2008; esortare tutte le parti interessate a livello UE (sia pubbliche che private) a partecipare a queste riflessioni;

zf)   sottolineare l'importanza di sviluppare una vera e propria piazza telematica dove i cittadini dell'Unione possano discutere in maniera più diretta e interattiva con i responsabili politici e altri attori istituzionali;

zg)  incoraggiare la partecipazione attiva dell’UE nei vari consessi internazionali che si occupano degli aspetti globali e localizzati di Internet, come l’Internet Governance Forum (IGF);

zh)  partecipare, insieme a tutte le parti interessate dell’UE, alla creazione di un IGF europeo che faccia un bilancio dell’esperienza acquisita dagli IGF nazionali, funzioni come polo regionale e riferisca in maniera più efficiente sulle questioni, le posizioni e le preoccupazioni di carattere europeo nei futuri IGF internazionali;

o

o o

2.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente raccomandazione al Consiglio e, per conoscenza, alla Commissione.

(1)

GU C 364 del 18.12.2000, pag. 1.

(2)

GU L 281 del 23.11.1995, pag. 31.

(3)

GU L 350 del 30.12.2008, pag. 60.

(4)

GU L 345 del 31.12.2003, pag. 90.

(5)

GU L 105 del 13.4.2006, pag. 54.

(6)

GU L 69 del 16.3.2005, pag. 67.

(7)

GU L 149 del 2.6.2001, pag. 1.

(8)

GU L 330 del 9.12.2008, pag. 21.

(9)

Cfr.: Convenzione del Consiglio d’Europa sulla cibercriminalità del 23 novembre 2001, Convenzione del Consiglio d’Europa per la protezione delle persone in relazione al trattamento automatico dei dati di carattere personale, del 28 gennaio 1981.

(10)

BVerfG, 1 BvR 370/07, 27.2.2008, Absatz-Nr. (1 - 333).  

(11)

Si veda anche http://www.europarl.europa.eu/activities/committees/studiesCom/searchPerform.do, un recente studio su "Rafforzamento della sicurezza e delle libertà fondamentali su Internet – una politica dell'UE di lotta contro la cibercriminalità" propone tra l'altro l'adozione di una Carta sui diritti di Internet non vincolante.

(12)

http://www.globalnetworkinitiative.org/index.php.

(13)

Cfr. Costituzione greca, paragrafo 5A.

(14)

Nel documento del Consiglio d’Europa, del 17 settembre 2008, intitolato “Internet – una risorsa critica per tutti”, si sottolinea anche che “garantire e promuovere l’equità e la partecipazione in relazione a Internet rappresenta un passo essenziale per far progredire l’equità e la partecipazione nella società nel suo insieme".


MOTIVAZIONE

Diritti fondamentali in Internet - rafforzati e minacciati al tempo stesso

Viviamo in un'epoca in cui tutti (governi, forze dell'ordine, società private e persino criminali) tentano di avere il più ampio accesso possibile ai nostri dati personali in formato elettronico. Internet, in particolare, fornisce dettagli un tempo inimmaginabili riguardo alla nostra vita privata; un solo click su un sito web è in grado di generare dati potenzialmente suscettibili di uso o abuso da parte di aziende commerciali, sevizi di intelligence o ladri di identità.

Per tali motivi, garantire la tutela del diritto fondamentale alla riservatezza in Internet è uno dei compiti più urgenti che ci attendono in quanto legislatori. Si tratta anche di una delle sfide etiche, giuridiche, tecnologiche e politiche più complesse che le nostre società si siano mai trovate ad affrontare.

È evidente a tutti che Internet può essere uno strumento per ampliare i nostri diritti fondamentali, in quanto ci consente di ottenere una quantità illimitata di informazioni e di entrare in contatto con individui e comunità di tutto mondo. Un po' meno notorio è il fatto che Internet costituisce al medesimo tempo un serio rischio per i nostri diritti fondamentali, giacché può esporci a una sorveglianza pericolosa e fungere da strumento per criminali e, persino, terroristi. La cosa meno chiara in assoluto è come si possa regolamentare Internet in modo da permetterci di sfruttarne i benefici limitando al tempo stesso i pericoli di abuso, che si presentano gravi e molto concreti. A rendere ancora più complicato l'enigma è la natura intrinseca di Internet - una rete decentralizzata, orientata all'utente, che sfugge al controllo dei governi e trascende quasi tutti i confini.

La presente relazione mira pertanto a evidenziare le soluzioni più valide per tutelare e favorire le libertà fondamentali degli individui in un ambiente online. La nostra risposta annovera vari aspetti essenziali, tra cui:

– coinvolgere tutte le parti interessate;

– agire su vari livelli, utilizzando gli attuali strumenti nazionali, regionali e internazionali e osservando come vengono applicati nella prassi legislativa odierna;

– effettuare uno scambio di migliori prassi;

– rispondere alle esigenze e ai problemi delle diverse tipologie di utenti di Internet e delle numerose forme di attività online (peraltro sempre in evoluzione).

Aspetto centrale della nostra missione è trovare un giusto equilibrio tra riservatezza e sicurezza. Per farlo, sarà necessaria una continua opera di vigilanza e di aggiustamenti, tale da permetterci di rimanere sincronizzati con l'irrefrenabile avanzamento della tecnologia. Occorre esaminare attentamente le problematiche di sicurezza in tutte le loro forme, dalle questioni di sicurezza nazionale alla sicurezza e affidabilità delle nostre reti, sino alla sicurezza personale degli individui nel momento in cui condividono i propri dati in linea. Se garantire una maggiore sicurezza in Internet è un obiettivo legittimo per le nostre società, allora è necessario affrontare e limitare l'uso delle tecniche di monitoraggio e di vigilanza che potrebbero minacciare le nostre libertà fondamentali - in particolare quando vi siano dubbi circa la necessità, la proporzionalità e l'efficienza di detti sistemi. Le legislazioni e i programmi che andremo a sviluppare dovranno essere caratterizzati dalla flessibilità, dall'adattabilità e dall'assunzione di responsabilità, per essere sempre un passo avanti rispetto alle tecnologie in evoluzione.

Internet può inoltre rafforzare in misura notevole altri diritti fondamentali, come la libertà di parola, di azione politica e di associazione - ma con la stessa facilità può anche indebolirli. Un caso recente che illustra questo argomento di dibattito è rappresentato dall'iniziativa legislativa di monitorare l'esercizio della parola in Internet al fine di prevenire attacchi terroristici. Si tratta di un classico esempio di legislazione che, se non rigorosamente concepita per conseguire gli obiettivi che si prefigge, può lasciare la porta aperta a una vigilanza massiccia, tale da scoraggiare il discorso politico degli individui, aspetto centrale della società democratica.

Trovare un giusto equilibrio su simili punti è fondamentale. Non vi è dubbio che Internet abbia regalato ai criminali un nuovo arsenale di mezzi potenti, ed è evidente che è necessario impedire che i terroristi utilizzino Internet per pianificare ed eseguire i loro attacchi. Parallelamente, le nostre società esigono a giusto titolo di impedire la pornografia infantile in Internet. Il fatto che le attività criminali di cui sopra costituiscano una minaccia tangibile porta i cittadini a opporre una minore resistenza agli appelli delle forze dell'ordine affinché si attui un monitoraggio diffuso di Internet - che, per sua natura, è "intangibile". Questa tendenza va contrastata. Le nostre leggi devono essere efficaci nel combattere il crimine, ma non eccessive. A causa della sua natura amorfa e intangibile, Internet si presta a tali eccessi. Pochi, ad esempio, accetterebbero l'idea di veder conferire alla polizia o alle imprese di commercializzazione la facoltà di aprire ogni singola lettera inviata a mezzo posta tradizionale per controllarne il contenuto. Lo stesso livello di vigilanza va esercitato nel proteggere il contenuto delle comunicazioni in forma elettronica.

La frustrazione dell'esercizio della parola o l'invasione della privacy non sono riconducibili alle sole autorità governative alla ricerca di criminali; anche le aziende online alla ricerca di profitti possono infatti determinare tali effetti. Ultimamente, quando questa pratica traspare, vi è la tendenza a richiedere il "consenso" dell'utente (in regime di opt-in o di opt-out) all'uso dei suoi dati - è ciò avviene in genere solo dopo che le aziende sono state sorprese in flagrante a raccogliere, conservare e utilizzare i nostri dati senza autorizzazione.

L'interrogativo che dobbiamo porci è: “quali sono i limiti del consenso?” La domanda riguarda sia ciò che un'azienda può chiedere a un utente di divulgare sia ciò che è lecito permettere a un individuo di cedere in materia di privacy e di altri diritti fondamentali per ricevere in cambio determinati diritti o privilegi in Internet.

Le risposte a questi interrogativi non sono così semplici. In un altro settore - quello del diritto del lavoro - le nostre società hanno deciso che esistono dei limiti al consenso dei cittadini per quanto attiene alla sfera della vita privata. Nella maggior parte degli Stati membri, il diritto del lavoro e la contrattazione collettiva stabiliscono, ad esempio, il tetto massimo di ore lavorative, il minimo salariale e altri diritti dei lavoratori su cui il singolo non può essere chiamato a fare concessioni con il datore di lavoro. Il motivo è semplice: si presume che tra il dipendente e il datore di lavoro non viga un equilibrio di poteri e che, di conseguenza, il "consenso" non possa essere dato o carpito in modo equo e su base paritaria. Un altro motivo è da individuarsi nel fatto che le nostre società hanno deciso di impedire la "corsa al ribasso" sull'intero corpus dei diritti dei lavoratori, e questa evenienza potrebbe diventare una realtà nel momento in cui i singoli lavoratori fossero autorizzati o "obbligati" a negoziare l'eliminazione di alcuni loro diritti.

Un analogo divario di potere e di conoscenza esiste in Internet: il potere, la conoscenza e gli interessi societari e governativi prevalgono fortemente sul singolo utente ed è molto diffuso il pericolo delle offerte di servizi online più "economici" (e quindi più "attraenti" per alcuni utenti) in cambio di minori tutele in materia di riservatezza. Il relatore ritiene che la prossima battaglia nel dibattito sulla sicurezza e la riservatezza in Internet riguarderà i limiti del "consenso" richiesti dai governi e dalle società private.

La questione deve interessarci profondamente, perché in un'Europa come quella odierna il "Grande fratello" può diventare una realtà senza assumere la forma di un regime autoritario; se si insedierà, lo farà furtivamente e con il nostro "consenso".

Vi sono infine altri due diritti la cui promozione è assolutamente necessaria ma che rischiano allo stesso modo di essere minacciati nel quadro della lotta al crimine in Internet: il diritto all'istruzione e il diritto di accesso a Internet. L'analfabetismo elettronico sarà il nuovo analfabetismo del XXI secolo. Giacché ai nostri giorni ogni bambino ha diritto alla scolarizzazione e ogni adulto ha diritto all'istruzione permanente, è indispensabile che ogni individuo abbia il diritto di accesso ai computer e a Internet per tutta la vita. I governi devono garantirne l'accesso anche alle regioni più remote e ai cittadini più poveri e non devono negarne l'accesso come "punizione" per infrazioni commesse dai cittadini. Tutti i cittadini, di ogni estrazione sociale, regione e cultura, devono poter trarre profitto dall'ampia varietà di servizi offerti da Internet. In tal modo potranno portare avanti il proprio sviluppo personale, stringere rapporti sul piano dell'istruzione, nonché professionali e personali, e promuovere opportunità economiche nella misura massima consentita dalle nostre tecnologie e norme di legge.


PROPOSTA DI RACCOMANDAZIONE (B6-0302/2008) (11.6.2008)

presentata a norma dell'articolo 114, paragrafo 1, del regolamento

da Stavros Lambrinidis

sul rafforzamento della sicurezza e delle libertà fondamentali su Internet

Il Parlamento europeo,

–   vista la Convenzione europea dei diritti dell'uomo (CEDU) e la Carta dei diritti fondamentali, segnatamente gli articoli sulla protezione dei dati a carattere personale, la libertà di espressione e di informazione e il rispetto della vita privata e familiare,

–   viste le recenti iniziative per individuare la criminalità grave e il terrorismo (il progetto "Check the web") e la recente proposta di modifica della decisione quadro 2002/475/GAI del Consiglio del 13 giugno 2002 relativa alla lotta contro il terrorismo, nonché la proposta di revisione della direttiva 2002/58/CE sul trattamento dei dati personali e la protezione della vita privata nel settore delle comunicazioni elettroniche,

–   visto i lavori avviati in seno al Consiglio d'Europa (CdE), all'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) e alle Nazioni Unite (ONU) nel campo sia della lotta contro la criminalità e la cibercriminalità che della protezione dei diritti e delle libertà fondamentali, anche su Internet,

–   viste le recenti sentenze delle corti europee e delle corti costituzionali nazionali in materia, segnatamente la sentenza della Corte costituzionale tedesca che riconosce un diritto distinto alla protezione della confidenzialità e dell'integrità dei sistemi informatici,

–   visto l'articolo 114, paragrafo 1, del suo regolamento,

A. considerando che Internet è diventato uno strumento essenziale a livello mondiale per lo sviluppo della libertà di espressione e la fioritura delle attività economiche; considerando che, in tale contesto, è particolarmente importante che la lotta contro la criminalità e gli abusi dei poteri pubblici e dei privati non limiti le potenzialità di questo strumento,

B.  considerando che in virtù della sua dimensione globale, della sua rapida evoluzione e delle sue specificità tecniche, il fenomeno di Internet può difficilmente essere inquadrato dal solo diritto nazionale e che andrebbero prese delle iniziative, segnatamente a livello internazionale, per salvaguardare i diritti degli individui, sia quelli attinenti alla loro sicurezza, che quelli che proteggono le loro libertà e che riguardano la protezione della loro vita privata,

1.  rivolge al Consiglio le seguenti raccomandazioni per creare le condizioni atte a:

a)  permettere un progressivo ravvicinamento delle legislazioni nazionali in seno all'UE per quanto attiene alle esigenze connesse con la protezione dei diritti fondamentali su Internet,

b)  conseguire un rafforzamento del dialogo fra legislatori nazionali ed europei e fra giurisdizioni nazionali ed europee,

c)  favorire il dialogo fra tutti coloro che sono implicati e interessati dal fenomeno Internet, segnatamente gli operatori e gli utenti di Internet,

d)  favorire la conclusione degli accordi necessari a livello internazionale, sia sul piano bilaterale (segnatamente le relazioni transatlantiche) che multilaterale (le iniziative a livello di CdE, OCSE e ONU);

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente raccomandazione al Consiglio e, per conoscenza, alla Commissione.


PARERE della commissione per la cultura e l'istruzione (20.1.2009)

destinato alla commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni

sul rafforzamento della sicurezza e delle libertà fondamentali su Internet

(2008/2160(INI))

Relatore per parere: Manolis Mavrommatis

SUGGERIMENTI

La commissione per la cultura e l'istruzione invita la commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

A. considerando che Internet rappresenta uno strumento importante, unico nel suo genere, che contribuisce, tra l'altro, allo sviluppo e alla promozione della libertà di espressione, alla formazione delle opinioni, alla diffusione e alla valorizzazione della cultura e della conoscenza nonché allo sviluppo di attività economiche,

B.  considerando che, data la sua dimensione interstatale, Internet è disciplinato da un quadro normativo europeo e internazionale che disciplina materie come la tutela dei diritti fondamentali, compreso il diritto alla protezione dei dati personali e dei diritti d'autore, e l'uso sicuro di Internet soprattutto da parte di minori e gruppi sociali vulnerabili,

1.  accoglie positivamente l'adozione di un programma comunitario pluriennale sulla tutela dei minori che utilizzano Internet ed altre tecnologie della comunicazione ed auspica che tale programma possa essere attuato quanto prima;

2.  invita gli Stati membri, la Commissione, i fornitori di servizi Internet, i rappresentati degli utenti e analoghi organi competenti a collaborare tra loro allo scopo di frenare e gradualmente eliminare da Internet le informazioni di contenuto illegale e nocivo;

3.  riconosce che l'utilizzo diffuso di Internet potrebbe comportare significativi vantaggi economici e sociali e dare un contributo notevole al completamento del mercato interno; ritiene tuttavia necessario adottare provvedimenti onde garantire che tutti i diritti fondamentali delle persone, fondati sulla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, siano sempre salvaguardati e tutelati e che sia garantito un giusto equilibrio fra i diritti e le libertà di tutte le parti interessate;

4.  ricorda la Convenzione dell'UNESCO sulla protezione e la promozione della diversità delle espressioni culturali, in vigore dal 18 marzo 2007, la quale sottolinea che, data la loro duplice natura (economica e culturale), le espressioni culturali non vanno considerate alla stregua di meri oggetti di negoziati commerciali e devono pertanto essere protette dagli abusi su Internet;

5.  sostiene pertanto lo sviluppo di un'offerta legale di contenuti culturali e creativi online e la lotta contro la pirateria.

ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

Approvazione

20.1.2009

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

25

1

0

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Maria Badia i Cutchet, Ivo Belet, Guy Bono, Marie-Hélène Descamps, Věra Flasarová, Milan Gaľa, Vasco Graça Moura, Lissy Gröner, Luis Herrero-Tejedor, Ruth Hieronymi, Mikel Irujo Amezaga, Ramona Nicole Mănescu, Manolis Mavrommatis, Ljudmila Novak, Doris Pack, Zdzisław Zbigniew Podkański, Pál Schmitt, Hannu Takkula, Thomas Wise, Tomáš Zatloukal

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Gyula Hegyi, Nina Škottová, László Tőkés, Ewa Tomaszewska, Cornelis Visser

Supplenti (art. 178, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Maria Berger


ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

Approvazione

17.2.2009

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

45

0

0

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Alexander Alvaro, Emine Bozkurt, Philip Bradbourn, Mihael Brejc, Kathalijne Maria Buitenweg, Michael Cashman, Carlos Coelho, Esther De Lange, Panayiotis Demetriou, Gérard Deprez, Armando França, Urszula Gacek, Roland Gewalt, Jeanine Hennis-Plasschaert, Ewa Klamt, Magda Kósáné Kovács, Wolfgang Kreissl-Dörfler, Stavros Lambrinidis, Roselyne Lefrançois, Baroness Sarah Ludford, Claude Moraes, Javier Moreno Sánchez, Maria Grazia Pagano, Martine Roure, Inger Segelström, Csaba Sógor, Ioannis Varvitsiotis, Manfred Weber, Tatjana Ždanoka

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Edit Bauer, Simon Busuttil, Marco Cappato, Charlotte Cederschiöld, Sylvia-Yvonne Kaufmann, Metin Kazak, Jean Lambert, Marian-Jean Marinescu, Antonio Masip Hidalgo, Bill Newton Dunn, Hubert Pirker, Nicolae Vlad Popa, Eva-Britt Svensson, Charles Tannock

Supplenti (art. 178, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Costas Botopoulos, Luis de Grandes Pascual, Jelko Kacin

Ultimo aggiornamento: 12 marzo 2009Avviso legale